Giovanni Paolo II beato: il racconto dei pellegrini

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giovanni paolo IIdi Maria Rosaria De Simone

Un milione e mezzo di persone sono giunte nella città eterna, per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Uno spettacolo che rimarrà negli occhi dei romani per lunghissimo tempo. Ovunque, anche nei giorni precedenti alle cerimonie ufficiali, si potevano incontrare, nelle strade centrali, giovani con la chitarra, che in gruppo cantavano a voce alta il “Risuscitò”. Belli, allegri, informali come solo i giovani sanno esserlo, davano un segno della presenza del cristianesimo ed una speranza a questa umanità ferita, agnostica, disillusa, sempre di corsa ed indaffarata. Sin nei più stretti vicoli, la festa della fede ha scosso anche i più sonnolenti, i più refrattari ed anche i detrattori, che giorni addietro paventavano l’arrivo dei pellegrini paragonandolo a quello dei lanzichenecchi. Li ho fermati questi ragazzi, ho parlato con loro ed ho chiesto cosa li avesse spinti a venire a Roma per la beatificazione di Giovanni Paolo II. E tutti, con l’allegria negli occhi, raccontavano di averlo amato sin da piccoli, di aver sentito come vere le sue parole, di aver riconosciuto in lui la vera fede. Per lui, solo per lui questi giovani ed una miriade di adulti cresciuti alla sua scuola, hanno affrontato una notte di veglia, il 30 aprile, al Circo massimo.

Solo per lui, verso mezzanotte, hanno proseguito il loro cammino verso una delle otto chiese del centro della città, lasciate aperte per l’occasione. Solo per lui, senza dormire, sono giunti in piazza S. Pietro, verso le cinque del primo maggio, per trovare un posto in attesa della cerimonia di beatificazione condotta da Papa benedetto XVI. “Quando è morto Giovanni Paolo II, partii dalla mia città, Palermo, -mi racconta un pellegrino- e feci dodici ore di fila, di notte, per dargli l’ultimo saluto. Ora, dopo una notte di veglia sono stanco, ma felice. Solo per lui l’ho fatto. E per nessun altro lo farò.”

“Prima mi sballavo fino alla mattina, in un gioco notturno fatto di droghe e discoteche, che mi portavano a rischiare la vita. Ed ero sempre insoddisfatto.-mi racconta un altro- Oggi, che ho cambiato vita, sono qui per il Papa che ha avuto il coraggio di  parlare ai giovani dicendo la verità.  Sono qui per lui.”

Dai racconti delle persone, Papa Wojtyla appare come un trascinatore nella fede, quella stessa fede che lo ha accompagnato durante tutta la sua vita e durante tutto il suo pontificato. Qualcuno mi racconta che ricorda quando Wojtyla andò in Nicaragua, dove c’era un dittatore e, di fronte agli oppositori del regime, che si erano coperti la bocca con un bavaglio per protesta, disse loro:“Non vi preoccupate, io parlerò per voi.”

La mattina del primo maggio mi fermo accanto ad un gruppo di persone che tentano di riposarsi un poco, distese, tra zaini sacchi a pelo e borsoni, in attesa dell’inizio della cerimonia di beatificazione e chiedo ad alcune donne.

Qual è stato il momento più emozionante della notte di preghiera?

E’ stato tutto un susseguirsi di cose belle. Sono qui con i miei figli e mio marito. Già questo per me è un’emozione. ma non ho trattenuto le lacrime quando il segretario personale del Papa, Stanislao Dziwisz, ha raccontato alcuni tratti caratteristici della personalità di Wojtyla. Soprattutto quando ha detto che lui trattava ogni uomo con rispetto, che non aveva mai visto o sentito, nel papa, disprezzo nei confronti di qualche persona.  Ha raccontato che lo aveva visto arrabbiato due sole volte, ma soprattutto quando aveva pronunciato ad Agrigento il discorso contro i mafiosi, lanciando strali e ricordando che l’inferno esiste.

