A Milano la mostra di Margherita Lazzati, “Fotografie in carcere. Manifestazioni della libertà religiosa”

L’esposizione, curata da Nadia Righi e Cinzia Picozzi, rispettivamente direttrice e conservatrice del Museo Diocesano, realizzata in collaborazione con la Galleria L’Affiche di Milano, presenta 50 immagini in bianco e nero, che documentano il libero esercizio della fede, all’interno del carcere di Milano Opera.

Dal 2011, Margherita Lazzati ha frequentato, come fotografa, la casa di reclusione milanese, nell’ambito del «Laboratorio di lettura e scrittura creativa». Dopo quell’esperienza, che ha portato alla serie dei Ritratti in carcere, Margherita Lazzati ha allargato il suo sguardo verso altre realtà, sempre all’interno dell’istituto.

In particolare, dal dialogo avviato nel 2017 con l’allora direttore Giacinto Siciliano, e proseguito con il suo successore, Silvio Di Gregorio, e con il provveditore Luigi Pagano, è scaturita l’idea di documentare la quotidianità del carcere in tutti i suoi aspetti. Il progetto Fotografie in carcere è nato col fine d’illustrare attraverso la fotografia la corrispondenza tra la realtà e alcuni articoli dell’ordinamento penitenziario, come il numero 58, sulle “manifestazioni della libertà religiosa”.

Le immagini dell’artista milanese ritraggono persone a contatto con la propria fede e con il proprio credo; non solo detenuti, quanto volontari, ministri di culto, agenti, appartenenti a comunità di diverse confessioni religiose, siano essi cattolici, ebrei, evangelici, copti, buddisti, musulmani, còlti nei vari momenti di preghiera e di condivisione.

È proprio la persona, il singolo individuo ad aver attratto l’obiettivo della fotografa, senza alcuna retorica. “Questo è un tema a me molto caro – prosegue Margherita Lazzati. Cerco di rimanere lontana da ogni retorica e di rivolgere la mia indagine unicamente alla “persona”. In questo caso mi sono concentrata sull’esperienza che le persone vivono e condividono: un’esperienza di riflessione, preghiera, speranza, disperazione”.

Margherita Lazzati, con delicatezza e determinazione, invita ad oltrepassare la cinta muraria e ad avvicinarsi di una realtà che è parte integrante della società. Il risultato è molto più di un racconto. Queste immagini non “spiegano” cosa avviene in carcere. Sollecitano invece profondi interrogativi.




Dal 30 novembre 2019 al 26 gennaio 2020 a Palazzo Podestarile, la personale di Matteo Cibic

Dal 30 novembre 2019 al 26 gennaio 2020, Palazzo Podestarile di Montelupo Fiorentino (FI) ospita la personale di Matteo Cibic (1983), la cui carriera testimonia una forte tangenza con la ceramica che l’ha portato a creare diverse collezioni di oggetti iconici, facilmente riconoscibili.

Matteo Cibic (1983) è un designer e direttore creativo italiano. È conosciuto per la creazione di oggetti che si caratterizzano per le loro funzioni ibride e per le forme antropomorfe e cariche d’ironia. Lavora sia utilizzando processi industriali, sia a fianco di piccoli artigiani; le sue opere sono prodotte per marchi del lusso, collezionisti e aziende hi-tech.
Ha esposto in musei italiani e internazionali come il Musée Pompidou di Parigi, lo Shanghai Museum of Glass, il Triennale Design Museum di Milano, il Mudac – Museum of Contemporary Design and Applied Arts di Losanna, oltre che in manifestazioni come la Saint Étienne Design Biennale, Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e in gallerie come Rossana Orlandi di Milano, Mint Gallery di Londra, Seeds Gallery di Londra, Secondome Gallery di Roma, Le Mill di Mumbai, Superego di Asti.

L’esposizione, dal titolo Paradiso Dreams, promossa dalla Fondazione Museo Montelupo, col contributo della Regione Toscana nel programma regionale Toscanaincontemporanea2019, curata da Silvana Annicchiarico, presenta una selezione di opere ceramiche tra quelle più significative e innovative di Matteo Cibic.

“Questa mostra – afferma Silvana Annicchiarico – vuole stimolare un cortocircuito fra la grande tradizione artigianale della ceramica montelupina e l’immaginario onirico, fantastico e surreale di un giovane designer dallo sguardo intimamente contemporaneo com’è Matteo Cibic. Intensificare i rapporti e le relazioni fra linguaggi e tradizioni diverse, fra antico e moderno, fra reale e fantastico, fra funzionale e ludico: credo sia questa la strada più feconda per promuovere oggi l’innovazione e la ricerca nel territorio culturalmente ed economicamente fecondo che sta al crocevia fra arte, artigianato e design.”
Il percorso espositivo è articolato in diverse tappe, ognuna delle quali accoglie un progetto diverso, frutto di una specifica visione, che ha generato ogni volta una differente collezione.

