La pelle d’oca quando ascolti la musica? Sei speciale

di Lara Ferrara

Se la tua musica preferita dice molto della tua personalità, anche il modo in cui rispondi alla musica può farlo.
Quando la tua playlist tocca gli accordi giusti, entri in contatto con le tue emozioni, la temperatura corporea aumenta, la frequenza cardiaca anche ed Il cervelletto diventa più attivo come anche i livelli di dopamina che aumentano causando un brivido freddo che scuote la schiena.
Almeno a me.
A voi è mai accaduto?

Gli scienziati della University of Southern California hanno analizzato le scansioni cerebrali di venti studenti esaminando il fenomeno per capire come tali sensazioni si stimolino nel corpo umano e nel 55% dei casi la reazione ottenuta è stata …da “pelle d’oca”.

Infatti, dopo che alcuni studenti ascoltavano un brano di musica autoselezionata, reagivano alle canzoni in modo accentuato con brividi e pelle d’oca.

Secondo Matthew Sachs, un co-autore dello studio, grazie a queste reazioni neurologiche si possono provare emozioni ad un livello più intenso.

Per riassumere, se ascoltare musica vi fa venire la pelle d’oca, potreste avere una connessione più intensa a provare emozioni e potreste essere speciali.
Cioè avere un maggior volume di fibre neurologiche che collegano la corteccia cerebrale uditiva alla parte del cervello responsabile dell’elaborazione emozionale e cognitiva.




Il 4º Ferrara Film Festival rivela il line-up dei film in concorso. Prime mondiali, europee e italiane. Il film di apertura ancora Top Secret.

Lara Ferrara
Ferrara, 19 Febbraio 2019

Kevin Bacon, Misha Barton, Daniel Baldwin, Rosario Dawson, Neve Campbell, Danny Trejo, Raoul Bova, Eric Roberts, Pedro Capò, Nancy Spielberg, Giorgio Coriangeli, Valentina Lodovini. Questi alcuni nomi noti tra i protagonisti delle 34 pellicole selezionate al Ferrara Film Festival 2019. L’evento cinematografico di punta della città estense ha svelato la lista completa dei film “in concorso” in un unico annuncio, che include prime mondiali, prime europee e italiane. Il film prestigioso film di apertura, solitamente una premiere americana di altro richiamo commerciale, non è ancora stato svelato dagli organizzatori. Tutti i film sono anteprime assolute non ancora distribuite in Italia e provengono da nove paesi da tutto il mondo: 11 dagli USA, 15 dall’Italia, seguiti da Germania, Portogallo, Sud Africa, Belgio, Israele, Polonia e Austria. Il programma completo di tutti i film, con il calendario, orari ed eventi collaterali, verrà divulgato questo Venerdì 22 Febbraio.

Il festival come di consueto si svolgerà alla fine di Marzo (dal 23 al 31 precisamente) e, giunti ormai alla quarta edizione, mostrerà al proprio pubblico di quanto è cresciuto in soli quattro anni. “Due parole: Bigger & Better – dichiara il Direttore Maximilian Law dal suo ufficio a Los Angeles – con il duro lavoro della nostra squadra, sempre più numerosa, stiamo crescendo senza sosta. Sono veramente onorato del fatto che ogni anno il nostro pubblico praticamente raddoppia, ed è quindi nostro compito essere sempre al pari delle loro aspettative. Più film, e di qualità sempre più alta, una Via Del Cinema in costante espansione, servizi migliori, red carpet più grande… e saremo il primo film festival in Italia con un Talk Show giornaliero dedicato interamente al Cinema. Avremo anche moltissimi ospiti di alto livello, ma li divulgheremo a breve.”

C’è molto da assaporare nel ricchissimo programma dei film, che copre una vastissima gamma di generi e stili, coinvolgendo una serie di temi forti e contemporanei come l’emancipazione e la rivalsa delle donne, la violenza giovanile e lo sfruttamento minorile. Quest’ultimo è portato alla luce soprattutto grazie alla collaborazione tra Ferrara Film Festival e UNICEF Italia, instaurando una categoria speciale denominata “Young UNICEF”. Inoltre, come sempre, tutti i film e i principali eventi saranno accessibili al pubblico sordo grazie alla campagna sociale #FacciamociSentire di Sara Giada Gerini e al servizio di sottotitolazione fornito da FIADDA Emilia Romagna.

Tra gli “highlights” dei film in concorso segnaliamo il thriller “Hope Lost” con un cast di superstar che comprende Michael Madsen, Daniel Baldwin, Denny Trejo e Misha Barton; “The Perception” con Eric Roberts e Nick Bateman; “Sol De Medianoche” con la superstar latina Pedro Capò; poi “Chi Scriverà La Nostra Storia” prodotto da Nancy Spielberg (sorella di Steven); “Find Your Groove” con Kevin Bacon, Whoopi Goldberg e Rosario Dawson; “I Perfezionisti” prodotto da Raoul Bova; “In Principio” con Giorgio Coriangeli e “Uomo” con Valentina Lodovini.

