Dora Romano – L’amica geniale

La ricordiamo al cinema nel ruolo di Madame Baldini, moglie di Dustin
Hoffman nel film “Profumo – Storia di un assassino” diretto da Tom
Tykwer, a teatro in “Sister Act” in cui è la coprotagonista rivestendo
il ruolo della Madre Superiora, ne “Il Mistero dell’Assassino Misterioso”
insieme con Lillo e Greg e, infine, ne “Il Marchese del Grillo” con Enrico Montesano.

In televisione, invece, ha partecipato alla fiction Rai “Madre,Aiutami!” con Virna Lisi.

Stiamo parlando di Dora Romano, attrice poliedrica che si divide tra teatro, cinema e televisione.

È stata al Lido di Venezia durante la 75° Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica per presentare l’attesa serie tv firmata da Saverio Costanzo dal titolo “L’Amica Geniale”, in cui interpreta la Maestra Oliviero la quale scoprirà che una delle bambine più povere della sua
classe, Lila, è un genio che a dispetto della sua condizione sociale, ha un cervello talmente eccezionale che le consente di imparare da sola a leggere e scrivere.

La Maestra inizierà, così, una battaglia personale per cercare
di far uscire dalla povertà sia Lila che la sua amichetta Lenù.

Il suo è un personaggio intenso, pieno di umanità e senso di riscatto, inseriti nella
drammatica dimensione della distruzione post-bellica a Napoli. Una donna coraggiosa e volitiva, quasi un personaggio d’avanguardia per quel tempo,pur con tutti i retaggi negativi dell’epoca fascista durante la quale si è
formata la sua personalità.

Nel film sul caso Stefano Cucchi “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini in cui Dora Romano ricopre il ruolo di uno dei medici che ha tenuto in
osservazione Cucchi durante la degenza all’ospedale Pertini di Roma, nella sua ultima settimana di vita. Questa dottoressa, insieme ad altri del personale carcerario e ospedaliero verranno poi messi sotto processo e condannati…

Insomma dopo questa presentazione non ci rimane che seguirla nelle sue magistrali interpretazioni.




I BAMBINI DELLA GRANDE GUERRA

I BAMBINI DELLA GRANDE GUERRA, del regista Alessandro Bettero alla 75° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

L’unica storia al mondo della Grande Guerra raccontata dagli ultimi superstiti: i bambini di allora.
Centenari e ultracentenari, e i figli dei soldati. Sono gli ultimi
testimoni della Prima Guerra mondiale combattuta sul fronte italiano.
Vissero la guerra in casa, dall’Isonzo all’Adige quando l’Italia Nord orientale era contemporaneamente un campo di battaglia e un territorio abitato. Famiglie intere, spesso imparentate tra loro, si ritrovarono involontariamente nemiche su fronti opposti. Da una parte: italiani,francesi, inglesi, americani e cecoslovacchi. Dall’altra: austriaci,tedeschi e ungheresi. Questa è l’unica storia al mondo della Grande Guerra raccontata dagli ultimi superstiti: i bambini di allora.

La guerra rappresentò per questi bambini l’opportunità di assaggiare la marmellata degli inglesi, di procurare le lumache ai francesi, di veder volare il dirigibile Zeppelin, di conoscere D’Annunzio ed Hemingway, di assistere alla violenza e alle atrocità della guerra, di sopravvivere alla terribile influenza “spagnola”. Ma anche di sperimentare la fame e la sofferenza, la rabbia e la morte, la speranza e il riscatto e,
finalmente, la pace. Un’epopea in cui spicca l’eroismo delle donne.

Nell’anno del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, sono questi bambini a raccontare senza mediazioni narrative, senza
voice-over, quel capitolo decisivo della nostra storia, qui suddiviso in “cinque atti”: la vita prima della guerra, la guerra in casa e i padri al fronte, Caporetto e la ritirata, la vittoria, le speranze tradite.
Il documentario è arricchito da filmati e foto d’epoca ritrovati negli archivi di tutto il mondo, da re-enactment storico, e con la voce originale del discorso della vittoria del generale Diaz.

