Lui, lei e lo smartphone

I rapporti di coppia sono ormai formati da lui, lei, l’altro…e per altro non si intende l’amante di turno ma lo smartphone che di amanti può contenerne anche 3 o 4 contemporaneamente.

Amore, io non ho nulla da nascondere!
E poi: password alfanumerico con simboli egizi, pin, puk, pop, rock, riconoscimento facciale dopo l’applicazione di 15 filtri e 6 interventi chirurgici (Berlusconi questo passaggio lo ha evitato), codice di sicurezza tramite pizzino, codice penale, codice civile, codice da Vinci, codice Morse…il tutto coperto da segreto di Stato perché fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

Entri in casa.
Disattivi le notifiche, come Tom Cruise in “Mission Impossible” mentre cerca di disinnescare una bomba, per evitare di saltare in aria al primo squillo.
Telefono rigorosamente all’ingiù.
Cena.
Divano.
Ormai i divani non dovrebbero essere più con la penisola. Bisognerebbe chiedere agli artigiani della qualità la creazione di arcipelaghi, dove ognuno possa continuare a farsi i fatti propri.

Amore, guardiamo un film?”.
La scelta del film implica lo stesso tempo che serve a Sorrentino per girarlo.
Trascorsi due minuti, ognuno si ritrova con lo sguardo sullo smartphone.

Ed ecco arrivare il primo messaggio a lui.
Andrea calcetto.
Secondo messaggio.
Giulio calcetto.
Terzo messaggio.
Sofio calcetto.
E così via.
Lui che ha il fiatone anche quando passa dal tavolo della cucina al divano, vuol fare credere che gioca più partite di Cristiano Ronaldo.

Messaggi a lei.
Corriere Amazon.
Corriere Zalando.
Corrire Yoox.
Ma chi sei, una donna o un centro di smistamento pacchi?

E vogliamo parlare di quanto abbia influito sull’apparato digerente di ognuno, l’avvento degli smartphone?
Il tempo trascorso in bagno è aumentato proporzionalmente all’aumento dei gb.

Il film è finito.
Titoli di coda.
Si chiudono le conversazioni su messenger, si risponde ai commenti sull’ultimo selfie, che lei ha postato su Instagram, di devoti corteggiatori di Photoshop.
Lui non dimentica di cuorare anche lo scopino del cesso che sembra respiri.
Si spegne la tv, si spengono gli smartphone e si ritorna a non essere più single ma persone che hanno una relazione a distanza sullo stesso divano.

di Miriam Terzanota



Parola d’ordine: Bigenitorialità

di Teodora Tiziana Rizzo*

Osservo con attenzione le dinamiche che girano intorno al DDL 735 Pillon. Paragono il DDL al gioco del tiro alla fune. Da un lato ci sono i papà che vedono nel DDL un riscatto, una rivincita morale dell’essere padri, di non sentirsi più usati e abusati nel loro ruolo solo per mero scopo economico. Dall’altro ci sono le madri che vedono in questo DDL un potenziale nemico per la perdita dei loro diritti di donne e di madri. Da un lato ci sono alcune appartenenze politiche che vedono nella potenza di questo DDL una sconfitta, dall’altro ci sono le altre  appartenenze politiche che credono nell’efficacia del DDL ma che vengono continuamente criticate e bloccate dagli avversari.

Al gioco del tiro alla fune abbiamo tipologie di adulti che in tutti i modi assumono delle posizioni assolutamente non rispettose, professionisti in guerra tra di loro, ma ciascuno dimentica l’humus di questo DDL: il rispetto per i bisogni dei minori.

Se continua così perderanno tutti, a pagarne le conseguenze saranno solo i minori che continueranno a vivere la loro vita senza alcuna attenzione e tutela, ingabbiati nei conflitti degli adulti condannati a vivere nella sofferenza e nel dolore. Questo perché per prese di posizione o per totale egoismo gli adulti sono concentrati esclusivamente sui loro bisogni e non su quelli dei figli. Solo chi esercita la professione di Mediatore Familiare è cosciente di quanti inutili drammi e sofferenze si verificano all’interno di nuclei familiari, questo accade perché ancora non c’è  il riconoscimento giuridico dell’istituto della Mediazione Familiare e l’obbligatorieta del primo incontro informativo.

