Caparezza a Roma: la fine del mondo non arriverà!

foto e testo: Serena de Angelis

A distanza di tre anni dall’uscita di ‘Le dimensioni del mio caos, l’eclettico Caparezza porta in tour il suo ‘Sogno eretico’, già disco di platino, uscito a marzo del 2011.

L’artista di Molfetta, al secolo Michele Salvemini, stupisce il suo affezionato pubblico con un nuovo show: dopo il successo delle date invernali decide di tornare con un lungo calendario (ultima data il 6 aprile a Matera), già quasi tutto sold out, ieri sera è arrivato a Roma.

Il Tendastrisce è gremito dalle 19, centinaia di fan si accalcano dietro le transenne.  Un raffinato Diego Mancino apre il concerto alle 21 suonando alcuni pezzi piano e voce.  Poco dopo le 21.30, preceduto dall’entrata in scena di un totem Maya il santone Caparezza entra sul palco.  Il pubblico esplode: il pezzo d’apertura è dunque ‘La fine di Gaia’, ultimo singolo, tormentone del momento che pone l’attenzione su uno degli argomenti più discussi dell’ultimo periodo: la fine del mondo.

E’ questa la particolarità di Caparezza: essere tremendamente e puntualmente attuale, affilato come un coltello.  Dissacrante e ironico.  Nelle sue liriche ce n’è per tutti.

Il concerto prosegue con un ritmo incalzante tra brani nuovi e vecchi successi.

La fine del mondo non arriverà”, è tutta una presa in giro, ci dice il Capa.  E noi ci crediamo.

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James Taylor: bentornato romantico cantautore

Testo e Foto:  Stefanino Benni

Si apre il sipario nel bellissimo Teatro degli Arcimboldi di Milano ed entra in scena James Taylor, famoso cantautore americano che è attualmente in Italia per un esclusivo tour teatrale anche di promozione della sua ultima produzione discografica “Live at the Troubadour”.

James è un cantautore neo-romantico dotato di una eccelsa tecnica chitarristica caratterizzata da quello che nel gergo è chiamato “finger picking“. Nel suo raffinato Live Taylor propone, i più grandi successi del suo grande repertorio e degli inediti, accompagnato da una band di altissimo livello.

Un carriera straordinaria, iniziata nella seconda metà degli anni 60, nel corso della quale si è aggiudicato 5 Grammy Awards, 40 dischi d’oro, innumerevoli di platino e una ricca discografia della quale ricordiamo bellissimi brani tra i quali “Jump Up Behind Me”,  “Fire and Rain”, “You’ve got a friend”, “Don’t let me be lonely tonight”, “Handy man” e “Your smiling face”.

< Been walking my mind to an easy time, my back turned towards the sun …..>.

James iniziò a studiare  violoncello per poi dedicarsi fin dai primi anni 60 alla chitarra, trasferitosi da Chapel Hill a New York, Taylor divenne tossicodipendente da eroina. La canzone “Jump Up Behind Me” si riferisce infatti a quel periodo buio ed è un omaggio al padre di Taylor (Isaac), che lo aveva soccorso riportandolo da New York a casa in Nord Carolina. Nel pezzo Taylor lo ringrazia per l’aiuto avuto in quel periodo difficile e disperato e tra le note della sua chitarra descrive i ricordi del lungo viaggio di ritorno.   Nel 1968 a Londra registrò il suo primo album omonimo, per la Apple Records, casa discografica dei Beatles, collaborando proprio anche con i mitici Paul McCartney e George Harrison.

Nel 1970, con l’uscita di “Sweet Baby James” raggiunse l’attenzione del grande pubblico, ed in particolare con il bellissimo brano “Fire and Rain “ e il settimanale Time gli dedicò la copertina.

Nel 1971, pubblicò “Mud Slide Slim and the Blue Horizon”, un altro grande album di classifica e vinse un Grammy Award per la sua versione di “You’ve Got a Friend”, originariamente scritta dalla sua grandissima amica Carole King. Nel  1976, fu pubblicato l’album Greatest Hits che includeva alcune versioni riarrangiate dei successi più vecchi. Questa realizzazione rimane ancora oggi l’album più venduto di questo autore.

