Fabrizio Bosso e Luciano Biondini un jazz Face to Face.

Si apre su note jazz la quarta serata della rassegna Flautissimo 2018 – Camminando a vista, organizzata dall’Accademia Italiana del Flauto e giunta ormai alla ventesima edizione.

Due gli artisti ad esibirsi ieri sera sul palcoscenico del Teatro Vascello di Roma, alla tromba il musicista piemontese Fabrizio Bosso e alla fisarmonica l’artista spoletino Luciano Biondini.

Un face to face profondo ed empatico il loro, che aveva già dato vita, nel 2012, al lavoro discografico Face to Face e che continua ancora oggi ad emozionarci. Un dialogo continuamente incalzante tra i due strumenti che, in alcuni momenti, sembravano quasi essere uno. L’esibizione inizia sulle note di una splendida Pure Imagination che cattura prontamente l’attenzione degli spettatori.

Ma il repertorio è vario e interpreta a pieno il pathos che scatenano insieme i due artisti ed è sempre contraddistinto da un notevole interplay che li incastra meravigliosamente sotto il costante applauso del pubblico.

Si spazia dai ritmi melodici come in Prima del cuore, alla ballad Bringi, passando per Rumba for Kampei, composta dal trombettista durante un viaggio a Zanzibar e dedicata all’incontro con un bambino masai.

Non è mancato un omaggio ad una delle colonne sonore del Cinema italiano, con una Nuovo Cinema Paradiso in una versione incredibilmente suggestiva e delicata.

Entrambi gli artisti hanno mostrato e mostrano da sempre una tecnica estremamente matura ed un controllo perfetto degli strumenti, ma sono al contempo assolutamente riusciti ad esprimere e a trasmettere una passione tale da intravederne l’anima.

Un viaggio sonoro che ci trascina in luoghi lontani, una musica così altra ma nello stesso momento così presente da dare la sensazione di poterla toccare.

Per salutarci i due musicisti ci concedono una dolcissima rivisitazione di Ninna nanna, ma il pubblico rapito, quasi incurante del tempo, acclama un nuovo un bis, concesso sulle note di Choroso come omaggio alla tradizione brasiliana.

Una collaborazione, quindi, da definire estremamente fertile e che nel tempo ci regalerà di sicuro nuove emozioni.

 

Scaletta:

Pure Imagination

Lembra de win

Prima del cuore

Bringi Stagione

Nuovo Cinema Paradiso

Rumba For Campei

African Friends

 

Bis

Ninna nanna

Choroso

Mathias

 

 




Generazione Disagio e Proxima Res al Gay Village di Roma con “Dopodichè stasera mi butto”

GAY VILLAGE -ROMA

VENERDÌ 29 GIUGNO 2018- h. 22.00

GENERAZIONE DISAGIO e PROXIMA RES
presentano
DOPODICHÈ STASERA MI BUTTO

di e con Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi, Andrea Panigatti e Luca Mammoli

Regista e co-autore Riccardo Pippa

Consulenza Scene e Costumi Margherita Baldoni | Luci Max Klein | Disegni Duccio Mantellassi

Produzione Proxima Res

Si ringraziano: Adele Pellegatta per la Voce Fuori Campo, Carlo Bassetti per la Canzone di Chiusura e ZAM Milano
Foto di scena: Cora Limuti / Teatro della Tosse

VINCITORE DEI PREMI:
ROMA PLAYFESTIVAL 1.0, nel 2015|BANDO TEATRO OFF ARTIFICIO, nel 2015|BANDO LE CITTÀ VISIBILI,
nel 2015|Record Incassi TORINO FRINGE FESTIVAL del 2014|GIOVANI REALTÁ DEL TEATRO, del 2013|Menzione Speciale per SCINTILLE 2013|Menzione Speciale per INTRANSITO 2013

Lo spettacolo cult, Dopodichè stasera mi butto, sarà in programmazione al Gay Village di Roma il 29 giugno, con gli attori di Generazione Disagio, la compagnia di teatro che ha coinvolto e fatto impazzire dal divertimento migliaia di persone in giro per l’Italia, composta dagli incontenibili attori under 35 Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi, Andrea Panigatti e Luca Mammoli, insieme al regista e co-autore Riccardo Pippa.

Sul palco i quattro profeti del Disagio-Pensiero addestrano il pubblico alla loro dottrina: arrendersi al Disagio, accettarlo e coltivarlo. Come? Attraverso vari prodotti pedagogici, dopo il successo dei loro ultimi libri “A tuo agio nel Disagio” e “il Disagio del Re Magio”, presentano in anteprima il loro nuovo gioco in scatola dal titolo: “Dopodiché”. Immaginate una sorta di gioco dell’oca dove un laureando, un precario e uno stagista si sfideranno per vedere chi riesce ad accumulare più sfighe e perciò più disagio. Con l’aiuto e la partecipazione dal vivo del pubblico in sala, i giocatori dovranno avanzare sul tabellone per accumulare Disagio, destreggiandosi tra prove collettive, prove individuali e caselle “imprevisti”. Obiettivo: una casella finale tutta da scoprire!

