Sky News: referendum in Grecia cancellato

Fonti di SkyNews riportano che il referendum sul piano di salvataggio della Grecia è stato cancellato. Secondo indiscrezioni riportate dall’Associated Press, il primo ministro Georges Papandreou avrebbe cancellato il referendum nel corso di un incontro di emergenza tenuto oggi. Papandreou avrebbe anche detto che non intende dimettersi nonostante le pressioni e di voler attendere il voto di fiducia di venerdì.

 

Il referendum proposto dal premier Giorgio Papandreou sul piano di salvataggio della Grecia, concordato il 27 ottobre, con l’Unione europea non si svolgerà qualora i principali partiti greci raggiungessero un’intesa in tal senso. Lo hanno riferito radio greche citando fonti vicine all’ufficio di Papandreou.

 

Il premier greco Giorgio Papandreou e’ pronto ad accettare la costituzione di un governo di transizione che porti il Paese ad elezioni anticipate.

 

Secondo le stesse fonti, Papandreou non si rechera’ oggi dal presidente Papoulias ma aspettera’ che si sia prima delineato il nuovo esecutivo di cui dovrebbe essere nominato a capo l’ex vice presidente della Banca centrale europea Lucas Papademos.

 

In precedenza il partito di centro-destra greco Nea Dimocratia è pronto ad accettare la costituzione di “un governo di transizione che porti il Paese ad elezioni anticipate e che garantisca l’approvazione dell’accordo per il salvataggio della Grecia raggiunto il 27 ottobre con i partner europei”. Lo ha detto il leader del partito, Antonis Samaras. (Fonte Ansa)




Referendum greco affossa le Borse. Ficht: “Rischio default disordinato”

 

Per la prima volta nel corso della giornata le Borse europee e con loro Piazza Affari hanno tentato di fermare la progressione delle vendite, ma il clima rimane pesantissimo dopo l’annuncio della Grecia di procedere a un referendum sul piano di salvataggio europeo: a circa un’ora e mezza dalla chiusura l’indice Ftse Mib segna una perdita del 6,08%, l’Ftse All Share un ribasso del 5,56%. Tra i titoli principali sono sempre le banche (l’indice Dj stoxx di comparto nella zona euro perde otto punti percentuali) a trascinare al ribasso i listini: Intesa SanPaolo è rientrata alle contrattazioni e segna un calo del 13,25%, seguita da Unicredit, che cede il 9,55%, dal Monte dei Paschi di Siena (-7,27%) e dalla Banca popolare di Milano (-6,71%). Male anche Fiat, che perde il 6,82%, e Fondiaria Sai, in asta di volatilità al ribasso, così come la controllante Premafin, che però poco prima segnava un leggero rialzo.

Sarkozy e Merkel “hanno deciso di ritrovarsi a Cannes domani pomeriggio per una consultazione con le istituzioni europee e il Fmi, oltre che per una riunione con le autorità greche”, riferisce l’Eliseo. Francia e Germania “sono determinate ad assicurare, insieme ai partner europei, la piena messa in atto, nel minor tempo possibile, delle decisioni adottate dal vertice (dell’eurozona della scorsa settimana), che sono oggi più che mai necessarie”.

L’Unione Europea fa sapere di non aver ”ricevuto nessuna anticipazione sulla decisione di Atene di indire un referendum sul secondo salvataggio”. Il referendum in Grecia sul secondo salvataggio di Atene rappresenta una minaccia per la stabilità finanziaria dell’Eurozona. Lo ha detto l’agenzia di rating Fitch in una nota. “Una eventuale bocciatura del secondo piano di aiuti ad Atene nel referendum farebbe aumentare i rischi di un default non pilotato della Grecia e butterebbe il Paese fuori dall’euro”, spiega Fitch nella nota, sottolineando che “questo scenario avrebbe pesanti conseguenze sulla stabilità finanziaria dell’eurozona”. Il referendum, conclude l’agenzia, “fa aumentare anche le incertezze sulle eventuali perdite che subirebbero i creditori” di Atene. (Fonte Ansa)




Referendum: quorum raggiunto, i Si per l’acqua oltre il 95%

Urne chiuse alle 15.00 e spogli quasi terminati. Al momento: 8086 comuni su 8092 controllati. Giungono dal Viminale i primi dati sui  referendum. L’affluenza al momento si attesta attorno al 57%.

