Medioera 2014, la rassegna del digitale a Viterbo tra grandi nomi e divertimento

Grande attesa per la quinta edizione di Medioera, il Festival di Cultura Digitale che si terrà a Viterbo, a Palazzo dei Priori, dal 30 aprile al 4 maggio. Una rassegna dedicata alle innovazioni tecnologiche più significative; uno sguardo obliquo e cross mediale sulla rete di cui esplora, legge e interpreta le tendenze, le opportunità e gli stili coinvolti in un incessante processo di superamento e contaminazione reciproca. medioera

Giornata piuttosto intensa quella di apertura. Mercoledì 30 aprile si inizierà infatti alle 17 con il talk show “Verso la Vittoria: la prima guerra mondiale attraverso i filmati digitalizzati dalla Rai” proposto da Gino Roncaglia, docente dell’Università degli Studi della Tuscia. Seguirà l’incontro “Quale innovazione in Europa” con gli europarlamentari Silvia Costa e Marco Scurria, per poi proseguire con Alec Ross, volto simbolo della rivoluzione digitale che negli ultimi anni ha travolto quasi tutte le diplomazie del mondo, ricoprendo il ruolo di senior advisor per l’innovazione per il segretario di Stato Hillary Clinton, ma anche organizzatore delle politiche tecnologiche, dei media e delle telecomunicazioni durante la campagna elettorale del presidente Obama. Chiuderà la prima giornata il giornalista, blogger e conduttore televisivo Diego Bianchi, più conosciuto come Zoro, proponendo Gazebo @Medioera.

Piena anche la giornata di venerdì 2 maggio che si aprirà (alle 16) con Alessio Maria Braccini, docente di Management Information Systems e Research Fellow presso il Centro di Ricerca CeRSI della Luiss Guido Carli, che a Medioera terrà l’incontro dal titolo “ICT e organizzazioni: le generazioni digitali al lavoro”. Subito dopo (alle 17) Cristiana Farina, Ivan Silvestrini, Marilena Pellegrini, Barbara Petronio, Alexis Sweet proporranno l’incontro “Sotto gli occhi di tutti: la reinvenzione della realtà nella narrazione visiva”. “Storytelling: l’industria dei media tra condivisione e circolazione” è invece il titolo dell’appuntamento (ore 18) curato da Adele Savarese, consulente marketing freelance per numerosi brand e managing editor del magazine marketing più letto in Italia Ninja Marketing. Si parlerà poi (alle 18,30) di come le elezioni sono cambiate nel corso degli anni dal punto di vista mediatico. Giampaolo Rossi, Gianpietro Mazzoleni, Massimiliano Panarari, Paolo Guario, Sergio Ragone e Francesco Cutro affronteranno il tema “Dai comizi elettorali ai social network”. Alle 21 sarà la volta dell’incontro “#4X4 La forza motrice dell’innovazione” con Carlo Infante, Antonio Saggio, Annibale D’Elia, Federico Garcea e Mauro Rotelli. Chiuderà la terza giornata di Medioera Hila Oren, amministratore delegato di Tel Aviv Global City (società in prima linea per l’attuazione dei progetti per il restyling e lo sviluppo commerciale, turistico e internazionale della città di Tel Aviv), oltre a essere presidente della School of Visual Teatro a Gerusalemme, membro del Dipartimento della Cultura presso il ministero israeliano della Cultura, e ancora, consigliere per gli affari culturali ed educativi per nove governi locali.

Sabato 3 maggio alle 16 il pomeriggio Medioera avrà inizio con “Perché Tumblr ce l’ha fatta?” proposto da Antonio Pavolini, business analyst e digital media in Telecom Italia, Mafe De Baggis, esperta di comunicazione e progettazione di ambienti social online, e Filippo Pretolani, cofondatore dell’Istituto Kaspar Hauser per gli Studi Economici ed esperto di progetti editoriali in ambito digital marketing. Alle 17, un volto noto come quello di Francesco Facchinetti, insieme a Francesco Sole, uno dei più noti youtuber di successo,  Michael Righini, star del web, nato come video maker con un suo canale Youtube e oggi collaboratore di aziende come Rai, Mediaset, Deejay e Telecom, e Laura Mirabella, country manager Italia di Deezer, uno dei servizi streaming musicali più diffusi i Italia proporranno l’incontro dal titolo “Pensa, Realizza, Monetizza”. Non poteva mancare a Medioera un appuntamento dedicato a Expo 2015, principale evento del prossimo anno come. Protagonista dell’incontro sarà il giornalista Roberto Arditti, direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015. Alle 18,30 Selvaggia Lucarelli, opinionista, conduttrice televisiva e radiofonica, blogger e scrittrice, presenterà il suo libro “Che ci importa del mondo”.

