AUGURI DI BUONA PASQUA DA TUTTA LA REDAZIONE DI ITALIA@MAGAZINE… BUONA RESURREZIONE A TUTTI.

Buona Resurrezione da Italia@Magazine

 

 




Taglio del nastro per il Centro di Oftalmologia Pediatrica dell’ospedale Oftalmico alla presenza del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti,

AL VIA IL CENTRO DI OFTALMOLOGIA PEDIATRICA ALL’OSPEDALE OFTALMICO, UNO SPAZIO A MISURA DI BAMBINO

Taglio del nastro per il Centro di Oftalmologia Pediatrica dell’ospedale Oftalmico alla presenza del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, dell’Assessore Sanità e integrazione Socio-Sanitaria Alessio D’Amato e del Direttore Generale della ASL Roma 1 Angelo Tanese, insieme al Presidente del Municipio Roma 1 Centro Sabrina Alfonsi.

IL CENTRO – Un ambulatorio a misura di bambino, con un investimento complessivo tra ristrutturazione impiantistica, edile e strumentazione di circa 140.000 euro. Si tratta di un servizio di secondo livello, che consentirà di effettuare un’importante attività di diagnostica oltre che di prevenzione e trattamento delle miopie con nuove tecniche farmacologiche. Nel Centro, oltre a visite oculistiche e ortottiche pediatriche, saranno trattati astigmatismi, strabismi e somministrato test del riflesso rosso, screening effettuato alla nascita essenziale per il precoce riconoscimento di patologie che possono compromettere la vista dei bambini. Di prossimo avvio anche un servizio dedicato alle scuole, volto alla prevenzione dell’occhio pigro.

L’ambulatorio, che si rivolge a bambini da 0 a 14 anni, viene assicurato il martedì, mercoledì e giovedì dalle 8 alle 13, con la prenotazione della prima visita oculistica o ortottica tramite ReCUP, e i successivi controlli gestiti direttamente dal Centro.

AMBIENTI ACCOGLIENTI – Sulle pareti dell’ambulatorio sono stati realizzati dal giovane scenografo Giorgio Brizielli alcuni personaggi a fumetti con nomi ispirati all’universo degli occhi. L’obiettivo delle decorazioni è quello di trasformare la sala d’attesa in un ambiente particolarmente accogliente per i bambini. Stesso concept anche per lo spazio esterno, con un giardino – chiamato “giardinocchio” – a disposizione dei piccoli pazienti, in cui giocare in sicurezza.

L’OSPEDALE OFTALMICO – Con i suoi 60.000 accessi annui al Pronto Soccorso Oculistico, i circa 7000 interventi chirurgici, di cui 1000 per distacco di retina, e gli oltre 2800 trattamenti intravitreali per le maculopatie è una realtà di eccellenza nel panorama nazionale. Da alcuni anni è in corso un processo di crescita continua delle attività, con professionisti altamente qualificati e di consolidata esperienza, affiancati dall’ingresso significativo di molti giovani medici.




Brindisi all’Elizabeth Unique Hotel a Roma, dopo la presentazione della mostra “Photos for lifes” di Enrico Vanzina alla Galleria Russo di Roma.