NOTE DRAMMATURGICHE:
Le tematiche di disagio generazionale, crisi e voglia di cambiamento, vengono trattate con un meccanismo di ribaltamento paradossale: invece di risolvere i propri problemi o lottare per un mondo migliore i personaggi si abbandonano piacevolmente al Disagio, lo difendono e orgogliosamente lo praticano con disciplina. “Non sarai tu a risolvere l’inquinamento ambientale separando la carta dalla plastica, non porrai fine alle guerre, non salverai il panda dall’estinzione. Il mondo non dipende da te. Dunque perché preoccuparsi? Se non hai aspettative non rimarrai deluso. Balla, bevi e fregatene del resto, che tanto poi si muore”. Nel testo proviamo a porre l’attenzione sull’attitudine autolesionista della nostra generazione. Preferiamo cullarci nei nostri problemi e sentirci comodamente impossibilitati a far niente. Ci deresponsabilizziamo e ci spegniamo. Affrontiamo il tema del suicidio per parlare dei nostri piccoli suicidi quotidiani: tutte quelle attitudini, piccole prassi e decisioni che ci fanno morire pian piano e che in qualche modo ci assolvono dal dover prendere posizioni, agire e reagire. Ridiamo insomma, di come siamo bravi a scavarci la fossa giorno per giorno, in compagnia dei nostri paradossi e ossimori: la nostra pubblica intimità, l’inerzia iperattiva, il confortevole precariato, i corpi immaginifici, la condivisione in solitaria e la volgare trascendenza.

GENERAZIONE DISAGIO
E’ un collettivo informale creatosi nel 2013 dall’incontro di Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi, Luca Mammoli, Alessandro Bruni Ocana e Riccardo Pippa. Dopo essersi conosciuti alla Civica Scuola D’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, hanno tutti percorso strade che li hanno portati a collaborare con diverse e importanti realtà del panorama teatrale nazionale. Anni dopo si ritrovano su proposta di Enrico Pittaluga, e a partire da una sua idea, danno vita collettivamente allo spettacolo: “Dopodiché stasera mi butto”. GENERAZIONE DISAGIO nasce come esigenza artistica di dare voce a tematiche di una generazione di mezzo altrimenti non rappresentata. Mosso dalla voglia di creare qualcosa di proprio, il gruppo si distingue fin da subito per la grande capacità di coinvolgimento e di attrazione di artisti, amici e collaboratori che prestano la loro opera e i loro consigli al progetto (video maker, illustratori, costumisti, scenografi e altri attori). GENERAZIONE DISAGIO non è una compagnia teatrale fissa, ma un luogo di incontro di diversi artisti che convergono per lavorare su tematiche condivise che cambiano da progetto a progetto. Si prefigge di essere aperto e sociale, popolare e inclusivo. GD si rivolge a una nuova collettività, una identità allargata, una classe sociale nell’era dell’annullamento delle classi sociali. GD parla di una condizione comune: l’avere fatto del disagio la nostra condizione abituale. Il gruppo collabora con molte realtà artistiche e culturali e al momento porta in scena i suoi due spettacoli “Dopodiché stasera mi butto” co-prodotto dall’associazione culturale Proxima Res e “Karmafulminien – figli di puttini” prodotto dal Teatro della Tosse di Genova.

Video Promo
https://www.youtube.com/watch?v=0hjh7lJd_Ek
Canale Youtube: Generazione Disagio
http://www.youtube.com/channel/UCjYvLTO0FXLBC3Jvgh1WXLw
Pagina Facebook

UFFICIO STAMPA CARLA FABI ROBERTA SAVONA
Carla 338 4935947 – carla@fabighinfanti.it / Roberta 340 2640789 – savonaroberta@gmail.com
www.facebook.com/UfficioStampaFabiSavona – www.gayvillage.it

PROXIMA RES ASSOCIAZIONE CULTURALE
info@proximares.it – generazionedisagio@gmail.com