Il line-up completo si può trovare su www.ferrarafilmfestival.com

Uno dei motivi dell’esistenza del Ferrara Film Festival, oltre a stimolare il turismo locale e internazionale nella città estense, è anche quello di supportare le produzioni cinematografiche locali grazie alla categoria “Emilia-Romagna Filmmakers.

Ogni spettacolo al cinema, come di consuetudine, sarà composto da un cortometraggio seguito da un lungometraggio e biglietti saranno già acquistabili in prevendita a partire dalla prossima settimana sul sito ufficiale e nei punti vendita a Ferrara e in tutta Italia del circuito Ticketland 2000. Per aggiornamenti in tempo reale si può seguire il Ferrara Film Festival su Facebook, Twitter o Instagram.

Il programma dei film, per quanto già molto ricco, non è altro che la punta dell’iceberg di un programma che include eventi a tema e di beneficenza, incontri con i professionisti del cinema da tutto il mondo e feste serali, tra cui il consueto party di apertura al Palazzo Roverella, previsto per Sabato 23 Marzo, che lascerà il segno.

L’appuntamento è quindi rinnovato nella Città di Ferrara, patrimonio mondiale dell’UNESCO, partendo quindi dal 23 Marzo, per poi concludere il tour de force con la cerimonia di premiazione dei “Golden Dragon” che si terrà alla Sala Estense, in Piazza Municipale, Domenica 31 Marzo alle ore 18.

Il programma completo dei film e ulteriori info: www.ferrarafilmfestival.com




La Linea D’ombra – di Pasquale Polidori. A cura di Diletta Borromeo – Macro Asilo , Roma

Lara Ferrara

Domenica 24 febbraio dalle 14 alle 20 al Macro Asilo Stanza delle Parole e Sala Media. Con opere di Luigi Battisti, Andrea Lanini, Maria Teresa Sartori, Bruno Lisi, Francesco Impellizzeri, Cesare Pietroiusti, Silvia Bordini. Interventi: Diletta Borromeo su Congiunzione in Alighiero e Boetti; Ugo Brugnoli su Nome/nomi e disseminazione dell’autore; Beatrice Peria su Limiti e risorse della descrizione verbale dei dipinti; Monica Cristina Storini su Strategie di sopravvivenza e individuazione della scrittura femminile. Infine una performance di canto e poesia con Tomaso Binga e il Minima Vocalia Ensemble: per la prima volta Tomaso Binga si esibisce con un coro! Grazie come sempre al confronto con e alla collaborazione di Federica Santoro, Claudia Melica, Tianyi Xu, Daniele Villa Zorn, Enrico Colantoni, Gabriele Cippitelli.

Definirsi è un lavoro di rappresentazione e contenimento. Equivale a fare di sé un teatro provvisto di una sua organizzazione; spazi che corrispondono a funzioni, e una metratura ragionevolmente percorribile con gli strumenti che si hanno a disposizione: un corpo, una lingua, le cose a portata di mano. Solo che però il teatro è immerso nel buio. Anche riuscire a percepire il bordo del palcoscenico diventa rischioso. Occorre cautela nel passo che si avanza all’interno di questo spazio, da sempre posseduto e sconosciuto, che si vorrebbe ribaltare in un esterno, senza neanche sapere minimamente se siamo dentro o fuori. Sappiamo che la definizione è l’esterno; è un volume che preme contro la recinzione del teatro; la definizione è una stretta di linguaggio, possibile solo quando il linguaggio si manifesta come spazio esterno. Ma il punto è che occorrerebbe stabilire a sé stessi un interno e un esterno. Capire qual è la parete e dove stanno le scalette e le botole; per non parlare del sipario, qualcosa che svanisce al solo pensiero. Se avessimo un’idea di dove cade il sipario, allora il lavoro sarebbe compiuto, e la scena sotto controllo. Una volta fatti tutti gli esercizi elementari appresi alle prime lezioni di movimento: prove di percezione e relazione con lo spazio; caduta a peso morto; oscillazione; chiudersi, spalancarsi, appoggiarsi, rotolarsi. Stare presso una parete; stabilire una relazione con la parete. La relazione poi è perennemente insufficiente e negativa. Il fatto è che la parete è sbagliata; è l’effetto di un’ottica visionaria e proiettiva. Basta cambiare posizione e l’inganno salta alla mente. Eccola, infatti, l’immensa fatica che non garantisce alcun risultato: trattare corpo a corpo con la parete, dopo averla in un primo tempo, e per finta, stabilita. Fare esercizi di presenza ed assenza della parete. Allenarsi a intuirla e provare, mentalmente, a sbatterci contro. Vedere se la materia si modifica dopo il primo tentativo di definizione. Non funziona? Fa pena? Ripetere di nuovo. Non è solo una questione di dimestichezza, ma l’esperienza aiuta. (A volte, una definizione di sé, se è riuscita, lo si capisce molto dopo, e si dice che è troppo tardi). Sforzarsi di sentire la parete senza sfiorarla, con la sola prossimità del corpo. Il corpo non finisce mica dove finisce il corpo. C’è sempre quel volume ulteriore, uno spessore che incontra le superfici senza toccarle. Imparare a sapere di quale corpo si sta parlando; qual è il corpo di sé che dovrebbe calzare la frase definitoria. Si chiama: consapevolezza, volontà, desiderio, paura, senso dell’immagine, decoro, maschera, pelle.

