I Club Dogo a tutto Rap a Rock City

foto e testi: Irene Fittipaldi

L’attesa e’ valsa lo spettacolo del gruppo hardcore rap – giovedi  23 giugno a ROCK CITY ROMA Parco degli acquedotti.
Ill primo a prendere posto nella sua postazione da beatmaker  è Don Joe a seguire con intercambiabilita ‘del posto Gue’ e Jake, inevitabile patecipazione di un pubblico molto giovane al dila’ e sotto le transenne.
Il gruppo si e’ rivelato ancora quello di “CHE BELLO ESSERE NOI” confermando di rimanere nella “rosa dei migliori”nel panorama musicale.
I pezzi presentati confermano nuovamente la personalita’ dei tre artisti e il loro linguaggio musicale.
IL RAGAZZO D’ORO album pubblicato da Gue’ Pequeno (alla cui realizzazione hanno partecipato artisti Hip Hop, Rap e Underground Italiani) ricalca ancora gli argomenti e le tematiche da loro preferite:politica, droghe, rapporti interpersonali.

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Alessandro Gatta: non comprate i miei libri!

Di Stefania Taruffi

Ci sono personaggi pubblici così poliedrici che ci viene il desiderio di conoscerne la storia. Soprattutto quando in quello che fanno, ci mettono tanta passione e originalità; quando rompono gli schemi e cercano di entrare nel vivo delle problematiche esistenziali. Quando il filo conduttore della loro vita è la musica, da sempre un veicolo che porta all’anima.

Alessandro Gatta

Alessandro Gatta è un giornalista televisivo che collabora da più di 20 anni con la Rai, realizzando interviste esclusive a personaggi di spicco del mondo della musica e dello spettacolo: Madonna, Michael Jackson, Vasco Rossi, Patty Bravo, Britney Spears, Loredana Bertè, Mia Martini, Anna Oxa, Gina Lollobrigida, Sophia Loren e tantissimi altri.  Segue una modalità d’intervista rapida, intelligente, molto informale, che cerca di tirare fuori la vera anima del personaggio intervistato, cercando di evidenziarne gli aspetti meno conosciuti. Ha condotto programmi radiofonici e ha collaborato con i più importanti programmi di Rai 1: da Fantastico al Festival di Sanremo, che segue dal 1996. Dal 2002 è inviato de La vita in diretta e dal 2005 anche di Festa Italiana, dove si occupa sempre di musica e segue da vicino le vicende di vita e artistiche dei più importanti cantanti italiani. Tra le sue pubblicazioni c’è la biografia illustrata di Renato Zero che è, a oggi, la prima sul mercato e la più venduta.

La carriera professionale di Alessandro Gatta parte da quando era bambino, a dodici anni. A introdurlo nel campo dello spettacolo fu il padre, che dalla campagna laziale lo portava nella capitale per fare provini di ogni tipo: Rai, teatro, spettacoli.“Mio padre ai provini mi suggeriva di dire di sì a tutto, che sapevo ballare, cantare, recitare. Io dicevo di sì e mi prendevano sempre. Poi ho imparato davvero a fare tutto”. E’ stato un bambino ‘lavoratore’, sostenuto dalla forte figura paterna che lo seguiva dappertutto. “La sensibilità per la musica l’ho presa proprio da mio padre, che però, purtroppo, è morto prematuramente quando avevo 18 anni. La sua morte mi ha segnato molto. Era per me un riferimento importante, una ‘guida’. Era molto sensibile alla musica è lui che mi ha fatto conoscere questo meraviglioso mondo e mi ha trasmesso questa particolare sensibilità”.

Il lavoro minorile non è ben visto dai tradizionalisti, specie nel mondo dello spettacolo, ma nel caso di Alessandro, è stata un’importante scuola di vita, e lo sottolinea. Come ha ricordato ai giovani presenti alla presentazione del libro di Bette Davis, di cui era relatore: ”La grinta, l’azione portano sempre a dei buoni risultati. Non dovete cadere nel vittimismo, ma reagire. Agire”. E’ un uomo che non ha preso scorciatoie nella sua vita, che non ama i compromessi, che crede nel valore della comunicazione, quale mezzo per promuovere sentimenti e valori, che ama andare ‘oltre’, spingendosi oltre i limiti dell’esplorazione umana, come nel suo ultimo libro “Schiavi per non morire- le dipendenze nel mondo del jet-set”.

"Schiavi per non morire"

In questo libro Alessandro ha reso pubbliche una serie d’interviste esclusive fatte ai più grandi personaggi del mondo della musica, dello spettacolo, dello sport, protagonisti del gossip mondiale. Sono in incognito, anche se talune identità trapelano involontariamente a causa di una certa familiarità che il pubblico ha con la loro vita grazie ad un uso-abuso del tam tam mediatico. Gli artisti raccontano la loro esperienza di schiavitù dalla droga, dal sesso, dall’alcool e dall’ossessione dei sentimenti. Il mondo narrato è quello lucente dello spettacolo, un mondo che attrae, affascina chi non lo vive da dentro ma che può nascondere insidie pesanti per chi non ha la scorza dura, utile a porre dei confini difensivi tra la sacralità dell’essere e il dover apparire nelle formule che bucano lo schermo. Le dipendenze devastano la vita di chi ne è vittima e anche di chi gli sta intorno. Un mondo sconosciuto e interessante ma il giornalista provoca: ”Non leggete il mio libro!”

