Riforma dell’affido condiviso: intervista a Alessandra Principe, Presidente Gesef Italia

di Mario Masi

Nel corso degli ultimi 25 anni il numero di separazioni e divorzi è costantemente aumentato. La mutata propensione alla rottura giuridico-formale dell’unione coniugale è attestata dalla variazione nel tempo dei tassi di separazione e di divorzio. Questa evoluzione nei rapporti non ha trovato però le giuste risposte nella normativa. Da anni si moltiplicano le proposte di riforma fino ad arrivare alle attuale, il DDL 735, proposto dal Senatore Simone Pillon e oggetto di un acceso dibattito fuori e dentro il Parlamento.

Ne parliamo con l’Avvocato Alessandra Principe, Presidente di Gesef Italia, istituzione storica del mondo dell’associazionismoe Responsabile Regionale per il Lazio del Dipartimento Bigenitorialità Separazioni e Affido Minori della Lega/Salvini Premier.

Perché a 12 anni dalla legge n.54 in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli viene chiesta da più parti una revisione della stessa? Cosa non ha funzionato?

La legge n.54 del 2006 ha introdotto un cambiamento culturale forse troppo forte per i giudici e coloro che amministrano la giustizia e credo che sia stata proprio la resistenza al cambiamento ad aver determinato la disapplicazione del principio stabilito dalla legge sull’affido condiviso.

Il principio ispiratore della norma, così come intesa dal legislatore, è stato, infatti, negli anni disapplicato dal Tribunale e per questo motivo si è sentita la necessità di intervenire nuovamente.

Nei tribunali doveva essere applicata la legge che prevedeva l’affidamento paritetico (rectius diritti ed obblighi in capo ai genitori separati e/o divorziati) dei figli invece si è creata dal 2006 in poi una elaborazione giurisprudenziale che ha creato la c.d. figura del genitore collocatario a dispetto di ciò che è prescritto nella legge che nulla dice su tale figura.

E’ chiaro che dal 2006 la volontà del legislatore è stata totalmente disattesa a discapito dei diritti dei figli minori il cui desiderio rimane sempre quello di avere comunque una mamma ed un papà, seppur separati.

Quali sono i capisaldi del DDl 735 proposto dal Senatore Pillon?

E’ bene precisare che attualmente le audizioni presso la Commissione Giustizia del Senato per la riforma dell’affido condiviso a cui la GESEF ha partecipato sono terminate e che ora attendiamo la creazione del c.d. testo unico, sul quale poi si incentrerà il dibattito vero e proprio.

Detto questo, il DDL verte su quattro criteri fondamentali per una reale e concreta applicazione dell’affido condiviso: a) mediazione obbligatoria in caso di figli minori; b) pariteticità di obblighi e diritti tra i genitori – condivisione di obblighi responsabilità; c) mantenimento diretto quale logica conseguenza dell’applicazione dei tempi paritetici; d) contrasto alla alienazione genitoriale prevedendo sanzioni per chi calunnia altro genitore al fine di arginare il fenomeno della denuncia strumentale.

Lo scopo del DDL è quello di azzerare il conflitto tra i coniugi e relegare al tribunale una competenza residuale. Le coppie che hanno raggiunto un accordo su come regolamentare la loro separazione e/o divorzio, infatti, non devono “passare” dal mediatore familiare.

Alcuni movimenti femministi sono insorti perché, a loro parere, questa riforma non contempla i casi di violenza verso l’ex coniuge, costringendo lo stesso ad affrontare una mediazione non desiderata.

Con il DDL non sono in discussione tematiche sulla violenza nei confronti dell’ex coniuge uomo o donna che sia e non comprendo quale sia il nesso di tali “rivendicazioni” con l’oggetto del ddl.  Cosa c’entrano i c.d. “diritti delle donne” che il movimento delle femministe sostiene con il diritto del figlio minore a mantenere un rapporto stabile e paritario con entrambi i genitori una volta separati e considero strumentali e fuori luogo alcune “uscite” sul punto. Abbiamo assistito a dissacranti manifestazioni, che di etico avevano ben poco, in cui si è contestato il DDL con slogan inappropriati e superati tra gli altri quelli “sulla autonoma gestione del proprio corpo” (sic!). Il confronto può essere costruttivo, il disegno di legge è perfettibile, ma le posizioni assunte dalle “femministe” in alcuni contesti oltre a non essere condivisibili rappresentano il rigurgito  di ideologie ormai  morte e sepolte. Come già detto i genitori, la mamma ed il papà hanno gli stessi diritti e doveri sui figli minori e lo scopo della riforma è proprio quello di tutelare il diritto del bambino a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori in caso si separazione e/o divorzio eccezion fatta, ovviamente, per tutti quei casi in cui ci siano episodi di violenza che giustifichino l’allontanamento di uno dei genitori.

Altra notizia che sta procurando inquietudine è quella che il coniuge più debole economicamente perderebbe qualsiasi sostegno economico anche nel caso di minor reddito, può confermarlo?