Nel 1977 realizza l’album JT e  vince un altro Grammy Award per la Miglior Performance Vocale Pop, per “Handy Man”. Dopo aver collaborato con quel genio musicale di Art Garfunkel ed essersi brevemente dedicato a Broadway, Taylor si prese una pausa di qualche anno, per poi ripresentarsi con un altro successo, l’album “Flag”.

Passano gli anni e Taylor continua a raccogliere notevoli successi, ne sono di esempio il tredicesimo album ”New Moon Shine”, che divenne disco di platino nel 1991, mentre “Hourglass” del 1997 vinse il Grammy come miglior album pop non strumentale.

Un cantautore e poeta anche molto attivo sia nella difesa dell’ambiente sia politicamente ed infatti nell’ottobre 2004 Taylor si è unito al tour “Vote for Change”, tenendo una serie di concerti negli Stati americani al fine di promuovere il voto a favore di John Kerry e contro George W. Bush nel corso della campagna per le elezioni presidenziali del 2004.

Una serata in cui il suo pubblico si è abbandonato cullato spensierato tra il blues, il folk e il pop.

Organizzazione Evento D’Alessandro e Galli

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Mario Biondi dal vivo a Torino

Foto e testo di Vincenzo Nicolello

TORINO – La sua stazza imponente lo rende di per sé unico nel panorama italiano, ma le sue doti artistiche gli hanno consentito di conquistare il mondo. Stiamo parlando di Mario Biondi, voce profonda come il mare, riconoscibile anche per il più distratto degli ascoltatori.

In fondo la sua storia inizia proprio dalla sua voce ed un suo pezzo (This Is What You Are) che inizia a passare nelle radio (non  quelle italiane), per una scelta quantomeno originale del dj Norman Jay. Un italiano che diventa protagonista in Inghilterra è un caso davvero più unico che raro, ma in fondo gli inglesi impiegarono un bel po’ a capire che quel ragazzone che cantava in perfetto idioma anglosassone, non era  uno di loro, ma arrivava dal paese della pizza e mandolino.

La sua fama dal quel momento inizia a diventare planetaria e noi italiani ci accorgiamo di lui.

Ora anche qui, il valore di Biondi non si discute e il fatto che i teatri siano gremiti, quando presentino in cartellone un suo concerto, è la conferma di quanto andiamo dicendo.

Anche lo scorso 14 marzo, al Teatro Colosseo di Torino, con l’organizzazione di F&P group e Setup Live, c’era il pubblico delle grandi occasioni.  Il gigante buono si è presentato sul palco con un look che non può passare inosservato. Un giaccone damascato con alamari, pantaloni di pelle, camicia nera e tanta voglia di cantare.

Al suo fianco una grande band, di musicisti veri, che sono il vero valore aggiunto di questo artista. La sua voce scalda immediatamente il pubblico, ma del resto la musica sincopata e ambient non sono proprio il massimo per scatenare i fan. Quindi si inizia piano, uno, due, tre pezzi e l’atmosfera si inizia ad animare. Qualche battuta, qualche ammiccamento ed il feeling prende quota. Da quel momento inizia il vero concerto, sottolineato da applausi sempre più convinti.

Per quello che è il Tour legato al nuovo disco “Due”, Biondi ha scelto di essere accompagnato da altri artisti, esattamente come avviene nel cd. A Torino per esempio al suo fianco si è esibito anche il fratello Stevie, che se non fosse per i centimetri in meno e qualche rotondità in più, potrebbe essere il perfetto sosia artistico.

L’esibizione è stata anche l’occasione per ricordare tre artisti recentemente scomparsi. Biondi, salutando Lucio Dalla, Etta James e Whitney Houston, ha imprecato per questo anno bisestile che sta rubando tanti talenti alla musica. Con un medley ha idealmente fatto cantare insieme i tre, come nessuno aveva mai fatto.