Un pavimento linguistico illuminato e perimetrato, la definizione. Un’utopia, il sé inesistente e ideologico, millimetrato e tirato a lucido nella trasparenza degli spettacoli. Tutti immaginati; in scala morale e teorica. E finalmente, il successo dei sistemi. Le repliche, a quel punto, scontate e quotidiane.

A parte questo, è quasi certo che una definizione di sé è impraticabile. Si muore molto prima, per fortuna.

Info su http://www.lalineadombra.org/it/home/macro-asilo/




David di Donatello: ecco le candidature dell’edizione 2019

di Lara Ferrara

Si è tenuta oggi la conferenza stampa per l’annuncio delle candidature alla 64° EDIZIONE DEI PREMI DAVID DI DONATELLO
Sono intervenuti; Fabrizio Salini – Amministratore Delegato Rai, Piera Detassis – Presidente e Direttore Artistico Fondazione David di Donatello,Teresa De Santis – Direttore Rai1, Roberta Enni – Direttore Rai Gold, Claudio Fasulo – Vice Direttore Rai 1 Carlo Conti.

Il Presidente e Direttore Artistico, Piera Detassis, e il Consiglio Direttivo dell’Accademia del Cinema Italiano composto da Francesco Rutelli, Carlo Fontana, Nicola Borrelli, Francesca Cima, Luigi Lonigro, Mario Lorini, Domenico Dinoia, Edoardo De Angelis, Francesco Ranieri Martinotti, Giancarlo Leone, hanno stabilito una serie di importanti riforme del regolamento del premio.

Fra le numerose novità, una nuova giuria e la modifica del sistema di voto, entrambi adeguati ai modelli proposti dai grandi riconoscimenti internazionali; nuove regole di ammissione dei film che concorreranno all’assegnazione del Premio; la nascita del David dello Spettatore. Attraverso questa serie di rilevanti modifiche, l’Accademia del Cinema Italiano punta a rinnovarsi proponendosi come una realtà ancor più autorevole e incisiva nell’ambito del panorama cinematografico italiano e internazionale, al passo con le rapide trasformazioni in atto nell’intero sistema dell’audiovisivo.

“Il cambiamento nasce da un grande lavoro di razionalizzazione e da un’opera di rinnovamento complessa e impegnativa – ha spiegato Piera Detassis – questo è l’inizio di un processo che vuole riportare il David nel cuore pulsante, attivo, della filiera. Il David non deve e non vuole essere semplicemente un premio che si esaurisce in una serata ma – attraverso la Fondazione Accademia del Cinema Italiano, vero giacimento di talenti ed eccellenze – diventa strumento di formazione e volano di promozione per il cinema e per la nostra produzione. David, il premio del cinema che vota il cinema. Senza rinchiudersi ma guardando al futuro”.

Ecco le candidature per i David di Donatello 2019. I premi fra i più importanti del cinema italiano saranno consegnati il prossimo 27 marzo a Roma, in una cerimonia che sarà trasmessa in diretta su Rai1, collocazione a cui è tornata nel 2018 dopo un paio di anni sotto l’organizzazione di Sky. Quest’anno sono state fra l’altro introdotte numerose novità per quanto riguarda la giuria che assegna i premi (svecchiata e ridotta a 1559 membri, con un’ampia rappresentazioni delle varie professioni culturali e un terzo di presenze femminili) e il metodo di votazione.

Secondo quanto emerso dalle cinquine, è Dogman di Matteo Garrone il titolo che si è aggiudicato il maggior numero di candidature, ben 15, a cui segue Capri Revolution di Mario Martone. Ben rappresentati anche Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, Sulla mia pelle di Alessio Cremonini (ammesso in gara solo perché non ancora valida la regola per cui tutti i film papabili dovranno stare in sala per almeno 7 giorni in minimo 5 città) e Lazzaro felice di Alba Rohrwacher.