Durante la conferenza stampa di presentazione, oltre al Presidente dell’Associazione “Gioventù Protagonista”, Marco De Carolis, al direttore artistico Massimiliano Capo e agli organizzatori Claudio D’Angeli e Mauro Rotelli, sono intervenuti: il Sindaco Leonardo Michelini, l’Assessore alla Cultura, Antonio Delli Iaconi, e l’Assessore Provinciale alle Politiche Giovanili, Giuseppe D’Angelo.

Numerose le iniziative che si alterneranno agli incontri in programma presso la Sala Regia di Palazzo dei Priori. Due gli appuntamenti previsti per giovedì 1 maggio: alle 11, nel cortile di Palazzo dei Priori il #droneraduno, insieme a produttori, piloti e appassionati, con tanto di volo dei droni, e alle 16, in piazza del Plebiscito, insieme al giornalista Carlo Infante, il walk show, ovvero una passeggiata, una conversazione con radio e smartphone per connettersi come uno “sciame intelligente” e confrontarsi sull’innovazione territoriale e rilasciare feedback. Sabato 3 maggio ci sarà spazio anche per la MediaRun e per l’Instagram Awards. Domenica 4 maggio, Medioera proporrà l’Instawalk Centro Storico.

Tante altre le iniziative previste durante i cinque giorni di manifestazione, tra cui aperitivi digitali e l’extrafestival a conclusione di ogni giornata.

Info e iscrizioni: MediaRun al numero 0761 270772, #droneraduno al numero 0761 347221. Per ulteriori informazioni sul programma e sugli ospiti www.medioera.it




Nucleare: anche dal PDL arriva un SI’ al referendum

“L’Italia ha scelto, oltre venti anni fa,  di bandire la costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio per motivi di sicurezza, di rispetto dell’ ambiente, di conformazione  geomorfologica del proprio territorio – dichiara l’ on. Scurria, europarlamentare Pdl/PPE – al contrario di altre nazioni europee e non,  che hanno scelto la strada del nucleare per l’ approvvigionamento energetico. Oggi, con vent’ anni di ritardo ed almeno altri venti prima che un’ipotetica nuova centrale possa dirsi costruita e pronta a fornire energia al nostro Paese, rischiamo, qualora non  vincessero i sì, e si volessero costruire centrali con le tecnologie attualmente disponibili,  di essere ancora una volta fanalino di coda tra i Paesi industrializzati.”

“Inoltre – prosegue l’ on. Scurria – paesi come la Germania stanno, proprio in questi giorni,  decidendo la dismissione delle centrali con gli altissimi costi che ciò comporta e che, come dice Tremonti,  andrebbero conteggiati come facenti parte del debito pubblico di quello Stato. Potrebbe essere questo, invece, il tempo per divenire capofila di una nuova strategia energetica investendo in ricerca ed innovazione”.

Altri esponenti di punta del PDL si dichiarano contro il nuclare. Domani, 9 giugno, alle ore 16.30 in Piazza di San Lorenzo in Lucina a Roma ci sarà una mobilitazione promossa dal Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli, dall’Assessore alle Infrastrutture e Lavori pubblici della Regione Lazio Luca Malcotti e dall’associazione di giovani del Pdl Officina Futura.

“Bene ha fatto il Governo ad approvare la moratoria sulla costruzione di centrali nucleari, ma è fondamentale che su questo tema si ascolti la voce e l’opinione dei cittadini”, dichiara il Vicepresidente del Pe Angelilli.




‘Skills 4 Cloud’: nuove regole per il cloud computing

clou computingdi Vanessa Mannino

Si è svolta il 18 Marzo al Parlamento Europeo di Roma, la conferenza “Skills 4 Could”, organizzata da Microsoft, alla presenza di importanti cariche istituzionali e non solo, che hanno a lungo dibattutto sull’importanza assunta dalle nuove tecnologie, anche come opportunità di sviluppo per i settori produttivi.

Presente all’evento l’on. Marco Scurria europarlamentare e componente italiano dell’intergruppo per Internet, Gianni Pittella Vice Presidente del Parlamento Europeo, Pietro Scott Jovane Manager Microsoft, Franco Pizzetti Garante per la Privacy, il senatore Maurizio Gasparri e l’onorevole Mario Valducci.

Al centro del dibattito il settore del cloud computing: quello che consente di spostare ciò che “pesa” sul computer in uno spazio virtuale, per cui non ci sono ancora regole e normative specifiche, necessarie ora considerandone l’imminente sviluppo di mercato complessivo: che si prevede sarà pari a 55 miliardi di dollari nel 2014. L’intento dell’incontro tra Microsoft e rappresentanti istituzionali è stato quello dunque di confrontarsi e di proporre idee utili per consentire un maggiore sviluppo della società dell’informazione e trarre benefici dall’avvento del cloud computing.

