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	<title>Itali@ Magazine - P.I. 11435331001</title>
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	<description>Benvenuti nel sito di Itali@ Magazine</description>
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		<title>BigBangProject: un inizio per mille storie ed un perfetto romanzo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 20:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Mocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[big bang project iniziativa]]></category>
		<category><![CDATA[bigbangproject]]></category>
		<category><![CDATA[iniziativa letteraria]]></category>

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		<description><![CDATA[La passione per la scrittura non ha confini se non quelli infiniti della fantasia. di Alessia Mocci Creare personaggi, assegnare loro un carattere, saperli far muovere nello spazio tempo che gli doniamo per dar vita ad esperienze e avventure, é una trasformazione ciclica che passa da pensiero a realtà (la scrittura) e quindi nuovamente al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em><img class="alignright" src="http://oubliettemagazine.files.wordpress.com/2012/02/bigbangproject.jpg?w=300&amp;h=118" alt=" BigBangProject: un inizio per mille storie ed un perfetto romanzo" width="300" height="118" title="BigBangProject: un inizio per mille storie ed un perfetto romanzo" />La passione per la scrittura non ha confini se non quelli infiniti della fantasia.</em></p>
<p>di <span style="color: #000080;">Alessia Mocci</span></p>
<p>Creare personaggi, assegnare loro un carattere, saperli far muovere nello spazio tempo che gli doniamo per dar vita ad esperienze e avventure, é una trasformazione ciclica che passa da pensiero a realtà (la scrittura) e quindi nuovamente al pensiero del lettore che, nella propria mente, genera sotto forma di immagini ciò che noi abbiamo voluto comunicare. Se avviene questo processo allora il fatto é compiuto: siamo divenuti narratori. E, se tutto questo avvenisse non solo da una singola mente ma dalla sinergia di più individui? Piccole storie, brevi narrazioni che non finiscono con un capitolo ma proseguono all&#8217;infinito, saltando da un cervello ad un altro, generando continuamente idee, personaggi, luoghi, situazioni, emozioni che si connettono tra loro dando vita ad un romanzo. Spesso abbiamo visto libri scritti da più autori, ma senza sapere né se sia vero né come abbiano fatto, se ci sia stato qualcuno che abbia avuto il sopravvento o altri che abbiano creato la storia da loro elaborata; qui il modus operandi é chiaro e ben definito: tutti liberi, nessun vincolo, nessuna costrizione, nulla di nulla. La collisione di tutti gli elementi genererà un romanzo scritto da mille e più autori: benvenuti al <strong>BigBangProject</strong>.</p>
<p align="center">Un progetto senza eguali, un&#8217;idea che saprà sorprendere ed appassionare, qualcosa di esplosivo che unirà la passione per la scrittura e la voglia di mettersi in gioco.<br />
Siete pronti a scrivere?<br />
Buon divertimento!</p>
<p><strong>Regolamento</strong></p>
<ol>
<li><strong></strong>Il &#8220;Progetto&#8221; consiste nel leggere l&#8217;incipit dato dagli organizzatori e scrivere ciò che si ritiene più opportuno e logico quale proseguimento della storia, creando quindi il capitolo successivo.<br />
Nulla è definito: protagonisti, luoghi e genere prenderanno forma man mano che si aggiungeranno capitoli. Le uniche guide sono il tempo, la narrazione ed il punto di partenza. La storia è costituita da un numero non definito di capitoli. L&#8217;inizio del &#8220;Progetto&#8221; è determinato da un conto alla rovescia che, ad esaurimento, chiuderà la prima fase di invio dei testi; tra questi ne sarà scelto uno che seguirà l&#8217;incipit della storia. Dopo aver fatto questa scelta inizierà un nuovo conto alla rovescia che porterà alla selezione di un nuovo capitolo e così di seguito.<br />
La fine ed ogni altra modifica sono a totale discrezione degli organizzatori.<br />
Il conto alla rovescia può non avere durata uguale ad ogni capitolo ma diversificarsi a secondo delle necessità.</li>
<li><strong></strong>La partecipazione è libera e gratuita: nessun limite di età né di sesso né di capitoli inviati.</li>
<li><strong></strong>Entro i termini stabiliti, l&#8217;invio dei file deve avvenire a mezzo:<br />
e-mail utilizzando la casella di posta info@bigbangproject.it; è obbligatorio indicare i propri dati personali allegandoli all&#8217;invio (nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza, recapito telefonico). I formati accettati sono: .doc e .pdf</li>