Frutto di un lavoro capillare e certosino durato alcuni anni, questo film è la testimonianza irripetibile e introvabile di un pezzo di storia che ora appartiene alla memoria collettiva dell’Italia, ma anche
dell’Europa e del mondo. Durante e dopo le registrazioni delle loro
testimonianze, i “Bambini” sono quasi tutti scomparsi. Dei loro drammi, della loro vita, delle loro memorie è rimasto questo film. La loro ultima e consapevole eredità, preziosa per noi e per chi verrà dopo di noi. Una sessantina di storie personali e familiari che nessun libro ha mai raccontato, e mai potrà raccontare. Un monito per noi e per le generazioni future. Un messaggio, senza tempo, di pace e di tolleranza.




Successo per la seconda edizione del Premio Cinema Veneto Leone di Vetro

Il Veneto si riscopre, ancora una volta, terra di grandi talenti grazie alla seconda edizione del Premio Cinema Veneto Leone di Vetro. L’otto settembre all’Avanspettacolo Theatre restaurant di Venezia, si è svolto in concomitanza con la 73ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, istituito da Matteo Tosi e prodotto da Avanspettacolo e Mauro Furlan. Riconoscere un premio alle eccellenze venete del cinema italiano ed internazionale ha messo in luce i tantissimi talenti che costellano il panorama cinematografico contemporaneo. Preziosa la collaborazione organizzativa della consulente d’immagine, Antonella Marcon. La cena di gala con l’applauditissimo spettacolo di Nu-Art hanno creato l’atmosfera perfetta per la consegna dei premi. Presentatore d’eccezione proprio Matteo Tosi con la bellissima attrice Rita Rusciano. Premio Leone di Vetro per la veronese A.c. Production di Michele Calì e Federica Andreoli reduci dal successo di “Infernet”e proiettati a maggio per le riprese di: “Un amore così grande” dove Il Volo sarà per la prima volta nel grande schermo per un film che verrà girato tra Russia, Verona e Venezia. Un progetto nato con l’intento di far avvicinare i giovani alla lirica con Ricky Tognazzi, Paolo Conticini ed Eleonora Brown presente giovedì alla premiazione. Premio Leone di Vetro per il fotografo rodigino Mattia Zoppellaro che collabora con le più importanti riviste internazionali ed i suoi ritratti alle star sono noti in tutto il mondo. Leone di Vetro per i registi vicentini Luca Immesi e Giulia Brazzale con il progetto: “La Guerre Horrende” che, notizia dell’ultima ora, ha ottenuto i finanziamenti ministeriali. Le loro opere sono contraddistinte da un linguaggio unico per una commedia fantastica che indaga sui conflitti umani. Premio Leone di Vetro al  padovano Enrico Lando regista del film, campione di incassi: “I soliti Idioti”. La sua ultima fatica “La storia dell’Orso”: racconto surreale, ma vero, di un orso sotto processo. Premio Leone di Vetro ad un altro talento padovano: l’attrice, Sara Lazzaro. Per lei Leone di Vetro come attrice rivelazione per la straordinaria interpretazione di Maria nel film biblico “The Young Messiah” ora nelle sale americane diretto da Cyrus Nowrasteh. Premiato come attore rivelazione Ludovico Girardello di Vittorio Veneto, attore determinato e di grande talento impegnato nel set di Gabriele Salvatores: “Il ragazzo invisibile 2”. Ha ritirato il premio la sorella Federica. Premio Leone di Vetro per il veneziano direttore della fotografia Lorenzo Pezzano, che ha lavorato con i più importanti registi del panorama italiano.

Dulcis in Fundo: l’incantevole Maria Grazia Cucinotta ha ricevuto il Premio International Cinema Avanspettacolo Award 2016 voluto da Mauro Furlan. Il premio le è stato riconosciuto quale ambasciatrice del cinema italiano nel mondo. L’attrice ha dedicato il premio alla figlia che ha compiuto 15 anni e a Massimo Troisi: “Senza di lui io non sarei qui”. Venezia chiama Hollywood: da Los Angeles in un video in collegamento alcuni componenti dell’Associazione Italiani a Los Angeles: Paola Cippollina di Lafirstep, Max Leonida, Edoardo De Silvestris ed il rodigino Mauro Borrelli che hanno raccontato, brevemente, la loro esperienza nel cinema americano.

