Ricordo per Dio

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Di Valentino Salvatore

Dio è morto. Tranquilli, non si tratterà dell’ennesima discussione teologica dal retrogusto nietzschiano, ma di Ronnie James Dio, uno degli storici “padrini” dell’heavy metal. Un cancro allo stomaco, diagnosticato nel novembre del 2009 se l’è portato via troppo presto, proprio questo 16 maggio, gettando nello sgomento i tantissimi appassionati del genere. Stavolta il guerriero non è riuscito ad uccidere il drago, parafrasando Killing the Dragon, sua celebre canzone. In questi giorni incessanti sul web i messaggi di cordoglio e stima per quello che viene considerato da molti uno dei grandi protagonisti del rock contemporaneo, lasciati da fan – metallari e non – e da musicisti. I social network non si sottraggono all’omaggio e  la pagina FaceBook ufficiale in suo onore ormai ha quasi raggiunto  i 400.000 fan.
Ronnie James Dio, pseudonimo di Ronald James Padavona, nasce il 10 luglio 1942 a Portsmouth, nel New Hampshire, da una famiglia di italiani emigrati negli Stati Uniti. Fin da giovanissimo milita in gruppi rock, dandosi quel nome  “Dio” che ai più potrà sembrare pretenzioso, ma che aveva preso in prestito dal gangster Johnny Dio. Inizia la scalata al successo con gli Elf, poi consoliderà la sua fama con i Rainbow, assieme all’ex chitarrista dei Deep Purple Ritchie Blackmore. Nel 1979 prenderà il posto di Ozzy Osbourne nello storico gruppo metal dei Black Sabbath. Dio viene ricordato inoltre per aver diffuso ampliamente il gesto delle corna, tipico dei metallari: incuriosirà sapere che questo simbolo non aveva intenti malefici o satanici, quanto piuttosto fosse una riproposizione del retaggio familiare e culturale in cui era cresciuto il cantante. Lo stesso rocker ricordava infatti che proprio la nonna, di origine napoletana, faceva spesso il gesto delle corna per scacciare la malasorte. Ci piace pensare quindi che riproporre tale gesto fosse piuttosto un modo per stare vicino e dimostrare affetto al suo caloroso pubblico.
Spesso si attribuisce all’heavy metal un alone diabolico, scambiando con superficialità l’uso ricorrente di simbologie legate alla religione o alla magia. Chi conosce l’ampio, complesso e appassionante fenomeno metal, genere bistrattato per snobismo dai più, sa bene che nella quasi totalità dei casi si tratta di metafore ed immagini volte proprio a provocare, a rompere gli schemi e a suscitare nell’ascoltatore delle emozioni profonde, sebbene con modalità ritenute fuori luogo, eccessive o addirittura volgari. La lotta contro i demoni, le profonde angosce dell’uomo espresse nelle immagini di violenza, morte e distruzione, i riferimenti alla mitologia, la creazione di una vera e propria epica post-moderna, i ritmi serrati e i suoni duri non si riducono però ad un nichilismo fine a se stesso, quanto piuttosto vanno a scavare con rabbia in profondità, per rivelare quel fondo tormentato e anche malato che ribolle nell’anima dei mortali.
Lasciati i Black Sabbath, Ronnie James Dio darà vita ad un gruppo chiamato proprio Dio che, con album quali Holy Diver e Dream Evil, verrà consacrato definitivamente dai suoi fan come indiscussa divinità degna di venerazione.  C’è il tempo anche per una reunion con i Black Sabbath. Negli ultimi anni, Dio darà vita agli Heaven and Hell, con alcuni compagni di vita e di musica, sembra l’opportunità per un ulteriore slancio, ma la cavalcata si interrompe bruscamente: viene diffusa verso la fine 2009 la notizia della malattia. Il cancro segna definitivamente una battuta d’arresto nella carriera di Ronnie a causa delle terapie necessarie per le sue condizioni, pur tradendo anche pubblicamente  il desiderio di tornare ad esibirsi davanti ai suoi fan. Le ultime notizie di lui lo volevano in lento miglioramento,  ma le speranze si infrangono proprio il 16 maggio, quando sul sito ufficiale viene diffuso un toccante comunicato, firmato dalla moglie Wendie, che ne annuncia la scomparsa alle 7 e 45 del mattino: “Tanti, tanti amici e familiari hanno avuto l’occasione di dare il loro privato saluto prima che serenamene si spegnesse. Ronnie sapeva quanto fosse amato da tutti. Apprezziamo l’amore e il supporto che tutti voi ci avete dato. Per favore concedeteci qualche giorno di raccoglimento per affrontare questa terribile perdita. Sappiate che lui amava tutti voi e che la sua musica vivrà per sempre”. La moglie ha inoltre segnalato che è stato istituito un fondo dedicato alla memoria del cantante per la ricerca sul cancro, lo Stand Up and Shout Cancer.
Così si spegne uno dei più apprezzatì e seminali rappresentanti del panorama metal. Ma rimane la leggenda. Ardito forse immaginare che magari tra qualche anno, alla faccia dei tanti moralisti, potrebbe essere costruito anche un grande e attrezzatissimo ospedale a lui dedicato, proprio a Ronnie James Dio, con assolo lancinanti pompati dalle casse che riecheggiano nelle corsie e infermieri borchiati che fanno air guitaring e degenti che magari cantano e sognano di uccidere draghi. E che li uccidono.

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Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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