Il cuore dell’esposizione è la sezione Montelupo, una serie di oggetti inediti, realizzati appositamente per questo appuntamento con il Laboratorio Ceramiche d’Arte Dolfi di Ivana Antonini, ceramista tra le più conosciute del territorio, con l’obiettivo di reinterpretare, valorizzare e innovare la grande tradizione montelupina.

La mostra si apre con Animagic, una sorta di bestiario immaginario, popolato da animali fantastici realizzati in ceramica placcata oro 24 carati e prosegue con Dermapoliesis, una serie di piante e di forme organiche in ceramica, conservate sotto campane di vetro capaci di preservarne idealmente l’aspetto per poterle trasmettere ai posteri. Si tratta di prototipi che incarnano un’idea di come potranno essere le piante nel futuro, in grado di generare profumi, cookies, maglieria. Una sorta di utopia del futuro in cui la flora e la fauna autoprodurranno materiali lavorati per soddisfare le diverse necessità degli uomini.
La mostra testimonia inoltre l’estrema ecletticità del designer, attraverso il progetto Luce Naga, delle sinuose luci dorate in ceramica che si ispirano alla tipografia indiana. Il percorso prosegue con la sezione Domsai, dei tamagochi da scrivania costituiti da cactus messi sotto delle campane di vetro soffiato e collocati su gambette in ceramica, per poi sfociare nel mondo fantastico di Vasonaso, una serie di opere che rileggono in chiave ironica la quotidianità, al limite dell’ossessione, di Giorgio Morandi e delle sue nature morte piene di vasi, bottiglie e bicchieri. Il progetto Vasonaso conduce Matteo Cibic a realizzare una collezione di 365 vasi, uno al giorno, ognuno dei quali presenta un’appendice a forma di naso. Come le bottiglie di Morandi, anche i suoi vasi sono accomunati da caratteristiche somatiche o di colore e possono essere raggruppati per ceppi genealogici. “Ogni vaso – ritiene Cibic – nasconde un naso, che lo rende unico, gli dà una personalità definita e diventa lo strumento di relazione con gli altri vasi”.

Si tratta di un vero e proprio viaggio nei sogni surreali e metafisici di Matteo Cibic amplificato dallo scenografico allestimento da lui disegnato.




Roberto di Costanzo Atelier, nella storica Via Giulia risorge la Belle Époque dell’arte italiana

Si inaugura il prossimo 18 ottobre, dalle ore 18.30, Roberto di Costanzo Atelier, nel cuore della storica Via Giulia, al numero 111, una serata tra cocktail, musica & arte, in un connubio perfetto, per un best opening irrinunciabile ai cultori dell’arte.

Roberto Di Costanzo Atelier nasce dall’idea del maestro Roberto Di Costanzo, pittore, illustratore, ritrattista, maestro di nudo artistico e disegno dell’architettura, di restituire valore alla maestria italiana del disegno, nella prestigiosa via Giulia, emblema del Rinascimento italiano.

Dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia in costume, scenografia e arredamento per il cinema, da un decennio si propone al pubblico italiano ed internazionale, attraverso una costante ricerca artistica ed accademica sul Bello in tutte le sue declinazioni.

Le sue opere a china danno vita ad un itinerario la cui intensità espressiva è da rintracciarsi nel fecondo percorso di studi artistici e nella formazione al fianco di grandi maestri del cinema italiano come il Premio Oscar Piero Tosi, suo mentore, da poco scomparso, in memoria del quale l’artista ha deciso di dedicare questa inaugurazione, ed il celebre truccatore delle dive Francesco Freda.

Nell’ultimo anno la sua maestria nel “live drawing” ad inchiostro di china ha impreziosito eventi di prestigiosi luxury brand, quali Aurora e Dolce & Gabbana, ed eventi charity organizzati dalla maison Fendi.

Nel suo studio, immerso in una atmosfera nostalgica che riporta ai salotti ottocenteschi, l’artista ritrae dal vivo su commissione ad inchiostro di china ed altre tecniche, restituendo valore alla pregevolezza italiana del disegno. Di Costanzo, legatosi nei suoi studi ai maestri del Rinascimento italiano, propone nel suo Atelier corsi di disegno dal vivo, disegno del nudo, pittura ad olio, attualizzando e rinnovando l’interesse internazionale per l’arte figurativa in forte crescita. Lo spazio artistico ambisce ad essere sede di incontro e confronto tra appassionati di arte, collezionisti ed estimatori del bello, e dell’armonia attraverso salotti culturali, presentazioni di libri ed eventi su temi di attualità.

L’arpista Brian Meloni Lebano, artista poliedrico, affascinerà i presenti con le sfumature musicali che solo l’arpa può donare, spaziando da brani di Zabel, Glinka, Hasselmans ad un genere più contemporaneo, regalando alla serata un tocco di nostalgico romanticismo.