L’edizione 2016 è stata, indubbiamente, un successo e si pensa già alla prossima.

di Marzia Santella




Leone d’Oro Skolimowski sui migranti: “meritano empatia”

Leone d’Oro alla carriera per il regista polacco Jerzy Skolimowski. Si è aperta così la 73esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, introducendo da quest’anno il doppio riconoscimento per un regista e un attore divenuti di culto (l’altro premiato è Jean-Paul Belmondo). Skolimowski ha così ricevuto l’ambito premio da Jeremy Irons. Come ha precisato il direttore della kermesse Alberto Barbera, Skolimowski è “tra i cineasti più rappresentativi di quel cinema moderno nato in seno alle nouvelles vague degli anni Sessanta e, insieme con Roman Polanski, il regista che ha maggiormente contribuito al rinnovamento del cinema polacco del periodo”. E Barbera non manca di ricordare qualche aneddoto personale: Skolimowski gli ha “insegnato a bere bene la tequila”, durante la giuria di un festival con “un’esperienza alcoolica intensa”, e gli ha fatto conoscere un altro regista di livello come Michael Cimino.

La produzione di Skolimowski inizia nel 1964 con Rysopis e annovera 17 titoli, ben rappresentativi della scuola polacca ma dal respiro internazionale. Spiccano Il vergine (1967), che ha conquistato l’Orso d’Oro a Berlino, L’Australiano (1978) che ha fruttato il Gran Premio speciale della giuria di Cannes. Anticonformista e audace, molto legato alla sua terra di cui ha vissuto i dolori causati dalla brutalità della guerra nazista e dall’ottuso regime comunista, ha affrontato l’esilio. Skolimowski è figlio di un partigiano giustiziato dai nazisti e sua madre aveva nascosto una famiglia di ebrei; lui stesso è stato salvato da bambino tra le macerie dopo un bombardamento su Varsavia, distrutta durante la rivolta del ghetto. Da giovane ribelle si è dato alla scrittura e alla poesia, approdando poi al cinema. Ha collaborato alla sceneggiatura del film d’esordio di Roman Polanski, Il coltello nell’acqua (1962). Negli anni Sessanta e Settanta subisce la censura del regime sovietico, cercando di aggirarla in maniera originale per esprimere la sua arte e sviluppando una inventiva che dà ritmo e freschezza alle sue pellicole. Resiste fino a quando deve lasciare il paese dopo aver rappresentato Stalin con 4 occhi nel film Mani in alto (1981).
Da cosmopolita gira vari paesi e collabora con diversi nomi di spicco, prestandosi anche come attore. Nei suoi film ha avuto un’attenzione particolare per gli outsider, le persone ai margini, i perdenti, mettendosi nei loro panni perché “anche io sono stato migrante”, confessa, “so come ci si sente quando si è costretti a lasciare il proprio paese”. Uno dei temi contemporanei è proprio quello dei migranti e avendo vissuto tali esperienze sulla propria pelle, ricorda: “queste persone meritano di essere guardate con empatia”.

di Valentino Salvatore




Emozioni al Festival di Venezia, tra applausi e qualche fischio

Lasciando perdere l’aspetto più glamour, a volte discutibile, di questa manifestazione, possiamo dire che quest’anno il festival ha portato grandi nomi, come forse da anni non si vedevano tutti insieme, e pellicole che hanno incontrato, se non sempre il favore della critica, quello del pubblico. Non potendo dedicare la nostra attenzione a tutto quello che è stato proiettato finora, vediamo di riassumere in pillole le prime giornate di mostra del cinema iniziando dal film di apertura, “La la Land” di Damien Chazelle, con protagonisti due star del cinema degli ultimi anni come Ryan Gosling ed Emma Stone. Un musical moderno che ha catturato lo spettatore e che racconta l’intensa quanto burrascosa storia d’amore tra un’ aspirante attrice, interpretata da Emma Stone e un musicista jazz (Ryan Gosling) appena trasferiti a Los Angeles in cerca di fortuna. Un incontro di anime che condividono le stesse passioni, ma che si devono mettere in discussione con l’arrivo dei primi successi professionali per entrambi. Un inizio davvero azzeccato come d’altronde è accaduto anche nelle ultime edizioni con pellicole che hanno avuto grande successo nei mesi successivi fino ad ottenere addirittura l’ambito Oscar.

