Amanda Hocking e Stephen Leather: scrittori di successo grazie agli e-book

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di Valentino Salvatore

Amanda Hocking

Per un esercito di scrittori in erba potrebbe essere la svolta. Stiamo parlando di tutti quelli che hanno un libro nel cassetto ma sono terrorizzati dall’idea di affrontare le forche caudine delle case editrici. Perché magari temono l’assalto di pescecani senza scrupoli che intendono lucrare sulle loro sudate carte. Oppure hanno ormai collezionato una serie demotivante di rifiuti. Le future generazioni di scrittori che fanno fatica a trovare il loro spazio nel mondo ostile dell’editoria convenzionale possono ormai affidarsi ad internet. Per la precisione, il cosiddetto on line publishing sembra ormai la nuova frontiera dell’editoria. Consente infatti di entrare, senza intermediari, in contatto con chiunque condivida la passione per la lettura, tutti possibili fruitori e acquirenti della propria fatica letteraria. Che però non sarà più in formato cartaceo, ma elettronico.

I libri diventano fruibili direttamente su uno schermo: non più quello di un pc tradizionale, quanto dei più avvenieristici tablet, comodi da maneggiare e da trasportare oltre ad essere in grado di contenere un’intera enciclopedia (seppure virtuale) di libri. Con buona pace dei puristi bibliofili più intransigenti. Con la sempre più massiccia diffusione dei tablet nel mondo anglosassone infatti, la pubblicazione su web di testi “professionali” ha trovato il suo sbocco. Come sia promettente questo nuovo mercato, veicolato soprattutto da siti come Amazon e Kindle, lo dimostrano due casi di scrittori che stanno facendo fortuna con il self publishing su internet. C’è Amanda Hocking, una giovane ventiseienne del Minnesota, che è riuscita a vendere circa un milione di copie di nove romanzi. Ne aveva scritti diciassette, soprattutto con storie incentrate sul paranormale e i vampiri. Ma nessun editore aveva voluto pubblicarla. Così dall’aprile dell’anno scorso si è messa in proprio e ha deciso di venderli come e-book. Ogni copia ha un prezzo tra i 99 centesimi e i 3 dollari: lei in un poco meno di un anno ne ha guadagnati due milioni. E c’è di più: la sua Trylle Trilogy, composta dai romanzi Switched, Torn e Ascend usciti tra 2010 e 2011, sarà presto riadattata per il cinema.

Stephen Leather

L’altro caso è quello dello scrittore Stephen Leather. Lui non è un esordiente, ma un giornalista inglese già navigato con all’attivo una ventina d’anni di romanzi pubblicati dalla casa editrice Hodder and Stoughton, nonché sceneggiatore per la tv. Le sue storie, tra il thriller e il poliziesco, sono sbarcate anche su Kindle. Lì è riuscito a conquistare il primo posto nelle vendite, mantenendolo per circa tre mesi. Si parla di duemila copie al giorno, tutte in formato virtuale. E su Amazon si è arroccato in prima posizione, da un paio di mesi. Anche due dei suoi romanzi (The Bombmaker e The Stretch) sono diventati telefilm. Leather, come Amanda Hocking, ha deciso di puntare sul web dopo essersi visto rifiutare ben tre romanzi dal suo editore di riferimento.

Due storie che riassumono bene le potenzialità offerte dalla pubblicazione sul web. E’ un nuovo modo di promuovere la narrativa (e non solo) che cambierà i rapporti tra scrittori ed editori. Chi intende pubblicare infatti avrà più chances scommettendo su internet di intercettare interessati e benevoli lettori. Il fenomeno somiglia alla diffusione della musica digitale, che ha creato non pochi grattacapi alle etichette discografiche. Gli editori, per intercettare questo nuovo mercato, dovranno necessariamente ripensare il proprio ruolo e adattarsi alla distribuzione virtuale.

Sebbene le possibilità offerte dai new media siano molteplici vi è anche chi paventa alcuni rischi. Riuscire a pubblicare la propria opera senza dover passare attraverso il filtro di un editore può di certo essere interpretato come un segno di libertà. Ma, fanno notare i critici, potrebbe comportare anche uno scadimento generale dei prodotti editoriali.  D’altronde, tanti timidi talenti potrebbero trovare la possibilità di raccontare le proprie storie, risparmiandosi l’ennesimo rifiuto, magari ingiusto, di una casa editrice. Come nota Giovanni De Mauro su Internazionale, per questi esordienti non ci sono più alibi: “chi ha una buona storia da raccontare deve solo farsi avanti”.

http://www.stephenleather.com/

http://amandahocking.blogspot.com/

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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