Spero che il DDL tagli quanto prima questa fune di assurdi conflitti e di sofferenze che fanno male al cuore e all’anima. La bigenitorialita è un Diritto dei figli e noi adulti abbiamo il Dovere di garantirla.
E rompiamola questa fune , altrimenti non ci sarà nessun vincitore e a pagarla a caro prezzo continueranno ad esserlo solo ed esclusivamente i minori.

*Pedagogista Mediatrice Familiare Presidente Nazionale INAMEF




Senza pregiudizi nell’interesse dei bambini

di Salvatore Dimartino*

La raccapricciante vicenda portata alla luce dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia non è che l’ennesima riprova di quanto il “sistema dell’affido” dei minori imponga un intervento immediato del legislatore.

A dir poco angosciante sono le modalità con cui operavano gli arrestati: violenze ed abusi psicologici ripetuti nel tempo, falsificazione dei disegni dei bambini con aggiunte di riferimenti sessuali, la follia disumana delle scosse elettriche per “favorire” l’emersione dei ricordi dei bambini non sono altro che un ignobile clichè già visto tante volte, troppe volte.

Da diverso tempo abbiamo denunciato il business che si muove dietro e dentro le crisi familiari ed auspicato un dibattito serio ed approfondito su questo tema ricevendo solo un incomprensibile rifiuto a qualunque forma di confronto.

Grazie alla distorta rappresentazione della realtà che è stata data dal sistema dell’informazione ed al rifiuto opposto da parte di una precisa parte politica che si nutre di teorie bislacche e stereotipi stantii è stato bloccato un dibattito pubblico assolutamente necessario per il nostro paese: il sistema dell’affido è irrazionale e genera mostruosità di ogni specie.

Si assiste impotenti ad una catena di dolore e ingiustizie che vede il bambino come ricompensa per gli adulti che deve essere spezzata partendo dal primo dei diritti di ogni bambino: stare con i suoi genitori tranne quando non sia provata la pericolosità di tale condizione naturale.

L’interesse del minore non può continuare a restare un’entità indefinita ed oscura che giustifica ogni genere di misfatto: occorre mettere il diritto alla salute ed al benessere psicofisico del minore al centro del suo interesse e per fare questo bisogna anteporre la salvaguardia delle relazioni familiari attraverso forme di accudimento diretto e paritetica opportunità di frequentazione agli interessi economici degli adulti.

Oggi avremmo tutto il diritto di rinfacciare gli errori ai nemici del dialogo, ma questo non gioverebbe ad alcun bambino e non ci darebbe soddisfazione perché il nostro interesse è discutere del futuro dei nostri figli senza pregiudizi ed in modo pragmatico e costruire un sistema che garantisca una vita serena ed armoniosa anche quando le loro famiglie sono in crisi o sono fonte di pericolo per loro.

Quanti altri bambini devono essere abusati in questo modo prima che si prenda atto della realtà e si intervenga?

Per tutti questi motivi, è intenzione della nostra Associazione la costituzione come parte civile nel procedimento giudiziario che seguirà ai fatti di oggi.

*Presidente Associazione MdM –Associazione “Mantenimento Diretto, Movimento per l’uguaglianza Genitoriale”

 




Alienazione Parentale tra rifiuto, responsabilità e senso di colpa

di Alessia Mirabelli

L’alienazione parentale prevede un rifiuto netto e immotivato del figlio nei confronti di un genitore. Tale rifiuto deve essere non solo psicologico, ma anche fisico. Ragion per cui non si può prescindere da un contesto di separazione quando si parla di AP perché, la sola presenza fisica di entrambi i genitori nel quotidiano del figlio, fa si che quest’ultimo non possa rifiutare di vedere o di stare con uno di essi, semplicemente, perché vive con essi. In questi casi è possibile, invece, poter riscontrare delle dinamiche conflittuali tra figlio e genitori che potrebbero (e dovrebbero) essere affrontate, ad esempio, attraverso un sostegno psicologico in cui elaborare e ristrutturare il significato del conflitto, sviluppando delle strategie utili per riuscire a comunicare direttamente sul disagio da lui provato in quel determinato momento di vita.

Questo non vuol dire che in un contesto di separazione ci si trovi automaticamente in condizioni di alienazione parentale. Un rapporto conflittuale tra un figlio e un genitore, in separazione dall’altro, potrebbe presentarsi anche in situazioni di scontri e litigi continui tra i due laddove non vi è, però, un rifiuto categorico del genitore. In questi casi, la soluzione potrebbe essere, ad esempio, un riequilibrio dei tempi di frequentazione in modo da dare la possibilità al figlio di rafforzare il legame con entrambi i genitori in egual modo.

