A Roma il primo Women’s Rights Fashion Mob: il mondo della moda si mobilita contro la violenza sulle donne

di Stefania Taruffi

Venerdì 8 marzo, in occasione della Festa delle Donne, alle ore 14.00 presso la Scalinata di Piazza di Spagna a Roma, le modelle di “Officina Moda e Dintorni”, munite di pennarelli, faranno scrivere ai presenti frasi o pensieri sulla piaga sociale della Violenza sulle Donne. Il telo sarà donato all’associazione “Salva Mamme Salva Bebè” alla fine della manifestazione e sancirà la collaborazione fra la moda e la lotta alla violenza sulle donne.

Segno di riconoscimento della manifestazione sarà una maglia gialla o nera e foulard giallo che le modelle partecipanti indosseranno (la Sorensen consulting comprerà per la manifestazione 60 magliette con logo”Women’s Rights Fashion mob” e le frasi della canzone “Malo Di Bebe- unico sponsor). Hanno confermato la loro presenza politici, manager, vip, Imprenditori.

Le modelle dopo aver sfilato sulla scalinata, passeranno presso tutti i negozi del Tridente che esporranno il simbolo “Women’s Right Fashion Mob” e faranno le foto per documentare la giornata all’interno del negozio e con i titolari e/o commessi, in base alle richieste specifiche.

Le attività commerciali disposte potranno devolvere, da venerdì 22 marzo, 10/20 centesimi a scontrino/cliente alla Onlus “Salva Mamme Salva Bebè”, tramite contatti e accordi diretti con l’associazione.

Officina Moda e Dintorni è un progetto ideato da Tiziana Sirna, titolare della Ma.Ma.Management. Nasce a giugno del 2010 senza scopo di lucro, completamente autofinanziato e con lo scopo di permettere a giovani talenti di avvicinarsi al mondo della moda e dello spettacolo in maniera trasparente, mirata, professionale e completamente gratuita per chi ne usufruisce. In tre anni, oltre a raggiungere gli obiettivi prefissati, Officina Moda e Dintorni è diventata un punto di riferimento per molti giovani che desiderano lavorare nel settore e rappresenta per questi, sia un momento di crescita professionale, sia umana. E’ diventato inoltre un circuito lavorativo importante per i collaboratori che ruotano intorno al mondo della moda come Fotografi, Hair Stylist, Mua, Videomaker etc.

Grazie a Tiziana Sirna, lo stilista Luigi Bruno, Naike Rivelli, Anthony Peth, Paolo Manzini, Paola Zanoni, Fabio Fileri, Francesco Magistro, Maggie Anselmo, Heldin The Illusionist, Gianluca Bonomo, i fotografi Paolo Manzini, Sabina De conciliis e Simone Santinelli, Anna Brunella  che hanno gestito e coordinato i vari settori sin dal giugno 2010, più’ di cento ragazze sono state promosse e formate sia umanamente sia professionalmente, in un ambiente trasparente, professionale e serio.

Il 12 dicembre 2010 nella suggestiva cornice dell’Aranciera di San Sisto, era presentata ufficialmente “Officina Moda e Dintorni” in una conferenza stampa/evento patrocinata dal Comune di Roma cui hanno partecipato, promuovendo e sostenendo il progetto, politici, imprenditori e giornalisti fra i più importanti del panorama Italiano. I primi a crederci sono stati: Naike Rivelli, madrina del primo anno e il Maestro Luigi Bruno, sostenitore e finanziatore della prima parte del percorso, che per quattordici mesi ne è stato parte integrante.

Fondamentale l’impegno e il tempo donato al progetto dall’On. Fabrizio Santori, dal Manager Stefano Cuzzilla, dalla Dott.ssa Sara Iannone, dalla Madrina “icona internazionale” Demetra Hampton, dall’attrice Paola Lavini, dagli stilisti Giuseppe Luciano e Massiliano De Trane, Paolo Tito, dalla giornalista Lucilla Quaglia, oltre a personaggi noti come, la Dott.ssa Paola Zanoni, Anthony Peth, la Dott.ssa Antonella Freno, l’On. Domenico Naccari, Antonella Lizza, il Dott. Elio Frasca, il Dott. Ettore Torrese, il Dott. Piero Galasso, David Nenci, il Dott. Lattanzi, Dylan Dj, Paolo Tito, la cantante Cecilia Gale, Heldin the Illusionist, la Marchesa d’Aragona, Andrea Roncato, la Principessa Irma Capece Minutolo e tanti validi professionisti, politici, Vip e aziende che hanno messo a disposizione il loro know how e il loro tempo, in maniera completamente gratuita.

