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Fino al 6 gennaio al museo di Chiasso “La Madonna con Bambino” di Peter Paul Rubens

Fino al 6 gennaio, l’atrio del m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) ospita La Madonna con Bambino di Peter Paul Rubens (1577-1640).
L’iniziativa è la prima della serie Esposizione dell’Avvento che, ogni anno durante il periodo natalizio, vedrà alternarsi dei capolavori provenienti da collezioni private ticinesi.

In questo modo, il m.a.x. museo di Chiasso intende valorizzare quell’ingente patrimonio artistico del territorio, normalmente precluso alla visione pubblica, e condividerlo con tutta la cittadinanza e con tutti gli amanti della grande arte internazionale di ogni tempo.

La mostra, a ingresso gratuito, è resa possibile grazie alla sensibilità del collezionista e alla collaborazione con Swiss Logistics Center di Chiasso – dov’è custodita l’opera di Rubens -, che ha sancito col Comune di Chiasso un accordo, e allo sponsor tecnico di AGE SA e di Helvetia Assicurazioni.

Nato a Siegen (Germania) il 28 giugno 1577 e morto ad Anversa (Belgio) il 30 maggio 1640, Rubens è stato definito il pittore “colto” e capace di infondere nelle carni il modellato statuario e nei colori la vividezza. Il critico svizzero J. Burckhardt nella sua monografia ha scritto “Se Rubens sia da considerare propriamente come naturalista o in un complesso come seguace dei veneziani, se da questi siano in qualche modo determinate la sua forza e la sua originalità, è un problema trascurabile. Concediamo che la struttura delle sue figure, a cominciar dallo scheletro, spesso non risponde alla bellezza ideale … ma il ben noto splendore delle carni, la celebre bellezza del nudo, quale appare nella piena luce e nel chiaroscuro, … il panneggio, l’incarnato vantano un perfetto modellato quasi senza ombre”. Rubens può considerarsi un archetipo del Barocco europeo.

Figlio di un avvocato-notaio calvinista, Peter Paul Rubens aveva ricevuto un’educazione umanistica; morto il padre, con la madre si trasferì ad Anversa e si convertì al cattolicesimo (1586). Entrò a bottega da un pittore di paesaggi, Tobias Verhaecht, e successivamente in quello di Adam van Noort e di Otto van Veen per poi intraprendere nel 1600 l’importante viaggio di studi (e di commissioni) in Italia, dove rimase ben otto anni. La prima tappa fu Venezia, quindi Mantova, poi Firenze, Genova e Roma. Fu la scoperta di Tiziano e Tintoretto a influenzarlo, ma anche la ragionata composizione di Bellini, la tavolozza di Veronese, la monumentale opera di Giulio Romano, la natura dei Carracci e la nuova luce di Caravaggio. Rientrato ad Anversa nel 1608 fonda una grande bottega: le sue opere sono molto ricercate, in pochi anni raggiunge fino ad un massimo di 180 collaboratori. Tutte le opere venivano eseguite secondo un procedimento ordinatamente stabilito. Che Rubens mantenne poi fino agli ultimi anni della sua attività. Egli fissava subito con uno schizzo a penna la prima concezione del quadro, poi eseguiva con il pennello, in forma di bozzetto, uno schizzo ad olio, che era poi seguito da un vero e proprio modello, cioè da una tavola a piccolo formato ad olio dove erano rappresentati gli elementi essenziali del dipinto. Il modello veniva presentato al committente, e una volta approvato il maestro disegnava a matita degli studi particolari per sviluppare le singole figure del dipinto, quindi i discepoli li riportavano sul quadro (tavola o tela che fosse) e li dipingevano. L’ideazione era interamente di Rubens ma l’esecuzione della bottega: Rubens si riservava di compiere parti specifiche e ritenute importanti dell’opera stessa. Questa modalità gli permise di controllare la propria produzione ampliando moltissimo la possibilità della realizzazione delle opere.