Enrico Pittaluga
http://www.facebook.com/enrico.pittaluga.attore




Un Sogno di una notte di mezza estate Underground

Si è concluso ieri sera il progetto “Sogno di una notte di mezza estate Underground”, una trasposizione in chiave assolutamente moderna di una delle opere più struggenti di Shakespeare. La location stavolta non è fissa, ma mobile e itinerante, lontana dal canonico spazio teatrale. Per cinque sere, infatti, le stazioni della linea C della metropolitana romana del V Municipio sono state palcoscenico di amori, drammi e fraintendimenti, con un eterogeneo pubblico numeroso e partecipe che ha seguito le vicende in uno spostamento reale, attraverso un viaggio carico di forti emozioni.
Un adattamento drammaturgico a dir poco rivoluzionario, dove i personaggi del Sogno sono altro, sono contemporanei, vicini; il re delle ombre, ad esempio, diventa il capo di un campo rom della periferia romana; la regina delle fate una matrona-prostituta e gli amanti quattro semplici ragazzi. Attori perfettamente capaci di interpretare a pieno le loro parti, ma assolutamente duttili e abili nel calare tutta la storia in un nuovo contesto, riscrivendolo e rendendo costantemente emozionante tutto il percorso, ma nello stesso tempo capaci anche di divertire ed alleggerire. Il feedback degli spettatori è stato di gran lunga positivo, ciò a testimoniare il bisogno e l’esigenza reale dei cittadini romani di aggregarsi, di creare “comunità”, ma soprattutto di godere della cultura e delle capacità artistiche di chi da anni crede nel proprio lavoro e lo trasforma in passione.

Adattamento e regia: Leonardo Ferrari Carissimi ed Elisabetta Mandalari
Attori: Davide Antenucci – Lisandro, Francesco De Salvo – Bruno, Lucrezia Forni – Ermia, Susanna Laurenti – Flavio, Francesco Maruccia – Oberon, Benedetta Russo – Elen, Emma Tramontana – Titania, Enrico Torzillo – Puck, Riccardo Viola – Quinto, Pietro Maria Virdis – Demetrio.




L’incompiuta bellezza di Radio and Juliet in scena al Brancaccio di Roma

Dopo una lunga tourné in Belgio, Grecia, Croazia, Olanda, Portogallo, Serbia, Francia, Israele, Singapore, USA e Corea,  l’Operabalet Maribor della Slovenia porta in scena al Tetro Brancaccio di Roma una rivisitazione moderna del capolavoro intramontabile dell’indiscussa e geniale penna di Shakespeare, Romeo e Giulietta.

La novità più significativa ci arriva dalla colonna sonora che accompagna e arricchisce lo spettacolo nella sua interezza. La sensualità e la potenza delle note dei Radiohead divengono parte integrante della storia,  si intrecciano costantemente con essa, tanto da dettare il titolo stesso della rappresentazione. Radio & Juliet, infatti, trae spunto dai sentimenti di tenerezza e di aggressività caratteristici della storia come tutti la conosciamo, ma li fa ricadere in un presente crudo, intriso di dolore struggente, sensualità e passione.

I filmati in bianco e nero di Gregor Mendas che precedono e che accompagnano quasi per intero lo spettacolo prodotto da Stephane Fournial, sollecitano tale rimando e amplificano le scelte stilistiche del coreografo di origini rumene Edward Clug. Movimenti meccanici e scattanti, estremamente potenti e d’impatto. Protagonisti della narrazione otto ballerini straordinariamente comunicativi e capaci di trasformare in danza il senso di pathos che sottende la storia. Splendida la protagonista Krizman Juliet, dal fisico energico ed asciutto, che incanta con la sua leggerezza ed eleganza.

Una performance coinvolgente sì, ma breve, unica possibile pecca dello spettacolo che lascia alla fine lo spettatore con un leggero senso di inafferrabilità ed incompiutezza.

di Marina Capasso




Radio and Juliet: dopo il tour mondiale è la volta di Roma

Romeo e Giulietta, ovvero la piu’ famosa storia d’amore mai scritta, racchiude in se’ la poesia struggente di un sentimento impossibile, la tenerezza e i sogni della giovinezza, l’impulsivita’, l’aggressivita’ dell’adolescenza e la voglia di credere in un mondo diverso. Ottimismo e dolore, perdita e sensualita’ fanno parte anche del rock alternativo dei Radiohead, che firmano efficacemente la colonna sonora di questo balletto, rivisitazione dell’opera di Shakespeare in chiave moderna. L’azione si svolge nel presente ed è ricca di rimandi all’attualità, tipica del famosissimo gruppo inglese.