<li><strong></strong>Non è possibile inviare testi che siano già stati editati in qualsiasi forma che li possa legare ad una cessione di diritti né tantomeno già pubblicati da soggetto giuridico o a titolo personale con auto pubblicazione: tutto quanto inviato deve risultare totalmente inedito.</li>
<li><strong></strong>Inviando il materiale si accetta automaticamente il presente contratto e si cederanno, al responsabile legale della società organizzatrice, tutti i diritti ad esso legati relativi a: integrità, pubblicazione, riproduzione, esecuzione, diffusione, distribuzione, sfruttamento commerciale, cessione a terzi ed elaborazione mantenendo inalterato il diritto di paternità da parte dell&#8217;autore.</li>
<li><strong></strong>L&#8217;organizzazione si riserva il diritto di editare i singoli capitoli ricevuti, in accordo con l&#8217;autore, adattandoli alla struttura del &#8220;Progetto&#8221;.</li>
<li><strong></strong>Tutto il contenuto del sito, l&#8217;idea e l&#8217;incipit sono di proprietà dell&#8217;amministrazione di <strong>BigBangProject</strong>e registrati presso la SIAE nel mese di Febbraio 2012. © 2012 bigbangproject<strong>Postilla </strong><br />
Qualora si rendesse necessario, l&#8217;organizzazione si riserva il diritto di apportare modifiche al presente Regolamento senza nulla togliere ai diritti acquisiti dai partecipanti che abbiano inviato del materiale antecedente la data di modifica. Tale modifica dovrà essere certificata da una e-mail inviata a tutti i partecipanti.</li>
</ol>
<p><strong><br />
Dall’incipit:</strong></p>
<p><em>“Paura. È la sensazione di cui sono impregnato quando vengo trascinato fuori dal mio sogno, tanto che riesco appena a trattenermi dal gridare a squarcia gola. O forse l’ho già fatto, non lo so. La mia bocca è spalancata, il cuore batte furiosamente dentro al petto e un brivido mi attraversa tutto il corpo. Ho il respiro accelerato e le mani sono tese come stessero aggrappandosi a qualcosa. Sono vivo. Nel sogno scappavo da qualcuno, ma per quanto mi sforzassi il mio corpo era sempre più pesante e non riuscivo a muoverlo quanto avrei voluto, mentre il mio inseguitore era sempre più vicino. Mi sono salvato aprendo gli occhi proprio nel momento in cui ho avuto l’impressione che stesse per raggiungermi.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per continuare a leggere l’incipit ed iniziare questa avventura letteraria:</p>
<p><a href="http://www.bigbangproject.it/">http://www.bigbangproject.it/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Bill Carrothers Trio, &#8220;A night at the Village Vanguard&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 11:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinzia Colella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA["A night at the Village Vanguard"]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Carrothers Trio]]></category>
		<category><![CDATA[Pirouet Records/Egea]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giuseppe Maggioli Questo nuovo disco del Bill Carrothers Trio (Pirouet Records/Egea) ci dà l&#8217;occasione per esplorare luoghi di frontiera, strade tortuose, ritmi meticci di estrazione cool, fontane dove dissetarsi per sentirsi più liberi. Ecco liberi, la sua musica è un jazz libero da qualsiasi forma secondaria che si apre a contaminazioni di ogni tipo. Il pianista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Maggioli</strong></p>
<p>Questo nuovo disco del Bill Carrothers Trio (Pirouet Records/Egea) ci dà l&#8217;occasione per esplorare luoghi di frontiera, strade tortuose, ritmi meticci di estrazione cool, fontane dove dissetarsi per sentirsi più liberi. Ecco liberi, la sua musica è un jazz libero da qualsiasi forma secondaria che si apre a contaminazioni di ogni tipo. Il pianista Bill Carrothers, prende spunto dal jazz storico di Bill Evans, Chick Corea e Keith Jarrett suonando una musica attuale con voli lirici su coordinate post-bop bypassando le formule del jazz moderno e<a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25742/bill-carrothers-trio-a-night/carrothers-trio" rel="attachment wp-att-25743"><img class="alignright size-large wp-image-25743" title="carrothers-trio" src="/images/carrothers-trio-256x256.jpg" alt="carrothers trio 256x256 Bill Carrothers Trio, A night at the Village Vanguard " width="256" height="256" /></a> della musica nera.</p>
