Smashing Pumpkins elettrizzano Milano

Testo e Foto di Stefanino Benni

Il Mediolanum Forum di Assago (MI) si è rivelato stipato di fan elettrizzati da una miscela di punk, pop, psichedelia di inizi anni 70 e grunge combinati tra flash improvvisi e luci soffuse quasi fosse un temporale in un tetro crepuscolo.

Dagli anni 90 il gruppo di Chicago ha venduto svariati milioni di copie in tutto il mondo, portandoli anche ad aprire i concerti dei Red Hot Chili Peppers e Pearl Jam. Peraltro ora della formazione originaria rimane solo il poliedrico ed eccentrico cantante Billy Corgan e ciò a causa di dissapori e problematiche di vario tipo, che hanno determinato un percorso altalenante per il gruppo.

Tuttavia essendo il Forum così gremito di fan, parrebbe proprio che il pubblico abbia molto a cuore le musiche degli Smashing Pumpkins, che ora stanno lanciando il loro nuovo progetto musicale ‘Oceania’.

Organizzazione evento: LiveNation

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Paul McCartney al Forum di Assago: il Re è vivo

Testo: Marco Milano – Foto: Stefanino Benni

Di nuovo “On the Run”, il più  prolifico dei quattro di Liverpool torna a imbracciare il basso Hofner dal vivo, a dispetto di chi lo immagina già in pensionamento. Ma la sorpresa sembra la sua, mentre ancora una volta sgrana gli occhi e sorride lusingato per quell’onda d’urto di urla e applausi che lo accoglie sul palco del Forum – la seconda data dopo l’apertura di tour di Bologna. Paul McCartney ha più volte raccontato che negli anni ’60 il pubblico dello Shea Stadium o di Candlestick Park gli ricordava uno stormo di gabbiani in lontananza. Un duplice spettacolo che dura da decenni, un pubblico che abbraccia ormai almeno tre generazioni in una festa collettiva, un rito per riscoprire, ogni volta, l’essenza della magia musicale di McCartney.

E il segreto sembra essere lì, in quel sorriso immutato come se fosse la prima volta. Il repertorio di quasi 40 brani eseguiti in modo ineccepibile, accompagnato dalla band super rodata degli ultimi dieci anni, pecca un po’ di ripetitività – immancabili gli omaggi ai Beatles scippati via dalla follia omicida e dal tumore, “Here Today” e “Something”. Se le tre età presenti alla festa esigono di celebrare la ritualità dei masterpiece,  ci pensano l’eleganza e lo stile senza sbavature a tenere viva la passione genuina di Macca: “Maybe I’m amazed” è da pelle d’oca.

E’ vero: dopo tre ore di rock, ballate al pianoforte, chitarre acustiche e uno spettacolo di immagini (auto) celebrative, il pubblico è ormai senza fiato, mentre lui riuscirebbe a tirare avanti ancora per molto. Paul è ancora innamorato di quella magia che l’ha rapito quando era solo un ascoltatore e artigiano del rock’n roll.

Bisogna chiamarti Sir?”, gli chiedevano dopo che la Regina gli posò la spada sulla spalla “Chiamatemi pure Re” rispondeva in tono beatlesianamente beffardo. Una delle tante verità nascoste tra le righe, l’imperatore assoluto del rock non si è fermato un attimo. Con buona pace di chi ancora si sorprende e di chi crede che sia davvero morto nel ’66 – magari facendo un patto col diavolo. Il Re è vivo. Evviva il Re.

Organizzazione evento: D’Alessandro&Galli

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Zucchero porta a Roma il «Chocabeck Tour»

testo e foto: Massimo Bottarelli

Il 16 Novembre conta un Palalottomatica colmo di arrembaggio entusiastico per il tour che con Chocabeck, Zucchero sta portando in tutta Italia.

