Acquistare prodotti tipici per aiutare l’Umbria. Ecco come

Il nostro giornale accoglie l’iniziativa di Umbria24  per sostenere l’economica dei piccoli produttori della zona duramente colpita dal sisma in Valnerina, in tal senso condividiamo la lista dei rivenditori a cui potersi rivolgere per acquistare prodotti umbri tipici e aiutare così concretamente le imprese locali. Il sito internet www.valnerinaonline.it elenca una serie di contatti ai quali potersi rivolgere direttamente per l’acquisto di prodotti made in Umbria. Ricordiamo comunque che in seguito allo sciame sismico che ha investito il centro Italia la Protezione Civile ha attivato il numero 45500 per la raccolta di fondi attraverso l’invio di sms del costo di 2 euro. È possibile donare anche chiamando da rete fissa lo stesso numero. Il servizio è attivato con gli operatori nazionali Tim, Vodafone, Tre, Fastweb, CoopVoce, Wind e Infostrada, TWT, CloudItalia e PosteMobile. I fondi raccolti saranno trasferiti dagli operatori, senza alcun ricarico, al Dipartimento della Protezione Civile che provvederà a destinarle alle regioni colpite dal sisma. Inoltre i cittadini possono chiamare il numero verde del servizio di contact center 800 840 840 per avere informazioni o fare segnalazioni. Per chi chiama dall’estero è attivo il numero +39 06 82888850.

Elenco dei venditori:

Macelleria Casale De Li Tappi
Aperto e disponibile per spedizioni
Salumi di Norcia e prodotti dell’Umbria
www.norcineriadinorcia.it

Norcineria Felici
Disponibile per spedizioni
Prodotti di Norcia, Cascia e Umbria
www.norcineriafelici.it

Punto vendita caseificio di Norcia
Formaggio di Norcia, legumi e miele
3331091291

Norcineria Ulivucci
Disponibile per spedizioni
Legumi, pasta, olio e vino
www.norcineriaulivucci.it

Cioccolateria Vetusta Nursia
Disponibile per spedizioni
www.norciaciok.it

Prodotti tipici di Gaffi
Disponibile per la spedizione
Legumi, formaggio e altri prodotti di Cascia e dell’Umbria
www.prodottitipicigaffi.it

Il Norcino di Campi di Norcia
Salumi artigianali di Norcia
www.ilnorcino.net

Norcineria F.lli Ansuini
Salumi di Norcia
www.ansuininorcia.com

Salumificio Lanzi
Formaggi e salumi
www.lanzisrl.it

Azienda Agricola Persiani Roberto
Disponibile per la spedizione
Legumi, patate e zafferano di Cascia
www.zafferanoitalia.it

Valle del Sole
Azienda agricola Castelluccio
Disponibile per spedizioni
3393724609 – 3318149622

Moscatelli tartufi Norcia
Formaggio e tartufi
Aperto e disponibile per spedizioni
www.moscatellitartufi.com

Norcineria Coccia
Salumi di Norcia
Disponibile per spedizioni
3337429996

Prosciutteria del Corso
Salumi di Norcia
Disponibile per spedizioni
3939772180

Azienda agricola Sibilla di Foglietti Enrico
vendita su appuntamento e spedizioni
confetture composte salse dolci succhi e sciroppati
info@sibilladinorcia.com
3471761488




Al Maschio Angioino di Napoli 40 musicisti jazz per Amatrice

Domenica 4 settembre al Maschio Angioino, dalle ore 10 alle ore 16, Il Jazz italiano per Amatrice! A seguito del terribile terremoto che nella notte del 24 agosto ha sconvolto il centro Italia, “Il jazz italiano per l’Aquila”, evento che doveva svolgersi a L’Aquila coinvolgendo più di 600 artisti su 20 palchi per tutta la città, diventa per quest’anno Il jazz italiano per Amatrice | 4 settembre 2016. Un atto di solidarietà dedicato al paese diventato il luogo simbolo di questi tragici avvenimenti. #jazz4italy

In una catena di solidarietà che attraversa l’Italia, anche Napoli partecipa alla ricostruzione dei paesi terremotati insieme ad altre 20 città.
Su proposta degli organizzatori (MIDJ Musicisti Italiani di Jazz- Paolo Fresu- I-Jazz e Casa del Jazz) Alberto Bruno, Simona De Rosa e Ornella Falco contribuiscono ufficialmente con le proprie associazioni Live Tones e WAVES e con la partecipazione del Comune di Napoli assessorato alla Cultura che ha gentilmente concesso gli spazi attrezzati del Maschio Angioino, alla giornata “Il Jazz Italiano per Amatrice” con la realizzazione di una maratona musicale a cui partecipano circa 40 jazzisti campani.
Tutti i concerti sono gratuiti, ma è stato attivato un crowdfunding dagli enti organizzatori in sede centrale “Un Teatro per Amatrice”. Fotografo ufficiale della manifestazione per Napoli Gianluigi Iovino

