Festival Internazionale del Film: gli italiani stanno a guardare, anche al cinema

di Cinzia Colella

Titoli di coda per la sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma che si è concluso con il trionfo di ‘Un cuento chino’ di Sebastián Borensztein. La commissione, presieduta da Ennio Morricone, ha infatti riconosciuto alla commedia del regista argentino il Premio Marc’Aurelio della Giuria a cui è seguito anche il premio BNL del pubblico.

E’ la storia di Roberto (Ricardo Darín, già protagonista del film Premio Oscar ‘Il segreto dei suoi Occhi’), introverso proprietario di un negozio di ferramenta, che vive da vent’anni quasi senza contatti col mondo dopo un dramma che l’ha profondamente segnato. Per caso conosce Jun (Huang Sheng Huang), un cinese appena arrivato in Argentina senza conoscere una parola di spagnolo, in cerca dell’unico parente ancora vivo, uno zio. Incapace di abbandonarlo, Roberto lo accoglie in casa: attraverso la loro singolare convivenza, troverà la strada per risolvere la sua grande solitudine, non senza aver svelato all’impassibile – eppure tenerissimo – Jun che le strade del destino hanno tali e tanti incroci in grado di svelare anche la surreale sequenza d’apertura: la mucca pezzata che piomba dal cielo.

Delusione per le produzioni italiane che sono rimaste a guardare una serata in paillettes ma sotto tono.

Noomi Rapaceha ha ricevuto il ‘Premio Marc’Aurelio della Giuria’ come migliore attrice in ‘Babycall’; Guillaume Canet quello per miglior attore in ‘Une vie meilleure’. Il ‘Gran Premio della Giuria’ è stato ritirato da Maya Sansa per ‘Voyez comme ils dansent’ di Claude Miller, mentre il ‘Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio’ è stato assegnato a ‘The Eye of the Storm’ di Fred Schepisi. Le migliori musiche sono state quelle di Ralf Wengenmayr in ‘Hotel Lux’.

Il  miglior documentario per la sezione ‘L’altro Cinema/Extra’ è stato: ‘Girl Model’ di David Redmon e Ashley Sabin.

Ai film in concorso nella sezione ‘Alice nella città’ sono stati attribuiti due premi: ‘En el nombre de la hija‘ di Tania Hermida P. (giuria composta da ragazzi sotto i 13 anni) e ‘Noordzee Texas‘ di Bavo Defurné (giuria sopra i 13 anni).

In collaborazione con il Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato assegnato anche il ‘Premio Marc’Aurelio Esordienti’, trasversale a tutte le sezioni del Festival, e destinato al regista della migliore opera prima. La giuria (presieduta da Caterina D’Amico e composta da Leonardo Diberti, Anita Kravos, Gianfrancesco Lazotti, Giuseppe Alessio Nuzzo) ha assegnato il premio ex aequo a ‘Circumstance’ di Maryam Keshavarz e a ‘La Brindille’ di Emmanuelle Millet.

Il red carpet più atteso è stato quello di Richard Gere che ha ritirato il ‘Marc’Aurelio all’attore’, come riconoscimento per essere da sempre impegnato in battaglie umanitarie, oltre ad esser stato protagonista di film popolari come: ‘American Gigolo’, ‘Ufficiale e gentiluomo’, ‘Pretty Woman’ ed interprete per autori come Robert Altman, Akira Kurosawa, Sidney Lumet, Francis Ford Coppola, Todd Haynes, Terrence Malick.

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‘Vojez comme ils dansent’, il ritorno di Maya Sansa

di Cinzia Colella

Diretto dal pluri-premiato Claude Miller, ‘Voyez comme ils dansent’ ha suscitato un grande interesse anche per il ritorno in sala di Maya Sansa, trasferitasi un Francia per una innata curiosità di sperimentarsi in progetti di più ampio respiro.
Lise, una regista francese (Marina Hands), attraversa il Canada in treno, in mezzo alla neve, dalla costa orientale a quella occidentale. Il viaggio la conduce da Alexandra (Maya Sansa), medico di frontiera e ultima compagna del suo ex-marito, un artista, clown e performer di fama mondiale (James Thiérrée) scomparso nel nulla. Ciascuna delle due donne cercherà di capire come l’uomo della propria vita abbia amato l’altra, ma senza capirne i motivi . Uno straordinario duetto femminile unito al talento del funambolo della scena James Thiérrée, figlio di Victoria Chaplin, inventrice di ‘Le cinque imaginaire’.