Una bella serata, decisamente, vedere tutta quella gente, inchiodata sulle poltrone per oltre due ore, ci ha fatto capire che la musica di qualità, non ha età, sesso e frontiere.

Se questo avviene, un po’ di merito è di questo ragazzone siciliano, che è solo capace di cantare in inglese.

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Roger Daltrey live…ed è grande musica!

Testo e foto di Vincenzo Nicolello

TORINO – Roger Daltrey è quello che in gergo viene definito un monumento della musica. Lui leader degli Who, classe ’44 continua ad essere sulla scena, nonostante le prossime settanta candeline.

Il suo nuovo tour, è una vera e propria chicca, perché mai in passato lui, o i suoi colleghi di band, erano venuti in Italia per proporre integralmente il “cult” Tommy  (Il fortunato album, diventato anche musical cinematografico e teatrale, che compie 40 anni e merita una giusta celebrazione). Se a questo aggiungiamo ancora una bella selezione dei brani che hanno fatto la storia del rock, del blues, del progressive, allora possiamo comprendere come un tour del genere non possa che avere un grande successo.

Lo scorso 12 marzo, al teatro Colosseo di Torino, su organizzazione della Barley’s Art, c’è stato il debutto italiano di questa tournee che toccherà anche Trieste, Milano, Firenze e Roma . In una platea festante di 50enni (anche se non mancava una ricca pattuglia di ragazzi che ai tempi di Tommy non erano nemmeno nati) che ben presto hanno rinunciato alla comoda poltrona per catapultarsi sotto il palco per far sentire il calore al cantante.

Pronti, via. Alle 21 in punto si accendono le luci e parte il concerto. Daltrey propone senza soluzione di continuità tutti i brani di Tommy. Un vero e proprio medley durato oltre un’ora e mezza. Lui canta, balla, suona i tamburelli e lancia il microfono in aria, così come se il tempo non fosse mai passato. La sua voce non è molto potente, ma per fortuna tiene (e lo farà quasi fino ai bis, quando purtroppo ci sarà qualche piccolo cedimento). Il pubblico è in visibilio e sottolinea con i cori e applausi tutti i pezzi, ed in particolare il refrain  “See me, feel me, touch me, heal me” . Quando finisce questa lunga cavalcata, tutti pensano ad un intervallo ed invece nulla, Roger prosegue, ben assecondato dalla band, che annovera tra gli altri il fratello di Pete Townshend, Simon. Così dopo 24 pezzi di Tommy, ne arrivano alti 14, in un crescendo felliniano. Si parte con I can see for miles, per proseguire con Kids are al right, Behind blue eyes e Pictures of Lily. Ma l’esplosione arriva quando partono le note di My generation, a cui fanno seguito quelle di Young man blues. Proprio quest’ultimo brano diventa il “canto del cigno” di Daltrey, che dà fondo a tutte le potenzialità vocali. Poco male, perché mancano soltanto due pezzi. In Baba O’Riley le difficoltà sono evidenti, ma la ballata finale Without your love, manda tutti a casa felici, senza ulteriori danni alle corde vocali.

Morale della favola? Sono stati 150 minuti di grande musica. Un tuffo nel passato che in tanti agognavano ed anno vissuto come un sogno ad occhi aperti. Ed il merito è tutto per questo 70 enne, che ha ancora tanto tanto da dire.

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Buon compleanno Liga!

testo: Erika Sambuco – foto: Stefanino Benni

13 marzo 1960, è questo che recita la carta d identità anagrafica di Luciano Ligabue che oggi compie 52 anni. Se è vero che l’Italia ha avuto pochi veri interpreti rock, il Liga è uno di questi.

