Dado in 3D al Teatro Parchi della Colombo

Venerdi 5 aprile, Dado torna in scena al “Teatro Parchi della Colombo” con uno spettacolo divertente, dirompente e devastante: “Dado in 3 D”. Accompagnato fedelmente dalla sua chitarra, ci racconterà l’uomo informatizzato tipico dei giorni nostri, tra social network, pc, tablet e quant’altro.

Una formula interattiva tra monologhi nuovi e storici; sempre accompagnato dalla sua chitarra, Dado ci accompagnerà nel mondo di oggi facendocene cogliere gli aspetti più bizzarri e paradossali. Non mancheranno l’ironia e la satira pungente che lo contraddistinguono da sempre.

“DADO IN 3D”

Testi e musiche: Dado
Al piano: Maestro Alessandro Greggia
Autori: Augusto Fornari, Gabriele Pellegrini, Gianluca Giugliarelli
Regia: Augusto Fornari

Prezzo del biglietto: € 18.00
Info e riduzioni: 333 6969949

 

www.teatroparchidellacolombo.it

 




Franco Califano al Teatro Sistina di Roma

di Serena De Angelis

Dopo soli tre mesi, a grande richiesta, Califano è tornato ieri, 21 maggio, con un suo live al Teatro Sistina di Roma.

Tutte le volte sono i suoi grandi successi, le sue canzoni di sempre che il pubblico vuole risentire.  Il pubblico di Franco è forse il più eterogeneo che si possa incontrare in un teatro: dai giovani ai più maturi che lo seguono dai tempi di “Tutto il resto è noia” del 1976.  Già, perché Franco Califano è classe 1938, ma sembra ancora un ragazzino nello spirito, nei suoi sorrisi che regala al pubblico del Sistina.

Le sue vicende con la giustizia sono note a tutti, ma è amato comunque.  Perché Franco viene arrestato nel ’70 e poi di nuovo nel ’73, ma Franco è anche un poeta, capace di scrivere pezzi meravigliosi come “Minuetto” per Mia Martini.  O ancora “Io nun piango”, struggente, dedicata all’amico Piero Ciampi.  Ma è anche il Franco di “Avventura con un travestito”: le sue canzoni sono intrise di vita, è questo che lo rende così amato.  C’è un suo fan che si riconosce nei suoi racconti per ognuna delle sue canzoni.  E le sue canzoni sono proprio delle storie, dei camei, che Franco a volte recita, a volte canta.

Il suo contatto col pubblico è autentico: dalla platea si leva un “A bello!” al quale lui risponde: “Dopo andiamo a mangiare insieme!”.  E’ come fosse un amico, per alcuni forse un maestro di vita, di quella vita che impari per strada, fatta di sbagli, sofferenze, ma anche di atti di grande umanità.  Perché Califano è un duro dal cuore tenero, si sa.  Ed è lui stesso che non può fare a meno di questo contatto, quasi viscerale.

Definito il “Prevert di Trastevere”, Califano è sicuramente entrato nella storia della canzone romana, scrivendone alcune delle pagine più belle.

Ogni suo concerto diventa una festa tra amici, ed è sempre un piacere: Franco, torna presto!

Organizzazione evento: Ventidieci www.ventidieci.it




Il teatro alla moda

di Maria Rosaria De Simone

Un grande desiderio di respirare l’arte, in ogni sua forma, di lasciarsi avvolgere dalla bellezza e dalla creatività, sta pian piano contagiando gli italiani.

E in molte città si cerca di venire incontro a questa esigenza, con una serie di proposte, alcune delle quali di gran livello. E’  questo il caso di una mostra allestita nel magnifico scenario dei Musei Mazzucchelli a Brescia, fino al 20 febbraio, dal titolo ” Il Teatro alla moda. Costumi di scena. Grandi stilisti“. Una mostra questa, curata da Massimiliano Capella, promossa da

Missoni

Altaroma e sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica italiana e che ha già riscosso, nei mesi scorsi, un successo notevole nell’allestimento a Roma, presso il Museo del Corso.