Programma
Cortile del Maschio Angioino

ore 10.00 Sincretico quartet
Giusi Mitrano voce e flute,Bruno Salicone pianoforte,Francesco Galatro contrabbasso Stefano de Rosa batteria.

ore 10.45 Jazz&Rozz Alessandro Tedesco/Pino Melfi quintet
Alessandro Tedesco trombone,Pino Melfi tromba,Giovanni Francesca chitarra,Frank La Capra basso elettrico, Giampiero Franco batteria

ore 11.30 Martino-D’Errico-de Tilla-Fazzari quartet
Giulio Martino sax tenore,Francesco D’Errico pianoforte, Marco de Tilla contrabbasso,Marco Fazzari batteria con l’intervento di Virginia Sorrentino.

ore 12.15 Na.Sa Unity band guest Simona De Rosa
Alessio Busanca pianoforte,Federico Milone sax,Francesco Galatro contrabbasso,Luca Mignano batteria Simona De Rosa voce.

ore 13.00 Condorelli-Zamuner-Masciandaro
Pietro Condorelli chitarra, Emilia Zaumer voce, Francesca Masciandaro flute.

ore 13.45 Leonardo De Lorenzo quartet
Ivano Leva pianoforte, Gregory Dudziensky sax tenore-soprano, Marco de Tilla contrabbasso,Leonardo De Lorenzo batteria.

ore 14.30 Elisabetta Serio trio
Elisabetta Serio pianoforte, Marco de Tilla contrabbasso, Leonardo De Lorenzo batteria.

ore 15.15 Playground Project
Marco Fiorenzano pianoforte, Marco Galiero Basso elettrico, Emiliano Barrella batteria.

Sala della Loggia Maschio Angioino

ore 10.30: Antonio Fresa

ore 12,00: Gino Giovannelli

ore 12,45: Ergio Valente

ore 15,00: Dario Bassolino

 




Il Jazz Italiano per Amatrice il 4 settembre a Collemaggio

A seguito dei tragici avvenimenti di questi giorni, “Il Jazz Italiano per l’Aquila”, iniziativa sostenuta e promossa per il secondo anno consecutivo dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e realizzato da Associazione I-Jazz, unitamente a MIDJ Musicisti italiani di Jazz e Casa del Jazz, diventa per questa edizione ,“Il Jazz Italiano per Amatrice e per e per gli altri territori colpiti dal sisma”.

Domenica 4 settembre, due grandi eventi con numerosi concerti caratterizzeranno la giornata: a Roma, dalla mattina al tardo pomeriggio alla Casa del Jazz, e in serata a L’Aquila nel piazzale adiacente la Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Inoltre, buona parte dei 20 palchi originariamente previsti a L’Aquila, troveranno ospitalità in altre città italiane. Oltre a L’Aquila e Roma, sono previsti concerti a Milano, Torino, Napoli, Novara, Parma, Catania, Courmayeur, Pisa, Cantalupo in Sabina (RI), Barga, Empoli, Fano, Lecce, Nuoro e S. Anna Arresi, Lampedusa e molte altre città che si stanno aggiungendo in queste ore. La grande maratona del jazz, con oltre 700 artisti impegnati in circa 110 concerti, distribuiti nel centro storico del capoluogo abruzzese, che si è tenuta per la prima volta lo scorso anno con la presenza di circa 60.000 persone, si sposta, quindi, a Roma e in altre città italiane, per concludersi con un grande concerto serale a L’Aquila, di fronte la Basilica di Collemaggio per problemi di sicurezza e logistica (si attendevano per questa edizione circa 100.000 persone), e per rispetto delle popolazioni colpite dal tragico terremoto della scorsa settimana. Una grande giornata di solidarietà musicale, con la presenza di alcuni tra i più rappresentativi musicisti italiani che si esibiranno a titolo gratuito e dove per il pubblico è previsto un contributo spontaneo di solidarietà. Inoltre, è prevista l’attivazione di una campagna di crowdfunding nazionale e di un sms solidale per raccogliere fondi destinati al restauro ed alla riapertura del Cinema Teatro Comunale “Giuseppe Garibaldi” di Amatrice, luogo simbolo della cultura e della ricostruzione del tessuto sociale di uno dei centri storici distrutti dal sisma. “La maratona del Jazz Italiano per L’Aquila dello scorso anno – dichiara Paolo Fresu – è stato un inaspettato successo di musica ed emozione, talmente forte e pregnante che, forse, la storia del jazz italiano si può ora dividere tra un prima e un dopo L’Aquila. Questo ci ha spinto a ripeterla senza sapere che la ferita del sisma si sarebbe riaperta improvvisamente, lacerando ancora una volta le comunità del centro Italia. “

Per questo oggi diviene “Il Jazz Italiano per Amatrice” e si trasferisce per un intero giorno nella Capitale e in molte città italiane, per approdare la sera, davanti la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, luogo simbolo della comunità aquilana.