Una carriera artistica quella del Di Costanzo che lo ha portato ad esporre le sue opere in prestigiose gallerie e luoghi istituzionali italiani ed esteri, quali l’Espace Cardin di Parigi, su invito del Maestro Pierre Cardin (Patrocinio dell’Ambasciata Italiana), l’esposizione presso la Casa dell’Architettura di Roma (Patrocinio dell’Ordine degli Architetti di Roma), l’esposizione presso l’Istituto di Cultura Francese Centre Saint-Louis (con l’autorevole Patrocinio sia dell’Ambasciata Italiana presso la Santa Sede sia del maestro Pierre Cardin), e alla 71sima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia durante la quale rende omaggio a Federico Fellini con una serie di illustrazioni a china ispirate ai suoi film.

Ha presentato i suoi numerosi libri illustrati al Salon du livre di Le Mans, al Salon du livre di Parigi, alla Fiera dell’editoria di Roma e al Salone del libro di Torino, collabora come illustratore per numerose case editrici italiane ed estere, tra le quali Editions Nomades.

Le sue opere figurano in collezioni private e nelle gallerie Galerie de La Sabliere (Parigi), 28 Piazza di Pietra (Roma), Maiocchi 15 (Milano).

Ad oggi, inoltre, è docente presso l’Accademia Italiana di Roma di “Iconografia e disegno anatomico” e “Disegno dell’architettura”, presso l’Accademia del Lusso di Roma di “Storia del costume”, presso la RUFA di “nudo artistico”. Conduce workshop e seminari di landscapes drawings in Italia e all’estero.

Official web site: http://www.robertodicostanzo.it/

Tra le sue ultime mostre personali ricordiamo:

2019“Arcadia – Storie di trionfi a corte” SpazioCima (Roma, Italia)

2018 “Discours d’Amour” presso Galleria 28 Piazza di Pietra (Roma, Italia)

2018 “Rome rencontre Paris” presso Galerie de la Sablière (Parigi, Francia)

2018 “Tributo a Milano” presso Galleria Maiocchi15 (Milano, Italia)

2017 “Doppio Senso” con il maestro Ettore Greco presso SpazioCima (Roma, Italia)

2017 “Tributo a Roma” presso Teatro Sala Umberto (Roma, Italia)

2017 “Human Landscape” presso Galleria 28 Piazza di Pietra (Roma, Italia)

2017 “La mia isola” presso le Terrazze di Eolo (Stromboli, Italia)

2017 “Gatsby in Rome” presso Gatsby Cafe (Roma, Italia)

2017 “Roma Amor” presso P&G Events Via Margutta (Roma, Italia)




A Modena, fondazione Modena arti visive presenta la personale dell’artista israeliana Yael Bartana

A Modena, dal 15 novembre 2019 al 13 aprile 2020 nella sala grande e nelle sale superiori di Palazzo Santa Margherita, Fondazione Modena Arti Visive presenta la personale dell’artista israeliana Yael Bartana (Kfar Yehezkel, 1970).
L’esposizione, curata da Chiara Dall’Olio, presenta sei installazioni video e fotografiche, che si interrogano sul significato di concetti come “identità”, “nazione”, “rito” e sulle valenze anche politiche che, oggi più che mai, queste parole hanno nel mondo contemporaneo.

In un’Italia e in un’Europa che stanno affrontando tensioni nazionaliste e spinte separatiste, l’artista offre spunti di riflessione di grande interesse e sprona a sua volta il pubblico a interrogarsi sul senso di questi temi.
“Partendo dallo stile documentarista dei suoi primi lavori – afferma Chiara Dall’Olio – Yael Bartana è poi passata nella seconda metà degli anni Duemila a creare azioni, rituali collettivi, storie, che pur essendo verosimili, sono in realtà finzioni filmiche, allargando al contempo lo sguardo al mondo europeo, in cui oggi vive”.
“L’ambiguità presente in queste video installazioni – prosegue la curatrice – è quella del confine fra realtà e finzione, ma è anche la mescolanza fra uno stile documentario e una modalità di ripresa tratta dai film della propaganda sionista degli anni Venti e Trenta, con momenti che possono risultare quasi ironici, fino alle ultime opere che portano all’estremo un’estetica raffinata e minimalista, ma al contempo densa di stratificazioni di significati e simbologie”.

Il percorso espositivo che si diffonde su due piani di Palazzo Santa Margherita, si apre con il video in bianco e nero The Recorder Player from Sheikh Jarrah, l’opera più documentaria fra quelle presentate, in cui una ragazza suona un flauto dolce davanti ai militari israeliani schierati in occasione delle manifestazioni contro l’espulsione dei residenti musulmani dai dintorni di Gerusalemme a opera dei coloni israeliani.