S’è deciso per una scenografia barocca, disegnata da un enorme baule che aprendosi, scopre la band intera. Si presenta così l’ultimo album, con le scritte sovraimpresse e battute a macchina, a disvelamento di quel che Chocabeck rappresenta per Adelmo Fornaciari. Un concept album sul recupero delle origini, in cui ogni pezzo sia la scansione di una frazione del giorno. Il titolo è la cantilena popolare ripetuta dal padre quando contro la fame non c’era un chocabeck, ovvero un bel nulla da infilare nel becco.

La prima parte del concerto l’ha dedicata al suo ultimo album, ripercorrendolo per intero, facendosi strada tra gli ascolti forse ancora vergini della sua ultima produzione. S’è scatenato poi con lo sciorinamento del suo repertorio sempre verde, cantato e applaudito da tutte le età. S’è calcato una maschera da diavolo per i tormentoni quali Funky Gallo, mentre sedendosi al piano per un raccordo intimistico ha minacciato le capitali come Roma, d’essere ricettacoli di cattiva musica: ma Zucchero, con la sua anima blues, è sempre stato un artista sensibile e fa davvero strano sentirlo alterato e secco.

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The Future is Medieval: l’adrenalina dei Kaiser Chiefs

foto e testi di Stefanino Benni

Adrenalina pura e ritmi frenetici ai Magazzini Generali di Milano, con il Rock dei Kaiser Chiefs, gruppo indie rock formatosi nel 1997, che ha vinto tre Brit Awards nelle categorie: Best Group, Best British Rock Act e Best Live Act nel 2006 ed un NME Award per l’album Enployment, nella categoria Best Album 2006 e venduto con i primi 3 dischi oltre 6 milioni di copie.

Protagonisti dei principali Festival Europei, i Kaiser Chiefs hanno suonato assieme ai più grandi nomi della nuova scena rock anglo-americana, partecipando anche al Live 8 nella città di Filadelfia nel 2005. Un loro primo singolo Oh My God, diventa inno dei tifosi del Leeds e raggiunge la top ten in America. Dopo il grande successo dell’album “Employment”, pubblicano un altro album di successo, “Yours Truly, Angry Mob” (2007), che raggiunge le vette delle classifiche inglesi ed europee. Ricordiamo il singolo “Ruby”,che raggiunse il primo posto delle classifiche britanniche. Nel 2008 poi escono con il terzo album “Off Whit Their Heads” da cui vengono estratti i singoli di successo come “Never Miss a Beat” e ” Good Days Bad Days”

Un ritorno in grande stile per promuovere l’uscita del loro quarto album “The Future is Medieval”, che ha assaggiato le scene con il singolo Little Shocks. L’album vanta il nome di Tony Visconti (produttore storico di David Bowie) . Per tale occasione il gruppo lancia una particolare ed innovativa iniziativa: attraverso il sito web ufficiale della band, rendono protagonisti gli stessi fan facendo loro scegliere la tracklist e la copertina del disco.

Diverse loro hit sono diventate colonne sonore di videogiochi, un gruppo molto particolare ed innovativo dunque, fuori degli schemi, che si presenta in uno show assolutamente divertente ed immediato nelle sonorità

Organizzazione Vivo Concerti

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Festival Internazionale del Film: gli italiani stanno a guardare, anche al cinema

di Cinzia Colella

Titoli di coda per la sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma che si è concluso con il trionfo di ‘Un cuento chino’ di Sebastián Borensztein. La commissione, presieduta da Ennio Morricone, ha infatti riconosciuto alla commedia del regista argentino il Premio Marc’Aurelio della Giuria a cui è seguito anche il premio BNL del pubblico.

E’ la storia di Roberto (Ricardo Darín, già protagonista del film Premio Oscar ‘Il segreto dei suoi Occhi’), introverso proprietario di un negozio di ferramenta, che vive da vent’anni quasi senza contatti col mondo dopo un dramma che l’ha profondamente segnato. Per caso conosce Jun (Huang Sheng Huang), un cinese appena arrivato in Argentina senza conoscere una parola di spagnolo, in cerca dell’unico parente ancora vivo, uno zio. Incapace di abbandonarlo, Roberto lo accoglie in casa: attraverso la loro singolare convivenza, troverà la strada per risolvere la sua grande solitudine, non senza aver svelato all’impassibile – eppure tenerissimo – Jun che le strade del destino hanno tali e tanti incroci in grado di svelare anche la surreale sequenza d’apertura: la mucca pezzata che piomba dal cielo.