Con un raffinato light dinner, l’elegante Hotel di via del Corso con ingresso su via delle Colonnette ha chiuso in bellezza la presentazione della mostra di fotografie di Enrico Vanzina alla Galleria Russo, progetto benefico in favore della Pediatria del Policlinico Umberto I a Roma.
Giovedì 11 aprile 2019 il Bar Bacharach & Bistrot, la terrazza dell’Elizabeth Unique Hotel, raffinato e prestigioso boutique hotel nel centro di Roma, ha ospitato l’elegante cocktail a chiusura del vernissage di presentazione di “Photos for Life”, importante appuntamento con il quale la Galleria Russo ha presentato al pubblico ed alla stampa la raccolta di fotografie ispirate ai grandi film, realizzate dallo sceneggiatore e scrittore Enrico Vanzina. “Sapore di
mare”, ad esempio, grandissimo successo diretto dal suo indimenticabile fratello Carlo, simboleggiato da uno scatto di due sdraio sotto un ombrellone.
Davvero un bagno di folla per Vanzina, tra questi volti noti come Riccardo Rossi, Giampaolo e Rossana Letta, lo scenografo Gaetano Castelli che ha firmato un testo critico della mostra, i produttori Pietro Valsecchi con la sua Camilla Nesbitt, Fulvio Lucisano, la top model Linda Pavlova, Richard Borg, il regista Claudio Risi e lo sceneggiatore Edoardo Falcone, Federica Fendi, Piera Detassis, Marisa Stirpe e il notaio Giovanni Pocaterra e molti altri personaggi presenti per testimoniare e condividere questo importante progetto di concreta solidarietà, che renderà migliore la vita di molti piccoli pazienti. I proventi della vendita delle opere in tiratura limitata verranno, infatti, interamente devoluti all’acquisto di un manometro ad alta risoluzione per l’Unità Complessa di Gastroenterologia Pediatrica del Policlinico Universitario Umberto I – Università La Sapienza, Roma diretta dal prof. Salvatore Cucchiara. Senza soluzione di continuità le conversazioni sulle suggestioni artistiche e le ispirazioni della mostra, sono proseguite all’Elizabeth Unique Hotel, a conferma dello stretto legame di collaborazione con la Galleria Russo che espone, negli eleganti spazi dell’Albergo, una importante selezione di opered’arte
Accolti da Giuseppe Falconieri, Chief Inspiring Officer e autentica anima del progetto Elizabeth Unique Hotel, dopo una passeggiata attraverso le vie del centro storico, i prestigiosi ospiti sono giunti in via delle Colonnette dove, negli eleganti spazi del Bar Bacharach & Bistrot dell’Elizabeth Unique Hotel, hanno potuto degustare deliziosi involtini di melanzane, finger di polpo, crema di piselli con pesce spada, pane al nero di seppia con salmone e zucchine, tortino
di patate con tonno affumicato, carpaccio di salmone marinato, cous cous di verdure, tartellette salate, arancini, polpettine e frittelle dello chef, adeguatamente abbinate ad una selezione di vini bianchi,rossi e bollicine nazionali.




Vele Rosa per il Centro di Senologia dell’Ospedale San Filippo Neri ASL Roma 1

Dal 19 al 22 aprile sport e prevenzione si incontrano allo Shilling di Ostia per una grande iniziativa di beneficienza.
Sensibilizzare sull’importanza della prevenzione del tumore del seno e raccogliere fondi destinati all’acquisizione di tecnologie a favore delle Donne in Rosa, è questo l’obiettivo della manifestazione Vele Rosa, questo il titolo dell’evento, organizzata dalla Classe Windsurfer che si svolgerà ad Ostia nei giorni 19-22 aprile presso lo stabilimento Shilling, P.le Cristoforo Colombo, 25/35, sul lungomare dello storico Belvedere della Rotonda.

Si partirà venerdì 19 aprile alle ore 17 presso lo Stabilimento Balneare Shilling con la Tavola Rotonda sulla prevenzione dei tumori e il ruolo della breast unit nella prevenzione e nell’informazione, alla quale seguirà la serata di gala destinata a raccogliere fondi per la Breast Unit della ASL Roma 1 presso l’Ospedale San Filippo Neri. Aziende sia pubbliche che private potranno infatti devolvere una quota all’Associazione Onlus “Il Rosa che Osa” (Via Liberiana, 17 – 00185 Roma – CF 97850810587 – www.ilrosacheosa.it) che si è da subito impegnata ad utilizzare i fondi per l’acquisto di nuove tecnologie per terapie oncologiche.

L’iniziativa, coordinata dal chirurgo senologo Leonardo Leone, sarà incorniciata da un evento sportivo a carattere internazionale, la Spring Cup Windsurfer – valida come Campionato Europeo Classe Windsurfer – regata in cui gareggeranno personaggi sportivi provenienti dai più prestigiosi campionati del mondo, tra cui Fabio Balini, ex campione mondiale di tavola a vela e patron dello Shilling.

In occasione di questa maratona della prevenzione la LILT (Lega Italiana Tumori) allestirà sul Belvedere della Rotonda un centro diagnostico senologico di primo livello, dove sarà possibile effettuare un esame ecografico ed una visita clinica con medici specialisti senologi dell’Ospedale San Filippo Neri.

L’evento è patrocinato tra gli altri da: ASL Roma 1, ASL Roma 3, LILT, Marina Militare, Capitaneria di Porto, Municipio Roma X.




