Dino Lacanfora ci racconta il suo sesto romanzo “Nostra Signora della Santa Morte”

a cura di
Lara Ferrara

In questa intervista per Italia Magazine Dino Lacanfora ci racconta “Signora della Santa Morte” (Edigrafema Casa Editrice), il suo sesto romanzo.
Con “Nostra Signora della Santa Morte” il Signor Lacanfora ha creato un romanzo enigmatico e limpido, i cui significati non si consumano in un’unica lettura ma rinascono di volta in volta con nuova attualità. Un romanzo che avvince e sgomenta, ipnotizza e provoca, un romanzo insieme luminoso e tenebroso, il cui nucleo è la passione e il mistero che ogni essere umano porta in sè. La vicenda tratta di realtà ma anche di magia, di un patto con la Santa Vergine ma anche col demonio, di una rapina a mano armata, di una tragedia d’amore e di un’impresa avventurosa svolta in tempi e in un villaggio immaginario situato nel cuore del deserto messicano, conclusa con la salvezza finale del protagonista, concessa da poteri celesti. La vicenda ha insomma i caratteri della leggenda e del mito, ma anche quelli della cronaca più nera.

@laraferrara: Signor Dino Lacanfora, la storia del romanzo si svolge in un villaggio di sua invenzione?

Signor Dino Lacanfora:Esatto. Il suo nome è Toro Bravo e si trova nella Zona del Silenzio in Messico, uno dei posti più misteriosi al mondo, insieme al Triangolo delle Bermuda. Il villaggio da me descritto è una sorta di falso paradiso che cela un inferno sotterraneo. Dietro ogni abitante del villaggio si nasconde infatti un criminale impunito. Con un realismo fantastico ho cercato di descrivere il quotidiano di queste persone ponendole poi oltre il limite, come se conducessi un esperimento psicologico. Questi personaggi si comportano apparentemente come abitualmente ci si dovrebbe comportare in una società ‘civile’, e il più

delle volte lo fanno in maniera quasi perfetta. Ma la loro vera condotta è invece caratterizzata da situazioni al limite tenute ben nascoste, fino a che il loro vero pensiero-desiderio-demoniaco si concretizza in azione.

Così il villaggio sembra quasi essere contaminato e nutrito da questa forza malefica e diventa pian piano una sorta di creatura vivente, un villaggio-demone, in grado di manipolare i suoi abitanti. Il suo demonio infatti finisce con l’insediarsi in questi uomini e li guida e li conduce ad atti dissennati. Immette in loro questa infezione, e nei cittadini il demonio perde ogni freno.

@laraferrara: Il protagonista del suo romanzo, Carlito Esquelito, compie una rapina a mano armata in una banca e poi si mette in fuga su un maggiolone rubato, questo per riuscire a realizzare un grande progetto con la refurtiva del colpo. C’è un legame tra il signor Lacanfora e Carlito?

Signor Dino Lacanfora:Carlito Esquelito, protagonista di questa storia, è un eroe molto importante per me, personalmente importante. Lui rispecchia in pieno una parte di me, così come molte persone, forse quelle più vicine a me nell’intimo, si rispecchiano in lui. Le persone a noi interiormente vicine credo che in qualche modo finiscano per diventare parte di noi stessi, della nostra crescita, del nostro sviluppo e della nostra vita spirituale. E comunque, ogni volta che nel romanzo dichiaro guerra a Carlito, è come se andassi contro me stesso così come sono o come non sono, sì, è come se mi trascinassi su un patibolo morale, facendo intraprendere a me stesso la medesima strada. Anche se, come ho già sottolineato, Carlito è solo in parte l’alter ego dell’autore e andrebbe visto soltanto come un momento di un destino spirituale.

@laraferrara: Il testo è anche un viaggio nell’immenso territorio dell’amore e del sesso. Cosa rappresenta la donna di Carlito nella storia?

Signor Dino Lacanfora:La donna del protagonista, Amanda Gaspàcio (una prostituta che lavora nel bordello del villaggio e che Carlito vuole portare via con sé) è essenziale per lui, perché sollecita in qualche modo quelli che sono i suoi sogni, eccita la sua carnalità, incanala il suo amore e gli conferisce un ruolo e una responsabilità. Nonostante il suo mestiere, questa donna affascina Carlito per quella sovrumana capacità di amare che è in grado di sopraffarlo, indipendentemente dal sesso. E’ soprattutto questa donna a far emergere in Carlito l’eroe folle pronto a tutto per realizzare il suo sogno.

@laraferrara: La figura di Nostra Signora della Santa Morte è forse legata all’immortalità dell’anima di questa fetta di umanità che lei racconta?

