L’arte dell’olfatto

di Lara Ferrara

Per definizione l’arte è l’immaginazione che crea forme suggerite da sensibilità e intelletto.
Se pensiamo che nella società odierna il mito è l’immagine, ovvero l’apparenza, l’industria culturale del ventunesimo secolo ha ricreato fenomeni che si possono interpretare come un riannodamento all’antico livello di bestialità. Libri, spettacoli, film nei quali la conflittualità e la sessualità sono il punto focale. Oggi la messa in evidenza del corpo non trova limiti…

Ma in realtà il paradigma sta nel propinare gli odori.

Non è un caso che tra le opere più citate dell’arte d’avanguardia ci siano l’orinatoio di Duchamp e i barattoli di merda di Manzoni. La vetrina massmediale organizza, per citare Nietzsche “ la connessione degli odori”.

Diversi sono gli aspetti dell’intreccio estetico tra odori e arte. A me è passata per la mente subito una riflessione sulla differenza tra “lo scandalo” che può provocare un’immagine e quello, alla fine più scioccante,di un’installazione intrisa per esempio di odori corporei. E c’è di mezzo anche un altro fatto, puramente fisico, che distingue l’olfatto dagli altri sensi: se qualcosa non ti piace chiudi gli occhi, ti tappi le orecchie, ritrai la mano, la sputi via. Però non puoi tenerti il naso tappato più di tanto perché hai bisogno di respirare: ecco come il senso più affascinante può diventare anche il più subdolo.

Le reazioni viscerali di disgusto nel caso dell’olfatto possono essere molto violente ed è più difficile evitarle e prevenirle. L’odore ha una componente invasiva molto forte, segna subito il confine tra familiare e estraneo, tra ciò che accettiamo e accogliamo e ciò che rigettiamo o magari ci fa proprio un po’ schifo (certo poi ha anche componenti psicologiche e culturali). Il disagio generato dall’intrusione di un odore è amplificato proprio dal fatto che non può essere evitato e in questo risiede parte della sua violenza. Nello stesso tempo alcuni odori corporei possono scatenare sensazioni oscure, ma invitanti, tremori ambigui.

Quindi sono arrivata a comprendere che l’incontinenza mentale si contiene con una comunicazione olfattiva.

Scriveva Nietzsche: “ E turandomi il naso sono passato con disgusto attraverso lo ieri e l’oggi”
(Così parlò Zarathustra).




“Raptus” – Anteprima Giovedì 7 febbraio 2019 a Milano – Disordini da dipendenza virtuale e perdita di capacità di controllo

di Lara Ferrara

All’interno di “Virtus – La connessione tra il reale e il virtuale”
Direzione artistica di Antonietta Campilongo, promossa dall’Associazione Neworld, Nwart, con il patrocinio del Comune di Milano nell’ambito del progetto Spazi al Talento.

Anteprima video:”Raptus” – Giovedì 7 febbraio 2019 alle ore 19.30 – Fabbrica del Vapore, Comune di Milano

Partiamo dal fatto degli impulsi, della flessibilità cognitiva e della capacità di assumere decisioni in base all’appagamento.
Bisogna accettare l’idea che la tecnologia non sia affatto neutra ma possa produrre effetti sulla mente largamente indipendenti dalla consapevolezza e razionalità di chi li subisce, e tanto più insidiosi perché si presentano sotto una forma accattivante e seducente.

La dipendenza da informazioni,la paura di essere tagliati fuori, ciò che colpisce di più è che questa fenomenologia è legata a trasformazioni delle parti del cervello preposte al controllo di questa funzione. I disturbi cognitivi e comportamentali affondano le radici in trasformazioni organiche e sviluppano propensioni genetiche addirittura.
Il tema delle malattie mentali scatenate da un cattivo utilizzo del virtuale è un argomento al centro di tantissimi dibattiti su diversi piani e livelli.
Non solo in Italia, ma in tutto mondo, la comunicazione sociale non ha potuto evitare di metterci mano in modo più o meno diretto ed esplicito. Di seguito l’idea di realizzarne un opera di video arte che rappresentasse lo scatenarsi di un di raptus causato dal mal funzionamento di un computer.