Nicola Toce – Il mito rivisitato. Le maschere arcaiche della Basilicata – Musei di Villa Torlonia , Casina delle Civette

Lara Ferrara

Trentotto opere tra maschere e sculture realizzate dall’artista Nicola Toce narratrici di storie, legate ai territori lucani e alle loro tradizioni, un viaggio nello spazio e nel tempo, alla scoperta di storie e cronache di vita, fra natura impervia e borghi accoglienti.

Una mostra organizzata dall’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata, dedicata all’intera Basilicata e alla tradizione del Carnevale lucano, dei riti e dei miti di popoli che ancora oggi raccontano la loro storia.

Tra volti antropomorfi, animali fantastici, creature magiche, travestimenti, spiriti e abitatori delle argille, filo conduttore dell’esposizione sono le narrazioni che le maschere, realizzate con antiche tecniche di lavorazione e decorazione della cartapesta, sussurrano ai visitatori, trasportandoli in una dimensione altra, accogliente e spaesante, propria della Basilicata antica e contemporanea.

Le opere esposte raccontano di luoghi e suggestioni da percorrere per scoprire legami che non si fermano alla bellezza della Basilicata ma che affondano le radici nella sua arte, nell’unicità di un territorio che rispecchia una cultura che sa rinnovarsi nelle sue tradizioni. Dai paesaggi rupestri e calanchivi, ai fitti boschi immersi nell’alea di riti e miti ancestrali, alle città d’arte e ai borghi antichi, fino a Matera Capitale europea della cultura 2019.

Il percorso espositivo, sala dopo sala, è studiato per fruire al meglio di ogni opera, lasciando che ognuna di esse susciti curiosità e crei un contatto con le tuonanti maschere alianesi, con l’orso di Teana che si nasconde nei suoi boschi, con il domino di Lavello che, forte della sua doppia natura, conduce l’anno verso la Quaresima, con la “foresta che cammina” nelle strade di Satriano, con i coloratissimi nastri e con i veli neri delle figure bovine di Tricarico, con le personificazioni dei mesi di Cirigliano, accompagnati tutti dai rumorosi campanacci di San Mauro Forte che neanche i temibili Cucibocca di Montesscaglioso riescono a tacitare, precedendo di qualche settimana la celebrazione del Carnevalone.

Gli esseri variopinti creati dall’artista trasmettono a chi li osserva tutte le sensazioni accumulate in anni di studio, analisi della natura e ascolto paziente, collezionando storie restituite attraverso la plasticità delle sue opere per raccontare di magia, d’amore, di paura, di colori e materiali antichi e semplici ma, allo stesso tempo, attualissimi nel loro riuso.

Nicola Toce nasce a Stigliano (MT) nel 1970. Dopo aver passato i primi cinque anni della sua vita in Calabria, torna ad Aliano, paese d’origine del padre. Sin da piccolo dimostra una spiccata sensibilità artistica e prima dei dieci anni inizia a creare le proprie maschere da usare durante le sfilate organizzate per il Carnevale. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Potenza e frequenta i primi due anni all’Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo aver lavorato come restauratore, decoratore e scenografo, dal 2008 al 2013 vive a Girona, in Catalogna, dove dà vita al suo primo progetto legato alle maschere che ha come risultato alcune mostre ed il volume I figli di Lamisco. Le maschere di Nicola Toce, uscito nel 2015 per i tipi di Rubbettino Editore. Ha realizzato sculture e bassorilievi per enti, comuni ed istituzioni. La mostra alla Casina delle Civette rappresenta la realizzazione del suo secondo progetto legato alle maschere che, questa volta, travalicano i confini di Aliano per rappresentare tutta la Basilicata.
La tecnica utilizzata per la creazione delle maschere è antica e tradizionale, ma nella realizzazione delle forme appare rivoluzionaria e innovativa. Il trattamento della carta e dell’argilla, l’espressività ottenuta con la combinazione delle tinte, molto spesso calde e cariche, sfumate e leggere, l’uso delle terre e l’incisività della focheggiatura fanno di ogni pezzo un unicum irripetibile.