Se lo scorso anno siamo stati nel capoluogo abruzzese per porre l’attenzione sulla ricostruzione e animarne il centro storico (vi ritorneremo nel 2017 e 2018), questa volta saremo in tutta Italia, affinché la nostra solidarietà vada a ricostruire e ripristinare i territori colpiti dal sisma. Sempre più convinti che questa debba passare attraverso le nuove generazioni e nella speranza che le stesse non debbano vivere altre catastrofi come queste”. 

 L’intera giornata de Il Jazz Italiano per Amatrice sarà seguita dalla Rai Tv, dai canali Radio Rai e raccontato anche con uno speciale di Rai Cultura.

#jazz4Italy

promosso da: Mibact – Ministero per i beni e le attività Culturali e del Turismo

Comune dell’Aquila – in occasione di Perdonanza Celestiniana 2016

main sponsor: SIAE

realizzato da: Associazione I-Jazz, unitamente a MIDJ Musicisti italiani di Jazz, Casa del Jazz

partners: Disma Musica, Poste Italiane, Nuovo Imaie 
con il contributo di: Fondo Etico Ricostruzione
vettori ufficiali: Trenitalia e Busitalia

con la collaborazione di: Corsica Ferries

media partners: Rai 5, Rai Cultura, Rai Radio 3, Rai Radio 7 live, Rai Isoradio

con il supporto di: Zero, Left, Musica Jazz, Jazzit

business development partner: Capitale Cultura




Italia e Cina alleate contro i terremoti

di Lorenzo Tagliaferri

La battaglia per la previsione di un fenomeno tellurico è ben lontana dall’essere vinta ma, in un campo così complicato e pieno di incognite come quello degli eventi sismici, ogni piccolo progresso è fondamentale per imparare a conoscere con sempre maggiore confidenza i meccanismi che regolano questo tipo di devastanti emergenze. Firma_2

E’ in questo contesto che va vista la rinnovata collaborazione tra Italia e Cina. Collaborazione che vede coinvolti l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e la China National Space Administration (CNSA) nello sviluppo del progetto CSES (China Seismo-Electromagnetic Satellite), che prevede la costruzione di un satellite in grado di analizzare con precisione di dati la possibile correlazione tra emissioni elettromagnetiche derivate dall’attività sismica e l’interazione di queste ultime nella produzione di perturbazioni nel plasma iono-magnetosferico.

Il lancio del satellite è previsto per il mese di Settembre del 2016 e la missione avrà una durata di circa cinque anni. Alla costruzione ed allo sviluppo del satellite hanno provveduto gli esperti del CNSA mentre il contributo italiano alla missione è quello dello sviluppo tecnologico delle attrezzature che provvederanno ai rilevamenti dei fenomeni. A guidare l’equipe italiana, formata da ricercatori dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), è il Professor Roberto Battiston dell’Università di Trento.

Nello specifico, il contributo italiano alla missione riguarda la costruzione di un innovativo strumento in grado di misurare quelle particelle energetiche che precipitano dalle fasce di Van Allen (una sorta di “ciambella plasmatica” formata da particelle cariche che, se eccitate, interagiscono con l’alta atmosfera) in conseguenza di un disturbo di natura elettromagnetica. Grazie a questa tecnologia, secondo Battiston “potremo sottoporre a verifica scientifica rigorosa i meccanismi che collegano il nostro pianeta e le sue dinamiche interne al plasma che circonda la Terra, con l’obiettivo di sviluppare nuove tecniche per il monitoraggio sismico dallo spazio”.

A contribuire alla realizzazione della strumentazione (che comprenderà rilevatori di particelle di alta energia, magnetometri fluxgate e search-coil, LP-RPA e ion drift meter), oltre all’Istituto Nazionale di fisica Nucleare, saranno l’Università di Tor Vergata, l’Università di Trento, L’Università di Perugia e L’Università di Bologna.

Il progetto CSES si configura come un importante passo verso una maggiore comprensione dell’interazione tra l’attività geofisica e le conseguenze che questa produce sull’atmosfera e contribuirà sicuramente a sviluppare nuovi paradigmi riguardo la conoscenza di un fenomeno difficilmente prevedibile come è un terremoto.