Ideazione ed interpretazione video: Lara Ferrara
Per la regia di: Juan Diego Puerta Lopez

Direttore della fotografia e montaggio: Andrès Arce Maldonado

“Raptus” è stato interamente girato nella struttura del ex manicomio Santa Maria della Pietà di Roma.
https://www.aslroma1.it/polo-museale/santa-maria-della-pieta
Si ringrazia la ASL Roma 1 per la gentile concessione.
https://www.aslroma1.it/

Informazioni evento:

VIRTUS La connessione tra il reale e il virtuale
A cura di Antonietta Campilongo
http://www.antoniettacampilongo.it/
/www.facebook.com/events/2503488966333109/

Dal 7 al 12 febbraio 2019
Fabbrica del Vapore – Spazio The Art Land – lotto 10
Giovedì 7 febbraio 2019 alle ore 18.00, dopo il MACRO di Roma si inaugura, presso la Fabbrica del Vapore – Spazio The Art Land – lotto 10 a Milano, la mostra dal titolo: Virtus | La connessione tra il reale e il virtuale
Con la direzione artistica di Antonietta Campilongo, è promossa dall’Associazione Neworld, Nwart, con il patrocinio del Comune di Milano nell’ambito del progetto Spazi al Talento.




E’ necessario abbracciare la nostra vulnerabilità per diventare forti.

di
Lara Ferrara

Ognuno di noi è coraggioso a modo suo,tutti abbiamo dovuto superare momenti difficili ed evitare ostacoli in quel percorso che ci ha portato ad essere ciò che siamo ora,adesso.

Il mondo è pieno di eroi anonimi, di individui che superano le avversità solitari. Conosciamo tutti qualcuno che ha sopportato superbamente un evento traumatico, una malattia, una perdita, una separazione, un incidente o un momento delicato della propria vita.
E’anche possibile che siamo noi stessi a vivere in un momento simile.

Un momento che ci ha sgretolato l’anima e ci ha fatto raccoglie uno per uno, i nostri piccoli pezzi rotti.
Il coraggio sta nel ricostruirsi di nuovo, a poco a poco, giorno dopo giorno, imbastendo ogni angolo defraudato con desiderosa fiducia in se stessi.
Questo è un apprendimento che non non viene dai libri né è fornito da un corso di crescita personale. Esiste una serie di conoscenze che si acquisiscono tramite la forza di reazione, senza che ci sia un’altra opzione.

Il nostro istinto naturale è quello di garantire la nostra sopravvivenza. Quindi, sebbene trascorriamo periodi in cui le emozioni negative ci “uccidono dentro”, c’è una bussola interna che ci spinge e ci guida a recuperare il sentiero,
l’equilibrio,le nostre forze.

Il problema che affrontiamo,il più delle volte, è che non ci permettiamo di essere vulnerabili. Sentirsi feriti, delusi o colpiti da una perdita o da un tradimento, spesso ci fa sentire deboli.
Tuttavia, c’è qualcosa su cui dobbiamo essere chiari: è necessario abbracciare la nostra vulnerabilità per diventare forti.

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Ricomporsi è un processo che non dipende solo dal tempo…
Al di là di ciò che siamo stati portati a credere, il tempo da solo non cura tutto. In effetti, a volte intensifica ancor di più il dolore.

L’autentica guarigione arriva con il coraggio dell’accettazione al perdono e alla chiara volontà di superare i momenti difficili per essere felici.

Le avversità ci insegnano, ma la vita non è sofferenza: è la ricerca della felicità.
Un’altra idea molto comune è pensare che “chi non ha ancora sofferto non abbia ancora imparato a vivere”, o addirittura “che per essere veramente felice devi prima conoscere le avversità”.

Nessuna di queste idee è vera. La sofferenza non è una normativa. Nessuno dovrebbe passare attraverso un’esperienza traumatica per sapere qual è il benessere o la soddisfazione personale laddove il dolore non ha luogo.
Ogni persona ha la sua storia, ognuno di noi è una mappa unica ed eccezionale di esperienze, emozioni vissute, traumi, successi.
Siamo stati tutti coraggiosi a modo nostro.
Ricordiamoci che tutto in questa vita è apprendimento, sia nei periodi di calma e felicità come negli istanti di tempesta e caos emotivo.

L’importante è sentirsi orgogliosi e degni per tutto ciò che abbiamo raggiunto.