Tutti i partecipanti hanno più volte sottolineato come è strettamente necessario far entrare il could computing nell’agenda politica italiana ed europea, per costruire uno scenario chiaro e condiviso in grado di apportare benefici economici, sociali, occupazionali. L’importanza che oggi assumono le nuove tecnologie non può di certo essere omessa, anche se per quanto riguarda l’Europa, la conferenza ha fatto emergere una nota dolente: ingenti fondi vengono stanziati per l’agricoltura e per le infrastrutture, e solo il 7% dei fondi viene investito per l’innovazione tecnologica. Di certo un limite che permette, in questo settore, uno scarso decollo della stessa U.E, la quale, secondo Pittella, dovrebbe lanciare la propria dote finanziaria attraverso l’emissione di Eurobond, i quali sosterrebbero un piano europeo per la crescita e per lo sviluppo informatico.

Jovane, invece, ha dichiarato come urge, a seguito dei veloci cambiamenti tecnologici, immettere nella logica organizzativa delle aziende il could computing attraverso il quale verrebbero apportati tre sicuri benefici all’azienda che se ne avvale: maggiore business, semplificazione dell’information tecnology aziendale e apporto di applicazioni per le quali i benefici supererebbero di netto i costi sostenuti. Una bella sfida da cui la stessa società trarrebbe vantaggio grazie ad una “collaboration” positiva, attraverso la  quale verrebbero abbattute le frontiere presenti nella logica organizzativa e grazie alla quale si potrebbero raggiungere obiettivi lavorativi e di produttività anche da casa.

Scurria non esita ad ammettere come, in realtà, il nostro Paese pone poca attenzione all’importanza che il could computing ha e potrebbe avere per lo sviluppo dell’intera paese: sottolineando così come lo stesso sia uno strumento di sviluppo che sta cambiando e cambierà il mondo. La proposta è per lui quella di originare intergruppi attraverso i quali dare il via ad uno sviluppo normativo condiviso che possano essere attuate per mezzo di un’attiva collaborazione politica. “Il could computing deve entrare nell’agenda politica, conclude, perchè è lo strumento che può veramente cambiare la nostra società.”

Dorothee Belz, della Microsof, affronta, nella seconda parte della mattinata la stessa tematica, aggiungendo come, una volta avviato il processo di could computing, sia necessario dotarsi di nuove competenze tecnologiche e informatiche, ma anche lavorative che di certo non sono sconosciute a quella che oggi è definita la ‘generazione facebook’. Quindi largo spazio anche ai giovani e buone probabilità di una rivisitazione organizzativa e gestionale dell’Amministrazione Pubblica che ha bisogno di quattro direttrici di sviluppo: regole, infrastrutture, tecnologie e corretta gestione delle informazioni, direttrici che si intrecciano tra loro, in un sottile filo rosso, con le nuove competenze richieste, che tuttavia necessitano di essere condivise. D’altronde ogni singolo soggetto imprenditoriale, grande o piccolo che sia, ha la possibilità di avvalersi di piattaforme di could computing e questo incide direttamente sul calo della decentralizzazione delle stesse imprese, che “emigrano” all’estero per attutire i costi di produzione.

Bisogna quindi incrementare gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo affinchè si possano aiutare le aziende europee che vengono meno in avanguardia rispetto agli Usa. Come messo in risalto, l’approccio al could computing è il medesimo di quello utilizzato per i programmi scientifici, e come a questi ultimi bisogna dare nettamente più importanza e più risorse non solo per le aziende di oggi, ma anche per quelle che verranno.




‘Gli occhi della guerra’, l’orrore della guerra in una mostra fotografica

di Anna Esposito

“La guerra e la malattia, questi due infiniti dell’incubo” le parole con cui Louis-Ferdinand Céline tenta di raccontare l’abisso, che privo di occhi resta uno sgomento e atterrito silenzio. Céline scelse di sporgersi per guardarlo, quando partì come volontario per il fronte, quello della Prima Guerra Mondiale. Ne tornerà provato nel corpo e nella mente, la grave ferita riportata alla testa gli varrà una medaglia al valore e una serie innumerevole di fantasmi, che riempiranno le pagine del suo capolavoro, Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit, 1932). Tante, troppe ancora le guerre che infiammano i popoli della Terra, ciascuna ha un nome, ma in tutte c’è lo stesso volto, lo stesso inferno, il medesimo incubo per chiunque ne venga risucchiato.

E stata inaugurata oggi al Parlamento Europeo una mostra fotografica “Gli occhi della guerra” di Almerigo Grilz, Fausto Biloslavo e Gian Micalessin,  gli occhi di tre giornalisti che in questi 25 anni si sono resi testimoni instancabili, rischiando la propria vita, di dilanianti conflitti fin negli angoli più remoti e dimenticati dall’uomo, spinti da una passione “maledetta”. “Quando ho pensato di proporre la mostra fotografica ‘Gli occhi della guerra’  al Parlamento Europeo – dichiara l’ on. Marco Scurria–  non era neanche immaginabile che il regime libico, come pure quelli di Tunisia ed Egitto, potessero essere rovesciati da nuovi venti di guerra. La mostra assume, quindi, un carattere di stretta attualità per gli argomenti che tratta.” Presente all’inaugurazione della mostra anche l’ambasciatore afghano, Homayoun Tandar, che condivide a appoggia il messaggio che ha ispirato la mostra. “Sono foto di 30 anni di guerra realizzate da tre “pazzi” come Almerigo Grilz, Fausto Biloslavo e Gian Micalessin che hanno voluto raccontare anche guerre “dimenticate”, quelle contro dittatori che non assurgono agli onori delle cronache perché la strada per la libertà di quei popoli  non corre lungo le viscide corsie del petrolio.”, inequivocabile il riferimento dell’on. Scurria alla questione libica e alla decisione delle forze Nato di lasciar precipitare ogni intermediazione procedendo con la forza delle armi.

