‘Ritratti di santi’:Giulio Base legge la vita di Chiara Luce Badano

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di Maria Rosaria De Simone


Giulio Base

A Roma, presso la Chiesa di S. Maria della Vittoria , in via XX Settembre, sono iniziati  degli incontri: tre letture che raccontano  la vita di tre Santi, con la voce e la bravura di tre attori. Si tratta di “Ritratti di santi” uno dei movimenti più rappresentativi del MEC, il Movimento Ecclesiale Carmelitano, che ogni anno in periodo quaresimale propone queste singolari letture al fine di divulgare la vita e le opere dei santi. Gli scritti, oltre un centinaio, sono opera di Padre Antonio Maria Sicari, teologo carmelitano e fondatore del MEC. Ieri sera nel primo incontro, l’attore e regista Giulio Base, ha letto la vita di Chiara Luce Badano. Un’ora intensa, con brevi intermezzi musicali, in cui l’attore è riuscito a rendere presente la bellezza della storia di Chiara, con un coinvolgimento emotivo  che ha attraversato l’animo di chi ascoltava. La chiesa era gremita di persone e mi ha fatto piacere notare anche molti giovani. Era tutta illuminata e nel transetto sinistro gli occhi di tutti gli intervenuti erano inchiodati sulla meravigliosa estasi di S. Teresa D’Avila del Bernini.

La storia di Chiara non può lasciare indifferenti. Era una ragazza nata nel 1971 a Savona e la sua vita si spense dopo solo 19 anni, dopo due anni di indicibile dolore fisico causato da un tumore osseo. I suoi genitori erano persone semplici, che per 11 anni avevano tanto desiderato la nascita di un figlio. L’amarono quindi di un amore intenso, accresciuto dalla lunga attesa. Chiara aveva mostrato sin da piccola i primi segni di santità. Piccole cose, brevi frasi di una forza ed intensità incredibili per una bimbetta. Ad esempio, come tutti, amava i suoi giocattoli, desiderava tenerli tutti per sé, ma poi aveva slanci di generosità incredibili e diceva che ai bambini poveri non poteva regalare i vecchi giocattoli, ma i sui più belli.

Era molto sensibile nei confronti dei poveri e degli emarginati. A scuola la sua amica più cara era la ragazza più povera della classe e, quando la invitava a pranzo, chiedeva  alla madre di apparecchiare con la tovaglia più bella “perchè c’era Cristo a pranzo”. A soli 9 anni, in terza elementare, inizia con le sue compagne di classe un’esperienza nel Movimento del Focolari di Chiara Lubich. I genitori non la ostacolarono, anzi la seguirono a Roma, nel 1981, per un raduno del Movimento. Attraverso questa forte esperienza spirituale, Chiara provava il desiderio di vivere sempre più intensamente il messaggio evangelico. In una lettera a sua madre, ancora adolescente scriveva: “Voglio fare del Vangelo la mia vita.”

Di lei raccontano che era una ragazza molto bella, ricercata, con l’animo del leader, ma scelse di non metttersi in mostra, di non montarsi la testa.Come tutte le ragazze viveva impusi affettivi, ma non si buttava in storie superficiali con i ragazzi, non si abbandonava a facili amorucci. Era tentata come tutti, ma desiderava vivere da cristiana. Amava la musica, ascoltava Battisti, Mina ed altri artisti. Sognava di fare la hostess, per poter viaggiare. Era allegra e vivace. Mal sopportava, crescendo, gli orari dei rientri serale, imposti dal padre, ma ubbidiva. “Il papà non vuole che esca” scriveva.

Alle superiori ebbe nuove tentazioni, che lei stessa racconta con semplicità “In questi mesi faccio molta fatica a non dire parolacce ed anche la TV spesso mi tenta con film non proprio belli.”. Ma lei desiderava con tutto il cuore vincere queste tentazioni ed alla madre, che le chiedeva se  parlasse mai di Gesù ai suoi compagni, lei rispondeva: “Io non devo dire Cristo, io lo devo solo dare con il mio comportamento.” Era sempre pronta ad accudire i nonni malati, anche nelle necessità più difficili, aveva grande amore per i più bisognosi, per i quali si spendeva. Ebbe anche il suo momento di forte crisi spirituale, a 16 anni, quando la sua fede venne messa alla prova. Si allontanò per un periodo dal movimento, ma poi ritornò e si dedicò con maggiore intensità al suo nuovo compito di seguire un gruppo di bambine.