Nel tempo dalla piccola Correggio si è incamminato sulla strada dei Sogni di rock n’roll (che a volte si realizzano) finendo per far “ballare sul mondo” migliaia e migliaia di persone.
Evitando le biografie spicciòle  (che parlando di un esordio tardivo nel 1990, di un disco bestseller come “Buon compleanno Elvis”, di altri titoli dalle vendite dorate e di una serie impressionante di concerti oceanici) c’è da dire che il cantautore ha interpretato come nessuno l’anima romantica e di frontiera del rock made in Italy.

E qualche giorno fa arrivano notizie: anche se dopo il concerto evento Campovolo 2.0 aveva annunciato che si sarebbe fermato per un po’, Luciano Ligabue fermo non riesce a stare! Londra, Locarno, Napoli e Taormina, l’estate per il Liga sarà all’insegna del rock, con una serie di date che lo vedranno esibirsi anche alla prestigiosa Royal Albert Hall di Londra. E’ stato lo stesso manager, Claudio Maioli, dalla pagina Facebook a postare, per la gioia dei fan partenopei, la notizia di nuove date in arrivo, tra cui quella di Napoli, in piazza Plebiscito, dopo ben 9 anni di attesa per un concerto partenopeo. In un lungo post Maioli spiega i motivi che lo hanno spinto, insieme a Luciano, a rompere lo stop previsto per il 2012. “Dopo due anni in cui abbiamo portato il live di Arrivederci, Mostro! negli stadi, nei teatri, nei palazzetti fino a quel mega evento che è stato Campovolo 2.0, avevamo pensato di rimanere fermi con l’attività live. Un anno di pausa per riorganizzare le idee e per generare un nuovo disco e nuovi live. Poi, però, sono successe alcune cose. Nello stesso giorno sono arrivate due proposte: una per un concerto in Svizzera al festival di Locarno, Moon and Stars, e l’altra per una data alla Royal Albert Hall di Londra. Ho chiesto a Luciano se potevamo rompere quella pausa programmata e fare queste due date. Non solo era entusiasta della notizia ma ha rilanciato: “Sai Maio, ho voglia di trovare arrangiamenti più cattivi per alcune mie canzoni. Un mini tour di cui restano da definire ancora un paio date: “Saranno comunque non più di 5 o 6 concerti per sfogare la parte più rock’n’roll di Luciano con luci essenziali e senza fronzoli, come succedeva agli esordi” conclude Maioli, che rivela: “Stiamo anche pensando a un posto nel nord Italia dove non siamo mai stati e in cui ci sia un paesaggio naturale che possa far da cornice allo spettacolo, un po’ come accadde ai tempi di Woodstock». Rock in progress quindi e noi che intanto porgiamo tanti auguri a lui, al suo rock vero, alle sue storie autentiche, alla voce convincente ed alle sue chitarre piene.

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Litfiba live a Roma, il nuovo sogno ribelle