Il film, in concorso al Festival del Film di Roma, mette in scena il viaggio nel dolore di due donne e la ricerca disperata di risposte. La pellicola del regista francese, allievo di Francois Truffaut si è divisa nettamente tra chi ne apprezza interpretazioni e fotografia, spesso metaforica nel riprodurre scenari freddi, innevati, silenziosi e aridi, e chi – invece – ne sottolinea solo la lentezza, ritenuta non sempre funzionale ai viaggi dell’anima.

CAST
Marina Hands, James Thiérrée, Maya Sansa, Yves Jacques, Anne-Marie Cadieux, Aubert Pallascio

CREDITS
Sceneggiatura: Claude Miller – Natalie Carter – (based on “La petite-fille de Menno” by Roy Parvin)

Fotografia: Gérard de Battista

Montaggio: Véronique Lange

Scenografia: Jean-François Campeau

Costumi: Jacqueline Bouchard

Musica: Vincent Segal

Produttore: Patrick Godeau

Co-produttore: Suzanne Girard – Matthieu Henchoz

Produzione: Alicéleo (France)

Co-produzione: Filmarto inc. (Canada) – France 2 Cinéma (France)- Les Productions Jean-Marc Henchoz (Switzerland)

Distribuzione internazionale: TF1 Droits Audiovisuels (France)

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Pupi Avati racconta il Cuore grande delle ragazze

di Cinzia Colella

Passato il grande spavento per il malore che ha colpito Pupi Avati domenica scorsa, stamattina è stato presentato il suo ultimo film ‘Il cuore grande delle ragazze’ che vede come protagonisti principali Micaela Ramazzotti e Cesare Cremonini.

La pellicola – in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma – è ambientata nella prima metà degli anni ’30, in una cittadina dell’Italia centrale immersa nella campagna. La famiglia contadina dei Vigetti (di cui Andrea Roncato ne è a capo) ha tre figli: il piccolo Edo (Marcello Caroli), Sultana (Sara Pastore), e Carlino (l’ex leader dei Lunapop), un giovanotto molto ambito dalle ragazze. Gli Osti, invece, sono proprietari terrieri che hanno fatto fortuna e vivono in una casa padronale con le loro tre figlie, tutte da maritare: le più attempate Maria e Amabile, e la giovane e bellissima Francesca (Micaela Ramazzotti).
Facendo buon viso a cattiva sorte, i coniugi Osti, Sisto (Gianni Cavina, al suo diciannovesimo film con Avati) e Rosalia (Manuela Morabito), accettano che il giovane contadino Carlino corteggi le due sorelle maggiori con l’intento di sistemarne almeno una. Inizia un periodo di incontri tra Carlino e le due ragazze nel salotto di casa Osti, turbato però un giorno dall’arrivo improvviso della giovane e bellissima Francesca dalla città in cui è stata mandata a studiare. Tra i due giovani è colpo di fulmine e tutti i piani vanno in fumo.

«E’ una commedia in cui ci si commuove, ci si intenerisce ma si ride anche tanto» racconta Antonio Avati facendo anche le veci del fratello che, comunque, stasera sarà sia sul red carpet che e in sala alla proiezione ufficiale per il pubblico.
In questo progetto il regista ha voluto cimentarsi di nuovo con un cinema più a basso costo rispetto agli ultimi tempi. Non si è esagerato con la ricostruzione degli ambienti, preferendo le riprese dal vero come una volta, grazie anche all’apporto decisivo  di una troupe ridotta in cui ai collaudati professionisti si sono aggiunti diversi giovani locali provenienti da accademie di scenografia o di recitazione.

Uno dei grandi meriti di Pupi Avati è sempre stato quello di saper dirigere gli attori come pochi altri sanno fare, riuscendo a individuare delle sfumature e dei toni che loro stessi non sanno di avere. Ed è successo anche per la Ramazzotti e per il cantante bolognese che ricordano così il loro primo incontro con il regista.
«I fratelli Avati li ho conosciuti quindici anni fa grazie ad Antonio che mi pescò dal nulla facendomi fare un piccolo ruolo in un piccolo film da loro prodotto che si intitolava ‘La prima volta’ – racconta la giovane attrice romana – Dopo quindici anni mi è arrivata la famosa chiamata e Pupi mi ha proposto di lavorare a questo film che in un primo momento mi ha solo raccontato a voce. In questa fiaba a lieto fine ho pianto e ho riso, Pupi scrive dei copioni come fossero piccoli romanzi, ti coinvolgono a tal punto da farti arrivare sul set come ipnotizzata».