La mostra prosegue con il video Tashlikh (Cast Off) l’unico in cui non sono riprese né persone, né azioni, ma solo oggetti simbolo appartenuti a uomini e donne che hanno subito persecuzioni e genocidi nell’ultimo secolo, non solo quello perpetrato al popolo ebraico, ma anche a quello armeno, della ex Jugoslavia, dei paesi africani.
Il titolo Tashlikh – che tradotto in italiano significa gettar via – fa riferimento a una pratica antica dell’Ebraismo, usualmente eseguita nei giorni che portano dalla fine dell’anno vecchio all’inizio di quello nuovo, in cui i peccati dell’anno precedente sono simbolicamente rappresentati da un oggetto, che viene gettato nell’acqua corrente. In questa opera, Yael Bartana lascia fluire oggetti personali come abiti, fotografie, sciarpe che riportano immediatamente alle etnie di appartenenza, che cadono dall’alto su uno sfondo nero e sembrano affondare come se si trovassero nell’acqua.

Nelle sale superiori di Palazzo Santa Margherita, si trova la doppia proiezione di Summer Camp / Avodah. In questo caso, l’artista riprende l’estetica del film Avodah, diretto nel 1935 da Helmar Lerski che sollecitava gli Israeliani a tornare in Patria per edificare uno stato ideale sionista, per ribaltarne la prospettiva e presentare un filmato nel quale racconta la ricostruzione di una casa palestinese – distrutta dalle autorità Israeliane – da parte degli attivisti del Comitato Israeliano Contro la Demolizione delle Case.

Il visitatore sarà poi invitato a entrare nella stanza, dove è proiettato True Finn. L’ambiente riprende quello del salotto della casa nella campagna finlandese, dove si è svolta la performance, chiamata appunto True Finn, che ha visto otto residenti finlandesi di etnie, religioni e provenienze differenti, interrogarsi sul significato dell’essere finlandesi. In quest’opera Bartana si confronta con i meccanismi coinvolti nella costruzione di un’identità nazionale in un contesto completamente differente da quello delle sue origini e sceglie di farlo utilizzando una parodia da reality show.

La rassegna prosegue con il video A Declaration – presente nella collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena – un’opera importante nella carriera di Yael Bartana, in quanto è la prima in cui l’azione ripresa non appartiene alla realtà, ma a una finzione cinematografica creata dall’artista e che documenta un gesto fortemente simbolico, ovvero quello di sostituire la bandiera israeliana, presente su uno scoglio della baia di Jaffa, con un albero di olivo. Diversi sono i livelli di significato: l’ulivo, oltre a essere il simbolo universale della pace, è anche quello della nazione palestinese, e il gesto di piantarlo è una citazione dell’ideologia sionista dell’invito al ritorno del popolo ebraico alla terra natale.
Come racconta la stessa Bartana “l’opera nasce dal mio bisogno di agire, di cambiare la realtà, combinando la sperimentazione del linguaggio cinematografico dei primi film della propaganda sionista”. A Declaration è quindi il primo lavoro in cui l’artista mescola lo stile documentario a quello propagandistico.

La citazione del medesimo stile si riafferma anche nell’ultima stanza in cui è allestita l’installazione fotografica The Missing Negatives of the Sonnenfeld Collection (After Herbert and Leni Sonnenfeld) per la quale Yael Bartana ha scelto alcune immagini dall’immenso archivio dei due fotogiornalisti Leni e Herbert Sonnenfeld che hanno documentato la Palestina / la Terra di Israele fra il 1933 e il 1948.
Adottando lo stesso stile eroico, l’artista ricrea le scene delle fotografie originali, usando giovani arabi ed ebrei arabi come modelli, che interpretano figure di contadini, lavoratori e soldati, belli, gioiosi e pieni di speranza, per dare immagine a un momento utopico che sfida l’etica del movimento sionista.

“Con Cast Off di Yael Bartana” – sottolinea Daniele Pittèri, direttore generale di Fondazione Modena Arti Visive – “apriamo un ciclo di mostre personali che proseguirà in inverno con Kenro e in primavera con Geomhyung Jeong, che ha per protagonisti importanti artisti contemporanei che, pur espressivamente e tematicamente molto differenti fra loro, ci inducono a riflettere su alcuni temi e concetti, il cui uso attuale nei media e nella quotidianità ne ha svilito non solo il significato, ma anche il senso e i valori da essi assunti nelle società umane. In particolare, il complesso lavoro di Yael Bartana, al di là del valore intrinseco delle singole opere, pone sotto una diversa luce concetti quali ‘identità’, ‘memoria collettiva’, ‘ritualità’, ‘appartenenza’, ‘nazione’, termini, oggi, abusati, non solo perché usati troppo o a sproposito, ma anche perché semanticamente violentati. Bartana offre la possibilità di confrontarsi con questi concetti, di considerarli ex-novo, di provare a rivalutarli in una prospettiva e in una dimensione strettamente connesse all’essere e all’agire umani”.