“Almerico Grilz– continua Scurria- è caduto nel 1987  durante un reportage sulla guerra in Mozambico;  Fausto Biloslavo, non è con me, oggi, perché si trova in Libia dove prova, regime libico permettendo, a raccontare una guerra  ancora per molti versi poco chiara. E’ importante che la mostra sia allestita al Parlamento europeo a Bruxelles, centro dell’ Europa, perché  l’ Europa tutta gioca un ruolo importante per i futuri assetti nel Mediterraneo.  Il richiamo ai principi di libertà e di democrazia che ispirano l’ Unione Europea, debbono far riflettere sulle situazioni che si vivono in paesi come la Cina o l’Iran dove mancano o sono carenti il rispetto della dignità umana e le più elementari forme di libertà. Gli orrori che si generano dalla guerra”.

E di orrori Fausto Biloslavo deve averne visti tanti, quelli intrappolati negli scatti in mostra a Bruxelles hanno il colore rosso del sangue versato in Africa negli anni ottanta:in Uganda, Angola e nel disperato Ruanda. Poi il reportage durante la prima invasione israeliana del Libano nel 1982 fino all’ultima drammatica tragedia dell’Iraq.  Le fotografie scandiscono tutto il martoriato cammino dell’Afghanistan  dall’invasione sovietica fino ad oggi, alcuni scatti per ricordare le guerre più feroci, quelle dimenticate, come nel caso della Birmania o del Nicaragua. La mostra è stata realizzata con il sostegno del Mo.D.A.V.I., un’associazione no-profit impegnata a livello internazionale in iniziative di solidarietà in favore di aree particolarmente disagiate e difficili.

Gli occhi della guerra, di chi la vive suo malgrado, se ne trova scaraventato e come Davide combatte il suo Golia, nel tentativo di sopravvivere. Gli occhi della guerra sono anche quelli dei giornalisti, dei fotografi, che convivono con “l’infinito dell’incubo” per potercelo raccontare. “La guerra è crudele”, dice Biloslavo “e non guardarla negli occhi non basta ad eliminarla.”

Di seguito il videomessaggio dell’on. Marco Scurria che ha presentato la mostra ‘Gli occhi della guerra’ al Parlamento Europeo di Bruxelles. E quello che Fausto Biloslavo ci ha fatto pervenire in occasione dell’inaugurazione della mostra, impossibilitato a presenziare perché in queste ore impegnato nel difficile compito di dover raccontare la guerra di una Libia ferita da una pioggia di bombe e dalle violente rappresaglie del regime di Gheddafi.




L’Europa a un anno dal Trattato di Lisbona: intervista a Marco Scurria

di Paolo Cappelli

L’Associazione di studi giuridici e criminologici ‘Silvia Sandano’, unitamente all’Università degli Studi Roma Tre,  ha promosso il Convegno “L’Europa a un anno dal Trattato di Lisbona”, che si è celebrata ieri presso l’Aula Magna dell’Ateneo e oggi presso l’Esedra di Marco Aurelio in Campidoglio. Nei due giorni di convegno, l’uditorio, formato da giuristi e da molti studenti, ha potuto ascoltare i saluti dell’On. Andrea Ronchi, Ministro per le Politiche Europee, dell’On. Vincenzo Scotti,  Sottosegretario agli Affari Esteri, del Professor Guido Fabiani, Rettore dell’Università Roma 3, dell’Ambasciatore del Belgio, S.E. Jan De Bock e naturalmente dell’ospite della seconda giornata, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Tre le sessioni, nell’ambito delle quali sono stati sviluppati gli interventi degli oratori, professori e dirigenti esperti nelle discipline del Diritto e della Procedura Penale: il modello democratico e il quadro istituzionale di fronte alla crisi, nel corso della prima giornata; l’idea di Europa, dalle sue origini al Trattato di Lisbona e oltre e la cittadinanza europea, nel corso della seconda.