Meno eclatanti i possibili riconoscimenti, invece, per Loro di Sorrentino. Di seguito tutte le nomination ai David di Donatello nelle categorie principali:

Miglior film:

Chiamami col tuo nome
Dogman
Euforia
Lazzaro felice
Sulla mia pelle

Miglior regia:

Mario Martone, Capri Revolution
Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome
Matteo Garrone, Dogman
Valeria Golino, Euforia
Alice Rohrwacher, Lazzaro felice

Miglior attore:

Marcello Fonte, Dogman
Riccardo Scamarcio, Euforia
Luca Marinelli, Fabrizio De André: Principe libero
Toni Servillo, Loro
Alessandro Borghi, Sulla mia pelle

Miglior attrice:

Marianna Fontana, Capri Revolution
Pina Turco, Il vizio della speranza
Elena Sofia Ricci, Loro
Alba Rohrwacher, Troppa grazia
Anna Foglietta, Un giorno all’improvviso

Miglior attore non protagonista:

Massimo Ghini, A casa tutti bene
Edoardo Pesce, Dogman
Valerio Mastandrea, Euforia
Ennio Fantastichini, Fabrizio De André: Principe libero
Fabrizio Bentivoglio, Loro

Miglior attrice non protagonista:

Donatello Finocchiaro, Capri Revolution
Marina Confalone, Il vizio della speranza
Nicoletta Braschi, Lazzaro Felice
Kasia Smutniak, Loro
Jasmine Trinca, Sulla mia pelle

Miglior regista esordiente:

Luca Facchini, Fabrizio De André: Principe libero
Simona Spada, Hotel Gagarin
Fabio e Damiano D’Innocenzo, La terra dell’abbastanza
Valerio Mastandrea, Ride
Alessio Cremonini, Sulla mia pelle

Miglior sceneggiatura originale:

Dogman
Euforia
La terra dell’abbastanza
Lazzaro felice
Sulla mia pelle

Miglior sceneggiatura non originale:

Chiamami col tuo nome
Ella & John (The Leisure Seeker)
Il testimone invisibile
La profezia dell’armadillo
Sono tornato

Miglior montaggio:

Capri Revolution
Chiamami col tuo nome
Dogman
Euforia
Sulla mia pelle

Miglior fotografia:

Capri Revolution
Chiamami col tuo nome
Dogman
La terra dell’abbastanza
Lazzaro felice

Miglior scenografia:

Capri Revolution
Chiamami col tuo nome
Dogman
Lazzaro felice
Loro

Miglior costumi:

Capri Revolution
Chiamami col tuo nome
Dogman
Lazzaro felice
Loro

Miglior scenografia:

Capri Revolution
Chiamami col tuo nome
Dogman
Lazzaro felice
Loro

Miglior musicista:

Nicola Piovani, A casa tutti bene
Sascha Ring e Philipp Thimm, Capri Revolution
Michele Braga, Dogman
Nicola Tescari, Euforia
Lele Marchitelli, Loro
Mokadelic, Sulla mia pelle

Miglior canzone originale:

Sascha Ring, Aracea (Capri Revolution)
Sufjan Stevens, Mistery of Love (Chiamami col tuo nome)
Enzo Avitabile, ‘A speranza (Il vizio della speranza)
Toni Servillo, ‘Na gelosia (Loro)

Miglior film straniero:

Bohemian Rhapsody
Cold War
Il filo nascosto
Roma
Tre manifesti a Ebbing, Missouri




Jannis Kounellis – L’Artista greco-romano per cui l’essere umano è sempre stato il punto d’arrivo delle sperimentazioni

di Lara Ferrara

Jannis Kounellis un personaggio che ricorderemo per il suo percorso eclettico: dalla Grecia, suo pese d’origine, ai quadri informali su sfondo bianco degli anni ’60, alla libera interpretazione del fuoco, all’arte che si estende intorno a noi rendendoci partecipe. A vent’anni lascia la Grecia, dove è nato, per trasferirsi in Italia dopo aver contribuito al rinnovamento dell’arte negli anni sessanta. Allestisce la sua prima personale italiana alla galleria La Tartaruga, nel 1960, quando ancora frequentava l’Accademia, ma aveva già chiaro dove sarebbe arrivato: al coinvolgimento del pubblico, fondamentale per completare l’opera d’arte.