Delusione per le produzioni italiane che sono rimaste a guardare una serata in paillettes ma sotto tono.

Noomi Rapaceha ha ricevuto il ‘Premio Marc’Aurelio della Giuria’ come migliore attrice in ‘Babycall’; Guillaume Canet quello per miglior attore in ‘Une vie meilleure’. Il ‘Gran Premio della Giuria’ è stato ritirato da Maya Sansa per ‘Voyez comme ils dansent’ di Claude Miller, mentre il ‘Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio’ è stato assegnato a ‘The Eye of the Storm’ di Fred Schepisi. Le migliori musiche sono state quelle di Ralf Wengenmayr in ‘Hotel Lux’.

Il  miglior documentario per la sezione ‘L’altro Cinema/Extra’ è stato: ‘Girl Model’ di David Redmon e Ashley Sabin.

Ai film in concorso nella sezione ‘Alice nella città’ sono stati attribuiti due premi: ‘En el nombre de la hija‘ di Tania Hermida P. (giuria composta da ragazzi sotto i 13 anni) e ‘Noordzee Texas‘ di Bavo Defurné (giuria sopra i 13 anni).

In collaborazione con il Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato assegnato anche il ‘Premio Marc’Aurelio Esordienti’, trasversale a tutte le sezioni del Festival, e destinato al regista della migliore opera prima. La giuria (presieduta da Caterina D’Amico e composta da Leonardo Diberti, Anita Kravos, Gianfrancesco Lazotti, Giuseppe Alessio Nuzzo) ha assegnato il premio ex aequo a ‘Circumstance’ di Maryam Keshavarz e a ‘La Brindille’ di Emmanuelle Millet.

Il red carpet più atteso è stato quello di Richard Gere che ha ritirato il ‘Marc’Aurelio all’attore’, come riconoscimento per essere da sempre impegnato in battaglie umanitarie, oltre ad esser stato protagonista di film popolari come: ‘American Gigolo’, ‘Ufficiale e gentiluomo’, ‘Pretty Woman’ ed interprete per autori come Robert Altman, Akira Kurosawa, Sidney Lumet, Francis Ford Coppola, Todd Haynes, Terrence Malick.

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‘Vojez comme ils dansent’, il ritorno di Maya Sansa

di Cinzia Colella

Diretto dal pluri-premiato Claude Miller, ‘Voyez comme ils dansent’ ha suscitato un grande interesse anche per il ritorno in sala di Maya Sansa, trasferitasi un Francia per una innata curiosità di sperimentarsi in progetti di più ampio respiro.
Lise, una regista francese (Marina Hands), attraversa il Canada in treno, in mezzo alla neve, dalla costa orientale a quella occidentale. Il viaggio la conduce da Alexandra (Maya Sansa), medico di frontiera e ultima compagna del suo ex-marito, un artista, clown e performer di fama mondiale (James Thiérrée) scomparso nel nulla. Ciascuna delle due donne cercherà di capire come l’uomo della propria vita abbia amato l’altra, ma senza capirne i motivi . Uno straordinario duetto femminile unito al talento del funambolo della scena James Thiérrée, figlio di Victoria Chaplin, inventrice di ‘Le cinque imaginaire’.

Il film, in concorso al Festival del Film di Roma, mette in scena il viaggio nel dolore di due donne e la ricerca disperata di risposte. La pellicola del regista francese, allievo di Francois Truffaut si è divisa nettamente tra chi ne apprezza interpretazioni e fotografia, spesso metaforica nel riprodurre scenari freddi, innevati, silenziosi e aridi, e chi – invece – ne sottolinea solo la lentezza, ritenuta non sempre funzionale ai viaggi dell’anima.