In un panorama economico così difficile, in un’Italia in decrescita, in crisi, ci sono per fortuna ancora  realtà professionali di altissimo livello, come Officina Moda e Dintorni, che attraverso la buona volontà, la creatività, il baratto, il volontariato e le capacità riescono ancora a sopravvivere, dando un grande contributo alla crescita di alcuni settori, in questo caso la Moda, conferendogli anche una qualità indiscussa. Tuttavia, purtroppo, tali realtà sono molto rare.

Quello della Moda infatti è un settore ormai caratterizzato soprattutto da chi specula sui sogni delle aspiranti modelle e non sempre è una realtà seria e credibile. Questo accade anche e soprattutto nelle ‘normali’ agenzie che non sono più affidabili sui valori della qualità e della serietà, e che hanno messo in moto fra le giovani ragazze, spesso ingenue e desiderose di successo, un meccanismo perverso fatto d’illusioni e di falsi miti, come quello della magrezza e del guadagno facile, non collegato alla professionalità. Queste ragazze diventano dei salvadanai e non fonte di lavoro.  Officina Moda e Dintorni al contrario, è stata e continua a essere una risposta sana e pulita a questi e altri meccanismi malati e devianti, presenti nel mondo che ruota intorno al moda, alla pubblicità, al cinema.

In tre anni Officina ha selezionato e formato 110 aspiranti modelle e solo 73 hanno dimostrato di essere idonee, disponibili al sacrificio, a capire le finalità, le priorità di questo lavoro e di essere pronte a lavorare “professionalmente” nel settore. L’obiettivo dunque è quello di formare e introdurre nell’”Universo Moda” 200 ragazze offrendo un programma completo, che abbracci tutta la ‘persona’, non solo la parte esteriore: i corsi di formazione prevedono infatti elementi di portamento, comunicazione televisiva, posa fotografica, fashion operator, trucco, bon ton, improvvisazione, servizi fotografici, stage, ma anche incontri con psicologi, nutrizionisti e personal trainer.

Grazie alla collaborazione con 4 agenzie di moda e spettacolo: Emc Casting, Icon, Your Way e Ma. Ma. Management, molte delle modelle formate da Officina Moda e Dintorni sin dall’inizio hanno avuto la possibilità di lavorare per grandi Griffe e Maison, con clienti internazionali e in eventi di altissimo livello.

L’ulteriore Plus di questo progetto è l’Over Size: basta taglie 38 senza forme e un sonoro ‘SI’’ a modelle ‘belle e sane’ dalla taglia 38 alla 46. Il messaggio che deve arrivare alle ragazze è certamente quello che per essere ‘belle’ non è necessario essere ‘pelle e ossa’.

Sottolinea Tiziana Sirna: “ Officina Moda e Dintorni cerca ragazze “belle e normali” per i propri clienti e con normali intendiamo “in salute”. Siamo dunque decisamente contro i modelli di magrezza assoluta che in questi ultimi decenni hanno caratterizzato il mercato della moda, aumentando la tendenza delle giovani ragazze ai disturbi alimentari, con grandi ripercussioni sulla psiche.  La ricerca spasmodica della magrezza infatti è molto pericolosa per la psiche perché conduce all’annullamento di se stesse, della propria femminilità e del proprio Io. Questi meccanismi sono molto frequenti nel comparto e troppo spesso sono innescati dalle stesse agenzie-truffa che dopo aver “rubato legalmente” alle ragazze migliaia di euro per corsi, iscrizioni, book e quant’altro, poiché non hanno in realtà lavoro da offrire alle ragazze, le liquidano aggrappandosi a un presunto fattore estetico, accusandole di “non essere abbastanza magre”.

