Cavalieri nel vento: il biopic su Ivan Graziani

di Rita Angelini

Per 6 settimane Urbino si trasformerà in un set cinematografico. Cinquecento comparse, centinaia di operatori dello staff e del cast.  

“Ritengo Ivan Graziani uno dei maggior talenti della stagione dei cantautori – ha rimarcato Paolo Logli ideatore e sceneggiatore del film – che ha dato così tanto alla canzone italiana per almeno tre decenni, prima di lasciarci troppo presto. Ivan è tanto più importante perché è “fuori dal coro”: in un’epoca di cantautori ideologizzati Ivan era prima di tutto, e senza compromessi, un narratore di storie, dotato per di più di una corposa vena di ironia, cosa rara in quel periodo. Ma questo, se sarebbe un motivo più che sufficiente per un omaggio o un tributo, non lo sarebbe abbastanza per pensare ad un film. Ritengo invece che la figura di Ivan vada raccontata per un milione di altri motivi: per il disincanto leggero che ha messo nel guardare l’umanità e le sue piccole trasgressioni quotidiane, per la delicatezza e la dolcezza dei suoi ritratti, e perché no, anche per il veleno che a volte sapeva instillare nei suoi bozzetti. Inoltre, ritengo che la storia di un ragazzo di provincia, marchigiano di adozione, bruciato dall’amore per il disegno e per il rock and roll, un ragazzo che combatte, ce la fa e ci lascia troppo presto, sia una bella storia da raccontare.  Mi piacerebbe ricreare lo stesso stato d’animo e le stesse atmosfere, per scomodare un precedente illustre, e mutatis mutandis, de “Il Giovane favoloso”. Ho scelto di raccontare Ivan Giovane, universitario ad Urbino. C’è molto da narrare, la scuola di grafica, il suo primo gruppo, l’Anonima sound, i sogni e le delusioni, e quella straordinaria galleria di personaggi che ancora oggi ci affascinano. E questo racconto, che ha sullo sfondo una regione bellissima, può portarci davvero molto lontano”.

L’iniziativa parte su proposta di SVIM Società di Sviluppo Marche, che ha messo insieme il gruppo di lavoro formato da professionisti con esperienza decennale nel mondo del cinema, della musica e dello spettacolo, con la collaborazione e il sostegno di Anna e Filippo Graziani, rispettivamente moglie e figlio del mai dimenticato artista marchigiano d’adozione.

“È un grandissimo progetto – ha dichiarato Gianluca Carrabs Amministratore Unico di SVIM – che porta a sintesi cultura, economia e comunicazione. Ad Urbino Ivan ha studiato, si è formato e, cosa ancor più importante, ha conosciuto la donna della sua vita, Anna. Una storia comune a tanti studenti che qui non solo hanno sviluppato il loro percorso formativo, ma hanno anche incontrato grandi amori e, in coppia, hanno realizzato bellissimi progetti di vita. Urbino è il luogo giusto e perfetto, teatro incomparabile per raccontare la sua storia, questa storia, la nostra storia. Per me, personalmente, questo progetto chiude un cerchio, visto che nel 2007 avevo già organizzato il premio Pigro ad Urbino alla Fortezza Albornoz dedicato al cantautore, ospitando decine di artisti fra i quali: Carmen Consoli, Gianluca Grignani, Simone Cristicchi, Pupo e tanti altri. Oggi nel solco di quell’impegno, le Marche e, Urbino in particolare, dedicano un tributo al grandissimo artista che è stato Ivan Graziani che si tuffa ventenne nell’atmosfera cosmopolita urbinate, qui affina le sue capacità nel disegno e nell’incisione, perfezionando la ricerca presso la Scuola del Libro e sfiorando le aule dell’Accademia di Belle Arti. Artista originale e mai scontato, Ivan ha intrattenuto con le giovani generazioni un rapporto privilegiato, nei suoi numerosi incontri con gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado e, persino, dalla cattedra dell’Università di Urbino, ha sempre affrontato temi sociali di grande importanza, dalla lotta alla droga alla crisi generazionale, consapevole del ruolo che la musica poteva svolgere nella formazione degli individui.  Ivan amava tornare spesso a Urbino ed ora l’Università, il centro storico, i locali, diventeranno un set cinematografico per oltre 6 settimane dove saranno girate la stragrande maggioranza delle scene di questo film. Nei prossimi mesi, a partire dalla primavera, oltre 500 comparse, centinaia di operatori della troupe e del cast invaderanno la città ducale. Un bel progetto di economia locale in primis, ma forse ancor più interessante dal punto di vista della comunicazione. La distribuzione del film, infatti, sarà anticipata da un’importante campagna di comunicazione che vedrà l’artista in primo piano e la città come sfondo, veicolandone l’immagine in Italia e nel mondo. Una grande opportunità di visibilità sia per le Marche che per Urbino e, naturalmente, per tutti gli straordinari beni artistici e storici che contraddistinguono questi luoghi”.