Diversa è la situazione in cui, in presenza di un contenzioso civile, un figlio inizia a rifiutare categoricamente ogni contatto fisico di un genitore a causa dei comportamenti devianti dell’altro.
Per rendere possibile tale fenomeno è necessario che il figlio sia piccolo o quantomeno che, all’epoca della separazione, fosse abbastanza piccolo da non riuscire a sottrarsi dalle continue mistificazioni attuate dal genitore dominante a seguito delle quali inizia a ridefinire negativamente il significato di qualsiasi comportamento dell’altro genitore che qualunque cosa fa, finisce per sbagliare agli occhi del figlio.

Situazione complessa in cui ognuno dei componenti della famiglia coinvolta contribuisce, direttamente e indirettamente, a render possibile lo sviluppo di AP.
A tal proposito, riflettere sull’importanza del significato del contributo offerto da ogni membro familiare, significa concedere a tutti la possibilità di modificare la gravosa situazione creatasi.
In che senso?

Molti genitori rifiutati ritengono che riconoscere le proprie responsabilità voglia dire, necessariamente, prendersi la colpa di ciò che è accaduto. Comprendere in che modo e con quali comportamenti si è contribuito a rendere possibile il rifiuto del proprio bambino significa, invece, riacquisire il potere per riuscire a modificare la situazione, calandosi nei panni del proprio figlio al fine di comprendere dove si è sbagliato e in che modo poter cambiare per riconquistare la sua fiducia al di là dei comportamenti ostativi dell’altro genitore.
In questo senso, riconoscere le proprie responsabilità significa riqualificarsi agli occhi del proprio bambino, rIacquisendo fiducia e consapevolezza delle proprie risorse.




Sondaggio sulla Riforma dell’affido condiviso nelle piazze italiane

Domenica 5 maggio nelle città italiane sarà possibile partecipare al sondaggio promosso da MdM – Mantenimento Diretto, Movimento per l’Uguaglianza Genitoriale, in collaborazione con altre associazioni, sulla riforma dell’affido condiviso.

Nelle città italiane in elenco saranno somministrati 5000 questionari.
«Lo spirito dell’iniziativa – spiega il professor Amedeo Paolucci, presidente e fondatore del Movimento –  è  quello di raccogliere dati relativi alla comune “percezione” sull’attuale stato dell’affido condiviso».

Il sondaggio verrà somministrato in forma anonima. L’obiettivo è inviduare come sono percepiti e vissuti i diritti dei figli dopo la separazione, i tempi spesi con i figli dai padri e dalle madri, il mantenimento, com’è e come dovrebbe essere.

«In questi ultimi mesi – dichiara il presidente di Mdm – molto si discute sul disegno di legge che vuole riformare la normativa vigente in tema di affidamento condiviso.
La nostra sigla è attiva nel supportare tale progetto di legge, ma ritiene che sia indispensabile un cambio di cultura, una maturazione di tutta la società, sul tema della cogenitorialità dopo la separazione. Per fare ciò è indispensabile un approccio anche scientifico all’argomento, al fine di meglio comprendere il comune sentire per il raggiungimento dello scopo primario: il benessere dei nostri figli».

Elenco delle sedi di somministrazione del sondaggio:

Avellino: corso Vittorio Emanuele antistante villa comunale Dalle 09.00 alle 14.00 * Avezzano (AQ): Centro Commerciale Ipercoop “I Marsi” Via Tiburtina Valeria, km 112,215, 67051 dalle ore 10.00 alle 18.00 * Brescia: In collaborazione con “Padri Separati Brescia” – piazza Arnaldo dalle 10.30 alle 19.00 * Bologna: Giardini Margherita dalle 15.00 alle 21.00 * Cagliari: via Roma dalle 09.00 alle 13.00 – piazza Ravot dalle 15.00 alle 19.00 * Catania: Lungomare Ognina (CT) dalle ore 10.00 alle 20.00 In collaborazione con l’associazione “Pater Familias” e “Gesef” * Galatina (LE): piazza Dante Alighieri dalle 10.00 alle 18.00 * Grosseto: piazza del mercato angolo pizzeria Pappagone dalle 10.00 alle 19.00 * Imperia: loc. ARMA DI TAGGIA IPERCOOP Conad Dalle ore 10.00 alle 18.00 * Lanciano (CH) : Centro Commerciale Lanciano La Fontana Via Santo Spirito, 119, 66034 dalle ore 10.00 alle 18.00 * Messina: piazza Cairoli dalle 10.00 alle 18.00 in collaborazione con l’associazione “genitori per sempre” * Milano: Piazza S.Babila dalle 10.00 alle 19.00 In collaborazione con l’Associazione “Padri Separati Lombardia ONLUS” * Napoli: via Scarlatti dalle 10.00 alle 19.00 * Oristano: piazza Roma nr 4-5 di fronte Bnl dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 * Padova: piazza Garibaldi inizio via San Fermo dalle 10.00 alle 18.00 * Parma: via Mazzini dalle 10.00 alle 18.00 * Pesaro: Galleria dei Fonditori (PU) dentro il centro commerciale ipercoop “Miralfiore” dalle ore 10.00 alle 19.00 * Pistoia: via Cino da Pistoia dalle 10.00 alle 19.00 * Potenza: piazza Mario Pagano dalle 10.00 alle 18.00 * Roma: dalle 10:00 alle 18:00, Villa Ada entrata via Salaria * Siracusa: largo XXV Luglio dalle 10.00 alle 19.00 * Taranto: piazza Maria Immacolata dalle 10.00 alle 19.00 * Torino: via Garibaldi di fronte p.zza Castello dalle 10.00 alle 18.00 * Trento: piazza fiera Dalle 10.00 alle 18.00 * Treviso: piazza indipendenza Dalle 09.00 alle 16.00 * Vibo Valentia: dalle 15:00 alle 18:00 – P.zza Municipio angolo C.so Vittorio Emanuele III * ZANE’ (Vicenza): via Alessandro Manzoni 119 dalle ore 10.00 alle ore 17.00




Secondo Congresso Nazionale MdM: liberare la famiglia separata dai pregiudizi e dalle discriminazioni di genere

Il 6 aprile 2019, a Roma, nella prestigiosa sede di Palazzo Falletti, in via Panisperna, in un momento storico particolarmente significativo e delicato per la Riforma del diritto di famiglia e dell’affido condiviso, si sono svolti il Meeting associativo e il Secondo Congresso Nazionale MdM, Associazione Mantenimento Diretto, Movimento per l’Uguaglianza Genitoriale.
Al mattino il meeting è stato dedicato al confronto sulla vita associativa e sulle proposte progettuali. Il Congresso Nazionale ha visto un’eccezionale partecipazione. Oltre 110 persone accreditate presenti in sala. Una diretta streaming sul gruppo e sulla pagina Facebook di MdM ha permesso di seguire i lavori anche a chi non è riuscito a recarsi presso la sede congressuale. I relatori, massimi esponenti del dibattito in corso nel nostro Paese sul tema della Riforma si sono succeduti in tre sessioni così organizzate: una sessione legale, una sessione scientifica e una sessione socio culturale. I saluti introduttivi sono stati indirizzati a tutti i partecipanti dal Prof. Amedeo Paolucci, docente di filosofia, Presidente Associazione MdM e dall’Avv. Salvatore Dimartino, Vicepresidente Associazione MdM. La sessione legale, a cura dell’Avv. Francesco Tesoro ha visto gli interventi del Dott. Carlo Macale sul tema ”Il pedagogista al servizio della promozione del benessere, una figura professionale per la valorizzazione della bigenitorialità”, del Prof. Arturo Maniaci, con un intervento dal titolo “Legge versus giurisprudenza in materia familiare” e del Prof. Marino Maglietta, “il terzo modo, trasversale, per emendare la legge 54/2006”. La sessione scientifica a cura del Dott. Matteo Bernini è stata svolta grazie agli interventi del Prof. Giovanni Camerini, “Shared custody e benessere del fanciullo, evidenze della letteratura internazionale” e la Prof.ssa Laura Volpini: “Parental alienation, assessment e proposte operative nella consulenza tecnica d’ufficio”. Infine, la sessione socio culturale, a cura della Dott.ssa Paola Grandinetti, ha potuto avvalersi degli interventi dell’avv. Marcello Adriano Mazzola, “alienazione genitoriale e strumenti di tutela” e del Dott. Alessandro Placidi, “Affido condiviso, tra passato, presente e futuro”. I saluti finali sono stati affidati al Prof. Amedeo Paolucci: “La Società Civile chiede di liberare la famiglia separata dai pregiudizi e dalle discriminazioni di genere che oggi la imprigionano, nella consapevolezza che il benessere dei fanciulli deriva dalla libera frequentazione di mamma e papà e cioè dalla massima libertà possibile di accedere alle loro cure che nella famiglia separata coincide esattamente con i tempi paritari. La libertà di frequentare il padre deve avere l’unico limite lì dove inizia la libertà di frequentare la madre.”
È intervenuto, nel corso dei lavori del congresso, anche il Senatore Simone Pillon, primo firmatario del ddl 735 sulla riforma dell’affido condiviso che ha recato la sua testimonianza in merito all’andamento della discussione sulla redazione di un testo di legge unificato riguardante la materia. “La settimana prossima – ha dichiarato Pillon – inizierà la discussione generale dei DDL presso la Commissione giustizia del Senato e noi annunceremo alle opposizione la volontà di aprire il dibattito affinché la legge sia il più possibile equilibrata e condivisa, fermo restando i principi di base su cui la proposta si fonda. Martedì chiederò alle opposizioni di collaborare con noi per realizzare il testo migliore possibile.”

