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Napoli: l'infinita emergenza e il desiderio di una rinascita

Di Amelia Scrocco

Napoli, veduta da Marechiaro

Eppure, non tutto è perduto. E’ possibile una prospettiva di ripresa, di sviluppo e di lavoro partendo dagli enormi giacimenti culturali della Regione. Napoli, una delle più prestigiose capitali d’Europa del ‘700 e ‘800 europeo, ha molto fatto parlare di sé nelmondo ultimamente e non certo per celebrarne la storia e il blasone. Impietose le immagini della CNN e dei maggiori network del pianeta: da Santiago del Cile,  fino a Bowen, nell’estremo nord del Queensland australiano, solo per citare contrade lontanissime dal nostro continente, le immagini erano le medesime: le strade di Napoli invase da lunghe teorie di rifiuti hanno dato l’impressione di un epitaffio funebre su di una terra baciata dalla natura e condannata a morire dall’incuria e dalla cattiva coscienza degli uomini.

I problemi esplosi per lo stato di emergenza relativo ai rifiuti nella Campania felix, la terra amata e prediletta dagli Imperatori per gli incantevoli luoghi, è iniziata nel 1994, quando fu nominatato il primo Commissario con poteri straordinari. Le cause che hanno influito in questo stato di emergenza sono varie e complesse e si possono identificare in errori tecnico-amministrativi che hanno comportato un ritardo nella pianificazione e costruzione di discariche ed incenitori. Ciò ha comportato uno scenario di una città sommersa da rifiuti e una visione di una popolazione che si ribella alla riapertura di discariche (effetto Nimby). Al di là dello scenario di tonnellate di rifiuti che ricoprono le strade offuscando le bellezze di una terra straordinaria esiste un problema ben più grave: i rischi igienico-sanitari per la popolazione.

Da uno studio commissionato dalla Protezione Civile che ha riunito una equipe proveniente dal Centro Europeo Ambiente e Salute, dall’Organizzazione Mondiale di Sanità, dall’Osservatorio Epidemiologico della Regione Campania, dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, si è rilevato un tasso di mortalità crescente e un aumento dell’84% di tumori allo stomaco e ai polmoni, linfomi e sarcomi. Eppure, nonostante tutto, resistono e si impongono all’attenzione di esperti e di semplici turisti, giacimenti culturali e siti archeologici e monumenti di inestimabile valore e di sicuro richiamo. Il riferimento non è solo a Pompei ed Ercolano, alla Reggia di Caserta, alle splendide cittadine della Costiera d’Amalfi e di Sorrento, alle Isole del Golfo, ma alle mille e tante proposte, impropriamente dette “minori” e ancora oggi poco conosciute. Pensiamo, ma solo per citarne qualcuna, alla Piscina Mirabilis del Miseno da cui prende le mosse un recente fortunatissimo romanzo dell’inglese Harris, pronto anche per la versione cinematografica. Pensiamo alle Madri in tufo del Museo Campano di Capua, uniche nel loro genere, geni protettori della maternità e della fertilità. Pensiamo alle città greche del Cilento, come Velia, una civiltà e una cultura che fanno del Mediterraneo una delle culle del mondo occidentale. Fermarsi, come spesso capita, solo alla patologia e alla colpevole situazione dei rifiuti, è ingiusto e riduttivo. Napoli e tutta la Campania rappresentano una occasione straordinaria e unica di costruire il futuro partendo da un passato ancora vivo e potente, fonte di emozioni e di un respiro che non hanno confronti, anche in luoghi e città oggi più celebrati e più di moda.

Una bella prospettiva. A una condizione: che alle tante proteste, per alcuni versi giuste e da condividere, facciano seguito  coscienza e responsabilità, dei cittadini, delle associazioni e delle istituzioni. In fondo, ognuno di noi può portare un piccolo insignificante “mattone”. Tanti mattoni, messi insieme, possono dare vita ad una casa. Per vivere insieme, per vivere meglio.

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