Quesito 1 Referendum 2011 (servizio pubblico)

Affluenza: 57,10 %

Voto SI: 95,47% Voto NO: 4,53%

Quesito 2 Referendum 2011 (acqua)

Affluenza: 57,11 %

Voto SI: 95,95% Voto NO: 4,05%

Quesito 3 Referendum 2011 (nucleare)

Affluenza: 57,08 %

Voto SI: 94,41% Voto NO: 5,59%

Quesito 4 Referendum 2011 (legittimo impedimento)

Affluenza: 57,07 %

Voto SI: 95,03% Voto NO: 4,97%

QUORUM RAGGIUNTO Il quorum per i quattro referendum abrogativi sui quali ieri e oggi hanno votato gli italiani – servizi pubblici locali, acqua, nucleare e legittimo impedimento – è stato raggiunto, risultato che non si raggiungeva da ben 16 anni.

REAZIONE DI BERLUSCONI «L’Italia probabilmente a seguito di una decisione che il popolo italiano sta prendendo in queste ore, dovrà dire addio alla questione delle centrali nucleari e quindi dovremo impegnarci fortemente sul settore delle energie rinnovabili», ha dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa a Villa Madama con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.




Referendum, alle 22 ha votato più del 40%. Quorum raggiunto a Milano

Chiusi alle 22.00 i seggi. Le urne sono state aperte dalle 8 di questa mattina  (fino alle 22 e domani dalle 7 alle 15) per i quattro referendum su acqua (con 2 quesiti), nucleare e legittimo impedimento. Gli italiani chiamati al voto sono oltre 47 milioni, più 3 milioni di italiani all’estero. La vera battaglia si gioca sul quorum, visto che l’ultimo referendum che ha superato il ‘50%+1’ risale al 1995. I dati sull’affluenza sembrano far ben sperare i referendari. Alle 19 il dato sull’affluenza alle urne si attesta oltre il 30% secondo i dati del Viminale, quasi definitivi, rispetto agli 8.092 comuni in cui si vota. Alle 22.00 l’affluenza ha superato il 40%. Nel dettaglio, il dato relativo al primo quesito sull’acqua è del 41,14%. Anche il secondo quesito sull’acqua ha fatto registrare il 41,14%. Il nucleare è al 41,11% e il legittimo impedimento è al 41,10%.

REFERENDUM: QUORUM RAGGIUNTO A MILANO, REGGIO EMILIA, MODENA, BOLOGNA, FIRENZE, PISA, LIVORNO, SIENA

Quorum già raggiunto a Milano, Reggio Emilia, Firenze, Pisa, Livorno, Siena, Modena, Bologna, Trento. A Milano il quorum è già stato raggiunto anche e ai 5 referendum consultivi, oltre ai quattro nazionali: Estensione dell’Ecopass, potenziamento del verde cittadino, Expo, energia sostenibile, riqualificazione dell’area dei Navigli. Sfiorato quorum a Cuneo.  Superato il quorum anche in 70 comuni superiori ai 15 mila abitanti ed in 529 comuni inferiori ai 15mila abitanti. La massima affluenza si è registrata nel comune di Montegrosso Pian Latte (Imperia) : 71,6%.

L’affluenza alle urne si è differenziata per regioni. Alta nel centro-nord, più bassa al Sud. Tra le Regioni, si è votato molto in Emilia Romagna (49,1%), Toscana (47,9%), Trentino-Alto Adige (45,5%), Valle d’Aosta (44,7), Marche (44,2%). La Lombardia è al 41,5%, il Piemonte al 43,9%, il Lazio al 42,9%. Sotto la media:  Calabria (33,2%), Campania (34,8%), Puglia (35,7%), Sicilia (36,6%),  Basilicata (37,2%), le regioni in cui si è votato di meno.

Tra le province è in testa Reggio Emilia (54,6%), seguita da Firenze (52,7%), Bologna (52,7%), Modena (51,2%), Siena (50,7%), Livorno (50,6%), Pisa (49,1%) e ancora Trento , Forlì-Cesena e Ravenna tutte e 3 sopra il 48%.