Non è anche questa, una subdola, sottile forma di violenza sulle donne?

www.mamamanagement.it
www.officinamodaedintorni.it

 

 




Roma New Generation vince la sua scommessa: la moda giovane nella Capitale riparte dall’Ostiense

di Stefania Taruffi

Grande successo a Roma per la moda finalmente emergente, nuova, d’avanguardia senza essere stravagante. Una couture portabilissima, fresca e versatile che ha i volti dei brand Rossorame, Lemuria, Così nero quasi blu, Jodiel, Chiarad, Garnet Heart e CrisBerry.

Al Museo della Centrale Montemartini nel quartiere Ostiense, nuova culla della movida culturale romana, l’evento “Roma New Generation” ha conquistato il pubblico in sala, numerosissimo, e farà a lungo parlare di sé perché era davvero tanto tempo che non si vedeva una manifestazione così nuova e sperimentale in una città che ha sempre troppa paura di osare.

Il team capitanato da Rossano Giuppa, Sonia Rondini e Tony&Guy, in partnership con Only One Management e in collaborazione con Accademia del Lusso è stato vincente.  Tra dj e vj set, con immagini potenti e suggestive proiettate per presentare il mood di ognuna delle sette sfilate, non c’era la classica formula del presentatore che introduce ogni designer e questa scelta ha voluto rompere ogni schema, ad eccezione del sorriso della speaker di RDS, Rosaria Renna, che ha presentato, come in una piece teatrale, il prologo e l’epilogo dell’evento.

Dunque finalmente sperimentazione e la determinazione di lasciare un’impronta nella moda usando quanto di più techno era possibile, sia nelle strumentazioni sia nella musica, ma soprattutto nelle idee con coreografie studiate per accendere la fantasia del pubblico in sala.

Nella vita bisogna saper osare se si vuole dire qualcosa di nuovo. Mettersi in gioco”- dicono gli organizzatori. Così il team di Roma New Generation ha scommesso su un quartiere – l’Ostiense – che a Roma può dare tanto nel futuro; ha scommesso su una location incredibile, in cui archeologia classica e industriale convivono armoniosamente in un “non tempo” che rende tutto molto potente visivamente e ha scommesso su sette nomi della moda, giovani emergenti, che sicuramente continueranno a far parlare molto di sé, muovendosi su più livelli, perché la moda ha tanti linguaggi di espressione: dalla couture più ammaliante di Rossorame di Bruno Simeone, con i suoi mini abiti in chiffon dai colori caldi della terra, alla sensualità fetish di Garnet Heart, con quei lunghi guanti che in realtà sono maniche che non si possono sfilare. Per passare alla freschezza e all’ironia dei capi colorati per la spiaggia di Cristelle e Romina Carrisi con il brand ChrisBerry. Ovviamente, per motivi di notorietà, il debutto in passerella delle sorelle Carrisi, figlie di Al Bano e Romina, era il più atteso: il loro marchio è giovane, frizzante e s’ispira ai fumetti anni ’80. Cristelle presente alla serata con un nuovo taglio di capelli, un caschetto platino sbarazzino, ha dichiarato: “Non mi piace parlare di mia sorella Ylenia, ma per quanto riguarda questa mia nuova attività, posso solo dire che quando ero piccola, lei mi leggeva La fabbrica del cioccolato, Gli Sporcelli, James e la pesca gigante, e altri romanzi di Roald Dahl, che mi hanno sicuramente formata. Mia sorella e’ dentro di me, e’ nelle cose che faccio. E’ fonte d’ispirazione della mia moda“. Simpatica la modella con il cartello “Free hugs”, che richiama la moda e gli spettatori al mondo degli abbracci. Ed ecco anche il glam hollywoodiano del beachwear raffinato di Chiarad, i preziosi accessori assolutamente deluxe di Jodiel, declinata al bianco e nero, con alcune contaminazioni di colore. Fino alla magia

Garnet Heart

Lemuria

degli abiti trasformisti di Lemuria, autrice attraverso la sua designer Susanna Gioia di una performance che ha lasciato tutti incantati per l’elegante inventiva con dei mini abiti e pantaloni double face completamente trasformabili in tante versioni diverse. Non un solo abito dunque, ma tanti abiti in uno. Per terminare la collezione declinata al nero di Così nero così blue.