Per ulteriori informazioni: www.asi.it




Come ho vissuto il terremoto in Emilia Romagna

di Cecilia Mazzeo

20 maggio 2012. Bologna. Ore 4,04. Del mattino. Qualcosa mi sveglia all’improvviso. Il letto trema, sussulta, vagamente ondeggia, slitta sotto di me. Sento rumori, cose che sbattono dentro la terra. Sento una mandria di rinoceronti al galoppo che echeggia nelle pareti, nel soffitto, a destra, a sinistra, sopra, sotto. Il sibilo incarognito di uno strano serpente. Non lo vedi, ma ti circonda. Sento un brusio metallico, un borbottio dal cuore del mondo. È il rimbrotto della terra: sordo, pauroso, inquietante. Urlo, sì urlo. E mi alzo di scatto. Ci troviamo tutti nel corridoio. I bimbi stanno bene. Ho il cuore in gola, mi fischiano le orecchie, mi sento svenire. Ora l’aria puzza, ha qualcosa di marcio e putrefatto in grembo. C’è un clima strano. Spero che la Madonnina di San Luca…nel suo viaggio verso casa ci porti fiori e palloncini e da lassù, dal colle della Guardia, ci vegli e non ci molli. Velocemente, in uno stato tra lo shock e l’apatia, controlliamo la casa. Non ci sono crepe né ferite. Solo una bottiglietta di bagnoschiuma sbattuta per terra. Unica prova che non ho sognato. Scosto la tenda. Per strada non c’è nessuno. Mi convinco, per il bene dei bimbi, che è meglio ritrovare “una misura”.

La mia testa è ovattata. La parete di vetro d’irrealtà del terremoto mi separa dalle cose. Mi rimetto a letto, prendo i bimbi con me. Li veglio. Penso alla piccolezza dell’uomo e a quel ruggito feroce che ha sbranato il sonno. Il tremore continua ad avvolgermi come una coperta indisponente. Ho paura. Sì, una fottuta stramaledetta paura.

Mi alzo a mattina inoltrata. Mi dirigo subito verso la televisione. Ho fame di verità e cronaca. Devo capire, devo vedere quanto le fauci bramose hanno addentato. Scopro quello che non vorrei. Magnitudo 5.9 della scala Richter. La mia adorata Emilia perde brandelli di carne, di arte, di vita e cultura. L’epicentro tra Modena e Ferrara. 7 morti. Tanti feriti. Tantissimi sfollati. Chiese sventrate, torri cadute, campanili in bilico, castelli fantasma, case pericolanti e inagibili. Gioielli medievali perduti, ma soprattutto focolari di uomini donne e bambini oltraggiati nella loro intima quotidianità. Perché ognuno a casa propria pensa di essere nel luogo più sicuro del mondo. Invece no, non sempre. Di fronte a Madre Natura siamo come formiche sul marciapiede.

La giornata passa così. Tra telegiornali, altre infinite scosse, fortissima nausea, tachicardia, emicrania, spaesamento profondo. Mi sembra di aver perduto il centro di gravità. Forse è vero. Leggo da qualche parte che è giorno di eclissi anulare del sole. Insomma nell’aria c’è dunque uno strano rimescolo energetico, la “rivoluzione” che non hanno il coraggio di fare gli uomini. A partire dal loro cuore, dal loro ego, dalle loro bestemmie.

Ho paura che arrivi la sera. E poi la notte. Perché la notte divide e taglia.

Infatti non riesco a chiudere occhio. Il mio cuore corre la maratona di New York, galoppa sul cuscino. Ogni fruscio, dondolio, brusio, scricchiolio, stridio…mi fa sobbalzare.  C’è un vento fortissimo che bussa e picchia, pioggia battente a infierire. Come solo una madre fa, veglio il sonno dei bimbi, “misuro” ogni rumore e respiro. Ovviamente mio marito russa. Io, invece, mi sento una costruzione smontata di Lego. Sono rimasta vestita in tuta pronta a scappare. Cerco di proteggere le mie cose più care: i miei figli, le mie parole. Mi sono accampata in una brandina di fianco al lettone dove ho messo i bimbi. Sul comodino il cellulare acceso, una chiavetta usb col mio romanzo, qualche torcia.

Guardo con rabbia e invidia il russare di  mio marito, costretto da me a dormire su una poltrona ai piedi del letto. Un amico mi ricorda una scena del “Re Leone”, lo cito: “Il leoncino si sveglia e vuole giocare. Allora la leonessa con un occhio aperto dice al leone ” tuo figlio é sveglio” e lui “lo sai che fino all’alba è tuo figlio”. Anche dopo l’alba, aggiungo io. Nel sempre del cordone ombelicale. Così come siamo “nel sempre” del cordone ombelicale della matrix divina che, a volte, ci scuote. Sordi, disattenti e ciechi di fronte alle dolci parole. Figli imbranati e cialtroni.