Il brillante coreografo Edward Clug traduce questa storia senza tempo presentandola da un altro punto di vista, “…una sorta di retrospettiva di un amore non realizzato…”. Quella di Clug è una moderna visione di Giulietta, una donna che richiama alla memoria amori incompiuti.
Il coreografo tratta la delicatezza delle situazioni d’amore con la meccanicità  tipica dell’era moderna. La musica esprime i sentimenti di disperazione, alienazione e solitudine creando, allo stesso tempo, un’aria di aggressione che accelera il passaggio del tempo, l’atmosfera permeata di solitudine e tragicità riconduce ad una dolorosa trama di conflitti interiori.
Ma sebbene i movimenti della protagonista e degli uomini siano pungenti, veloci ed espressivi, il coreografo focalizza la sua attenzione sulla bellezza della forma femminile, sui movimenti minimi delle braccia leggere e delicate, sulle mani e sugli sguardi sognanti con i quali seduce gli altri
Radio & Juliet dopo la tourné in Belgio, Grecia, Croazia, Olanda, Portogallo, Serbia, Francia, Israele, Singapore, USA, Corea ecc. arriva al Teatro Brancaccio con la sua magistrale interpretazione di un capolavoro senza tempo.

Guarda il Video

ORARIO SPETTACOLI:
martedì 22 marzo h.21.00
mercoledì 23 marzo h.21.00

OPERABALET MARIBOR
Slovene National Theatre

RADIO & JULIET

musiche deiRADIOHEAD

coreografia
EDWARD CLUG TIJUANA
KRIŽMAN JULIET
con MATJAŽ MARIN
EDWARD CLUG
GAJ ŽMAVC
SERGIU MOGA
YUYA OMAKI
TIBERIU MIHAI MARTA

luci TOMAZ PREMZL
suono/video GREGOR MENDAS
produzione STÉPHANE FOURNIAL

 




Una strega in chiave rock. “L’Ululato” di Luigina Lovaglio, il 31 maggio al Teatro Carrozzerie N.O.T. di Roma

Taglia tigli, artigli, fiori di lavanda, squame di serpente vivo, nella ciotola di legno. Gira, pesta, schiaccia la mistura è dolce e un poco amara.L'Ululato 2

Lei è bionda, minuta, scolpita dalla danza. Un’energia tale da far ruotare la Terra, dandole appena una piccola spinta. È Luigina Lovaglio, poeta e scrittrice, che un giorno ha deciso di fare il gran salto e cimentarsi in un’impresa coraggiosa. Portare in scena una parte della sua poesia, “La ballata della strega”, trasformando i suoi versi in un racconto frammentato di musica, poesia e magia.

La raccolta di liriche Gei.sha prenderà forma, al momento in data unica, nello spettacolo L’Ululato, per la  regia di Lorenzo De Liberato e la coreografia di Gabriele Cantando Pascali, domenica 31 maggio al Teatro Carrozzerie N.O.T di Roma, a cavallo fra Trastevere e Porta Portese,

Insieme alla  strega Niccolò Carosi avrà il ruolo del lupo, i musicisti Jerry Cutillo, Louis Ortega (OAK) e Marco Iachini, i cantanti David Pironaci, Lorenza Bohuny, le ballerine Lucia e Giulia Bochicchio. Tecnico delle luci è Matteo Ziglio, il fonico Iacopo Fanelli, la fotografa di scena Gaia Recchia,  gli abiti di scena sono di Emanuela Pansera, mentre  il maestro Valerio Scarapazzi dipingerà un quadro in estemporanea durante lo spettacolo.

Lontano dalle bigie sfumature della quotidianità la Lovaglio presenta un testo che è un atto d’accusa contro il conformismo borghese, contro la mediocritas di certe maschere, contro la medietà di certi stili di vita che scorrono tiepidi e senza slancio fino alla fine, e che costringono anche gli altri alla stessa misura, incapaci non solo di elevarsi, ma anche solo di comprendere un guizzo creativo o lo spirito di una condivisione.

ph by Gaia Recchia per CSF adams

ph by Gaia Recchia per CSF adams

Ma c’è dell’altro: va veloce Luigina Lovaglio. Ha un codice dentro, un ritmo interiore che tocca corde profonde e si esprime in un TUM TUM TUM TAM TAM, una marcia che l’accompagna da quando è nata l’idea dello spettacolo.

Tutto ebbe inizio due anni fa, allo IALS, la celebre scuola di formazione sullo spettacolo dal vivo. – ci racconta-
Gabriele Cantando Pascali, coreografo anche di questa rappresentazione, stava montando un balletto sui violini del brano ” La danza della strega” di Allevi. Quel fraseggiare sulla musica, era stato il colpo di fulmine: la danza. Iniziarono a ballare parole dentro di me, ritrovandomi catapultata all’inizio del mio ” La ballata della strega”, da cui è tratto L’ululato. Entravo nel bosco dagli alberi azzurri, una grande magia.
Nulla capita a caso, non esiste la coincidenza.

Così è nato “L’Ululato”, un atto unico, dove la parola prenderà forme diverse attraverso la musica dal vivo e la danza.