Tanti modi di fare moda, tanti modi di essere moda che, proprio come le statue antiche e le macchine moderne del museo, tutte insieme, combinate tra loro, hanno dimostrato di poter coesistere felicemente. Non esiste una classifica. Non c’è differenza tra le emozioni che può regalare un capo haute couture, demicouture, pret a portér di lusso, beachwear.

Difficile stilare una classifica di gradimento dei brand più apprezzati da pubblico e addetti ai lavori, ma gli applausi, sinceri della gente presente e della stampa, hanno dimostrato che la scommessa è stata vinta.

Alla fine tutti sul palco, mano nella mano, stilisti e organizzatori, perché il miracolo di Roma New Generation, è stato il frutto di un vero lavoro di squadra. Aria nuova, giovane, lavoro di squadra e fantasia creativa.  Finalmente un vento d’innovazione a Roma.




Heart&Fashion:tra Cuore e Vanità…

di Annalisa Sofia Parente

Presso il prestigioso Westin Excelsior di Via Veneto a Roma, ha avuto luogo la seconda edizione di Heart & Fashion, divenuto oramai un riconosciuto evento di Gala e Solidarietà dell’ agenda capitolina.

Ritrovarsi in questo imponente hotel incute ogni volta quella riverenza- a volte involontaria- per quel Lusso che forse è legato ad una concezione di ‘antico e superato’, ma che sortisce sempre e comunque il suo effetto ‘straniante’.

La sala è stracolma di uomini un po’ spaesati , ma sorridenti e donne che sembrano aver vissuto gli ultimi sette giorni a restaurarsi,  impeccabili nella loro mise e nel maquillage … E poi le prime file, solennemente occupate dai soliti noti della moda capitolina, come il Vice Presidente di Alta Roma Valeria Mangani con consorte, la giornalista di Rai 3 Stefania Giacomini e tanti altri volti noti e meno noti come  Miss Italia 2009 Maria Perrusi, Yuma, Janet de Nardis

Simona Travaglini, in abito nero da sera Mauro Gala, ha organizzato la seconda edizione di questo evento Charity, a favore della fondazione ASRALES-Onlus,  che fa riferimento alla Divisione di Reumatologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e che s’impegna nella lotta alla sclerodermia, una malattia rara e degenerativa che colpisce soprattutto le donne  in un’età compresa tra i 30  e i 50 anni. 

‘La lotta alla sclerodermia è una causa che mi sta molto a cuore– asserisce la Travaglini- e dobbiamo darci tutti da fare per la realizzazione di tali importanti obiettivi, anche con l’organizzazione di serate belle e allettanti come questa’. Simona Travaglini sottolinea come un lavoro di equipe  e volontariato sia stato assolutamente necessario per la riuscita di un evento come Heart& Fashion; pertanto non esita a ringraziare chi in prima o seconda linea, l’ha supportata in questa ‘missione’: primo tra tutti Emanuele Iurlaro, giovane eclettico del mondo del fashion che è stato dapprima suo maestro di image consulting e poi suo impeccabile sostenitore.

Ma gli animi della sala erano frementi di stoffe, scarpe e passerella…così lo spettacolo di moda, dopo una piacevole introduzione canora del presentatore Jonis Bascir, ha avuto inizio!

Gli stilisti che hanno sfilato per Heart & Fashion sono stati scelti sostanzialmente per la loro ‘forte connotazione sartoriale’, in virtù di un’attenzione patriottica agli artigiani del lusso made in Italy: un concetto espresso con convinzione anche da  Valeria Mangani, che per l’occasione indossava fieramente un paio di scarpe  del giovanissimo e talentuoso Damiano Marini, di cui la stessa vicepresidente di Altaroma ha tessuto pubblicamente le lodi.

I nomi dell’haute couture italiana che hanno sfilato sono quelli di Nino Lettieri, Mauro Gala e Camillo Bona, riconoscibili per il loro stile classico e intramontabile che ha accontentato gli amanti di una moda sempre consona ad un’occasione elegante e raffinata. Nino Lettieri ha presentato una collezione costruita sul gioco tra bianco e nero, che spesso si alternano in maxi righe verticali di grande suggestione visiva; Mauro Gala ha conservato  un mood romantico e fuori dal tempo che impone tinte molto delicate e neutre; Camillo Bona ha rilanciato l’abito al ginocchio, iperfemminile, che non necessita di scollature eccessive o nudità per rivelare una sensualità straordinariamente contenuta.