Altro titolo atteso era “Arrival” di Dennis Villeneuve e interpretato da Amy Adams e Jeremy Renner, un thriller di fantascienza che racconta dell’arrivo sulla terra di ben 12 astronavi che però non lasciano alcuna traccia e che si trovano sopra i cieli di altrettante località del pianeta. Quale lo scopo del loro arrivo nessuno riesce a capirlo inizialmente. Solo instaurando una forma di dialogo e di contatto con gli alieni sarà possibile capire le intenzioni di questa “visita”. A condurre questo delicato lavoro una linguista e uno scienziato. La pellicola sembra essere convincente, proprio per un modo nuovo di pensare ai già tanto rappresentati alieni.

Fan in delirio per l’arrivo di Michael Fassbender accompagnato dalla fidanzata, nonché collega Alicia Vikander, con il film “The Light Between Ocean”. La storia, diretta dal regista Derek Cianfrance e nei cinema italiani solo a febbraio del prossimo anno, racconta la storia di due coniugi che non riescono, pur desiderandolo molto, ad avere un figlio. Quando trovano una neonata abbandonata in una barca la allevano in segreto come fosse loro fino a quando scoprono che la vera madre della piccola sta cercando questa da anni. Un dilemma squarcia la loro serenità: svelare il segreto o mantenerlo? Film galeotto per questa bella coppia “costretta” a conoscersi su un’isola sperduta e finita per innamorarsi sul serio e non solo per esigenze di copione.

James Franco a due anni dalla sua presenza al Lido, dove in occasione della consegna di un premio aveva girato alcune scene di un film di prossima uscita, torna questa volta in concorso nella sezione principale della mostra con il film “In Dubious Battle”. Tratto dal romanzo di John Steinbeck il film, nella nuova sezione “Cinema in Giardino” è ambientato durante la Grande Depressione e al centro della storia troviamo la lotta degli umili per la sopravvivenza. Un James Franco regista ormai maturo e attore ormai dal talento riconosciuto.

Forse qualcuno ha stentato a riconoscerlo dato un mutamento fisico considerevole, ma era proprio lui, Mel Gibson che ritorna dietro la macchina da presa con una prova convincente.  Il regista americano ha presentato nella sezione Fuori Concorso il suo “Hacksaw Ridge” dichiarandosi contro le guerre ma sentendo il dovere di omaggiare i guerrieri, racconta la storia epica di un soldato pacifista (interpretato da Andrew Garfield)durante il Secondo conflitto mondiale. Un ragazzo eroico che senza armi, per scelta, porta con sé solo in necessario per medicare le ferite dei compagni e salva così ben 75 commilitoni durante la battaglia di Okinawa nel maggio del 1945.

Non in concorso, ma accompagnata da grande clamore per la presenza della super star Jude Law e del premio Oscar Sorrentino è stata la presentazione delle prime due puntate della serie “The Young Pope” in onda su Sky dal prossimo 21 ottobre. Il regista italiano ha già annunciato che si dedicherà alla realizzazione di un film sull’ex premier, Silvio Berlusconi.

Glamour alle stelle invece per  il film “Franca: Chaos and Creation” sulla direttrice di Vogue Franca Sozzani, diretto dal figlio di questa e che ha richiamato un gran numero di presenze del campo della moda, tra tutte lo stilista Valentino.

Fischi in sala per il film “Piuma” di Roan Johnson, la storia di due ragazzi, Ferro e Cate, che a pochi mesi dall’esame di maturità si ritrovano ad aspettare un figlio. Film ambizioso che ha raccolto pero’ contestazioni per la sua presenza nella selezione ufficiale della rassegna diretta da Alberto Barbera.

“One More Time With Feeling” il film documentario su Nick Cave, firmato da Andrew Dominik. L’omaggio al cantautore australiano che parte dalla nascita del nuovo album di Nick Cave and the Bad Seeds, «Skeleton Tree», con interviste e riflessioni estemporanee che riguardano anche la morte del figlio di Cave, scomparso nel 2015.