I visitatori si troveranno a varcare i cancelli del museo bresciano ed i magnifici giardini, ad attraversare le eleganti sale del Museo Mazzucchelli, a lasciarsi travolgere da un tripudio di forme e colori dei centi abiti unici, delle più importanti collezioni internazionali, curati dai più grandi stilisti del made in Italy, che sono stati indossati sulle scene dei teatri di tutto il mondo, da artisti del calibro di Luciano Pavarotti,  Katia Ricciarelli e Carla Fracci, solo per citar qualche nome.
Soprattutto negli ultimi trent’anni, il teatro, che prima rimaneva arroccato nella sua staticità e nella sua nicchia, si è aperto alla collaborazione con i maestri di tutte le arti, vestendo le sue opere con le geniali scenografie dei grandi maestri della pittura, avvalendosi di registi di calibro e dell’estro e dell’inventiva dei maggiori stilisti italiani.
Fendi, Valentino, Versace, Capucci, Missoni, Gigli, Armani, Genny, Coveri, Marras, Ungaro, Ferretti tanto per fare i nomi delle maggiori griffe,  attraverso la creazione di costumi di scena dal carattere esclusivo, hanno impresso alla scena narrata nuova linfa e vitalità, sperimentando nuovi linguaggi.
Le sale del Museo Mazzucchelli, per l’occasione, sono divenute il palcoscenico ideale, per percorrere con lo sguardo, i cento magnifici abiti, che sembrano prender vita inseriti in una atmosfera teatrale, accompagnati da una carrellata di musiche e filmati indimenticabili.

Ogni abito diviene protagonista, perché ha la sua storia, accompagna ed evoca le immagini delle danzatrici e dei personaggi che incarna. Ogni abito si presenta come un prodotto dell’artigianato del made in Italy ai massimi livelli creativi.

Versace

Come non rimanere soggiogati dagli abiti che Fendi ha creato per dare vitaalle storie di amore e morte. Carmen, la protagonista dell’omonima opera, nel vortice della danza, indossa degli costumi che esprimono la sua personalità di gitana civettuola e seducente, piena di passione e spregiudicata. Il tessuto jeans viene abbinato alla pelliccia, in una creazione che varca i confini delle sperimentazioni abituali. Vengono aggiunti fiori dai mille colori, pon-pon, grandi maniche a sbuffo, in un violento contrasto di materiali e colori. Questo per esprimere sulla scena la forte personalità dell’eroina, che sconvolge il mondo intorno a sé, che provoca l’impeto, la gelosia e l’ardore di Josè, pazzamente innamorato di lei.
Come non lasciarsi incantare dai costumi che Missoni disegnò per la cerimonia di apertura dei mondiali di calcio del 1990, con i colori violentemente accostati e con cinque manichini imponenti a rappresentare i guerrieri Masai.
Colpisce anche il bata de cola di Armani, per la prima volta in esposizione, che il ballerino Joaquin Cortes, ha indossato in una delle sue interpretazioni: in raso di seta nera, con uno strascico lunghissimo, pieno di arricciature, sapientemente cucite dalla grande sarta di abiti di flamenco Lina Siviglia.
Ogni donna attraversando la sala dedicata ai costumi di Versace, forse l’artista che più ha dato al teatro, non potrà non sognare, ammirando l’incanto dei colori e delle stoffe lavorate dell’abito Matrioska, in shantung di seta dipinta a mano. Non potrà non lasciarsi trasportare dalla drammaticità del costume Erodiade, scuro e drappeggiato, espressione dell’anima nera del personaggio dell’opera “Salomé“.
La mostra  insomma è un viaggio nell’anima del teatro alla moda, inondata da musiche, luci e colori. Da non perdere assolutamente.