CAST
Marina Hands, James Thiérrée, Maya Sansa, Yves Jacques, Anne-Marie Cadieux, Aubert Pallascio

CREDITS
Sceneggiatura: Claude Miller – Natalie Carter – (based on “La petite-fille de Menno” by Roy Parvin)

Fotografia: Gérard de Battista

Montaggio: Véronique Lange

Scenografia: Jean-François Campeau

Costumi: Jacqueline Bouchard

Musica: Vincent Segal

Produttore: Patrick Godeau

Co-produttore: Suzanne Girard – Matthieu Henchoz

Produzione: Alicéleo (France)

Co-produzione: Filmarto inc. (Canada) – France 2 Cinéma (France)- Les Productions Jean-Marc Henchoz (Switzerland)

Distribuzione internazionale: TF1 Droits Audiovisuels (France)

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Pupi Avati racconta il Cuore grande delle ragazze

di Cinzia Colella

Passato il grande spavento per il malore che ha colpito Pupi Avati domenica scorsa, stamattina è stato presentato il suo ultimo film ‘Il cuore grande delle ragazze’ che vede come protagonisti principali Micaela Ramazzotti e Cesare Cremonini.

La pellicola – in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma – è ambientata nella prima metà degli anni ’30, in una cittadina dell’Italia centrale immersa nella campagna. La famiglia contadina dei Vigetti (di cui Andrea Roncato ne è a capo) ha tre figli: il piccolo Edo (Marcello Caroli), Sultana (Sara Pastore), e Carlino (l’ex leader dei Lunapop), un giovanotto molto ambito dalle ragazze. Gli Osti, invece, sono proprietari terrieri che hanno fatto fortuna e vivono in una casa padronale con le loro tre figlie, tutte da maritare: le più attempate Maria e Amabile, e la giovane e bellissima Francesca (Micaela Ramazzotti).
Facendo buon viso a cattiva sorte, i coniugi Osti, Sisto (Gianni Cavina, al suo diciannovesimo film con Avati) e Rosalia (Manuela Morabito), accettano che il giovane contadino Carlino corteggi le due sorelle maggiori con l’intento di sistemarne almeno una. Inizia un periodo di incontri tra Carlino e le due ragazze nel salotto di casa Osti, turbato però un giorno dall’arrivo improvviso della giovane e bellissima Francesca dalla città in cui è stata mandata a studiare. Tra i due giovani è colpo di fulmine e tutti i piani vanno in fumo.

«E’ una commedia in cui ci si commuove, ci si intenerisce ma si ride anche tanto» racconta Antonio Avati facendo anche le veci del fratello che, comunque, stasera sarà sia sul red carpet che e in sala alla proiezione ufficiale per il pubblico.
In questo progetto il regista ha voluto cimentarsi di nuovo con un cinema più a basso costo rispetto agli ultimi tempi. Non si è esagerato con la ricostruzione degli ambienti, preferendo le riprese dal vero come una volta, grazie anche all’apporto decisivo  di una troupe ridotta in cui ai collaudati professionisti si sono aggiunti diversi giovani locali provenienti da accademie di scenografia o di recitazione.

Uno dei grandi meriti di Pupi Avati è sempre stato quello di saper dirigere gli attori come pochi altri sanno fare, riuscendo a individuare delle sfumature e dei toni che loro stessi non sanno di avere. Ed è successo anche per la Ramazzotti e per il cantante bolognese che ricordano così il loro primo incontro con il regista.
«I fratelli Avati li ho conosciuti quindici anni fa grazie ad Antonio che mi pescò dal nulla facendomi fare un piccolo ruolo in un piccolo film da loro prodotto che si intitolava ‘La prima volta’ – racconta la giovane attrice romana – Dopo quindici anni mi è arrivata la famosa chiamata e Pupi mi ha proposto di lavorare a questo film che in un primo momento mi ha solo raccontato a voce. In questa fiaba a lieto fine ho pianto e ho riso, Pupi scrive dei copioni come fossero piccoli romanzi, ti coinvolgono a tal punto da farti arrivare sul set come ipnotizzata».