La sua ricerca, iniziata dal quadro nudo e puro, sfonda i limiti della pittura e sfocia presto nel rifiuto dei mezzi tradizionali. Il passo successivo e la svolta definitiva sono la performance e l’uso di materiali organici e inorganici, che rimandano comunque alla realtà, come ferro, legno, carbone, iuta, animali vivi, brandelli di carne. Nel 1969 espone dei cavalli vivi da Fabio Sargentini, a Roma, e rappresenta il conflitto ideale tra cultura e natura, in cui l’artista è ridotto al ruolo marginale di artefice e l’opera si realizza nella partecipazione e nella relazione tra pubblico e opera.
La storia per Kounellis è una misura, una proporzione dove costruire uno spazio, una dimensione in cui la storia diventa presente e viceversa. Una dinamica che ha sempre mostrato nelle numerose mostre nel mondo, e ciò è evidente anche in due più recenti nelle quali Kounellis cerca di spingere come la storia sia una dimensione materiale legata a una pratica fisica, non solo un concetto, ma anche un’immagine. Gli artisti infatti sono stati per la storia i testimoni attraverso la produzione delle immagini. Hanno immaginato la storicità del mondo, guardano come una figura di Giano al passato e al futuro contemporaneamente, creando nella simmetria temporale un luogo ideale dell’arte. Kounellis riesce a porre l’attenzione sulla relazione tra un passato a cui fare riferimento e un futuro che inevitabilmente vede ripetersi con cadenza periodica.

Nel 1972 Kounellis partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia.
Gli anni proseguono poi con le installazioni nelle quali alla vitalità del fuoco subentra l’oscura presenza della fuliggine mentre gli animali vivi cedono il passo a quelli imbalsamati.

Il culmine di questo processo è forse il grandioso lavoro presentato all’Espai Poublenou di Barcellona nel 1989, caratterizzato da quarti di bue appena macellati fissati mediante ganci a lastre metalliche e illuminati da lanterne a olio. Negli anni più recenti l’arte di Kounellis si è fatta virtuosamente manieristica e ha ripreso temi e suggestioni che l’avevano caratterizzata in precedenza con uno spirito più meditativo, capace di interpretare con una rinnovata consapevolezza la primitiva propensione all’enfasi monumentale. Esempi di questa nuova direzione di ricerca sono l’installazione del 1995 in piazza Plebiscito, a Napoli, e quindi le mostre in Messico (1999), Argentina (2000) e Uruguay (2001). Nel 2002, l’artista ripropone l’installazione dei cavalli alla Whitechapel di Londra e, poco dopo, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma costruisce un enorme labirinto di lamiera lungo il quale pone, quasi fossero altrettanti approdi, gli elementi tradizionali della sua arte, come le “carboniere”, le “cotoniere”, i sacchi di iuta e i cumuli di pietre (“Atto unico”). Nel 2007 lavora alla realizzazione del 383° festino di Santa Rosalia a Palermo disegnando il carro trionfale della Santa.

Jannis Kounellis era un ermetico romantico, vicino ad Ungaretti, anche nel cogliere il lirismo epico di Roma, unica città al mondo in cui poteva davvero far esperienza del “sentimento del tempo” e nel pensare tutto come conseguenza di un’illuminazione folgorante e rara, di una immagine che potesse poi tradursi in lingua.

Come lasciava scritto Ungaretti: “oggi il poeta sa e risolutamente afferma che la poesia è testimonianza d’Iddio, anche quando è una bestemmia. Oggi il poeta è tornato a sapere, ad avere gli occhi per vedere, e deliberatamente vede e vuole vedere l’invisibile nel visibile”.




La metafisica della luce

di Lara Ferrara

La luce, come metafora della nostra gioia interiore? Un pensiero…

L’espressione “metafisica della luce” (coniata nel 1916 da Clemens Baeumker) indica la dottrina medievale che considera la luce (lux) forma prima dei corpi (prima forma corporalis o corporeitas): la luce costituisce il “principio” ontologico essenziale, se vogliamo la componente strutturale essenziale, di ogni ente fisico, animato o inanimato che sia. Dio, inoltre, è concepito come Luce eterna. Da un punto di vista cosmologico, dunque, la luce permette la costituzione dell’universo e ad essa si possono attribuire i mutamenti dell’universo stesso: la diffusione della luce è la causa a cui possono essere ricondotti tutti gli altri rapporti di causalità naturale. Si noti, infatti, che alla metafisica della luce si accompagna solitamente una fisica della luce e anche un’estetica della luce; quest’ultima meriterebbe però una trattazione a parte.

La luce, intesa come conoscenza, armonia, e come tutto ciò che non è possibile esprimere ora intellettualmente, per giungere nella nostra dimensione, nel basso Mondo, il mondo della confusione e della densità, ha bisogno di canali, di porte attraverso cui propagarsi quaggiù.

Dai primordi della civiltà, attraverso i secoli ed i millenni, alcune tradizioni, costituite da una catena di maestri e dai loro iniziati, hanno costituito la porta attraverso la quale la luce giunge fino a noi. Dobbiamo però anche ricordare che nel tempo le tradizioni hanno perso il loro carattere veritiero conservando solo alcuni frammenti dell’antico insegnamento e trasformandosi quindi in qualcosa di inutile, a volte nocivo (quello che è capitato sostanzialmente a tutte le religioni, una volta che si sono strutturate in istituzioni).
D’altro canto anche nel pensiero platonico e neoplatonico greco, la luce simboleggia il movimento del soprasensibile nella sua diffusione ed espansione, di grado in grado, fino a disperdersi nel sensibile della materia.