“Credo che questa iniziativa sia nata sotto l’influsso positivo delle stelle – ha sottolineato Anna Bischi Graziani – dove la più splendente è quella che illumina l’amicizia. È bellissimo che così tante persone e tanti amici vogliano ricordare in maniera così affettuosa Ivan, sono veramente tantissimi e, fra questi, mi sento in dovere di citare Gianluca Carrabs che non è solamente un carissimo amico, ma anche la persona che si è spesa tantissimo in questa iniziativa, senza di lui tutto questo non si sarebbe mai potuto realizzare. Tutto per me inizia qui ad Urbino, non si poteva scegliere posto migliore. La vita è strana, a volte difficile, a volte imprevedibile, credo che tenere a battesimo questa iniziativa sia un regalo che la vita, in questo preciso momento, mi ha voluto donare e lo accetto di cuore, perché è magnifico”.

 




Nel Nome del Rock: pochi giorni al ritorno del Festival Rock più longevo d’Italia!

Nel Nome del Rock ritorna dopo 5 anni di silenzio!!

Nel Nome del Rock torna a casa!! Si torna al Parco Barberini di Palestrina (RM), ancora una volta ad ingresso rigorosamente GRATUITO!

Nel Nome del Rock Festival è nato nel 1989 a Palestrina in provincia di Roma dalla passione di un gruppo di amici ed è cresciuto fino a diventare un appuntamento da non perdere nella scena dei festival estivi italiani. Rigorosamente ad INGESSO GRATUITO fin dalla prima edizione, Nel Nome del Rock è riuscito a portare sul proprio palco grandi nomi del panorama indipendente nazionale e internazionale, artisti come Queens of the Stone Age, Morphine, Therapy?, The Levellers, New Model Army,Senser, Kaki King, Caparezza, Frankie hi-nrg mc, Marlene Kuntz,Afterhours e molti altri.

Dopo 23 anni, per vari motivi, sia economici che logistici, NNdR ha dovuto chiudere i battenti dopo l’edizione del 2012.

Tante attività tra cui un torneo di Volley ed un imperdibile Workshop di Fotografia Musicale

PER MAGGIORI INFO www.nndr17.it




Il Punk rivive al Jailbreak di Roma con Marky Ramone e la sua band

Dopo un opening act di tutto rispetto orchestrato dai Gorilla Pulp, band stoner italiana giovane e prorompente, le luci sul palco del Jailbreak si spengono. Il pubblico romano è in fermento, cosciente che di lì a poco si sarebbe materializzata sul palco l’epicità. Marky Ramone non ha bisogno di presentazioni, ha militato come batterista nei Ramones fin dal 1978, dopo la dipartita di Tommy Ramone, ed è senza esagerazioni una leggenda vivente e unico membro ancora in vita della storica band newyorkese. E’ in Europa con la sua band, i Marky Ramone’s Blitzkrieg, e in onore del quarantesimo anniversario della nascita del Punk Rock, ripropone un vasto repertorio di classici dei Ramones, canzoni che hanno davvero fatto la storia, e rimarranno per sempre immortali.

Fin dalle prime note, o meglio dal primo “one-two-three-for!”, la folla va in visibilio. Giovani cresciuti a pane e CBGB (storico music club dell’East Village, New York, anni Settanta), e non più giovani che saltano come ragazzini, nostalgici di quegli stessi anni e scenari. I novanta minuti del concerto sono i novanta minuti più veloci della storia, un flusso continuo di hits, non c’è spazio tra la fine di un pezzo e l’inizio di un altro. Beat on the Brat, Needles and Pins, I Don’t Care, I Just Want to have Something to Do, Rockaway Beach, Surfing Bird, Pet Cemetary, The KKK Took my Baby Away, solo per citare alcuni. Le canzoni si inseguono instancabili. E’ esattamente come una performance dei Ramones sarebbe stata. Veloce, sudata, esplosiva. Marky Ramone osserva dalla sua postazione, con la sua insostituibile frangetta nera, mentre senza scomporsi suona pezzi che hanno ormai quarant’anni suonati. C’è del magico in tutto questo. Una canzone può essere per sempre e allo stesso tempo non avere età. Può essere semplice, fatta di tre accordi, eppure essere determinante per un’esistenza intera. Per generazioni intere.