Leggo su facebook post assurdi che farciscono il mio senso di spaesamento: “acidità ancestrale di Dio”. Per alcuni la colpa è di Dio. Un Dio cattivo e ingiusto che maltratta le sue creature. No, vi prego. Non così. Se proprio volete cercare una colpa, cercatela nell’uomo. Nella sua ottusità, nella sua fragile sporcizia, nella patina priva di luce del suo agire. Ma non mi piace parlare di colpe. La vita è anche questo. Esistono i terremoti. Le faglie che si spostano. Da sempre. Piuttosto abbracciamoci, camminiamo insieme mano nella mano verso un nuovo domani che faccia meno paura. Se stiamo insieme. Cuore a cuore.

 

 

 

 




Terremoto in Turchia: più di 1000 morti

Un devastante terremoto di magnitudo 7.2 ha colpito ieri l’est della Turchia, nella zona del lago di Van, causando centinaia di morti e di feriti. Ma il bilancio finale sarà decisamente più drammatico: si temono oltre mille vittime ed alcuni esperti citano cifre ancora più devastanti. L’ultimo bilancio provvisorio è di 239 morti, circa 1.300 feriti e centinaia di dispersi

Nella provincia montagnosa al confine con l’Iran, una zona sismica come tutta la Turchia gia’ devastata in passato da disastrosi terremoti, sono crollati decine di edifici e si continua a scavare senza sosta nel tentativo di salvare gente intrappolata sotto le macerie. Si tende ad escludere che possano esserci italiani fra le vittime.

La scossa principale e’ avvenuta poco dopo le 13:30 locali con un epicentro localizzato a 17 chilometri di Van, citta’ di quasi 380 mila abitanti. Il panico della gente e’ stato accresciuto da oltre 70 scosse di assestamento, di cui due di magnitudo 5.6 nell’arco di un’ora e una da 5,1 ancora in serata, seguita da una da 6,1 nella notte; poi altre tre da 4.8, 4.3 e 4.2. Il vicepremier turco Besir Atalay ha riferito che il sisma ha abbattuto circa dieci edifici a Van e tra i 25 e i 30 nella vicina di Ercis, dove pero’ giornalisti hanno contato un’ottantina di palazzi e case distrutte. Da Istanbul, l’Istituto sismologico ”Kandilli” ha stimato in mille gli edifici danneggiati. Il bilancio delle vittime, almeno secondo calcoli teorici dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia italiano (Ingv), potrebbe pero’ arrivare addirittura anche a diecimila morti.

Colonne di decine di camion dell’esercito turco sono in viaggio sulla strada che da nord porta a Ercis. “Faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità”, ha assicurato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. “Ci siamo messi a disposizione del governo turco – ha aggiunto – aspettiamo una richiesta ufficiale” di eventuali aiuti. Frattini ha inoltre sottolineato che sarebbe “inutile muoversi senza coordinamento”.

Offerte di aiuto sono subito giunte fra l’altro da Nato, Cina, Giappone, Usa (il presidente Obama ha detto di seguire l’evento ”con grande preoccupazione”) e anche da Israele nonostante la crisi diplomatico-militare che la contrappone ad Ankara. Il presidente turco Abdullah Gul ha pero’ declinato l’offerta del collega israeliano Shimon Peres (e si dice anche tutte le altre), mentre il ministero degli esteri ha precisato di non avere fatto ancora nessuna richiesta di assistenza internazionale.

La Turchia, attraversata da pericolosissime faglie, era gia’ stata colpita nel 1999 due terremoti uccisero più di 20 mila persone nel nord-ovest e la provincia di Van aveva patito per un terremoto che nel novembre 1976 causo piu’ di 5.000 vittime. L’unica famiglia italiana segnalata come residente a Van ha l’appartamento inagibile e ha trovato alloggio in un albergo della zona: i tre (padre, madre e figlia di origine toscane, ma non si conosce l’identità esatta) fuggendo in auto hanno visto palazzi crollare e hanno potuto dire che ”siamo stati miracolati”. Si esclude che possano essere coinvolti altri italiani dato che il lago di Van, noto per i suoi unici gatti nuotatori, e’ meta di un turismo solo di nicchia. Nella confinante provincia di Hakkari, poco piu’ a sud, e’ poi in corso da quattro giorni l’operazione di terra delle Forze armate turche contro i terroristi curdi del Pkk. (Fonte Ansa)




Terremoto sulla East Coast: panico e sorpresa

di Marco Milano

A Washington sono stati subito evacuati gli uffici del Pentagono e la sede del Congresso, così come molti edifici pubblici a New York, la City Hall, il cantiere del World Trade Center e tutti i musei. Bloccati anche la torre di controllo del John F. Kennedy International Airport e del Newark Liberty Airport, e annullati momentaneamente i viaggi in aereo e treno.  Gente per strada all’ora di pranzo, uffici e sedi istituzionali fermi immediatamente dopo il tremore e il boato, con un l’unico, istintivo timore di un attentato. Gli effetti della scossa di terremoto di 5,8 gradi sulla scala Richter, registrata ieri sulla East Coast americana – nel tardo pomeriggio, ora italiana – sono stati  solo in termini di panico e sorpresa. A ben vedere, il rischio c’era, considerando che meno profonda è la rottura della crosta, maggiore è la probabilità che si senta in superficie, con un conseguente potenziale distruttivo.

