Chomsky e lo stalinismo d’Israele

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Di Anna Esposito

Sfidare la hybris è da tracotanti e conduce a rovinosi epiloghi, eppur  da sempre il desiderio della conoscenza, la circolazione del sapere han saputo riservarsi varchi e vie di fuga ove ricongiungersi.  Tutto si farebbe per amore, quello vero, della cultura anche, ma l’eco di Amor vincit omnia oggi s’è infranto tiepido al varco di una frontiera.

 Noam Chomsky, intellettuale ebreo americano era diretto in Cisgiordania dove oggi avrebbe dovuto tenere una conferenza all’Università palestinese di Bir Zeit, in Ramallah, ha dovuto invece arrendersi al  rifiuto di Israele, che gli ha negato l’ingresso all’aeroporto di Tel Aviv.

Che l’illustre intellettuale avesse posizioni piuttosto radicali era alquanto noto, s’era inteso dovesse tenere una conferenza, ma appena i funzionari hanno appurato che la sua destinazione erano i Territori palestinesi ecco giungere deciso il diniego. La reazione è stata altrettanto dura,  Chomsky ha tuonato tra l’indignazione e lo sconcerto “Paese stalinista”.

 Repentina, subito dopo l’incidente diplomatico, è arrivata la precisazione del Ministero dell’Interno israeliano a sostegno dei funzionari che hanno esclusivamente eseguito quanto era stato disposto dalle autorità competenti, cioè nelle loro possibilità era contemplata la sola autorizzazione dell’ingresso in Israele, mentre per quello in Cisgiordania sarebbe occorsa una ulteriore autorizzazione sul momento non reperibile.

 Spigolosità burocratiche che non convincono affatto molti, tra questi Boan Okon, editorialista del quotidiano israeliano moderato Yediot Ahronot che parla senza mezzi termini di “grossolana illegalità”, di violazione  addirittura di una sentenza della Corte suprema di Gerusalemme secondo cui suddette limitazioni alla libertà di espressione sarebbero giustificate esclusivamente in caso di  “pericolo chiaro e imminente alla sicurezza pubblica”.

E così Chomsky dopo aver imprecato contro il dolce stilnovismo burocrate dei funzionari israeliani ha comunque dovuto capitolare  e dirigersi mesto sulla via del rientro in America, con al seguito le figlie e i suoi accompagnatori.

 Ci si sente rispondere che però la procedura è corretta, ma il senso d’applicarla fine a se stessa o celandone politici intenti stenta a placare la rabbia per il respingimento.

Torna alla mente la frase di Noam Chomsky “Verdi idee incolori dormono furiosamente”, fulgido esempio di frase ineccepibilmente corretta grammaticalmente, ma in cui annega il senso.

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Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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