Nella fisica e metafisica la corporeità della luce, così eterea e semplice, sembra rappresentare l’intermedio fra l’intelligibilità del pensiero e la materialità del mondo corporeo.

Il tema della luce è il risultato originale dell’accostamento fra le conoscenze scientifiche e la metafisica, l’antropologia e la potenza dell’atto, la casualità e il libero arbitrio.

“Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce”

PLATONE




Sul palcoscenico del Teatro Planet approda la coinvolgente storia “DOKTORO ESPERANTO” scritto diretto e interpretato da Mario Migliucci e prodotto da Terre Vivaci.

Il Doktoro Esperanto è Lejzer Ludvik Zamenhof e questa è la sua storia.

La storia di un uomo che vuole dare al mondo una voce unica, una voce umana.
Come un laborioso artigiano, il Doktoro Esperanto, l’omino con gli occhiali, fabbrica il suo strumento e lo offre a chiunque lo voglia adoperare.
Ma una lingua è uno strumento particolare, non si crea dall’oggi al domani.

Questa è una storia fatta di torri e di uomini che le costruiscono.
Come altri uomini prima di lui, Lejzer abbandona la pietra e sceglie il mattone.
I mattoni di Lejzer sono parole e la sua lingua è l’esperanto.

Patro nia kiu estas en la cielo.., qualcuno sta recitando il Padre Nostro in una strana lingua, che neppure Dio ricorda di conoscere. Questa lingua è l’esperanto e il suo ideatore è Lejzer Ludvik Zamenhof, oculista russo-polacco di fine ottocento. Con in testa il mito di Babele, Lejzer fabbrica con passione il suo particolare strumento: una lingua universale. Una lingua nuova, una lingua comune a tutti gli uomini, accessibile a tutti, una lingua che come un ponte possa far incontrare persone delle più diverse origini comprendendosi reciprocamente. Prima ancora però persegue un ideale di reciproca comprensione, sospeso allora come oggi, all’alba di nuovi secoli o millenni, tra catastrofi, scontri di civiltà e incontri di esseri umani. Per questo Lejzer si firma Doktoro Esperanto, il dottore che spera.

Sabato 16 febbraio e Domenica 17 febbraio 2019

sabato ore 21.00 e domenica ore 18.00 e ore 21.00

di e con Mario Miglicci

regia Mario Migliucci

Produzione Terre Vivaci Associazione Culturale

Teatro Planet

via Crema, 14 – 00182 Roma

https://www.facebook.com/teatroplanet/




Gli eleganti saloni di Palazzo Brancaccio, sono stati teatro dell’evento Bridal Weekend In Rome 2019

Nella splendida location barocca nel cuore della Capitale, un fine settimana di grandi suggestioni. Un sabato sera dedicato ad un esclusivo bridal fashion show e una domenica riservata alle più importanti wedding planner con brunch, foto e mille sorprese.

Gli eleganti saloni di Palazzo Brancaccio, sono stati teatro dell’evento BRIDAL WEEKEND IN ROME che ha catalizzato l’attenzione della città. Due giorni dedicati al mondo del wedding che hanno visto andare in scena il più importante bridal fashion show dell’anno, una straordinaria sfilata – aperta da un suggestivo tableau vivent con scenografiche costruzioni floreali, esaltate da sapienti giochi di luce – che ha strappato applausi a scena aperta per le meravigliose creazioni di Maria Laurenza superba interprete, attraverso due singole ispirazioni, della sposa per la prossima primavera.

La collezione Nature, dedicata ad una donna che ama osare, che esalta la femminilità con disegni a sirena capaci di tracciare sinuose silhouette, accostati ad eleganti mantelle o con abiti romantici e moderni, composti da body in pizzo macramè abbinati a gonnelloni di tulle in seta e chiffon, impreziositi da preziosi dettagli floreali in rilievo e ricami in cristallo realizzati a mano.

Una donna minimal chic quella interpretata dalla seconda capsule collection, la Elegance, che esalta la semplicità e la raffinatezza femminile di una donna moderna, attuale e sobria, che indossa l’eleganza espressa da un tessuto straordinario come il mikado in seta, capace di valorizzare la fisicità femminile con forme geometriche, gonnelloni principeschi e bustini stretti in vita. 