Provocatore, impopolare, fantasioso, imprevedibile ed assolutamente innovativo  lo stile di Luigi Borbone, che stupisce tutti con abiti estremamente rigorosi, geometrici, spesso assolutamente scomodi da indossare persino per le modelle e ‘caricati’ da sperimentazioni tricotiche di Antonio Ciaramella: con capelli veri sono stati realizzati, infatti, degli ‘accessori surrealistici’  che a me hanno ricordato velette, sciarpe (o gioielli) e maschere. Fino all’ingresso della testimonial dello stilista, la giovane attrice Valeria Fiore, che per lui ha indossato un top interamente realizzato con capelli.

Un vincente defilè nel defilè è stato quello della solare e statuaria presentatrice Valeria Oppenheimer che, senza calcare la passerella, ha indossato, nel corso della serata di Gala, quattro abiti diversi degli stilisti che ho poc’anzi citato: Nino Lettieri, Mauro Gala, Camillo Bona e Luigi Borbone.

Un lussureggiante spettacolo di pellicceria e un tenerissimo quadretto familiare è stato presentato invece dalla Maison Bertoletti 1882: dopo un susseguirsi di originali rivisitazioni cromatiche e volumetriche di un ‘classico’ come la pelliccia, Marialuisa e Francesco Bertoletti, insieme alla loro tenerissima bambina Maria Giulia, hanno dato volto a questa verve innovativa, sfilando raggianti ed innamorati sul catwalk.

Per concludere il racconto di questa serata di moda, ricordiamo l’essenzialità e la luminosità dei  gioielli  di Ariel Ortega e la più vincente nota di talento ed  innovazione della serata: Alessio Spinelli. 32enne vincitore di Who is on next?2011, ha ammaliato tutti con le istallazioni delle sue scarpe, vere opere d’arte con cui calpestare l’umano e spesso vile suolo. 

In questa  sala dai pavimenti morbidi di discutibili tappeti, dalle pareti specchiate che riflettono chignon, paillettes e i bordi dorati delle sedie, si consuma un altro mistero del lusso: il suo sodalizio con la beneficenza. È uno di quei teoremi del Fashion system che in pochi riescono ad argomentare, ma che quando vengono argomentati, risultano indubbiamente persuasivi ed accattivanti.

Heart & Fashion , Cuore & Moda: un abito non solo  può salvare un individuo dalla sua fame di vanità, ma anche divenire strumento di incontro di tante anime pie che vogliono supportare una giusta causa e, magari,  espiare l’ultimo peccato da… fashion victim!

foto di : Sandra Rondini




L’intramontabile moda del ‘coffee break’

di Annalisa Parente

Quanti di voi , almeno una volta nella loro vita, hanno corteggiato un sogno o un progetto davanti ad una tazza di caffè? Quanti di voi, almeno una volta al giorno, non hanno invitato collega, amico, partner (o sperato tale) a prenderne uno? Parliamo del caffè, bevanda ordinaria che non è consumata per dissetare, ma per svegliare la mente, per ‘preparare la bocca’ alla sigaretta,  mantenere la concentrazione e per incontrarsi. In Italia cominciò ad essere consumato  all’inizio del Seicento, poi in Francia fino a diffondersi in tutta Europa attraverso veri e propri centri di degustazione. Ma subito questa bevanda nera e amarognola cominciò ad assurgere a connotativo sociale: insieme al tabacco, contraddistingueva lo status benestante della borghesia europea emergente, soprattutto inglese, olandese e francese dove la bevanda diventava  un antidoto all’ozio e alla pigrizia provocate dall’alcool; in queste nazioni si sviluppò una vera e propria poetica sul  caffè,  destinata a divenire già nel Settecento una intramontabile moda.