Tra i comuni superiori ai 15mila abitanti l’affluenza più alta è a Castel Maggiore (Bologna) al 61%, seguito da Capo D’Orlando (Messina), dove si vota anche per il ballottaggio delle comunali, al 59,4%, Correggio (Reggio Emilia) al 59,4%, Sesto Fiorentino, Pontassieve, Scandiano, Civezzano, Zola Predosa, Certaldo, Casalecchio di Reno.

A Milano comune ha votato il 40,6%, a Torino il 45,7%, a Venezia il 45,8%, a Genova il 46,5%, a Roma il 46,2%, a Napoli il 33,3%, a Bari il 35,7%, a Catanzaro il 35,9%, a Palermo il 35%, a Cagliari il 38,9%.

Le province in cui si è votato di meno sono Crotone (28,6%), Vibo Valentia (30,7%), Foggia (31,8%), Reggio Calabria (32%), Trapani (32,8%), Caserta (33,1%), seguite da Olbia-Tempio, Caltanissetta, Benevento, Barletta-Andria-Trani e Sondrio, unica provincia del nord.

I comuni capoluogo con la più bassa affluenza sono Crotone (29,8%), Catania (30,4%), Trapani (30,8%), Vibo Valentia (31%), Napoli (33,3%), Reggio Calabria (33,7%).




Nucleare: anche dal PDL arriva un SI’ al referendum

“L’Italia ha scelto, oltre venti anni fa,  di bandire la costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio per motivi di sicurezza, di rispetto dell’ ambiente, di conformazione  geomorfologica del proprio territorio – dichiara l’ on. Scurria, europarlamentare Pdl/PPE – al contrario di altre nazioni europee e non,  che hanno scelto la strada del nucleare per l’ approvvigionamento energetico. Oggi, con vent’ anni di ritardo ed almeno altri venti prima che un’ipotetica nuova centrale possa dirsi costruita e pronta a fornire energia al nostro Paese, rischiamo, qualora non  vincessero i sì, e si volessero costruire centrali con le tecnologie attualmente disponibili,  di essere ancora una volta fanalino di coda tra i Paesi industrializzati.”

“Inoltre – prosegue l’ on. Scurria – paesi come la Germania stanno, proprio in questi giorni,  decidendo la dismissione delle centrali con gli altissimi costi che ciò comporta e che, come dice Tremonti,  andrebbero conteggiati come facenti parte del debito pubblico di quello Stato. Potrebbe essere questo, invece, il tempo per divenire capofila di una nuova strategia energetica investendo in ricerca ed innovazione”.

Altri esponenti di punta del PDL si dichiarano contro il nuclare. Domani, 9 giugno, alle ore 16.30 in Piazza di San Lorenzo in Lucina a Roma ci sarà una mobilitazione promossa dal Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli, dall’Assessore alle Infrastrutture e Lavori pubblici della Regione Lazio Luca Malcotti e dall’associazione di giovani del Pdl Officina Futura.

“Bene ha fatto il Governo ad approvare la moratoria sulla costruzione di centrali nucleari, ma è fondamentale che su questo tema si ascolti la voce e l’opinione dei cittadini”, dichiara il Vicepresidente del Pe Angelilli.




Anche il Tg 2 sbaglia data del referendum

Dopo l’errore commesso dal Tg 1 che indicava ai telespettatori come giorni utili per votare il referendum il 13 e il 14 giugno invece che il 12 e 13 giugno, adesso anche il Tg 2 sbaglia data ed anche per quest’ultimo caso Valigia Blu chiede la rettifica.

Al Direttore del Tg2
e per conoscenza al Presidente della Rai
al Presidente della Commissione di Vigilanza della Rai
al Direttore Generale della Rai

Ma cosa succede alla Rai? Dopo l’errore del Tg1 che indicava come data del referendum il 13 e il 14 giugno adesso anche il Tg2 nell’edizione del 7 giugno alle ore 13.00 (al minuto 2 e 13″) sbaglia le date indicando il 13 e il 14 giugno. Inutile dire che chiediamo la rettifica immediata. A questo punto però ci si chiede: malafede, incompetenza? Che succede alla Rai?

Grazie a Ivan Perozzi per la segnalazione.