Sebbene l’attenzione ricada inevitabilmente su Mark, è doveroso riconoscere la bravura e solidità della band che lo supporta ormai da anni, perfettamente all’altezza di riprodurre in maniera impeccabile, fedele, e per questo apprezzatissima, il sound inconfondibile dei Ramones. Una menzione a parte merita senza dubbio Ken Stringfellow, il cantante, per l’impressionante somiglianza stilistica e vocale con l’indimenticabile Joey Ramone. Ken che ci ha fatti emozionare e per un attimo, il peso di un’assenza incolmabile nel mondo della musica e non solo, è parso più sopportabile. Che dire, come al solito, come solo la musica sa fare, si va via un po’ strapazzati, rimescolati emotivamente. Il Jailbreak si svuota, fuori l’aria è frizzante. Una leggenda ci ha appena salutati con una bellissima What a Wonderful World. E’ tempo di andare…hey, ho! Let’s go!

di Giorgia Atzeni




Nobel per la letteratura a Bob Dylan

L’Accademia di Svezia ha fatto quest’anno una scelta inedita: ha assegnato il Nobel per la letteratura al cantautore Bob Dylan, un personaggio che ha tracciato un solco nella musica contemporanea, dando voce ai venti di cambiamento culturale degli anni Sessanta e Settanta e all’America degli esclusi, quella messa ai margini del sogno a stelle e strisce.

Nella motivazione il Comitato di Stoccolma riconosce a Dylan – al secolo Robert Allen Zimmerman – di aver “creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana”. Una tradizione che affonda le sue radici nel blues dolente dei neri, nel country e nel folk dei pionieri e dei vagabondi americani, fondendoli in maniera unica con l’energia nascente del rock n’ roll. La sua narrativa musicale ha mantenuto vivo lo spirito popolare delle ballate di protesta di Woody Guthrie e di altri artisti come T Bone Burnett, è culminata nell’incontro tra la musica americana degli hobo e la narrativa colta, la poesia, la letteratura e la sperimentazione della beat generation. Il suo nome d’arte “Dylan” è infatti ispirato allo scrittore gallese Dylan Thomas.

Canzoni come The Times They Are a-Changing, Like a Rolling Stone, Blowin’ in the Wind, sono diventate inni del movimento controculturale di fine anni Sessanta, quello dei figli dei fiori, del festival di Woodstock, dei pacifisti che protestavano contro la guerra in Vietnam. La sua musica, nata dalla voce esile e da una chitarra essenziale, veicola messaggi di impegno sociale e politico.

La sua carriera comunque ha superato quegli anni effervescenti e per alcuni distruttivi, continuando per decenni e proseguendo anche oggi. Tantissimi i concerti, diverse le esibizioni insieme ad altri nomi di spicco per la promozione dei diritti civili, tra cui la compagna del passato Joan Baez. Con il passare degli anni ha collezionato riconoscimenti anche fuori dall’ambito strettamente musicale, come un Oscar nel 2001 per Things Have Changed, migliore canzone originale nel film Wonder Boys, il Pulitzer nel 2008 con menzione speciale, per il “profondo impatto sulla musica e la cultura popolare d’America”, e la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza insignita dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. La rivista Rolling Stone l’ha consacrato con il secondo posto tra i 100 migliori artisti, il settimo tra i migliori cantanti, con 10 dei suoi album tra i migliori e 12 canzoni nella classifica delle più apprezzate.

Dopo anni di tentativi, ora arriva anche l’incoronazione tra i grandi della letteratura nella sua espressione più ampia e alta, quale “grande poeta della tradizione in inglese”. Come spiega il comitato per il Nobel nella motivazione: “Se andate indietro nel tempo, diciamo 2 mila e 500 anni, scoprite che Omero e Saffo scrivevano testi poetici composti per essere ascoltati”, “per essere messi in scena spesso accompagnati da strumenti musicali”: “è lo stesso per Bob Dylan”.

di Valentino Salvatore




Alan Parsons a Villa Ada, la leggenda del rock festeggia i 40 anni di carriera

Ci risiamo. Questa volta la bellissima location di Villa Ada ci regala un altro viaggio, ci porta da un’altra parte, nell’Inghilterra degli anni Settanta.