Questa moda si avvaleva di un vero e proprio cerimoniale che prevedeva, in ambienti aristocratici, l’utilizzo di  vesti turche indossate per bere il caffè e servizi lussuosi di porcellana con cui esso era servito da un moretto; ma, elemento ancora più importante, era il luogo in cui questa bevanda, considerata una ‘panacea universale’, era consumata: la bottega del caffè o  il Caffè, considerato uno spazio di civiltà, un’isola di sana e raffinata socializzazione da contrapporsi alla turpitudine delle bettole popolari. In realtà, al di fuori dei salotti aristocratici, quasi sempre le botteghe del caffè  esteticamente non si differenziavano di gran lunga dalle taverne ove si consumavano fiumi di birra e vino; tuttavia, ciò che cambiava radicalmente era l’atmosfera sobria e tranquilla in cui questo rito aveva luogo, pregna di disquisizioni politiche, scientifiche, filosofiche  e letterarie. Tant’è che nel Settecento il Caffè inglese era considerato  una terza istituzione settecentesca, insieme al teatro e al salotto; con l’unica e determinante differenza  che nel Caffè poteva entrarci chiunque potesse pagarsi una consumazione. Ma cosa è rimasto dei vecchi  Caffè settecenteschi? Lo stile è cambiato, la componente fortemente erudita ed intellettuale è svanita con l’ andare dei secoli, ma quella magica associazione del caffè con la chiacchiera riesce a sopravvivere vittoriosa. Prendiamo un caffè? E’ la frase- tipo che introduce  un chiarimento,  una conoscenza, una pausa dalla concitata struttura del quotidiano.

E se si ha sempre meno tempo per fermarsi  ed indugiare, davanti ad una tazzina si corre anche il rischio di perdere una mezz’ora della propria giornata sedendo ad un tavolino e lasciandosi andare al vizio della conversazione. Il caffè, oggi come ieri, è un’occasione, un pretesto di socializzazione per quasi tutti :  anche se divide la popolazione nelle sue varie declinazioni di consumo (c’è chi lo beve  amaro, chi zuccherato, chi macchiato, chi corretto, chi lungo, chi all’americana), esso può considerarsi tuttavia uno dei pochi ‘vizi’ democratici che possiamo concederci: veloce, dietetico e soprattutto…economico!      Mi piace pensare che sia anche ‘artistico’ il momento di  siesta che il caffè comunemente rappresenta, in casa o in un qualsiasi bar di sorta: un esempio intramontabile è il dipinto di Pierre Auguste Renoir del 1879 Alla fine della colazione , in cui è rappresentato quel preciso istante che segue il consumo del caffè: due donne elegantemente abbigliate si abbandonano ad un sorriso compiaciuto davanti a due tazze raffinate, mentre l’uomo che le accompagna china su un lato il capo per accendere la sua sigaretta. Com’era  nel metafisico scenario del 1879, così è nella ressa verbale e temporale di oggi: una pausa e un sorriso si ritrovano nel  tintinnìo di una tazza che tocca il fondo del suo piattino.

 




A New York sfila la bellezza italiana

di Mario Masi

Per la prima volta una modella italiana sfilerà il 18 giugno al ‘Full fashion figured week’, la più importante manifestazione dedicata al mondo della moda comoda.

Elisa D’Ospina, che rappresenterà le nostre modelle curvy, collabora con come fashion blogger per la sezione web di Vogue Italia ed è una delle portavoci del gruppo Curvy Can, “Formose si può”, nato per combattere i disturbi alimentari e le distorsioni comuni in gran parte del mondo della modo.

“Il ‘Full fashion figured week’ – spiega Elisa – è un importantissimo evento del mondo plus size. Si incontrano aziende, modelle, blogger, media del mondo della moda curvy e non. Si concluderà con una sfilata finale il 18 alla quale sono stata scelta.”

Che sensazioni prova a poche ora dalla sfilata?

Come sempre: tensione, energia, emozione…Un mix adrenalinico.

Che differenze ha trovato fra il mondo della moda americano e quello italiano?

Il mondo plus size qui è concepito come un’integrazione della moda, da noi sono due mondi differenti

Che messaggio manda alle donne alle prese con la ‘prova costume’?

Di cercare sempre di migliorarsi, ma di non disperarsi mai se si ha qualche chilo in più. In fondo la donna se sa valorizzare i suoi punti di forza è bella in qualsiasi taglia. Importante è essere sempre in salute.




Il teatro alla moda

di Maria Rosaria De Simone

Un grande desiderio di respirare l’arte, in ogni sua forma, di lasciarsi avvolgere dalla bellezza e dalla creatività, sta pian piano contagiando gli italiani.