Il Dott. Nicolò Cavalcanti di Verbicaro, Presidente dell’Associazione promotrice, ci ha fornito alcune informazioni sul convegno: “Il 1 dicembre 2010 segna il primo anniversario da quando il Trattato di Lisbona di riforma dell’Unione Europea è entrato in vigore. Le Facoltà delle Scienze sociali dell’Università Roma Tre (Economia – Giurisprudenza – Scienze politiche) hanno deciso di prendere spunto da questa ricorrenza per procedere insieme a una riflessione e organizzare a questo fine un convegno intitolato, per l’appunto, “L’Europa a un anno dal Trattato di Lisbona”. Il convegno vuole cogliere sotto il profilo interdisciplinare dell’economia, del diritto e della scienza politica alcune problematiche essenziali con le quali l’Europa è chiamata a  confrontarsi nell’attuale contesto, per vari aspetti critico e complesso, degli assetti mondiali, nonché, a seguire, all’interno dell’Europa e degli Stati che la compongono. E’ questo il motivo per il quale abbiamo invitato studiosi, personalità istituzionali che hanno vissuto, vivono o sono importanti testimoni della attuale fase di sviluppo dell’Europa a presentare le proprie considerazioni al convegno”.

On. Marco Scurria

Di particolare interesse, la presenza dell‘On. Marco Scurria, europarlamentare, membro della Commissione Cultura e della Commissione per i rapporti con l’Iran del Parlamento Europeo, nonché relatore della legge istitutiva dell’Anno Europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva. L’abbiamo avvicinato al termine del suo intervento introduttivo.

Onorevole Scurria, qual è il suo bilancio, a un anno dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona?

Il Trattato è una grande opportunità. Senza questo trattato, l’Europa sarebbe stata oggi più povera, a rischio, anche di fronte a una serie di crisi internazionali, quella finanziaria, quella economica, ma anche quella politica. Oggi, solo il Trattato di Lisbona permette di affrontare queste crisi e permette al tempo stesso di far sentire l’Unione Europea più vicina ai cittadini.

Il Trattato nasce però come un provvedimento sostitutivo della Costituzione Europea che non si è riusciti ad approvare. Voi che operate nei corridoi di Bruxelles e Strasburgo, avete percezione del se e del quando si potrà giungere alla stesura di una testo di Costituzione condivisa da tutti?

Vede, non credo sia molto importante soffermarsi sui nomi. Quello che è importante, soprattutto in Europa, è la sostanza. Un qualsiasi processo che permetta di sentire 27 Stati, magari domani saranno di più, oggi mezzo miliardo di cittadini, più uniti anche sotto valori comuni (e normalmente una Costituzione mette sicuramente in rilievo proprio questo nella sua prima parte) è certamente importante. Se poi si chiamerà ‘Costituzione’, o se ci fermiamo al Trattato di Lisbona, questo non è importante. L’importante è capire dove vogliamo andare e quindi quali sono le direttive politiche sulle quali l’Europa si vuole incamminare”.

Lei oggi parlerà di una legge, della quale tra l’altro è relatore, che tratta di volontariato e cittadinanza attiva. Si parla in particolare di solidarietà e non discriminazione. A suo giudizio, qual è la situazione in Italia riguardo a questi due ultimi aspetti?

Penso che su questo tema siamo all’avanguardia in Europa. Tutti i Paesi guardano all’esperienza italiana, perché il modello di solidarietà e volontariato esistente in Italia, il suo modello di sussidiarietà e quindi di partecipazione, anche tra pubblico e privato, in particolare privato no profit, è qualcosa cui guardano anche e soprattutto i Paesi dell’est, i quali, anche per motivi contingenti, quali il muro di Berlino e il regime comunista vigente fino a 20 anni fa, non avevano alcun tipo di organizzazione della società civile. Quindi, in questo il nostro sistema viene visto come qualcosa cui ispirarsi.

On. Marco Scurria

In qualità di membro della Commissione del Parlamento Europeo per i rapporti con l’Iran, Lei gode, rispetto agli altri, di una posizione privilegiata: un Iran nucleare e un suo conseguente ruolo nella regione, preoccupa?

Preoccupa molto. Intanto, qualunque Paese che sviluppa l’energia nucleare per fini anche militari e politici preoccupa. In particolare se ha ripetutamente, per bocca dei suoi leader politici e religiosi, paventato la cancellazione di un altro Paese, quello di Israele, dalla cartina geografica. Preoccupa perché è un Paese in cui la democrazia è ancora un sogno lontano e perché non è un caso che anche molti Paesi arabi, come abbiamo avuto occasione di leggere e di ascoltare, vedono nell’Iran un pericolo per la pace mondiale.