Insegnare ad evolversi ai bambini attraverso l’arte

di Lara Ferrara

Per il bambino il disegno ha diverse funzioni ed è un’attività spontanea che contribuisce all’evoluzione psicomotoria, intellettiva ed affettiva, sviluppando aspetti fondamentali per la crescita della personalità.

Bisogna dare ad ogni bambino la possibilità di utilizzare i mezzi comunicativi dell’arte, che fondono l’attività intellettuale con quella manuale, impegnarlo in un aspetto creativo che coinvolga la sua totalità attraverso una serie di processi umani ed artistici che sviluppino le sue capacità di vedere e capire le cose, se stesso e gli altri.

Utilizzare l’arte come risorsa educativa significa cercare di immettere nei processi intellettuali, immaginativi e creativi dei giovanissimi idee, paradigmi, metafore e repertori simbolici desunti e suggeriti dall’esperienza artistica. Gli educatori, insegnanti ma anche genitori, operatori museali,possono utilizzare le risorse simboliche dell’arte per costruire insieme un pensiero di sensibilità e conoscenza.

E’ fondamentale per la crescita e lo sviluppo di ogni individuo vivere, sperimentare, ma soprattutto emozionarsi in un’esperienza o attività. Le esplorazioni permettono al bambino di assimilare ed elaborare delle informazioni che lo portano ad acquisire una maggiore sicurezza di sé, affinando la vista, imparando a discriminare, riconoscere e verbalizzare correttamente le cose che percepisce.

L’arte, o meglio, le arti sono esperienze allo stato puro che coinvolgono la mente, il corpo e il cuore. Per questo “spiegare” l’arte in senso letterale, e quindi dirla solamente a parole e a date da imparare a memoria, è una modalità tanto diffusa quanto controproducente. L’arte va raccontata come una storia appassionante e soprattutto va fatta toccare con mano.Come spesso viene ricordato, “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.




Quando la cura passa attraverso le opere d’arte – “La cura e la bellezza”, un progetto dove le corsie si trasformano in gallerie.

di Lara Ferrara

L’arte può avere un effetto positivo ,addirittura terapeutico, sulle persone.Botticelli, Bellini, Lotto, Canaletto, Moroni, Hayez, i maestri dell’arte escono dai musei e arrivano negli ospedali. Fino a dicembre 2019 gli spazi delle cliniche Humanitas Gavazzeni e Castelli di Bergamo ospiteranno il progetto “La cura e la bellezza”, un progetto unico dove le corsie si trasformano in gallerie. Molti studi lo dimostrano, numerosi sono i riscontri da parte dei medici che si sono dichiarati entusiasti di aver accettato la sfida di Humanitas che è quella di raccontare e vivere in modo nuovo il DNA dell’ospedale con una cura d’eccellenza, innovazione, ricerca ed esperienza umana di fronte alla malattia.la Bellezza.

Per un anno gli ospedali Humanitas Gavazzeni e Castelli di Bergamo ospiteranno, al loro interno, venticinque gigantografie di alcune delle più importanti opere d’arte custodite da Accademia Carrara, prestigiosa pinacoteca nel cuore della città. Un progetto ambizioso il cui nome, “La Cura e la Bellezza”, dice molto, un percorso immersivo, un nuovo modo di vivere l’ospedale e l’arte, con uno scopo preciso: emozionare. Ogni persona che entra in ospedale, per curarsi o per curare, arriva con una sua storia precisa e riempie questo luogo di aspettative e speranze. Da qui l’idea di far emergere gli innumerevoli volti della vita attraverso le suggestioni donate dall’arte.

Il rapporto dell’Accademia Carrara con Humanitas Gavazzeni nasce dalla volontà di condividere un’esperienza di partecipazione che si nutra di valori positivi. Contribuire al miglioramento della vita dell’uomo, sia dal punto di vista fisico sia intellettuale, attraverso l’arte e la scienza a vantaggio dell’umanità.