Il DDL non interviene sul diritto del coniuge economicamente più debole a vedersi riconosciuto un assegno di mantenimento dal coniuge che percepisce redditi superiori. Per quel che riguarda il mantenimento diretto nei confronti dei figli il criterio da applicare non è fisso al 50% tra i genitori ma viene parametrato su base proporzionale e ciò significa, semplicemente, che il genitore che guadagna di più pagherà di più.

Qual è la posizione della Gesef al riguardo?

La Gesef (Genitori separati dai figli) è una associazione costituita nel 1994 ora Fondazione Europea che da sempre fornisce assistenza e supporto sia legale che psicologico ai genitori separati / divorziati; si è sempre battuta per la tutela del diritto dei figli di mantenere un rapporto – affettivo educativo con entrambi i genitori in caso di separazione e/o divorzio.

Si occupa della tutela dei minori, di sottrazioni nazionali ed internazionali ad opera di uno dei due genitori e dei bambini allontanati dai genitori e internati negli istituti e case famiglia.

La Gesef sostiene la riforma sull’affido condiviso sin dalla prima ora ed ha ideato il termine Bigenitorialità inserito nella Legge n.54/06 ed è sua la paternità dello slogan “Ne mio Ne Tuo è nostro figlio!” per evidenziare la centralità del minore nel rapporto con i genitori.




Affido condiviso: le audizioni al Senato e il fenomeno della citazione impropria

di Vittorio Vezzetti*

Dopo svariati mesi le audizioni presso la Commissione Giustizia del Senato per la riforma dell’affidamento condiviso in data 7 marzo sono finalmente giunte al termine e in molti sono in attesa dell’elaborazione del testo unico su cui inizierà il vero dibattimento.  Mi sento di dire che, al di là di differenti punti di vista su temi quali il coordinatore genitoriale o la mediazione obbligatoria (che secondo alcuni è inattuabile anche sotto forma di una sola seduta e va contro la convenzione di Istanbul mentre invece esistono molti Paesi progrediti in cui evidentemente non la pensano così https://www.altalex.com/documents/news/2019/01/15/affido-condiviso-ragioni-a-sostegno-della-riforma-pillon ), chiarito che i tempi sovrapponibili (compresi nel range 12-18 pernotti mensili, magari con dei distinguo a seconda dell’età) sono correlati con migliori outcome a breve e lungo termine, l’aspetto più caratteristico di questa tornata (tentativo di riforma della diciottesima legislatura) è stato il fenomeno della citazione impropria, ovvero della citazione a supporto della propria tesi del pensiero di altri Autori che però, ad una verifica attenta, avevano espresso tutt’altre opinioni.

Non si tratta di un fenomeno esclusivamente italiano: mi raccontava infatti l’amico Ricardo Simoes, brillante Presidente di Igualdade Parental al convegno internazionale di Lisbona, che alle audizioni lusitane un’attivista veterofemminista citò a sostegno della propria tesi di nocività per l’infanzia dell’affido materialmente condiviso (AMC) nientepopodimeno che le imponenti ricerche su decine di migliaia di minori di Malin Bergstrom. Peccato però che gli studi dell’amica Malin affermino tutt’altro e rappresentino un caposaldo inarrivabile a favore dell’AMC. Io stesso li ho citati nella mia audizione del 13 novembre u.s. link a: http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/000/689/COLIBRI_ITALIA_1.pdf

Il caso più clamoroso di citazione impropria è stato, come sappiamo, quello relativo alla vicenda del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.                                                                                                                     

Facendo seguito all’audizione del 31/01/2019 del presidente del Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi (CNOP), dott. Fulvio Giardina, e della consigliera Antonella Bozzaotra, da parte della 2^ Commissione (Giustizia) del Senato della Repubblica in data 7 febbraio 2019 il CNOP formulava un parere tecnico sul ddl 735 in materia di affidamento condiviso (http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/001/117/CNOP.pdf).

In esso veniva riportato: “Il luogo prevalente di vita del minore, soprattutto in età infantile, deve essere uno ed uno solo, unico e privilegiato. L’interferenza dell’ambiente sul regolare processo di sviluppo del minore è ampiamente dimostrata dalla letteratura scientifica, al punto da influenzarne la salute. Su questa specifica criticità si segnalava la seguente bibliografia: 1) Nielsen, L. (2013). Shared residential custody: Review of the research. American Journal of Family Law, 27(1), 61-71; 2) Zartler, U., & Grillenberger, K. (2017). Doubled Homes— Doubled Social Ties? Children’s Relationships in PostDivorce Shared Residence Arrangements. Children & Society, 31(2), 144-156; 3) van der Heijden, F., Poortman, A. R., & van der Lippe, T. (2016). Children’s postdivorce residence arrangements and parental experienced time pressure”.

Premesso che il terzo studio citato non riguarda neppure i minori ma è uno studio sullo stress dei genitori e che il secondo è un micro-studio su 14 (quattordici, scelti come?) ragazzini di età compresa fra 10 e 14 anni relativamente allo sviluppo di reti amicali e sociali nei diversi tipi di affido e solo su quello, la citazione del primo studio a supporto del domicilio unico e privilegiato ha rappresentato un fatto di inaudita gravità (http://www.figlipersempre.com/res/site39917/res715926_CommissioneGiustizia.pdf).