testo: Erika Sambuco – foto: Serena de Angelis

Un paio d’anni fa Piero Pelù e Ghigo Renzulli avevano giurato di essere tornati per durare. Un tour lunghissimo, un live con due inediti e un disco interamente nuovo hanno spezzato via anche gli ultimi dubbi. I Litfiba sono ripartiti puntando sugli elementi che ne delineavano i connotati nei momenti migliori: integrità, istinto e anticonformismo. In una parola, rock. Ieri sera il duo-simbolo del rock italiano è passato da Roma, e la Capitale non si è certo fatta trovare impreparata. Dopo la reunion all’insegna della Grande Nazione Pelù e Renzulli, entrati ormai nel secondo decennio del XXI secolo, si riconfermano uno dei sodalizi più esplosivi di sempre, e se l’album pubblicato a gennaio poteva aver lasciato qualche dubbio, dopo aver assistito alla data romana posso dire che il tour potrà dissipare ogni perplessità. La band che accompagna i Litfiba sul palco è composta da Daniele Bagni (basso e cori), Federico Sagona (tastiere e cori), Pino Fidanza (batteria), Cosimo Zannelli (seconda chitarra e cori). Il Palalottomatica è gremito, ma non al completo: quando le luci si spengono, centinaia di corna rosse che si illuminano ad intermittenza omaggiano Piero Pelù e Ghigo Renzulli, che entrano sorridenti e in apparenza rilassati, pronti a dare al pubblico il loro rock “vecchio” e nuovo.  E’ infatti Squalo ad aprire lo show, con un Pelù più convinto e tonico che mai, supportato, manco a dirlo, dalla chitarra potente e disinvolta di Renzulli e dalla giovane band, a dar vita ad una formazione che ha tutta l’aria di divertisi molto. Pelù corre da una parte all’altra del palco, si esibisce nei suoi “giochi di mano”, dispiega insomma tutto l’armamentario da perfetta “rockstar latina” che lo ha reso un personaggio unico dal 1980 a questa parte.
Sarà una “Fiesta Tosta” all’insegna del rock, fra pura energia e divertimento e frecciate ai potenti di turno (ma anche a quelli passati, stanziati nella vicina Arcore…), com’è nello stile dei Litfiba. Largo spazio hanno i brani dell’ultimo album, alternati comunque ai classici di sempre, capaci più di altri di far saltare all’unisono i migliaia del parterre e di scuotere gli anelli laterali e le tribune. I due avevano avvisato: sarebbe stato il tour più incazzoso, ballabile e persino pogabile di sempre, e devo dire che le attese non sono state tradite, in uno show certo studiato, all’insegna della formula “frase introduttiva-canzone”, che ha lanciato messaggi precisi, da quello contro l’ipocrisia e le ingenti spese militari, all’appello a favore della libertà (ideale incarnato, per il gruppo, nella figura di Lucio Dalla, che è stato omaggiato, teschio argenteo alla mano, con Lulù e Marlene).
Dopo il ricordo del cantautore bolognese, la gloriosa storia dei Litfiba è riemersa con maggior decisione, facendo virare lo show verso il passato. Un minuto di silenzio inoltre per Matteo Armellini, l’operaio morto a seguito del crollo del palco di Reggio Calabria durante l’allestimento del concerto di Laura Pausini, ricordando poi quanto  siano importanti e necessarie le normative della sicurezza sul lavoro. E’ ufficialmente cominciata l’ultima parte dello show, quella “antologica” e celebrativa di Ghigo e Piero, che campeggiano giganteschi e vagamente “diabolici” ai lati del palco sotto forma di scheletri stampati su due enormi tendoni. Più gli si dà, più il pubblico ne vuole: l’ultimo bis è quello in cui si gioca il tutto per tutto, col sentore di essere ormai alla fine di una serata passata forse troppo in fretta e riconfermando quanto si era in realtà capito fin dalle primissime battute della serata: i Litfiba non si discutono. In una recente intervista Pelù dichiara: “Al giorno d’oggi le rockstar si preoccupano di decidere chi sia la più bella del reame, noi vogliamo sottolineare che siamo rocker sul serio” e ancora “Il significato letterale della parola è “roccia”, qualcosa di indistruttibileche non si piega di fronte a nulla. Credo che il rock abbia molto a che vedere con l’istinto, con l’immegiatezza, e poco con il ragionamento. E’ una musica primordiale, un elemento grezzo che a noi piace molto. Per questo l’ultimo disco è un disco rock: molte canzoni sono state scritte di getto, sono venute fuori spontaneamente. Se c’è l’eccessiva elaborazione, l’anima del rock si smarrisce”. La musica non può cambiare il mondo, ma il mondo può cambiare la musica. Un’artista ha il dovere di denunciare quello che vede attraverso la propria arte ed è questo che stanno facendo i Litfiba, specie con il loro ultimo album Grande Nazione. Un live ricco di adrenalina. E’ proprio il caso di dire che l’unione fa la forza ed a cinquant’anni non è mai troppo tardi per ricominciare a sognare…

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Antonello Venditti festeggia il suo compleanno in concerto a Roma

