Ecologia del vivere: quelli delle ‘liste’

image_pdfimage_print

Di Stefania Taruffi

Lo diceva anche Freud nella ‘Psicopatologia della vita quotidiana’ che “Se dimentichiamo, significa che non abbiamo voglia di ricordare”. E dove non arriva la memoria, esistono le liste. Oramai siamo tutti schiavi di pezzetti di carta, post it, blocchetti, quaderni, agendine in cui ogni giorno redigiamo diligentemente le nostre liste: quella della spesa, delle visite mediche, dell’ordine del giorno per priorità e urgenze, delle telefonate, azioni, cose da fare. Quella giornaliera, settimanale, mensile e perfino quella annuale, piena di buoni propositi per finalizzare la piena realizzazione della nostra vita. E tutto ciò che non è stato fatto, va riscritto e riportato al giorno, alla settimana, mese, all’anno dopo. Certi obiettivi poi, che ci sembrano irraggiungibili, decidiamo addirittura di posticiparli nella prossima vita. Dopotutto anche se gli elenchi non ci piacciono, tutti ne abbiamo bisogno, alla fine. Secondo il filosofo Bernard Sève, le liste hanno giocato un ruolo determinante nell’evoluzione della società e in “De haut en bas: Philosophie des listes (Seuil, su www.amazon.fr), ha analizzato i meccanismi che spingono a compitare liste, arrivando alla conclusione che esse non sono rivolte al presente, quanto al futuro (la to-do-list) o addirittura al passato, per non dimenticare quello che abbiamo fatto. La mania del ‘list making’ è stata riportata sotto i riflettori dalla trasmissione di Rai 3 “Vieni via con me”, dove Roberto Saviano e Fazio hanno catalizzato l’attenzione di 9 milioni d’italiani con i loro elenchi. E ora non si parla d’altro. Un tormentone, almeno è utile. Le liste sembrano un atto paranoico, ma in realtà sono un ottimo mezzo per concentrarsi su se stessi, interrogarsi, riflettere, confrontarsi con i propri desideri profondi, mettere nero su bianco un’idea, una necessità, un bisogno. Un aiuto concreto a focalizzare obiettivi e averli sempre in tasca per non dimenticare di realizzarli. Una specie di ‘richiamo all’ordine’, alla precisione, un compitino che ci dà il nostro super Io per non farci dimenticare priorità e necessità della nostra vita. E quanti di noi riescono davvero a raggiungere gli obiettivi prefissati? Pochi. Già è tanto che se ne riusciamo a raggiungere un paio. Ci vuole organizzazione, precisione, puntualità e ipercontrollo, che pochi riescono ad avere, con poco tempo e poca volontà. Però che soddisfazione quando vediamo quella crocetta su un obiettivo raggiunto, su una cosa fatta!. E cosa daremmo per vedere tutte le voci depennate su quel foglio al termine della nostra giornata!

Tuttavia non dobbiamo essere troppo ambiziosi, con obiettivi troppo difficili o ‘alti’. Ci sono cose indispensabili (o inevitabili, dipende dal punto di vista); quelle possibili; e poi quelle impossibili, da evitare accuratamente! Anche in questo caso vale il principio di prefiggersi un obiettivo ‘Co.Mi.Co.’ ( Concreto, Misurabile, Compatibile), come affermano gli esperti di marketing. Occorre però fare attenzione a non perdere poi le  liste redatte, o peggio, dimenticare di leggerle o di portarle con sé al momento giusto. La lista di cui più sento la mancanza, quando la dimentico, è quella della spesa: sapere che da qualche parte in casa c’è il frutto di tanta fatica, di sportelli aperti, di giri per casa, di consultazioni familiari, di uno screening accurato del frigo e non averlo in tasca, è scoraggiante. E come dice un saggio detto popolare: “Chi non ha testa…ha gambe”, con un’enorme perdita di tempo e di pazienza. E tanti buoni propositi per la prossima volta.

Foto in licenza CC: lucaturinelli.wordpress.com

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *