Bin Laden sepolto in mare: tensioni con mondo islamico

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di Valentino Salvatore

bin laden

Da quando il presidente americano Barack Obama ha dato l’annuncio della morte di Osama Bin Laden, sono molti quelli che si attendono le prove che dimostrino la morte effettiva dello sceicco saudita. L’operazione è stata condotta dalle squadre dei famigerati Navy Seals, in tutto un’ottantina di uomini ben armati e addestrati, che hanno fatto irruzione nel quartier generale del terrorista più ricercato al mondo ad Abbottabad, ad una settantina di chilometri dalla capitale pachistana Islamabad. Calati con quattro elicotteri, lo hanno infine ucciso. Sarebbe stata l’analisi del DNA a confermarne la morte. Intorno all’operazione, dal nome in codice ‘Geronimo’, trapela ben poco per ora.

Obama, nel dare l’annuncio davanti alle telecamere, ha assicurato che la sua non è una guerra “contro l’islam”, ma contro il terrorismo internazionale che usa come giustificazione la religione. Nonostante la premessa, un elemento rischia di incrinare la faticosa via della riconciliazione col mondo arabo e musulmano. Un particolare che potrebbe apparire trascurabile dal punto di vista occidentale, ma che già fa emergere la suscettibilità di quella cultura che sembra così distante e tradizionalista. Tutto ruota intorno al corpo di Osama Bin Laden. Quel corpo a lungo cercato, per anni braccato, visibile in maniera fugace solo nei filmati mentre promette vendetta e inneggia al terrore. Una volta ucciso, la salma dello sceicco sarebbe stata caricata in segreto su una portaerei statunitense. Quindi, rispettando il rituale funebre islamico con la recitazione di alcuni passi del Corano, sarebbe stato gettato in mare avvolto in un sudario e appesantito, per sparire sul fondo. In un punto imprecisato nel nord del Mare Arabico, per impedire che venisse recuperato e che diventasse magari oggetto di un vero e proprio culto. Il pericolo, fanno sapere fonti Usa, è che un’eventuale tomba sarebbe diventata meta di pellegrinaggi e luogo fortemente simbolico, quasi sacrale, per gli integralisti islamici di mezzo mondo. D’altra parte, nessun paese della zona voleva prendersi la responsabilità di ospitare il luogo di seppellimento di Osama Bin Laden. Nè il Pakistan, nè l’Arabia Saudita, paese d’origine della sua famiglia.

Secondo i precetti islamici, il corpo di un fedele deve essere inumato entro poche ore dal decesso, al massimo una giornata. La salma va lavata completamente un numero dispari di volte, come pratica di purificazione simile a quella che precede la preghiera. Il lavacro deve essere svolto da musulmani, possibilmente parenti. Quindi il corpo deve essere avvolto in un numero dispari (tre per gli uomini) di sudari bianchi. Segue la preghiera del salat al-janaza, che anticipa la traslazione verso il luogo di sepoltura. Cosa molto importante: il seppellimento non permette riesumazioni e nemmeno l’utilizzo della bara; non è neanche ammessa la cremazione. Il corpo va quindi inumato nella nuda terra, coricato sul fianco e con la testa in direzione de La Mecca.

 

Diversi esponenti islamici di tutto il mondo criticano la scelta degli Usa di liberarsi del corpo di Osama Bin Laden in maniera giudicata così poco rispettosa della dottrina. Ad esempio, la prestigiosa università egiziana di Al-Azhar, centro dell’islam sunnita, fa sapere che questo atto è da considerarsi contrario ai precetti islamici e che la salma di Bin Laden andava seppellita in terra. Opinione condivisa da altri dotti islamici ed ulema, come gli esponenti della grande moschea di Parigi e il presidente della sezione italiana della Lega musulmana mondiale Mario Scialoja, i quali snocciolano le modalità precise per il corretto funerale dei musulmani. Anche l’imam della moschea di Napoli, Yasin Gentile, si è detto dello stesso parere, sostenendo che la sepoltura in mare è ammessa solo “quando ci si trova su una nave” e “servirebbe troppo tempo” per portare il cadavere sulla terraferma. Come è chiaro, non è affatto il caso dello sceicco saudita. Ma John Brennan, consigliere per la sicurezza interna del presidente Obama, ha ribadito che l’esercito Usa dispone di persone “che hanno potuto assicurare” un funerale islamicamente corretto persino al terrorista. La sepoltura in mare sarebbe stata quindi “in quel momento” la cosa “più appropriata”, ha aggiunto Brennan. Nonostante le precisazioni dell’establishment statunitense, tali giustificazioni possono apparire irritanti non solo per gli estremisti islamici, i quali avranno buon gioco ad accusare di ‘blasfemia’ l’Occidente, ma anche un buon numero di sinceri fedeli, anche moderati.

 

Paradossalmente, il rischio che le modalità dell’operazione facciano apparire Bin Laden un martire aumenta con l’emergere dei particolari, come quello che il capo di al Qaeda sarebbe stato freddato mentre era disarmato. Anche se nelle ultime ore la Cia si è affrettata a specificare che è stata opposta resistenza all’arresto e questo avrebbe reso inevitabile l’uccisione. Il frettoloso scaricamento del suo corpo in mare, voluto per farlo sparire al più presto, potrebbe dunque rivelarsi un boomerang. Come l’altro particolare che ha suscitato clamore nelle ore successive all’operazione, la conferma che ad incastrare Bin Laden siano state le dichiarazioni estorte al prigioniero Khalid Sheikh Mohammed, una delle menti dell’11 settembre, utilizzando il waterboarding (o annegamento simulato) una delle tecniche più dure utilizzate negli interrogatori contro i presunti terroristi, considerata a tutti gli effetti una efferata forma di tortura, condannata di recente in una campagna da Amnesty International. Lo stesso Cameron ha espresso disapprovazione e ha definito la pratica ingiustificabile.

Nel frattempo tutto il mondo aspetta la diffusione di foto che testimonino inconfutabilmente la morte di Bin Laden. Il capo della Cia, Leon Panetta, durante un’intervista rilasciata alla Nbc, ha dichiarato che le foto non sono state ancora diffuse perché “atroci”, ma sebbene non sia stata ancora presa una decisione sull’opportunità di mostrarle esisterebbe la volontà di renderne pubblica almeno una al fine di mettere a tacere ogni dubbio sulla veridicità dell’operazione.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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