Signor Dino Lacanfora:Sì, ed è la questione che più mi sta a cuore e più mi tormenta: Dio e l’immortalità dell’anima. Quando i protagonisti del romanzo meditano su Dio pregando la Nostra Signora della Santa Morte, e il signor Lacanfora si unisce a loro in queste riflessioni, non si tratta di un astratto interesse teologico. E’ la questione della vita e della morte di tutti, del fine e del senso della vita e della morte di tutti. L’icona della Santa Morte, costantemente presente in tutto il romanzo, silenziosa, come un’ombra che veglia e protegge la sua piccola fetta di umanità, sembra voler porre ai suoi adepti un’eterna domanda: credere nell’immortalità personale, oppure credere nella morsa di un gelido orrore e sprofondare nelle sabbie mobili del male?

Devo ammettere che scrivendo ho cercato in questi uomini un punto di appoggio per il bene e non ne ho trovato uno che desse affidamento. Il Villaggio, creatura quasi infernale, finisce con il liberare questi uomini dalla loro coscienza religiosa per risvegliare inevitabilmente in loro la belva sviluppando in loro il puro gusto di fare il male:

nell’uomo di Nostra Signora della Santa Morte la conoscenza del bene e l’azione cattiva finiscono con il diventare simultanee. Tali sono i personaggi che in quest’opera potrebbero essere quasi il simbolo dell’umanità intera, impastata di bene e soprattutto di male, demoniaca e angelica insieme, destinata alla perdizione e alla salvezza, all’abiezione definitiva nel male e alla redenzione finale nella sofferenza.

@laraferrara: Lo stesso vale per il protagonista?

Signor Dino Lacanfora:Per quanto riguarda il protagonista di Nostra Signora della Santa Morte, egli semplicemente non sopporta la propria condizione umana. Carlito sceglie volontariamente di rapinare una banca per dimostrare a se stesso la propria libertà illimitata. Trasgredisce deliberatamente la legge per dimostrare a se stesso di essere al di là del bene e del male, decide deliberatamente di rischiare di uccidere o di essere a sua volta ucciso per dimostrare a se stesso di appartenere a quell’elettissimo numero di esseri eccezionali ai quali tutto è permesso. Ha un cuore grande ma ha lo spirito di un narcotrafficante che aspira a diventare un grande regista del cinema porno. La superbia è il suo peccato più grande. Eppure la personalità non è unitaria, ma divisa in due: da un lato c’è la personalità onesta e buona, in cui il suo io si riconosce o vorrebbe riconoscersi, dall’altro ci sono gli aspetti peggiori del proprio se stesso, che egli tende a non riconoscere in sé. La lotta fra il bene e il male nel suo cuore sembra interminabile.

@laraferrara: Il romanzo si conclude con un lieto fine?

Signor Dino Lacanfora:L’itinerario spirituale del Villaggio, inteso come creatura intelligente e autonoma, culmina nella distruzione, più precisamente nella distruzione degli altri e di sé: un terremoto. Questo destino è implicito nel carattere demoniaco della sua forza; ma è contenuto soprattutto

nelle diverse personalità dei suoi abitanti. Quasi tutti gli abitanti, pur nelle loro grandi differenze che li dividono, sono i prototipi dei diavoli, cioè dei distruttori, di coloro in cui il male prende la forma della distruzione. Così questi abitanti-demoni prendono la figura della Creatura-villaggio, una sorta di demone i cui organi, le cui vene, la muscolatura, sono i suoi edifici, le sue strade, il suo terreno. Il villaggio diviene così il grande spirito, lo spirito intelligente e terribile, lo spirito dell’autodistruzione e del non essere. Si assiste in tal modo alla forza del male che in tutta la sua potenza di negazione vuole prendere possesso della personalità dei suoi abitanti e portarli alla completa dissoluzione.

Quando il romanzo arriva al suo culmine sembra di assistere all’Apocalisse: altari scoperti, assassini, suicidi, uccisioni, il villaggio in fiamme, edifici sbriciolati al suolo, la folla in tumulto, un isterismo generale, infernale. Una giustizia divina, istigata proprio dall’azione di quei demoni, fa crollare tutto. Insomma, se il destino del male è costituzionalmente l’autodistruzione e la morte, questo stesso destino del male preparerà l’avvento del bene. Alla fine del romanzo quello che era il male si capovolgerà in bene, la morte diverrà vita, il negativo prenderà i sublimi colori del positivo, la distruzione si muterà miracolosamente in costruzione.

@laraferrara: Prendendo il libro tra le mani si ha la sensazione di toccare, guardare, annusare quella che si potrebbe definire una sorta di opera d’arte…

Signor Dino Lacanfora:In effetti è proprio così, l’oggetto libro che abbiamo voluto ottenere è una vera e propria opera d’arte. Questo grazie al lavoro di tre artisti geniali. In copertina c’è una scultura che l’artista Pamela Ranyaart
ha realizzato appositamente per il romanzo, sulla quarta di copertina un’opera di Silvio Giordano, e all’interno un’illustrazione di Riccardo Puntillo.