Infatti, quando ho letto la citazione, dopo un primo attimo di smarrimento ho ritenuto di dover chiedere subito chiarimenti a Linda Nielsen, luminare con cui sono da tempo in contatto per motivi di studio e le cui ricerche reputavo come tutti essere pietre miliari a favore dell’AMC e contrarie al domicilio unico e prevalente.

La risposta della Prof.ssa era vigorosa (conservo con cura tutto il carteggio via mail): prima obiettava che l’uso dei suoi studi era distorto, poi mi segnalava che anche le altre due ricerche poco c’entravano col topic, poi mi chiedeva  l’indirizzo di chi l’aveva citata impropriamente e infine -come sappiamo- reagiva diffidando il CNOP dall’uso improprio dei suoi studi che portano invece a conclusioni opposte a quelle riportate nel documento e richiedendo scuse per la mistificazione del suo pensiero.  Io suggerivo di inviare per conoscenza la diffida anche a me e al sen. Pillon: così oggi agli atti del Senato abbiamo anche le accurate ricerche della vulcanica Prof.ssa del North Carolina, opinion leader mondiale riconosciuto oltre che dal CNOP persino dal Consiglio d’Europa!! Passo probabilmente decisivo per l’introduzione della presunzione di affido materialmente condiviso in Italia.

In una doverosa integrazione successiva il CNOP scriveva, con buona pace del domicilio solo,  unico, privilegiato che “La posizione espressa da questo Ordine è di considerare favorevolmente ogni indicazione che porti a rafforzare la pariteticità e condivisione delle responsabilità genitoriali e dei compiti di cura. La preoccupazione evidenziata nella nota del 7 febbraio è relativa alla necessità di una applicazione di tale principio che sia in grado di tener conto dei fattori relativi all’età del minore e di alcune specifiche caratteristiche da assumere come punti di riferimento. Infatti, come espresso “l’interferenza dell’ambiente sul regolare processo di sviluppo del minore è ampiamente dimostrata dalla letteratura scientifica” ed in questo senso veniva richiamato – tra gli altri e per completezza di riferimenti – lo studio della Nielsen (Nielsen, L. (2013). Shared residential custody: Review of the research. American Journal of Family Law, 27(1), 61-71), oltre che come importante riferimento delle esistenti ed articolate ricerche in materia. È infatti opportuno sottolineare che detto studio, che evidenzia i pregi di equilibrati tempi di frequentazione del minore con entrambi i genitori, si basa sull’analisi di situazioni con tempi di collocazione che vanno dal 35 al 50% in genere raffrontate con situazioni di collocazione esclusiva: tutte comunque decise in modo ragionato” (http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/001/240/CNOP_-_Supplemento_al_parere_in_materia_di_affido_condiviso.pdf).

Un altro esempio di citazione sconfessata, perché impropria, dagli Autori originali è quella che ritroviamo nel documento rilasciato dalla Prof.ssa Antonietta Curci. Posto che molte sarebbero a mio avviso le censure da fare da un punto di vista medico-scientifico, sono rimasto particolarmente sorpreso nel leggere il seguente periodo: “Un recentissimo articolo riassume i 12 interventi di una conferenza mondiale che si è tenuta a Boston nel maggio 2017 (NdR: conferenza organizzata dall’International Council on Shared Parenting, organizzazione di cui sono stato co-fondatore, per tre anni membro del Comitato Scientifico, di cui sono da sempre socio, da cui ricevo costanti aggiornamenti e all’interno della quale ho tanti amici che incontro in giro per il mondo). I dodici relatori, chiamati a discutere sul primo delicato tema della conferenza (is there persuasive evidence that shared parenting provides real benefit to children of divorce?) concludono che per mantenere relazioni di alta qualità con i loro figli, i genitori devono avere interazioni sufficientemente ampie e regolari con loro, ma la quantità di tempo coinvolto è solitamente meno importante della qualità dell’interazione stessa (Lamb, Sternberg e Thompson 1997)” (http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/001/071/Prof.ssa_Antonietta_CURCI.pdf).

Già il mettere come referenza di una presunta affermazione formulata nel convegno del 2017 un articolo antecedente di 20 anni al  convegno medesimo  mi è parsa cosa metodologicamente singolare; ma poi un’affermazione del genere cozzava con le conclusioni del convegno di Boston che l’ICSP mi aveva inviato per mail. Poiché a Boston, dove avrei dovuto portare come relatore un contributo importante, non avevo potuto all’ultimo momento recarmi per problemi familiari, ho chiesto  lumi direttamente al Presidente dell’ICSP e redattore delle conclusioni, l’amico Edward Kruk. La sua risposta inizia con “This is obviously inaccurate and untrue, Vittorio. And to rely on a 1997 article that is 21 years old is highly problematic”.Il resto in originale è al link: http://www.figlipersempre.com/res/site39917/res716007_kruk-lettera.pdf  e non mi pare lasci molti dubbi. Comunque ognuno può giudicare. Per scrupolo chiedevo direttamente a Michael Lamb, Autore principale, e qui la risposta era decisamente più lapidaria e seccata (the quote misstates the article and takes the words out of context. (la citazione travisa l’articolo e prende le parole al di fuori del contesto). (http://www.figlipersempre.com/res/site39917/res716008_lamb-risposta.pdf).

