Spifferi- Nel giardino fiorito di Marco Parente

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di Drovandi Deejay (Radio Piffero)

 

Marco Parente

Con questo ragazzo bisogna fare prima un discorso. Se Marco Parente ha voglia di fare qualcosa di cerebrale, che abbia il suono come parte di un concetto espressivo multiforme, allora lo sai e te lo ascolti solo se hai voglia di acuire la mente in un meandro di significati poetici ed estetici nei quali l’orecchia fa molto da canale introiettivo. Ma se Marco Parente gli gira di fare qualcosa che, oltre alla costante ed originale progressione nel suo personalissimo percorso artistico, sia fruibile ed oserei dire godibile anche dal padiglione auricolare (non senza impegno, per carità!) allora capita che ne vengan fuori delle meraviglie come questo suo ultimo “la riproduzione dei fiori”.

A cinque anni di distanza dal doppio spaiato “Neve ridens”, disco più da pensare che da ascoltare, Parente ha trovato l’equilibrio giusto per la semina. Perché le canzoni già c’erano e mai aveva smesso di scriverne. Gli mancava l’habitat, felicemente raggiunto con la nuova etichetta Woland, tanto per dire il personaggio.

Ed in cotanta fertilità germina sia il folk minimale del “diavolaccio” che la ballata dylaniata di “c’era la stessa volta”, l’eco vittoriana degli archi di Robert Kirby in “sempre” (chiedere alle Juliette’s letters di Costello per saperne di più) l’omaggio linguacciuto agli stones dell’ “omino patologico”, i cori di “Shakera bei” che tanto rimembrano, e mi levo il cappello, Jeff Buckley, che Iddio l’abbia in gloria. Ma non si sbaglino i nostri quindici lettori: non di scimmiottamento si tratta, bensì di divertita citazione all’interno dell’inconfondibile ed obliqua cifra sonora di Parente, che fa il paio con la sua voce sghembia, che pare che stoni sempre e non stona mai. Come non stonano i testi, un flusso aritmico di surrealismo, (auto)ironia e lirismo, dove il senso  del reale sta nel nonsenso del paradossale, come spiega Parente, perché una canzone bella non c’è da spiegarla.

Date retta dunque, godetevi questo disco con pazienza e datevi minimo quattro ascolti di tempo, poi ci pensa lui a sbocciare, perché chi lo sente ne divien parente. Disco italiano dell’anno con otto mesi di anticipo.

La riproduzione dei fiori (2011)-Woland: Marco Parente (voce), Asso Stefana (chitarre), Andrea Allulli (pianoforte), Andrea Angelucci (basso), Emanuele Maniscalco (batteria).

Marco Parente sarà in concerto il 21 al Viper di Firenze ed il 27 alle Officine Corsare di Torino.

www.marcoparente.it
www.facebook.com/marcoparenteufficiale

 

 

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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