<p>Accompagnato in questo sontuoso lavoro (ben 2 cd registrato nello storico locale Village Vanguard) dagli ottimi Nicolas Thys al contrabasso e Drè Pallemaerts alla batteria, il trio segue una linea jarrettiana (&#8220;Jordan is a hard&#8221; e &#8220;Discombopulated&#8221;) con abbellimenti continui di musica minimale di derivazione classica. Seguendo le orme jazzistiche più alternative il suo fluido bop non conosce ostacoli con contraccolpi eleganti (&#8220;New from home&#8221;) da vero dandy del jazz e singolari manifestazioni bluesy (&#8220;Tiny Capers&#8221;). Carrothers è capace di suonare standard come &#8220;Jordu&#8221; e &#8220;Gerkin for perkin di Duke Jordan e Clifford Brown con capacità di sfumature sorprendenti e linee essenziali. Il suo suono va oltre le stilosità apparenti, incidendo straordinaria musica e rivitalizzando il concetto del trio jazz proiettando le sue idee nel nuovo millennio.</p>
<p>Considerato uno dei pianisti più interessanti e creativi sulla scena internazionale ha nel suo carnet una serie di collaborazioni prestigiose, Dave Douglas, Scott Coley, Bill Stewart, Freddy Hubbard tra gli altri. I suoi dischi come leader sono di una freschezza disarmante (Gost ship del 2003 &amp; Joy Spring del 2010) e il suo jazz scava in un fraseggio raffinato dettando temi di assoluta originalità.<br />
Un progetto il suo che apre vari spiragli nella musica afroamericana intrecciando le sue esperienze con quelle dei suoi collaboratori alla ricerca di una musica totale.</p>
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		<title>Mediaset punta sulla Fiction: 6 passi verso la distribuzione estera</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 20:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Sambuco</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>
		<category><![CDATA['6 Passi nel Giallo']]></category>

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		<description><![CDATA[di Erika Sambuco E&#8217; stato presentato ieri mattina presso la Casa del Cinema ed è la nuova scommessa sotto forma di antologia seriale dedicata alla suspance: la rete mediaset, dopo aver collocato di mercoledì sera Il tredicesimo Apostolo vera e propria fiction seriale, tenta con un inedito ciclo di sei film-tv accomunati dal genere che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Erika Sambuco</strong></p>
<p>E&#8217; stato presentato ieri mattina presso la Casa del Cinema ed è la nuova scommessa sotto forma di antologia seriale dedicata alla suspance: la rete mediaset, dopo aver collocato di mercoledì sera <em>Il tredicesimo Apostolo</em> vera e propria <strong>fiction</strong> seriale, tenta con un inedito ciclo <strong>di sei film-tv</strong> accomunati dal genere che attraverseranno, il thriller. L’esperimento si chiama &#8216;<strong>6 Passi nel Giallo&#8217;</strong> ed è il bacino collettore di sei tv movie da 100 minuti l’uno, uniti idealmente in una linea di sangue. Prodotto da<strong> Rti </strong>e da <strong>Leader Film Company</strong> annovera registi del calibro di<strong> Lamberto Bava </strong>(figlio di Mario Bava, cineasta di riferimento per Scorsese, Tarantino,<a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25733/mediaset-punta-sulla-fiction/18252049_sei-passi-nel-giallo-su-canale-nuovo-ciclo-di-film-tv-nel-segno-del-giallo-del-thriller-trama-0" rel="attachment wp-att-25734"><img class="alignright size-large wp-image-25734" title="18252049_sei-passi-nel-giallo-su-canale-nuovo-ciclo-di-film-tv-nel-segno-del-giallo-del-thriller-trama--0" src="/images/18252049_sei-passi-nel-giallo-su-canale-nuovo-ciclo-di-film-tv-nel-segno-del-giallo-del-thriller-trama-0-342x190.jpg" alt="18252049 sei passi nel giallo su canale nuovo ciclo di film tv nel segno del giallo del thriller trama 0 342x190 Mediaset punta sulla Fiction: 6 passi verso la distribuzione estera" width="342" height="190" /></a> Lynch, Burton&#8230;) ed<strong> Edoardo Margheriti, </strong>diventati delle icone del cinema di genere thriller e noir, registi insomma<strong> </strong>cresciuti a pane e suspense, dal momento che i loro padri e nonni sono stati i precursori del cinema horror italiano negli anni Settanta.</p>
<p>Scritti da diversi autori (a tutti i sei film-tv, però, ha lavorato Stefano Piani), le sei prime serate cercheranno di catturare il pubblico da una parte con storie a volte macabre altre sfociando nel soprannaturale, coinvolgendo alcuni volti noti al pubblico amante delle fiction italiane nonché alcuni attori provenienti dalla serialità americana. Una presentazione decisamente &#8220;affollata&#8221;, che ha visto presenti  alcuni dei protagonisti tra cui: <strong>Daniele Pecci, Adriano Giannini, Nicolas Vaporidis, Ana Caterina Morariu,Giorgia Surina, Andrea Osvart, Andrea Miglio Risi, Antonio Cupo, Jane Alexander </strong><strong>e</strong> coprotagonisti come<strong> Kevin Sorbo, Craig Bierko, Rob Estes, Erica Durance, Tomas Arana, Veronica Lazar e Katrina Law.</strong></p>
