Ecologia del vivere: Assenza di giudizio e pensiero laterale

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Di Stefania Taruffi

Filosoficamente sono giustissimi questi due atteggiamenti mentali, ma come è possibile l’assenza di giudizio? Come è possibile l’assenza di pregiudizio nei confronti di persone che ti si avvicinano con le stesse modalità di chi ti ha ferito in passato? Cosa vuol dire allora assenza di giudizio? Significa non avere pregiudizi, lasciare che gli altri sbaglino nei nostri confronti senza alcuna difesa da parte nostra, non imparare nulla dal passato? No! L’assenza di giudizio significa non porre limiti, non presupporre, osservare senza esprimersi, senza esprimere giudizi. Ed è qui che interviene il “pensiero laterale”: andare ‘oltre’, guardare da più angolature, da diverse prospettive, considerando chi ci sta di fronte come un microcosmo con le sue peculiarità, il suo passato, il suo carattere, il proprio sistema di valori. Osservare, senza però giudicare!

Se ad ogni relazione, problema, riuscissimo ad applicare questo metodo, ci renderemmo conto di come la realtà sia meno spaventosa dei nostri fantasmi mentali che invadono il campo ogni volta che ci troviamo di fronte a situazioni e comportamenti che ci feriscono nel profondo. Riuscire ad avvicinarsi a questo atteggiamento, ci preserva dalla necessità di mettere continuamente sulla bilancia i comportamenti altrui e ci dà un livello d’equilibrio, con il quale osservare le persone e il mondo con più chiarezza e distacco emotivo. E per chi è molto sensibile? Per coloro la cui sfera emotiva assorbe ogni piccolo dettaglio è più facile arginare il giudizio, ma più difficile il raggiungimento del distacco emotivo. Ma nulla è impossibile.

Le relazioni sono la parte più difficile della vita privata, sociale e lavorativa. La più grande fatica quotidiana è la gestione delle complesse relazioni tra noi esseri umani, così diversi, così unici, sempre più introversi e individualisti e sempre meno proiettati verso ‘l’altro’. Non serve essere psicologi. Per migliorare le relazioni basterebbe un costante lavoro su di sé. E un dialogo continuo e aperto con il prossimo, perché senza dialogo non esiste chiarezza e quindi equilibrio. E se non esiste l’equilibrio, la trappola del giudizio facile è sempre in agguato. La cosa più triste è che alla maggior parte delle persone tutto questo non interessa. Sono pochi coloro che cercano di comprendere le sfere altrui e cosa succede in queste sfere in relazione ai comportamenti, senza dare perentori giudizi. Invece questo è’ un metodo efficace e positivo per capire meglio il prossimo,  migliorando anche se stessi. Vogliamo provarci?

Foto: Andrea Figallo

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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