L’auto del futuro: intelligente, supertecnologica, sempre in rete

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di Paolo Cappelli

I quarantenni o giù di lì ricorderanno sicuramente, alcuni con nostalgia, le puntate di Supercar, auto supertecnologica e dotatadi intelligenza propria, che rispondeva agli ordini di Michael Knight, ex poliziotto interpretato da un giovane David Hasselhoff pre-Baywatch. Forse non passerà molto tempo prima di vedere, stavolta davvero, qualcosa di simile circolare sulle nostre strade. Molti modelli di auto sono già dotati di sistemi informatici che rendono la vita dei conducenti più semplice, quella dei passeggeri più confortevole e quella di tutti più sicura. Si tratta, però, di informazioni già immagazzinate, che vengono riproposte come tali, o dopo una parziale elaborazione in base a condizioni atmosferiche, durata del viaggio, velocità, eccetera. La Divisione Ricerca e Sviluppo della BMW si sta concentrando, invece, sulla possibilità di interagire in tempo reale con il conducente grazie a una tecnologia che ha chiamato Connected Drive, presentata al Motorshow di Ginevra. Alla base del concetto c’è il rapporto tra guidatore, vettura e ambiente esterno. Si preannuncia pioggia? Il sistema offre più di cinquanta funzioni che vanno dai sistemi di navigazione satellitare alla guida parzialmente automatizzata per accostare la macchina in corsia d’emergenza (anche a partire da quella di sorpasso) in caso il guidatore percepisca il sopraggiungere di una condizione patologica, come un principio d’infarto. Naturalmente non mancano soluzioni per migliorare il comfort, come i collegamenti wireless tra il sistema d’intrattenimento audiovideo del veicolo e qualsiasi altro dispositivo dotato delle stesse caratteristiche (come un laptop con tecnologia bluetooth).

BMW ConnectedDrive consente al guidatore e ai suoi passeggeri l’opzione di navigare su internet durante il viaggio.

“Le auto in grado di comunicare con il mondo esterno sono certamente più sicure e confortevoli. Ma ciò che è importante è soprattutto il modo con cui le informazioni vengono raccolte e utilizzate”, spiega Klaus Draeger, Capo della Divisione Ricerca e Sviluppo del colosso tedesco. In futuro, le auto non saranno solo in grado di conoscere l’esistenza di un ingorgo prima di ritrovarsi bloccate, ma anche se eventuali deviazioni non potrebbero generare un ritardo ancora maggiore del rallentamento del traffico, consigliando quindi di rimanere in carreggiata, o di cambiare strada. Nella dimensione visionaria dei progettisti, il sistema riceverà informazioni da altri veicoli che si trovano più avanti, generando una sorta di quadro complessivo della situazione che viene portato a conoscenza di tutti. In realtà questo sistema esiste già e come molte innovazioni di uso civile è un adattamento di sistemi già utilizzati dai militari: tutto parte dal concetto che va sotto il nome di ‘situational awareness‘ (consapevolezza della situazione), secondo cui anche l’informazione raccolta dal soldato sul terreno può assumere un grande valore: in pratica, non è la singola informazione ad essere importante, ma il loro insieme, cui si giunge attraverso una fusione ragionata di tutti i dati disponibili, secondo specifici criteri stabiliti a priori.

Tornando alla dimensione del trasporto puro. Supponiamo che i conducenti delle auto che ci precedono inizino a usare i tergicristalli e a ridurre la velocità. Queste due informazioni ci dicono che probabilmente in quel punto piove, quindi il fondo della strada avrà un’aderenza minore e sicuramente la visibilità sarà ridotta. A questo punto, l’auto potrà avvisare il conducente e poi ritrasmettere il “messaggio” agli altri veicoli. Non è diverso, in fondo, dalla logica del branco osservabile negli animali: se qualcuno percepisce un pericolo emette un suono convenuto e tutti si mettono all’erta. Altre caratteristiche di questi sistemi di automatizzazione riguardano la possibilità di stabilire un collegamento tra i computer dell’ufficio e quello dell’auto. Dobbiamo fare una visita da uno specialista in una clinica dall’altra parte della città, o addirittura in un altro capoluogo? Inseriamo l’appuntamento nel calendario del PC dalla segretaria e inviamo un messaggio di posta elettronica a uno specifico indirizzo, quello dell’auto, appunto. Il giorno della riunione, quando saliamo in macchina, la console mostrerà un promemoria e il navigatore calcolerà automaticamente il percorso, consentendo anche di prenotare un albergo nelle vicinanze, se necessario.