“Pets – Vita da animali” è invece un nuovo e divertente film d’animazione firmato dai creatori dei “Minions”, Chris Renaud, Yarrow Cheney per la  Illumination Entertainment. Protagonista è Max, il cagnolino di Katie che dovrà fare i conti con un nuovo arrivato, il grosso e maldestro Duke.

Un festival che ha già messo molta carne al fuoco ma che di sicuro stupirà fino all’ultima pellicola. Staremo a vedere!

 di Caterina Ferruzzi




31°SIC. Gli autori di domani sbarcano a Venezia

Anche durante questa 73° Mostra Internazione d’Arte Cinematografica di Venezia sarà presente La Settimana Internazionale della Critica (SIC), una sezione indipendente del festival,  fondata nel 1984 da Lino Miccichè e dedicata esclusivamente alle opere prime.

La SIC è infatti sempre stata impegnata nella ricerca, promozione e valorizzazione di nuove voci e talenti emergenti del cinema mondiale. Nel corso degli anni ha permesso di scoprire e così lanciare giovani registi poi diventati autori riconosciuti nel panorama cinematografico internazionale come Kevin Reynolds (Fandango, 1985), Carlo Mazzacurati (Notte italiana,1987), Cédric Kahn (Bar des rails, 1991), Salvatore Mereu (Ballo a tre passi, 2003), Syllas Tzoumèrkas (Homeland, 2010).

Sette le opere prime provenienti da tutto il mondo e individuate fra più di 500 film iscritti e due gli eventi speciali. Parola d’ordine di questa edizione sarà il piacere che nasce dal rimettersi in gioco rispetto alle convenzioni della visione e che incorpora in sé il rischio e lo stupore.

Ad aprire la 31° settimana della critica la proiezione di uno dei due film evento speciale, “Prevenge”, uno slasher movie post-femminista diretto da Alice Lowe. E’ la storia di Ruth, una donna incinta che cerca vendetta. La sua furia omicida è tanto feroce quanto spassosa, quindi cosa le porterà la maternità? Rendenzione o distruzione?

Primo film in concorso è “Le Ultime Cose” dell’italiana Irene Dioniso che dopo l’esperienza documentaristica debutta nel lungometraggio di finzione con una storia di straordinaria attualità legata alla crisi economica di questi anni.

Jours de France” di Jérôme Reybaud racconta del viaggio senza meta di un uomo che decide di partire per lasciarsi tutto alle spalle e farsi guidare solo da ciò e da chi incontra lungo il cammino. Quattro giorni e quattro notti in cui il suo innamorato cerca di localizzarlo tramite una app dallo smartphone.

Tabl” è il lungometraggio di Keywan Karimi, cineasta iraniano condannato a un anno di carcere e 223 frustate per offesa all’Islam. E’ un noir metafisico ed espressionista in cui i personaggi non hanno nome così come i luoghi e le strade. Teheran è l’unico personaggio il cui nome è evocato senza sosta. E’ la storia di un avvocato che vive solo nel suo appartamento, che è al contempo il suo ufficio e la sua abitazione. In un giorno freddo e piovoso, un uomo vi fa irruzione stravolgendogli la vita.

Juan Sebastián Mesa presenta “Los nadie”, girato in sette giorni fra le strade più inaccessibili di Medellin. Il film racconta di cinque amici, nel periodo della tarda adolescenza. Camilo, Mechas, Manu, Ana e Pipa vivono con  irrequietezza intensa, stupore, tenerezza inespressa e rabbia manifesta per sopravvivere alla loro città, Medellin che da un lato li attrae e dall’altro li esclude.

Akher Wahed Fina” del documentarista e videoartista tunisino Eddine Slim racconta del viaggio di N in fuga dall’Africa verso l’Europa e delle esperienze uniche e speciali che vive lungo il suo cammino, con incontri intensi e fuggevoli in cui avrà modo di confrontare sé stesso.