Corte Costituzionale: via libera al referendum

Come aveva anticipato il neoeletto presidente della Corte Costituzionale, Alfonso Quaranta, la Consulta  non ha il potere di bloccare  il quesito referendario sul nucleare, così come riformulato dalla Cassazione. Agli elettori che si recheranno alle urne domenica 12 e lunedì 13 giugno, saranno dunque consegnate quattro schede: oltre alle due relative all’acqua pubblica e a quella sul legittimo impedimento, anche la scheda riguardante “L’abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare”.

”Dalla Consulta arriva l’ennesimo e definitivo stop alle pretese di un governo che con una mano lascia libertà di voto e con l’altra cerca con ogni mezzo di sabotare il referendum. Ora la parola passa ai cittadini”. Lo sostengono in un comunicato le oltre 80 associazioni del Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare‘. ”Dopo i dubbi strumentali avanzati dai nuclearisti sul nuovo quesito – afferma il Comitato – oggi si compie un altro decisivo passo verso il quorum: adesso pretendiamo che l’informazione pubblica e quella privata facciano sapere ai cittadini che domenica e lunedì, coi quesiti su acqua e nucleare, si decide della loro sicurezza e del loro futuro”.




Cassazione: arriva conferma su quesito nucleare. Confusione sul voto

La Corte di Cassazione ha appena accolto l’istanza presentata dal  Pd di trasferire il quesito sulle nuove norme appena votate nel decreto legge omnibus: quindi la richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà appunto alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8). La decisione è stata presa a maggioranza dal collegio dell’Ufficio Centrale per il referendum della Cassazione, presieduto dal giudice Antonio Elefante. Sarà dunque valida la celebrazione del referendum il 12 e 13 giugno anche per il quesito sul nucleare.  Oltre al quesito sul nucleare, si voterà in merito alla privatizzazione del servizio idrico e sul legittimo impedimento. La Sardegna ha votato già il referendum consultivo sul nucleare superando il quorum e dichiarandosi in netta maggioranza contro il nucleare ora sarà chiamata insieme al resto d’Italia a pronunciarsi su quello abrogativo.

Queste le dichiarazioni di Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, rilasciate a Repubblica in merito alla decisione della Cassazione: “La decisione di ammettere il referendum sul nucleare facendo riferimento ai commi 1 e 8 dell’articolo 5 del decreto omnibus è un mostro giuridico e costituzionale . I cittadini saranno così chiamati ad abrogare con il loro voto due norme. La prima riguarda il coordinamento con l’unione Europea sulla sicurezza degli impianti e che impedisce esplicitamente la localizzazione delle centrali nucleari in Italia. La seconda norma obbliga il Governo ad assumere, entro 12 mesi, una strategia energetica nazionale: abrogandola si sancisce che l’Italia non debba avere una politica energetica. Pertanto, gli elettori saranno invitati ad abrogare norme che avrebbero favorito decisioni alternative al nucleare stesso. È un paradosso inaccettabile”.

 

Aggiornamento ore 18.00




Malta: divorzio ora legale grazie al referendum

Dopo i risultati favorevoli  del referendum, con il 54% di voti favorevoli, anche a Malta sarà consentito il divorzio. Il capo del Movimento per il Sì , Jeffrey Pullicino Orlando, ha aperto la campagna elettorale dedicata al referendum sul provvedimento per la legalizzazione del divorzio. Provvedimento che ha raggiunto il quorum, nonostante pare che la Chiesa abbia svolto una campagna elettorale molto intensa. Ma questo non ha fermato i cittadini maltesi che sono riusciti a fare approvare il provvedimento.Secondo il capo del Movimento per il Sì, questo risultato “Porterà Malta verso una nuova era, dove Stato e Chiesa finalmente saranno separati”. Il divorzio ora rimane vietato solo nelle Filippine e nello Stato del Vaticano.




Acqua e libertà. La lunga marcia per la ripubblicizzazione del servizio idrico

di Nicola Capone

 

Se noi volessimo dare una definizione non professorale dei diritti umani, potremmo dire che questi sono ciò che garantiscono all’uomo di restare fedele alla sua natura. E l’essenza della natura umana è la libertà. Togliete all’uomo la possibilità di autodeterminarsi e lo avrete messo in catene, lo avrete fatto triste e corrotto, col cuore guasto. Il Lavoro, la formazione, la salute, i beni essenziali sono una garanzia per il destino di una persona libera. Se questi diritti vengono trasformati in semplici bisogni da soddisfare, in merce da mendicare o barattare allora avremo gettato nella disperazione milioni di esseri umani.