Le opere sono state selezionate insieme ai Servizi Educativi dell’Accademia che ha privilegiato dipinti e soggetti in grado, appunto, di evocare il concetto di cura e del “prendersi cura di se”: volti d’altri tempi accompagnano i pazienti all’ingresso e nelle sale d’attesa, scorci di cielo si aprono in angoli inaspettati, storie narrate per immagini corrono sulle lunghe pareti dei corridoi proiettando le persone che li percorrono in un’inaspettata dimensione.
L’esperienza di cura è innanzitutto un incontro, una relazione. E cosa meglio dell’emozione avvicina le persone? Qui si gioca il ruolo della bellezza, un valore fondante della cultura italiana a cui tutti siamo sensibili. La scelta dei dipinti non è casuale, ma mira a ricostruire un ambiente dalla forte carica emotiva seguendo il filo conduttore della bellezza, declinata in molti modi coerenti con l’ospedale che li accoglie: dal gesto di affetto all’intensità di uno sguardo fino a paesaggi rasserenanti.

Immagine simbolo del progetto, posta all’ingresso, è “San Girolamo e il Leone”, evocativa del gesto di cura e forte riferimento a Bergamo (l’animale troneggia anche sulle Mura venete di città alta, patrimonio Unesco dal 2017). In quest’opera si leggono molti degli elementi che hanno guidato La Cura e la Bellezza: lo studio infaticabile e la ricerca che ispirano la vita di un uomo; il gesto umano, accogliente e incondizionato che cura il leone dando sollievo al dolore.

Racconta la moglie di un paziente ricoverato in uno dei nosocomi che tutte le sere, prima di tornare a casa dopo la visita al marito, si ferma davanti alle opere esposte, per prendere energia. Negli ospedali le ore notturne sono, a volte, particolarmente difficili. I pazienti insonni hanno, al Civico, la possibilità di “stare con l’arte” nei corridoi anche in questi momenti più silenziosi.

La cura della bellezza per l’evoluzione.




A Settant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani – Non c’é un confine di qualunque genere sono “universali” per definizione.

di Lara Ferrara
La Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dopo due disastrose guerre mondiali dall’Assemblea generale dell’Onu il 10 dicembre 1948, rappresenta un ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, come recita il Preambolo. Si tratta di diritti che nessuno Stato o organizzazione regionale o internazionale potrà mai “concedere”, ma solo “riconoscere”: i diritti umani sono connaturati in ciascuno di noi per il solo fatto di essere nati.

Ginevra – Onu

Questo settantesimo anniversario rappresenta il momento giusto per riprendere in mano questo testo fondamentale.
Se da un lato è innegabile che questo documento che pure è un’ideale, non una legge, abbia ispirato i legislatori di mezzo mondo, dall’altro è evidente anche che l’elenco dei diritti umani violati è ancora molto, troppo lungo. E per essere in grado di difendere questi diritti, naturalmente, bisogna innanzitutto conoscerli.
Tra atrocità su vasta scala e abusi diffusi in tutto il mondo, la Giornata per i diritti umani dovrebbe chiamare a un’azione coordinata globale per promuovere principi immutabili che ci siamo collettivamente impeganti a sostenere.

In un anno che segna il 70° anniversario delle Nazioni Unite, possiamo ispirarci alla storia dei moderni movimenti sui diritti umani, che sono emersi dalla Seconda guerra mondiale.

Vogliamo ricordare i quattro fondamenti,dettati ai tempi dal presidente americano Franklin D. Roosevelt,sui quali si basa la libertà?
Sono inerenti a tutti sin dalla nascita: la libertà di espressione, la libertà di culto, la libertà dal bisogno e dalla paura.Roosevelt, unì le proprie forze alle Nazioni Unite con quelle di molti difensori dei diritti umani ovunque nel mondo periscrivere questi principi nella Dichiarazione Universale dei diritti umani.

Primo: la libertà di espressione, negata a milioni di persone e costantemente minacciata. Dobbiamo difendere, preservare e estendere le pratiche democratiche e lo spazio per la società civile. Ciò è essenziale per una stabilità duratura.

Secondo: la libertà di culto. In tutto il mondo, i terroristi hanno preso in ostaggio la religione, tradendone lo spirito e uccidendo nel suo nome. Altri colpiscono le minoranze religiose e ne sfruttano la paura per calcoli politici. In risposta a questo, occorre promuovere il rispetto della diversità basato sull’uguaglianza fondamentale di tutte le persone e sul diritto alla libertà di religione.

Terzo: la libertà dal bisogno, che manca ancora a buona parte dell’umanità. I leader del mondo hanno adottato a settembre l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile con l’obiettivo di porre fine alla povertà e dare a tutte le persone l’opportunità di vivere con dignità in un pianeta pacifico e sano. Ora va fatto tutto il possibile per realizzare questa visione.