Informazioni
Luogo
Musei di Villa Torlonia
, Casina delle Civette
Orario
Dal 9 febbraio al 28 aprile 2019

da martedì a domenica ore 9.00-19.00
La biglietteria chiude 45 minuti prima




Visione Reale – Una mostra itinerante

di Lara Ferrara

È possibile esplorare il campo dalla presenza dell’uomo trasformando in un flusso la rete di eventi interconnessi e mutevoli che compongono le realtà di soggetti separati e distinti, ponendosi come entità di un “universo opera” che è una Visione Reale. E sarà in una mostra/laboratorio che avremo questa “Visione Reale”…

Dal 23 al 28 aprile, onda bianca (Bianca Fossà) testimonia la prosecuzione della sua ricerca artistica ed umana in cui l’argilla, con le sue infinite coniugazioni, è la materia eletta. La madre terra e tutte le forme di energia che su di essa si manifestano sono vissute ed usate dall’artista in un continuo sacro gioco al femminile nella creazione di opere in ceramica che si comporranno, nello spazio Il laboratorio in via del Moro 49 a Roma, a suggerire la visione multicolore dell’esistente dell’artista, intrisa di preziose energie ancora tutte da esplorare e conoscere. E la semplice argilla, arricchita con polveri colorate, si coniuga ora in una nuova sfida: si fa materia liquida con cui morbidamente interagire su tele bianche, nere e gialle poi da arrotolare e di cui si accetta in consapevolezza l’intrinseca fragilità, similmente ai kagemono giapponesi ed alle antiche scritture su rotoli. Inoltre “Visione Reale” sarà anche un laboratorio aperto al pubblico, poiché alcune opere verranno realizzate in itinere, a ribadire che, per onda bianca, la libertà dell’artista si celebra con lo scambio energetico fra persone che si attiva nell’atto performativo.

onda bianca aka Bianca Fossà

Affiora nel 2003, in un momento di tale crisi professionale per il quale Bianca Fossà si ribella ad andare a fondo con ciò in cui aveva creduto e per cui aveva convintamente lavorato. I suoi studi, gli incontri umani ed il suo amore per l’arte e la cultura, l’avevano condotta a svolgere la professione di restauratore-conservatore di beni culturali, dedicandosi per molti anni, in consapevole ed amorevole scelta, all’insegnamento di questa multi-sfaccettata
disciplina.

E’ allora che, da un momento di totale sconforto, di non vedere più una via d’uscita su quel percorso, che ri-affiora con chiarezza la visione di quel filo mai spezzato che potrà salvarla. E’ il filo dell’introspezione nella nostra anima, nel nostro istinto, nella parte più profonda, a volte paurosa e a volte così innocentemente piena di pura gioia, che si esprime e si concretizza nell’arte per dar senso alla vita. E per onda bianca la scelta dell’argilla è istintiva e repentina: la percezione è quella del “cerchio che finalmente si chiude per iniziare una nuova vita”. Da lì aveva cominciato al momento del primo anno di università, frequentando lo studio di Nino Caruso, grazie al quale per tre anni aveva avuto accesso alla magia e all’alchimia della terra: una terra che per trasformarsi in ceramica si serve dei diversi tipi di energie dell’acqua, dell’aria e del fuoco che si trasmettono e si “sposano” alle energie
del corpo fisico, della mente, del cuore e dell’anima umani.

Qui il video, danza rituale dell’opera 61 f-Orme di onda bianca
http://https://youtu.be/zJ8Hp17rnss

Pagina evento:
https://www.facebook.com/events/2339464203002692/
https://www.facebook.com/events/276936649857414/
Dal 23 al 28 aprile
h 17/22
onda bianca net
mostra/laboratorio in itinere
Il laboratorio
Via del Moro 49 – Roma

In collaborazione con:
Tesori di Roma
Galleria Il Laboratorio




Paestum e l’arte contemporanea Tela di Sergio Vecchio donata al Museo

Lara Ferrara

Non sono solo le collezioni di materiali archeologici del Parco di Paestum a crescere in continuazione: di recente, anche sul versante dell’arte contemporanea, si registra qualche nuova acquisizione. Dopo l’allestimento dell’opera di Carlo Alfano “Tempi prospettici”, visà-vis con la Tomba del Tuffatore, avvenuta nel 1976, per decenni è successo poco o niente.
Anzi, già nel 1985, Sergio Vecchio (1947-2018), artista, scrittore e fondatore di un ArchivioLaboratorio su Paestum, ricorda nel suo diario un incontro con Alfano, suo maestro, durante il quale non ebbe ‘il coraggio di dirgli che la sua opera era in stato di abbandono’.
Ora è un dipinto dello stesso Sergio Vecchio ad entrare nel patrimonio del Museo di Paestum. Per volontà della moglie Bruna Alfieri e dei figli Viviana e Marco, è stata donata all’istituto diretto da Gabriel Zuchtriegel una tela dal titolo ‘L’attesa’, realizzata nell’anno 2015.