@laraferrara: Una combinazione di sinergie a dir poco esplosiva, direi.

Scheda tecnica:

Autore: Dino Lacanfora

Titolo dell’’opera: Nostra Signora della Santa Morte

Sinossi romanzo:

Biografia di Dino Lacanfora: Dino Lacanfora (Bernalda, 1976). Nella sua eclettica carriera ha fatto il cantante in un gruppo rock, lavorato come compositore, videomaker, sceneggiatore e producer. È autore di sei romanzi: Gino Bino Brillo (2008), Le filastorpie (2009), Frankenstein Revolver (2010), La fata in calzamaglia (2011), Sex & Petrol & Rock’n’Roll (2017) Nostra Signora della Santa Morte (2018).

Signora della Santa Morte

Descrizione

È la storia di una rapina a mano armata a opera di Carlito Esquelito, che la mattina del 17 agosto irrompe nel banco di Santa Fedra del Pesos per poi fuggire a bordo di un maggiolino rubato. Il tutto avviene a Toro Bravo, piccolo villaggio messicano. La notizia si diffonde nella sala da barba di Mister Razor, passando di bocca in bocca. Intanto Carlito smarrisce il bottino e corre come un folle per le strade di Toro Bravo alla guida della Volswagen Vocho color giallo banana nel tentativo di ritrovarlo. L’idea della rapina gli era venuta perché cercava in tal modo di conquistare la sua amata Amanda per poi fuggire con lei su un’isola deserta. La ricerca della refurtiva diventa una vera e propria avventura, una sorta di bibbia del pulp, tra sniffate di coca e musica ska punk sovietica sparata a tutto volume. L’evento entra in qualche modo nelle vite dei trentuno protagonisti, cui Lacanfora dedica un capitolo ciascuno. E che può esser letto anche come racconto a sé stante, dove l’assurdo fa da contraltare a un crudo iperrealismo, raccontato con grande ironia… Il villaggio, in cui tutto si volge, è un posto dove non esiste innocenza possibile, e dove è sempre in agguato il male

Link dei book trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=r3_kcrP6YJo&t=19s
https://www.youtube.com/watch?v=XaOoxiUxGKw&t=25s

Dino Lacanfora




“DENTRO L’OSCURITA'” , l’ultimo lavoro di Loredana Berardi,

di Lara Ferrara

Loredana Berardi

Una storia molto forte che narra della vita dell’autrice. Cresciuta tra l’istituto minorile di Torino “Ferrante Aporti” ed il super carcere di massima sicurezza di Novara perché il padre comandava il corpo di Polizia Penitenziaria (spesso sotto scorta a causa delle continue minacce da parte dei carcerati più pericolosi).
Siamo negli anni ’80, anni di piombo macchiati dal terrorismo delle Brigate Rosse. L’arrivo di Vallanzasca, le rivolte, gli spari.
La storia si articola con diversi colpi di scena per l’autrice stessa;la depressione, gli attacchi di panico,il passaggio dalla bulimia all’autolesionismo, per poi scoprire di essere stata anche adottata…

Una storia psicologicamente devastante già raccontata “in parte” per la rivista “Confidenze” e per il
programma di Radio Rai2 ,“Pascal”.
Vi consigliamo la lettura di questo libro che alla fine vuole trasmettere un messaggio di grande speranza e di possibile rinascita dopo ogni dramma della vita.




La macabra eleganza delle figure di Takato Yamamoto

Metti

Takato Yamamoto eccentrico artista giapponese che ripropone in chiave moderna una tecnica artistica chiamata Ukiyo-e. In voga soprattutto dalla metà dell’800 fino agli inizi del 900, questa tecnica veniva usata per la produzione delle più comuni stampe giapponesi su legno.

Le sue visioni si disegnano in figure androgine dalla sessualità incerta che fluttuano in uno stato di perenne contemplazione ,ma potremmo anche dire di accidia, mentre attorno a loro si sviluppa un intricato spazio.
Figure disturbanti che si snodano in un sapiente mix di influenze artistiche e tecniche tradizionali, di manga e di sadismo declinato nelle forme più diverse.
All’epoca queste stampe raffiguravano per lo più scene di vita quotidiana, le attività lavorative e ricreative, quindi contadini e cortigiane, nonchè paesaggi.
Yamamoto le riscopre dandogli però una valenza molto più decadente, macabra ed erotica. I suoi soggetti sono tipicamente ragazzi efebi, delicati e apatici, immersi in un mondo surreale tra il sogno e l’incubo, dove si svela la presenza esplicita di mutilazioni, bondage e sesso.
E’ disarmante come tutto ciò sia rappresentato con delicatezza e quiete, caratterizzate da una calma arrendevole. I suoi soggetti grotteschi si posano su ambienti dove fiori, stoffe, farfalle e corpi mutilati diventano parte di un intreccio decorativo dall’impatto elegante.