La polemica è nei confronti della casa editrice che l’ha pubblicato, modificandolo nel suo spirito originario, senza stabilire con lo scrittore un rapporto chiaro e trasparente.  Cerchiamo di capirne il motivo. “Non voglio promuoverlo per vari motivi, perciò io dico: non leggete il mio libro!. L’idea era molto interessante e alla stesura ho dedicato 10 anni, in cui ho intervistato moltissimi personaggi famosi, seguendoli da vicino. La casa editrice ha cambiato l’anima del libro originale, snaturandolo. All’inizio di ogni storia di dipendenza c’era una premessa con voli pindarici, che sono stati eliminati. Il titolo era originariamente “Pensieri tossici”.  Una sorta di censura operata preferendo i sentieri classici, gli schemi condivisi. So che il libro è stato molto apprezzato, anche se la casa editrice non mi ha mai dato un riscontro in tal senso. Non ci ho guadagnato nulla, un centesimo, ma neanche un riscontro tangibile del successo di pubblico.” e aggiunge: “Dicendo di non leggere i miei libri, io tento di uscire dallo schematismo per ritrovare l’unicità, un modo per destrutturare una pubblicità che non serve a nessuno”.

Triste panorama quello del mondo editoriale: si scrive, si realizzano migliaia di libri che trattano anche argomenti interessanti e utili per capire certi meccanismi, per entrare nell’anima e nei problemi della gente, anche famosa. Per comprendere più a fondo i parametri socio-psicologici della società in cui viviamo. “Tuttavia è più spendibile il gossip, il pensiero superficiale, il racconto sull’estetica della vita, argomenti che interessano un pubblico più ampio, piuttosto che i  contenuti più profondi, le fragilità umane, sempre più forti, quasi dominanti oggigiorno” afferma Gatta.

Secondo lei, il libro ha ancora un futuro?

E’ vero che il web sta dilagando, però io resto ancora attaccato al libro, c’è un rapporto più intimo con un libro. E’ una relazione profonda che aiuta più di un analista. Oggi tanti vanno dallo psicologo ma hanno perso il contatto con l’arte, la cultura. Un bel film, un libro, della buona musica, qualche ora con un amico, aiutano più di anni di analisi.

La sua è una velata polemica nei riguardi delle case editrici?

In un certo modo sì, nel senso che ci vorrebbe più trasparenza nel mondo editoriale. Molte case editrici richiedono un contributo allo scrittore per la pubblicazione, (non è il mio caso), per poi disinteressarsi completamente della distribuzione, della pubblicizzazione del testo, di un rapporto continuativo con lo scrittore in termini di gradimento del pubblico, di mercato, di risultati concreti.

Qual è stato il suo rapporto con gli intervistati?

Li ho seguiti nei Sert, nelle cliniche, nella vita privata. Sono voluti restare anonimi, per non ostentare, come una maschera decadente, la loro sofferenza. Spesso le debolezze dei personaggi famosi sono strumentalizzate. I personaggi da me intervistati sono stati coraggiosi. A raccontarsi, a rompere degli schemi, a uscire dai preconcetti. Tutti abbiamo delle fragilità, delle dipendenze, intese come veicoli che ci possono indurre a fare delle azioni negative, contro il prossimo e contro noi stessi. Tuttavia parlarne, è già un passo avanti per prenderne coscienza.

Le loro storie hanno anche un lieto fine?

Sì certo, a parte le dipendenze sessuali, per le altre storie c’è una via d’uscita che però è una sorta d’impegno, di responsabilità nei confronti di se stessi e della propria vita. Si tratta di non puntare il dito verso l’esterno, verso la società, il sistema, la politica, la famiglia, quanto piuttosto guardare dentro di sé e cercare di affrontare se stessi e le proprie debolezze.

Lei ha sviluppato un modo molto originale di ‘raccontare’ i cantanti. Ce ne parla?

Sì io cerco di svelare l’anima del cantante attraverso i suoi fan, che s’identificano in lui, ne conoscono i segreti, le fragilità, ne conoscono ogni sfumatura, ogni parola nei contenuti delle canzoni. Spesso il rapporto di un fan con il cantante è talmente stretto che se da parte del ragazzo c’è una fragilità, una debolezza, un disturbo, questo rapporto è addirittura terapeutico, permette cioè di acquisire consapevolezza e imparare a camminare da soli. Per alcuni ragazzi di periferia il concerto del cantante preferito è un momento unico, per uscire dalla propria vita magari fatta di problemi, drammi e vivere un sogno.

Quanto è importante la musica nella nostra società?

La musica ormai non è più solo un veicolo per un piacevole ascolto, ma è soprattutto un mezzo potentissimo di comunicazione, soprattutto ai giovani, di valori, speranza, contenuti, di amore. Bisogna favorire la musica e incentivare i cantanti, perché senza musica non si può vivere.

 




Boom del progressive con PFM, Banco, Trip, Osanna

Roma, Torino, Mestre e Benevento: quattro showcase speciali con il coinvolgimento di Francesco Di Giacomo, Lino Vairetti, Gianni Leone, Claudio Simonetti, Luciano Regoli, Aldo Tagliapietra, Joe Vescovi e gli altri protagonisti della Prog Exhibition, l’ormai celebre evento progressive immortalato nel cofanetto pubblicato il 31 maggio da Aereostella. I grandi interpreti del progressive storico, in compagnia dei giovani colleghi di Sinestesia e Periferia del Mondo, hanno incontrato stampa e pubblico in quattro eventi di presentazione del cofanetto, contenente 7 cd e 4 dvd.