Prank” di Vincent Biron, ex direttore della fotografia di Denis Côté qui con un racconto di formazione divertente e crudele che parla d’amore, amicizia, condizionamenti di gruppo e perdita dell’innocenza.

Singing in Graveyards”, assieme a Lav Diaz, si offre come immagine e specchio del complesso rapporto con la modernità e la democrazia del suo paese, la Malesia. E’ la storia di Pepe, imitatore sessantottenne di una leggenda del rock filippino che vive solo ai confini fra realtà, immaginazione e misticismo. Un giorno gli viene data l’opportunità di aprire un concerto del suo idolo, ma dovrà fare qualcosa che nessuno dei due ha mai fatto prima, scrivere una canzone d’amore.

Va quindi a chiudere, fuori concorso, il film “Are Are We Not Cats” di Xander Robin, un melodramma horror, una favola dark scandita dalla musica dei Funkadelic, Yvonne Fair, Lightning Bolt e Albert Ayler. Il film racconta di un giovane che dopo aver perso lavoro, fidanzata e casa in un solo giorno, tenta di ricominciare una nuova vita. I suoi piani però vengono dirottati quando incontra una donna che condivide la sua abitudine più strana: quella di mangiare i capelli.

Ai film in concorso è poi da aggiungere la serie cortometraggi italiani, presenti grazie alla collaborazione con Istituto Luce Cinecittà e che vede autrici e autori lanciarsi alla conquista di uno spazio nel firmamento cinematografico, grazie anche al patrocinio di un maestro del cinema come Marco Bellocchio.

A proposito di questa 31° SIC dice Giona A. Nazzaro,  “Questa determinazione a stare nel presente, a non cedere né a nostalgie né a mitologie, è la prima spinta propulsiva di questa 31. SIC. Cinema di oggi, fatto oggi, per sguardi di oggi. Perché solo l’oggi, nella sua imprendibilità, permette di immaginare un cinema che torni a esplorare il nostro rapporto con quanto accade sullo schermo e intorno a esso”

Per il calendario completo di tutte le proiezioni della Settimana della Critica è possibile consultare http://www.sicvenezia.it/calendario-proiezioni/

di Caterina Ferruzzi




A Venezia la seconda edizione del Premio Cinema Veneto Leone di Vetro

LUCA IMMESI & GIULIA BRAZZALEVenezia ed il Cinema: un legame indissolubile che racconta l’Arte cinematografica. Una narrazione intensa, sfaccettata come una creatura fantastica che ispira e si ispira, si contamina, si trasforma, si espande e si contrae per poi entrarci dentro e scoprire che tutto non è più com’era. L’attesa sta per finire, la 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica prenderà vita il 31 agosto per concludersi l’11 settembre e l’8 settembre l’attenzione verrà puntata anche sul cinema veneto ed i suoi protagonisti grazie alla seconda edizione del Premio Cinema Veneto Leone di Vetro. L’idea, l’istituzione del prestigioso riconoscimento realizzato dai maestri vetrai Veneziani, è dell’attore rodigino Matteo Tosi già protagonista di film e fiction italiane ed estere che hanno ricevuto vasta eco e riconoscimenti internazionali. L’obiettivo per Matteo Tosi è premiare le eccellenze ed i nuovi talenti della cinematografia veneta ed è prodotto da Mauro Furlan con la collaborazione organizzativa di Antonella Marcon. Durante la serata, che si svolgerà all’Avanspettacolo Venezia Theatre verrà consegnato anche l’International Cinema Avanspettacolo Award voluto da Mauro Furlan che verrà consegnato a Maria Grazia Cucinotta quale ambasciatrice del cinema italiano nel mondo. La cerimonia di premiazione avverrà, quindi, durante una elegante cena di gala molto esclusiva durante la quale si potrà assistere alle esibizioni degli artisti internazionali di Nu’ Art. La nota agenzia di comunicazione Lafirstep curerà, invece, il collegamento, in diretta Skype , con artisti italiani ed alcuni dei quali veneti ed americani residenti a Los Angeles.