 

Secondo l’USGS (U.S. Geological Survey), la scossa che ha fatto tremare la costa americana del nord est ha avuto come epicentro un’area di 8mila chilometri quadrati, localizzabile nella zona di Mineral, in Virginia – a nordovest di Richmond e a est di Charlottesville – con una profondità di pochi chilometri. Per comprendere quanto sia stato sfiorato il pericolo, il terremoto dell’Aquila del 2009 è stato di 5,9 richter con una profondità di 8,8 chilometri. E a differenza dei temuti terremoti della costa opposta, gli eventi sismici del lato orientale degli Stati Uniti tendono a viaggiare più lontano, con una velocità che può coprire in breve tempo anche distanze di 500 chilometri: la scossa si è avvertita anche a Toronto, in Canada. Non ci sono stati, però, danni significativi, nessun ferito e nessuna vittima. Tra i danni degni di nota per la cronaca americana, sono crollati due pinnacoli della torre centrale della Washington National Cathedral oltre a qualche rottura superficiale per gli edifici di New York. Ed è stato scongiurato il pericolo per due reattori nucleari nella centrale in Virginia, a North Anna, dove sono subito entrati in funzione i sistemi di sicurezza. Il database dell’ USGS fornisce dati sulla storia geologica statunitense, il sisma di ieri risulta essere il terzo più grande registrato negli ultimi 228 anni, subito dopo i terremoti di 7.3 del 1886 a Charleston e di 5.9 del maggio 1897 a Giles County. Ma è l’assenza negli ultimi anni di eventi rilevanti che ha fatto temere il peggio – l’ultima scossa significativa è del 2002 – visto che possono passare intere generazioni senza terremoti di entità rilevanti, amplificabili  in maniera devastante proprio per  le caratteristiche geologiche della zona. E’ la costa ovest degli Stati Uniti, come noto, la più interessata statisticamente dal rischio sismico, dall’Alaska alla California, in attesa di quell’inevitabile –  secondo le previsioni – BigOne che potrebbe devastare la California, replicando il disastro di San Francisco del 1906. Il sisma del 23 agosto 2011 ha fornito agli americani l’ (ulteriore) esperienza per ricordare quanto imprevedibili siano questi eventi, e quanto in effetti ci si possa trovare impreparati.

Lo scorso maggio, il governo ha simulato un terremoto massivo che potrebbe uccidere 100.000 persone e bloccare 7 milioni di individui nelle loro case, il National Level Exercise 11, un’ipotetica replica del disastro del 1811 di New Madrid. Si è trattato di una simulazione di un livello 7.7 richter, ma l’evento di ieri basterebbe a confermare i risultati ottenuti a maggio, che non verranno resi pubblici.

 




11 maggio 2011: la leggenda del terremoto a Roma

di Maria Rosaria De SimoneTerremoto

Incredibile, ma vero: oggi, 11 maggio 2011, il 18% dei dipendenti pubblici romani, non andrà a lavorare per “precauzione”. E quale la motivazione? La paura che la notizia di un terremoto, che raderà al suolo Roma, sia fondata.

E, incredibile, ma sempre vero, la Coldiretti informa che gli agriturismi delle campagne romane sono tutti prenotati. Il monitoraggio è stato effettuato dall’associazione agrituristica “terranostra”. Famiglie intere, per precauzione, sembra abbiano deciso di lasciare la città e di trasferirsi in campagna.
Per contro, sembra che i supermercati, le farmacie e gli altri esercizi di beni primari non siano stati presi d’assalto. Anche i turisti passeggiano piacevolmente sotto il bel sole primaverile, inondando le vie principali della città.

Qualcuno, intervistato, afferma con un largo sorriso che la città di Roma eterna è ed eterna rimarrà. Molti si fanno beffe delle profezie che imperversano. Altri dicono che non credono al terremoto, ma che comunque è meglio prendere qualche precauzione ed allontanarsi. Insomma, anche se la maggior parte dei Romani sembra aver mantenuto la calma e la ragione, di terremoto si discute eccome. Nei bar, nei ristoranti, nei luoghi di lavoro: per esorcizzare la paura che ci sia anche solo un briciolo di possibilità e di veridicità.