 

Alan Parsons entra, anticipato dai musicisti della band, elegante come sempre, con la sua giacca e la sciarpa al collo, nonostante i tanti gradi dell’estate romana.

 

Nella sua imponenza fisica, nel suo sguardo fiero, traspare tutta la grandezza delle cose fatte in passato, quest’anno festeggia quarant’anni di onorata carriera. Alan Parsons non è un musicista in senso canonico, nasce come ingegnere del suono ed il suo nome è legato ad alcune delle più grandi produzioni rock di tutti i tempi, basti pensare a The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd e Abbey Road dei Beatles, solo per citarne alcune.

 

L’incontro con Eric Woolfson, musicista scozzese, da vita ad uno dei progetti musicali più interessanti di tutti i tempi, e porta i due ad essere considerati tra i maggiori rappresentanti del progressive rock britannico, insieme a gruppi quali Pink Floyd appunto, King Crimson, e Jethro Tull.

 

Cosi come l’idea che sta alla base dei concept album del “Project” anche il concerto di ieri sera comincia con una strumentale ed affascinantissima I robot, tratta dall’omonimo album del 1977, che lascia piano piano spazio alle lyrics di un altrettanto seducente Damned If I Do, dall’album Eve del 1979, cantata da un Pj Olsson in grandissima forma.

 

Si procede così a suon di hits – il tour è Greatest Hits 2016 appunto – che infiammano un pubblico che a stento riesce a rimanere seduto. Un pubblico sorprendentemente eterogeneo, composto tanto da ultra sessantenni quanto da giovani di almeno tre generazioni prima. Il potere coinvolgente della musica.

 

L’atmosfera si affievolisce leggermente a metà concerto, con canzoni forse un po’ più lente, ma che non lasciano mai dubbio alcuno sulla bravura estrema di tutti i componenti del gruppo, ci tengo a precisare, per poi impennare nuovamente verso la fine, con una bellissima Sirius, tratta da Eye in the Sky del 1982, forse l’album più acclamato della band. Segue il brano omonimo, cantato davvero da tutto il pubblico, che ormai si alza in piedi, rapito dall’atmosfera.

 

Alan Parsons ringrazia sentitamente, cimentandosi anche con qualche parola di italiano, e ci saluta con una travolgente Games People Play ( da The Turn of a Friendly Card, 1980).

 

E mentre il pubblico ancora emozionato si dirige verso l’uscita, nel cielo di Villa Ada riecheggia ancora la frase “Where do we go from here…”.

 

Grazie Alan, penso torneremo tutti negli anni Duemila, dopo questo splendido viaggio indietro nel tempo.

 

di Giorgia Atzeni

Foto di Andrea Cavallini




Bruce Springsteen annulla concerto in North Carolina: “No a legge anti-gay”

Bruce Springsteen, da decenni icona del rock impegnato targato Usa, annulla un concerto previsto domani a Greensboro, in North Carolina, con la sua fidata E Street Band. Una decisione annunciata dal Boss su Facebook per protestare contro una legge appena introdotta, discriminatoria verso le persone omosessuali, bisessuali e transgender. Il gesto eclatante di Springsteen ha contribuito a puntare i riflettori su un caso che a detta di molti fa tornare lo stato americano a un clima da segregazione.

Il governatore repubblicano Pat McCory ha firmato proprio giovedì una norma (House Bill 2, Public Facility and Security Act) che vieta agli enti locali di intervenire autonomamente per contrastare le discriminazioni basate su orientamento e identità sessale. Lo stato, attualmente amministrato dai conservatori, avoca a sé questa facoltà di fatto impedendo alle amministrazioni locali più progressiste di intervenire. La decisione infatti è stata presa in tempi da record per bloccare un’ordinanza della città di Charlotte, che dal primo aprile eliminava le discriminazioni contro gay, lesbiche e trans per l’assegnazione di alloggi e l’utilizzo di servizi pubblici. La nuova controversa legge inoltre impone alle persone transessuali di entrare solo in bagni o ambienti come spogliatoi riservati al proprio sesso biologico, cioè quello riportato nel certificato di nascita. Per giustificare questa scelta, i promotori hanno sostenuto che era un modo per tutelare donne, ragazze e bambini da maniaci sessuali e salvaguardarne la privacy. La legge è passata alla Camera con 83 sì e 25 no al Senato con 32 voti a favore e nessun contrario (dato che i democratici, per protesta, hanno lasciato l’aula).