Foto e Testo di Federico Aniballi

L’otto marzo è la festa della donna e gli spalti sono coperti di minose gentilmente offerte per l’occasione, eppure non è questa la festa della serata, lo si capisce subito non appena si abbassano le luci. Il pubblico si emoziona, applaude ed intona “tanti auguri a te, tanti auguri a te”: è il compleanno di Antonello, il sessantatreesimo per la precisione! Ma invece di spegnere le candeline, lui ha acceso gli animi. Bel concerto: la voce c’è e la voglia di cantare pure. Apre con il singolo “Unica” per poi dedicarsi ad un’alternanza di classici evergreen e nuovi successi, ma prima c’è spazio per un saluto speciale, quello al suo amico Lucio Dalla. Il ricordo non è né nostalgico né tanto meno amaro… della serie “chi muore cantando, muore felice”. E allora c’è spazio pure per una preghiera ed un ringraziamento altrettanto speciale rivolto ai due giovani morti sotto i palchi di Jovanotti e Laura Pausini, rispettivamente Francesco Pinna e Matteo Armellini: “è grazie a gente come loro che noi possiamo essere qui stasera”.
E musica sia. Si abbassano le luci, si accendono i microfoni e si ricominicia a cantare. Buon compleanno Antonello: il regalo lo hai fatto tu a tutti i tuoi fan.

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Litfiba: il ritmo del 2000 è pura adrenalina

Testo e foto:  Stefanino Benni

Nel lontano Ottobre 1980 in una cantina di Via dei Bardi a Firenze, si formano i LITFIBA, che in oltre 30 anni hanno segnato e ancora segnano con elettrizzante ritmo la storia rock regalandoci bellissimi album sicuramente presenti nelle nostre bacheche musicali, come Desaparecido (1983), 17 Re (1986), Pirata (1989), El Diablo (1990), Terremoto (1993), Spirito (1995), Mondi sommersi (1997), Croce e delizia (1998), Infinito (1999).  Dieci anni di separazione musicale tra Piero e Ghigo e poi nel dicembre 2009 reunion dei Litfiba, e ritorno di Pelù alla voce.

Da qui la Mitica band fiorentina si esibisce prima in una lunga tournè per tutto il 2010 dando luce al doppio album live “ Stato libero di Litfiba”, che riscuote un notevole consenso di pubblico.  Affrontano poi ad inizio 2011 un nuovo tour che tocca le maggiori capitali europee (Londra, Parigi, Amsterdam, Berlino, Barcellona, Bruxelles, Ginevra, Zurigo), con dei bellissimi live (documentario live “Cervelli in fuga”) ed un enorme seguito di pubblico,

Si apre un nuovo sipario e di nuovo i Litfiba escono a gennaio 2012 con un disco d’inediti intitolato “Grande nazione” che il 2 marzo a Firenze ha dato il via e titolo al nuovo entusiasmante tour , ben introdotto dagli orecchiabili primi singoli brani  “Squalo”  ( novembre 2011) e “La mia valigia”  (gennaio 2012), dove nel videoclip possiamo ammirare la bella e brava Eva Poles (ex Prozac + e attuale componente Rezophonic, ora impegnata in una nuova produzione discografica), più volte ritratta nei nostri reportage fotografici  (in ultimo quello del 10° ROCK TV Bday Party del 2011 all’Alcatraz di Milano).

Il Grande Nazione Tour 2012, come definito da Piero Pelù e Ghigo Renzulli < Sarà il più divertente, incazzoso e pogabile della nostra storia ». Il tour per l’Italia si concluderà il 1° maggio, nella bellissima cornice dell’Arena di Verona.

Il disco uscito in gennaio 2012 e già disco d’oro e i Litfiba scendono energeticamente sul palco facendo gustare al pubblico oltre 2 ore di live a tutto rock adrenalinico.  Una vera e propria imponenza e Terremoto di suoni hard-rock/punk, che vanta una scaletta di ben 25 pezzi, in cui promuovono 8 brani di “Grande Nazione” e una carellata di grandi successi che hanno egregiamente segnato la storia dei Litfiba.