 




Riforma dell’affido condiviso: intervista a Alessandra Principe, Presidente Gesef Italia

di Mario Masi

Nel corso degli ultimi 25 anni il numero di separazioni e divorzi è costantemente aumentato. La mutata propensione alla rottura giuridico-formale dell’unione coniugale è attestata dalla variazione nel tempo dei tassi di separazione e di divorzio. Questa evoluzione nei rapporti non ha trovato però le giuste risposte nella normativa. Da anni si moltiplicano le proposte di riforma fino ad arrivare alle attuale, il DDL 735, proposto dal Senatore Simone Pillon e oggetto di un acceso dibattito fuori e dentro il Parlamento.

Ne parliamo con l’Avvocato Alessandra Principe, Presidente di Gesef Italia, istituzione storica del mondo dell’associazionismoe Responsabile Regionale per il Lazio del Dipartimento Bigenitorialità Separazioni e Affido Minori della Lega/Salvini Premier.

Perché a 12 anni dalla legge n.54 in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli viene chiesta da più parti una revisione della stessa? Cosa non ha funzionato?

La legge n.54 del 2006 ha introdotto un cambiamento culturale forse troppo forte per i giudici e coloro che amministrano la giustizia e credo che sia stata proprio la resistenza al cambiamento ad aver determinato la disapplicazione del principio stabilito dalla legge sull’affido condiviso.

Il principio ispiratore della norma, così come intesa dal legislatore, è stato, infatti, negli anni disapplicato dal Tribunale e per questo motivo si è sentita la necessità di intervenire nuovamente.

Nei tribunali doveva essere applicata la legge che prevedeva l’affidamento paritetico (rectius diritti ed obblighi in capo ai genitori separati e/o divorziati) dei figli invece si è creata dal 2006 in poi una elaborazione giurisprudenziale che ha creato la c.d. figura del genitore collocatario a dispetto di ciò che è prescritto nella legge che nulla dice su tale figura.

E’ chiaro che dal 2006 la volontà del legislatore è stata totalmente disattesa a discapito dei diritti dei figli minori il cui desiderio rimane sempre quello di avere comunque una mamma ed un papà, seppur separati.

Quali sono i capisaldi del DDl 735 proposto dal Senatore Pillon?

E’ bene precisare che attualmente le audizioni presso la Commissione Giustizia del Senato per la riforma dell’affido condiviso a cui la GESEF ha partecipato sono terminate e che ora attendiamo la creazione del c.d. testo unico, sul quale poi si incentrerà il dibattito vero e proprio.

Detto questo, il DDL verte su quattro criteri fondamentali per una reale e concreta applicazione dell’affido condiviso: a) mediazione obbligatoria in caso di figli minori; b) pariteticità di obblighi e diritti tra i genitori – condivisione di obblighi responsabilità; c) mantenimento diretto quale logica conseguenza dell’applicazione dei tempi paritetici; d) contrasto alla alienazione genitoriale prevedendo sanzioni per chi calunnia altro genitore al fine di arginare il fenomeno della denuncia strumentale.

Lo scopo del DDL è quello di azzerare il conflitto tra i coniugi e relegare al tribunale una competenza residuale. Le coppie che hanno raggiunto un accordo su come regolamentare la loro separazione e/o divorzio, infatti, non devono “passare” dal mediatore familiare.

