Egitto, ritrovati alcuni dei preziosi reperti trafugati

Di Valentino Salvatore

Statua della dea Akena (Foto del Museo egizio del Cairo)

In queste settimane che stanno sconvolgendo l’Egitto, a farne le spese è anche il patrimonio storico e artistico. La mobilitazione dei cittadini e l’intervento dei soldati nei giorni scorsi per sorvegliare il museo egizio del Cairo non è bastato. I razziatori hanno approfittato di queste giornate convulse tornando alla carica, dopo l’assalto del 2 febbraio. Stavolta otto pezzi di valore inestimabile sono stati sottratti. Lo rivela il direttore delle Antichità e noto archeologo Zahi Hawass, che ha diretto il completamento dell’inventario del museo, a seguito dei precedenti danneggiamenti. Con una certa tristezza, ha parlato della rottura di una dozzina di teche e di una settantina di oggetti.

Tra i reperti più importanti, sono sparite due statue di legno placcate in oro del faraone Tutankhamon portato da una dea, una della divinità femminile Akena, un’altra di Nefertiti, la moglie del faraone Akhenaton, che fa un’offerta votiva. Sparita anche un’altra statuetta di Akhenaton stesso. Mancano all’appello poi 11 pregevoli riproduzioni in legno del nobile funzionario Yuya, vissuto all’epoca del faraone Thutmose IV, nonché un suo scarabeo a cuore. Persa pure una testa della principessa Armana in pietra arenaria. Alcuni di questi reperti vennero ritrovati nella tomba del giovane faraone Tutankhamon, riportata alla luce nel novembre del 1922, praticamente intatta e contenente circa 6000 pezzi.

Hawass si dice “preoccupato che l’Egitto non sia sicuro”, ricordando anche la recentissima incursione nel magazzino De Morgan’s di Dahshur dove venivano custoditi altri reperti. Sempre più cresce il sospetto, d’altronde, che in questi giorni di instabilità sociale e politica questi furti siano pianificati e che possa esserci anche chi li commissiona cercando di accaparrarsi i tesori custoditi in essi. Questo ad esempio è il sospetto della curatrice del museo egizio in Vaticano, Alessia Amenta, intervistata da L’Osservatore Romano. Amenta descrive il furto al museo come un di “attentato al cuore della stessa identità nazionale egiziana”.

Anche la direttrice del museo egizio di Torino, Eleni Vassilika, si dice “molto triste per quello che è successo al museo del Cairo”, ma anche “fiduciosa che questi preziosi reperti saranno ritrovati”. Infatti, continua Vassilika, “non è possibile nascondere reperti tanto importanti e famosi, né oggetti del genere possono essere rivenduti”. Esclude l’ipotesi di furti commissionati da collezionisti, propendendo piuttosto per “atti vandalici”. “Nessun privato che avesse i soldi necessari ad acquistare queste opere si azzarderebbe a comprarle”, sostiene, “sarebbe troppo rischioso”. Per la direttrice si tratta quindi “solo di opportunisti”, che “hanno sfruttato la situazione di disordine” e non di professionisti. La comunità scientifica è in stato d’allerta, preoccupata per la possibile perdita di testimonianze importanti della millenaria civiltà egizia. La dottoressa è comunque “fiduciosa per il futuro, perché gli egiziani sono fieri del loro patrimonio archeologico, sanno che quella è la loro grande ricchezza e farebbero qualsiasi cosa per evitare che una nuova razzia possa ripetersi”.

L’ottimismo della direttrice del museo di Torino è stato in parte ripagato, e chissà che in futuro non ci siano altri sviluppi. Notizie frammentarie parlano infatti già del ritrovamento di alcuni di questi reperti trafugati. Già il 14 febbraio sarebbero stati rinvenuti nei giardini del museo stesso lo scarabeo e una piccola statuetta. Probabilmente erano stati nascosti all’esterno del complesso dagli stessi ladri per essere recuperati in seguito. Fatto ancora più eclatante, è il ritrovamento fortuito di una statua di Akhenaton. Trafugata dal museo egizio, è stata rinvenuta da un ragazzo di 16 anni proprio accanto ad un bidone dell’immondizia in piazza Tahrir. Il giovane aveva partecipato alle proteste e, notata la statua, l’aveva portata a casa. Suo zio, il professore Sabri Abdelrahman dell’American University, l’ha riconosciuta e l’ha consegnata agli agenti. Così anche questo antichissimo manufatto in pietra calcarea, altro una decina di centimetri su base si alabastro, è tornato al sicuro e verrà restaurato per essere di nuovo esposto al museo. Nella speranza che si ritrovino anche gli altri pezzi e che, passata la marea e i disordini, il museo egizio possa continuare ad esporre la sua preziosissima collezione. Come testimonianza sempre viva della fiorente civiltà nata e cresciuta sulle sponde del fiume Nilo.