Il bilinguismo fortifica il cervello. E aiuta ad invecchiare meglio

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di Marco Milano

Saper parlare almeno due lingue straniere non serve solo al curriculum vitae o ad aumentare le possibilità di interazione sociale. A sostenerlo sono alcuni ricercatori del Center for Language Science della Pennsylvania State University, negli Stati Uniti. Studi condotti sugli effetti del bilinguismo dimostrerebbero che saper gestire più di una lingua non rischia di creare disorientamento nel bagaglio di informazioni e conoscenze acquisite ma, al contrario, può giovare in flessibilità delle funzioni cerebrali. I risultati sono stati presentati ufficialmente ed esposti in dettaglio al meeting annuale della American Association for Advancement of Science a Washington, che si è tenuto dal 17 al 21 febbraio. La ricerca rivede, in parte, precedenti risultati che individuavano nel bilinguismo un probabile ostacolo per lo sviluppo cognitivo, in età infantile. E’ però sul lungo termine del percorso di crescita di un individuo, che si possono apprezzare gli effetti di una scelta che non è solo di tipo culturale.

Un bilingue, in sostanza, può godere di diversi vantaggi: oltre alla possibilità della ricchezza lessicale e di una conseguente più elevata capacità di scegliere termini più opportuni nelle lingue padroneggiate, è in grado di comunicare al meglio con bilingui, passando agilmente da una lingua all’altra, o con chi parla una sola lingua, commettendo raramente errori di sovrapposizione. Una maggiore efficienza del cervello di soggetti che padroneggiano più di una lingua è stata verificata dai risultati di test diagnostici come il controllo con risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma. Queste tecniche, infatti, sono utilizzate già da qualche anno per la loro confermata efficienza per monitorare l’attività cerebrale e individuare l’ “interruttore” che permette al cervello di passare da una lingua all’altra – regioni distinte della corteccia cerebrale reagiscono in modo differente a stimoli di più lingue, nonostante esista un singolo circuito cerebrale che sovrintende all’espressione linguistica. Riguardo i vantaggi del bilinguismo, le ricerche del Centre for Language Science non rappresentano, in realtà, una rivoluzione. Già precedenti studi avevano dimostrato che, grazie all’educazione bilingue, il cervello si sviluppa in modo superiore, aumentandone le capacità artistiche, l’interpretazione della realtà e favorendo un migliore rendimento scolastico.

Fa parte del senso comune che i processi cognitivi supportano le capacità intellettuali mentre si invecchia – uno studio del 2004 di Ellen Bialystok dell’ Università di York, confermava che i soggetti bilingue sono in grado di prestare maggiore attenzione agli stimoli e gestire più rapidamente e meglio operazioni complesse, in età avanzata. In questo senso, la recente scoperta offre una conferma di carattere sperimentale, aggiungendo interessanti prospettive per la cura di gravi patologie: conoscere più lingue può proteggere da malattie frequenti in età avanzata, come l’ alzheimer e la demenza senile. Il modo migliore perché un bambino cresca bilingue è fare in modo che viva in ambienti dove già si parla abitualmente più di una lingua, situazione favorita generalmente in famiglie in cui i genitori sono di nazionalità diverse.

Per velocizzare e offrire in modo diffuso le potenzialità del bilinguismo, può essere tuttavia un approccio educativo sistematico e precoce:  introdurre l’insegnamento di due lingue fin dai primi anni di scuola dovrebbe essere non solo un’opzione di arricchimento educativo, ma garanzia di uno sviluppo più completo. “Le parole sono importanti”. Se pronunciate in lingua diversa, diventano strategiche.

Foto: Corbis Images

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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