Latte dell’Anima è il nuovo libro di Francesco Boer

Una madre allatta suo figlio. Un gesto d’amore quotidiano, che segna i primi passi della vita con la dolcezza dell’amore. Una scena comune, familiare in tutti i sensi della parola. Eppure pochi sospettano che l’allattamento sia anche un simbolo che trascende l’ambito umano, incarnando misteri che coinvolgono il cielo e la terra…

Latte dell’Anima è il nuovo libro di Francesco Boer, ricercatore di simboli di Selz (GO): un tuffo nella storia, nell’arte e nell’esoterismo, per riscoprire la meravigliosa simbologia sacra legata all’allattamento.

Già nella preistoria incontriamo le prime “Veneri” che allattano. Statuine di donne procaci, che mettono in evidenza il seno o che sorreggono un bimbo, portandolo vicino alla fonte del nutrimento materno. Senza una testimonianza scritta è difficile interpretare in maniera puntuale il significato collegato a queste raffigurazioni: si tratta dell’immagine di una dea, o è una sorta di amuleto per propiziare un’abbondante montata lattea? Una cosa, c’è da dire, non esclude l’altra. E’ innegabile, ad ogni modo, che già in tempi preistorici l’allattamento abbia colpito l’immaginazione umana, tanto da spingere ignoti artigiani a immortalarne la scena in un oggetto di importanza sacrale.

Se c’è qualcosa di archetipico che accomuna le diverse cultura umana, senza dubbio va cercata in quei misteri comuni a tutti gli uomini, come la nascita, la morte, l’amore. Così passano i secoli, cambiano le civiltà e sorgono nuovi regni, ma la simbologia del latte rimane importante.

Ritroviamo dunque il simbolo dell’allattamento anche nell’Antico Egitto, nella figura di Iside che allatta Horus. In Grecia il piccolo Ercole succhia con uno stratagemma il latte di Era, diventando così immortale; le gocce che caddero dal seno della dea diedero origine alla Via Lattea. In India al contrario abbiamo il racconto di Yasoda che allatta Krishna, stupenda figura di una madre umana che adotta un dio: quasi un parallelo del mistero dell’incarnazione cristiana. Anche nell’arte cristiana, infatti, è diffusissima l’immagine di Maria che allatta il Gesù Bambino: splendida sintesi poetica, che intreccia le linee della teologia più elevata alla sostanza di un amore semplice e naturale.

E’ nell’alchimia rinascimentale, tuttavia, che il latte materno mostra appieno la sua dimensione cosmica: qui diventa appunto latte dell’Anima, simbolo di quella quintessenza con cui l’Anima Mundi nutre la creazione. L’Eternità si riversa nella Natura, e questa grande madre sfama le sue creature,

come una sorgente che si dona in continuazione senza esaurirsi mai. Una catena d’oro che lega il cielo e la terra, l’eternità e il tempo, in un rapporto di reciproco amore.

Per illustrare i misteri dell’allattamento, Boer sceglie di lasciar parlare le immagini. Sessanta figure scelte fra reperti archeologici, statue, affreschi, quadri e miniature di antichi manoscritti. Ogni immagine diventa la via d’accesso ad una particolare sfaccettatura di significato, a cui l’autore ci guida con parole semplici ma precise. Come le tessere di un puzzle, i singoli capitoli si legano l’un l’altro andando a formare l’immagine di un simbolo complesso eppure allo stesso tempo vicino a noi tutti.

Siamo abituati a pensare che il corpo sia del tutto contrario e distante dal sacro, come se fossero due poli opposti dell’essere. La storia simbolica dell’allattamento ci dimostra invece che questo dono materno racchiude una sacralità antica, al tempo stesso terrena e celeste, una benedizione che avvolge il cosmo intero eppure arriva fino alla bocca di ogni singola vita.

@italiamagazine vi consiglia una buona lettura.

“La Vergine Sofia nutre l’immagine divina col latte dei suoi seni. La donna è un simbolo della totalità, una personificazione del creato, il cosmo manifestato nella sua interezza. Il Filius Noster è il riflesso del Dio creatore all’interno della sua stessa creazione: figlio di sua madre. È il latte a nutrirlo, la quintessenza dell’universo, la luce della Natura.”
(Dal libro “Latte dell’Anima”, di Francesco Boer – studio sulla simbologia archetipica dell’allattamento. Lo potete ordinare in libreria, oppure acquistarlo online in tutti i siti principali – http://bit.ly/latteanima – http://bit.ly/lattedellanima)

Francesco Boer

info:
Latte dell’Anima

112 pagine – colori

ISBN: 978-8829502929

https://www.amazon.it/Latte-dellanima-France




Le Violon d’Ingres in mostra a Roma a Villa Medici dal 1° novembre 2018 a 13 gennaio 2019.