Per il terzo esempio non ho dovuto disturbare docenti della British Columbia University, della Cambridge University o fare ricerche alla Simon Wiesentahl. Semplicemente perché vittima della mistificazione è stato… il sottoscritto! A pagina 76 della voluminosa relazione di Maison Antigone si legge infatti: Se infatti nel 2015 in Svezia erano il 40% le coppie svedesi che avessero scelto la collocazione  alternata paritetica a scansione 50/50  nell’ottobre 2018, in udienza dinanzi la Vostra Commissione al Senato, il Dott. Vezzetti ha riportato il dato piu attuale nel frattempo sceso in 3 anni al 28%. Davvero avrei detto questo? No, perché non risponde al vero. I dati svedesi mi vengono forniti sempre da Malin Bergstrom in tempo reale. La figura presente nella mia relazione parlamentare (pagina 2 del link:  http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/000/689/COLIBRI_ITALIA_1.pdf ) è inequivocabile. Il dato del 28% presente nella relazione introduttiva è relativo al 2013 (quella parte è stata presa per motivi contingenti senza aggiornamenti pari pari dall’introduzione al DDL 1163 del 2013 e allora il dato era quello. In realtà la crescita dell’affido paritario in Svezia non ha mai avuto pause né ripensamenti).

Mi fermo qua (ma, se prendessi spunto dall’opera di disinformazione fatta sistematicamente dai mass media,  potrei andare avanti con esempi del genere per parecchie ulteriori pagine). La conclusione di questo articolo parte dall’osservazione che ormai la battaglia contro il DDL per la riforma dell’affidamento da legalmente a materialmente condiviso è senza esclusione di colpi.

A mio modesto avviso  l’opposizione alla riforma nel senso di un affidamento che sia non solo legalmente ma anche materialmente condiviso è legata ad un intreccio di fattori che passano da un’opposizione aprioristica al governo ad antipatie verso il relatore per fatti che niente c’entrano con questo progetto fino a grossi interessi economici che roteano sopra il mondo della separazione e che rischiano di ridursi in maniera netta come già accaduto in tutti i Paesi che prima di noi hanno percorso questa strada (oggi in Svezia, Paese di quasi 10 milioni di abitanti, si è scesi a 400 cause giudiziali per l’affidamento della prole…).

Si potrebbe così arrivare, secondo il mio modestissimo pensiero, a snaturare il pensiero di altre persone per i propri fini. Ma, voglio essere ottimista, non si può arrestare un processo che, con velocità differenti (nelle Baleari e in Catalogna si è ormai sopra il 45% di affido materialmente condiviso, in alcune aree delle Fiandre oltre il 60%) è in atto in tutto il mondo e che, se il Destino lo vorrà, presto arriverà a compimento proprio in Italia.

*Presidente dell’ European Platform for joint Custody COLIBRI  www.childefenders.com e co fondatore dell’International Council on Shared  Parenting  https://twohomes.org/en_ICSP

 

 

 

 

 

 

 




Mariella Romano: in Italia manca una cultura della mediazione

di Mario Masi

Con il disegno di legge n. 735 (Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità) proposto dal senatore Simone Pillon si sono innescati una serie di conflitti di opinione, spesso purtroppo supportati solo da pregiudizi ideologici, che hanno il sapore più di difesa di interessi di parte che di una autentica ricerca di una soluzione che tuteli prima di tutto i minori nei casi di separazione.

Uno degli argomenti più dibattuti riguarda quella della mediazione familiare. Molti solo ora apprendono di questa opportunità che permette di andare oltre la formula del conflitto giudiziale .

In Italia sembra essere quasi del tutto assente una cultura della gestione del conflitto nel rispetto dell’altro. Penso si tratti di una vera e propria questione educativa. Noi adulti i non alleniamo i nostri bambini o adolescenti a saper litigare , rispettando sé stessi e gli altri , attraverso il confronto , il dialogo , l’ascolto, provando a trovare una strategia  vincente per le parti configgenti , senza per forza distruggersi e /o offendersi” afferma la dott.ssa  Mariella Romano, mediatrice familiare- scolastica e  conduttore di gruppi di parola.

Uno dei meriti del DDL 735 è stato anche quello di far prendere coscienza di come manchi in Italia una cultura della mediazione, specialmente quella rivolta agli adolescenti. Ne parliamo con la dottoressa Romano

Cosa sono i gruppi di parola?