Cesare Cremonini, invece, all’inizio credeva si trattasse di uno scherzo: «dentro di me gli avevo detto di sì sin da subito, anche se non ho accettato immediatamente. Il sì definitivo è arrivato quando ho sentito il nome di Andrea Roncato che considero un grande attore. Pupi mi aveva visto in televisione ed aveva pensato a me per il film perché a suo dire ha rivisto se stesso da giovane nella mia spontaneità. Come potevo rifiutare di interpretare in un film la vita del nonno di Pupi Avati? Sapevo che sarebbe stata un’occasione unica, mi sarei rimangiato le mani se non l’avessi fatto visti i risultati».

A chi gli chiede come è stato lavorare sul questo set ed essere diretti da uno dei più grandi nomi del cinema italiano, la Ramazzotti risponde: «Pupi è uno perennemente ispirato, la mattina arriva sul set e ti consegna i fogli delle scene che ha scritto di notte. La grande sorpresa per me è stato il fatto che mi sentivo come guidata da un guru, un guru bolognese che mi portava in giro per le campagne per mostrarmi i luoghi in cui era cresciuto. Eravamo come dei clown un po’ grotteschi, nelle sue mani mi sono sentita libera di sfidare il ridicolo, di essere un po’ buffona, di sparare qualche strafalcione e questo mi ha aiutato a dare la luce a questo personaggio, a donare a Francesca la luce che c’era in quel periodo nel cuore grande delle ragazze. Lei è una credulona romantica che riesce a perdonare il marito per averla tradita e sopporta con dignità il peso di questo dolore. Le donne all’epoca lo sapevano fare, avevano una grande dote».

«E’ incredibile la sicurezza che riesce a darti Pupi – sorride Cremonini –  ha uno charme e un savoir faire che gli vengono da un’enorme esperienza. Capitava che chiudesse gli occhi per sentire l’atmosfera che si era creata tra noi sul set. L’utilizzo della macchina da parte sua è la cosa che più mi ha colpito, era un elemento che ha dato molta sicurezza anche a me nell’affrontare quest’esperienza del tutto nuova per me. Mi faceva sorridere quando per aumentare il realismo delle scene mi diceva che mi ero sistemato troppo bene i capelli, lui mi voleva più naturale, più vero».

Musicato da Lucio Dalla, prodotto dalla ‘Duea’ dei fratelli Avati in collaborazione con Medusa, Sky Cinema e con la città di Fermo, ‘Il cuore grande delle ragazze’ arriverà nelle sale l’11 novembre prossimo e sarà distribuito da Medusa in duecentocinquanta copie.

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CAST

Cesare Cremonini, Micaela Ramazzotti, Gianni Cavina, Andrea Roncato, Erica Blanc, Manuela Morabito, Marcello Caroli, Sara Pastore, Sydne Rome.

CREDITS

Sceneggiatura: Pupi Avati
Fotografia: Pasquale Rachini
Montaggio: Amedeo Salfa
Scenografia: Giuliano Pannuti
Costumi: Catia Dottori
Musica: Lucio Dalla
Produttore: Antonio Avati
Produzione: Duea Film (Italy)
Co-produzione: Medusa Film (Italy)
Distribuzione italiana: Medusa Film (Italy)
Distribuzione internazionale: Filmexport Group (Italy)

 

 




David Crosby e Graham Nash: la poesia della musica

foto e testi: Stefanino Benni

Un viaggio attraverso 40 di musica, questa è la combinazione vincente proposta nel live delle due leggende della musica rock americana David Crosby e Graham Nash.