Quarto: la libertà dalla paura. Milioni di rifugiati e di sfollati sono la conseguenza tragica dell’incapacità di rispettare questa libertà. Mai dalla Seconda guerra mondiale un numero così ampio di persone è stato costretto a lasciare le proprie case. Essi fuggono guerra, violenza e ingiustizia attraversando continenti e oceani, spesso rischiando la vita. La nostra risposta non deve essere chiudere, ma al contrario aprire le porte e garantire il diritto di asilo a tutti, senza alcuna discriminazione. I migranti che cercando di fuggire dalla povertà e dalla disperazione devono anche godere dei diritti fondamentali.

Oggi riaffermiamo il nostro impegno a tutela dei diritti umani come fondamento del nostro lavoro.

Questo è lo spirito dell’iniziativa “I diritti umani prima di tutto”, che mira a prevenire e a rispondere a violazioni su larga scala.In occasione di questa Giornata, confermiamo il nostro impegno a garantire le libertà fondamentali e proteggere i diritti umani di tutti.




Prosegue il denso programma di eventi in corso al Macro Asilo

Lara Ferrara

Prosegue il denso programma di eventi in corso al Macro Asilo, il progetto sperimentale di museo “ospitale” curato da Giorgio de Finis che ha totalizzato a oggi ben 40.000 presenze. Anche a dicembre Auditorium e Sala Cinema ospiteranno lectio magistralis e incontri con autorevoli rappresentanti dell’arte e della cultura. L’8 alle 18 Peter Weibel tratterà il tema “Il museo come assemblea”: la trasformazione politica insieme a quella delle pratiche sociali e artistiche, ha prodotto nuovi format espositivi e nuovi scenari.

Il 9 alle 11 Saul Newman in “Post anarchismo e teoria dell’arte”: un’analisi storica sull’epoca della mercificazione di massa dell’arte e della privatizzazione degli spazi pubblici.

L’11 alle 17 “Il contributo della donna al Museo sbagliato” di Laura Palmieri, mentre il 12 alle 18 Luca Vitone presenterà “Muoversi al vento”, il racconto di una parte della produzione dell’artista, dagli esordi ad oggi.

Il 16 dicembre protagonista assoluto della giornata sarà Wu Yuren, l’importante artista e attivista politico arrestato nel 2010 a Pechino per la sua opposizione agli abbattimenti urbani nel quartiere degli artisti e scarcerato dopo la pressione della comunità internazionale, nonché di Ai Weiwei.

Il 19, in Auditorium alle 18, sarà presentato il magazine “Flewid” a cura di Emi Marchionni, Angelo Cricchi e Giulio Cascini: arte, fotografia, moda, cinema, sperimentazione oltre gli stereotipi di genere. Modera: Francesco Lo Sardo. Partecipano: Simonetta Gianfelici, Clara Tosi Pamphili, Klaus Mondrian, Helena Velena, Stefano Mastropaolo, Veronica Plebani.

Il 20 alle 18 il grande fotografo Tano D’Amico racconta le tappe del suo lavoro nell’incontro “Le immagini e i senza potere”.

Il 21, dalle 10 alle 20 in Sala Lettura, la seconda parte dell’autoritratto performativo di Cesare Pietroiusti “Retrospettiva 1977 – 2018”, che dopo il primo appuntamento di ottobre, in cui l’artista ha raccontato, per dodici ore consecutive, il suo lavoro a partire dal 1977, proseguirà la narrazione dal 1996 in poi.

Sempre il 21, Pablo Echaurren si racconta in un autoritratto dal titolo “Non ritratto niente”, in Auditorium alle ore 17.

Il 22 alle 18 Claudia Salaris dedicherà una speciale lezione a D’Annunzio e alle conseguenze rivoluzionarie dell’impresa di Fiume: una quantità di esperienze diverse, desideri di libertà e velleità rivoluzionarie.

Tra le performance, laboratori teatrali e spettacoli che prenderanno vita negli spazi del Macro Asilo segnaliamo fino al 15 dicembre la seconda edizione di Fotonica, un festival unico nel panorama capitolino, che indaga le forme d’arte legate all’elemento luce nel contesto contemporaneo, in collaborazione con partner nazionali ed internazionali. Otto giornate, di cui due weekend dedicati alle performance live, ricche di installazioni audio e video, videomapping, lecture, workshop, laboratori per bambini, NetArt, live set di musica elettronica e vj set.

