Il Pulitzer premia il digitale

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di Valentino Salvatore

 

Da quando il premio è stato istituito nel lontano 1917, in onore del noto reporter Joseph Pulitzer, un riconoscimento del genere era toccato ai new media solo nel 2010. Quest’anno il risultato è ormai consolidato e il Pulitzer ancora una volta è stato assegnato – come nella scorsa occasione – proprio al sito ProPublica.org. Se nel 2010 la giuria della Columbia University aveva deciso di assegnare un premio al giornalista web Stephen Engelberg, oggi tocca a Jake Bernstein e Jesse Eisenger sempre per le inchieste di ProPublica.org. Eisenger e Bernstein l’hanno ottenuto per aver spiegato, utilizzando anche strumenti digitali, le pratiche finanziarie discutibili che hanno contribuito al crollo di Wall Street. Aggiudicandosi in questo modo la sezione National reporting e i 10.000 dollari che vengono offerti ai vincitori di ogni specialità. Anzi, quasi tutte, visto che per la sezione Public service viene regalata una più sportiva medaglia d’oro. Quest’anno toccata al Los Angeles Times, per aver smascherato la corruzione nella cittadina di Bell, in California, dove gli amministratori distraevano fondi pubblici per aumentare a in maniera esorbitante i propri stipendi. Venuto alla luce lo scandalo, molti di questi funzionari sono stati arrestati.

Se per le Breaking News non è stato quest’anno assegnato, l’Investigative Reporting è andato al Sarasota Herald-Tribune per l’analisi del dubbio sistema di assicurazioni sulle case in Florida. Alcuni reporter del Milwaukee Journal Sentinel hanno invece strappato il premio per l’Explanatory Reporting, sul toccante caso di un bambino di quattro anni affetto da una misteriosa malattia e salvato grazie a terapie genetiche. Il Chicago Sun-Times si è invece conquistato il riconoscimento per la cronaca locale, indagando su numerosi crimini della zona di Chicago. L’immancabile New York Times quest’anno fa la doppietta. L’International Reporting ad Ellen Barry e Clifford J. Levy, sul farraginoso sistema giudiziario russo, inchiesta che ha contribuito a suscitare un dibattito persino in quel Paese. Ma anche per un commento di David Leonhardt, meritevole di una menzione per aver affrontato questioni economiche complesse come la riforma sanitaria e il deficit del budget federale.

Il Feature Writing è andato invece al The Star-Ledger di Newark, per aver fatto luce sull’affondamento di una nave da pesca nell’Oceano Atlantico, che ha causato 6 morti. Come miglior recensore è stato incoronato Sebastian Smee del Boston Globe, per la “sua scrittura vivida ed esuberante”. Per la fotografia, i premi sono andati al toccante servizio del Washington Post sulle vittime del terremoto ad Haiti, con gli scatti di Nikki Kahn, Carol Guzy e Ricky Carioti. E al Los Angeles Times per un reportage sul torbido mondo delle bande criminali della metropoli Usa. Le vignette di Mike Keefe sul The Denver Post sono state segnalate per lo “stile espressivo” e i “messaggi forti e spiritosi”. Spiccano nel 2011 anche gli editoriali “ben calibrati, controcorrente” di Joseph Rago sul Wall Street Journal sulla riforma sanitaria promossa da Obama.

Ma il Pulitzer non è solo giornalismo in senso stretto, perché premia ogni anno anche letteratura e musica. Nel 2011 è da segnalare per la narrativa A Visit form the Goon Squad della scrittrice Jennifer Egan, già aggiudicatosi il National Book Critics Circle Awards. Il libro è particolare perché scritto come una presentazione in PowerPoint, con circa 70 pagine di slide. Per la sezione teatro, il premio è andato a Clybourne Park di Bruce Norris. Vincono anche la biografia dedicata a George Washington firmata da Ron Chernow e il saggio storico di Eric Foner The Fiery Trial: Abraham Lincoln and American Slavery. Siddhartha Mukherjee si è imposto nella saggistica con The Emperor of Alla Maladies: A Biography of Cancer. Anche la poesia trova spazio per la giuria del Pulitzer, che stavolta è andato a Kay Ryan. Senza dimenticare, per la sezione musica, l’opera Madame White Snake di Zhou Long.

Insomma, anche il Pulitzer ha confermato il trend recente, sdoganando di fatto il new journalism su internet e le nuove tecnologie. Senza però dimenticare né le inchieste dei giornali legati ai territori locali né i mostri sacri della stampa statunitense. Perché tutto questo è la stampa, bellezza: come avrebbe forse detto Humphrey Bogart.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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