Yael Bartana nasce nel 1970 a Kfar Yehezkel in Israele. Oggi vive e lavora fra Berlino, Tel Aviv e Amsterdam. Ha studiato all’Academy of Arts and Design di Gerusalemme (1992-1996), alla School of Visual Arts di New York (1999) e alla Rijksakademie di Amsterdam (2000-2001). Ha ottenuto un riconoscimento a livello internazionale grazie alla partecipazione a numerose manifestazioni fra cui Manifesta 4 (2002), la 9° Biennale di Istanbul (2005), la Biennale di San Paolo in Brasile (2006, 2010, 2015), Documenta 12 a Kassel (2007) la 54°Biennale di Venezia (2011) dove ha rappresentato la Polonia e la 7° Biennale di Berlino (2012). Fra le sue principali mostre personali ricordiamo quella al Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna (2017), al Banff Center di Alberta e al Philadelphia Museum of Art (2016), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (2014), al Secession di Vienna (2012), al Moderna Museet di Malmö (2010), al MoMA PS1 di New York (2008), e al Kunstverein di Hamburg (2006). Ha partecipato inoltre a numerose mostre collettive, tra cui The Body Extended Sculpture and Prosthetic, Henry Moore Institute, Leeds (2016), Vision of Place: Complex Geographies in Contemporary Israeli Art, Towson University, Maryland e Rutgers University, New Jersey (2015-2016), La Disparition des lucioles, Collection Lambert, Avignone (2014), Recent Video from Israel, Tate Modern, Londra (2010), Acting Out: Social Experiments in Video, ICA, Boston (2009) e The Anxious: Five Artists Under the Pressure of War, Centre Pompidou, Parigi (2008).




Spazio Thetis – hub dell’arte contemporanea a Venezia

Venerdì 27 settembre a partire dalle ore 17.00 Spazio Thetis -hub dell’arte contemporanea- si ripropone in maniera ampia, multimediale e coinvolgente ai cittadini veneziani e agli ospiti amanti delle arti presenti a Venezia. Lo fa presentando i lavori di ben 12 nuovi artisti – friends che con il loro lavori arricchiscono di “prospettive” questo bellissimo parco.

FRIENDS si apre anche alle performance multimediali proponendo Noduli Cellulari :: Multiverso Reading, un racconto sulla virtualità digitale adottata come scelta di vita reale. Gli autori e interpreti sono friends molto conosciuti nell’ambito della musica d’avanguardia e delle performance multidisciplinari: Testo e Lettura – Mirco Salvadori; Suono – Enrico Coniglio; Visuals – Giorgio Ricci.

Luca Clabot, presentato dalla Galleria Michela Rizzo, reciterà una selezione di quartine tratte dalle raccolte Quartine Rizla, Anitra wc e Cabaret Voltaire/Clabot era Verità.

La mostra si arricchisce di ulteriori contributi grazie ad Artisti, Curatori & Galleristi che, sulla base della FRIENDSHIP, presentano lavori che, mettendo in discussione le categorie di pensiero esistenti e invitando a nuove possibili letture, si vanno ad unire alla collezione permanente che comprende fra gli altri: “Il Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, “Le Sentinelle” di Beverly Pepper, “L’uomo che mi-sura le nuvole” di Jan Fabre. Il numero degli amici – artisti arriva così a 46!

Si uniscono i nuovi amici: Aran, Burnex, Dume Paolini, Vincenzo Eulisse, Francesco Giorgio Pastega, Maurizio Bucca, Giorgio Piccaia, Ferruccio Scabbia, Luca Clabot, Mirco Salvadori, Enrico Coniglio e Giorgio Ricci.

PROGRAMMA e INFORMAZIONI OPENING PARTY 27.09.2019:
Il Programma prenderà il via a partire dalle ore 17.00:
Ferruccio Scabbia, solo exhibition “Le Radici dell’Amicizia” al piano terra della palazzina Modelli
Noduli Cellulari :: Multiverso Reading, Un racconto sulla virtualità digitale adottata come scelta di vita reale Palazzina Modelli, primo piano
Luca Clabot performance poetica
Presentazione delle nuove opere in esposizione
A seguire cocktail e musica
In caso di maltempo l’iniziativa si svolgerà al coperto




Pino De Notariis in mostra con “Dall’Oscurità affiorano i colori più profondi e violenti dell’animo” nella black room del Macro Asilo di Roma

Pino De Notariis maestro di origine molisane, ma residente a Roma ormai da tantissimi anni, porta al Museo d’Arte contemporanea di Roma la sua opera “Dall’Oscurità affiorano i colori più profondi e violenti dell’animo” , acrilico su tela. In esposizione, insieme ad alcune sue memorie-istallazione, nella black room del Macro Asilo. L’opera sarà accompagnata da un sottofondo di poesie all’interno del Festival delle Arti “Nuvola Creativa”,direzione artistica Architetto Antonietta Campilongo, che si svolgerà da venerdì 20 a domenica 22 settembre al Macro Asilo di Roma, in via Nizza 138, titolato “Domino/Dominio – Per gioco e per davvero”. Oltre Pino De Notariis, special guest, settanta gli artisti coinvolti provenienti da tutta Italia.