Macro Asilo – Roma

Il 20 dicembre alle 11 in programma la performance “La bandiera del mondo. 1 + 1 = 3” a cura di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto ONLUS e Galleria Pavart. Le 196 tele realizzate da Angelo Savarese, che rappresentano le bandiere di altrettante nazioni, saranno collocate da una scolaresca di bambini a formare il simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, segno di equilibrio, gesto di condivisione e strumento “open source”. Un’opera presentata per la prima volta al Macro Asilo, che rappresenta il concetto di unità nella diversità. Con la partecipazione di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese.

Lunedì 10 apertura straordinaria per l’evento “La Farfalla – Il ritorno dell’arte nella comunità”, una coproduzione Plexus International Forum Onlus, Accademia Europea di Danza-World Dance Alliance Europe, WAC-Web Activists Community, Slogin, Flaka y Gordyta, Centre for Australasian Theatre, CarovanaSuonoMovimentoImmagine, Atelier d’Art Kre Mbaye pour les Enfants de la Medina-Dakar, in collaborazione con Amnesty International e A Buon Diritto Onlus.

Una installazione monumentale che consta di 843 contributi da 384 artisti, un’opera d’arte collettiva, in occasione del 70esimo Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

L’11 e il 12 alle 11 nella sala Rome avrà luogo la tavola rotonda “Gli spazi autogestiti. Luoghi di soggettivazione politica, sociale e culturale”, con la partecipazione dei rappresentanti dei più importanti spazi indipendenti nazionali: MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia (Roma), MACAO (Milano), S.a.L.E. Docks (Venezia), TMO Teatro Mediterraneo Occupato (Palermo), L’asilo – Ex Asilo Filangieri (Napoli), Cavallerizza Reale (Torino), Escuela Moderna/Ateneo Libertario. Sono invitati a intervenire tutti gli spazi indipendenti romani.

Dal 13 al 16 dicembre si terrà il convegno “200 Marx. Il futuro di Karl” quattro giorni di cinema, tv, teatro, fumetti, musica e un convegno di studi internazionale. A duecento anni dalla nascita di Karl Marx alcune fondazioni e istituzioni culturali si impegnano a ricordarne, rileggerne, farne conoscere l’opera e la figura.

Anche a dicembre continua l’attenzione del museo verso le arti performative, il teatro e la danza, con due importanti collaborazioni. Dal 10 al 21 dicembre il MACRO ASILO ospiterà Giorgio Barberio Corsetti, Alessandra Vanzi e Marco Solari, che dopo molti anni di percorsi artistici autonomi si ritrovano per condurre insieme un laboratorio rivolto a giovani attori, attrici, danzatori, danzatrici e acrobati, inizio di un percorso che porterà alla realizzazione di uno spettacolo nel 2019, “Dalle Rane alla Gaia Scienza”.

Il 21 e il 23 dicembre protagonista sarà la danza, con “AND&END”, due giorni di incontri, proiezioni, workshop, talk e performance live per la chiusura del settantesimo anniversario dell’Accademia Nazionale di Danza.

Macro Asilo

MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA DI ROMA

Roma, via Nizza 138 – via Reggio Emilia, 54




MILANO A PALAZZO PIRELLI DAL 14 DICEMBRE 2018 AL 10 GENNAIO 2019 – LONDONIO. IL PRESEPE RITROVATO

a cura di Lara Ferrara

Dal 14 dicembre 2018 al 10 gennaio 2019, il Consiglio regionale Lombardia, in collaborazione con il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, Associazione Consiglieri e AICCRE – Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, presenta nello spazio eventi di Palazzo Pirelli a Milano uno dei capolavori d’arte sacra del XVIII secolo, appartenente al patrimonio della città e della regione.Torna, come da tradizione per le festività natalizie, l’esposizione di un presepe nel grattacielo sede del Consiglio Regionale della Lombardia.