E in molte città si cerca di venire incontro a questa esigenza, con una serie di proposte, alcune delle quali di gran livello. E’  questo il caso di una mostra allestita nel magnifico scenario dei Musei Mazzucchelli a Brescia, fino al 20 febbraio, dal titolo ” Il Teatro alla moda. Costumi di scena. Grandi stilisti“. Una mostra questa, curata da Massimiliano Capella, promossa da

Missoni

Altaroma e sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica italiana e che ha già riscosso, nei mesi scorsi, un successo notevole nell’allestimento a Roma, presso il Museo del Corso.

I visitatori si troveranno a varcare i cancelli del museo bresciano ed i magnifici giardini, ad attraversare le eleganti sale del Museo Mazzucchelli, a lasciarsi travolgere da un tripudio di forme e colori dei centi abiti unici, delle più importanti collezioni internazionali, curati dai più grandi stilisti del made in Italy, che sono stati indossati sulle scene dei teatri di tutto il mondo, da artisti del calibro di Luciano Pavarotti,  Katia Ricciarelli e Carla Fracci, solo per citar qualche nome.
Soprattutto negli ultimi trent’anni, il teatro, che prima rimaneva arroccato nella sua staticità e nella sua nicchia, si è aperto alla collaborazione con i maestri di tutte le arti, vestendo le sue opere con le geniali scenografie dei grandi maestri della pittura, avvalendosi di registi di calibro e dell’estro e dell’inventiva dei maggiori stilisti italiani.
Fendi, Valentino, Versace, Capucci, Missoni, Gigli, Armani, Genny, Coveri, Marras, Ungaro, Ferretti tanto per fare i nomi delle maggiori griffe,  attraverso la creazione di costumi di scena dal carattere esclusivo, hanno impresso alla scena narrata nuova linfa e vitalità, sperimentando nuovi linguaggi.
Le sale del Museo Mazzucchelli, per l’occasione, sono divenute il palcoscenico ideale, per percorrere con lo sguardo, i cento magnifici abiti, che sembrano prender vita inseriti in una atmosfera teatrale, accompagnati da una carrellata di musiche e filmati indimenticabili.

Ogni abito diviene protagonista, perché ha la sua storia, accompagna ed evoca le immagini delle danzatrici e dei personaggi che incarna. Ogni abito si presenta come un prodotto dell’artigianato del made in Italy ai massimi livelli creativi.

Versace

Come non rimanere soggiogati dagli abiti che Fendi ha creato per dare vitaalle storie di amore e morte. Carmen, la protagonista dell’omonima opera, nel vortice della danza, indossa degli costumi che esprimono la sua personalità di gitana civettuola e seducente, piena di passione e spregiudicata. Il tessuto jeans viene abbinato alla pelliccia, in una creazione che varca i confini delle sperimentazioni abituali. Vengono aggiunti fiori dai mille colori, pon-pon, grandi maniche a sbuffo, in un violento contrasto di materiali e colori. Questo per esprimere sulla scena la forte personalità dell’eroina, che sconvolge il mondo intorno a sé, che provoca l’impeto, la gelosia e l’ardore di Josè, pazzamente innamorato di lei.
Come non lasciarsi incantare dai costumi che Missoni disegnò per la cerimonia di apertura dei mondiali di calcio del 1990, con i colori violentemente accostati e con cinque manichini imponenti a rappresentare i guerrieri Masai.
Colpisce anche il bata de cola di Armani, per la prima volta in esposizione, che il ballerino Joaquin Cortes, ha indossato in una delle sue interpretazioni: in raso di seta nera, con uno strascico lunghissimo, pieno di arricciature, sapientemente cucite dalla grande sarta di abiti di flamenco Lina Siviglia.
Ogni donna attraversando la sala dedicata ai costumi di Versace, forse l’artista che più ha dato al teatro, non potrà non sognare, ammirando l’incanto dei colori e delle stoffe lavorate dell’abito Matrioska, in shantung di seta dipinta a mano. Non potrà non lasciarsi trasportare dalla drammaticità del costume Erodiade, scuro e drappeggiato, espressione dell’anima nera del personaggio dell’opera “Salomé“.
La mostra  insomma è un viaggio nell’anima del teatro alla moda, inondata da musiche, luci e colori. Da non perdere assolutamente.