Programma del festival

http://www.antoniettacampilongo.it/event/domino-dominio-per-gioco-e-per-davvero/




Nuovo lavoro del fotografo Fabrizio Loiacono in mostra all’interno del Festival delle Arti “Nuvola Creativa” – da venerdì 20 a domenica 22 settembre al Macro Asilo di Roma

Nuovo lavoro del fotografo Fabrizio Loiacono in mostra all’interno del Festival delle Arti “Nuvola Creativa”,direzione artistica Architetto Antonietta Campilongo, che si svolgerà da venerdì 20 a domenica 22 settembre al Macro Asilo di Roma, in via Nizza 138, titolato “Domino/Dominio – Per gioco e per davvero”. Oltre Fabrizio Loiacono, special guest, settanta gli artisti coinvolti provenienti da tutta Italia.
La sua una ricerca attenta e sottile, un approfondimento di sguardi, non ritratti, occhi che racchiudono un viso ed un vissuto, parole sottese…

Ci dice:
“Da tempi immemorabili gli animali so, alla stregua di oggetti che si usano al bisogno, senza riconoscere loro l’identità di esseri viventi.
Siamo giunti alle soglie del duemilaventi e sarebbe auspicabile creare un rapporto diverso tra esseri umani e “bestie”, una relazione che si basasse sul concetto rivoluzionario che l’uomo non è “padrone” di nulla.
L’onnipotenza umana non ha mai preso in considerazione, sinora, che gli animali nascono come esseri liberi, e come tali possono soffrire, gioire, piangere, essere ansiosi o impauriti, felici e divertiti.
Tutti sentimenti negati loro.
Il lavoro fotografico che sottopongo alla Vostra attenzione si basa proprio sul concetto di “Dominio” dell’uomo sugli animali, ribaltandone i ruoli.
Sareste disposti, anche solo per un giorno, a sostituirvi loro?
A vivere in gabbie di uno squallore indescrivibile?
Ad essere trasportati nei macelli come pezzi di carne già venduti al miglior compratore?
Ad essere sperimentati come cavie nei laboratori umani per la no stati trattati, da noi umaniricerca più avanzata?
Ad essere letteralmente strappati a Vostra madre dopo pochi giorni dalla nascita?
Immagino che nessuno di noi potrebbe accettare a cuor leggero uno solo di questi ruoli.
E allora iniziamo tutti, ma proprio tutti, ad agire in modo “rivoluzionario” : riconoscendo lo stato di esseri viventi agli animali ed i loro diritti inalienabili.
Ringrazio con grande affetto e riconoscenza ogni modello/a volontario che, interpretando i ruoli abitualmente destinati alle “bestie”, ha inteso donare con questi ritratti il proprio volto al fine di sensibilizzare il maggior numero di “umani” al rispetto di queste creature viventi”.

Informazioni programma Festival
http://www.antoniettacampilongo.it/event/domino-dominio-per-gioco-e-per-davvero/




Adriana Pignataro espone al Macro Asilo di Roma per il Festival delle arti di Nuvola Creativa.

Adriana Pignataro espone al Museo di Arte contemporanea romano.Il suo un lungo percorso d’arte, la storia di un’artista che da sempre ha scelto di confrontarsi dialetticamente con il mondo.
Artista diplomata Scuola Arti Ornamentali di Roma ha frequentato la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma; ha partecipato a numerose manifestazioni in Italia e all’Estero (Scuola Italiana G.Marconi di New YorK, Università di S.Francisco, Galleria Arte contemporanea Todi, Museo Archeologico di Amelia, Casa di Dante – Firenze ecc ). scontrandosi, lottando per ribadire la consapevolezza e la coerenza delle proprie scelte.
Le sue opere saranno esposte all’interno del Festival delle Arti “Nuvola Creativa”,direzione artistica Architetto Antonietta Campilongo, che si svolgerà da venerdì 20 a domenica 22 settembre al Macro Asilo di Roma, in via Nizza 138, titolato “Domino/Dominio – Per gioco e per davvero”. Oltre Adriana Pignataro,special guest, settanta gli artisti coinvolti provenienti da tutta Italia.

Il concetto di dominio si riferisce al rapporto sociale di superiorità di un soggetto su un altro,un concetto che ha un solo significato: indicare il controllo effettivo da parte di una classe sociale per cui gruppi o individui accettano di instaurare un rapporto gerarchico invece che egualitario. Il dominio è alla continua ricerca di legittimazione, attraverso il richiamo a valori che il dominatore ritiene riconosciuti e diffusi; giacché questa società, basata sulla competitività, sulla libera e sfrenata concorrenza e sull’arrivismo, esige dall’individuo una grinta aggressiva che permetta di farsi strada, a volte anche con aggressività, arroganza e prevaricazione.