<p>Il responsabile della fiction Mediaset, Giancarlo Scheri, e il produttore Raffaello Monteverde hanno presentato una carrellata di trailer di questo nuovo esperimento televisivo e la grande novità è quella di non essere orientato a un mercato non soltanto italiano ma anzi soprattutto internazionale, come dimostra la scelta di girare in inglese, scelta che però, almeno per quanto riguarda questi prodotti, ancora una volta risente nel doppiaggio italiano. Giancarlo Scheri dichiara: <em>“Con questo progetto abbiamo voluto realizzare una fiction all&#8217;italiana che però fosse anche un prodotto esportabile, internazionale; un esempio di come si possa fare della fiction vendibile anche sul mercato estero. Per fare ciò è innanzi tutto importante puntare su generi apprezzati anche fuori dai nostri confini, e il giallo ne è un esempio, ma anche girare in inglese, e in questo caso abbiamo trovato degli attori italiani molto bravi a recitare in una lingua che non era la loro&#8221;.</em><br />
<a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25733/mediaset-punta-sulla-fiction/presagi-6-passi-nel-giallo-e1329916114281" rel="attachment wp-att-25735"><img class="alignleft size-large wp-image-25735" title="Presagi-6-passi-nel-giallo-e1329916114281" src="/images/Presagi-6-passi-nel-giallo-e1329916114281-342x209.jpg" alt="Presagi 6 passi nel giallo e1329916114281 342x209 Mediaset punta sulla Fiction: 6 passi verso la distribuzione estera" width="342" height="209" /></a>Anche le ambientazioni non saranno made in Italy poiché quasi tutte le pellicole sono girate a Malta. In onda questa sera, in prima serata su canale 5, l&#8217;episodio di esordio &#8216;<em>Presagi&#8217;, </em>diretto da Lamberto Bava dove la Osvart veste i panni di Annalisa Dossi, una donna di 30 anni, con una figlia e dei poteri soprannaturali: è infatti una <strong>medium</strong> chiaroveggente.  Avendo visto in sogno la morte di una bambina di dieci anni, per mano di un uomo misterioso,  Annalisa decide di andare alla polizia. In commissariato conosce Harry Chase (Craig Bierko), un <strong>ex agente dell’FBI</strong> in pensione che si è ritirato a vivere a Malta da qualche anno. Mentre il poliziotto che indaga sulla scomparsa di Alice non sembra crederle, Harry inizia a interessarsi ad Annalisa. Nel frattempo, la donna ha una seconda visione. La vittima è sempre la stessa, ma questa volta la sensitiva “vede” altri particolari riguardanti il luogo in cui il <strong>cadavere</strong> della piccola viene sepolto dall’assassino.</p>
<p>Che il panorama televisivo italiano abbia bisogno di una bella rinfrescata non è un segreto per nessuno. Obbedendo all&#8217;esigenza di svecchiare i contenuti, senza però inimicarsi l&#8217;audience più conservatrice, Mediaset ha deciso di puntare su un genere capace di incontrare le simpatie del pubblico più vasto possibile, ma anche di regalare qualche emozione in più rispetto a quelle cui i melodrammi di casa nostra ci hanno abituato: troppo pretenzioso dunque il paragone ai capolavori tarantiniani ma apprezzabile lo sforzo al salto di qualità rispetto a prodotti come &#8216;<em>Il peccato e la vergogna&#8217; </em>e surrogati.</p>
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		<title>Breve introduzione alla Stregheria</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 18:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Le Idi di Marzo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Monica Casalini Strega, dal latino Strix: uccello notturno, ovvero gufi e civette. Donna che pratica sortilegi e vola ai sabba notturni. La Stregheria è la corrente italiana magico-religiosa che accosta le pratiche esoteriche al culto dei Santi cristiani. E&#8217; ampia e variegata con abitudini diverse a tal punto da divenire completamente estranee da regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <span style="color: #000080;">Monica Casalini</span></p>
<p><em>Strega, dal latino Strix: uccello notturno, ovvero gufi e civette. Donna che pratica sortilegi e vola ai sabba notturni.</em></p>
<p>La Stregheria è la corrente italiana magico-religiosa che accosta le pratiche esoteriche al culto dei Santi cristiani. E&#8217; ampia e variegata con abitudini diverse a tal punto da divenire completamente estranee da regione a regione.</p>
<p><strong><em>Cenni Storici</em></strong></p>