L'iPad avrà un posto d'onore nel nuovo furgoncino della Volkswagen. (volkswagen.com)

Si potranno configurare client di posta elettronica per la ricezione e la lettura delle e-mail e le eventuali risposte, il tutto in completa sicurezza grazie ai comandi vocali. Per non parlare della possibilità di parcheggiare l’auto premendo solo un pulsante e lasciando calcolare al veicolo tempi e modi della manovra, anche, perché no, osservando il tutto da fuori dopo essere scesi. Ma non è solo BMW a concentrarsi su questo nuovo segmento dell’elettronica applicata al settore dei trasporti. Il più recente sistema di navigazione satellitare di Audi può collegarsi a internet e scaricare informazioni in tempo reale sul traffico, indicazioni sui percorsi suggeriti, ricalcolati a ogni svolta e dati su eventuali ostacoli (incidenti, congestioni, restringimenti di carreggiata, ecc.). I nuovi modelli Mercedes sono equipaggiati con un sistema di riconoscimento della stanchezza del guidatore chiamato Attention Assist. Viaggiare per lunghe distanze sempre alla stessa velocità, alle stesse condizioni di marcia e magari al buio, aumenta la monotonia e il conseguente rischio di addormentarsi. Alcuni studi indicano che dopo quattro ore di viaggio ininterrotto, i tempi di reazione si allungano del 50%. Dopo questo intervallo di tempo raddoppiano e dopo sei ore di percorrenza senza sosta addirittura quadruplicano. Grazie alla presenza di alcuni sensori, il sistema analizza il comportamento del conducente e ne definisce un profilo dello stile di guida. Può così stabilire quale sia il suo livello di guardia e, nel caso, se questi stia perdendo attenzione. Dopo severi test sperimentali condotti dall’ADAC (l’Automobile Club tedesco) sulla sicurezza alla guida e che ha visto il coinvolgimento di 550 tra uomini e donne, è emerso che un primo campanello d’allarme sullo stato di attenzione alla guida è dato dai movimenti dello sterzo. Tendenzialmente, un guidatore stanco guida “oscillando”. Se il sistema rileva una perdita di attenzione particolarmente pericolosa, attiva un avvisatore acustico e visivo.

La sicurezza, quindi, è al centro di tutti questi sforzi e si concentra in particolare su una delle maggiori minacce in questo senso: la distrazione. Il telefonino è uno dei principali strumenti antagonisti, non solo perché attraverso di lui si parla, discute, litiga, ma anche perché c’è chi guida mandando sms o e-mail. In Francia, tanto per citare l’esempio di un paese non lontano da noi, la guida e l’uso del telefono sono due cose che mal si sposano: mentre si guida, il telefono non si usa, neanche con l’auricolare.

Subito dopo, in termini di potere di distrazione, vengono la radio e il navigatore satellitare. Il CEO di Volvo, Stefan Jacoby, ha dichiarato recentemente che vorrebbe rendere le auto del marchio svedese “facili da usare come un iPhone o un iPad”. La lista delle possibili applicazioni in questo campo è virtualmente infinita e limitata solo dalla fantasia. Garantire la connettività continua, tuttavia, non è un compito semplice, almeno secondo Tim Routsis, amministratore delegato della Cosworth, azienda globale nel settore delle tecnologie d’avanguardia. La sicurezza è – anche nelle sue parole – al primo posto, poiché se “alcune di queste soluzioni possono rappresentare un contributo alla sicurezza, altre possono distrarre i guidatori” e quindi la questione è quanti e quali tipi di strumenti di comunicazione possono trovare applicazione in un’auto?

Sebbene la console di controllo sia spesso unica, l’utilizzo del GPS o di Twitter mentre l’auto è in movimento dovrebbe essere proibito al conducente, ma non ci sono controindicazioni nel caso del passeggero, che potrebbe gestire gli apparati senza interferire con il guidatore. Decisamente questo tipo di tecnologie è accattivante e in un mondo in cui il settore automobilistico ha subito una forte recessione, potrebbe rappresentare un fattore differenziante in termini di induzione all’acquisto. Si parla, tuttavia, ancora di sistemi nel loro stato embrionale o al di più iniziale.

E’ presto per dire se un giorno potremo parlare al nostro orologio, come faceva Michael Knight, e vedere che l’auto esce da sola dal garage per poi spalancare il portellone posteriore, pronta a farsi ingolfare di bagagli prima di una partenza intelligente per le vacanze agostane. Forse, in un futuro di medio termine, l’accelerazione nello sviluppo delle tecnologie ci porterà a un risultato del genere, ma c’è sempre il rischio che la nostra auto sia “intelligente” a tal punto da decidere di rimanersene nel box, lasciandoci soli a parlare a un orologio sotto il sole d’agosto.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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