I Gruppi di Parola sono una risorsa per la cura dei legami familiari durante la separazione dei genitori. Un  intervento innovativo che apre sentieri  inediti per i bambini e le loro famiglie. In ogni  fase della separazione  è fondamentale  la capacità dei genitori  di aiutare i figli a dare un senso a ciò che sta accadendo  e a ricomporre i tanti sentimenti che affollano la loro mente e il loro cuore. Ciascun bambino ha un proprio modo di reagire, diverso a seconda dell’età e della sua storia con i genitori, ma di sicuro per nessuno è facile comprendere cosa stia succedendo, cosa accadrà domani e cosa vogliono dire frasi come “Anche se mamma e papà non stanno piu’ insieme continueranno a volerti bene”. Ecco che allora diventa importante ascoltare i bambini, offrire loro uno spazio in cui senza  patologizzare  né banalizzare la separazione, possano “mettere parola  sul dolore”con l’aiuto di conduttori, professionisti specializzati.  I  GDP  consentono ai bambini e agli adolescenti  di avere un tempo ed uno luogo in cui narrare i propri vissuti rispetto all’evento  separativo. La circolarità all’interno del gruppo permette la ricostruzione della storia di ciascuno e di dare  un senso a quanto sta accadendo, nonchè ai futuri scenari di vita.

Come si svolgono gli incontri?

I GDP possono essere formati da bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni o adolescenti tra i 13 e i 16 anni; i gruppi normalmente composti da 8/10 partecipanti, prevedono quattro incontri a cadenza settimanale, di due ore ciascuno, con merenda nell’intervallo.  Ai GDP si puo’ partecipare  solo se iscritti da entrambi i genitori. Durante i primi incontri  i sentimenti, le emozioni, i desideri, le paure, trovano voce attraverso i giochi, i collage, i cartelloni, i disegni, le rappresentazioni  teatrali, la scrittura,  i libri illustrati e la parola appunto, come risorsa principale. Il quarto incontro sarà poi suddiviso in due momenti, il primo con i bambini, il secondo  con la mamma ed il papà per uno scambio tra genitori e figli con una letterina finale. L’elaborato composto con le frasi dei singoli ma che rappresenta il lavoro del gruppo,  parla di come i figli percepiscono i cambiamenti dovuti alla separazione e dei propri genitori.  La lettura è sempre un momento delicato, alcune frasi mettono a dura prova i genitori che spesso ignorano di quanta consapevolezza e profondità di sentimenti possano essere capaci i bambini.

In quali altri ambiti dell’adolescenza può agire la mediazione?

Imparare a mediare è una necessità  storica in risposta all’aumento della conflittualità ed aggressività registrati nei maggiori centri di aggregazione sociale (famiglia, scuola , lavoro…). Anche attraverso il conflitto le persone entrano in relazione tra di loro, litigare puo’ diventare un momento importante e produttivo di crescita, tutto dipende da come il conflitto verrà affrontato.  Scegliere la mediazione come tecnica di risoluzione della conflittualità  per gestire situazioni difficili senza trasformarle in inevitabili rotture, rappresenta una scelta innovativa, controcorrente rispetto ai messaggi prodotti per le grandi masse, promotori  di una tendenza in cui si predilige il piu’ forte e non sempre necessariamente il piu’ valido.  Sulla scorta della mia esperienza di mediatrice dei conflitti , ho potuto constatare come  la mediazione rappresenti una valido strumento per ripensare le relazioni , in special modo all’interno del contesto scolastico.  Poiché non esiste un età precisa per imparare a mediare, la mediazione fra pari (peer mediation) potrebbe essere proposta  anche a partire dalla scuola primaria come una sorta di live learning program. Un programma di apprendimento per tutta la vita che consenta di attuare un processo di sviluppo o recupero delle capacità relazionali , che unisca i curricula didattici tradizionali a questo innovativo strumento di formazione.

Che risultati si riescono a ottenere?

Grazie alla peer mediation (mediazione tra pari), i ragazzi appositamente formati da un mediatore scolastico, aiutano i loro compagni, coinvolti in dispute, a trovare soluzioni soddisfacenti per tutte le parti coinvolte. In particolare la mediazione tra pari valorizza l’educazione nel gruppo dei pari restituendo senso di responsabilità ai ragazzi, rendendoli piu’ consapevoli delle dinamiche  e delle emozioni che nascono dalle relazioni quotidiane.  La peer mediation consente ai giovani di acquisire  competenze, quali la capacità di ascolto, di accoglienza e  di collaborazione, tramite laboratori esperenziali  condotti  direttamente con i compagni.  Al contempo essa permette alla scuola di (ri)acquisire la propria identità di centro di aggregazione sociale e di produzione di identità,  su cui occorre fare affidamento per la costruzione di sani rapporti sociali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Figli come pacchi postali nelle separazioni?

di Marco Pingitore

Si usa tanto l’espressione “pacco postale” per esprimere lo sballottolamènto del figlio dalla casa di un genitore ad un altro: “i figli non sono pacchi postali“, si sente spesso dire. Per cui è preferibile un’abitazione prevalente, quella del genitore collocatario.

Facciamo qualche esempio di pacco postale.