Cesare Cremonini, invece, all’inizio credeva si trattasse di uno scherzo: «dentro di me gli avevo detto di sì sin da subito, anche se non ho accettato immediatamente. Il sì definitivo è arrivato quando ho sentito il nome di Andrea Roncato che considero un grande attore. Pupi mi aveva visto in televisione ed aveva pensato a me per il film perché a suo dire ha rivisto se stesso da giovane nella mia spontaneità. Come potevo rifiutare di interpretare in un film la vita del nonno di Pupi Avati? Sapevo che sarebbe stata un’occasione unica, mi sarei rimangiato le mani se non l’avessi fatto visti i risultati».

A chi gli chiede come è stato lavorare sul questo set ed essere diretti da uno dei più grandi nomi del cinema italiano, la Ramazzotti risponde: «Pupi è uno perennemente ispirato, la mattina arriva sul set e ti consegna i fogli delle scene che ha scritto di notte. La grande sorpresa per me è stato il fatto che mi sentivo come guidata da un guru, un guru bolognese che mi portava in giro per le campagne per mostrarmi i luoghi in cui era cresciuto. Eravamo come dei clown un po’ grotteschi, nelle sue mani mi sono sentita libera di sfidare il ridicolo, di essere un po’ buffona, di sparare qualche strafalcione e questo mi ha aiutato a dare la luce a questo personaggio, a donare a Francesca la luce che c’era in quel periodo nel cuore grande delle ragazze. Lei è una credulona romantica che riesce a perdonare il marito per averla tradita e sopporta con dignità il peso di questo dolore. Le donne all’epoca lo sapevano fare, avevano una grande dote».

«E’ incredibile la sicurezza che riesce a darti Pupi – sorride Cremonini –  ha uno charme e un savoir faire che gli vengono da un’enorme esperienza. Capitava che chiudesse gli occhi per sentire l’atmosfera che si era creata tra noi sul set. L’utilizzo della macchina da parte sua è la cosa che più mi ha colpito, era un elemento che ha dato molta sicurezza anche a me nell’affrontare quest’esperienza del tutto nuova per me. Mi faceva sorridere quando per aumentare il realismo delle scene mi diceva che mi ero sistemato troppo bene i capelli, lui mi voleva più naturale, più vero».

Musicato da Lucio Dalla, prodotto dalla ‘Duea’ dei fratelli Avati in collaborazione con Medusa, Sky Cinema e con la città di Fermo, ‘Il cuore grande delle ragazze’ arriverà nelle sale l’11 novembre prossimo e sarà distribuito da Medusa in duecentocinquanta copie.

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CAST

Cesare Cremonini, Micaela Ramazzotti, Gianni Cavina, Andrea Roncato, Erica Blanc, Manuela Morabito, Marcello Caroli, Sara Pastore, Sydne Rome.

CREDITS

Sceneggiatura: Pupi Avati
Fotografia: Pasquale Rachini
Montaggio: Amedeo Salfa
Scenografia: Giuliano Pannuti
Costumi: Catia Dottori
Musica: Lucio Dalla
Produttore: Antonio Avati
Produzione: Duea Film (Italy)
Co-produzione: Medusa Film (Italy)
Distribuzione italiana: Medusa Film (Italy)
Distribuzione internazionale: Filmexport Group (Italy)

 

 




David Crosby e Graham Nash: la poesia della musica

foto e testi: Stefanino Benni

Un viaggio attraverso 40 di musica, questa è la combinazione vincente proposta nel live delle due leggende della musica rock americana David Crosby e Graham Nash.

Il Teatro Smeraldo di Milano nella data del 30 Ottobre si riempie di pubblico accorso per rivivere insieme e nostalgicamente quel loro sound fatto di folk, country, blues e con quel profumo di rivoluzione tipica di quel lontano 1969 quando insieme a Stephen Still pubblicarono l’album di debutto. A loro poi si unì lo straordinario Neil Young e ricordiamo la loro fantastica partecipazione tra le “Stelle” al Festival Hippy di Woodstock, quando in quella meravigliosa maratona Rock salirono sul palco verso le tre del mattino del 18 agosto 1969.