E a te, invece, cosa ha colpito?

Prima di tutto voglio dire che Giovanni Paolo II è stato il Papa della mia giovinezza e sono contenta di essere qui a ringraziarlo per tutto quello che ha fatto. Comunque anche a me ha colpito il segretario, quando ha raccontato che Wojtyla era il suo professore all’Università, che le sue lezioni erano molto interessanti e che tra una lezione e l’altra si ritirava in cappella a pregare e vi rimaneva per un tempo interminabile.

Più avanti, in Piazza S. Pietro, riesco a raggiungere un gruppo di sacerdoti:

Qualcuno di voi mi può dire  cosa provate ad essere qui?

Io sono don Francesco, sono un sacerdote missionario in Israele e sono tornato a Roma apposta per questa giornata. Sono stato ordinato prete proprio nel 2000, da Papa Giovanni Paolo II. Non potevo non esserci. Lui è stato un grande esempio di fede per me. E  continua ad esserlo.

Lungo il braccio di Carlo Magno sono assiepati circa 2300 giornalisti provenienti da tutto il mondo per essere testimoni di questo evento tanto atteso. Molti, durante la cerimonia, all’annuncio della beatificazione di Wojtyla da parte di Papa Benedetto XVI, sono commossi e non lo nascondono. Ascoltano con attenzione le parole del cardinale Vicario Vallini, quando elenca le sue qualità che lo rendono santo di fronte alla chiesa tutta e vivono il momento con una tensione, che li rende contenti di essere lì, e non solo come mero impegno di lavoro.
Durante la cerimonia, un momento tutto particolare è stato comunque quando suor Marie Simon-Pierre, la religiosa francese miracolata da Wojtyla poche settimane dopo la morte, ha consegnato, prostrandosi davanti al Papa, l’ampolla contenente il sangue del beato, conservato come reliquia dalle suore dell’Ospedale Gemelli. L’accompagna la madre superiora che le suggerì di chiedere l’intercessione di Wojtyla.

Ha colpito anche il sorriso raggiante di Benedetto XVI, che a tratti si è anche commosso. Conoscendo ormai da tempo la sua tempra sicuramente molto composta, questo ha riempito i fedeli di gioia. Per 23 anni è sempre stato al fianco del beato. “Ci ha insegnato a non aver paura di dirci cristiani -ha detto- di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. Ci ha aiutato a non aver paura della verità, perché la verità è garanzia di libertà”.

 Mentre scrivo, ancora sono in fila, a S, Pietro, i fedeli che vogliono dare un saluto al Beato, prima che venga posto nella tomba a lui dedicata, sempre all’interno della Basilica. Nei prossimi giorni ancora continueranno i festeggiamenti con concerti ed mostre fotografiche.

Giovanni Paolo II va così ad aggiungersi, come beato voluto dal popolo, agli altri due beati tanto amati: Padre Pio e madre Teresa di Calcutta. Ancora abbiamo negli occhi le immagini, al suo funerale, di quando il popolo, quello stesso popolo che oggi non l’ha abbandonato, chiedeva a gran voce: “Santo subito, santo subito”.  E la volontà di quel popolo ha vinto ogni reticenza. Giovanni Paolo II è stato il primo ad essere dichiarato beato in soli sei anni, superando miracolosamente  tutta la macchina burocratica.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

2 Comments

  1. chiara
    3 maggio 2011

    E’ il papa della generazione passate presante e futura!
    Un bellissimo articolol!complimenti rosaria!!!

  2. GianPaolo
    6 maggio 2011

    Articolo emozionante! Non sono potuto andare di persona ma ho seguito la veglia al circo massimo in TV.
    Interessanti le interviste ai pellegrini..
    Complimenti per l’articolo perché trasmette il messaggio essenziale e il significato che ha
    questa Beatificazione per il mondo intero.

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