Però Ahmadinejad dice che i paesi confinanti con l’Iran sono tutti amici e che le notizie sulla propria nazione sono fabbricate ad arte dagli Stati Uniti…

Ecco, dobbiamo solo stabilire se quello che leggiamo è vero o meno. Penso che, proprio perché i Paesi arabi conoscono la realtà, si possano considerare equilibrati. Certo, alcuni sono democratici, in altri il livello di democrazia può migliorare, ma comunque tutti in quell’area respirano la tensione che le dichiarazioni e le attività dell’Iran evidentemente manifestano, dall’appoggio ad alcune forme di terrorismo internazionale, ad alcuni estremismi in alcune regioni già calde, ovviamente il riferimento è al Libano, alla Palestina, a Israele, e anche a ciò che non sta accadendo all’interno dell’Iran. Al Parlamento Europeo abbiamo ospitato e stiamo ospitando una serie di interlocutori credibili della cosiddetta minoranza iraniana, difensori dei diritti civili, che non sono riconosciuti; c’è la vicenda della pena di morte, dell’uccisione di una ragazza come Neda, della condanna di Sakineh, ci sono le lapidazioni, ovvero una forma di condanna a morte, che di per sé è sempre orribile, ma che lo è ancor di più, talvolta per reati opinabili. Quindi, mi sembra che qualunque Paese possa leggere nell’Iran, per lo meno, una forma di instabilità.





Il Parlamento Europeo premia il dissidente cubano Guillermo Farinas

Di Valentino Salvatore

Quest’anno il Premio Sakharov andrà al dissidente cubano Guillermo Farinas. Lo ha deciso il Parlamento Europeo, che ogni anno assegna questo prestigioso riconoscimento fin dal 1988 ad organizzazioni o personalità che si distinguono per la lotta a favore dei diritti umani e delle libertà individuali. Tra i premiati Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, le madri di Plaza de Mayo, l’Onu, Reporters sans Frontières.

Il riconoscimento prende il nome dal noto scienziato russo Andrei Sakharov. Questo fisico inizialmente collaborò alla sperimentazione per le prime bombe nucleari, ma poi contestò i test a scopo bellico e fu critico convinto del regime comunista. Tanto da contestare l’invasione delle truppe sovietiche in Afghanistan e fondare un comitato per i diritti civili, a difesa di dissidenti e perseguitati. Per questo venne insignito del premio Nobel nel 1975 ma confinato a Gor’kij non potè ritirarlo. Michail Gorbačëv, ormai deciso ad avviare la Perestrojka, nel 1986 permise il ritorno a Mosca di Sakharov, che fu eletto deputato nel 1989. Solo alla fine della sua vita, aveva potuto vedere l’inizio di una nuova Russia. Proprio a dicembre infatti morì.

Il cubano Guillermo Farinas, medico e psicologo quarantottenne, è noto per la sua attività di giornalista indipendente e attivista per i diritti civili. Per più di venti volte ha sostenuto lo sciopero della fame, proprio per denunciare la mancanza di libertà a Cuba. Eletto segretario generale nel sindacato dei lavoratori ospedalieri, venne poi arrestato per aver denunciato la corruzione delle alte sfere di un ospedale. Ufficialmente Cuba rende noto che i guai di Farinas derivano dalla denuncia di una collega e che si tratti di una bega lavorativa. Ma non è difficile notare il sottofondo politico della vicenda.

Il digiuno come arma di lotta non violenta è la strategia dell’attivista per catalizzare l’interesse internazionale sulla situazione cubana. L’ultima volta, proprio quest’anno, più di 4 mesi senza cibo, per chiedere la liberazione di alcuni prigionieri politici, dopo la morte in carcere di Orlando Zapata Tamavo. Si fermò solo quando venne annunciato il rilascio di 52 contestatori, grazie ad un accordo tra la Chiesa e Cuba. Le immagini del suo corpo glabro ed emaciato, gracile come un prigioniero di Auschwitz e sormontato nonostante tutto da un faccione da cartone animato, fecero il giro del mondo.

La candidatura di Farinas è stata presentata e sostenuta dal Partito Popolare e dal gruppo dei Conservatori e Riformisti, col sostegno di 92 parlamentari. In lizza per il riconoscimento, anche l’Ong Breaking the Silence, costituita da veterani e soldati dell’esercito israeliano nel 2004 contro l’occupazione della Cisgiordania, oltre a Birtukan Mideska, leader del partito d’opposizione in Etiopia e condannata al carcere per due anni. Di diverso tenore i commenti all’evento, che “riafferma il principio di libertà contro ogni censura ideologica nei regimi comunisti” e “provocherà un’accelerazione all’ormai imminente fine del regime di Castro a Cuba”, secondo Marco Scurria (europarlamentare Pdl-Ppe).

Il capogruppo Pd a Bruxelles, David Sassoli, definisce il dissidente “un testimone significativo della lotta per la democrazia nel mondo” e “uomo che è davvero un esempio di quanto sia ancora lunga la battaglia per i diritti civili e la libertà”. Ma l’assegnazione del premio al giornalista fa discutere l’Europa. Troppo legata a logiche e bilance politiche, secondo alcuni. In ventidue anni, per la terza volta il Sakharov è stato dato ad un oppositore del regime cubano. E a distanza di pochi anni: nel 2002 andò a Oswaldo Paya e tre anni dopo alle Damas de Blanco, cioè al movimento che riunisce i parenti di coloro che sono stati imprigionati per reati d’opinione a Cuba. Marie-Christine Vergiat del Front de Gauche pour Changer d’Europe parla infatti di scelta “scandalosa”, perché l’ennesimo premio ad un anti-castrista è “un segnale politico che lo svaluta”. L’esponente della sinistra europea chiede che il nome del vincitore sia scelto non più dalla conferenza dei presidenti, ma con voto di tutti i parlamentari.