Mostra d’eccezione sulle pratiche trasversali e radicali delle personalità più geniali di tutti i tempi. Grazie alla direttrice Muriel Mayette-Holtz, e alla cura di Chiara Parisi, Le Violon d’Ingres ha preso forma attraverso un dialogo costante con l’artista Christian Boltanski.

Un’esposizione eccezionale sulle passioni dei geni indiscussi. L’esposizione ruota attorno la figura di Victor Hugo con una rigorosa e affascinante selezione di disegni che hanno influenzato in maniera importante molti artisti contemporanei – l’esposizione presenta inoltre una selezione di passioni « sconosciute » di grandi personalità come Guillaume Apollinaire, Antonin Artaud, Samuel Beckett, Federico Fellini, Jean Genet, Franz Kafka, Pierre Klossowski, Carlo Levi, Louise Michel, Pier Paolo Pasolini, Arnold Schönberg, con la presenza dei contemporanei Etel Adnan, Chantal Akerman, Pierre Guyotat, Abbas Kiarostami, David Lynch, Patti Smith e Robert Wilson.
Rappresentato attraverso il suo celebre violino, la presenza di Ingres- premio di Roma e direttore della Villa Medici dal 1835 al 1841 è una delle più straordinarie, per un artista che non hai mai fatto alcuna distinzione tra la sua passione per il violino e la pittura.
Resa concreta dal suo celebre violino, la presenza di Jean-Auguste-Dominique Ingres – Prix de Rome e direttore di Villa Medici dal 1835 al 1841 – è una delle più eccezionali all’interno della mostra: un artista che non ha mai subordinato la sua passione musicale a quella per la pittura. Dentro il cuore pulsante di Villa Medici, Le Violon d’Ingres si sviluppa attraverso delle opere d’arte di diversa natura : installazione, pittura, disegno, arazzi, immagini in movimento….questa esposizione si articola in una deambulazione attraverso delle personalità che hanno lasciato una traccia profonda nella nostra visione del mondo.

Da non perdere.

Orari di apertura della mostra: da martedì a domenica, chiuso il lunedì, dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30).

Biglietto doppio per la mostra e visita guidata dei giardini e Villa Medici: 12 € (intero) / € 6 (prezzo ridotto*).

* Biglietto ridotto: giovani sotto i 25 anni, persone sopra i 60 anni, disoccupati (dietro presentazione di un documento), insegnanti di storia dell’arte, pensionanti e membri di altre accademie e istituti stranieri a Roma, titolari di una carta studente, Roma Pass, Metrobus, Carta più Feltrinelli, Bibliocard, FAI, Romaeuropa o Opera Card.

Biglietto solo per la mostra: 6 €; accesso gratuito per persone sotto i 18 anni.




Carlo Crescitelli – L’Antiviaggiatore Irpino sbarca al Macro di Roma all’interno del festival Virtus

L

di Lara Ferrara

Carlo Crescitelli sbarca a Virtus, alla ricerca del filo logico che lega le esistenze ed i luoghi reali, alla odierna e sempre più “asettica” realtà virtuale.
Lo farà raccontandoci e raccontandosi attraverso il suo ultimo libro “SETTANTA REVISITED – Guida sballata e verbosa per l’anziano rincattivito di questi anni millennovecentoduemili” stimolato da un fastidioso pop-up che lo obbligherà ad entrare in connessione con il virtuale, chiamato Virtus per l’appunto.

Il suo viaggio partirà la mattina del nove ottobre alle dieci durante la conferenza stampa che si terrà al Macro Asilo di via Nizza, per poi concludersi (o forse iniziare, ripartire) durante la presentazione al Macro-Mattatoio, la pelada.

Internet oramai ci accompagna da oltre venticinque anni è tempo di valutazioni.

La scelta di Carlo di presentare il proprio lavoro al Festival Nuvola Creativa – VIRTUS è stata dettata dal fatto che all’interno di un evento di arte contemporanea, quindi attraverso la visione dell’arte,sia più facile far riflette sul significato che ha assunto oggi la rete sulle nostre vite e su come comunichiamo.

Carlo Crescitelli vive ed opera ad Avellino, come autore spazia dall’ambito letterario a quello saggistico e artistico. Debutta nel 1990 con il saggio storico-politico La rivoluzione khomeinista iraniana (Nuovo Meridionalismo Edizioni) e in parallelo – con lo pseudonimo Massimiliano Conte – con il manuale di galateo manageriale per neolaureati Egregio Dottore (Firenze Libri). Tra il 2010 e il 2011 pubblica la sequenza di quattro uscite per IlMioLibro: i due fortunati diari di viaggio L’antiviaggiatore e Come farai a fuggire da te stesso… se lui continua a correrti dietro?!?, il thriller di fantapolitica The Shadoor, il demenziale vademecum (pubblicato ancora sotto le spoglie dell’alter ego Massimiliano Conte) Delinquenti: terapia e prevenzione. Perfezionato in un ulteriore quinquennio di riflessione e di pubblica pausa, Settanta Revisited rappresenta invece oggi la sua nuova riconciliazione con il mondo dell’editoria, determinatasi con l’avvio del rapporto con Il Terebinto Edizioni.