Programma del festival qui
http://www.antoniettacampilongo.it/event/domino-dominio-per-gioco-e-per-davvero/




Cagli – “Stanze – Segni Della Scultura” – Doppia mostra per uno sguardo sull’arte contemporanea

Cagli, città dalla ricca tradizione culturale e artistica in provincia di Pesaro Urbino che ha sempre riservato una grande attenzione anche alle espressioni artistiche contemporanee. Uno degli appuntamenti più interessanti della programmazione culturale cagliese è quello che ogni anno ad inizio autunno si allestisce nello storico Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli, importante e prezioso edificio nobiliare e sede di numerose iniziative. Si tratta di una doppia mostra, STANZE / SEGNI DELLA SCULTURA, che rende il piano nobile del Palazzo una sede espositiva di altissimo livello artistico, creando un interessante momento di incontro tra le molteplici espressioni degli artisti coinvolti.

L’evento STANZE, alla terza edizione, fin dal debutto si è configurato come un itinerario attraverso il lavoro di artisti che vivono e operano prevalentemente nel nostro territorio oppure che con il nostro territorio hanno contatti. Un percorso che prende la forma di mostre personali con un’attenta selezione di lavori per creare un rapporto ravvicinato e quasi intimo con gli artisti che espongono. Quindi STANZE promuove un processo di contaminazione tra artisti diversi coinvolgendo il pubblico nella scoperta delle loro diverse modalità espressive. Nelle sale si troveranno i lavori di Gilda Fantastichini, Pasquale Martini, Giorgia Melagrana, Simone Tommasello e poi Sumiko Inokuchi, artista che si divide tra il Giappone e Merca tello sul Metauro, Abel Zeltman, nato a Buenos Aires e da oltre venti anni a Pesaro, Stefano Paci, rientrato nella sua Fano dopo sedici anni trascorsi a Cipro dove ha realizzato diverse mostre.

Opera – Stefano Paci

La rassegna Segni della scultura 2019, a cura di Serena Ribaudo e Pino Mascia, ha invitato due professionisti, un fotografo e un grafico, che accanto al loro decennale “mestiere”, sviluppano un’attività creativa altrettanto importante. Il primo con la manipolazione dell’oggetto immagine e l’altro con l’istallazione e la pittura. Le sale affrescate del Palazzo Berardi Mochi Zamperoli che ospitano questo progetto si troveranno di fronte a due proposte: il rapporto con gli artisti contemporanei indicato dalle svariate prospettive della fotografia di Michele Sereni e il gioco vitale della grafica e dell’istallazione che accolgono la pittura di Gianluca Proietti.




Domino Dominio -Per gioco e per davvero – Il Festival delle arti con la direzione artistica di Antonietta Campilongo 20 – 21 e 22 settembre 2019 – Macro Asilo, Roma

Il Festival, promosso dall’Associazione Neworld, Nwart con la direzione artistica a cura di Antonietta Campilongo verrà presentato nella conferenza stampa del giorno 20 settembre 2019 alle ore 11.00 presso l’Auditorio del MACRO di via Nizza. Interverranno: Antonietta Campilongo, Antonella Catini, Lara Ferrara, Paola Beatrice Frati, Massimiliano Rocchi,Cristiano Ferrari, Letizia Leone, Giorgio Linguaglossa, Eugenia Serafini.

Con la collaborazione degli artisti invitati a partecipare, per tre giorni, 20 – 21 e 22 settembre 2019, sarà affrontato il tema del dominio dal punto di vista: etico, sociale ed intellettuale, mutuata dalla rappresentazione artistica.

Aree multidisciplinari:

Arti visive, special guest, performance, video, documentari, videoart. reading, dibattiti.

Anno dopo anno Nuvola Creativa si arricchisce di nuove tematiche, per contribuire a rendere sempre più viva e reattiva l’azione dell’Arte nella vita culturale di Roma.

Il concetto di dominio non è la parte finale di un indirizzo internet riferita all’ambito o alla località in cui opera il titolare ma il rapporto sociale di superiorità di un soggetto su un altro.

È un concetto che ha un solo significato: indicare il controllo effettivo da parte di una classe sociale per cui gruppi o individui accettano di instaurare un rapporto gerarchico invece che egualitario. Il dominio è alla continua ricerca di legittimazione, attraverso il richiamo a valori che il dominatore ritiene riconosciuti e diffusi; giacché questa società, basa sulla competitività, sulla libera e sfrenata concorrenza e sull’arrivismo, esige dall’individuo una grinta aggressiva che permetta di farsi strada, a volte anche con aggressività, arroganza e prevaricazione.

Alle diverse forme di dominio sono imputate diverse conseguenze sociali, quali: l’alienazione, la disgregazione del lavoro, la pauperizzazione, le disuguaglianze sociali, la violenza su ogni genere.

Domino è anche un gioco, un gioco a tessere, famoso in tutto il mondo in diverse varianti che però seguono tutte una logica comune.