Di allora abbiamo ancora le incredibili immagini nell’omonimo film live dell’evento. Momenti e ricordi incredibili che hanno segnato in modo determinante la storia della musica rock. A Milano per una delle 4 date italiane (Padova, Milano, Firenze e Roma) i due grandi musicisti hanno conquistato un posto d’onore nella storia della musica con album come “Dejà vu”, “So far”, “Wind on the Water”, “Whistling Down the Wire” e sul palco dello Smeraldo hanno riproposto melodie di alto livello compositivo tra miscele di voci e chitarre acustiche ed elettriche in una perfetta rilettura di grandi classici dei CSN&Y.

Organizzazione D’Alessandro e Galli

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Serata elettrica con i Planet Funk

foto e testo: Stefanino Benni

Luci, elettronica e sano movimento ieri notte al Live Club di Trezzo sull’Adda con i Planet Funk e il loro The Great Shake Tour.

Dopo “Another Sunrise”, il primo singolo che è diventato uno dei tormentoni dell’estate 2011, i Planet Funk presentano “You Remain” che accompagna l’uscita del loro quarto album di inediti “The Great Shake” che vede anche l’ingresso nel gruppo del nuovo carismatico cantante Uhlmann, che ha sostituito egregiamente Dan Black, ex membro dei Leigh Bowery’s Minty e poi dei Servant.

Per loro il 2011 è sicuramente un anno di intensa attività live che proseguirà anche all’estero, determinando un sicuro consolidamento per il “progetto Planet Funk” (nato a Napoli ad inizio anni 90) che è sintesi fra pop progressivo e psichedelico, dance ed electro-pop, una vincente miscela di esperienze musicali tra DJ, cantanti e bravissimi strumentisti.

Li conosciamo per hit come “Shine On”, “Chase The Sun”, “Inside All The People”, “The Switch”, “Who Said” e molte altre. Successi che hanno portato i Planet Funk a collaborare con artisti di fama internazionale come Jim Kerr (Simple Minds), Faithless, New Order, Jovanotti , il DJ Alex Neri e il DJ inglese John Graham.

Organizzazione Evento LiveNation e Shining P

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Pubs and Clubs Tour: la musica e poesia di Francesco De Gregori

foto e testi di Stefanino Benni 

De Gregori venerdì sera al Live Club di Trezzo ha entusiasmato il suo pubblico con piacevoli sonorità rock, vicine alla musica popolare e comunque di ispirazione poetica, perchè comunque anche lui rimane un poeta e tra i cantautori più importanti della scena musicale italiana, anche se preferisce essere definito solo “artista”. “Scrivere canzoni nasce da accumulo che hai in testa, non è come un articolo o un tema a scuola”. Dalle sue parole la sua invenzione e la voglia di vivere e di divertirsi con la musica. In questa tappa 2011 del Live Club iniziata con “Generale” si ripropone con pezzi storici e nuove composizioni, affiancato da bravissimi musicisti, che lo accompagnano in questa bella serata, fatta di ricordi e nuove poesie, che tanto hanno ancora da lasciare come tracce in questo fnostro fantastico mondo della musica.
Da inizio anni 70 ad oggi innumerevoli le collaborazioni con famosissimi artisti (Dalla, Ron, Venditti, F.Leali, Ivan Graziani, Claudio Baglioni, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, Pino Daniele),  e moltissime le produzioni discografiche (una ventina) e diversi i riconoscimenti e premi artistici.
Organizzazione Shining  Production e FEP Group

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Londra: grande festa per l’elettropop anni ’80

foto e testo di Vincenzo Nicolello

LONDRA – Il favoloso Roundhouse di Camden Town ha ospitato una doppia serata dedicata agli anni ’80. Il 14 ottobre, i protagonisti incontrastati sono stati gli Heaven 17, che hanno riproposto in modo integrale con tecnologia audio 3D, il loro secondo album: The Luxury Gap. Il giorno successivo, invece, è stato celebrato il ventennale di British Electric Foundation, progetto nato dalla fuoriuscita dei tastieristi Martyn Ware e Ian Craig Marsh dagli Human League, sfociato con l’avvento di Glenn Gregory nella nascita degli stessi Heaven 17.