In parte sì, già nel suo incipit si comprende come l’ispirazione iniziale sia stata la danza, giacchè tutto, nella mia poesia, è musica e danza. Ogni componimento ha come contraltare una canzone, dal rock alla musica classica, dai Led Zeppelin ai Doors ad Allevi, che è il suo inchiostro vivo, che rispecchia il ritmo sonoro con cui sono scritte. 

ph by Niccolò Carosi.

ph by Niccolò Carosi

L’Ululato è una favola in chiave rock. Quanto è importante la musica per Lei, qual è il valore che Lei dà alla musica?

La musica è tutto. Senza neppure riuscirei a scrivere. È il mio DNA. Da autodidatta ho ereditato questa qualità da mia madre che suona pianoforte, armonica a bocca e chitarra, senza nemmeno sapere di essere musicista. 

L’Ululato è dunque anche un modo per dare rilievo all’arte?

Ho voluto rendere omaggio alle Arti nelle sue diverse forme, poiché sono bellezza, alito di leggerezza. Libertà dal ritmo incessante del quotidiano, che diviene poi fonte di grande forza interiore. Le onoro, voglio dare loro la dignità che meritano. Il discorso va oltre la mera celebrazione del ars gratia artis, l’arte per l’arte. Le arti mi aiutano a vivere meglio, poiché attraverso loro io disseto la mia meraviglia.  Cosa potrò fare dunque attraverso questo mio progetto? Sarò una piccola goccia e forse avrò la forza dell’acqua: scorre qualsiasi cosa accada.

 Le parole creano mondi. In questa storia c’è una parola d’ordine –passione- ma c’è anche una parola “contraria” –obliterare-. Che significato hanno per lei?

Ho origini sarde attraverso mia madre. In Sardegna si dice “su sambbene no este abba”, il sangue non è acqua. La passione è rossa, proprio come il sangue, ed io sono una temeraria. La passione è il mio credo più profondo.

Obliterare? Sorrido. Non ho mai amato chi ‘timbra’ la propria vita. Alcune scelte sono condizionate da molti fattori, altre meno, ma siamo sempre noi gli artefici del nostro destino, che scegliamo attraverso i bianchi e i neri. Non amo i grigi, sanno di indefinibilità. 

L’Ululato è tratto dal libro Gei.sha, ma chi è Gei.sha, anzi cos’è Gei.sha?

Gei.sha è l’unione di due parole: arte e persona, potremmo dunque tradurre ‘esperta nelle belle arti’. Da anni studio queste figure femminili, che veicolano l’arte attraverso la bellezza, dettata dalla loro cultura nella danza, pittura, musica, ma anche attraverso l’eleganza e la compostezza dei loro movimenti. Gei.sha è il titolo del mio prossimo libro, che uscirà in estate, e l’Ululato che andrà in scena il 31 maggio, è tratto da qui. 

Dunque i suoi progetti per il futuro riguardano Gei.sha?

Certamente. È un percorso unico. Nel libro Gei.sha le liriche sono suddivise in quattro sezioni: Deserto, Guerriere d’inchiostro, Geishe bianche, Carne. Quattro le sezioni, quattro le tappe di una carovana di artisti che vorrei coinvolgere nelle nuove rappresentazioni teatrali, iniziando in corrispondenza di un plenilunio. La strega recitò: osare, ardire, credo.

Luigina Lovaglio

 

E allora possiamo ben dire che l’Ululato è di certo una fiaba rock, ma è anche un atto di coraggio. Un lavoro portato in scena facendo leva solo sulle proprie forze, senza alcuna sponsorizzazione, senza alcun mellifluo compromesso. Una sfida contro lo scetticismo dei pavidi, la mediocrità degli intenti e l’indifferenza per l’arte.

Il primo incantesimo di questa fata vestita da strega.

 