Palazzo Pirelli

“Il presepe – ha detto il Presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi – è una tradizione italiana e un elemento della nostra cultura popolare che condensa i significati che si accompagnano alla nascita di Gesù. Ma è anche una rappresentazione dei valori dell’umanesimo cristiano: la sacralità della vita che nasce, la famiglia, la pari dignità degli umili nei pastori che per primi incontrano Gesù, l’attenzione al creato. Nel presepe c’è anche l’attenzione alla diversità delle altre culture, pensiamo ai Magi venuti dall’Oriente. Sono valori universali che tutti credenti e non, possono fare propri. Con questo spirito ospitiamo queste bellissime opere d’arte che sono certo conquisteranno gli ospiti in visita nella nostra sede, offrendo loro una pausa di riflessione e di bellezza”.

Si tratta di circa 60 personaggi del presepe, dipinti su carta o cartoncino sagomati, che costituivano almeno tre nuclei di “presepi di carta” distinti. La maggior parte di essi sono stati dipinti da Francesco Londonio (1723-1783), uno dei più importanti artisti lombardi del Settecento, specializzato proprio in presepi, in scene campestri e raffigurazioni di animali.

Nuova acquisizione del Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, grazie alla donazione di Anna Maria Bagatti Valsecchi, la raccolta proviene dalla collezione Cavazzi della Somaglia, nella Villa Gernetto a Lesmo, ed è probabilmente uno dei pochi presepi settecenteschi lombardi di questo tipo.

L’allestimento, curato dall’architetto Alessandro Colombo, darà ragione dei diversi nuclei, ricreando con grande suggestione la disposizione delle figure.

L’opera era destinata, in origine, a essere allestita durante il periodo natalizio in un salone di Villa del Gernetto a Lesmo, in Brianza, acquistata nel 1772 dal Conte Giacomo Mellerio (1711-1782), presso la quale il Londonio era solito passare lunghi periodi di villeggiatura.

Nel corso dell’Ottocento, gli eredi Mellerio, quando fu chiara l’importanza e la rarità del complesso, fecero montare le sagome entro cornici ovali o rettangolari che furono usate come decoro stabile per i saloni della residenza brianzola. Il Presepe del Gernetto, noto alla critica, è citato nella storiografia e in tutte le pubblicazioni dedicate a Francesco Londonio e al presepe in Lombardia.

Un primo, minimo intervento conservativo ha permesso di poter presentare oggi l’inedito presepe; l’opera ha bisogno tuttavia di interventi di restauro più complessi, per i quali si renderà necessario il reperimento di fondi. Per questo il Consiglio regionale intende associarsi con questo evento espositivo al recupero, alla promozione e alla valorizzazione di quest’opera così significativa avviati dal Museo Diocesano di Milano, offrendo la visibilità della maggiore assise regionale italiana.

Accanto al presepe di Londonio, al foyer del piano terra di Palazzo Pirelli viene esposto anche un altorilievo in terracotta raffigurante una “Natività con Angeli” probabilmente di uno scultore dell’Italia settentrionale del XVII secolo, anch’esso proveniente dal Museo Diocesano di Milano.

Nulla si conosce della storia di quest’opera, giunta al Museo da una collezione privata: il recente restauro (2013) ha evidenziato due interventi precedenti, avvenuti in epoca non ben precisabile. Il pannello è costituito da tre pezzi lavorati e cotti singolarmente e poi assemblati con sigillature in terracotta e una graffa di ferro. La scena è ambientata in una frammentaria capanna sostenuta da imponenti colonne in rovina che si perdono nelle nubi, secondo un modello ampiamente diffuso nell’Italia settentrionale. La Sacra Famiglia, sulla sinistra, appare quasi in secondo piano rispetto agli angeli adoranti e ai putti che animano la scena.

Studi figure di Francesco Londonio

Francesco Londonio (Milano 1723-1783), autore dello straordinario presepe recentemente donato al Museo Diocesano di Milano, è uno dei più importanti artisti lombardi del Settecento e dedica interamente la sua attività alla pittura di genere, specializzandosi in tematiche bucoliche, con scene di vita contadina, di animali e veri e propri presepi.

La vena realistica locale, di cui la “pittura della realtà” è espressione, viene però filtrata dalla serena e dedicata sensibilità pienamente settecentesca propria della’artista con esiti raffinati e molto apprezzati in tutta la Lombardia. Londonio diviene così uno dei pittori più apprezzati in Lombardia e annovera fra i suoi committenti l’antica nobiltà milanese, come i Borromeo, gli imprenditori locali e i grandi proprietari terrieri recentemente ascritti alla nobiltà, come i Greppi, i Tanzi, gli Alari e i Mellerio, per i quali realizza il Presepe qui presentato.