Una passerella aperta dall’eterea delicatezza degli abiti dedicati alle più piccole protagoniste del matrimonio, che hanno sfilato tra le spose e i modelli della nuovissima collezione sposo che prende il nome di Alexander Katei, figlio della stilista, pensata per esaltare l’essenza e la classe di un uomo elegante e distinto con la personalità per osare, giocando con forme e colori. Ma è la donna la vera musa ispiratrice della sfilata, non solo negli abiti per la sposa ma anche nella collezione moda dedicata alle altre figure femminili che, per un giorno, vogliono indossare abiti unici, capaci di renderle protagoniste, accanto alla sposa, del red carpet ideale del matrimonio. Creazioni di alta moda, colori di tendenza, eleganti ricami, pietre raffinate, tessuti freschi ed eleganti, per donne che amano l’essenziale ma che sono capaci di stupire per un giorno. Oltre 500 gli ospiti che hanno assistito a questa indimenticabile sfilata che resterà negli occhi di tutti grazie alle meravigliose immagini fotografiche di Valeria Santoni, alla sapiente regia audio e video di Nico Celano, all’immagine sognante delle splendide modelle, opera di due grandi professionisti della bellezza come la make up artist Sandra Lovisco e il famoso hair stylist Marco Fava, alle scenografiche composizioni floreali di Donatella & Giuliano che hanno impreziosito gli eleganti complementi ed accessori d’arredo di ELE Light, creando una wedding experience coordinata dalla wedding & event planner Anna Chiatto, capace di orchestrare la coralità delle singole voci di questo importantissimo evento dal sapore unico ed indimenticabile, che Palazzo Brancaccio e Maria Laurenza hanno offerto al pubblico ed alla stampa. Impeccabili le hostess di Accademia del Lusso coordinate dalla professoressa e giornalista Mariella Valdiserri. Numerosi i personaggi vip che hanno presenziato all’evento gustando il delizioso cocktail proposto al termine della sfilata dagli chef di Le Voilà Banqueting che gestisce, sotto la conduzione di Andrea Azzarone, questa sontuosa location, proponendo matrimoni unici e raffinatissimi menù. Dopo i numerosi finger food con tartine e canapé, diversi piatti caldi hanno preceduto una fantasia di zuccherose prelibatezze tra le quali le wedding cake di Dolce Alice.

La serata è stata presentata e chiusa dalla giornalista e conduttrice Barbara Castellani, che ha accompagnato la stilista, intervistandola nelle tre sale e raccogliendo insieme a lei il tributo del pubblico.

E dopo il successo della serata, la domenica di Palazzo Brancaccio è stata dedicata alle più importanti wedding planner italiane, che hanno potuto ammirare ed indossare gli abiti da sposa di Maria Laurenza protagonisti della sfilata, in un tripudio di scatti fotografici al photoboot di Kiosk, stampando decide di foto e condividendo questi momenti attraverso dirette e storie sui loro canali social e su quelli dell’evento, tra sorrisi, giochi e soprese, gustando il delizioso brunch ideato per loro da Dora Letteriello di Le Voilà Banqueting per Palazzo Brancaccio, la spettacolare location che, per due giorni, è stata il centro del mondo del wedding.




Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti In visita al reparto dell’SPDC al San Filippo Neri

Un reparto completamente nuovo quello dell’SPDC (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura) dell’ospedale San Filippo Neri, inaugurato questa mattina dal Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’Assessore Sanità e integrazione Socio-Sanitaria Regione Lazio, Alessio D’Amato e il Direttore Generale della ASL Roma 1 Angelo Tanese.

Un intervento significativo finanziato con 680 mila euro per questo importante ospedale pubblico del quadrante nord di Roma, il nuovo reparto dispone di 821 mq + 40 mq di giardino terapeutico, oltre il doppio del precedente che presentava diverse carenze logistiche e strutturali essendo peraltro uno dei primissimi SPDC di Roma aperto quarant’anni fa.

Il nuovo reparto è integrato con il Pronto Soccorso per una migliore gestione delle emergenze. L’apertura di questo nuovo reparto contribuisce anche ad una migliore integrazione con gli altri servizi territoriali del Dipartimento di Salute Mentale nel costruire risposte a problemi di salute altamente complessi, come il ricovero dei minori, la gestione delle psicosi sintetiche e della patologia peri-partum, con l’eventuale sviluppo di un’Unità Madre-neonato (MBU) al bisogno. È infine uno dei risultati tangibili di un piano di riorganizzazione e sviluppo dei percorsi di salute mentale che la ASL Roma 1 sta portando avanti con una profonda riorganizzazione dei servizi anche attraverso l’ingresso di nuovi operatori – nel 2018 sono stati assunti 13 psichiatri, 12 psicologi, 5 neurospichiatri infantili, 2 tecnici della riabilitazione psichiatrica, 4 assistenti sociali, 29 infermieri – e con la collaborazione della Consulta per la Saluta Mentale.

