Emma Marrone illumina il Palalottomatica di Roma

Foto di Serena De Angelis

Straordinario successo per la prima data romana di Emma Marrone con Adesso Tour al Palalottomatica,  dopo il debutto milanese e i concerti di Genova e Firenze. Opening Act affidato ad Elodie Di Patrizi e Antonino Spadaccino, entrambi protagonisti del programma televisivo Amici di Maria De Filippi.  Oltre ai brani del nuovo album non sono mancati i suoi più grandi successi completamente riarrangiati, in uno spettacolo in cui ha contribuito a decidere ogni aspetto riguardante scenografie, costumi e coreografie, oltre ad imprimere un preciso ritmo allo show che vuole raccontare le sue diverse anime musicali.

Emma saluta il pubblico con i brani Il paradiso non esiste e Poco prima di dormire. Si replica stasera al Palalottomatica con grande entusiasmo dei fan.



Festival di Sanremo 2012. La Messa è finita, andate in pace

di Cinzia Colella

Ora dovremmo esserci. Dopo la conferenza stampa conclusiva e il consueto appuntamento della domenica di Rai uno, in diretta dall’Ariston, dopo la serata finale, la 62esima edizione del Festival della canzone italiana può essere un capitolo definitivamente chiuso.

Numeri importanti per Morandi, soprattutto per la finale con il record assoluto di ascolti dal 2000.
La prima parte della serata in cui Emma si è aggiudicata la vittoria su Arisa e Noemi, è stata seguita da 14 milioni e 456.000 telespettatori con uno share del 50,93%. La seconda parte, con 12 milioni di spettatori e uno share pari al 68,73%. Cifre da capogiro che devono gran parte della loro lievitazione a quell’ingrediente scomodo, ma necessario a tenere alto l’interesse per uno spettacolo monotono e lungo, troppo: Adriano Celentano.
Neanche a dirlo che i picchi di ascolto si sono registrati proprio durante il suo intervento. Leggermente più corto del primo apocalittico show, ma arricchito di emozioni e di lacrime, quelle del ragazzo di Monghidoro, visibilmente commosso per aver ripercorso dentro di sé l’incontro con il Molleggiato e la sua carriera professionale. Il tutto sulle note di ‘Ti Penso e Cambia Il Mondo’, rianimata in continuazione dalla Sanremo Festival Orchestra.

In sala stampa, ieri, non sono mancate le comunicazioni importanti:  Morandi ha annunciato che la sua seconda conduzione a Sanremo sarà anche l’ultima, perché è necessario rinfrescare e innovare uno spettacolo storico e popolare prima che si incancrenisca ancora di più.
Anche il meccanismo di voto andrebbe rivisto, magari tenendo segreta la classifica provvisoria alla sala stampa – nel momento della golden share riservata ai giornalisti – per non influenzare le preferenze.

Un’altra nota di servizio riguarda Gianmarco Mazzi, direttore artistico di Sanremo che – dopo sei direzioni artistiche (e mezza) negli ultimi nove anni – ha deciso di lasciare il suo incarico, specificando che: ‘Nessuno mi ha chiesto le dimissioni. Considero concluso questo mio percorso’.
Poco male, anche perché la sua lista di proposte è piuttosto florida (tra le quali quella di diventare consulente artistico di “Amici” di Maria De Filippi, passando così a Mediaset) e non corre il rischio rimanere senza lavoro come – incautamente – afferma: ‘Da domani sarò anche un po’ disoccupato’.

Durante la conferenza stampa, non si è rinunciato comunque a riportare l’attenzione sul profeta Celentano con considerazioni che apriranno il varco ad altre sicure polemiche: Morandi, infatti, ha dichiarato che i fischi e i dissensi dimostrati a Celentano sono stati pilotati, non sa bene da chi, ma è certo che ci sia stata una contestazione premeditata.
Ne è convinta anche Claudia Mori che, appena terminata la performance del marito, ha fatto i complimenti al consigliere della Rai, Antonio Verro, seduto in prima fila, per “la buffonata” messa in piedi. Il sipario, quindi, non è ancora sceso del tutto.