Il pubblico al Mediolanum Forum di Assago (MI) è letteralmente in delirio sulle note di “El Diablo”, “Proibito” , “Regina di cuori” , “Tex” , “Squalo”, “La mia valigia”, “Sole nero”, “Cane”, “Cangaçeiro”, “Ritmo 2 “, “Spirito”, “La preda”…..e molte altre perle di musica Rock……

< Un ritmo gira il mondo / ed io ci sono dentro / cercando in ogni cosa / tutte le facce/tutte le razze / quell’onda (onda..onda..onda..) / che mi ha sbattuto qua / il ritmo del 2000 / è adrenalina pura / è un ritmo da paura……………>

Indubbiamente un bellissimo ed energico Live

Organizzazione Evento:  F&P Group e Parole & Dintorni

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Jovanotti: grande show a Roma!

testo e foto: Luigi Orrù

Dopo il rinvio della data di dicembre, Lorenzo Jovanotti Cherubini torna nella sua Roma ed è spettacolo, tra i successi dell’ultimo pluripremiato album ORA e la sua storia musicale.

Lo spettacolo piu grande dopo il big ben appunto.

Come al solito da tutto se stesso insieme alla sua affiatatissima band in uno show che davvero è immenso.
Guardandolo oramai per la terza volta un pensiero veniva spontaneo: quest’uomo sta facendo cio’ per cui è nato, è un uomo felice. La sua gente, lui stesso e la sua band, una sola cosa.

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A Torino il ‘più grande spettacolo dopo il Big Bang’

Testo:  Stefanino Benni   Foto: Alessio Molinas

Nuova entusiasmante serata al Palaolimpico di Torino per un concerto carico di emozioni e di fantastici giochi di laser, in cui un pubblico molto caloroso ha accolto Jovanotti per questa nuova data del suo Ora Tour.
A metà spettacolo ha fatto una pausa per ricordare quel tristissimo momento in cui il 12 dicembre 2011 è stato fermato il tour per la morte di “Francesco”, causata dal crollo di parte della struttura del palco, durante durante il montaggio del palcoscenico in una delle date del Tour. Jovanotti è sicuramente un personaggio molto sensibile e nella sua naturalezza e spontaneità ha trasportato anche il pubblico nel dedicare questo momento di musica a quel ragazzo che ha fatto e continuerà a fare parte di tutto il tour.
Dal suo esordio musicale nell’aprile del 1987 con il singolo “Walking”, e dalla sua prima attività come presentatore a Deejay Television e disc jockey a Radio Deejay sembra passato tantissimo tempo, ma la realtà è che Jovanotti ha sempre fatto parte di noi, con il suo ritmo, i suoi esperimenti musicali, la sua genialità artistica e la eterna simpatia.
In questi anni ci ha accompagnato con bellissimi pezzi come “la mia moto”, “Ciao Mamma”, “Una tribù che balla”, “Non m’annoio”, “Ragazzo fortunato”, “Penso positivo”, “Piove”, “Serenata rap”, “Per te”, “Un raggio di sole”, “Falla girare”, “Fango”, “Tanto”, “Mi fido di te”, “Le tasche piene di sassi” (Premio Mogol 2011), “La notte dei desideri”, “Tutto l’amore che ho”, “Ora”, che ha dato il nome a questo stupendo tour.
Un Artista che vanta anche diverse collaborazioni con artisti di fama internazionale come ad esempio Ben Harper, Sergio Mendes, Michael Franti Spearhead.
Accompagnato da Saturnino Celani (al basso), suo amico di sempre e compagno di questo lungo viaggio musicale, crea uno spettacolo che vuol essere un giro nel cosmo,in un percorso illuminato dalle sue stupende canzoni ben miscelate tra i tanti effetti di luci in una scenografia curata e molto particolare.
“non c’è montagna più alta di quella che non scalerò…non c’è scommessa più persa di quella che non giocherò…ora”
Organizzazione:  Trident Management – Parcolimpico Torino – LiveNation
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