Libri Come 2011. Vito Mancuso e Matthew Fox, tra fede e paura

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di Mariano Colla

 

Si chiede Vito Mancuso, teologo e autore, tra l’altro, del libro L’anima e il suo destino: “c’è ancora bisogno, così come accadde il 31 ottobre del 1517 con Martin Lutero contro le indulgenze papali, di affiggere 95 nuove tesi sulla porta di una basilica contro la Chiesa di oggi?”.

La domanda trae spunto dal gesto simbolico compiuto dal teologo americano Matthew Fox che, nella mattinata del 1 Aprile 2011, ha affisso alla cancellata di Santa Maria Maggiore le sue tesi, già inchiodate allo stesso portone di Wittenberg all’indomani dell’elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio (19 aprile 2005). L’evento ha preceduto l’incontro  tra i due teologi svoltosi nell’ambito della conferenza  organizzata da Vito Mancuso in occasione della rassegna “Libri Come 2011 – Festa del Libro e della lettura” programmata dal 1 al 10 Aprile presso l’Auditorium Parco della Musica. La conferenza è stata l’occasione  per presentare a un folto pubblico  l’ultimo libro di Matthew Fox dal titolo : “In principio era la gioia”, editore Fazi. Vito Mancuso e Matthew Fox, sono legati da una comune attenzione  al contrastato rapporto tra la concezione dogmatico – ortodossa della religione cattolica, gestita dal potente braccio secolare della Chiesa di Roma  e una visione interpretativa dei fondamenti della religione stessa in chiave meno assiomatica, gerarchica, dispotica e minacciosa,  a favore di una più serena e illuminata spiritualità. Fox, domenicano, è stato  espulso dall’ordine dopo 34 anni di permanenza, su pressioni dell’allora cardinale Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, proprio a seguito della pubblicazione del libro presentato  appunto all’Auditorium. All’epoca dell’espulsione, Fox commentò l’accaduto con la seguente frase: “Il mio libro è stato definito pericoloso e fuorviante. Io sono convinto che a essere pericolosa e fuorviante sia la crescita del controllo patriarcale, del pessimismo dell’antropocentrismo e dell’ideologia del peccato originale.” Fox ha, da allora, continuato con coraggio e determinazione la sua lotta per affermare i principi di una religiosità basata sulla gioia e sull’amore, concezione opposta ai sentimenti di paura che, ancora oggi, sembrano invece dominare il rapporto istituzionale tra uomo e fede, tra uomo e Chiesa.

Mancuso, nell’introdurre il libro dell’ex domenicano, parte proprio dal tema della paura. Libri e paura, dunque. Paura riferita, in particolare, alla teologia e alla religione. Nella tradizione cattolica anche  il libro ha sempre generato paura e timore, connaturati alla dimensione religiosa. Nelle sua opera “Il Sacro”, Rudolf Otto (1896-1937), professore tedesco di teologia protestante, e fautore della “scuola fenomenologica” fondata da Edmund Husserl, afferma che la dimensione religiosa si basa sulla duplice percezione di essere di fronte a un “misterium tremendum” e a un  “misterium fascinans”. La religione costituita ha molto giocato sul “tremendum”, sul timore e sulla  paura  di Dio, più che sul naturale rispetto verso un essere superiore. La Bibbia, come dicono i due interlocutori, è ricca di episodi ( vedi per es. Esodo 33.20) in cui l’immagine di Dio è tutto tranne che amore.

Religione, quindi, come paura su cui la Chiesa ha costruito e gestito a suo favore il clima necessario a dominare e sottomettere per secoli la razionalità che l’uomo tentava di armare per sfuggire al terrore del trascendente giudicante. Dominio che, anche oggi, lontani da roghi e inquisizione, la Chiesa esercita espellendo dai propri ordini, o violentemente criticando, chiunque osi proporre la  revisione di un dogmatismo e di una confessionalità rigorosa. Quasi tutti i documenti ufficiali della Chiesa, fatta eccezione per la produzione del Concilio Vaticano II, singolare e forse irripetibile esperienza della Santa Sede, terminano con la frase “ anathema sit”, ossia scomunica garantita per chi non osserva le regole scritte. E’ la conferma di un messaggio basato sulla dottrina, sulla ingiunzione,  sulla minaccia, sulla paura.