Il Premio Leone di Vetro verrà consegnato per la regia a Enrico Lando, padovano creatore e regista anche della fortunata serie tv: “I soliti Idioti” e l’omonimo film. Per la Produzione assegnato il premio ad AC Production di Michele Calì e Federica Andreoli la cui attività è incentrata su produzioni a tema sociale come “Infernet” sull’uso distorto di internet . Premio Leone di Vetro per il Miglior Progetto “Le Guerre Horrende” ai registi vicentini Luca Immesi e Giulia Brazzale, noti per i loro corti ed il successo del lungometraggio: “Ritual, Una storia psicomagica” e per ” Holiday” già vincitori di numerosi premi.  Per la Fotografia il premio andrà al veneziano Lorenzo Pezzano operatore e direttore della fotografia in numerose produzioni documentaristiche e di ficton, ha lavorato con Pupi Avati, Emilio Briguglio e Giorgio Diritti. Assegnato  il Premio Speciale che andrà al ritrattista rodigino Mattia Zopellaro, diplomato allo Ied di Milano ed ora residente in Inghilterra, i suoi reportage ed i ritratti delle più importanti star internazionali sono pubblicati sulle riviste più importanti del mondo. Premio Leone di Vetro all’attrice Rivelazione verrà consegnato a Sara Lazzaro di Padova, italo-americana diplomata al Drama Center di Londra ha lavorato in numerose produzioni italiane ed internazionali, tra i film di maggior successo: “Dieci Inverni” diretto da Valerio Mieli. Nel 2016, la giovane attrice, è tra i protagonisti del film “The Young Messiah” diretto da Cyrus Nowrasteh.  Il premio per l’Attore Rivelazione andrà, invece, a Ludovico Girardello di Vittorio Veneto, scelto, a soli 13 anni, da Gabriele Salvatores come protagonista del film: “Il Ragazzo Invisibile”. Girardello ha ricevuto, alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso anno il Premio Kineo come Miglior Attore Emergente. Appuntamento, quindi, a Venezia, all’Avanspettacolo Venezia Theater per una serata che si preannuncia magica ed intensa.

di Marzia Santella


ENRICO LANDO REGISTASARA LAZZARO ATTRICE RIVELAZIONEMatteo Tosi




Con un omaggio a Comencini si apre il Festival del cinema di Venezia

La 73° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si avvicina e come ogni anno, ad introdurre i dieci giorni di cinema e star c’è un film che solitamente mette sempre d’accordo tutti: quello di pre-apertura. Quest’anno la location non sarà più quella suggestiva, all’aperto, di Campo S.Polo, ma la Sala Darsena al Lido e ad essere proiettata la pellicola “Tutti a Casa”.

Sarà infatti dedicata a Luigi Comencini la serata di martedì 30 agosto e per celebrare il centenario della nascita del regista la Biennale ha pensato di offrire al pubblico una nuova copia restaurata digitalmente da Filmauro e CSC-Cineteca Nazionale di Roma del film del 1960 con Alberto Sordi, Serge Reggiani, Carla Gravina ed Eduardo De Filippo, prodotto da Dino De Laurentiis, sceneggiato da Age e Scarpelli e premiato all’epoca con due David di Donatello e un Nastro d’argento.

Un lavoro importante il restauro di questo film, in prima mondiale proprio a Venezia.  A partire dai negativi originali messi a disposizione da Filmmauro è stato realizzato in 4K grazie al lavoro digitale del laboratorio Cinecittà Digital Factory a Roma e al  laboratorio Augustus Color di Roma che ne ha permesso il ritorno in pellicola 35 mm.

Forse non avrebbe bisogno di molte presentazioni,  ma “Tutti a casa” di Luigi Comencini è uno tra i più celebri e riusciti esempi di quella commedia all’italiana conosciuta anche all’estero grazie a quell’impasto speciale ed unico tra il comico e il drammatico, vero e grottesco, coraggio e voglia di sopravvivere.

Merito alla grandezza del film va dato oltre al regista agli sceneggiatori Age e Scarpelli e dalla presenza sullo schermo del grande Alberto Sordi.