di Lidia Monda




Sold out al Teatro Sistina per la Prima di Billy Elliot

di Marina Capasso

Ieri sera, per la Prima del Musical Billy Elliot, il Teatro Sistina di Roma si è completamente riempito, riportando un sold out. Lo spettacolo, per la produzione di Massimo Romeo Piparo, è iniziato con una breve esibizione all’esterno del teatro, che ha visto partecipi il protagonista ed alcuni membri del cast ed ha successivamente coinvolto il pubblico in sala per quasi tre ore. billy-elliottL’interpretazione di Alessandro Frola, nello spettacolo Billy, è stata egregia e, già a soli quattordici anni, ha dimostrato di possedere un talento straordinario. Figlio di ballerini e attivo nel mondo dello spettacolo da molti anni, vanta già esperienze all’American Ballet di New York e al Royal Ballet di Londra. Frola riesce a tenere il palco in modo competente e maturo e sta al passo con le performances dei colleghi, ugualmente formidabili. Nel ruolo di Michael, Christian Roberto, appena dodici anni, cattura il pubblico con la sua ironia e disinvoltura, interpretando in modo impeccabile il ruolo di amico un po’ diverso ed eccentrico. Applauditissimi anche Luca Biagini, nel ruolo del padre, Jackie Elliot, e Sabrina Marciano in quello di Mrs. Wilkinson, maestra di danza che, scoperto il talento di Billy, in maniera ostinata, riesce a farlo emergere. Inoltre Cristina Noci nel ruolo di una nonna eccentrica, Donato Altomare, nel ruolo del fratello di Billy e Gea Andreotti, che ha sostituito Elisabetta Tulli nel ruolo della mamma a causa di un infortunio avvenuto dietro le quinte. Ad impreziosire lo spettacolo, inoltre, un cast di trenta attori e ballerini. Frola_Alessandro_BillyElliot_Foto_di_ANTONIO_AGOSTINI-kroE--1280x960@WebLa vicenda personale di Billy, i suoi sogni e le sue ambizioni, si interseca perfettamente sul palco con quella sociale degli anni in cui avviene la storia. Lo sfondo è, infatti, l’Inghilterra governata da Margaret Thatcher, caratterizzata da disordini sociali e dalle rivolte dei lavoratori a causa di conflitti con gli imprenditori. Nonostante le difficoltà e i fallimenti, la vicenda vede un lieto fine, dove la passione e la voglia di riuscire riescono a trionfare. Una storia ancora molto attuale che potrebbe funzionare da stimolo per i giovani ormai troppo spesso disincantati e increduli e sempre più lontani dal loro vero sé. Uno spunto di riflessione positiva per i ragazzi, ma anche per tutti coloro che inseguono i loro sogni.




Case chiuse teatro pieno, torna al Bellini il successo di DAdP

foto DAdP_by Viviana Martucci

foto DAdP by Viviana Martucci

di Lidia Monda

Scoppiettante, funambolico, accattivante. È DAdP, acronimo di Dignità Autonome di Prostituzione, lo spettacolo in scena fino al 15 marzo al teatro Bellini di Napoli, diventato per l’occasione la “casa chiusa dell’arte”.

Qui, signore e signori, siamo molto lontani dalle sonnacchiose sfumature del bigio. Attori e attrici, avviluppati da luci pop e da lussuriose vestaglie di seta, adescano e si lasciano adescare da spettatori-clienti, che pagano a suon di ‘dollarini’, moneta locale in dotazione, le varie ‘prestazioni di piacere’ teatrale.

A capo della casa chiusa e di questa strana famiglia è Luciano Melchionna. Lo spettacolo, di L. Melchionna dal format di B. Cianchini e L. Melchionna,  dura da ben otto anni, di cui cinque al Teatro Bellini, eppure è sempre unico e diverso di anno in anno, di serata in serata.

Luciano Melchionna ph by Nina Borrelli

Luciano Melchionna – ph by Nina Borrelli

Quando si dice la magia del teatro. Qui però la novità è che ci si trova parte attiva di questa magia, già mentre si è in fila all’entrata, in un foyer allestito con lanterne rosse, che ci immergono subito nell’atmosfera tipica di una casa di tolleranza degli anni ‘30.

Troviamo posto in platea che, quasi senza poltrone, è un’agorà vivace e affollata dove, dall’alto dei loro tacchi, attrici ma anche attori peripatetici si lasciano ammirare o addirittura litigano per accaparrarsi il gruppo di clienti più folto.

Una volta conclusa la contrattazione si parte per il viaggio, fisico e metafisico. Perché questa è la più brillante e nuova idea di teatro cubista, destrutturato e trasversale, degli ultimi tempi, in cui tutto ha un senso più profondo proprio perché non è al suo posto abituale.

Il palco è solo una vetrina; gli spettacoli, tanti e in contemporanea, durano circa una ventina di minuti, sicché si possono seguire tutti quelli che coi ‘dollarini’ si potranno comprare; ma soprattutto le singole rappresentazioni si svolgono in qualsiasi ambiente del teatro, con impensabili sconfinamenti. Ci si arrampica per le scale, in gironi di dantesca euforia, per raggiungere i piani più alti degli uffici amministrativi, o ci si inabissa nei più reconditi seminterrati per seguire l’artista di turno. Persino nei bagni, o negli spazi antistanti al bar, insomma tutto è palco, tutto è platea, tutto è spettacolo, perché si è dentro lo spettacolo.

