Dead Space 2: un videogioco horror contro Scientology?

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Di Pietro Senatore

E’ in commercio da  una settimana il seguito di uno dei più apprezzati survival horror degli ultimi tempi. Si tratta di Dead Space 2, titolo per PlayStation 3, Xbox 360 e PC. I creatori sono gli stessi del primo capitolo, ossia Visceral Games: gli effetti benefici allaregia -già solida ai tempi del primo capitolo- sono apprezzabili. In questa circostanza non intendiamo addentrarci in una disquisizione sull’ultimo parto di Electronic Arts, bensì su un inaspettato risvolto scaturito da uno degli elementi principali della trama del titolo. Chi ha giocato il primo Dead Space ricorderà che, verso le fasi conclusive, emerge che dei fanatici di Unitology (fittizia organizzazione religiosa dalle mire deliranti) sono responsabili della fine mostruosa -letteralmente- della nave USG Ishimura. In questo secondo capitolo la finta Chiesa occupa un ruolo altrettanto centrale e, soprattutto, esibisce connotati che appaiono celate critiche a Scientology, organizzazione tutt’altro che irreale e con molte migliaia di adepti sparsi per il mondo, tra cui numerose personalità statunitensi. Russ Frushtick di MTV Multiplayer ha deciso di tagliare la testa al toro, rivolgendosi direttamente a Wright Bagwell, direttore creativo di Dead Space 2. Alla domanda se in effetti il videogame possegga una carica ironica nei confronti di Scientology, la risposta iniziale è stata: “In realtà non abbiamo mai affrontato la questione con l’intenzione di prendere in giro una particolare religione, o assumere una posizione particolare su qualcosa che si sta sviluppando attualmente. Per noi, la funzione di Unitology nella trama è rappresentare il pensiero illogico della gente su cose che non capiscono. Non è mai stata intesa come una stoccata a nessuna religione particolare. So che la gente ha pensato: ‘Oh certo, è un colpo a Scientology’. Ma non l’abbiamo mai fatto. Penso che la gente ci abbia fatto caso perché il nome è molto simile”.


Frushtick decide così di incalzare il designer, facendogli presente che non può essere la sola presenza del suffisso -ology a suscitare più di un sospetto. Bagwell, dopo aver respinto con forza l’idea di una critica strumentale, replica così: “Ciò che trovo realmente interessante è un libro di Carl Sagan chiamato ‘Il mondo infestato dai demoni’. È un gran libro, un semplice commento sulla tendenza, che attraversa la storia, di pensare in modo superstizioso e illogico. Solo che poi, non appena scienza e pensiero moderno fecero presa, la superstizione diminuì. Ma adesso che, ancora una volta, le persone non sono in grado di comprendere tutto ciò che le circonda, la tecnologia è giunta al punto da sembrare una magia per alcune persone, sopraffatte dalla quantità di conoscenze e informazioni. La gente è nuovamente vittima di pensieri irrazionali e superstizione”.


Forse dalle fonti ufficiali non sapremo mai se il videogame intende velatamente criticare la discussa religione. In fin dei conti ad essere importanti sono le nostre impressioni: giocare e farsi un’opinione resta sempre la cosa migliore. Eppure è con una punta di delusione che raccolgo le dichiarazioni di Bagwell: non sarebbe stato molto più elegante -e forse semplice- commentare che chiunque è libero di interpretare come meglio crede certi aspetti di un’opera?

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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