Milano, dicembre 2018
“LONDONIO. IL PRESEPE RITROVATO”
Milano, Palazzo Pirelli (via Fabio Filzi 22)

14 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019

Orari: lunedì-giovedì, 9.30-16.45; venerdì, 9.30-13.00
Ingresso libero
Informazioni: Regione Lombardia

Alessandro Fermi – Presidente del Consiglio Regionale – Lombardia




Sulle orme di Caravaggio alle Domus del Celio

Ospitato nella mirabile cornice delle Domus del Celio, preceduto da una visita guidata all’interno di questo straordinario luogo ricco di storia ed affreschi, Caravaggio si paleserà raccontando la sua parentesi romana, fra zuffe e crolli emotivi, successi e disfatte, fino alla rocambolesca fuga.
Una visita guidata teatralizzata alla scoperta del grande Maestro della Luce.

Case romane del Celio

Vincenzo Spina e Michelangelo Merisi.
Due figure allo specchio, che si rifletteranno l’una sull’altra per due ore, in una visita guidata che saprà di spettacolo teatrale, ed in uno spettacolo teatrale che saprà di visita guidata. Il tutto alla scoperta del periodo romano di Caravaggio, con i suoi successi e le sue disgrazie, fino alla rocambolesca fuga dalla città di Papa Paolo V. Analisi delle opere ed impersonificazione dell’artista, con gli occhiali di Vincenzo a fare da “sipario”.

case romane del Celio

Domenica 9 dicembre dalle ore 18:00 alle 21:00
Case Romane del Celio
Clivo di Scauro, Roma

Organizzato da Rome Guides

Prenotazioni a prenotazioni@spazioliberocoop.it, oppure telefonicamente, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, allo 06.70454544




Warruwi la piccola Babele australiana

di Lara Ferrara

Vi ricordate la torre di Babele? Lla leggendaria costruzione di cui narra la Bibbia nel libro della Genesi. Era situata a Babilonia e secondo una teoria durante il suo innalzamento nella popolazione terrestre cominciarono a parlarsi più lingue differenti, finendo per diventare il simbolo dell’incomprensione linguistica.

Oggi siamo sull’isola di South Goulburn, al largo della costa settentrionale australiana, uno degli ultimi luoghi al mondo in cui convivono, in una stretta porzione di territorio, diverse lingue indigene: addirittura 9, per l’esattezza, su una popolazione di circa 500 abitanti. Una è l’inglese, ma poi ci sono il Mawng, il Bininj Kunwok, lo Yolngu-Matha, il Burarra, lo Ndjébbana e il Na-kara, il Kunbarlang, l’Iwaidja, il creolo dello Stretto di Torres. Qui c’è una piccola comunità nella quale si parlano circa 9 idiomi diversi su una popolazione di soli 500 abitanti, la comunità Warruwi.

Gli abitanti del luogo riescono a comprendersi perché ciascuno di loro capisce alcuni o tutti gli altri idiomi, ma continua a rispondere nel proprio.
Questo è un fenomeno diffuso e noto come multilinguismo recettivo, che a Warruwi trova una delle sue massime espressioni.
Nella comunità Warruwi le diverse lingue sono associate ad altrettante origini territoriali, ecco perché si è diffusa questa forma di comunicazione “mista”, che sembra funzionare e tutelare allo tempo diversità culturale e convivenza pacifica.
La particolarità è che anche la comprensione linguistica è considerata una abilità di tutto rispetto e non una sorta di apprendimento a metà di una lingua che non si sa parlare.

Si tratta in sostanza di una questione ereditaria. Il linguaggio è un retaggio familiare, e dunque passando a un’altra lingua verrebbe meno il legame alle origini, con una sorta di appropriazione indebita di ciò che è di ‘proprietà’ altrui. La comunicazione mista è l’accordo pacifico con il quale le diverse famiglie mantengono l’identità e al contempo collaborano per vivere insieme. Il governo australiano non ha mai tentato di forzare questa situazione.

Nella comunità Warruwi ognuno parla come gli pare, ma si capiscono lo stesso. Potrebbe essere un insegnamento per tante situazioni di incomprensione anche tra persone che parlano la stessa lingua, specialmente alle nostre latitudini.