Gli attori sono giovanissimi talenti, che si affiancano ad artisti navigati o personaggi presi in prestito della tv – come Antonella Elia- mai esorbitanti e sempre calzati perfettamente nella parte.

“Lia” ph by Angela Loveday

Un cenno a parte merita l’esibizione di Daniele Russo, bravo e talentuoso, che si è conquistato a buon diritto lo spazio intimo e surreale del Piccolo Bellini, un piccolo teatro nel teatro. Avvolto in una scenografia nera e confidenziale, l’attore veste i panni di “Lia ‘e Pusilleco”, una drag queen dal tacco venti, che ha intrattenuto la platea facendo ridere e pensare, frammentando il monologo con improvvisazioni da artista consumato, nonostante la sua giovane età.

A mezzanotte, come uno spettacolo pirotecnico, il gran finale, intervallato da cammei di pura poesia, come il passo a due dei trampolieri, che ricorda atmosfere felliniane di lieve incanto sospeso.

L’ultima sorpresa è all’uscita, dove l’abbraccio di questa strana famiglia ci accompagna fino a casa, lasciandoci un retrogusto di euforica leggerezza e un’idea che, a pensarci, non doveva essere troppo lontana da quella dei clienti delle case di tolleranza: che questo sia davvero -davvero- il posto più seducente ed incantevole dove spendere il proprio tempo e i propri soldi.




Andrea Bizzarri con “Viva la guerra!” in scena la Teatro dell’Orologio

di Marina Capasso

IMG_7733Fino al 7 dicembre, nella Sala Gassman del Teatro dell’Orologio di Roma, andrà in scena lo spettacolo VIVA LA GUERRA! del regista Andrea Bizzarri, che vede protagonisti Alida Sacoor, Roberto Bagagli, Guido Goitre, Davide Maria Marucci e Matteo Montaperto. Il tema della guerra viene trattato con leggerezza e rivisitato attraverso gli occhi di giovani ed inesperti ragazzi che, per inseguire i propri ideali, si trovano coinvolti in una serie di eventi concatenati che li metteranno alla prova. Un modo per comprendere, al di là dei fatti, al di là della storia, i punti di vista personali ed emotivi di chi quel passato l’ha vissuto sulla propria pelle. Per l’occasione Andrea Bizzarri ci ha raccontato il suo di punto di vista in merito.

Da cosa deriva la scelta di una tematica così  dura, ma anche così spesso affrontata?

«L’aneddotica è una genere che mi ha sempre affascinato. Se poi se ne parla in riferimento agli anni quaranta del secolo scorso, allora il fascino raddoppia. Il mio testo nasce da alcune lettere. Le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana potrebbero rientrare nell’aneddotica, ma non basta; c’è un’umanità tangibile, in quelle lettere. C’è quel mondo brulicante e impetuoso che sta sotto la corteccia di ogni individuo, donna o uomo. Leggere di giovanissimi che confessavano ai propri cari, nelle poche ore precedenti alla fucilazione, di “morire tranquilli” perché il proprio ideale avrebbe camminato sulle gambe delle prossime generazioni, è qualcosa che ti tocca irrimediabilmente l’anima, un punto di non ritorno. Appunto, di non ritorno, dal quale è possibile solo andare avanti. E allora mi sono chiesto: ma se fosse successo a me? Se di fronte al pericolo di morte per me e per  i miei familiari mi avessero chiesto di tradire un ideale, avendo in cambio salva la vita di tutti? Avrei confessato? Avrei tradito? Oltre agli eroi, ai nomi altisonanti che ricordiamo nei manuali, esistono anche gli antieroi, gente comune, a cui interessa soltanto vivere? Questo è stato il punto di partenza della scrittura di Viva la guerra!».

IMG_7712Quale è il punto di vista inedito che porti al suo interno?

«Non è, e non vuole essere, un’esaltazione del partigianato né un tentativo revisionista.  È una vicenda lineare, quotidiana; i caratteri non ricalcano personaggi realmente esistiti, non è la trasposizione di una biografia. L’originalità sta, a mio avviso, proprio nella semplicità. Si tratta di un vissuto fatto di piccole cose, dagli alimenti comprati alla borsa nera, ai baci fugaci, ai sogni, troppo grandi per essere realizzati. E quando questo vissuto va a scontrarsi con la Storia, quella maiuscola, c’è bisogno di chiedersi quali possano essere le reazioni dei protagonisti, alle prese con qualcosa di insormontabile, fino ad allora ritenuto davvero molto lontano. L’eroe si sa, l’affronta. Ma l’antieroe, l’uomo comune? Cosa fa?».

Cosa pensi possa renderla attuale?