Quindi vi apettiamo al Macro per dare vita ad una nuova avventura, tra il reale ed il virtuale.

Tutte le informazioni su Virtus:

VIRTUS

La connessione tra reale e virtuale Sembra solo ieri ma internet ci accompagna da oltre venticinque anni. È tempo di valutazioni, dunque, e Neworld propone, per il Festival Nuvola Creativa, VIRTUS, un evento di arte contemporanea che, attraverso la visione dell’arte, riflette sul significato che ha assunto oggi la rete sulle nostre vite e su l’arte. Inoltre, tramite il rapporto reale e virtuale, verrà trattato il tema che più appassiona in questo periodo, il fenomeno dei selfie e di come esso può incidere sull’arte contemporanea. Interverranno artisti e teorici della comunicazione.

Anno dopo anno Nuvola Creativa si arricchisce di nuove tematiche, per contribuire a rendere sempre più viva l’azione dell’arte nella vita culturale di Roma.

MOSTRE

Sette stanze dedicate a sette artisti guest

Marco Billeri, Juna Cappilli, Antonella Catini, Alexander Luigi Di Meglio, Sebastiano Longo, Loredana Raciti, Anna Tonelli.

Museo temporaneo delle arti con scadenza sul fondo

Artisti: Salvatore Alessi, Luigi Ambrosetti, Rosella Barretta, Michele Baruffetti, Mariagrazia Borhy, Antonella Bosio, Antonietta Campilongo, Isabel Carafì, Stefania Casadei, Marco Cavalieri, Antonio Ceccarelli, Federica Cecchi, Vincenza Costantini, Simona Cristofari, Stefania Di Filippo, Paola de Santis, Silvano Debernardi, Schirin Fatemi, Daniela Foschi, Ignazio Fresu, Alessandro Fronterrè, Tiziana Giammetta, Letizia Girolami, Valentina Lo Faro, Marco Loddo, Fabrizio Loiacono, Renata Maccaro, Maria Carla Mancinelli, Nilde Mastrosimone, Tina Milazzo, Adriano Necci, Vittorio Pavoncello, Maurizio Perissinotto, Flaviana Pesce, Adriana Pignataro, Eugenio Rattà, Consuelo Rodriguez, Gerardo Rosato, Stefania Scala, Giovanna Silvestri, Renata Solimini, Vincenza Spiridione, Stella Tasca, Flora Torrisi, Jack Tuand, Angela Valentini, Valter Vari, Lisa Yachia, Grace Zanotto.

VIDEO

The Family Portrait di Daniela de Paulis

Accelerator di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico

Third Eye Flying di Maria Korporal – Musiche: “The Geometry of Time” di Michael J. Stewart – Sceneggiatura originale: Maria Korporal.

Tending to infinity di Meri Tancredi

Pioggia a pois – Cortometraggio Sceneggiatura originale: Alessio Angelico e Massimo Ivan Falsetta – Attori protagonisti: Andrea De Bruyn, Silvio Laviano, Fabrizio Monaldi e Gianpiero Cognoli – – Regia di Massimo Ivan Falsetta

AUDIOGRAMMA

Una donna virtuale – Audiogramma per voce di sintesi regia di Vittorio Pavoncello.

MUSICA

Performance Sperimentazioni musicali tra acustico ed elettronico di Freddie Cobra – Ludovico Franco – Trumpet, Fx and synths Luca Zadra.

Mauro Tiberi e gruppo vocale Kairos – Menades – Mauro Tiberi direzione, basso elettrico e voce, Gianluca Bacconi drum machine, sampler e sinth analogico, Voci del gruppo vocale Kairos.

THE SCOOP JAZZ BAND Musicisti: Romano Petruzzi, Sebastiano Forti, Stefano Abitante, Antonio Troise, Antonello Mango, Guido Cascone, Dino Pesole, Stefano Sofi, Donatella Cambuli, Massimo Leoni Responsabile di produzione: Dino Pesole – Genere Musicale: Jazz / Blues / Swing.

PERFORMANCE

Artisti Innocenti – IMMERSIVA

Compagnia Butterfly – Farfalle senza tempo

Letizia Girolami – Iris virtuali virtuose

Giulia Mattera – Vertigo

Barbara Lalle e Marco Marassi – You are connected now. Installazione artistica in collaborazione con Alessandro Arrigo a cura di Roberta Melasecca_Interno 14 next.

Togaci e Antonio Caputo – Sleeping Sickness

READING

Carlo Crescitelli – “SETTANTA REVISITED / guida sballata e verbosa per l’anziano rincattivito di questi anni millennovecentoduemili”. Relatore: Lara Ferrara.