La consegna è prevista per il 15 dicembre. Qualche giorno dopo una data simbolica, l’anniversario della firma della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, avvenuta a Parigi il 10 dicembre 1948. Jerzy Buzek, presidente dell’Europarlamento, spera di poter consegnare personalmente il premio a Farinas, anche con la presenza delle Damas de Blanco. Lo psicologo e attivista ha risposto dalla sua casa a Santa Clara che “il mondo civilizzato, il Parlamento Europeo, stanno mandando un messaggio al governo di Cuba, è tempo per la democrazia e per la libertà di espressione”. E fa sapere che potrebbe cominciare un altro sciopero della fame se il regime non gli permetterà di recarsi a Strasburgo.




Ricordando Vincenzo Muccioli

Negli anni ’80 e ’90 Vincenzo Muccioli e San Patrignano dividevano in due l’opinione pubblica del nostro Paese. Per Moltissimi il fondatore di Sanpa e la sua comunità rappresentavano il simbolo della lotta alla droga e del recupero dalla tossicodipendenza, ma raccoglievano anche forti critiche, sia nei confronti della metodologia adottata, sia per la stessa personalità del fondatore. Critiche e perplessità che con il passare degli anni sono state, però, superate.

A 15 anni dalla sua scomparsa 26 comuni italiani, tra loro grandi città come Bologna, Milano, Napoli, Verona, Pescara, Roma, gli hanno già dedicato una via, una piazza, un parco, per ricordarne l’impegno sociale e umano e, soprattutto, l’opera d’educatore. La comunità, con il 70% dei ragazzi che terminano il percorso di recupero completamente reinseriti nella società e in condizioni di vita drug free, è considerata a livello mondiale un modello vincente nella prevenzione e nel recupero dall’emarginazione e la tossicodipendenza.

E per ricordare Vincenzo Muccioli i 1500 ragazzi di San Patrignano hanno organizzato 3 giorni di iniziative (17, 18 e 19 settembre) interamente dedicati a una riflessione sul valore della sua opera educativa e sull’attualità del suo messaggio culturale.

Sabato 18 (ore 17.00) è invece in programma la proiezione del film di Mimmo Paladino “Quijote” e alle 19.30 l’artista napoletano scoprirà una sua opera dedicata a Vincenzo Muccioli e da lui donata alla comunità riminese. Fine serata ancora in musica con lo spettacolo di Enzo Avitabile & Bottari.

La giornata finale (domenica 19 settembre), anniversario della scomparsa di Muccioli, avvenuta nel 1995, offre la presentazione di “Avrò cura di te”, documentario sulla storia di Sanpa realizzato da Andrea Muccioli e Gianpaolo Brusini. Mentre, alle ore 22.00 sarà di scena un recital teatrale diretto da Luciano Manuzzi, in cui Agnese Nano, Lucia Vasini e Ivana Lo Tito, leggono testi tratti dai libri e dagli articoli di Vincenzo Muccioli.

“Domenica sono 15 anni – ricorda il deputato europeo Marco  Scurria –  che è volato via un uomo particolare: si chiamava Vincenzo Muccioli ma noi lo chiamavamo Vincenzo. Ci ha insegnato che la droga, qualunque essa sia  fa schifo e bisogna starne il più lontano possibile e non solo perché “fa male”. In un momento in cui “culturalmente” era difficile essere “contro” ha lavorato, notte e giorno, con coraggio e dedizione per la vera “libertà”, quella dalla schiavitù della droga.  Con il suo agire ha dimostrato che chiunque può uscirne, nessuno è condannato a “vita”. Si deve  volerlo, certo, ma si deve anche saperlo fare. E lui, anche se assediato, ci ha mostrato come fare. Molti oggi sorridono per avere ritrovato la vita. I dati della relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze dimostrano un evidente  calo nei consumi di tutte le droghe. Questi risultati sono il frutto delle politiche che, nel solco dell’opera di Muccioli, hanno avuto origine.  Grazie Vincenzo e continua, da lassù, a volerci bene.”

leggi anche: Andrea Muccioli: vi racconto San Patrignano



Il Premio Lux del Parlamento Europeo alla Mostra del Cinema di Venezia

” A Venezia  con il Premio Lux, un “neorealismo”  alla ricerca di una comune identità” – dichiara Marco Scurria (P.d.L./P.P.E.).

“La 67° edizione della Mostra del Cinema di Venezia ha riscosso nel complesso delle varie sezioni un buon risultato: i film presentati, in concorso e non, hanno suscitato interesse ed apprezzamento  da parte del pubblico e della critica.