<p>A causa della capillare frammentazione e delle diverse influenze che il popolo italiano ha subìto nel corso della storia, ogni regione possiede tradizioni e usanze molto diverse fra loro. Inoltre il forte campanilismo ha contribuito affinché determinati usi e costumi <a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25717/breve-introduzione-alla-stregheria/78788_penot_sabbat_1000_122_437lo_122_437lo-2" rel="attachment wp-att-25721"><img class="alignright size-full wp-image-25721" title="78788_Penot_Sabbat_1000_122_437lo_122_437lo" src="/images/78788_Penot_Sabbat_1000_122_437lo_122_437lo1.jpg" alt="78788 Penot Sabbat 1000 122 437lo 122 437lo1 Breve introduzione alla Stregheria" width="324" height="396" /></a>rimanessero all&#8217;interno di ogni piccola comunità locale. Basti pensare alla moltitudine di dialetti, alcuni dei quali definiti addirittura come &#8220;linguaggio a sé&#8221;. Non è cosa da poco se si pensa che questa diversificazione è (in proporzione) praticamente unica al mondo.</p>
<p>Così, a seconda del luogo in cui ci troviamo, abbiamo più e più modi per preparare una torta o per curare l’orzaiolo, ad esempio.</p>
<p>Alla stessa maniera le antiche pratiche magiche, i riti pagani, le superstizioni e le forti influenze del Cristianesimo si sono mescolati in misura diversa da regione a regione, creando miti di ogni genere.</p>
<p>Infatti non abbiamo un vero flusso unico italiano di credenze classificabile come &#8220;credo religioso&#8221;. Possiamo quindi affermare che la Stregheria soltanto negli ultimi anni si sta indirizzando verso un&#8217;unica identità, ma che in passato non aveva certo questo appellativo.</p>
<p>Il termine stesso di Stregheria, inteso come movimento stregonico italiano, è un neologismo. Questo termine in passato era sinonimo di &#8220;stregoneria&#8221;, ovvero: azione magica. &#8220;Questa è una stregheria, un sortilegio!&#8221; Solo negli ultimi decenni ha acquisito il significato moderno, indicando la tradizione italiana di operare magicamente con riti contadini (cioè pagani) mescolati a credenze cristiane.</p>
<p><em><strong>Come siamo arrivati fin qui?</strong></em></p>
<p>Il paganesimo in Europa ha subito una lenta, ma costante, sostituzione di forma dalle fondamenta e via via fino all&#8217;apice. Tra il 400 d.C. e l&#8217;anno mille la Chiesa Cattolica ha operato in modo tale da sostituire poco alla volta feste, divinità e credenze. Così lentamente che per periodi molto lunghi alcune divinità femminili erano chiamate sia col nome originale che col nome di Maria Vergine. Stessa fine del Dio Cornuto, che divenne il diavolo. I santi sostituirono le altre divinità: Lugh divenne Sant&#8217;Antonio, Brigit fu Santa Lucia e così via. A volte la divinità stessa veniva canonizzata, come il caso di Santa Diana.</p>
<p>L&#8217;inganno era facilissimo: si mantenevano le peculiarità della divinità e le si cambiava nome e provenienza religiosa, così dopo un centinaio di anni i fedeli avevano ormai dimenticato le origini di questo o quel santo, e il gioco era fatto. Detto così può suonare assurdo, ma – documenti storici alla mano – andò proprio così.</p>
<p>Nei primi anni di &#8220;assedio pacifico&#8221; nessuno faceva caso ai preti e alle loro superstizioni poiché all&#8217;epoca c&#8217;erano molti meno cattolici di quanto si pensi e la popolazione contadina, fortemente legata ai culti agrari, non aveva nessuna intenzione di convertirsi ad una nuova religione priva di fertilità, magia e folklore.</p>
<p><a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25717/breve-introduzione-alla-stregheria/1277978673_427dff0580_o" rel="attachment wp-att-25724"><img class="alignleft size-full wp-image-25724" title="1277978673_427dff0580_o" src="/images/1277978673_427dff0580_o.jpg" alt="1277978673 427dff0580 o Breve introduzione alla Stregheria" width="311" height="461" /></a>Però il clero aveva un&#8217;arma: il saper leggere e scrivere. Grazie alla cultura i prelati potevano tenersi in contatto su tutto il territorio e far credere ai popolino che il Cattolicesimo era più presente di quanto si non sembrasse. Purtroppo i contadini dell&#8217;epoca erano poco colti o del tutto analfabeti. Così, le uniche testimonianze che ci pervengono sono solo quelle lasciateci dai cronisti dell&#8217;epoca, e cioè: pretucoli di campagna che descrivevano poco realisticamente i riti delle streghe, riempiendo i racconti con apparizioni sataniche e sortilegi terrificanti,</p>
<p>Quando nel 1100 arrivò l&#8217;inquisizione vera e propria, le cose peggiorarono rapidamente in un crescendo smodato di malvagità incontrollata e folli superstizioni. Ma ormai il sistema politico-relgioso era talmente cambiato che nessun cittadino poteva fare più nulla.</p>