“Tutti a Casa” racconta il caos provocato con l’armistizio dell’8 settembre 1943 quando i soldati del re e del duce furono abbandonati a se stessi. Definibile oggi come un film “on the road”, la pellicola ci mostra un’ Italia disastrata e confusa con i soldati che, non ricevendo più ordini, decidono di tornarsene al proprio paese, tutti a casa, appunto. Esattamente queste le intenzioni di Comencini che  dichiarò all’epoca: “L’8 settembre la gente fu abbandonata a se stessa, ed era questo  che volevo descrivere”.

Nella vicenda, troviamo il sottotenente Alberto Innocenzi (Sordi) che abituato a obbedire e a non contraddire, viene abbandonato dai suoi soldati e si mette in fuga dal nord al sud con l’amico Ceccarelli di Napoli (Serge Reggiani).  Nel suo viaggio incontra i tedeschi desiderosi di rappresaglie che gli sparano addosso, vede l’odissea di una ragazza ebrea in fuga, conosce un prigioniero americano nascosto in soffitta, si ricongiunge col padre, Eduardo De Filippo, che vorrebbe rimandarlo nelle file fasciste, fino al riscatto finale durante le 4 giornate di Napoli.

Il film fu premiato da un grande successo popolare,guadagnando oltre un miliardo di lire al box office.

di Caterina Ferruzzi




Tutti i film della 73a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

E’ stato presentato questa mattina a Roma il programma ufficiale della 73a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che si terrà dal 31 agosto al 10 settembre.

La manifestazione sarà dedicata a due grandi autori, scomparsi di recente: Abbas Kiarostami e Michael Cimino.

Tre saranno i film italiani in concorso: il documentario “Spira Mirabilis” di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, “Piuma” di Roan Johnson interpretato da Luigi Fedele e Blu Yoshimi Di Martino e “Questi Giorni” di Giuseppe Piccioni con Margherita Buy e Marta Gastini. In concorso anche grandi Maestri del Cinema Internazionale: Damien Chazelle che aprirà la Mostra con “La la land” interpretato da Ryan Gosling ed Emma Stone, Tom Ford con “Nocturnal Animals” interpretato da Jake Gyllenhaal e Amy AdamsAndrei Konchalovsky con “Rai (Paradise)”, Emir Kusturica che ha diretto e interpretato “Na mliječnom putu” insieme con Monica Bellucci, Terrence Malick con il documentario interpretato da Cate Blanchette “Voyage of time”, Wim Wenders con “Les beaux jours d’Aranjuez”.

Per la categoria Fuori Concorso, è previsto un evento speciale con Paolo Sorrentino che porterà i primi due episodi del suo ultimo lavoro “The Young Pope”. L’onore della chiusura sarò riservato al film di  Antoine Fuqua “The magnificent Seven” interpretato da Denzel Washington e Chris Pratt.

Il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta ha annunciato le tre principali novità: l’apertura di una “sala nuova” che è anche una sezione nuova; il rafforzamento dell’impegno per “Biennale College” e l’avvio del cosiddetto “Venice Production Bridge”, nuovo strumento utile per portare al pieno finanziamento opere compiutamente progettate”.

“Non è mai stato vero che i festival – e in particolare la Mostra s’interessano solo ai film che il grande pubblico invece ignora – ha dichiarato il Direttore della 73a Mostra di Venezia, Alberto Barberala contrapposizione esiste solo in certe semplificazioni strumentali. Ma se è vero che non avrebbe senso dedicare il concorso della Mostra a film che non hanno bisogno della vetrina e della promozione di un festival, è altrettanto vero che oggi s’impone un’altra considerazione. Esiste un cinema non strettamente riconducibile alle istanze autoriali più radicali, che si propone di proseguire lungo il sentiero tracciato da quel cinema che un tempo si definiva ‘medio’ e che oggi non sappiamo più come chiamare, proteso alla ricerca di modalità narrative capaci di coinvolgere un pubblico più vasto di quello che frequenta ancora i cinema d’essai. Un cinema che non intende cedere le armi alla volgarità imperante, non si adegua alle semplificazioni del prodotto ‘usa e getta’, non rinuncia ad essere racconto del presente, divertissement intelligente, spettacolo per molti. Un cinema che merita oggi di essere sostenuto e incoraggiato, difeso e promosso, almeno quanto quello che per comodità continuiamo a chiamare d’autore. I festival servono anche a questo”.