Nel nostro paese abbiamo mercificato il bene più essenziale: l’acqua! Abbiamo dato a questa “sostanza” rilevanza economica. Abbiamo tolto ai comuni la possibilità di gestire direttamente l’erogazione di questo diritto mediante un’Azienda municipalizzata. Abbiamo costretto un intero Paese a cedere a grandi multinazionali una delle sue più importanti risorse. Abbiamo eretto la concorrenza a principio universale. Tutto ciò è stato reso possibile mediante vere e proprie leggi criminose.

Nel 1990 con l’approvazione della legge n. 142 venne profondamente modificato lo statuto giuridico dell’Azienda pubblica o municipalizzata, istituita da Giolitti nel 1903. Queste modifiche furono presentate come indispensabili, perché – si disse allora – vi era la necessità di recepire la normativa europea. È utile esaminare quali furono le novità introdotte allora e quali ulteriori, decisive modifiche sono state apportate negli anni a seguire. L’Azienda municipalizzata agiva all’interno della Pubblica Amministrazione, era diretta emanazione di essa, agiva, dunque, come una sua interna articolazione.  Dopo il 1990  l’azienda pubblica diventa “speciale”, assume, cioè, personalità giuridica, divenendo un soggetto giuridico terzo rispetto all’ente pubblico, e – cosa ancora più importante – acquista autonomia imprenditoriale. In questo modo la nuova azienda è autorizzata ad agire come un imprenditore privato, avvalendosi del diritto privato e puntando alla copertura dei costi con i ricavi. D’ora in poi, per sua stessa natura, l’Azienda che gestisce un servizio pubblico deve far fruttare dei ricavi dalla gestione – in questo caso – dell’acqua. Dunque, pur restando un ente strumentale della Pubblica Amministrazione, il nuovo statuto giuridico proietta l’azienda speciale fuori dal recinto della Pubblica Amministrazione e l’abilita a perseguire una propria politica industriale attraverso una logica privatistica.

Ma questo non è tutto: con specifico riferimento al servizio idrico, con la legge Galli del 1994, la tariffa – “corrispettivo del Servizio Idrico Integrato” – non deve solo limitarsi a rendere possibile la copertura dei costi con i ricavi, ma deve addirittura “remunerare il capitale investito”. Questa disposizione, oggi trasfusa nell’articolo 154 del Codice Ambientale, D. Lgs. 152 del 2006, recita: «La tariffa […] è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito».

Tutta la legislazione successiva non è che uno sviluppo progressivo, potremmo dire una razionalizzazione, dello stesso principio: dalla Bassanini (Legge 127 del 1997) – che introduce la Società per azioni (s.p.a.) come opzione alternativa all’Azienda speciale e prevede forme accelerate e semplificate per la trasformazione di quest’ultima in s.p.a. – alla Finanziaria Berlusconi (Legge 448 del 2001) – che ha trasformato in obbligo quello che per la Bassanini rappresentava una mera facoltà – per finire all’articolo 23 bis del Decreto Legge 112 del 2008 e successive modifiche che prevede la completa privatizzazione dei servizi pubblici, compreso il servizio idrico entro il 31 dicembre del 2011.

La s.p.a. è la logica conclusione del principio economicistico introdotto nel nostro paese con la modifica dello statuto giuridico dell’Azienda municipalizzata e pone la gestione dell’acqua non solo fuori dal recinto della Pubblica Amministrazione come avveniva, appunto, con l’Azienda speciale, ma fuori dal diritto pubblico, per collocarla saldamente sul terreno del diritto privato.

A diritto vigente, la sentenza n. 325 del 2010 della Corte Costituzionale sui servizi pubblici locali impedisce finanche di affidare la gestione del servizio idrico ad una azienda speciale, per cui ci troviamo dinanzi all’assurdità che solo una Società per azioni può gestire l’acqua. Sul  diritto alla vita, che è di tutti, si è imposto il diritto alla “remunerazione del capitale investito”. Per queste ragioni mediante referendum si chiede l’abrogazione di due vere e proprie metastasi giuridiche: l’articolo 23 bis del cosiddetto Decreto Ronchi, che obbliga gli enti locali a privatizzare i servizi pubblici e l’articolo 154 del codice ambientale, che impone la “remunerazione del capitale investito” mediante la tariffa imposta ai cittadini.