<p>A suon di roghi e torture si posero le basi dittatoriali di una religione che nessuno voleva, se non i dignitari (le autorità religiose) e gli inquisitori stessi, che traevano enormi introiti monetari e terrieri da ogni processo.</p>
<p><em> <strong>&#8220;Non lascerai vivere la strega&#8221;</strong> (Esodo 22:18)</em></p>
<p>Ispirati da queste parole, due frati domenicani tedeschi scrissero nel 1486 il noto &#8220;Malleus Maleficarum&#8221;. Era talmente privo di fondamenta che nemmeno la Santa Sede autorizzò la pubblicazione. Ma siccome a quel tempo le notizie giravano lentamente, i due finsero di essere stati autorizzati e, recandosi di paese in paese, diedero inizio al periodo più nero della storia europea. Dopo l&#8217;uscita del libro bastava uno starnuto per essere accusati di stregoneria.</p>
<p>Da qui in poi conosciamo bene la storia, soprattutto in Italia, dove l&#8217;inquisizione lasciò enormi ferite. In pochi sanno che i fatti di Triora superano per numero e ferocia i fatti di Salem.</p>
<p>Un proverbio recita: &#8220;<em>le radici profonde non gelano mai</em>&#8220;.</p>
<p>La povera gente decimata e repressa capì ben presto che se voleva sopravvivere doveva cambiare atteggiamento, almeno in apparenza e infatti i rituali pagani venivano comunque praticati in segreto. Così, una volta scemata la furia dell&#8217;inquisizione, le vecchie credenze tornarono a galla, questa volta però, permeate di quell&#8217;alone mistico-cristiano che ben conosciamo. Adesso s&#8217;invocava l&#8217;Arcangelo Michele per avere giustizia o Sant&#8217;Antonio per la salute;  ma era solo cambiata la forma, non la sostanza. Era nata una nuova corrente magico-religiosa che attingeva nuova forza dalle nuove divinità.</p>
<p>Reliquie e sale, manofica e santini, mandragora e acqua santa. Anche gli ingredienti si mescolarono fornendo così nuovi spunti per i riti magici.</p>
<p>A seconda delle storie sui santi &#8211; vere o inventate &#8211; che si fondevano agli accadimenti quotidiani di un paesetto del sud piuttosto che di un borgo del nord, così cambiava la tradizione magica.</p>
<p>Ecco perché abbiamo i &#8220;beneandanti&#8221; in Friuli, i &#8220;tarantolati&#8221; nel Salento, e così via per ogni regione italiana.</p>
<p>Inoltre ci sono tantissime feste cristiane il cui folklore dimostra indiscutibilmente quanto <a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25717/breve-introduzione-alla-stregheria/goya_witch" rel="attachment wp-att-25727"><img class="alignright size-full wp-image-25727" title="goya_witch" src="/images/goya_witch.jpg" alt="goya witch Breve introduzione alla Stregheria" width="340" height="469" /></a>pagani siamo rimasti. I Ceri di Gubbio con il loro simbolismo fallico; il ballo della taranta in Puglia; il Calendimaggio ad Assisi; le sfarzose processioni per i santi; le infiorate, le benedizioni degli animali, dei campi, del pane; ecc&#8230;</p>
<p>Nella realtà quotidiana, poi, alcuni metodi si sono legati fortemente al santo di turno, come se il rito lo avesse inventato lui stesso. Basti pensare al 24 giugno, festa di San Giovanni, giorno in cui per tradizione si fa divinazione con le uova.</p>
<p>Piano piano le pratiche esoteriche diventarono così ben mascherate da essere considerate una &#8220;cosa normale&#8221;, a volte nemmeno condannate dal parroco del paesello. Nell&#8217;immediato passato le guaritrici non erano affatto considerate streghe, bensì donne sante. Venivano consultate e rispettate perché avevano ricevuto il dono dai santi o dalla Madonna.</p>
<p>A tutt&#8217;oggi le vecchie guaritrici di campagna non si considerano &#8220;streghe&#8221;, anzi! spesso sono fortemente cattoliche e probabilmente non sanno nemmeno di praticare una branca dell&#8217;esoterismo cristiano.</p>
<p><em><strong>La Stregheria</strong><strong> oggi</strong></em></p>
<p>Per quanto riguarda la Stregheria moderna il discorso sta cambiando. Il culto si sta dividendo in due flussi differenti. Alcune praticano come si faceva una volta, magari educate da nonne e zie, conservando così la grezzezza delle origini. Altre hanno frainteso il senso pratico di questo culto, che viene di nuovo mescolato con un&#8217;altra fede: la Wicca. Probabilmente in certi casi si vuole limitare l&#8217;approccio crudo con la magia, evitando di utilizzare parti di animali, fatture et similia.</p>
<p><em><strong>Conclusioni</strong></em></p>
<p>Concludo dicendo che Pan non è morto, si era solo appisolato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre>Fonti e Bibliografia</pre>
<pre>"Il Dio delle Streghe" di Margareth Murray</pre>
<pre>“Sud e magia” di Ernesto de Martino</pre>
<pre>“Gli scongiuri del popolo siciliano” di Giuseppe Pitrè</pre>