“Il North Carolina ha appena approvato l’HB2”, scrive Springsteen nel comunicato, “descritto dai media come la legge ‘sul bagno’”. La norma “prescrive quali bagni le persone transgender possono usare”. Questo è l’aspetto che prevedibilmente ha attirato polemiche, ironie e attenzione dei media. Ma c’è ben altro: “la legge intacca anche il diritto dei cittadini lgbt di fare causa quando i loro diritti umani sono negati sul posto di lavoro”, fa notare il cantante. “Nessun altro gruppo di cittadini del North Carolina deve portare questo fardello. A mio avviso”, sostiene, “è un tentativo da parte di persone che non sopportano il progresso che la nostra nazione ha compiuto nel riconoscere i diritti umani di tutti i cittadini, di ribaltare tale progresso”. Il riferimento è all’ok dato dalla Corte Suprema al matrimonio gay in tutti gli Usa, cui diversi stati a maggioranza repubblicana cercano di opporsi con legislazioni che permettono a funzionari pubblici e aziende private di non fornire servizi agli omosessuali appellandosi alla “libertà religiosa” o all’obiezione di coscienza.

Springsteen non è il solo ad aver manifestato la sua contrarietà: le organizzazioni per la tutela dei diritti civili si sono mobilitate. Anche diversi responsabili di aziende come American Airlines,Apple, Facebook, Google, IBM hanno firmato un appello. David Schulman, Ceo di Paypal, ha annunciato che un investimento di 3,6 milioni di dollari destinato al North Carolina per creare strutture e centinaia di posti di lavoro finirà altrove. Sui social si diffonde l’hashtag ironico #PeeingForPat, con foto di water e l’invito a chiamare l’ufficio del governatore (appunto, Pat McCory) per chiedere se si sta usando il bagno a norma di legge.

“Sento che è il momento per me e la band di mostrare solidarietà a coloro che lottano per la libertà. Quindi, con le più profonde scuse verso i nostri devoti fan di Greensboro, abbiamo cancellato il nostro show, previsto per domenica 10 aprile”, fa sapere. “Alcune cose sono più importanti di un concerto rock e questa lotta contro il pregiudizio e l’intolleranza – che avviene mentre scrivo – è una di queste.” – conclude il Boss – “È il mezzo più forte che ho per far sentire la mia voce contro quelli che continuano a farci tornare indietro invece di andare avanti.”

 

di Valentino Salvatore




Il rock di ‘Janis’ alla Mostra di Venezia

“Janis Joplin era – ed è ancora – una forza della natura nella musica, una pioniera del rock amata da milioni di appassionati (…) Guardare le immagini di Janis che si esibisce è un’esperienza semplicemente incantevole” Amy Berg

Arriva alla settantaduesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia la pellicola dedicata a Janis Joplin, l’icona che ha Janis Joplinrivoluzionato la storia del rock conquistando il mondo con il suo inconfondibile sound. Janis verrà presentato fuori concorso nella Selezione Ufficiale della Mostra, domani, 6 settembre, in anteprima mondiale, prima di arrivare nelle sale italiane grazie ad I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection il prossimo 8 ottobre.

Un ritratto dell’artista a tutto tondo realizzato, in un arco di tempo lungo sette anni, dalla regista candidata al Premio Oscar Amy Berg, che ricostruisce la turbolenta storia della Joplin – segnata da eccessi e da relazioni sentimentali tormentate – attraverso immagini inedite e le emozionanti lettere che l’artista scrisse alla sua famiglia, ai suoi amici, ai suoi amanti prima della sua prematura scomparsa, a soli 27 anni.

La Joplin entrò nel mito, come voce della sua generazione: con Janis la regista mostra l’artista, la sua indimenticabile voce, ma anche la donna, dolce, sensibile e allo stesso tempo forte e tormentata. A prestare voce alle parole della Joplin, Cat Power, acclamata come una delle migliori cantautrici della scena alternative rock contemporanea.

L’Italia sarà il primo Paese nel mondo in cui Janis sarà distribuito, il prossimo giovedì 8 ottobre, per commemorare il quarantacinquesimo anniversario della scomparsa della cantante, avvenuta il 4 ottobre del 1970.