In tale contesto non poteva mancare un riferimento all’indice dei libri proibiti, introdotto da Paolo IV, il celeberrimo Gian Pietro Carafa, nel 1558, abolito solo nel 1966 da Paolo VI. Quattrocento anni di oscurantismo culturale. Vittima di tale paura è stata la teologia, la spiritualità, il retto pensiero del divino. Il libro di Fox, e non solo il suo, sarebbe finito in tale indice. I libri di Fox fanno  paura  non tanto perché sono libri accademici, caratteristica che comunque attribuisce loro la credibilità dello studio e dell’approfondimento, quanto perché, come dice Mancuso, sanno parlare al cuore della gente, sanno costruire una verità religiosa basata sulla gioia e non sulla paura. E che i libri potessero parlare al cuore della gente è forse quanto temeva di più  Pio VI, che nella lettera papale del 15 maggio del 1800, esigeva  che il potere della Chiesa fosse esplicato nel distruggere il mortale flagello dei libri, influenza fatale per la salute della Chiesa stessa e della comunità dei fedeli.

Matthew Fox

Sorprende, quindi, per chi vuole criticare il protestantesimo, quanto affermava John Milton nel 1644 contro i tentativi di censura dei libri: “E’ quasi uguale uccidere un uomo  o uccidere un buon libro. Chi uccide un uomo uccide una creatura ragionevole, immagine di Dio; ma chi distrugge un buon libro uccide la ragione stessa, l’immagine di Dio nella sua propria essenza”. Fox ha ribadito il ruolo fondamentale del coraggio, del cuore, della curiosità, della creatività,  quali strumenti per andare oltre la paura, per superare l’incombente presenza del giudizio e del peccato nell’esistenza umana, come  scientemente comunicata dalle gerarchie ortodosse, per non essere intimoriti da risoluzioni, critiche e controlli in grado di minare la  libertà di espressione e di azione. La gioia non può diffondersi se viene dato  spazio a un sistema di controllo delle anime. Se la paura è ancora tra di noi, solo la bellezza, la gioia e l’armonia potranno essere  la nostra salvezza.

Infine la libertà di insegnamento. Mancuso insegna in una università che non dipende direttamente dal Vaticano, ma, afferma il teologo,” i confini vengono posti, i segnali arrivano, evidenti, per una costrizione della formazione nell’alveo dell’ortodossia e già il prossimo anno la cattedra non è garantita.  La libertà religiosa, declamata dalla Chiesa in tutto il mondo, non è esercitata al proprio interno”.

Le considerazioni finali di Mancuso e Fox mettono in guardia dal potere ecclesiastico, qualora esercitato come costrizione e limitazione del libero pensiero. La parola del Vangelo, ricca di spiritualità, non può più essere intrappolata in un sistema rigido e dogmatico. La Chiesa dovrebbe  prendere coscienza della spiritualità originaria, espressione di una sensibilità positiva, non coartata da prescrizioni ante-litteram. Il messaggio del Vangelo non prescrive l’obbedienza, l’ordine e il sinistro imperversare della gerarchia, ma stimola la ricerca di una religiosità che va “ oltre chi la nega e chi, al contrario, la vive come obbligo”.

Dal dialogo tra Mancuso e Fox emerge lo sforzo, la difficoltà, anche il rischio dell’emarginazione, nel veicolare una lettura e una interpretazione dei fondamenti del cattolicesimo alleggeriti da simbolismi ansiogeni e terrificanti legati all’ultimo destino.  Scaturisce  la leggerezza di un messaggio che attinge al senso di equilibrio e di armonia propria di una immagine di Dio che perde la dimensione  antropomorfa per lasciare spazio, usando le parole di Mancuso, a una “impersonale presenza creatrice” che ammanta di sé l’energia dell’universo in cui siamo tutti immersi.

Fox, Mancuso, e poi Hans Kung, nuovi eretici? Forse sarebbe meglio dire: testimoni di  un onesto e attuale  tentativo per far capire alla coscienza contemporanea quali grandi ricchezze sono in gioco nella spiritualità.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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