Alcuni movimenti femministi sono insorti perché, a loro parere, questa riforma non contempla i casi di violenza verso l’ex coniuge, costringendo lo stesso ad affrontare una mediazione non desiderata.

Con il DDL non sono in discussione tematiche sulla violenza nei confronti dell’ex coniuge uomo o donna che sia e non comprendo quale sia il nesso di tali “rivendicazioni” con l’oggetto del ddl.  Cosa c’entrano i c.d. “diritti delle donne” che il movimento delle femministe sostiene con il diritto del figlio minore a mantenere un rapporto stabile e paritario con entrambi i genitori una volta separati e considero strumentali e fuori luogo alcune “uscite” sul punto. Abbiamo assistito a dissacranti manifestazioni, che di etico avevano ben poco, in cui si è contestato il DDL con slogan inappropriati e superati tra gli altri quelli “sulla autonoma gestione del proprio corpo” (sic!). Il confronto può essere costruttivo, il disegno di legge è perfettibile, ma le posizioni assunte dalle “femministe” in alcuni contesti oltre a non essere condivisibili rappresentano il rigurgito  di ideologie ormai  morte e sepolte. Come già detto i genitori, la mamma ed il papà hanno gli stessi diritti e doveri sui figli minori e lo scopo della riforma è proprio quello di tutelare il diritto del bambino a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori in caso si separazione e/o divorzio eccezion fatta, ovviamente, per tutti quei casi in cui ci siano episodi di violenza che giustifichino l’allontanamento di uno dei genitori.

Altra notizia che sta procurando inquietudine è quella che il coniuge più debole economicamente perderebbe qualsiasi sostegno economico anche nel caso di minor reddito, può confermarlo?

Il DDL non interviene sul diritto del coniuge economicamente più debole a vedersi riconosciuto un assegno di mantenimento dal coniuge che percepisce redditi superiori. Per quel che riguarda il mantenimento diretto nei confronti dei figli il criterio da applicare non è fisso al 50% tra i genitori ma viene parametrato su base proporzionale e ciò significa, semplicemente, che il genitore che guadagna di più pagherà di più.

Qual è la posizione della Gesef al riguardo?

La Gesef (Genitori separati dai figli) è una associazione costituita nel 1994 ora Fondazione Europea che da sempre fornisce assistenza e supporto sia legale che psicologico ai genitori separati / divorziati; si è sempre battuta per la tutela del diritto dei figli di mantenere un rapporto – affettivo educativo con entrambi i genitori in caso di separazione e/o divorzio.

Si occupa della tutela dei minori, di sottrazioni nazionali ed internazionali ad opera di uno dei due genitori e dei bambini allontanati dai genitori e internati negli istituti e case famiglia.

La Gesef sostiene la riforma sull’affido condiviso sin dalla prima ora ed ha ideato il termine Bigenitorialità inserito nella Legge n.54/06 ed è sua la paternità dello slogan “Ne mio Ne Tuo è nostro figlio!” per evidenziare la centralità del minore nel rapporto con i genitori.




Perchè spaventa la riforma dell’affido condiviso

di Teodora Tiziana Rizzo

Lo scenario che si apre a conclusione delle audizioni del DDL 735 Pillon è alquanto raccapricciante. Per poterlo analizzare serenamente è necessario spogliarci dalle appartenenze politiche, mettere da parte gli interessi professionali e personali. Siamo sicuri di averlo fatto? Tengo a precisare che anche io ritengo che alcuni aspetti giuridici vadano rivisti e rimodulati ma in questo il Senatore Pillon si è espresso in maniera responsabilmente collaborativa: è stato sempre disponibile ad apportare eventuali modifiche.

Ho una formazione umanistica. Non sono un avvocato, parlo sempre in merito all’attenzione rivolta all’istituto della Mediazione Familiare di cui ne ho sposato la professionalità da tanti anni. Il riconoscimento giuridico della figura professionale del Mediatore familiare è sulla scrivania del legislatore da tanti anni. Non è stata mai attenzionato. Tanti parlamentari di diverse appartenenze politiche hanno apparentemente mostrato una attenzione e un interesse quasi sempre finalizzato alle proprie campagne elettorali, elogiando le qualità dell’istituto della Mediazione Familiare senza, a questo punto mi sia consentito di esprimerlo, conoscerne davvero le potenzialità.

