Violenza sulle donne e stalking, presto un ddl

di Redazione

Nel cuore della città di Latina, il 26 febbraio, si è svolto un convegno sul delicato tema della violenza sulle donne e sullo stalking, promosso da Valentina Pappacena, Presidente del centro antiviolenza “Valore Donna”. A presiedere l’incontro è intervenuta la nostra redattrice Maria Rosaria De Simone. La sala del circolo cittadino a Piazza del Popolo, era gremita, segno questo che l’argomento interessa. Il perno centrale della discussione è stata la testimonianza di trepersone che sono state in prima persona coinvolte nel grave problema della violenza. Letizia Marcantonio, ha raccontato la dolorosa vicenda della figlia Rossana Wade, che all’età di venti anni, il 2 marzo del 1991, venne barbaramente uccisa dall’ex fidanzato che, con la scusa di un ultimo appuntamento, infierì su di lei, la strangolo e la gettò in un casello ferroviario, tra la sporcizia e gli escrementi. La donna ha raccontato anche la triste vicenda giudiziaria che ha portato ad una condanna  piuttosto mite dell’assassino, rispetto al delitto commesso.

Anche Alfonso Frassanito, ha raccontato con commozione di sua figlia Carmela, che subì, a soli 13 anni lo stupro da parte di un branco di minorenni. La povera ragazza, non solo ha dovuto lottare contro questo orrore, ma fu anche giudicata instabile dal punto di vista psichico, venne allontanata dalla propria famiglia, internata ed imbottita di farmaci. Carmela non resistette e nel 2007, lacerata dal suo dramma, si tolse la vita lanciandosi dal settimo  piano del palazzo Paolo VI a Taranto. Ora Alfonso chiede che si faccia luce sulla vicenda e giustizia. Anche Francesca Baleani, una donna che vive a Macerata, ha ricordato che, circa 5 anni fa, l’ex marito, a circa un anno dalla fine della relazione, l’ha colpita brutalmente con un bastone, ha tentato di strangolarla con il filo del telefono e , sicuro che fosse ormai morta, l’ha infilata in una custodia per abiti da teatro e l’ha gettata in un cassonetto. Francesca Baleani ha raccontato di essersi salvata perché un giovane, passato per caso vicino al cassonetto, ha udito i suoi lamenti ed ha chiamato subito aiuto. La donna, dunque, che si è salvata per miracolo, al convegno ha ribadito con forza che è importante che le donne, se sono vittime di molestie,  denuncino e chiedano aiuto, prima che avvenga l’irreparabile.

Intorno a queste tre storie drammatiche si è imbastita una discussione in cui gli esperti hanno spiegato nel dettaglio cosa sia lo stalking. L’avvocatessa Francesca Curatola ha fatto un breve excursus su come si sia andata modificando la legislazione in Italia a partire dagli anni ottanta. L’avvocato Nichy Persico, invece, ha cercato di tracciare il profilo del persecutore, che riesce molto spesso a rendere la donna debole, riesce a levarle il rispetto e la stima di se stessa, rendendola debole ed impotente nelle sue mani. Il giornalista di Antenna Sud, Beppe Stallone, si è invece soffermato sul servizio da lui effettuato dal titolo “Gabbie invisibili”, in cui ha incontrato ed intervistato donne vittime di stalking. Ha raccontato di aver scoperto che esiste in Italia un sommerso di donne violate, che spesso non hanno la forza ed il coraggio di denunciare perché il persecutore le ha rese deboli nella psiche e destrutturate al punto da non riuscire a liberarsi dalle gabbie invisibili della violenza. Il convegno è servito a far uscire allo scoperto la problematica della violenza, ed ha voluto lanciare il messaggio di rompere il silenzio, di denunciare e di lasciarsi aiutare, di non chiudere gli occhi di fronte ad una vittima che non ha neanche la forza di chiedere aiuto e di non essere omertosi nei confronti di chi ci circonda.

Al convegno è anche stato detto che l’8 marzo, verrà presentato un Disegno di Legge per chiedere la certezza della pena. Infatti, le condanne, molto spesso, sono sicuramente molto lievi e si ha l’impressione che per i carnefici si trovino sempre, in sede penale, mille giustificazioni, mentre non si tiene assolutamente conto del dolore dei familiari delle vittime, che lamentano la mancanza della certezza della pena. Basti pensare al fatto che, per ben 5 anni Francesca Baleani, che ha dovuto intraprendere una cura riabilitativa per essere in grado di tornare ad utilizzare tutte le sue funzioni, ha dovuto convivere con la vicinanza del suo mancato assassino, che aveva ottenuto gli arresti domiciliari. Basti anche pensare a letizia marcantonio , che da anni è costretta a vivere sapendo che a pochi chilometri di distanza da lei abita l’assassino di sua figlia e che un giorno potrebbe incontrarlo.