‘L’ Arena’ di Giletti docet. Due ore abbondanti di confronto al rallentatore sulla questione Celentano vs Chiesa. Anacronistico parlarne in un contesto in cui i lepidotteri hanno avuto la meglio. Ancora una volta personaggi importanti come europarlamentari (Iva Zanicchi) cantanti (Pupo) e autorevoli penne hanno voluto dire la loro in merito, sbrodolandosi in analisi semiotiche senza fine. Cosa ne è venuto fuori? Un altro Messia: l’aquila di Ligonchio. Ad ogni intervento, invece che restare al suo posto, guadagna il centro del palco e profetizza, sino ad invocare la benedizione domenicale delle masse: ‘Sia lodato il Signore’, e il pubblico: ‘Sempre sia lodato’. Discutibile.

In collegamento da Milano, lui, Marco Tarquinio, il direttore de “L’Avvenire” che sembra ben predisposto ad una pacifica riconciliazione con Celentano (e verso il quale ammette di non aver polemizzato ma ‘solo fatto dell’ironia’), e si è spinto oltre: è riuscito a vedere Cristo nel volto di Adriano, come gli chiede Guillermo Mariotto, anche perché ci si ‘sforza di vedere Gesù nei volti più scomodi’.
Che l’abbia visto anche in quello di Pupo che – inaspettatamente – lo pungola?: Vi è mai capitato di chiedere la chiusura di un programma televisivo?’, gli chiede riferendosi alle critiche del Molleggiato ai giornali cattolici. No, non l’abbiamo mai chiesto’, risponde il direttore.  Non è vero! – replica prontamente il cantante – non è vero, io mi sono trovato a vivere personalmente un’esperienza del genere, quando Avvenire chiese la chiusura del programma ‘Il funambolo'”, in onda su Raitre nel 2004.
E così, anche Pupo – che non ha ancora trovato Dio e il dono della fede – ha avuto il suo provvidenziale momento per togliersi qualche sassolino di troppo.

Da Roma, invece, è intervenuto Don Mario Pieracci, il prete ringraziato più volte da Celentano per averlo difeso durante l’attacco mediatico. Ribadisce di aver intravisto in lui la presenza forte di Dio che parlava in quel momento a milioni di persone e che invitava i preti a fare ciò per cui sono stati chiamati.

Insomma, tra visioni e trasfigurazioni, questa edizione del Festival (sempre più specchio di un Italia incagliata tra la mediocrità e il populismo), pare che sia stata un’esperienza mistica, anziché di costume. Ma il dato più rilevante rimane comunque solo uno: la C-string mania e il boom di vendite di questo utilissimo slip invisibile.
L’America sentitamente ringrazia e la comunità dei perbenisti è avvisata.

Ma siamo proprio sicuri che questo ‘Non è l’inferno’?
Amen.

 

FOTO: Letizia Reynaud




Finale Festival di Sanremo 2012, i look della serata. Ferragamo vince su tutti

di Annalisa Sofia Parente

Il Festival di Sanremo è finito e possiamo tirare velocemente le somme delle tendenze (se così vogliamo chiamarle) di questa edizione.
La monarchia del buon gusto è caduta a favore di una democrazia eterogenea di stili e look, lasciando spazio alla ghigliottina del trash imperante.
Con trash intendo non solo look soggettivamente sbagliati perché ferocemente inadatti all’Ariston o infelicemente idonei alla fisicità di chi li aveva scelti… ma anche una pornografia sottesa, sibilante che ha strisciato tra note e provocazioni divenendo, alla fine, addirittura prevedibile.
E la famigerata ‘farfallina’ di Belen è solo la punta dell’iceberg di una saga di trasparenze, spacchi interminabili e scollature vertiginose troppo simili a tendenze da provinciali discotecare in cerca di qualche occhio ‘piacione’.
Quando non c’è stata la provocazione sono subentrate l’antichità (la Mezzanotte dei Matia Bazar docet) o la scelta rassicurante e perseverante del total black (Dolcenera e Finardi sopra tutti ma anche molti altri cantanti).