Ma chi ha messo in giro tale notizia, che tutti sperano sia un bufala?
A dare inizio alla psicosi collettiva, sarebbe stata una sorta di “profezia” di Raffaele Bendandi, di cui al momento, non sono stati trovati riscontri negli scritti da lui lasciati. Raffaele Bendandi, era stato ribattezzato come “l’uomo che prevedeva i terremoti”, era uno studioso autodidatta di astronomia e geofisica che aveva cercato di trovare un metodo che potesse calcolare e prevedere i terremoti. Raffaele Bendandi non la espose mai completamente alla comunità scientifica la sua teoria, ma è noto che è “basata sulla sua idea personale che la Luna, gli altri pianeti del sistema solare e lo stesso Sole sarebbero la presunta causa dei movimenti della crosta terrestre”, come riporta anche Wikipedia. Hanno contribuito poi anche alcune quartine di Nostradamus, che a leggerle gli si può far dir tutto ed il contrario di tutto. Anche le previsioni dei Maya sulla fine del mondo hanno contribuito  ad accreditare la notizia. Poi sono arrivate le previsioni di vari sismologi, anche di Giampaolo Giuliani, quello che aveva previsto il terremoto in Abruzzo.

Insomma, tante le notizie infondate, che hanno dato luogo ad una psicosi collettiva e ad una leggenda metropolitana. A far da freno alla paura collettiva giungono le rassicurazioni da parte degli esperti sismologi italiani che assicurano che non ci sarà alcun terremoto.

E, in attesa che l’11 maggio trascorra e termini appurando l’infondatezza della previsione del catastrofico terremoto, arrivederci al 12 maggio!




11 maggio 2011: aspettando il terremoto che verrà

di Vanessa Mannino11 maggio terremoto

Basta farsi un giretto qua e là su Internet per capire quanto le informazioni relative al presunto terremoto che l’11 Maggio potrebbe radere Roma al suolo, stiano creando panico. E la “colpa”, se così si può dire, è tutta di un certo Raffaele Bendandi, appassionato di astrologia e di terremoti, nato a Faenza nel lontano 1893. Bendandi, morto in circostanze misteriose, ha, durante i suoi studi da autodidatta, previsto diversi eventi sismici come quello nelle Marche o quello nella Marsica, i quali si sono verificati con poca distanza dai giorni da lui stesso calcolati. Per quei pochi che ancora non si sono informati sul suo conto, bisogna riconoscere a questo studioso grandi qualità non solo intellettive, ma anche scientifiche. Già a dieci anni Bendandi si interessa di astronomia e alla soglia dei suoi tredici anni costruisce il primo telescopio attraverso il quale può dedicarsi all’osservazione approfondita del Sistema Solare. La sua teoria sismogenica gli viene alla mente durante una passeggiate in riva al mare, quando Bendandi è poco più che adolescente. Egli sostiene che la Luna e gli altri pianeti, così come il Sole, influenzano con la loro attrazione gravitazionale la crosta terrestre, inducendo in essa dei movimenti. A venti anni inizia a costruire i primi sismografi, conservati ancora oggi nella sua casa a Faenza, trasformata in un vero e proprio Osservatorio.

Altro che gli scolastici Newton o Galilei: Bendandi sta veramente diventando popolare, un nuovo scienziato, scoperto da molti navigando sulla Rete. E c’è chi afferma che per quel giorno non andrà neanche a lavorare e c’è chi invece crede sia tutta una bufala. D’altronde i suoi studi sul presunto terremoto a Roma mettono in risalto, un particolare allineamento dei pianeti, ma nessuno sà ancora come e da chi sia uscita fuori la precisa data dell’11 Maggio. Bendandi, infatti, sulle sue carte scrive solo due numeri 2011 e 2012, ma niente di più.

Molti ormai gli appassionati che immettono commenti su commenti in blog o forum dedicati all’evento, abbozzando teorie proprie, invitando tutti a pregare in collettività, insultando chi è più fifone e più soggetto all “leggenda metropolitana” che da mesi sta facendo il giro del Web. Una sorta di ritorno alla “Guerra dei Due Mondi” di Welles. C’è anche chi dice che la data della distruzione sarà il 21 Maggio, un’Apocalisse completa che ridurrà tutto l’universo a poco più che un ammasso di polvere. I più informati sottolineano che la fonte di tale data è la Bibbia, che così anticipa di netto la fine del mondo prevista dai Maya per il 21 Dicembre. L’avvicinamento della fine ha già fatto il giro dell’America, dove secondo i calcoli di Camping, presidente di un network religioso e studioso della Bibbia da settanta anni, il giorno del giudizio sarebbe proprio il 21 Maggio. E gli Americani, da bravi consumisti, hanno già stampato magliette e bandierine, per prepararsi all’evento nel modo più festoso possibile.