NELLE FAMIGLIE NON SEPARATE

  • La bambina la mattina va a scuola, pranza dai nonni, il pomeriggio torna a casa, il tardo pomeriggio va a scuola di danza, la sera fa rientro a casa
  • Il bambino la mattina va a scuola, pranza a casa, il primo pomeriggio va a scuola di calcio, torna a casa per i compiti fino alla sera
  • La bambina la mattina va a scuola, torna a casa per un pranzo velocissimo, si reca a scuola di musica, torna a casa per i compiti, il tardo pomeriggio va a scuola di inglese, la sera torna a casa
  • Il bambino la mattina va a scuola, pranza a casa dei nonni presso cui trascorre tutto il pomeriggio, la sera fa rientro a casa

In questi casi, nessuno si sognerebbe di affermare “ma questi sono pacchi postali!”, anzi si tenderebbe ad affermare “che bambini impegnati” oppure (dipende dai punti di vista) “sono troppo impegnati”.

NELLE FAMIGLIE SEPARATE

  • La bambina la mattina va a scuola, pranza con il genitore X, il pomeriggio torna a casa del genitore Y, il tardo pomeriggio va a scuola di danza, la sera fa rientro a casa del genitore X o Y – E’ UN PACCO POSTALE
  • Il bambino la mattina va a scuola accompagnato dal genitore Y, pranza a casa del genitore Y, il primo pomeriggio va a scuola di calcio, va a casa del genitore X per i compiti fino alla sera – E’ UN PACCO POSTALE
  • La bambina la mattina va a scuola accompagnato dal genitore X, va a casa del genitore Y per un pranzo velocissimo, si reca a scuola di musica, torna a casa del genitore X per i compiti, il tardo pomeriggio va a scuola di inglese, la sera torna a casa del genitore X o Y – E’ UN PACCO POSTALE
  • Il bambino la mattina va a scuola, pranza a casa dei nonni presso cui trascorre tutto il pomeriggio, la sera fa rientro a casa del genitore Y – E’ UN PACCO POSTALE

Per ragionare su questi temi, sarebbe necessario partire da queste poche premesse:

  • il conflitto coniugale non rappresenta necessariamente e automaticamente un pregiudizio per il figlio: in caso contrario, dovremmo allontanare i figli dal 99% dei genitori non separati. Il conflitto coniugale è ovunque, in diverse forme.
  • il Tribunale non dovrebbe concentrarsi sull’eliminazione o sull’attenuazione del conflitto coniugale: non è il conflitto che arreca un pregiudizio al figlio. E’ una variabile aspecifica.
  • non sono gli spostamenti del figlio (da una parte ad un’altra o da una casa all’altra) che rappresentano automaticamente un grave pregiudizio per la salute del figlio. E’ una variabile aspecifica. Quante volte viene ascoltato il figlio per chiedergli se è d’accordo a stare un po’ con uno e un po’ con l’altro genitore? E quanti figli esprimono la volontà di voler rimanere presso la casa coniugale con un genitore coltivando l’intima speranza che l’altro genitore possa farvi rientro?
  • il concetto di pacco postale rappresenta un pregiudizio degli adulti nei confronti delle capacità di adattamento dei figli (da valutare caso per caso) o rappresenta effettivamente una volontà autentica dei figli di non volere essere sballottati a destra e sinistra?
  • la stragrande maggioranza dei figli, nei casi di separazione, vorrebbe continuare a frequentare mamma e papà o vorrebbe che mamma e papà non si lasciassero mai o tornassero insieme
  • non è il concetto di pacco postale a provocare un pregiudizio per il figlio, ma l’incertezza di non vedere mamma e papà allo stesso modo, la paura di perdere uno o entrambi i genitori dopo la separazione, il coinvolgimento del figlio nel processo giudiziario, l’angoscia di dover scegliere tra l’uno e l’altro
  • la separazione dei genitori crea necessariamente una spaccatura. E’ naturale che il figlio di genitori separati vivrà una famiglia divisa, se stesso diviso tra l’uno e l’altro genitore. Tuttavia, è come viene fatta vivere questa condizione che potrebbe arrecare un danno al figlio il quale avrebbe bisogno di informazioni e spiegazioni chiare (mamma e papà si sono separati e non torneranno più insieme), di regole precise e di non subire pressioni finalizzate a compiere una scelta tra un genitore e l’altro: “non chiedetemi con chi devo stare, perché vorrei stare con entrambi”



Malta: divorzio ora legale grazie al referendum

Dopo i risultati favorevoli  del referendum, con il 54% di voti favorevoli, anche a Malta sarà consentito il divorzio. Il capo del Movimento per il Sì , Jeffrey Pullicino Orlando, ha aperto la campagna elettorale dedicata al referendum sul provvedimento per la legalizzazione del divorzio. Provvedimento che ha raggiunto il quorum, nonostante pare che la Chiesa abbia svolto una campagna elettorale molto intensa. Ma questo non ha fermato i cittadini maltesi che sono riusciti a fare approvare il provvedimento.Secondo il capo del Movimento per il Sì, questo risultato “Porterà Malta verso una nuova era, dove Stato e Chiesa finalmente saranno separati”. Il divorzio ora rimane vietato solo nelle Filippine e nello Stato del Vaticano.