Il responso è stato estremamente positivo anche dal punto di vista delle vendite. La PMI, Associazione che unisce i Produttori Musicali Indipendenti, ha reso nota la classifica GFK n. 23 del 20 giugno (relativa alla settimana dal 6 al 12 giugno): nella sezione compilation Prog Exhibition ha fatto la sua prima apparizione alla decima posizione! E’ un segnale importante per il rock progressivo e la musica di qualità, poichè la classifica si basa su un campione di 3.400 punti vendita rappresentativi di ipermercati, specializzati in tecnologia di consumo, specializzati in entertainment, supermercati, internet, negozi indipendenti.

Prog Exhibition racchiude in 9 ore di musica, con un booklet ricco di foto esclusive, l’evento che ha consacrato i quarant’anni di musica immaginifica con i grandi mostri sacri, italiani ed internazionali, del rock progressivo. Il 5 e 6 novembre 2010 il Teatro Tenda Strisce di Roma ha ospitato il meglio del nostro prog con leggendari special guest stranieri ma anche alcuni tra i giovani gruppi del prog-rock nostrano come Sinestesia, Maschera di Cera, Periferia del Mondo e Abash. La PFM – Premiata Forneria Marconi, la rock band italiana più famosa al mondo (l’unica ad aver scalato la classifica Billboard) ha diviso la scena con Ian Anderson, leggendario leader dei Jethro Tull. Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca e Tolo Marton si sono incontrati sul palco per la prima volta dopo 35 anni, insieme al grande David Cross, violinista dei King Crimson.

Eccezionale ritorno anche per The Trip, al primo concerto dell’annunciata reunion, dopo una separazione pluridecennale. La Nuova Raccomandata Ricevuta di Ritorno con gli ospiti Thijs Van Leer (flautista dei Focus) e Claudio Simonetti (Goblin) ha stupito come gli Osanna, carichi del loro calore partenopeo, allargati all’istrionico Gianni Leone del Balletto di Bronzo e David Jackson (sassofonista dei Van Der Graaf Generator). E infine il Banco Del Mutuo Soccorso, uno dei più rappresentativi esempi di progressive internazionale, arricchito da una vena melodica e romantica tutta italiana.

http://www.progexhibition.it




La poesia di Roberto Vecchioni

foto e testo: Stefanino Benni

Con Roberto Vecchioni, una forma poetica della musica prende vita in questa bellissima cornice del cortile di Villa Reale a Monza, dove il suo pubblico da sempre fedele lo accoglie con un sorriso, sapendo di essere accompagnato dalle sue canzoni e dalla sua vena ironica, nella poesia di questa stupenda sera di giugno.

Questo grande cantautore e paroliere italiano con “Chiamami ancora amore” quest’anno ha vinto il Festival di San Remo, il premio della critica “Mia Martini” e il premio della sala stampa Radio e TV.

Roberto Vecchioni è ancora oggi insegnante di lettere nonostante il suo grande successo da cantautore e tra i suoi allievi ha avuto, la bella cantante Paola Iezzi del duo Paola e Chiara. Sarebbe un elenco lunghissimo quello degli artisti con cui ha collaborato e per cui ha scritto o arrangiato canzoni, ne cito solo alcuni….Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Gigliola Cinquetti, i Nuovi Angeli, gli Homo Sapiens, Patty Pravo, Anna Oxa….., insomma un importante poeta del nostro panorama musicale italiano, che per la sua Arte si è meritato il titolo di Cavaliere Ufficiale della Repubblica.

Immagini e sensazioni di musica in un live di delicata poesia

Organizzazione Evento: MonzaEstate
19.06. Cortile Villa Reale A Monza

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Premio Strega 2011: la cinquina dei finalisti

di Marco Milano

 

Edoardo Nesi, Bruno Arpaia, Mario Desiati, Mariapia Veladiano, Luciana Castellina. Sono gli autori scelti per la cinquina di finalisti del Premio Letterario Strega edizione 2011.

Antonio Pennacchi, presidente del seggio – vincitore dell’edizione 2010 con ‘Canale Mussolini’ e affiancato da Tullio DeMauro, direttore della Fondazione Bellonci e presidente del comitato direttivo del seggio – ha ufficializzato lo scorso 15 giugno i cinque romanzi per l’ultima selezione al premio, con il supporto dei 400 voti degli Amici della Domenica, il comitato elettorale scelto tra rappresentanti dell’editoria ed esponenti della culturale extraletteraria (registi e giornalisti non specializzati, tra gli altri).

Sorpresa per la favorita Luciana Castellina – in gara con ‘La scoperta del mondo’ – che viene annunciata in ultima posizione. A pari merito ‘L’energia del vuoto’ di Arpaia, ‘Ternitti’ di Mario Desiati e ‘La vita accanto’ di Mariapia Veladiano. Esclusi dall’ultima corsa “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda e l’esordiente Viola Di Grado” con “Settanta acrilico, trenta lana”. Non sono mancate polemiche in rete per l’inaspettata esclusione di Alessandro Bertante, con Nina dei Lupi (che ha incassato appena 18 voti): Giuseppe Genna e Teresa Ciabatti avevano lanciato la sua candidatura attraverso una pagina facebook dedicata, riuscendo a reclutare 700 membri nei primissimi giorni d’apertura della pagina. Nesi con “Storia della mia gente” e “Ternitti” di Mario Desiati raccontano i drammi e le illusioni perdute delle realtà produttive e del lavoro di Prato e Capo di Leuca.  Una figura femminile guida i romanzi di Mariapia Veladiano, “La vita accanto”, e Luciana Castellina, “La Scoperta del mondo”, affrontando rispettivamente i disagi e i pregiudizi della vita di provincia e la testimonianza di una ragazza nel dopo guerra.

