Nature: proteggere biodiversità, gli scienziati temono un’estinzione di massa

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di Marco Milano


Monitorare la biodiversità sta procurando preoccupazioni tra i paleontologi. In uno studio, pubblicato sul numero di marzo di Nature, scienziati dell’ Università della California sostengono che l’osservata estinzione di molte specie di animali e la crescente perdita di biodiversità possono essere interpretati come segnali di una ‘imminente’ – geologicamente parlando – sesta estinzione di massa nella storia del pianeta Terra. L’ipotesi sarebbe giustificata da un’osservazione comparata con le prove delle prime 5 estinzioni avvenute negli ultimi 540 milioni di anni. In ciascuno di questi eventi critici del passato, la perdita delle specie animali esistenti in quelle epoche, corrisponderebbe a circa il 75%. Se i tempi di estinzione sono stati molto brevi, nello standard temporale geologico, le possibili previsioni potrebbero coprire periodi non molto differenti.

Attualmente, il tasso di perdita delle diverse specie esistenti può portare ad un estinzione in meno di 1000 anni, a fronte di un intervallo di tempo tra i 300 e 2200 anni per la paventata estinzione di massa. La ricerca ha avuto inizio per iniziativa Anthony D. Barnosky, professore di biologia integrativa e autore del lavoro, dopo un seminario, organizzato nel 2009, per invitare biologi e paleontologi a confrontare il tasso di estinzione osservato nei reperti fossili con i ‘record’ attuali. La datazione dei fossili risale a circa 3,5 miliardi di anni fa, mentre dati più recenti devono essere riferiti ad un intervallo temporale di poche migliaia di anni. Questa limitazione è stata risolta dai ricercatori del team di Barnosky, scegliendo i mammiferi come riferimento d’osservazione, ben documentati anche nella datazione fossile.

La stima sugli ultimi 500 anni è di una perdita di almeno 80 specie di mammiferi, ben inferiore al tasso attuale. Da un confronto con l’elenco delle specie minacciate gestito dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), il team è giunto alla conclusione che se tutti i mammiferi individuati come specie a rischio si estinguono tra i 100 e 1000 anni, la Terra entrerà con molta probabilità in estinzione di massa. Ne è convinto lo stesso Barnosky, secondo cui “Ci stiamo muovendo nella direzione dell’estinzione, probabile tra non più di tre secoli, se la velocità continuata ci fa già registrare la perdita delle specie più vulnerabili”. Tuttavia, aggiunge Barnosky “E’ vero che finora, nei gruppi facilmente osservabili, si riscontra solo l’1-2% di estinzione”

Un allarme giustificato, ma che lascia intravedere vie di salvezza: ripristinare gli equilibri degli ecosistemi, de frammentare gli habitat naturali e combattere i cambiamenti climatici – causa principale, questi ultimi, della perdita di biodiversità per la migrazione anomala di diverse specie. La difesa della biodiversità trova in questa ricerca una conferma della necessità di combattere questa battaglia – sancita dall’intervento dell’ONU che ha proposto l’impegno e l’obiettivo durante la Conferenza del Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, nel 2010. Evitare l’alterazione dei territori causata dall’uomo e forme di inquinamento, sono tra i provvedimenti di immediata e necessaria attuazione, per evitare il rischio di “Far saltare a caso molte delle piccole e apparentemente inutili viti che tengono insieme un aereoplano”, come ha dichiarato a riguardo Jared Diamond, biologo statunitense.

Nel frattempo, Anthony Barnosky esorta a continuare i sui studi con ricerche analoghe su altri gruppi di mammiferi, al fine di confermare i risultati. Ne ha bisogno la biodiversità, per il momento.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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