<pre>Ricerche ed esperienze personali con alcune guaritrici di campagna, tradizioni folkloristiche e racconti di paese.</pre>
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		<title>Decadancing tour: anche Torino acclama Ivano Fossati</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 18:22:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura&Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[testo:  Stefanino Benni &#8211; foto: Letizia Reynaud La decisione di Ivano Fossati a ritirarsi dalle scene, fa registrare continui pienoni alle sue tappe del Tour e ieri sera è stata la volta di Torino. Uno spettacolo ben disegnato per ripercorrere i successi storici dell’artista intercalati dai brani della sua nuova opere che ha dato il [...]]]></description>
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<p>testo:  <span style="color: #000080;">Stefanino Benni</span> &#8211; foto: <span style="color: #000080;">Letizia Reynaud</span></p>
<p>La decisione di Ivano Fossati a ritirarsi dalle scene, fa registrare continui pienoni alle sue tappe del Tour e ieri sera è stata la volta di Torino.</p>
<p>Uno spettacolo ben disegnato per ripercorrere i successi storici dell’artista intercalati dai brani della sua nuova opere che ha dato il titolo all’album Decadancing, uscito nell’ottobre 2011.  In questi suoi live in giro per i teatri italiani viene quindi ripercorsa la fantastica carriera di un <a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25712/decadancing-tour-anche-torino/ivano-fossati-decadancing-tour-2012" rel="attachment wp-att-25714"><img class="alignright size-large wp-image-25714" title="IVANO FOSSATI - DECADANCING TOUR 2012" src="/images/DSC_0876_-342x227.jpg" alt="DSC 0876  342x227 Decadancing tour: anche Torino acclama Ivano Fossati" width="342" height="227" /></a>cantautore polistrumentista (pianoforte, chitarra elettrica ed acustica), oltreché arrangiatore e produttore.</p>
<p>Una brillante carriera musicale iniziata nel 1971 con il gruppo Rock dei Delirium e la pubblicazione del suo primo album &#8220;Dolce acqua&#8221;, ricordiamo poi l’enorme successo riscosso nel 1972 con il brano &#8220;Jesahel&#8221; che vende oltre un milione di singoli fra Italia e Europa, facendolo conoscere anche nel sud est asiatico. Da quei primi importantissimi successi ha pubblicato 23 album, collaborando con moltissimi artisti tra i quali Fabrizio De André, Francesco De Gregori, e il brasiliano Ivan Lins, Zucchero e Tiziano Ferro.</p>
<p>Ivano Fossati è parte della storia della musica anche per avere scritto canzoni di successo per nomi eccellenti della musica italiana, tra i quali Mina, Patty Pravo, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Anna Oxa, Mia Martini, Loredana Bertè, Adriano Celentano e moltissimi altri.</p>
<p>Un bel concerto e di qualità che fa rivivere con sorridente nostalgia bellissimi momenti di musica e ricordi.</p>
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		<title>Cinema, la storia raccontata nelle trame dei costumi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 09:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Sambuco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA['Il Gladiatore']]></category>
		<category><![CDATA['Shakespare in love]]></category>
		<category><![CDATA[Ben-Hur]]></category>
		<category><![CDATA[Blade Runner]]></category>
		<category><![CDATA[costume]]></category>
		<category><![CDATA[Eva contro Eva]]></category>
		<category><![CDATA[Farani]]></category>
		<category><![CDATA[Gangs of New York]]></category>
		<category><![CDATA[Gattopardo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Bidone]]></category>
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		<category><![CDATA[Peruzzi]]></category>
		<category><![CDATA[Sansone e Dalilah']]></category>
		<category><![CDATA[sartoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sartoria Tirelli]]></category>
		<category><![CDATA[Scream]]></category>
		<category><![CDATA[Vacanze Romane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Erika Sambuco Il cinema, la fabbrica dei sogni in celluloide, che ogni giorno distribuisce migliaia di pensieri, idee e immagini, ha nel suo interno un’ossatura composta da numerosi elementi, che uno ad uno sorreggono la grande macchina. Tra i più importanti spicca, senza dubbio, il costume. Il ruolo dei costumi nel cinema è stato considerato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Erika Sambuco</strong></p>
<p>Il cinema, la fabbrica dei sogni in celluloide, che ogni giorno distribuisce migliaia di pensieri, idee e immagini, ha nel suo interno un’ossatura composta da numerosi elementi, che uno ad uno sorreggono la grande macchina<em>.</em> Tra i più importanti spicca, senza dubbio, il <em>costume</em>.</p>