Mi fa specie che proprio chi ha sostenuto ciò ora si ritrova firmatario e artefice di ritiro immediato del DDL 735 con lettera di adesione. Tutto questo fa riflettere…Tutto questo ci fa comprendere che a scrivere belle parole siamo tutti bravi ma che a volere il bene delle persone e dei bambini siamo in pochi. Prevalgono gli interessi economici. Prevalgono i personalismi, le appartenenze politiche, prevalgono i generi.

Il Senatore Pillon, da bravo padre di famiglia, ha capito tutto, riconosco in lui un grande coraggio, un amore forte per le famiglie, le persone, i minori. La chiave di apertura di tutte le situazioni di disagio e di conflitto è una sola. E’ il riconoscimento giuridico della figura del Mediatore familiare e l’obbligatorieta del primo incontro informativo gratuito. Con questa chiave si apre non una porta ma si apre  un mondo. Le persone hanno l’opportunità di decidere in prima persona senza delegare ad un avvocato, che tutela solo una parte, o ancor peggio ad un giudice, quelle che saranno le volontà e gli accordi di vita delle persone non più da coppia coniugale ma da coppia genitoriale, nella soddisfazione massima di garantire un soddisfacimento dei bisogni di tutti i membri della famiglia con riguardo particolare all’interesse e ai bisogni  dei minori.

E’ la coppia stessa che decide i tempi, i compensi, i beni materiali e patrimoniali e in primis, il punto più importante, ha la possibilità di decidere in prima persona in merito ai bisogni dei propri figli i tempi e le modalità per poter vivere la loro quotidianità da figli di genitori separati. Ecco perché spaventa il DDL 735. Come faranno tanti professionisti a guadagnare se il 70 % delle persone non vivrà più un conflitto? Ecco perché si continuano a dare informazioni sbagliate, volutamente distorte. Tentano di creare confusione nelle persone perché  ne conoscono la potenza e il valore dell’istituto e fingono di non sapere. Ma in tanti fortunatamente non ci cascano più.
Quelle stesse persone commentano con fare dispiaciuto e ipocrita quando avviene un omicidio, quando un minore subisce la contesa dei genitori, quando un minore viene rapito dal genitore, viene allontanato dai nonni,dalle figure parentali di riferimento. Nello stesso tempo non perdono tempo ad  inviare  documenti per bloccare il DDL. Mi chedo se quelle donne che manifestano per il ritiro del DDL Pillon sono donne, sono madri. Mi chiedo se quegli uomini che manifestano contro il DDL 735 sono uomini, sono padri…….di cosa stiamo parlando ?
Mi fermo qui…




Figli come pacchi postali nelle separazioni?

di Marco Pingitore

Si usa tanto l’espressione “pacco postale” per esprimere lo sballottolamènto del figlio dalla casa di un genitore ad un altro: “i figli non sono pacchi postali“, si sente spesso dire. Per cui è preferibile un’abitazione prevalente, quella del genitore collocatario.

Facciamo qualche esempio di pacco postale.

NELLE FAMIGLIE NON SEPARATE

  • La bambina la mattina va a scuola, pranza dai nonni, il pomeriggio torna a casa, il tardo pomeriggio va a scuola di danza, la sera fa rientro a casa
  • Il bambino la mattina va a scuola, pranza a casa, il primo pomeriggio va a scuola di calcio, torna a casa per i compiti fino alla sera
  • La bambina la mattina va a scuola, torna a casa per un pranzo velocissimo, si reca a scuola di musica, torna a casa per i compiti, il tardo pomeriggio va a scuola di inglese, la sera torna a casa
  • Il bambino la mattina va a scuola, pranza a casa dei nonni presso cui trascorre tutto il pomeriggio, la sera fa rientro a casa

In questi casi, nessuno si sognerebbe di affermare “ma questi sono pacchi postali!”, anzi si tenderebbe ad affermare “che bambini impegnati” oppure (dipende dai punti di vista) “sono troppo impegnati”.