LABORATORI

Chirale – ROBOTICA

La Bottega Fantastica!

INFO

Festival

12 /14 ottobre 2018 ore 17 – 23

Opening: venerdì 12 ottobre ore 17.00

MATTATOIO Testaccio – Galleria delle Vasche de La Pelanda

Piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma – www.mattatoioroma.it

Conferenza stampa

9 ottobre 2018 ore 10 -13

MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Via Nizza 138 Roma

Progetto: Associazione Neworld

Organizzazione: Associazione Neworld – ecologia e sociale – NWart

Direzione artistica a cura di: Antonietta Campilongo

Testi: Collettivo Neworld

Patrocinio: Assessorato Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi

Servizi fotografici: Giulia Fontana

Neworld – Nwart
www.antoniettacampilongo.it

anto.camp@fastwebnet.it

arte@antoniettacampilongo.it

t. 339 4394399




Goliarda Sapienza – L’ arte della gioia

di Lara Ferrara

Questa è la storia di un libro che giaceva da più di vent’anni abbandonato in una cassapanca e dopo essere stato rifiutato dai principali editori italiani,venne stampato in pochi esemplari di stampa, per dirla in gergo letterario.

Soltanto quando uscì all’estero (Francia, Germania e Spagna ) ricevette il giusto riconoscimento.

Goliarda Sapienza era senza dubbio un tipo di donna che incuteva negli altri desiderio di autenticità. E ancora oggi lo fa: attraverso la sua opera letteraria.

Leggere opere come L’arte della gioia (Einaudi), Lettera aperta (Sellerio), Il filo di mezzogiorno (Baldini&Castoldi), L’università di Rebibbia (Rizzoli) e alcune poesie ed opere teatrali rimaste ancora inedite può risultare irritante. Tale è l’insistente e spietato svelamento delle contraddizioni e imperfezioni della «bugia-realtà», in un andirivieni stilistico volutamente incompiuto che punta dritto all’animo di chi legge.

Nata a Catania il 10 maggio 1924. Figlia della nota sindacalista lombarda Maria Giudice (1880-1953) e Giuseppe Sapienza (1880-1949), un avvocato socialista.

Il nome ricevuto dal fratello morto tre anni prima della sua nascita è solo uno dei “pesi” dell’infanzia di Goliarda, segnata dalla morte di altri tre fratellastri, poco più che adolescenti e dalla sempre maggiore sofferenza e instabilità mentale della madre.

«Una narratrice siciliana meravigliosa,una vera rivelazione», magnifico, magico, commovente: un capolavoro! Un romanzo impostosi con il passaparola, forse un altro Gattopardo»…
Con queste parole la stampa d’oltralpe accolse la pubblicazione del libro in Francia, facendone un vero caso editoriale. In quasi ogni recensione veniva provocatoriamente sottolineata l’incapacità dell’Italia di riconoscere e valorizzare i capolavori che ha in casa.

Nel romanzo, tutto ruota intorno alla figura di Modesta: una donna vitale e scomoda, potentemente immorale secondo la morale comune. Una donna siciliana, una «carusa tosta» in cui si fondono carnalità e intelletto, che attraversa bufere storiche e tempeste sentimentali protetta da un infallibile talismano interiore: «l’arte della gioia».
Modesta nasce il primo gennaio del 1900 in una casa povera, in una terra ancora piú povera. Ma fin dall’inizio è consapevole, con il corpo e con la mente, di essere destinata a una vita che va ben oltre i confini del suo villaggio e della sua condizione. Ancora ragazzina è mandata in un convento e da lí, alla morte della madre superiora che la proteggeva, in un palazzo di nobili. Qui, il suo enorme talento e la sua intelligenza machiavellica le permettono di controllare i cordoni della borsa di casa, e di convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. Tutto ciò senza mai smettere di sedurre uomini e donne di ogni tipo. Amica generosa, madre affettuosa, amante sensuale: Modesta è una donna capace di scombinare ogni regola del gioco pur di godere del vero piacere. Sfidando la cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva in cui vive, Modesta attraversa la storia del Novecento con quella forza che distingue ogni grande personaggio della letteratura universale.

«Il tempo lavorerà a favore dei libri di Goliarda Sapienza. E questo non è un augurio: è una convinzione».
(Cesare Garboli, Goliarda Sapienza, l’arte di una vita)

«Un libro così non si scrive per correggere la propria vita, quanto per allargarla».
(Domenico Scarpa, Postfazione all’Arte della gioia)

«Lo sguardo di una narratrice meravigliosa nei suoi slanci ora razionali ora passionali, la rivelazione di un temperamento di scrittrice senza pari».
(René de Ceccatty, «Le Monde Des Livres»)

«Chi l’ha letto ne rimane segnato, chi l’ha letto dice che questo libro insegna a desiderare».
(Manuela Vigorita, Se l’arte della gioia diventa libertà)




Donne tra Mythos e storia

“Donne tra Mythos e storia”

Dal 8 settembre al 9 settembre la cittadina di Bracciano si colora di rosa.
Due giorni molto interessanti dedicati all’arte al femminile.