Il sacro si unisce così al profano in un mix che a volte lascia dubbi e perplessità, e che altre volte invece inquote piccoli patemi d’animo anche ai più scettici. L’Università la Sapienza, ma più correttamente i docenti del dipartimento di Scienze della Terra, organizzano proprio per l’11 Maggio un Convegno dal titolo “Aspettando il terremoto che verrà: conoscere i terremoti e capirne gli effetti per imparare a difenderci”. Un evento teso a focalizzare le cause dei terremoti, per capirne gli effetti, ma soprattutto per imparare così a difendersi dalla loro forza distruttiva. Un convegno che sfida tutti quanti, anche i più coraggiosi, a recarsi o a restare a Roma in quel giorno “prediletto”, partecipando e sfidando così la profezia di Bendandi. Anche se forse sarebbe più corretto parlare di profezia del Web.




L’Aquila: l’alba del 6 aprile vista da qui

di Roberta Leomporra

L’Aquila, 3 aprile 2011. Questa data, per chi ha scelto di sopportare le ulteriori difficoltà in cui versa da due anni ad oggi il territorio aquilano, equivale ad un pensiero soltanto: tre giorni mancano a quello che ricondurrà la memoria alla inenarrabile notte del 5 aprile 2009.
Sono trascorsi due anni. Ventiquattro mesi. E se l’immediata periferia del capoluogo abruzzese reca vistose cicatrici del terremoto di presunta magnitudo 5.9 che ne ha deturpato l’aspetto, il centro storico mostra ancora vivide lacerazioni.
Ci sono luoghi nei quali ricordo d’esser tornata con estrema difficoltà subito dopo il sisma, che si presentano tuttora inalterati ai miei occhi di giovane studentessa che ha scelto di intraprendere con L’Aquila un rapporto di biunivoca adozione.
Anzi no, mi correggo: al complessivo stato di distruzione, si sono aggiunti i segni del tempo che continua a scorrere senza che nessuna di quelle pietre dense di ricordi, si muova. Di nuovo.
E’dunque immancabile l’appuntamento previsto martedì 5 aprile alle ore 23.00 presso uno dei tradizionali punti d’incontro fisico della società aquilana, piazza della Fontana Luminosa; sul modello di quella tenutasi lo scorso anno, si muoverà una fiaccolata tesa a toccare non soltanto simbolicamente i luoghi cardine della città, che per il crudele gioco di un impietoso demiurgo riportano i danni di maggiore entità…o forse siamo noi a percepirne con particolare dolenza l’aspetto stravolto.
Si, per ricordare e condividere il comune dolore, per circondare le famiglie delle 308 vittime di una solidarietà e presenza che, se dubbia da parte di vanesie istituzioni, mi auguro sia stata tangibile da parte di coloro i quali ne hanno realmente a cuore lo status. Per fare in modo che i suoi sampietrini avvertano il peso dei nostri passi evitando si sentano oltremodo abbandonati.
Per urlare a chi crede di sedere scranni inviolabili che sarà un flashback la cui pena si muoverà parallelamente ad una rabbia che non ha alcuna intenzione di placarsi nel petto di chi si cura davvero delle sorti di L’Aquila, del suo futuro dai contorni sempre più nebbiosi, del suo presente che posso confermare difficile ma anche e sopratutto di un passato non più così recente sotto certi aspetti, che annovera un terremoto, in ambito del quale si deve esigere attribuzione di responsabilità a coloro che credono questa perifrasi equivalga unicamente ad un certo numero di zeri nelle proprie buste paga, agli stessi imprenditori che presumono di poter ricucire palazzi lesionati in zone nelle quali la mappa di pericolosità sismica marca rosso, continuare ad agire con losca furbizia, a politici che non capiscono, ancora, che non c’è tempo nè voglia di assistere inermi ai loro ipocriti valzer.
Tiriamo le somme: lo scopo dell’articolo di oggi deve essere ricordare che tra due giorni ricorrerà il secondo anniversario del terremoto e nulla almeno in centro, nel cuore della città, si è mosso nè si sta muovendo. Che tutto questo avviene sotto gli occhi indifferenti degli unici che, almeno legalmente, avrebbero il potere di agire, i politici. Che nonostante siano trascorsi 24 mesi, la nostra rabbia ed il nostro dolore sono gli stessi di quella notte e dei giorni immediatamente successivi, perchè allora attimo dopo attimo scoprivamo quanto della nostra città fosse andato distrutto ed oggi, giorno dopo giorno, quanto non viene ricostruito. Nonostante iniziali spot di fondi giunti da ogni parte del mondo, aiuti, belle promesse e grandi speranze, per dirla con Dickens.
Un sinuoso serpente di luce martedì sera abbraccerà con il proprio calore il pericardio di L’Aquila.

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