Peter Paul Rubens è da considerarsi un pittore europeo ante litteram avendo lavorato in Italia presso i Gonzaga, e a Genova per aristocratici committenti, a Madrid quindi al Palais de Luxembourg per Maria de’ Medici madre del re di Francia Luigi XIII (oggi conservate al Louvre), poi in patria per l’Arciduca Alberto Governatore dei Paesi Bassi, quindi per Filippo IV Re di Spagna e infine alla corte di Carlo I d’Inghilterra.

Nel 1640 (anno della sua morte) l’Accademia di San Luca a Roma nomina Rubens suo membro onorario.

La Madonna con Bambino di Rubens accoglierà i visitatori del m.a.x. museo e li inviterà a proseguire il loro personale viaggio nell’arte con la mostra ALBERTO GIACOMETTI (1901-1966) grafica al confine fra arte e pensiero, in corso negli spazi del museo fino al 10 gennaio 2021.
Madonna con Bambino è un’opera della maturità di Rubens, dipinta fra il 1617 e il 1618, quando il celebre artista fiammingo aveva quarant’anni.

Il quadro faceva inizialmente parte della Collezione di Henry Ford II (Grosse Point, Detroit, Michigan USA), quindi è passato alla Collezione degli editori Dino Fabbri e, in tempi più recenti, ad una collezione privata ticinese e infine alla collezione di Michele Moser, che lo ha concesso in prestito al m.a.x. museo a Chiasso.

La tela si caratterizza per una composizione iconograficamente innovativa, in cui la madre di Dio, ritratta giovanissima, sembra essere consapevole del suo ruolo divino e della responsabilità che l’aspetta: tiene in piedi il piccolo Gesù che sta muovendo i suoi primi passi, anch’egli consapevole del destino espresso nello sguardo attonito e volto nel vuoto, simbolo del sacrificio della Passione e della morte (sacrificio rappresentato dal panno bianco del “sudario” che sta calpestando con i piccoli piedini nudi). Le carni del piccolo, pur nella loro naturalezza, rivelano una iconografia statuaria nuova – la postura del piccolo Gesù Bambino – nella tipologia del quadro della natività. Interessantissimo è il linguaggio delle mani: si noti la dolcezza con cui il piccolo appoggia la manina destra sul polso della Madonna che le tocca il pancino, mentre l’altra mano di Maria sembra trattenere l’equilibrio incerto del piccolo passo compiuto dal Gesù Bambino sulla balaustra. La scelta e l’accostamento dei colori del manto della Madonna, rosso con maniche blu e pizzi bianchi, è una particolarità pittorica della maturità di Rubens. I colori sono vivi, intensi e brillanti, come accade nella tavolozza di Rubens.

L’origine di questa composizione è da riferire ad una Madonna con Bambino dipinta da Rubens nel pannello interno sinistro del trittico ordinato dalla vedova di un mercante di Anversa, Jan Michelsen realizzato nello stesso periodo, che fa precursore di tale genere. Questo altare è conosciuto come Christ à la Paille ed è oggi conservato presso il Museo voor Schone Konsten che rappresenta centralmente la Deposizione di Cristo sulla paglia. Il pannello di destra invece rappresenta San Giovanni Battista e quello di sinistra appunto la Madonna con Bambino, dove l’unica diversità è la posizione della mano destra della Madonna che blocca il bimbo sotto l’ascella (mentre quella del dipinto in oggetto è posta più in basso e trattiene il piedino). Da questo soggetto sono state tratte diverse repliche autografe dalla bottega di Rubens, tra cui la nota Madonna Marlborough (esposta oggi alla National Gallery of Art di Washington) e l’altrettanto conosciuta Cumberand Madonna (conservata in una collezione privata di Parigi). Queste due versioni note di Madonna con Bambino in piedi sono però considerate dalla critica meno interessanti dal punto di vista della qualità dell’esecuzione rispetto a quella qui esposta. Quest’ultima, probabilmente di mano di Rubens nelle parti principali e ritenuta autografa, ha delle varianti di posa nella mano della Madonna. Nel periodo post Concilio di Trento, in piena Controriforma, Rubens aveva interpretato in maniera innovativa i richiesti principi di “chiarezza, verità” in aderenza alle scritture.

Ingresso libero
Informazioni: Tel. 0041 58 122 42 52;

info@maxmuseo.ch; www.centroculturalechiasso.ch

Lara Ferrara

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