Tornano di moda le donne con le curve

di Mario Masi

Sono passate solo poche ore dalla mia telefonata con Elisa. Sono al centro di Roma, vicino Montecitorio, vado a recuperare il motorino per tornare a casa. Infilo il casco meccanicamente, alzo la testa e gli occhi puntano sulla vetrina davanti a me. Non ci posso credere. Accanto alla scritta ‘Saldi’ un foglietto in bella vista recita ‘Oversize – Taglie grandi: da 42 a 56‘.

Mi rendo conto che è proprio vero: ormai le  fashion victim non sono solo più le modelle o quelle donne il cui livello di vita permette di seguire le tendenze moda dettate dalle grandi firme.
Le vittime sono anche quelle ragazze che leggono quella scritta in vetrina e che si sentono diverse, colpevoli, vittime della loro taglia 42!

Elisa D’Ospina ha dato vita con altre sei modelle al progetto Curvy Can contro i disturbi alimentari. Posando senza veli hanno mostrato come la bellezza e la femminilità si sposi perfettamente con le curve giuste. Uno schiaffo quindi alla tendenza della nostra epoca che ha imposto il peso e le forme corporee come oggetto di cura diventando una vera e propria fonte di nevrosi non solo per le donne ma anche per gli uomini.

I disturbi alimentari oggi non sono più un problema di genere, ma di identità.
Il sogno di affermarsi come modella è invece alla portata di tutte le ragazze, di qualsiasi taglia. Ed Elisa D’Ospina c’è lo dimostra parlandoci della sua esperienza diretta.

Elisa, cosa significa essere una plus-size model?
Plus size model è un’etichetta privilegiata. Siamo donne più vicine al reale, in cui chiunque può rispecchiarsi pur avendo dei canoni da ‘modella standard’  (come l’altezza). Personalmente questo mio lavoro mi permette di trasmettere un messaggio positivo alle ragazze di oggi che pensano che ammazzandosi di diete riescono a diventare belle. La bellezza è in ogni donna, basta saper valorizzare ciò che la natura ci ha dato.

Perché il mondo della moda continua a proporre un modello di donna non reale?
La moda privilegia le collezioni e non le donne in quanto tali. Molti addetti del settore dichiarano che la ‘donna manichino’, senza forme, permette di far vedere l’abito cosi come è.

E’ vero che se non si è una taglia 42 si è tagliati fuori dalle passerelle?
La taglia 42 in certe passerelle è già ‘plus’. Sfilano alle volte le 38, per non parlare delle giovanissime modelle dell’est con la 36.

Ha mai sofferto di disturbi alimentari?
Grazie al cielo no. Ma avuto persone molto vicine a me che ne hanno sofferto, e quel mondo, pur indirettamente l’ho visto e vissuto.

Da adolescente è stata anche lei una fashion victim?
Si, probabilmente durante l’adolescenza anche io cercavo di uniformarmi a quei canoni che la società ci impone. Grazie all’intelligenza dei miei genitori, poi, ho saputo valorizzare e accettare la mia corporatura fisica.

Cos’è e a chi si rivolge Curvy Can?
A tutti coloro che non si accettano. Io, con alcune mie colleghe, abbiamo voluto dare un messaggio. Raccontando le nostre storie personali, molto diverse tra loro, parliamo di normalità e di accettazione. E speriamo che qualche ragazza che entra nel vortice della malattia per seguire canoni sbagliati si ricreda…. E’ un obiettivo duro, ma cercheremo di portarlo avanti.

Com’è nata l’idea?
E’ nata da noi modelle una sera dopo una sfilata. Io, personalmente, sono già tre anni che porto questo messaggio in giro per i media. A ottobre ho avuto la fortuna di incrociare nel mio percorso il Ministero della Salute che mi ha fatto testimonial della Giornata della Salute nazionale.

Che tipo di riscontro state avendo?
Molto positivo. Sia donne che uomini ci sostengono….

Quali sono i suoi progetti futuri?
Sicuramente poter continuare a testimoniare a livello sociale la mia esperienza, poi sicuramente continuare nel lavoro, sia di comunicatrice con la Agade communication, sia come modella plus size!