Il romanzo di Bruno Arpaia è una storia ambientata all’acceleratore LHC di Ginevra che, oltre a toccare la science fiction, contiene diverse identità narrative, dalla spionaggio alla road story, cercando un punto di contatto tra arte e scienza. Probabilmente la novità più inusuale per quest’edizione. La serata dello storico – oltre che più prestigioso e chiacchierato – premio letterario italiano potrà quindi riservare ulteriori colpi di scena, viste le premesse.

L’ultima votazione, con la proclamazione del vincitore del premio, avverrà presso il Ninfeo di Villa Giulia, il prossimo 7 luglio.

 

 

I cinque  finalisti:

 

Storia della mia gente (Bompiani) di Edoardo Nesi (60 viti)
L’energia del vuoto (Guanda) di Bruno Arpaia (49 voti)
Ternitti (Mondadori) di Mario Desiati (49 voti)
La vita accanto (Einaudi) di Mariapia Veladiano (49 voti)
La scoperta del mondo (nottetempo) di Luciana Castellina (45 voti)

 




Naive New Beaters: dalla Francia alla California a ritmo di rock’n’pop

di Marina Mannino

I Naive New Beaters vengono da Parigi e con il loro primo album “Wallace” – cantato in inglese e in bilico tra rock e hip hop – hanno conquistato mezza Europa. Il 17 giugno si sono esibiti a Roma Vintage, e il giorno dopo a Soliera (Modena). Ex compagni di liceo, sono insieme da circa sei anni e ora provano a farsi spazio anche in Italia. A Roma, intanto, hanno fatto centro.
David Boring, cantante e front man, ci mette poco a catturare ll pubblico di Roma Vintage: cappello stile Jamiroquai e casacca etnica di mille colori, salta e canta ipnotizzando i presenti di ogni età. Sul palco con lui, al computer, c’è Eurobelix, schivo genio dell’elettronica e della drum machine, e alla chitarra il fascinoso Martin Luther BB King, intento ad assoli molto rock e a sguardi d’intesa con le ragazze romane.
Divertenti e solo in apparenza ‘leggeri’, i NNBS suonano le loro canzoni in modo impeccabile ma sembra non abbiano nessuna intenzione di prendersi sul serio.

Il vostro primo album “Wallace” vi ha fatto diventare famosi. Ora che siete delle star avete più ragazze?
David: “No, tali e quali a prima. Cioè, poche. Praticamente nessuna”
Eurobelix: “E’ vero, non è cambiato nulla”
David: “No, aspetta, una volta durante un concerto una ragazza ci ha fatto vedere un seno. Uno solo, però. Meglio che nessuno, no?”

E ora siete al lavoro sull’album nuovo?
David: “Sì, ci stiamo lavorando. E sarà molto più bello del primo!”

Come definite la vostra musica?
David: “Un mix di hip hop, electro, rock, pop e parecchio altro”.

Come nascono le vostre canzoni?
David: “Tutti noi ci mettiamo ai nostri computer con questa applicazione che crea sequenze musicali… pop, hip hop, rock… poi mettiamo insieme quelle che ci piacciono di più”

Ok, ma per i testi come fate? Non ci sono programmi che scrivono le liriche!
David: “Oh, parliamo di amore, della nostra vita quotidiana, della necessità di preferire momenti positivi. In questo abbiamo molte influenze californiane. Anche perchè io ho vissuto fino all’età di 10 anni in California, quindi ce l’ho nel cuore!”

Dove andrete in vacanza?
Eurobelix: “Ad agosto saremo a Los Angeles, ma non è una vacanza, ci andiamo per lavorare al nuovo album”
Marthin Luther BB King: “La vacanza la vorremmo fare qui in Italia… in Sardegna, per esempio, magari a luglio”.

Che musica ascoltavate quando eravate adolescenti?
David: “Soprattutto i Queen”.

A proposito, quanti anni avete?
Eurobelix: “Io 48” (ne avrà 30). David: “Io 49 (idem)”.

Ci svelate qualcosa sulla vostra vita privata?
David: “Io sono sposato, ho cinque figli… meno male che c’è mia suocera ad aiutarci!”

Cosa pensate dell’Italia? Seriamente.
David: “Seriamente? Il meglio possibile!”

Musicalmente perfetti sul palco, si esibiscono in divertenti coreografie studiatissime nella loro semplicità. Picchiano duro con canzoni che miscelano rock e hip hop in modo fluido e, anche se cantate in inglese, mantengono uno stile ed un equilibrio molto europeo.  La contagiosa “Just another day”, la trascinante “Bang Bang”, l’irresistibile “Wow Now”, la tosta “Cant’ choose”, la sarcastica “David Boring” (sui figli di papà che hanno la vita facile) insieme alle altre canzoni di “Wallace”, conquistano il pubblico romano che alla fine dello show commenta: “Però, forti ‘sti francesi, eh?”