Tutti gli spazi e gli arredi sono ispirati a criteri di qualità e sicurezza, con un comfort alberghiero eccezionale per la salute mentale in ospedale. Finestre prive di sbarre ma antisfondamento, porte scorrevoli e bagni assistiti, per garantire la massima sicurezza, tutti i 16 posti di degenza hanno bagno in camera ed è stata creata una ampia zona living per le attività comuni. Particolare attenzione è stata posta nella progettazione di questo spazio per la rispondenza ai necessari requisiti di sicurezza approfondendo la scelta delle protezioni e degli arredi fissi in relazione ai rischi per l’incolumità dei pazienti. Massima la cura anche all’estetica perché gioca un ruolo fondamentale nei rapporti sociali, dove bellezza e accoglienza aiutano a recuperare identità e combattere lo stigma.

Ripensato totalmente il modello di cura, a partire dall’assistenza infermieristica che si sviluppa sul modello del nursing modulare, per proseguire con una maggiore personalizzazione dei progetti terapeutici, migliorando il clima complessivo e riducendo gli elementi di violenza, frequenti in un luogo dove si realizzano anche trattamenti contro la volontà del paziente.

Il giardino terapeutico. Il reparto SPDC è stato dotato (in ottemperanza ai requisiti Strutturali e Tecnologici punto 1.2.4.1 del DCA 8/2001 e s.m.i.) di uno spazio esterno dedicato ai pazienti. La progettazione di questo spazio è stata completata con lo studio del verde con l’intento di creare un luogo studiato per originare nei pazienti sensazioni di benessere. Nel giardino si è tenuto conto dei principi della cromoarmonia partendo dal colore del verde delle piante in grado di trasmettere tranquillità ed equilibrio. Sono state utilizzate essenze sempreverdi come schermatura e piante aromatiche che con i loro colori, con il loro profumo attivano i sensi dei pazienti. Tale spazio, così curato per il benessere, sarà in grado di aiutare la permanenza dei pazienti durante le cure specifiche, favorendo la socializzazione. Alcuni pazienti potranno essere coinvolti anche nella cura delle piante stesse.




Paestum: ricostruire una casa greca del 500 a.C. si può? Workshop con università e associazioni al Museo il 15 febbraio


Che i famosi templi di Paestum in antico stessero in mezzo a una città fiorente, non è facile da spiegare ai tanti visitatori che oggi vengono da tutto il mondo a vedere il sito magno-greco meglio preservato: perché, mentre i templi sono meravigliosamente conservati, le case di chi li costruì sono ridotte a tratti di muretti di difficile lettura. La risposta elaborata dal Parco Archeologico di Paestum insieme all’Istituto Universitario “L’Orientale” e alla Federico II di Napoli è di ricostruire una casa greca del V sec. a.C. con le tecniche e i materiali dell’epoca. Un progetto di “archeologia sperimentale” dunque, come sono molto diffusi nell’ambito dell’archeologia preistorica e medievale, ma pressoché totalmente assenti nell’archeologica classica della Magna Grecia. “Non si tratta solo di un modo per far capire ai visitatori cosa significava vivere in una colonia greca di V sec. a.C. – afferma il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – è anche un percorso di ricerca, che ci darà delle risposte a molti interrogativi, per esempio quante risorse erano necessarie per costruire una casa e per manutenerla a quei tempi. Il progetto sarà un’integrazione significativa dell’offerta di visita ma anche della ricerca sull’antica Magna Grecia. Per realizzarlo, abbiamo bisogno della partecipazione di cittadini e associazioni che siano coinvolte attivamente in questo percorso”.

Per discutere del progetto e per coinvolgere la cittadinanza, il Parco Archeologico ha organizzato un workshop pubblico che si terrà il 15 febbraio nel Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Tra gli ospiti il prof. Marco Valenti dell’Università di Siena e il prof. Giuliano Volpe dell’Ateneo barese, due esperti del Medioevo con importanti esperienze nell’ambito dell’archeologia sperimentale.

“La collaborazione fra il Parco Archeologico di Paestum e l’Università “L’Orientale” continua con questa importante iniziativa, finalizzata a rendere più chiaro ai visitatori il modo di vivere in una colonia magno-greca – afferma il professore Fabrizio Pesando – La scoperta e lo scavo della casa arcaica detta di Mnastor, oggetto della ricerca dell’Orientale, potrà infatti fornire importanti informazioni sulla struttura e sulla funzione delle stanze di un’abitazione di VI secolo a. C., rappresentando un punto di riferimento per il progetto di ricostruzione che si andrà a discutere nel corso del workshop”.

Con il progetto, che si elaborerà proprio nel corso del workshop, si porrà in essere un metodo di lavoro rigoroso, dove il risultato finale non sarà solo il manufatto in sé, ma anche l’insieme delle conoscenze che si ricaveranno durante tutto il lavoro di ricerca.