Giornata Nazionale della Mediazione Familiare

L’Assemblea Nazionale AIMeF celebrerà la “Giornata Nazionale della Mediazione Familiare”  in Italia giovedì 21 ottobre 2010.

La data coincide con il “Conflict Resolution Day”  proclamato dall’ACR (Association for Conflict Resolution), in collaborazione con il World Mediation Forum, che si celebra il terzo giovedì di Ottobre di ogni anno.

Il Conflict Resolution Day è stato istituito nel 2005 da ACR per:

– Promuovere la conoscenza della mediazione, arbitriato, conciliazione ed altri modi creativi e pacifici di risolvere i conflitti.
– Promuovere la risoluzione del conflitto nelle scuole, nelle famiglie, nelle aziende, nelle comunità, nelle istituzioni governative e nel sistema legale.
– Riconoscere l’importanza del contributo apportato dai mediatori
– Ottenere una sinergia a livello nazionale, celebrando questa giornata in tutto il paese e in tutto il mondo, lo stesso giorno.

Nel 2005, per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto alla risoluzione dei conflitti ed i suoi importanti benefici, il Consiglio Direttivo di ACR ha adottato il 20 ottobre 2005, come giornata della “risoluzione dei Conflitti”. ACR ha coordinato i suoi sforzi con quelli di altre organizzazioni ed ha raggiunto enti locali e gruppi internazionali per costruire un interesse ad unire eventi locali con la giornata del “Conflict Resolution Day”. Eventi sono stati fatti in Canada, Portogallo e nei 22 stati degli U.S.A. Anche negli Stati Uniti numerose contee, città e stati hanno adottato proclami che designavano una giornata o un’intera settimana come celebrazioni della risoluzione dei conflitti. Nel marzo 2006, il Consiglio Direttivo dell’ACR ha proclamato il terzo giovedì del mese di ottobre come “Giornata della Risoluzione dei Conflitti”.

Il 21 ottobre 2010, i soci AIMeF, saranno presenti nelle piazze delle principali città d’Italia  (Arezzo – Avellino – Bari – Cagliari – Caserta – Catania – Catanzaro – Chieti – Cosenza – Cremona – Firenze – Genova – L’Aquila – Latina –Lodi – Massa Carrara – Messina – Mantova – Milano – Palermo – Perugia – Pescara – Potenza – Ragusa – Reggio Calabria – Roma – Siracusa – Taranto – Treviso –Verona –- e altre località più piccole)  a disposizione di coloro che vorranno acquisire maggiori informazioni sulla mediazione.

La Mediazione Familiare è uno strumento efficace di aiuto alla coppia in fase di separazione o di divorzio.

– La mediazione aiuta a risolvere i conflitti mediante la discussione produttiva.
– Le decisioni sono condivise. Vengono prese tenendo in considerazione i bisogni dei genitori e dei figli, affinché gli adulti possano prendere insieme decisioni sostenibili per tutti e, quindi, durevoli.
– E’ la soluzione migliore per i figli. Il rapporto genitori-figli non si interrompe con la separazione o il divorzio: la mediazione familiare favorisce e valorizza la bigenitorialità.

Ne parliamo con Matilde Mancini, mediatrice familiare A.I.Me.F.

Cos’è la “mediazione familiare”?
La mediazione familiare, in materia di divorzio o di separazione, è un processo in cui un terzo, neutrale e qualificato, viene sollecitato dalle parti per fronteggiare la riorganizzazione resa necessaria dalla separazione, nel rispetto del quadro legale esistente. Il ruolo del mediatore familiare è quello di portare i membri della coppia a trovare da soli le basi di un accordo durevole e mutuamente accettabile, tenendo conto dei bisogni di ciascun componente della famiglia e particolarmente di quelli dei figli, in uno spirito di corresponsabilità e di uguaglianza dei ruoli genitoriali.
La mediazione familiare rappresenta un percorso privilegiato nel quale la coppia ha la possibilità di negoziare tutte le questioni relative alla propria crisi e alla separazione/ divorzio, sia in ordine agli aspetti relazionali che a quelli economici.
La mediazione ha, quindi, anche l’obiettivo di riattivare un dialogo interrotto, nell’ottica di una riorganizzazione delle relazioni familiari, in vista dell’esercizio condiviso delle responsabilità e ruoli genitoriali.

Chi è il mediatore?
Il mediatore familiare è un esperto con una preparazione specifica e certificata, che, sollecitato dalle parti, si adopera come terzo neutrale, nella garanzia del segreto professionale ed in autonomia dall’ambito giudiziario, affinché i partner elaborino in prima persona un programma di separazione soddisfacente per sé e per i figli, in cui possano esercitare la comune responsabilità genitoriale.
Il mediatore ha l’obiettivo di promuovere e facilitare l’autonoma negoziazione tra le parti per agevolare il raggiungimento di accordi condivisi e durevoli. I genitori potranno così sperimentare un metodo di composizione dei conflitti che potrà essere riutilizzato nel futuro.