Vasco infiamma Milano con il suo fantastico LiveKom Tour

foto e testo: Stefanino Benni

Tutte le 4 date di San Siro sono sold out e per l’occasione vengono potenziati i mezzi pubblici e posticipati gli orari di chiusura del servizio. Insomma, arriva Vasco che nuovamente riesce a stupire e a trascinare le folle con il suo fantastico modo di raccontare la vita e, come sempre dalla prima volta a San Siro 21 anni fa, lo stadio è gremito di gente che ride, scherza e canta in coro ritornelli e strofe di brani che hanno reso famoso il “Blasco”, ma anche pezzi del nuovo e vincente album Vivere o niente.

“Il popolo di Vasco” è qui festoso ad ammirare anche una scenografia che non si era mai vista prima: una torre a forma di prisma di oltre 50 metri, con architetture da fantascienza, raggi laser, lanciafiamme lungo tutta la scena, grandi schermi di led che riproducono le immagini del palco e luci per la navigazione aerea notturna in cima alle due torri che sovrastano il palco a San Siro

Con la partecipazione all’Heineken Jammin’ Festival (11 giugno), Vasco Rossi ha dato inizio al suo nuovo tour Live Kom 011, uno spettacolo ipertecnologico in cui intrattiene da vero maestro il suo pubblico con canzoni del nuovo album ‘Vivere o niente‘ e immancabili hit come Gli spari sopra, Un senso, Siamo soli che hanno fatto e faranno da colonna sonora della vita di milioni di persone.

In Sue parole il manfesto della sua visione della vita. che va vissuta in tutte le sue sfaccettature o va subita, è una questione di scelta personale:

“Prendi la via che fa più paura/ Prendi le cose così/ La vita è dura! / Non ti fermare davanti a niente/ Non ascoltare nemmeno la gente/ Non ti distrarre perché/ La vita è tua!”

Gioca poi con l’autoironia che un tempo gli faceva cantare “Vado al massimo, Vado a gonfie vele …” e oggi Aggiungi un appuntamento per oggi gli fa dire: “Eh… già / Sembrava la fine del mondo / Ma sono qua / E non c’è niente che non va / Non c’è niente da cambiare / Col cuore che batte più forte / La vita che va e non va”.

E per concludere una provocazione tratta da un suo ultimo brano Il Manifesto futurista della nuova umanità: “Sarà difficile / Non fare degli errori / Senza l’aiuto di / Potenze Superiori / Ho fatto un patto sai / Con le mie emozioni/ Le lascio vivere/ e loro non mi fanno fuori”.

Veramente un live fantastico sia musicalmente sia come momento fotografico.

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Maurizio Battista torna a Roma con “Sono sempre più convinto, anzi….convintissimo”

Carico di rinnovata energia e di antichi ideali, Maurizio Battista torna tra il suo pubblico dopo il grande successo riscosso in tournée. “Sempre più convinto, anzi convintissimo” sarà di scena al Teatro Tor Di Quinto (v.le Tor di Quinto, 55), giovedì 16 giugno, ore 21.30.
Con il suo tagliente sarcasmo, Battista mette a fuoco i tanti paradossi dei nostri tempi: il suo sguardo scanzonato e le sue domande taglienti, le gag e i monologhi, i pezzi più famosi del suo repertorio e le ultime notizie di attualità sono gli ingredienti dei suoi spettacoli, sempre all’insegna della schiettezza e del divertimento.

“Sono sempre più convinto – dice appunto Maurizio Battista – che bisogna parlare alla gente in maniera semplice, diretta, sincera e soprattutto con amore. Intorno a noi c’è troppa violenza. Ho voluto creare uno spettacolo che parli di amore, amore verso la famiglia, verso le donne con i loro trucchi e libri segreti, verso le madri, i padri, verso gli animali e verso la nostra Roma, antica e moderna”. Certo è pur vero che l’altra faccia dell’amore è l’odio e le stoccate, le frecciate comiche non mancheranno. “C’è un teorema che spiega che quando una donna ti dice che ti odia allora vuol dire che ti ama ma quando tua moglie ti dice che ti odia, stai tranquillo che ti odia e basta […]. L’unica grande assente sarà la politica ma quella fa ride già da sola”.
Lo spettacolo, scritto a quattro mani con Riccardo Graziosi (che dà voce alla Memoria) e pervaso da una vivace romanità si sofferma scherzosamente sulla storia capitolina. Musica, monologhi, gag e filmati: tutti gli ingredienti per una serata esilarante all’insegna della schiettezza e del divertimento.

Di seguito il calendario degli artisti in programma al Teatro Tor di Quinto:

24/06 Galopeira
26/06 Morning Show Live – Radio Globo
16/07 Antonio Cornacchione
29/07 Andrea Perroni