La Corte Costituzionale, il 26 gennaio, ha depositato le sentenze che dichiarano ammissibili i propositi dei referendari e in primavera si andrà a votare. Contro ogni aspettativa se vincerà il “Sì” non avremo un vuoto legislativo, come molti paventavano, né, come molti speravano, si determinerà la reviviscenza delle discipline anteriori in materia, che avrebbe permesso nel migliore dei casi, vista la sentenza 325/2010 della Corte Costituzionale, di costituire società per azioni in house a totale capitale pubblico.

Dalle motivazioni esposte dalla Corte Costituzionale in merito all’ammissibilità dei quesiti referendari emergono due dati fondamentali. In primo luogo, in Italia sarà possibile immediatamente applicare il diritto comunitario, che ancora permette – nonostante contempli la logica della rilevanza economica e del profitto per la gestione dei beni comuni − l’affidamento diretto dei servizi essenziali. In secondo luogo, la privatizzazione del servizio idrico non è, contrariamente a quanto è stato fatto credere dai nostri legislatori a partire dal 1990, un obbligo comunitario.

Potremo, dunque, ripensare la possibilità di reintrodurre l’Azienda municipalizzata nell’ordinamento nazionale, unica garanzia per la gestione pubblica dell’acqua. Una Azienda che sia articolazione interna alla Pubblica Amministrazione come l’aveva pensata Giolitti nel 1903. Una Azienda in cui sia prevista la partecipazione dei cittadini nella gestione dei bilanci. Potremo auspicare un governo pubblico, democratico e partecipato di un diritto universale. Potremo, ma non è detto che faremo, perché le forze ostili a questo progetto sono tante e determinate. L’oro blu, come oggi viene definito dai predatori dell’acqua, è stato valutato come l’industria più redditizia con un valore di 403 miliardi di euro l’anno. Questo mentre l’innalzamento del livello del mare, l’inquinamento delle falde e il prosciugarsi dei fiumi e dei laghi stanno diminuendo drasticamente le riserve di acqua dolce disponibili e migliaia di uomini e di donne abbandonano terre ormai deserte.

Il Consiglio Mondiale dell’acqua calcola che nel 2025 le riserve mondiali per abitante si assesteranno a 4800 metri cubi rispetto ai 16.800 metri cubi del 1950. Già oggi, a causa di questa progressiva carestia, 1,1 miliardi di esseri umani non beneficia di acqua potabile e 5 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie legate all’acqua, un numero che supera dieci volte quello delle vittime dei conflitti.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ritiene che, se la tendenza attuale proseguisse, tra vent’anni il numero di coloro che non avranno accesso all’acqua raddoppierà e altri 5 miliardi di uomini vivranno in regioni dove sarà difficile rispondere a tutte le loro necessità. Tutto ciò mentre circa la metà dell’acqua raccolta svanisce o per falle nella rete di distribuzione o per evaporazione al momento dell’irrigazione.

Solo in Italia ogni minuto la rete idrica perde 6 milioni di litri d’acqua: quanto basta a riempire due piscine olimpioniche, cioè 10.500 metri cubi di acqua ogni chilometro di acquedotto in un anno e la rete italiana misura ben 291 mila chilometri. La medaglia d’oro degli sprechi va alla Campania che arriva a buttare via per ogni chilometro 24 mila metri cubi di oro blu.

Chiare fresche e dolci acque che si disperdono nei buchi neri dell’inefficienza politica e amministrativa. Buchi che le multinazionali sono pronte ad occupare per ricavarne enormi profitti com’è successo in Bolivia a Cochabamba dove la privatizzazione da parte di una società controllata dalla californiana Bechtel portò a rincari del 300%. Solo dopo numerosi scontri e 6 morti i campesiños sono riusciti nel 2000 a cancellare il contratto e a ristabilire la municipalizzata come forma di governo dell’acqua.

A chi converrà gestire l’acqua potremo deciderlo andando a votare e votando “Sì”. Il nostro referendum è solo l’inizio di una lunga battaglia per la riappropriazione dei diritti e occorre essere in tanti: una catena infinita di occhi, mani e bocche che dovranno guardare, toccare e gridare con gioia la vita.