«È un’opera che non ha colore politico. Quando si parla di Resistenza, si parla inevitabilmente di totalitarismi. In Viva la guerra!, le ideologie sono tutte quante messe in discussione. C’è promiscuità totale, non esistono buoni o cattivi; il fascista è alla stessa stregua del comunista o del socialista o del cattolico: tutti credono in qualcosa, ci credono sinceramente, genuinamente. E questo basta per eliminare qualsiasi distanza. C’è chi crede all’Italia trionfante e alle qualità superomistiche del Duce, chi abbraccia falsamente la causa comunista, prima di scoprire ingenuamente l’amore, chi, ancora più semplicemente, pensa che “o fascisti o tedeschi, quando uno ammazza, sempre schifo me fa”. Questo rende, a mio avviso, l’opera attuale: la promiscuità che travalica i confini del contesto storico, di cui rimane, comunque, una fedele riproduzione».IMG_7689

Ciò che muove i giovani protagonisti della tua opera è seguire degli ideali politici. Come pensi che i giovani vivano questi ideali giorni nostri?

«Credo che sia troppo facile, ma in parte vero, dire che i giovani non si interessino più alla politica; così come credo che sia altrettanto facile, ma in parte vero, che è la politica a non interessarsi dei giovani. Non spetta a noi dare giudizi incontrovertibili sul momento storico che viviamo, proprio perché ne siamo parte integrante. Fra un secolo, o forse più, qualcuno comincerà a vedere la situazione con maggiore oggettività.   Credo che ora ci sia un problema di linguaggio, come in tutte le fasi evolutive. Il ’68 è vecchiaia, ormai. “Compagni, guadagniamo la testa del corteo”, è un alto esempio di antiquariato, perché non esistono più quei cortei. L’insoddisfazione si manifesta in altri luoghi e attraverso altri linguaggi; oggi i comizi li fanno i rapper, le loro canzoni arrivano dirette, senza affettazioni, ed esprimono disagi veri, reali, tangibili. Bisognerebbe, credo, prenderne atto; la cultura non è aulicismo, è semplicità. Ciò che noi oggi consideriamo come massima espressione dell’aulico, l’Opera, è nata con scopi completamente opposti. Le ideologie degli anni Sessanta, oggi, non esistono più, perché non esiste più il linguaggio su cui queste camminavano. Chi ascolterebbe mai, per intero, un comizio di Berlinguer? Neanche i più convinti neocomunisti. Proviamo a farlo rap: Berlinguer vivrebbe per una seconda volta».

IMG_7635Dacci una tua motivazione per venire a vedere lo spettacolo.  

«Credo molto alla leggerezza. Che non è sinonimo di banalità. Il nostro spettacolo parla di leggerezza, parla di aspirazioni, di sogni, di gioventù; e lo fa con un linguaggio semplice, diretto, con ironia e sarcasmo, strappando allo spettatore più di una risata. È una buona occasione per rivivere la Roma di quell’epoca, e per riflettere su sentimenti tanto eterni quanto spontanei, come l’amore e l’amicizia. Uno spettacolo che, sicuramente, non lascerà impassibili».

Foto di Manuela Giusto

 




Sold out per “Ballarini” di Emma Dante al VII Festival Padiglione Ludwig

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Foto di Officine K (www.officinek.com)

Ieri sera successo di pubblico per lo spettacolo di Emma Dante “Ballarini”, all’interno della settima edizione del Festival Teatrale Padiglione Ludwig. Commovente, ironico e delicato, “Ballarini” fa parte della Trilogia degli occhiali, assieme ad “Acquasanta” e “Il castello della zisa”, ed è interpretato da Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco.

La rassegna del Padiglione Ludwig prosegue fino al 9 Agosto:

Questa sera:
Ore 21, ingr. euro 5,00 Musica dal vivo
A seguire:
MICHELE LA GINESTRA (“Mi hanno lasciato solo” )

6 Agosto
Ore 21, ingr. euro 5,00 Musica dal vivo
A seguire:
IAIA FORTE (“Hanno tutti ragione” da PAOLO SORRENTINO)

7 Agosto
Ore 21, ingr. euro 5,00:
Daniele Timpano (“Aldo Morto/Tragedia”)
A seguire:
“Anfitrione ” (a cura di Padiglione Ludwig)

8 Agosto
Ore 21, ingr. euro 5,00 spettacolo:
ALESSANDRO BENVENUTI (“Recital irreqiueto”)

9 Agosto
Ore 21, ingr. euro 5,00:
“Memorie di Donna ” (a cura di Padiglione Ludwig)

A seguire, concerto:
“SCIAMABALLA’” (pizzica, tammurriate e tarantelle)

Arena “A. Manzi” (ingr. Via F. De Magistris 15 – Pigneto)

www.padiglioneludwig.it

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