Il Teatro Valle di Roma sarà valorizzato come bene culturale

La Giunta Capitolina, presieduta dal sindaco Alemanno, ha approvato oggi, su proposta dell’assessore alle Politiche Culturali e Centro Storico, Dino Gasperini, la delibera che prevede il passaggio del Teatro Valle dal Ministero ai Beni Culturali a Roma Capitale attraverso un protocollo d’intesa, parte integrante della delibera, a partire dal primo luglio 2011.
La stessa delibera affida la gestione, per la stagione 2011/2012, al Teatro di Roma nelle more dell’espletamento del bando previsto dalla legge.
«Grazie a questa delibera e al protocollo d’intesa – spiega l’assessore Gasperini – il Valle continuerà la sua attività prestigiosa senza neanche un giorno di chiusura. Il teatro rimane pubblico e il bando verrà redatto con ampia partecipazione. Chiedo ai protagonisti dello spettacolo e della cultura, che si stanno interessando al Valle, di partecipare alla specifica commissione che istituirò immediatamente».
«Ho chiesto – prosegue l’Assessore – al Presidente del Teatro di Roma, Franco Scaglia, di coinvolgere nella programmazione della prossima stagione le eccellenze culturali della città, sviluppando una sinergia con il teatro dell’Opera, con l’Accademia di Danza, con RomaEuropa Festival e con tutti gli altri protagonisti della scena culturale romana, confermando il Valle come luogo di progettazione artistica, capace di coniugare tradizione e sperimentazione. Il teatro sarà valorizzata come bene culturale di assoluto rilievo nell’ambito del patrimonio storico-architettonico che appartiene alla Città di Roma, cogliendo anche quei fermenti artistici che esprimono linguaggi propri della contemporaneità al pari dei grandi centri europei e mantenendo altissimo il livello della programmazione».
«Ringrazio il Ministero ai Beni Culturali – conclude Gasperini – per il supporto fattivo che ci ha consentito di arrivare alla definizione di un traguardo così importante».




‘Poveri Cristi’. Intervista a Dario Brunori

di Marco Milano

“Il giovane Mario voleva essere milionario, perciò spendeva quasi tutto il suo salario in gratta e vinci e slot-machine”.

Per avere successo avrebbe fatto meglio a buttarsi nella piccola imprenditoria musicale, il giovane Mario. Una Società in Accomandita Semplice calabrese sta provando in questi giorni a replicare i risultati dei suoi primi investimenti. “Poveri Cristi” (Piccica Dischi, 2011/ed Warner Chappel Music Italiana Srl) esce il prossimo 17 giugno. A giudicare dalla folla di connessioni per ascoltare l’album in anteprima su rock.it, pare che le quotazioni siano già alte: è la Brunori S.a.S, piccola impresa a conduzione familiare. Guidata da Dario “contento di fare l’imprenditore” – come cantava con chitarra e voce roca nel primo lavoro – la Brunori SaS ha finalmente prodotto il Vol.2. Finalmente, perché le aspettative erano davvero alte, dopo aver conquistato il Premio Ciampi 2009 e la Targa Tenco 2010, entrambi per il miglior esordio discografico. E dopo aver convinto un esercito di affezionati fan/clienti durante un tour eccezionalmente lungo, chiuso pochi mesi fa nella Cosenza di Dario Brunori. Maschera ‘aziendale’ a parte, l’ascolto in anteprima convince al primo colpo: la temibile prova del 9 della seconda uscita è vinta, “Poveri Cristi” è un disco davvero bello. Lo streaming sarà disponibile ancora un po’, ma basta un solo passaggio e le canzoni rimangono subito dentro. Alcune nascondendo il rischio di lasciarti stecchito.

Così come il Vol.1 nel 2009, ma con un’identità diversa. Un’identità per ogni brano, in realtà: lasciando un po’ da parte il mood delle personali PannyLane di Dario e le nostalgie malinconiche – come quelle della spiaggia di Guardia rovente, del calcio o delle baguette di ‘Italian Dandy’ – con dieci storie diverse, il racconto della Brunori Sas è diventato più maturo. In alcuni momenti anche più amaro e drammatico, con la complicità di arrangiamenti musicali più complessi e raffinati a creare un effetto di straniamento. Le chitarre, i toni da urlatore e i cori – i nanà, marchio registrato della Brunori – ci sono tutti. Ma stavolta le suggestioni e l’immaginario sono molto più ampi. A partire dai testi: Vol.2 è una collezione ben misurata, dieci poveri cristi selezionati accuratamente. Ognuno ha il suo ruolo, grottesco, tragicomico, da disperato o innamorato. Dieci cortometraggi fatti musica.

Evitando spoiling sui finali, e’ proprio “Il giovane Mario”, ossessionato di insane quanto comuni voglie di ricchezza e di vizio, ad aprire l’album e a dare il benvenuto al carosello di passioni, disillusioni, tradimenti e fallimenti. I suoi goffi tentativi di dare una svolta definitiva alla vita – “a ogni fine del mese, da povero cristo, ricominciava il suo calvario” – fanno da apripista all’emigrante della road song “Rosa”, che parte dalla Calabria a bordo di una 126, per vedere poi sbiadire da lontano i suoi progetti.

“Non ho una casa, non ho una donna, non ho un cane, non ho nemmeno quattro soldi per andarmene a puttane. Che vita infame!” – E’ il povero cristo di Animal Colletti che urla la sua disperazione, in compagnia di DiMartino (uno dei due ospiti del disco), e mascherata da un rock ruvido e arrabbiato. Ci sono poi gli amori finiti, esplorando la dimensione introspettiva delle cicatrici che lasciano. Come quello della stupenda Lei, Lui, Firenze, forse il cortometraggio più efficace – tutt’altro che virtuale è l’esperienza che si prova, a passeggio per i bar Firenze a bere Biancosarti – e di Il Suo sorriso, in coppia con Dente, il quasi alter ego di Dario Brunori. O di Tre capelli sul comò, che canta l’incapacità di rassegnarsi alla perdita di una donna, con il refrain del ritornello fischiato e schitarrate beat “Mi chiedo ora, che cosa ne farò dei tuoi capelli d’oro Forse li porterò ad una zingara…al mago Conti o a Nino Strano, capaci di farti tornare da me..”