“Sono felicissima di regalare al Museo di Paestum un’opera di Sergio – dichiara Bruna Alfieri – e ringrazio il direttore Zuchtriegel per aver ospitato una mostra dedicata a mio marito a un anno circa dalla sua scomparsa. Il legame profondo di Sergio con Paestum affonda le radici nei ricordi della sua infanzia, quando ancora bambino conobbe Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco, impegnati nelle campagne di scavo a Paestum; ebbe un rapporto privilegiato con l’archeologo Mario Napoli a cui dedicò nel ‘97 il libro ‘Il Museo della pittura’. Lasciare quest’opera al Museo è come un ritorno a casa, in quel posto emblematico che ha rappresentato per Sergio l’anello di congiunzione tra Paestum e la sua arte, un luogo di affetti, di legami ma anche di utopie”.
La tela donata faceva parte della collezione di quadri esposti proprio nel museo di Paestum in occasione di una mostra dell’artista Vecchio, curata dal professor Massimo Bignardi dell’Università di Siena e che si è conclusa lo scorso 31 marzo. “Il privilegio degli artisti – aggiunge Marco Vecchio – è quello di essere immortalati nell’immaginario collettivo di tutti grazie alle loro opere”.
E la “fontana” di Carlo Alfano, oltre a essere stata ripristinata nel 2016, dall’anno scorso ha,per la prima volta, una propria didascalia.




Le api salveranno il mondo – Dalla cera d’api, una nuova pellicola ecologica Made in Italy.

di Lara Ferrara

Tutto italiano il nuovo materiale ecologico che punta a sostituire la pellicola di plastica utilizzata in cucina. Il progetto prende il nome di Apepak e nasce grazie all’intuizione e al lavoro di un team a maggioranza femminile, impegnato su più fronti. Ecco perché la produzione di questo materiale è stata affidata alla cooperativa Sonda, che per la sua realizzazione coinvolge persone a rischio di esclusione sociale.

I fogli in cera d’api sono un’alternativa naturale alle convenzionali pellicole di plastica. Il wrap, disponibile in due dimensioni, è ideale per avvolgervi frutta, formaggi, snack o verdura. Inoltre, si presta ottimamente come materiale per coprire ciotole e scodelle e grazie alla sua composizione in cera d’api, cotone bio, olio di jojoba bio e resina, non solo emana un profumo meraviglioso, ma è anche riutilizzabile.

L’innovativa pellicola per alimenti è composta da un cotone che è ottenuto dagli scarti di lavorazione di laboratori tessili locali ed è biologico e certificato, mentre l’olio e la cera d’api provengono da apicoltori e da aziende agricole anch’esse italiane.

Un materiale totalmente naturale e dall’impronta ambientale nulla, biodegradabile e in grado di essere riutilizzato addirittura fino a 100 volte. Un’idea brillante che va sostenuta per contrastare l’inquinamento causato dagli involucri usa e getta.

Evoluzione.




Roma, la Scala Santa ritorna visibile integra dopo oltre 300 anni

di Lara Ferrara

Ritorna finalmente visibile la “Scala Santa” in San Giovanni in Laterano. Donata a Papa Silvestro I, fu da egli collocata dove sorgeva l’antica residenza papale. Ventotto gradini di marmo che uniscono Roma a Gerusalemme, detti il “santuario della Passione di Cristo”.
Secondo la tradizione, vi salì Gesù nel palazzo di Ponzio Pilato il giorno in cui fu condannato a morte. Dopo 300 anni, da ieri, nel complesso monumentale in piazza San Giovanni in Laterano è visibile al pubblico nel suo stato originario, senza la protezione lignea voluta da papa Innocenzo XIII nel 1723. Era chiusa per restauri dall’estate scorsa, e resterà straordinariamente scoperta per 60 giorni, fino al 9 giugno. Sotto la direzione dei Musei Vaticani i restauratori hanno portato alla luce il marmo antico, raccogliendo sotto la copertura di legno una moltitudine di biglietti manoscritti, ex voto, monete e foto lasciati dai fedeli, e ora conservati dai Padri Passionisti che dal 1853 custodiscono il Santuario per volere di Pio IX. Dopo questo temporaneo riporto all’originale, a giugno sulla Scala sarà riposizionata la copertura di assi di noce.