Il  Premio Lux, ideato dal Parlamento Europeo e  giunto alla sua  IV edizione, ha, quest’anno, introdotto novità molto importanti. Per la prima volta è stato possibile visionare, da parte del pubblico e degli addetti ai lavori grazie alla collaborazione con “Le Giornate degli Autori- Venice Days”  la terna dei tre film selezionati,tra i dieci proposti, che verranno poi votati, a novembre, dai Parlamentari Europei.

Erano presenti i registi Filippos Tsitos per il film “Akadimia Platonos“, Feo Aladag  con ” When we live” ed Olivier Masset-Depasse per “Illègal“. Giovani autori che sono stati ospiti del Premio Lux insieme, altra importante novità , a 27 giovani cinefili provenienti da tutti i Paesi membri.

Marco Scurria

“Questi giovani  per tutta la durata della Mostra del Cinema hanno avuto modo di vivere il Cinema a contatto con i protagonisti, vedere, respirare modalità  d’ intendere l’arte tra i più eterogenei. Dal Cinema si può partire e cercare nella sintesi che questi 27 ragazzi  porteranno nelle proprie Comunità d’ origine una motivazione in più per vivere insieme. Per questo- prosegue l’ On. Scurria – sono a Venezia e credo fortemente che dalla Cultura e dal Cinema in particolare possa passare il  rafforzamento delle identità culturali che ci legano. Non soltanto per il profitto nasce l’ Europa Unita, – conclude l’ On. Scurria- ma per traghettare verso il futuro delle giovani generazioni tutti i valori la storia e la cultura millenaria dell’ Occidente”




“FormaEuropa”, presentato a Roma il seminario sulla programmazione europea per il terzo settore

Di Anna Esposito

La crisi, il demone che ossessiona tutto il mondo conosciuto o quasi, sta divenendo motivo di seria preoccupazione per la sopravvivenza delle attività culturali nel nostro Paese e di tutto il terzo settore, considerando anche i gravi  tagli previsti dalla manovra economica che è stata approvata ieri con la fiducia dal Parlamento.

Gli scenari futuri si preannunciano allarmanti: gli addetti ai lavori parlano di paralisi quasi totale delle attività di prestigiose strutture come Palazzo Venezia, il Macro, il Maxxi, il Chiostro del Bramante, il Vittoriano a voler citare solo quelle della Capitale.

Mentre i fondi destinati alla cultura si prosciugheranno, l’ossigeno che contribuirebbe a risollevarne le sorti potrebbe giungere da Strasburgo grazie ai fondi stanziati dal Parlamento Europeo. A tal fine all’Ara Pacis a Roma è stato presentato nei giorni scorsi il seminario “FormaEuropa, un approfondimento sulle tematiche legate proprio alle modalità di accesso ai fondi e alle procedure necessarie per beneficiarne, promosso da ASI Ciao e Modavi Onlus al quale ha preso parte  l’On. Marco Scurria, Europarlamentare, Coordinatore del P.P.E.  alla Commissione Cultura del Parlamento Europeo.

Se da un lato i tagli vengono ritenuti un “male necessario” in tempi assai difficili, il problema di riuscire a continuare a salvaguardare e promuovere l’inestimabile valore della cultura in Italia sta suscitando dibattiti e anche molta agitazione.

“In Europa – dice l’On. Scurria –  arrivano fondi che provengono direttamente dai bilanci dei singoli Stati Membri, non vengono prodotte ricchezze dall’ Istituzione Europea. Ogni anno l’Italia destina  una fetta  del proprio bilancio all’Europa. Purtroppo molto spesso queste risorse, come dice il Ministro Tremonti, non ritornano sotto forma di finanziamento a progetti od interventi sul nostro territorio perché non abbiamo ancor oggi chiare le modalità e le procedure formali  richieste per ottenere l’approvazione dei progetti presentati; ciò è tanto più grave se riferito ad ambiti culturali ed artistici che vedono  il nostro “Bel Paese”  indiscusso leader mondiale. Iniziative come “ FormaEuropa” nelle quali vengono spiegati ed illustrati  in concreto i passaggi e le modalità per accedere ai fondi europei sono davvero utili    per provare a  colmare il gap che ha l’Italia rispetto agli altri Stati dell’ U.E.  Inoltre , se le Piccole Imprese, le Associazioni, gli stessi Enti Locali,  avessero bisogno di consigli, indicazioni   per la presentazione (molto spesso in inglese) od altro sono a disposizione per fornire supporti in tal senso.”

Alla presentazione sono intervenuti anche il Presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma, l’On. Federico Mollicone e il Presidente  Istituzione Biblioteche del Comune di Roma, il Dott. Francesco Antonelli.

E mentre si discute di tagli e si teme  l’agonia del settore culturale italiano a brillar come una stella che indica la direzione al marinaio disorientato, il successo innegabile della grande mostra su Caravaggio tenutasi a Roma presso le Scuderie del Quirinale, che ha incassato sei milioni di euro generando un indotto per la città stimato in oltre 30 milioni.