Ma andiamo con ordine. La prima serata è stato un vero e proprio tuffo nell’elettro pop. L’album The Luxury Gap è probabilmente il miglior lavoro prodotto dalla band: basti pensare che tra le tracks ci sono due hits quali Temptation e Let me go, accompagnati da altri brani forse meno noti al pubblico italiano, ma altrettanto celebri Oltre Manica. Sul palco i tre membri dell’attuale formazione: Martyn Ware alle tastiere Glenn Gregory alla voce e la potente corista Billie Godfrey. Al loro fianco il batterista Joel Farland, l’altra corista Kelly Barnes, il chitarrista Asa Bennett e il bassista Julian Crampton. Sono state quasi due ore di musica trascinante, con 17 pezzi in scaletta ed un pubblico “maturo” che è andato letteralmente in visibilio per questo tuffo inaspettato. Un suono pieno e convincente ed un Glenn Gregory sontuoso, hanno regalato emozioni anche ai più scettici. Tra le “chicche” da ricordare anche un remix di Temptation con intrusioni di I Feel love di Donna Summer, che non si era mai sentito se non negli extended play su vinile. Da non dimenticare nemmeno Who’ll Stop the Rain e Lady Ice and Mr Hex, suonate dal vivo per la prima volta. Non è mancato nemmeno il tributo agli Human League:  gli Heaven 17 si sono riappropriati di alcune canzoni che Martyn Ware aveva composto per la sua vecchia band (Black hit of space, Being Boiled, oltre ad una rilettura del classico You’ve lost that loving feelin’ dei Righteous Brothers, interpretata nella stessa versione che gli Human League avevano fatto sul loro primo album Reproduction.

Nemmeno il tempo di rifiatare che Glenn e Martyn si sono ripresentati sul palco per la seconda serata. In questo contesto gli Heaven 17 hanno lasciato spazio ai BEF (British Electric Foundation). Chi è poco avvezzo alla storia di questa band, deve sapere che alla sua nascita propose una “cassetta” con musica d’ambiente, per poi passare ad un progetto di cover famosissime, suonate dai BEF ed interpretate da celeberrimi artisti dell’epoca, tra i quali Sandy Shaw, Tina Turner, Billy Mackenzie, Glenn Gregory ed altri ancora. Proprio in ricordo dei 20 anni dalla prima uscita è arrivata questa esibizione live, con davvero pochissimi precedenti, perché sul palco si sono presentati alcuni degli artisti che avevano fatto la fortuna della band, offrendo una serata indimenticabile per i moltissimi presenti.

Tra gli ospiti al Roundhouse ricordiamo Midge Ure (Ultravox) e la biondissima Kim Wilde. A ruota si è esibito Green Gartside (Scritti Politti). La carrellata degli ospiti è proseguita con Kate Jackson (ex Long Blondes), Shingai Shoniwa (Noisettes), fino a concludersi con due icone della musica British: Sandie Shaw (rigorosamente scalza) e Boy George, senza treccine, ma con un florilegio di trucco e pailettes.

E’ stato un vero e proprio trionfo musicale, i presenti si stropicciavano gli occhi per l’incredulità e lo spettacolo è stato davvero mitico. La scaletta ha snocciolato tra gli altri pezzi Secret Life Of Arabia (David Bowie cover, cantata da Midge Ure), Every Time I See You Go Wild (Stevie Wonder cover, proposta da Kim Wilde), Didn’t I Blow Your Mind This Time (The Delfonics cover, interpretata da Green Gartside). Poi sono arrivate le cover di Smalltown Boy dei Bronsky Beat, Picture This dei Blondie, sino a Anyone who had a heard di Burt Bacharach interpretata divinamente da Sandie Shaw. Ancora Boy George che ha scomodato Lou Reed con il suo Make Up, sino al gran finale quando Glenn Gregory in gran vena, che ha “coverizzato” Suspicious Minds, resa celebre da Elvis. Il tutto prima di arrivare ad un bis fuori programma: Temptation degli Heaven 17, con tutti gli ospiti sul palco uniti in un abbraccio in onore dei mitici anni ’80.