NELLE FAMIGLIE SEPARATE

  • La bambina la mattina va a scuola, pranza con il genitore X, il pomeriggio torna a casa del genitore Y, il tardo pomeriggio va a scuola di danza, la sera fa rientro a casa del genitore X o Y – E’ UN PACCO POSTALE
  • Il bambino la mattina va a scuola accompagnato dal genitore Y, pranza a casa del genitore Y, il primo pomeriggio va a scuola di calcio, va a casa del genitore X per i compiti fino alla sera – E’ UN PACCO POSTALE
  • La bambina la mattina va a scuola accompagnato dal genitore X, va a casa del genitore Y per un pranzo velocissimo, si reca a scuola di musica, torna a casa del genitore X per i compiti, il tardo pomeriggio va a scuola di inglese, la sera torna a casa del genitore X o Y – E’ UN PACCO POSTALE
  • Il bambino la mattina va a scuola, pranza a casa dei nonni presso cui trascorre tutto il pomeriggio, la sera fa rientro a casa del genitore Y – E’ UN PACCO POSTALE

Per ragionare su questi temi, sarebbe necessario partire da queste poche premesse:

  • il conflitto coniugale non rappresenta necessariamente e automaticamente un pregiudizio per il figlio: in caso contrario, dovremmo allontanare i figli dal 99% dei genitori non separati. Il conflitto coniugale è ovunque, in diverse forme.
  • il Tribunale non dovrebbe concentrarsi sull’eliminazione o sull’attenuazione del conflitto coniugale: non è il conflitto che arreca un pregiudizio al figlio. E’ una variabile aspecifica.
  • non sono gli spostamenti del figlio (da una parte ad un’altra o da una casa all’altra) che rappresentano automaticamente un grave pregiudizio per la salute del figlio. E’ una variabile aspecifica. Quante volte viene ascoltato il figlio per chiedergli se è d’accordo a stare un po’ con uno e un po’ con l’altro genitore? E quanti figli esprimono la volontà di voler rimanere presso la casa coniugale con un genitore coltivando l’intima speranza che l’altro genitore possa farvi rientro?
  • il concetto di pacco postale rappresenta un pregiudizio degli adulti nei confronti delle capacità di adattamento dei figli (da valutare caso per caso) o rappresenta effettivamente una volontà autentica dei figli di non volere essere sballottati a destra e sinistra?
  • la stragrande maggioranza dei figli, nei casi di separazione, vorrebbe continuare a frequentare mamma e papà o vorrebbe che mamma e papà non si lasciassero mai o tornassero insieme
  • non è il concetto di pacco postale a provocare un pregiudizio per il figlio, ma l’incertezza di non vedere mamma e papà allo stesso modo, la paura di perdere uno o entrambi i genitori dopo la separazione, il coinvolgimento del figlio nel processo giudiziario, l’angoscia di dover scegliere tra l’uno e l’altro
  • la separazione dei genitori crea necessariamente una spaccatura. E’ naturale che il figlio di genitori separati vivrà una famiglia divisa, se stesso diviso tra l’uno e l’altro genitore. Tuttavia, è come viene fatta vivere questa condizione che potrebbe arrecare un danno al figlio il quale avrebbe bisogno di informazioni e spiegazioni chiare (mamma e papà si sono separati e non torneranno più insieme), di regole precise e di non subire pressioni finalizzate a compiere una scelta tra un genitore e l’altro: “non chiedetemi con chi devo stare, perché vorrei stare con entrambi”



DDL 735: le banalità trionfanti in tema di separazioni

di Giovanni Battista Camerini

Il provincialismo culturale vigente in certi ambiti nel nostro Paese è disarmante. Come dimostra il dibattito in corso sui tempi di frequentazione dei figli nelle separazioni, pullulante di banalità trionfanti.
Il bambino spaccato a metà come una mela”: è lo stesso codice civile a sancire il diritto del figlio a mantenere rapporti equilibrati e continuativi con i due genitori dopo la separazione.
Il bambino pacco postale”: è ovvio e naturale che il figlio dopo la separazione abbia due case e faccia il pendolare tra esse.
Il bambino non è come un oggetto, bisogna privilegiare il suo interesse e non quello dei genitori”: tutti gli studi e le ricerche internazionali su decine di migliaia di casi dimostrano che i figli che suddividono il tempo in maniera paritetica tra i due genitori presentano indicatori di benessere superiori a quelli in custodia monogenitoriale.
Non esiste la bigenitorialita’ perfetta, non si può dividere un figlio metà e metà”: per shared custody a livello europeo non si intende 50 e 50 ma tempi di frequentazione non superiori a due terzi e non inferiori a un terzo con ciascun genitore.
Il bambino ha bisogno di stabilità e di avere la sua cameretta”: per un figlio non conta la stabilità muraria ma la stabilità delle relazioni affettive.
Le due mamme di Re Salomone”: nella Bibbia una delle due madri è una lestofante, nelle separazioni ci sono due genitori veri.
Niente è più difficile, come ci insegnano i penalisti, che dimostrare l’ovvio…