Vittorio Arrigoni è morto. Restiamo umani, almeno proviamoci

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di Anna Esposito


Purtroppo è stato ritrovato da poche ore il corpo senza vita dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni, che era stato rapito a Gaza da una presunta cellula terroristica salafita. Al sequestro, avvenuto ieri mattina, era seguita la diffusione di un video dove Arrigoni appariva bendato e sanguinante e in cui ne veniva minacciata la morte se entro le ore 17.00 del 15 aprile non fossero stati liberati da Hamas i detenuti salafiti e il capo del gruppo, arrestato un mese fa. Le prime ipotesi parlano di un blitz compiuto da miliziani di Hamas per liberare l’ostaggio italiano, tenuto in un appartamento nella zona di Karamah, a nord di Gaza City. L’operazione pare abbia condotto all’arresto di alcuni responsabili del sequestro, ma il corpo di Arrigoni è stato rinvenuto senza vita, forse soffocato da uno dei suoi carcerieri qualche ora prima dell’irruzione. Giunge ininterrotto sulla sua pagina Facebook il cordoglio di chi ne seguiva l’appassionato racconto, quello della vita dei palestinesi nella striscia di Gaza. Un uomo che rincorreva un’utopia, quella della pace. E nonostante avesse scelto di non abbandonare l’inferno, fedele sentinella dei tormenti di quella terra, trovava l’audacia e la forza di esortarci a “restare umani”. Restiamo umani. Almeno proviamoci.

Ciao Vittorio.

 

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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