La mostra Dominio con il gioco del Domino vuole essere un contributo creativo e una risposta critica alla prospettiva delle conseguenze sociali di un paese e delle persone. Secondo noi sono necessarie riflessioni culturali che avviino una profonda revisione degli stili di vita. Passare per questo dibattito diventa fondamentale nel percorso di assunzione di consapevolezza delle conseguenza dell’uso del dominio per contribuire a rendere sempre più viva l’azione dell’arte nella vita culturale di Roma.

La mostra tenta di combattere fanatismi e opinioni che incoraggiano, attraverso etichettazioni arbitrarie, la messa in atto di comportamenti legati al predominio, alla sfrontatezza e all’ aggressività.

L’arte ha un dinamismo straordinario spesso è alimentata da umorismo e stravaganze, dunque quando incontra il gioco segue delle direttrici: quella della simulazione, quella dell’illusione e quella della creatività, comuni tanto all’arte quanto al gioco. L’artista con il suo rigore vitalissimo e ricco d’ironia, sa estendere i limiti convenzionali dell’arte in maniera indipendente, originale e ancora adoperata oggi: l’arte in gioco.

La mostra con i suoi molteplici contributi creativi costituirà, dunque, un insieme di riflessioni sulle diverse sfaccettature del tema; una proposta artistica affinché si possa riflettere e desiderare che mai più nessuno possa avere il dominio su l’altro. L’effetto domino consiste nell’innescare un dibattito virtuoso, una reazione a catena che trasferisca quei valori trascinanti quali la partecipazione, la competenza, l’impegno, l’onestà, la dedizione, la capacità di sognare.

Gli artisti sono stati chiamati ad interpretare il tema non perdendo di vista il lato critico della propria personalità artistica e mettendola in relazione con gli elementi essenziali del contesto storico e culturale a cui appartengono.

La parte coinvolgente della mostra è che le opere realizzate (rettangoli bifacciali e mono facciali), saranno le tessere stesse del gioco del domino. I visitatori della mostra si coinvolgono nella realizzazione dell’installazione e giocano: avanzano e retrocedono seguendo i messaggi veicolati dalle opere che finalmente saranno di dominio pubblico.

Quotidianamente parliamo di sostegno, regole, considerazione, onestà, rispetto dei più deboli, accoglienza, protezione, legalità, giustizia; l’Arte ha in sé la purezza, e quello che gli autori descrivono è ‘’l’inaccettabile violazione di tutto ciò. Collettivo Neworld

AREE MULTIDISCIPLINARI

Arti visive, special guest, performance, video, documentari, videoart. reading, dibattiti.

ARTISTI SPECIAL GUEST Marco Billeri, Fabrizio Loiacono, Pino dè Notariis, Adriana Pignataro, Eugenia Serafini

MUSEO TEMPORANEO DELLE ARTI Alessandro Angeletti, Liliana Avvantaggiato, Francesco Maria Bonifazi, Antonella Bosio, Juna Cappilli, Stefania Casadei, Antonella Catini, Antonio Ceccarelli, Federica Cecchi, Silvano Corno, Vincenza Costantini, Silvano Debernardi, Alexander Luigi Di Meglio, Simonetta Enei, Ombretta Iardino, Valentina Lo Faro, Marco Loddo, Luciano Lombardi, Maria Carla Mancinelli, Tina Milazzo, Sandro Perelli, Flaviana Pesce, Gerardo Rosato, Loredana Salzano, Eugenia Serafini, Stefania Scala, Giovanna Silvestri, Anna Tonelli, Jack Tuand, Valter Vari, Emre Yusufi

PERFORMANCE artisti§innocenti, Lara Ferrara e Paola Beatrice Frati, Letizia Girolami, Antonio Irre, Eugenia Serafini, Mauro Tiberi

VIDEO Marco Billeri, Massimo Ivan Falsetta, Daniela de Paulis, Maria Korporal, Giusy Lauriola, Marcantonio Lunardi, Loredana Raciti

READING Antonella Catini, Cristiano Ferrari, Giorgio Linguaglossa, Letizia Leone, Eugenia Serafini

INFO

Nuvola Creativa Festival delle Arti IV edizione
Domino Dominio | Per gioco e per davvero 20 – 21 – 22 settembre 2019 – MACRO ASILO Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Via Nizza 138 Roma

www.museomacro.it
Progetto: Associazione Neworld

Organizzazione: Associazione Neworld – ecologia e sociale – NWart

Direzione artistica a cura di: Antonietta Campilongo

Testi: Collettivo Neworld

Servizi fotografici: Alessandro Meoli

Ufficio stampa:
uozzart – Salvo Cagnazzo – stampa@uozzart.com – www.uozzart.com

Lara Ferrara Comunicazione – T. 347 8812239 laraferrara@outlook.it

Neworld – Nwart
www.antoniettacampilongo.it – anto.camp@fastwebnet.it – arte@antoniettacampilongo.it – T. 339 4394399