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Fotoconcerto: Vinicio Capossela

foto e testo: Luigi Orrù

www.luigiorru.comLuigi Orrù Fotografia su Fbwww.flickr.com/photos/luigioss www.myspace.com/luigiorrufotografia

Vinicio Capossela all’Auditorium della Conciliazione: concerto del 20 ottobre 2011

Il tour di presentazione dell’album “Marinai, balene e profeti”, il doppio album di inediti, uscito dopo tre anni dal precedente lavoro Da solo, è una sorta di metafora della vita dell’uomo. Il viaggio e il mare sono il punto di partenza e i maggiori autori della letteratura italiana e straniera sono motivo di ispirazione.

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Grande show dei Negramaro a Torino

foto e testo: Stefanino Benni

Un tour attesissimo che ieri sera ha toccato anche Torino, letteralmente in sold out per il ritorno dei Negramaro, “mentre tutto scorre” si accendono i riflettori e sul palco compare un astronauta accompagnato dalle immagini dello sbarco sulla luna, proiettate sui megaschermi che fanno da cornice a questo maestoso show, due ore e mezza di splendida musica e spettacolo e la partecipazione dell’attore e regista Rocco Papaleo.

Un rock graffiante e melodico in cui, tra i brani dell’ultimo album “Casa 69”, sono stati riproposti anche vecchi successi come “Nuvole”, “Estate”, “Parlami d’amore”, “Solo 3min”, “Nuvole e Lenzuola”, “Mentre tutto scorre”, “Via le mani dagli occhi”, “Cade la pioggia” e tante altre perle di musica.

Il nuovo lavoro dei Negramaro ha anche caratteristiche internazionali in quanto vede la collaborazione del produttore David Bottrill (che ha curato la produzione di famosissimi gruppi Rock come i Muse e i Placebo).

Giuliano Sangiorgi, abile e magico menestrello Rock, con i suoi Negramaro dal 2003 ha conquistato moltissimi successi artistici tra i quali ricordiamo il Premio della Critica Radio & TV alla 55esima edizione del Festival di Sanremo, Premio rivelazione italiana alla 42^ edizione del Festivalbar,  il Premio Best Performer alla 43ª edizione del Festivalbar e nel 2008 il Premio Lunezia per il valore Musical-Letterario del brano “Via le mani dagli occhi”.

Una strada di successi e di incontri con artisti molto importanti come Andrea Bocelli, Jovanotti, Malika Ayane, Dolores O’Riordan e molti altri ancora, in cui tra sonorità rock, melodie più romantiche e spunti più elettronici, raccontano tra suoni e immagini dei disagi sociali e personali come anche di ballate più passionali, caratteristiche delle melodie della canzone italiana.

Bellissima serata musicale in cui i Negramaro hanno sicuramente regalato al loro pubblico un fantastico ritorno alle scene dopo che il “Casa 69 Tour” era stato sospeso per diversi mesi, a causa di un delicato intervento alle corde vocali al quale ha dovuto sottoporsi il cantante Giuliano Sangiorgi.

Organizzazione LiveNation

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Riff di chitarra e organo Hammond: tornano gli anni 70 con gli Uriah Heep

foto e testi: Stefanino Benni

 

Grinta impressionante e grande Rock hanno caratterizzato lo spettacolare show degli URIAH HEEP ieri sera al Live Musica Club di Trezzo sull’Adda (MI), letteralmente gremito di pubblico estasiato  da ritmiche di assoluto gran livello.

La storica band inglese hard & heavy, in primavera ha pubblicato per i suoi 40 anni il ventitreesimo album dal titolo ‘Into The Wild’. Uno show in cui oltre a promuovere i nuovi brani ha riproposto pietre miliari del rock come ad esempio “The Wizard”, “Free ‘n Easy”, “Easy Livin’”“July Morning” e “Bird of Prey” (1971), che sicuramente hanno anticipato il genere Epic Metal della fine anni ottanta.

Della formazione iniziale del 1970 rimane il mitico chitarrista Mick Box, tutti gli altri componenti sono cambiati ripetutamente nel corso degli anni. Il loro successo è iniziato nel 1971 con la pubblicazione di Salisbury, definita dalla critica un’opera rock monumentale, successo poi confermato l’anno successivo con il capolavoro Demons & Wizards e successivamente anche The Magician’Birthday nel 1972, Uriah Heep Live e Sweet Freedom nel 1973 e infine Wonderworld nel 1974. Tutti questi album avranno dei riconoscimenti internazionali.

Organizzazione Shining Production e LiveNation

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