La storia narra che fu solo per volere di Sisto V sul finire del ’500,che si fece costruire un vero e proprio “antro” che potesse custodire e valorizzare un tesoro tanto prezioso. Fu l’architetto Domenico Fontana, a cui erano stati affidati i lavori dal Papa stesso, che decise di porre i gradini sacri dove già s’ergeva il “Sancta Sanctorum”. Il luogo più sacro al mondo, a quel tempo cappella personale dei pontefici, sul lato est della piazza di San Giovanni.

Il trasporto dei 28 gradini avvenne di notte. Si dice che ad accompagnarli vi fossero solo la luce delle torce ed il canto di preghiere e salmi. La posa della Scala Santa , inoltre, venne iniziata operando dall’alto verso il basso perché i gradini non venissero calpestati dagli operai, ma toccati solamente con le ginocchia, motivo per cui, ancora oggi, i pellegrini salgono quella scala, penitenti, con le ginocchia.

Per agevolare l’afflusso dei fedeli alla Scala Santa, l’architetto costruì anche altre quattro scale, ed ai lati del “Sancta Sanctorum” edificò nuove cappelle come quella di San Lorenzo, ad oggi chiesa vera e propria, e quella di San Silvestro, oggi coro dei Passionisti. Il 24 maggio 1590 Papa Sisto V, attraverso una bolla, annunciò la chiusura dei lavori e la conseguente apertura della Scala Santa. A maggior tutela di una reliquia tanto preziosa, nel 1723, per impedirne l’usura, Innocenzo VIII fece rivestire i gradini con tavole di noce, così come si presentano tutt’oggi.




A Roma la cerimonia di sottoscrizione alla presenza di Barbara Mangiacavalli, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, Angelo Tanese, Direttore generale della ASL Roma 1 e Maria Angela Falà, Presidente Tavolo Interreligioso di Roma

Nove diritti per garantire, oltre alle cure, il rispetto della dignità e il supporto religioso e spirituale per chi si trova nella fase finale della vita in strutture sanitarie. È il Manifesto Interreligioso dei Diritti nei Percorsi di Fine Vita che la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie, di cui fanno parte gli oltre 450mila infermieri che operano in Italia, oltre il 40% di tutti gli operatori sanitari, il maggior Ordine professionale del Paese, ha ufficialmente sottoscritto – primo Ordine delle professioni sanitarie – alla presenza del presidenti di tutti gli Ordini Provinciali riuniti a Roma per l’ultima verifica del loro nuovo Codice deontologico, nato per la prima volta da un lavoro che ha convolto in oltre un anno di attività i professionisti attraverso una consultazioni on line, gli Ordini, bioetici, giuristi, associazione delle persone portatrici di patologie e, appunto, i rappresentanti di tutte le religioni. Definire i diritti e garantire, oltre alle cure, il rispetto della dignità e il supporto religioso e spirituale per chi si trova nella fase finale della vita in strutture sanitarie è il fulcro del Manifesto. Diritti da garantire non solo nei centri di cure palliative ma anche negli ospedali, nei pronto soccorso; un lavoro delicato quanto importante, un traguardo che è frutto di una particolare sensibilità nei confronti del dialogo interreligioso in ambito sanitario. Creare un percorso che porti a impegni concreti è l’obiettivo del documento che rappresenta un importante punto di arrivo di un percorso pienamente condiviso con le confessioni religiose che rende possibile la trasformazione dei nove diritti sottoscritti in procedure operative.

“La nostra professione si realizza nell’incontro con l’assistito indipendentemente dal credo religioso, politico e dalle questioni di genere – ha dichiarato Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche – e nel momento del fine vita gli infermieri sono i più presenti accanto alle persone, di qualunque estrazione religiosa, culturale o etnica esse siano, assolutamente senza alcuna distinzione e, anzi, sempre con maggiore qualificazione, formazione e appropriatezza. Per dare applicazione a questo importante Manifesto, bisogna dotarsi di concreti strumenti di lavoro e noi infermieri stiamo già facendo la nostra parte, ad esempio, sul fronte delle cure palliative, il cui accesso deve essere un diritto imprescindibile da tutelare in ogni sede”.