Il Teatro Smeraldo di Milano nella data del 30 Ottobre si riempie di pubblico accorso per rivivere insieme e nostalgicamente quel loro sound fatto di folk, country, blues e con quel profumo di rivoluzione tipica di quel lontano 1969 quando insieme a Stephen Still pubblicarono l’album di debutto. A loro poi si unì lo straordinario Neil Young e ricordiamo la loro fantastica partecipazione tra le “Stelle” al Festival Hippy di Woodstock, quando in quella meravigliosa maratona Rock salirono sul palco verso le tre del mattino del 18 agosto 1969.

Di allora abbiamo ancora le incredibili immagini nell’omonimo film live dell’evento. Momenti e ricordi incredibili che hanno segnato in modo determinante la storia della musica rock. A Milano per una delle 4 date italiane (Padova, Milano, Firenze e Roma) i due grandi musicisti hanno conquistato un posto d’onore nella storia della musica con album come “Dejà vu”, “So far”, “Wind on the Water”, “Whistling Down the Wire” e sul palco dello Smeraldo hanno riproposto melodie di alto livello compositivo tra miscele di voci e chitarre acustiche ed elettriche in una perfetta rilettura di grandi classici dei CSN&Y.

Organizzazione D’Alessandro e Galli

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Serata elettrica con i Planet Funk

foto e testo: Stefanino Benni

Luci, elettronica e sano movimento ieri notte al Live Club di Trezzo sull’Adda con i Planet Funk e il loro The Great Shake Tour.

Dopo “Another Sunrise”, il primo singolo che è diventato uno dei tormentoni dell’estate 2011, i Planet Funk presentano “You Remain” che accompagna l’uscita del loro quarto album di inediti “The Great Shake” che vede anche l’ingresso nel gruppo del nuovo carismatico cantante Uhlmann, che ha sostituito egregiamente Dan Black, ex membro dei Leigh Bowery’s Minty e poi dei Servant.

Per loro il 2011 è sicuramente un anno di intensa attività live che proseguirà anche all’estero, determinando un sicuro consolidamento per il “progetto Planet Funk” (nato a Napoli ad inizio anni 90) che è sintesi fra pop progressivo e psichedelico, dance ed electro-pop, una vincente miscela di esperienze musicali tra DJ, cantanti e bravissimi strumentisti.

Li conosciamo per hit come “Shine On”, “Chase The Sun”, “Inside All The People”, “The Switch”, “Who Said” e molte altre. Successi che hanno portato i Planet Funk a collaborare con artisti di fama internazionale come Jim Kerr (Simple Minds), Faithless, New Order, Jovanotti , il DJ Alex Neri e il DJ inglese John Graham.

Organizzazione Evento LiveNation e Shining P

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Pubs and Clubs Tour: la musica e poesia di Francesco De Gregori

foto e testi di Stefanino Benni 

De Gregori venerdì sera al Live Club di Trezzo ha entusiasmato il suo pubblico con piacevoli sonorità rock, vicine alla musica popolare e comunque di ispirazione poetica, perchè comunque anche lui rimane un poeta e tra i cantautori più importanti della scena musicale italiana, anche se preferisce essere definito solo “artista”. “Scrivere canzoni nasce da accumulo che hai in testa, non è come un articolo o un tema a scuola”. Dalle sue parole la sua invenzione e la voglia di vivere e di divertirsi con la musica. In questa tappa 2011 del Live Club iniziata con “Generale” si ripropone con pezzi storici e nuove composizioni, affiancato da bravissimi musicisti, che lo accompagnano in questa bella serata, fatta di ricordi e nuove poesie, che tanto hanno ancora da lasciare come tracce in questo fnostro fantastico mondo della musica.
Da inizio anni 70 ad oggi innumerevoli le collaborazioni con famosissimi artisti (Dalla, Ron, Venditti, F.Leali, Ivan Graziani, Claudio Baglioni, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, Pino Daniele),  e moltissime le produzioni discografiche (una ventina) e diversi i riconoscimenti e premi artistici.
Organizzazione Shining  Production e FEP Group

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