La vena romantica di Dario tocca vette altissime in Una domenica Notte “Lei si poggia sul tuo petto, cosa vuoi di più. La conosci bene questa sensazione, una specie di ottimismo senza una ragione…”. E senza dubbio nella ballata Bruno mio dove sei, forse il brano più bello e commovente – prepararsi a pelle d’oca – per un amore lontano… Possono sembrare fuori contesto La Mosca – una specie di brano di intermezzo, momento ideale per dar sfoggio però al virtuosismo della band – e Fra milioni di stelle, che chiude con un sound da Vol.1 e col messaggio finale dei poveri cristi: “Forse ha ragione il profeta Patrizio, che la vita non è poi questo grande supplizio …c’è chi beve negroni, chi nemmeno un caffè, chi si è rotto i coglioni di guardare rai3.. Ci sei tu, col culo per terra, a tener su la vita con un paio di bretelle”. Il carico di emozioni di “Poveri Cristi” lascia intuire una grande ispirazione, che difficilmente deluderà qualcuno.

Il primo ad esserne soddisfatto è Dario Brunori, che ha confessato (a chi scrive) di esserlo in preparazione del tour imminente. Cominciando con la sua “frase d’esordio del mondo”:

Ciao Dario, come stai? Stanco?

Dario Brunori

Sono giorni un po’ pieni, stiamo per portare in giro il disco con una band di 5-6 elementi. C’è da riarrangiare tutta la sezione di archi e fiati. Stanco, ma molto contento e soddisfatto…

La Brunori Sas ha alimentato le aspettative, già alle stelle, del pubblico: notizie e immagini ‘domestiche’ rubate durante le registrazioni sono state pubblicate sulle pagine ufficiali, come facebook. Avete subito pubblicato le date del tour: il contatto più forte, quasi carnale, rimane quello delle piazze…

Sì, torniamo subito a suonare, anche perché i tempi per produrre Vol.2 son stati davvero stretti. Nel tour precedente abbiamo in realtà fatto due volte lo stesso giro. Il primo per presentare il disco, poi abbiamo approfittato dell’estate per riproporlo. In tutto abbiamo coperto 140 date e nel frattempo sono nate idee nuove. L’ultimo concerto è stato il 29 dicembre, abbiamo avuto subito intenzione di rimetterci al lavoro, le canzoni erano in cantiere. Poi ho la fortuna di avere uno studio mio a disposizione…

Nello scorso tour ti sei divertito a proporre arrangiamenti diversi, a volte li hai arricchiti. Vol.2 sembra il tentativo di riproporre su traccia quello che avete sperimentato live (la versione di ‘Una domenica notte’ è diversa da quella de ‘La Leva cantautorale degli anni zero’).

Sì, una delle intenzioni era fotografare quello che era accaduto, mi piaceva che questo si traducesse sia nei testi che nelle musiche. In realtà nel Vol.1 ero quasi del tutto solo con la chitarra, l’intenzione era proprio quella di farne un disco spartano. Vol. 2 ha voluto sfruttare la band, loro sono eccezionali (guidati da Mirko Onofrio n.d.r.). Credo che in alcune occasioni siamo riusciti a riprodurre certi passaggi, soprattutto per quanto riguarda la sezione ritmica, un tipo di energia che sul palco veniva fuori e il pubblico sentiva. Senza essere pretenziosi e avere la smania di arricchire in maniera esagerata. Alla fine credo rimanga un disco cantautorale ‘con’ band. Mi piace il risultato finale.

Gli echi di un certo cantautorato anni ’70 si percepiscono molto anche qui, insieme ad altri spunti e influenze. Paragonarti a Rino Gaetano è diventato ormai un leit motiv…

Il progetto della Brunori sas prende sicuramente le fila dalla tradizione cantautorale. Sia nelle sonorità ma anche nei contenuti ci sono dei riferimenti, magari velati. Mi auguro che questi paragoni siano di invito, un modo per riassemblare cose che fanno parte inevitabilmente del mio patrimonio e vengono fuori spontaneamente.

Dieci poveri cristi, dieci storie e ritratti umani. Come non pensare, di istinto, ai personaggi di “Non al denaro non all’amore né al Cielo” di Fabrizio DeAndrè”? Anche se i personaggi della tua ‘Spoon River’ sembrano molto attaccati alla vita, nonostante a volte ci provino, a finire sotto una lapide…

Il paragone mi lusinga, e ci può stare. Di certo però io non sono formalmente così alto. Il mio disco lo vedo più come un film ad episodi, anni 60, magari anche della tradizione della commedia. Mi fa piacere trovare queste ‘vicinanze’, ma io sono più sul lato sentimentale, emozionale, di solito non lavoro così di cesello. Mi sembra di non meritarlo.

Se vuoi parliamo di qualche brano in particolare. Tutti hanno qualcosa che ti rimane in testa fin da subito: in “Lei, Lui, Firenze” si possono percepire dei flashback anni ‘80, “Tre capelli sul comò”, ha un ritmo accelerato vagamente 60’s. Qualche trucco da artigianato musicale?