Ma passiamo alle pagelle della quinta e ultima serata del Festival


Ivana più nuda che mai nel primo dei suoi abiti Sarli. E ci eravamo scandalizzati per mezzo inguine di Belen.
Vestito lungo nude look con imprinting che coprivano il necessario da coprire per non passare dall’erotico al porno.
Ivanka, parli poco e mostri troppo. Voto per questo abito: 3


Il suo secondo outifit è sempre by Sarli. Un abito lungo rosa confetto, con gonna molto ampia colma di plissé e volant e con bustier tempestato da perline. Deludente, ridondante, come gli abiti senza anima che ricoprono bambole abbandonate su mensole dimenticate.
Voto: ¾
Finalmente arriva il terzo outifit firmato Sarli dove l’eleganza principesca da grande sera diventa l’elemento caratterizzante di un abito romanticissimo color ghiaccio, costellato di punti luce Swarovski che rendevano Ivana irraggiungibile e preziosa divinità.
Voto per questo abito: 8


Nina Zilli, perché mettere in evidenza quei fianchi e quella pancetta che rappresentano la tua sola imperfezione? Un vestito blu a sirena, capelli cotonati e tanta poca armonia della figura.
Io ti chiedo soltanto… perché?
Voto: 3/4

Eugenio Finardi il Risparmiatore, ha portato sul palco lo stesso look per cinque serate consecutive: camicia nera fuori dai pantaloni rigorosamente neri. Ma dov’è il colore? Dov’è un cenno, seppur minimo, di cambiamento?
Voto:3/4
Loredana Berté è tornata tristemente borghese con il solito tailleur, il solito nero, i soliti capelli spaghetti scotti. Ancora gli occhiali ci ricordano che in fondo, un giorno, era quasi una punk.
Voto: 2
Rocco Papaleo originale in dolce vita e pantaloni neri… in pratica una versione slim di Platinette di ieri sera. Però ci piace, perché è simpatico e perché in fondo resta sempre elegante.
Voto: 7

Geppy propone per i suoi primi due outifit abiti neri con top sparkling, mentre per il terzo un abito lungo e morbido, stile impero, di colore blu intenso. Appare in splendida forma (saranno gli yogurt?) Ironica e più elegante e decente di molte ha scelto di togliersi solo le scarpe alla discesa delle scale, dimostrando con ironia che l’attenzione si può attirare anche senza provocazione da night club. La sua intelligenza e la sua eleganza le hanno fatto riscattare la figura femminile che quest’anno ne era uscita a tratti tristemente sconfitta.
Voto: 7

Emma in total black è almeno lontanamente elegante , se non fosse per il suo portamento da scaricatore di porto che non le conserte di sortire con il lungo spacco del suo abito, un effetto disarmante come la showgirl argentina.
Voto:5/6


Arriva Arisa la sobria in Mila Schön, anche lei tutta rigorosamente nera. Blusa e gonna a tubino, forse troppo fasciante per dei fianchi tondetti abbastanza. Lungo orecchino pendente e grossi anelli alla mano destra in bella vista.
Senza infamia e senza lode: 6-

Ancora nero, ma questa volta anche preannunciato dal nome: Dolcenera indossa un abito corto drappeggiato sui fianchi con strascico e bretelle (quasi semi spalline) con pietre brillanti applicate.
Finalmente senza calzini e quasi sufficiente, a piede nudo coperto solo da sandali neri.
Voto: 6—

Noemi ha un lungo vestito blu elettrico, scollatura a cuore, orecchino e make up dello stesso colore. Sembra un personaggio di una favola futurista con i suoi contrasti cromatici che stasera l’hanno lasciata però elegante e sapientemente stridente.
Voto: 6,5

Contemplando tutte le cinque puntate dell’ edizione 2012 del Festival di Sanremo, dichiariamo, secondo le nostre pagelle, il /la migliore e peggior vestito/a:

Vince il Festival di Sanremo 2012 per il look: Gianni Morandi.


Impeccabile ed elegantissimo nei suoi completi giacca- pantalone con camicia rigorosamente bianca e papillon firmati Salvatore Ferragamo, una garanzia in tradizione rinnovata e classe.
Inqualificabile e senza l’ombra di un look pensato minimamente la giovane Gaia Celeste che sembra un’adolescente di provincia con i suoi capelli con frangetta gonfia anni 90 che ha deciso di vestirsi/svestirsi con shorts neri, calze nere e top rosso con ciondolo azzurro.

Al prossimo Festival! Spero che le voci siano accompagnate dalla scelta di look innanzitutto caratterizzanti dei personaggi che rappresentano, senza la ricerca spasmodica di mise forzatamente stravaganti e senza l’indifferenza di chi crede di non poter essere giudicato per l’abito pur sapendo che questo non farà forse fare il monaco, ma un concorrente degno dell’Ariston, sì.
Ad esempio Patti Smith, fuori concorso, ma vincitrice a pieni voti, è abito, monaco e preghiera.