“La morte non è un atto che accade e finisce lì, spesso è un percorso” commenta Maria Angela Falà, Presidente Tavolo Interreligioso di Roma, tra gli esperti che hanno partecipato alla revisione del nuovo Codice degli infermieri. “Ora – ha aggiunto – i diritti devono diventare azioni con la formazione negli ospedali di persone che siano capaci di farli rispettare”.

“Questo Manifesto è il risultato di un lavoro condiviso – ha spiegato il direttore generale dell’ASL Roma 1, Angelo Tanese, tra i promotori dell’iniziativa insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e al Tavolo interreligioso di Roma – che mette al centro il rispetto della persona e che si pone come punto di riferimento per realizzare e sostenere nuove iniziative volte a promuovere un percorso che sia modello di accoglienza, sostegno e rispetto del credo religioso di ciascuno, replicabile in altre realtà sanitarie”.

Il Manifesto è composto di nove punti:

Diritto di disporre del tempo residuo
Ogni persona ha il diritto di conoscere ed essere reso consapevole del suo percorso di cura e del possibile esito, secondo i protocolli terapeutici più aggiornati, affinché possa gestire la propria vita in modo qualitativamente soddisfacente, anche in relazione alla propria spiritualità e fede religiosa.

Diritto al rispetto della propria religione
Ogni persona ha il diritto di comunicare la propria fede religiosa alla struttura sanitaria affinché possa essere rispettata, in conformità alla normativa sulla privacy.

Diritto a servizi orientati al rispetto della sfera religiosa, spirituale e culturale
Ogni persona ha il diritto di usufruire di servizi rispettosi della sua sfera religiosa, spirituale e culturale, compatibilmente con le possibilità organizzative. A tal fine la struttura sanitaria deve promuovere adeguati percorsi informativi e formativi per gli operatori.

Diritto alla presenza del Referente religioso o Assistente spirituale
Ogni persona ha diritto di avere accanto il proprio Referente religioso o Assistente spirituale cui sia garantito l’accesso, compatibilmente con l’organizzazione dei servizi sanitari.

Diritto all’assistenza di un mediatore interculturale
Ogni persona ha il diritto nel percorso di fine vita di potersi avvalere di un mediatore interculturale o altra persona competente autorizzata, il cui intervento viene favorito dalla struttura sanitaria.

Diritto a ricevere assistenza spirituale anche da parte di Referenti di altre fedi
Ogni persona ha il diritto di chiedere, qualora l’Assistente spirituale della propria fede non fosse disponibile, l’assistenza da parte di un Referente di altra fede.

Diritto al sostegno spirituale e al supporto relazionale per sé e per i propri familiari
Ogni persona ha il diritto di ricevere all’interno della struttura sanitaria il sostegno spirituale e il supporto relazionale per sé e per i propri familiari.

Diritto al rispetto delle pratiche pre e post-mortem
Ogni persona ha diritto al rispetto delle pratiche pre e post mortem previste dalla religione di appartenenza. La struttura sanitaria è tenuta a conoscere tali pratiche, a formare adeguatamente il proprio personale e a creare le condizioni perché queste pratiche possano essere realizzate, in conformità con la normativa vigente.

Diritto al rispetto reciproco
Ogni diritto porta come conseguenza il dovere di ognuno di rispettare il credo religioso degli altri, siano essi pazienti, familiari o personale di cura.

Il manifesto è stato sottoscritto anche dal Centro Islamico Culturale d’Italia, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, l’Hospice Villa Speranza – Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, l’Unione Buddhista Italiana, l’Unione Comunità Ebraiche Italiane, l’Unione Induista Italiana, l’Unione Italiana Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno, il Vicariato di Roma, l’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), il CSV Lazio (Centro Servizio per il Volontariato), Cittadinanzattiva – Tribunale per i Diritti del Malato, un Operatore Socio Sanitario in rappresentanza della categoria.

Nella foto da sinistra: Paolo Favari, Direttore Generale Gemelli Medical Center, Barbara Mangiacavalli, Presidente FNOPI, Angelo Tanese, Direttore Generale ASL Roma 1.