Nel 1988 iniziò ad accusare dei forti dolori alla spalla durante una partita di tennis. All’inizio fu sottoposta a delle infiltrazioni , poiché si pensava ad una infiammazione.  Purtroppo una Tac diede un responso terribile: Chiara era affetta da un tumore osseo. Da lì iniziò la sua via crucis . Nel 1989 venne sotoposta ad un primo intervento chirurgico. Al risveglio dall’anestesia la sentiranno sussurrare: “Perché Gesù…perché ……ma se tu lo vuoi, lo voglio anch’io“. Purtroppo il sarcoma con le metastasi non l’abbandonava. Chiara pian piano comprendeva che la situazione era gravissima. Sua madre non le diceva più: “Coraggio, poi passa”. Dopo la prima seduta di chemioterapia chiese di parlare con il medico curante che le spiegò la sua reale situazione. Quando tornò a casa, si chiuse in solitudine e disse che non desiderava parlare con nessuno. Visse la sua ‘notte oscura’, quella che ogni uomo attraversa nella sua vita, quella in cui il buio del non senso spegne ogni speranza. Solo 25 minuti di solitudine profonda, di silenzio totale. Poi uscì dalla stanza, chiamò la madre e decise di vivere il suo calvario appoggiandosi a ‘Gesù abbandonato’.

Le sedute di chemioterapia divennero sempre più faticose e dolorose, ma soprattutto fu doloroso accettare i segni della malattia che andavano a deturpare il suo bel corpo. Quando fu costretta a tagliare i suoi lunghi capelli biondi esclamò: “Per te, Gesù, per te.” Durante la malattia fu lei a consolare chi le era vicino. Al padre che non riusciva a tollerare la sofferenza della figlia ed il fatto che non ci fosse più speranza, lei ripeteva: “Papà cerca di vivere l’attimo presente in unione con Gesù. Poi per il resto c’è la grazia di Dio. Chiara parlava con Dio, gli esprimeva i suoi dubbi, tutto:”Eppure Dio mi vuole bene…”, ripeteva.

Quando ormai comprese che era giunta al termine del suo viaggio terreno, cominciò a prepararsi all’incontro con Gesù. Chiese alla madre di andarle a comprare un bellissimo abito bianco, come da sposa. preparò i canti per il rito funebre. Chiese alla madre di non piangere durante il suo funerale: “Mamma, devi cantare ed io canterò con te…in cielo mi faranno festa.” Scrisse anche a Chiara Lubich chiedendole di trovarle, se lo riteneva possibile, un nuovo nome. La fondatrice del Movimento dei Focolari le rispose: “Chiara Luce è il nome che ho scelto per te…” Così Chiara Luce Badano, si andava pian piano congedando dalla vita e dai suoi affetti.

Mamma, quando mi vestirai, non dovrai piangere, ma dire: -adesso Chiara Luce non soffre più, vede Gesù.” Cercava sempre di consolare e preparare la mamma alla sua morte. Un giorno le chiese: “Chissà chi verrà ad accogliermi quando entrerò in Paradiso!” “Certamente  per prima verrà la Madonna!” rispose la madre. E chiara:”Zitta! Non rovinarmi la sorpresa!” Chiara Luce si spense il giorno della festa della Madonna del Rosario. Il 25 Settembre 2010, di fronte a più di ventimila giovani, Chiara Luce venne beatificata nel Santuario del Divino Amore a Roma.

L’attore Giulio Base ha terminato il racconto con la voce rotta dall’emozione, per quella tenera ragazza, semplice e per nulla speciale, che aveva testimoniato che nelle prove terribili della sofferenza e della morte, si può incontrare l’amore profondo di Dio. Chiara Luce, con la sua vita, ha dato una risposta alla sofferenza umana.

Il 4 aprile  è previsto il prossimo appuntamento con l’attore Pino Insegno,  che leggerà la storia di Jerzy Popieluszko, martire polacco, simbolo di Solidarnosc.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

2 Comments

  1. Rita Stanzione
    1 aprile 2011

    Io non posso dirmi credente, nemmeno non credente…preferisco lasciare in me il dubbio e il mistero.
    Ma certe storie non possono lasciare indifferenti, per il coraggio e la dignità. Bello il tuo articolo, l’ho letto con piacere, Maria Rosaria.

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