Stalking e mobbing, piaghe della società moderna

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di Vanessa Mannino

Lo stalking è una delle piaghe che caratterizzano la società moderna. Questo termine, coniato dall’inglese, sta ad indicare un fenomeno psicologico chiamato anche “sindrome del molestatore assillante”. Lo stalking è quindi l’atteggiamento assillante messo in atto tramite molestie da parte dello stalker che insegue, aspetta e cerca informazioni sulla sua “vittima”. Spesso le vittime sono le donne, perseguitate dall’ex, da un ammiratore insistente o semplicemente da un collega di lavoro: è tuttavia difficile tracciare un quadro omogeneo degli stalkers, i quali non sempre soffrono di disturbi mentali che li portano ad assumere un atteggiamento di tipo ossessivo nei confronti della stalking victim. Studi recenti dimostrano l’esistenza di cinque tipologie di molestatori: “il risentito” che vuole vendicarsi di un torto o di un danno subito o che crede di aver subito,”il bisognoso d’affetto” il quale è alla ricerca di attenzioni e di una relazione o d’amicizia o d’amore: in tal caso, l’idea di un rifiuto, respinto con grande energia, va ad incidere direttamente sull’Io dello stalker che incrementa la sua ossessività nei confronti della vittima, “il corteggiatore incompetente” che attua corteggiamenti oppressivi ed espliciti e nel momento in cui non riesce nel suo intento, modifica tale corteggiamento in atteggiamenti nettamente aggressivi, “il respinto” uno stalker, che diventa tale, dopo aver subito un rifiuto da parte della vittima: si parla generalmente dell’ex che vuole vendicarsi dell’abbandono subito, ed infine “il predatore” un tipo di molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con la sua vittima, la quale lo eccita maggiormente provando paura per i pedinamenti, le minacce o gli appostamenti da lui effettuati.

Gli stalker possono “colpire” la vittima in vario modo: da comportamenti diretti, determinati da pedinamento o sorveglianza, minacce e aggressioni, a comunicazioni intrusive: chiamate, sms, e-mail, graffiti e murales che si ripetono con insistenza e ripetitività. Questi atteggiamenti vengono vissuti dalla vittima come fastidiosi e sgraditi, mettendola in uno stato di emergenza, di paura e di grande stress psicologico. La legge attualmente tutela le vittime e punisce gli stalker. Purtroppo però non c’è una via giuridica che prevede l’attuazione di forme preventive in situazioni di emergenza e ciò può causare gravi danni psicologici alla vittima stessa che difficilmente, in un arco di tempo breve, rimargina le proprie ferite. Si consiglia tuttavia di non sottovalutare mai la situazione, di denunciare fin da subito il proprio molestatore e di non farsi prendere dalla rabbia o dalla paura. Adottare freddezza e piccole precauzioni può essere utile per raccogliere prove e per evitare atteggiamenti che rinforzino lo stalker.

Un’altra piaga da non sottovalutare, è il mobbing, termine tratto dal verbo inglese “to mob” che significa “assalire in massa”. Heinemann, medico svedese, usò tale termine negli anni Ottanta per definire un comportamento adulto, simile al bullismo nei bambini, verificatosi nell’ambiente di lavoro, caratterizzato da attacchi frequenti di gruppi di adulti nei confronti di uno dei propri colleghi. Oggi il termine ha preso una connotazione più ampia e sta ad indicare varie forme di fastidio subite nell’ambito lavorativo, messe in atto da gruppi di colleghi o da singoli colleghi.

Il mobbing può essere di due tipi: il mobbing verticale, messo cioè in atto da un superiore e suddivisibile in strategico, finalizzato al licenziamento della vittima, ed emozionale, finalizzato semplicemente a evidenziare il potere del superiore, o mobbing orizzontale, in questo caso messo in atto da uno o più colleghi. Comunque, a priscindere dal tipo, le forme di mobbing esercitate sulla vittima possono essere diverse: dal bocciare ogni sua richiesta all’emarginazione sociale, dai richiami in pubblico o per iscritto per ogni piccola sciocchezza alla mancanza di collaborazione che non le permette di svolgere ottimamente i propri compiti, fino a veri e propri attacchi alla sua saluta fisica e al suo equilibrio psicologico. Per parlare di mobbing vero e proprio è necessario però che queste tipologie di azioni vessatorie siano messe in atto in modo ripetitivo almeno per sei mesi.

Statistiche recenti mostrano come il mobbing sia un fenomeno diffuso soprattutto ai danni di giovani donne in carriera, specialmente in quei contesti in cui non si è attuata un’apertura adeguata nei confronti del lavoro femminile e soprattutto in relazione a incarichi importanti affidati proprio alla professionalità di giovanni donne laureate. Come per lo stalking la situazione non va mai sottovalutata ed è necessario che le vittime abbandonino il proprio senso di colpa, che va a minare la propria autostima anche quando la situazione è cambiata.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

2 Comments

  1. antonella
    2 marzo 2012

    Ascoltatemi Bene io non sono ne’ psicologa……………ne’ un dottore con specializzazioni in materie mentali. Vi posso dire che persone oneste e buone a volte assumono atteggiamenti deleteri su alcune persone perche’ devono sapere alcune verita’ nascoste…………….Io son una di queste………………….Ho assillato delle persone da cui ho subito dei torti che neanche immaginate. La chiamo vendetta…………ad una persone ho praticamente usato messaggi con frasi molto dure per mesi……………………ad un’altra ho praticamente inviato sms e telefonate a causa di quello che mi han fatto. Tu uomo o donna che sia non tradir la fiducia di una persona al punto che un essere sensibile e delicato se si risveglia te la fara’ passar caro…………………………….Essere vendicatica a volte è un modo per cercare di avere rispetto…………..Vergogna che fai piangere una donna che ti ha voluto bene dille la verita’……………

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