Difficile dirtelo, anche perché mi sono occupato musicalmente anche in altre vesti (fonico, chitarrista…). Certo credo di avere del mestiere e mi sono calato in più ruoli. Non saprei quanto tutto ciò che ho assimilato si rifletta poi nell’aspetto compositivo. Non ho in generale un atteggiamento di premeditazione, anche se non la trovo disdicevole. In molti casi le canzoni son venute da sole, in modo ‘miracoloso’, citando proprio DeAndrè. Rosa e Il Giovane Mario, son state rapidissime, ad esempio. In questo album, più che nel precedente, ho fatto un lavoro più accurato sulla forma, ma nell’aspetto compositivo iniziale, mi lascio sempre guidare dall’ispirazione.

Molti versi sono malinconici, ci pensa la musica a riequilibrare il tono. Come la dolcezza degli arrangiamenti di ‘Bruno mio dove sei’ in cui sembra di scorgere una dedica simile ascoltata in Vol.1, e dove si percepisce un’emozione particolarmente sentita…

E’ per me un pezzo davvero molto difficile, il più autobiografico, ne parlo con difficoltà. C’è un’emozione forte, assolutamente…

Il protagonista di Rosa è un operaio emigrante che, tra le altre cose, perde una mano lavorando alla morsa. Con il personaggio di ‘Animal Colletti’, credi sia inopportuno pensare ai precari trentenni degli anni zero?

Sicuramente può essere ambientato in un contesto più moderno, anche se a me non interessa in maniera diretta parlare dell’oggi, mi piace di più parlare di qualcosa di universale. Mi piaceva utilizzare qualcosa che calasse il personaggio in un contesto conosciuto. Nell’icona dell’emigrante ho usato, ad esempio, la 126, per calare subito l’ascoltatore nel contesto. Contesto e storia sono poi strumentali, si può non parlare solo di calabresi e ci possono essere tanti casi di lettura. Ma la cosa che conta per me, è che la storia si possa raccontare agevolmente e che arrivi subito a tutti.

In vol.1 in tanti hanno ritrovato immagini precise, sfuocate, di un passato che magari non si è vissuto. Ma che sono l’ideale per la ricerca di una memoria e identità collettiva fatta di icone e feticci (come il supersantos) di una generazione ben precisa… La spiaggia di guardia esiste davvero?

Io ho vissuto la mia adolescenza a Guardia Piemontese. Quei luoghi sono assolutamente veri e miei. Anche il supersantos è un mio ricordo, non avrei mai immaginato che poteva essere patrimonio di più persone. La differenza con vol 2 è che stavolta c’è meno storia di vita vissuta mia, ma un mio sguardo su storie in parte vere, in parte verosimili in parte totalmente inventate. E’ un cambio di prospettiva che mi interessava, anche perché c’è sempre il pericolo dietro l’angolo di banalizzare quanto si è già proposto. Mi piaceva parlare di qualcosa di molto aderente al mio oggi, il mio punto di vista su un panorama più ampio, non legato solo al vissuto di Dario Brunori.

Nel disco ci sono due duetti, Dente ne ‘Il suo sorriso’ e Dimartino in ‘Animal Colletti’. ‘Rosa’ dal vivo con i Pan del Diavolo sarebbe davvero azzeccata.

Magari! Con loro ci eravamo anche sentiti, sarebbe bello poterlo fare. Animal Colletti in realtà l’avevo già scritta, poi ho visto Dimartino e band dal vivo e son rimasto subito entusiasta. La collaborazione in realtà è nata da lì. Con Dente è il frutto di una serie di incontri, con lui mi trovo molto a mio agio. Non solo a livello artistico, ma cabarettistico. Abbiamo dei buoni tempi comici, ci punzecchiamo a vicenda.

Qualche sorpresa in una delle date?

Adesso non so prevedere, non dipende sempre da noi. Ma perché no? Sarà in giro anche lui e ci incroceremo, così come anche con Dimartino. Non credo mancherà l’occasione, come dicono gli anziani…

C’è qualche povero cristo che hai pensato più facilmente degli altri, che senti più di altri?

Quello che mi ha fatto decidere il titolo e la direzione è Mario. E’ il pezzo con più elementi caratterizzanti di quello che volevo esprimere. Uno sguardo su un povero cristo con le sue contraddizioni. Non dipinto soltanto come un eroe perdente, ma anche con i suoi chiaroscuri. Questo mi piace della canzone: più elementi presenti che possono essere in contraddizione nell’essere umano.

Non è un caso che sia la traccia d’apertura, quindi

No, assolutamente. E’ stata una scelta coraggiosa: è una ‘bella mazzata’ come inizio, però mi sembrava giusto e naturale. Non ho avuto dubbi che alla fine sarebbe stata quella la scelta per l’apertura.

La scorsa estate i fan vi hanno ricoperto di supersantos e postalmarket. Immagino che il magazzino dell’azienda sia ben pieno…

(ride) Sì, molti sono stati firmati e altri regalati. Purtroppo non siamo riusciti a prendere una percentuale. Mi auguro che almeno con Biancosarti possa succedere qualcosa, vedremo. Non si trova così facilmente, ma magari una fornitura di una cassa al mese…

Con Dario si è parlato anche di parmigiane esplosive pugliesi. Ma per quello bisognerà aspettare l’estate, per il tour che inizia il prossimo 16 giugno a Milano all’ Auditorium Demetrio Stratos.