Cosa non è ?
La mediazione familiare non è né una consulenza legale, né una consulenza coniugale, né una terapia individuale o di coppia. Il mediatore rimanda gli interessati ad un professionista nei campi delle scienze del diritto o sociali, quando dovesse risultare necessario.
Il mediatore familiare non è quindi un esperto al quale rivolgere domande di natura tecnica in materia legale, finanziaria, psico – pedagogica o altro, egli è invece un “facilitatore”, un correttore della comunicazione tra le parti.
Il mediatore familiare inoltre non risolve i conflitti, ma cerca di mettere le parti in condizione di uscire da una situazione di empasse riacquisendo l’abilità del problem solving. Sebbene un buon intervento di mediazione possa avere effetti terapeutici, non si tratta di una psicoterapia, in quanto non si pone come obiettivo la riduzione dei sintomi e/o la modificazione della struttura della personalità; è un intervento circoscritto e con precisi obiettivi, centrato prevalentemente sul futuro, piuttosto che sul passato.

Come si svolge?
Il percorso di mediazione si svolge in un contesto neutro ed accogliente, in un numero circoscritto di incontri, con entrambe le parti confliggenti. Raramente si rendono opportuni incontri individuali. Il mediatore è tenuto al più stretto riserbo su tutto ciò che avviene nel corso della mediazione.
Ciascuna parte è libera di interrompere la mediazione in qualsiasi momento.
Il processo di mediazione è caratterizzato da una fase di pre-mediazione, essenziale per una prima prospettazione delle problematiche da affrontare, cui segue la mediazione vera e propria che, partendo dalle posizioni di ciascuno e dall’esplorazione ed identificazione dei bisogni, porterà all’elaborazione di più opzioni e, infine, alle soluzioni atte a raggiungere l’obiettivo prefissato, nel rispetto dei bisogni emersi.
Verrà, quindi, redatto un documento, sottoscritto dalle parti, nel quale saranno riportati i termini essenziali dell’accordo raggiunto. Ciò consentirà, se le parti lo vogliono, di giungere, in tempi molto più brevi, con costi notevolmente ridotti e con il supporto di un legale, ad una separazione/ divorzio consensuale.




Le ferite di una separazione

di Vanessa Mannino

Padri che rivendicano la propria podestà sui figli, spesso minorenni, madri sempre più agguerrite e sempre meno comprensive: è questo quello che emerge negli ultimi mesi dai fatti di cronaca in riguardo alle tematiche del divorzio.
Personaggi famosi, e non solo, che “spiattellano” le loro storie di separazione o divorzio, di processi in cui il giudice preferisce affidare il minore alla madre o viceversa.
E’ questa la dimensione della fine di un matrimonio di cui piace più trattare.
In realtà, parlare di tali episodi, a volte, nasconde sfaccettature ben più profonde. Fuggire da un marito che picchia la propria moglie, allontanarsi da una coniuge che beve e non prende parte alla vita di coppia come dovrebbe.
Parlare di una separazione implica diverse tematiche psicologiche troppo spesso omesse e messe da parte.

Nell’attuale società complessa, le stesse forme del vissuto quotidiano sono diventate estremamente complicate: ogni fattore del vivere sociale, così come ogni vissuto individuale, presentano innumerevoli sfaccettature e conseguentemente non sembrano più esistere valori stabili positivi, tali da offrirsi come punti di riferimento.
Dopo aver rivelato che  ‘l’esperienza di coppia stabile’  aumenta con il crescere dell’età, dei noti ricercatori affermano che i fattori considerati importanti per il buon rapporto di coppia sono: il rispetto, la fedeltà e una buona comunicazione, mentre confina su posizioni di minor importanza l‘intesa sessuale o la condivisione di valori e ideali.

Molte sono le dinamiche psicologiche che si accompagnano alla fine di un rapporto, in cui i fattori sopra elencati sonno venuti meno, soprattutto alla fine di quello coniugale.
La perdità dell’indentità può accompagnare quel coniuge che viene, ingiustamente, accusato e che, legato ancora all’altro da un sentimento d’affetto, tende ad auto-colpevolizzarsi senza un vero motivo.
Un po’ come la favola di Alice, storia in realtà per adulti come sottolinea la Woolf, nella quale tutto si basa sulla perdità dell’identità della piccola, storia che s’incentra su una domanda che neanche alla fine troverà una risposta.

I lunghi percorsi processuali, poi, infliggono alla persona sentimenti di ansia, stress e a volte anche di depressione: portare avanti processi giuridici contro una persona che ha fatto parte della nostra vita non è qualcosa di semplice, anche se non c’è altra strada da percorrere.

Un’identità minata, un orgoglio ferito, un’integrità familiare violata: anche queste piccole tematiche accompagnano la fine di un percorso che sarebbe bene affrontare omogeneamente.
Anna ci ha raccontato che il suo matrimonio è finito da poco, di punto in bianco, senza che lei lo volesse davvero. Suo marito se ne è andato lasciandola così senza parole.
A distanza di tempo, Anna ha capito che la colpa, attribuitale all’inizio, non è la sua: ma della doppia personalità del marito che da uomo dedito al lavoro e alla famiglia si è trasformato in un uomo dedito a tutt’altro: una sorta di dott Jekyll e mrs Hide.