La manifestazione si aprirà sabato 8 settembre alle ore 18.00 con una conferenza sulla “Storia di Ipazia” tenuta dal professor Stelio W. Venceslai , noto scrittore storico e saggista , in omaggio a questa donna dell’antichità che fu la direttrice della biblioteca di Alessandria d’Egitto e che fu barbaramente trucidata.

Alle 19.00 si inaugura la mostra di pittura che da il nome a tutta la manifestazione “Donne tra Mythos e storia “ a cura dell’artista Margherita Rosito. Si tratta di una mostra retrospettiva che evidenzia in più di 40 opere l’evoluzione del suo percorso creativo e che , in riferimento al tema portante della donna, culmina in 15 opere dedicate a speciali personaggi femminili che si collocano appunto tra mito e storia.

Alle 20.30 concluderà la serata un concerto jazz tenuto dai “Jazz Lab” con una degustazione di vini a cura dell’Associazione sommelier F.I.S.A.R. di Manziana.
Il 9 settembre alle 19.00, sempre nel cortile del Chiostro, vi sarà la presentazione del libro “Sigillo di spine “ dello scrittore e giornalista Maurizio Gregorini, premio personalità europea 2002. L’attrice Vincenza Fava reciterà alcune poesie dell’artista, con sottofondo musicale di accompagnamento eseguito dal maestro Massimo Paffi.




Quando una scarpa si anima magicamente è una “Isabel Q”.

Un brand nostrano che nasce dalla creatività della designer Isabella Tancredi De Acutis.

Fashion designer che vanta importanti collaborazioni con AltaRoma e Stefano Dominella,Maison Gattinoni, che ha deciso di creare una sua linea, un suo marchio: Isabel Q Fashion Shoes,dove “Q” è l’abbreviazione di Queen (Regina), perché è così che si sentono le donne che indossano le creazioni di Isabella.

Oltre ad un corpo le IsabelQ danno un’anima alle scarpe, una passione per l’eleganza ed il buon gusto,la giocosità degli accessori intercambiabili che permettono a chi possiede una
creazione IsabelQ di personalizzare e rendere unico ogni pezzo.

Questa è IsabelQ:

” Traggo l’ispirazione da tutto ciò che mi circonda,le forme della natura, gli oggetti domestici, le emozioni.
La mia è una ricerca che mi permettere di passare da uno stile romantico e classic chic ad uno più accattivante, sexy con l’uso di vari materiali come camoscio, raso o velluto, fiocchi e soprattutto di decorazioni fatte a mano, borchie e inserti di metallo.Mi piace rendere le mie creazioni incantesimi da calzare.”

Originale e fuori dagli standard comuni, la donna che calza le Isabel Q è unica, fuori dagli schemi, ma sempre chic e trendy, con una nota magica.

Insomma una donna che ama indossare i tacchi non solo nelle occasioni speciali ma tutti i giorni, in ufficio, mentre fa spesa al mercato, con i jeans… É perché no? Mentre fa Yoga!
Stay tuned.

IsabelQ è su Facebook (Isabel Q Fashion Shoes); Instagram: isabelq.fashionshoes. Isabella effettua vendita su appuntamento (isabelladeacutis@libero.it) nel suo Showroom a Roma in zona Vaticano (per fine settembre è prevista l’apertura di un corner vicino Piazza di Spagna).





EZIO GUAITAMACCHI IL SUO ULTIMO LIBRO “ATLANTE ROCK Viaggio nei luoghi della musica”

 

 ATLANTE ROCK – Viaggio nei luoghi della musica

Pubblicato nell’autunno del 2016, accolto positivamente da critica e pubblico e di prossima edizione in Spagna e Francia, l’ultimo libro di Ezio Guaitamacchi “ATLANTE ROCK – Viaggio nei luoghi della musica” (Hoepli) é sbarcato anche in California accolto da grandi nomi, come Car Gottlieb, giornalista, scrittore, sceneggiatore di Steven Spielberg e co-autore della biografia ufficiale di David Crosby e lo storico del rock californiano Joel Selvin  che ha presentato Ezio Guaitamacchi al pubblico americano.

Un libro carico di racconti, suoni e visioni, incorniciate in una scrittura densa di significato dove Ezio dirige e compone le avventure vissute, anche in primo piano, che hanno fatto la storia della musica.

Non mi rimane che consigliarvi questa lettura, come consigliarvi di partire per un viaggio nel tempo… Anzi a tempo di musica.

Lara Ferrara