Ortoressia: quando mangiare sano diventa un’ossessione

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di Vanessa Mannino

Oggi basta farsi un giro nel più piccolo supermercato per capire che si è costantemente circondati da cibi Ogm, da alimenti surgelati o da frutti esotici e verdure fuori stagione, oggi è facile intuire che viviamo in una società in cui è possibile trovare tutto come e quando vogliamo, una società dove spesso l’importanza della quantità viene abdicata a favore della qualità del cibo stesso di cui ci nutriamo. E sono molte le persone che fanno della qualità del cibo una vera e propria ossessione, tanto da diventare una vera e propria malattia: l’ortoressia. L’ossessione dettata dalla ricerca di cibi sani venne descritta per la prima volta, alla fine degli anni ’90, dal dietologio americano Bratman un ex-ortoressico che studiò l’ortoressia su un campione di soggetti all’interno di una comunità in cui si consumava esclusivamente frutta e verdura. I soggetti ortoressici scelgono un’alimentazione sana, ridotta a pochi cibi ritenuti qualitativamente appropriati e la alternano spesso a parziali digiuni.

Il comportamento dell’ortoressico è dettato da una ricerca maniacale della qualità dei cibi finalizzata ad un benessere fisico che il più delle volte tende ad essere qualcosa di utopico. In realtà, infatti, tale disturbo ossessivo tende, nel lungo tempo, a creare nel soggetto non solo disturbi fisici, come osteoporosi, atrofia muscolare, carenze vitaminiche, etc, ma anche mentali: l’ortoressico quindi non solo compromette il suo benessere fisico, ma anche il suo equilibrio psicologico. Le abitudini alimentari diventano dannose: molti studiosi affermano che i primi stadi dell’ortoressia vengono stabiliti attraverso una forte carenza di autostima e un preponderante senso di insoddisfazione nei confronti del proprio corpo, per mezzo dei quali inizia così un circolo vizioso dove vengono attuate regole alimentari rigide, che se trasgredite portano ad un forte senso di colpa. I cibi che in realtà appagherebbero il palato di qualsiasi individuo vengono totalmente banditi perchè ritenuti dall’ortoressico dannosi per il suo benessere fisico.

Aumentano così le fobie per le malattie e le contaminazioni, ma soprattutto cresce costantemente il senso d’ansia dovuto alla ricerca di un corpo sano, resistente al tempo e agli attacchi esterni. L’ossessione dettata dal cibo finisce per inasprire i rapporti sociali dell’individuo ortoressico: si evita di partecipare agli incontri per evitare di cadere in tentazioni, ci si isola da chi non condivide le stesse abitudini, si viene avvolti da una sorta di complesso di superiorità per mezzo del quale vengono scelte le persone ritenute degne di essere frequentate,e sempre più spesso ogni trasgressione viene somatizzata con malessseri fisici di grande o lieve entità. Questi comportamenti maniacali, nel peggior dei casi, possono portare ad altre malattie come la bulimia o l’anoressia: la prima come “rimedio” per l’eliminazione del cibo “rischioso” ingerito, la seconda come “metodo” attraverso il quale astenersi dal cibo evitando qualsiasi rischio e ogni tentazione. Sono molti a credere che il numero crescente degli ortoressici sia l’effetto più evidente dell’industrializzazione, dove frequenti sono i messaggi, lanciati dai mass media, relativi a diversi allarmi alimentari, come la mucca pazza, o finalizzati ad informare su possibili contaminazioni. In realtà anche il consumismo ha avuto, nella diffusinìone di questo disturbo, la sua parte: continuamente si viene bombardati da immagini in cui a prevalere è la bellezza, si è soggetti repentinamente a canoni estetici dove la salute è totalmente omessa.

L’ortoressia è una patologia vera e propria che non deve essere sottovalutata: abbandonare la fobia per possibili contaminazioni e sconfiggere l’ansia dettata dalla paura di ammalarsi è il primo passo per uscirne, a cui deve seguire un aiuto esterno che possa far risalire non solo la propria autostima, ma soprattutto la propria considerazione dei cibi, anche di quelli più “rischiosi”.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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