<p>Il ruolo dei costumi nel cinema è stato considerato, secondo prospettive di ordine documentaristico, filologico e di genere. Gli abiti, scelti attentamente dal costumista, per non uscire mai fuori dal periodo storico in cui è ambientato il film, offrono allo spettatore l‘opportunità di immaginare cosa indossassero gli abitanti ai tempi dell‘antica Roma; vediamo &#8216;<em>Il Gladiatore&#8217;</em>, oppure, nel tardo ottocento, il famoso<em> &#8217;Gattopardo&#8217;</em>, o, addirittura, quali saranno gli abiti del futuro, e non possiamo che citare &#8216;<em>Matrix&#8217;. <a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25700/cinema-storia-raccontata-nelle/untitled-2" rel="attachment wp-att-25701"><img class="alignright size-full wp-image-25701" title="untitled" src="/images/untitled1.bmp" alt="untitled1 Cinema, la storia raccontata nelle trame dei costumi "  /></a></em><br />
Ogni cucitura, ornamento, o qualsiasi altro accorgimento sartoriale, viene progettato con estrema cura ed eseguito con altrettanta dedizione da un team preparato, che viene scelto accuratamente tra molti professionisti del settore. A partire dall&#8217; inizio del progetto filmico, gli abiti vengono prima disegnati rispettando le esigenze storiche del copione, poi, ogni centimetro di stoffa viene lavorato affinché il costume di scena sia credibile agli occhi dello spettatore. Per alcuni film, gli abiti sono stati progettati e cuciti uno ad uno, senza eccezione di sorta, ma lo sforzo dei sarti spesso è ricompensato con il famoso premio dell&#8217;Academy, ovvero il tanto sospirato <em>Oscar dei costumi</em>.</p>
<p>Nel corso del tempo, sono stati molti i film insigniti dal prestigioso riconoscimento americano, ma tanti non hanno ricevuto il premio che meritavano. Ciò nonostante, i costumisti continuano nel loro lavoro senza risparmiare energie. Sandy Powell, il costumista di &#8216;<em>Shakespare in love&#8217;</em> del 1998, lavorò per i costumi del film di Martin Scorsese, &#8216;<em>Gangs of New York&#8217;</em>. Insieme al suo team si impegnò in un lavoro di ottima sartoria ma non venne premiato. Quella sera, il premio del miglior costume andò al film &#8216;<em>Chicago&#8217;</em> di Rob Marshall interpretato da Richard Gere.</p>
<p>Wes Craven, genio del genere horror, per i costumi della trilogia &#8216;<em>Scream&#8217;</em> e dei primi due &#8216;<em>Nightmare&#8217;</em>, lavorò con i costumisti in modo quasi ossessivo. L’abbigliamento del famoso Freddy Krueger fu studiato dal team di lavoro nei minimi particolari, realizzarono per lui una maglia a righe grandi, un paio di pantaloni e un cappello, tutto questo trattato in modo tale da sembrare sporco e vecchio, il risultato fu decisamente buono: Freddy<strong> </strong>risultava molto inquietante; il resto lo fecero i truccatori.<br />
<a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25700/cinema-storia-raccontata-nelle/blade_runner_4" rel="attachment wp-att-25702"><img class="alignleft size-large wp-image-25702" title="blade_runner_4" src="/images/blade_runner_4-316x256.jpg" alt="blade runner 4 316x256 Cinema, la storia raccontata nelle trame dei costumi " width="316" height="256" /></a>Gli abiti in &#8216;<em>Blade Runner&#8217;</em> di Ridley Scott, sono stati realizzati da Michael Kaplan e Charles Knode con grande cura per i particolari; il team studiò una serie di costumi adatti per un ambiente post-atomico. Per la cucitura degli abiti vennero usati tessuti tecnici molto robusti, tinti di colori scuri, adatti al clima piovoso e notturno di una Los Angeles del 2019. Il capolavoro di Ridley Scott ebbe tre nomination all&#8217;Oscar e vinse il prestigioso &#8216;Premio della British Academy&#8217; per i costumi, la fotografia e la scenografia.</p>
<p>Una sera del 1950, a Los Angeles, fu consegnato l&#8217;Oscar del miglior costume e migliore scenografia al film, &#8216;<em>Sansone e Dalilah&#8217;</em>, kolossal cinematografico che fece epoca per scenografia e costumi, nella stessa sera il film &#8216;<em>Eva contro Eva&#8217;</em> fece un bottino altrettanto abbondante, si aggiudicò il premio per miglior film, costume e sceneggiatura. Nel 1959 il memorabile &#8216;<em>Ben-Hur&#8217;</em>, film costosissimo, vinse l’Oscar come miglior costume, fu immane il lavoro dei sarti dell&#8217;epoca. Furono impiegate moltissime comparse ed ognuna indossava un abito studiato e lavorato; sarti e disegnatori lavorarono giorno e notte per preparare gli abiti nei tempi prestabiliti, e il loro sforzo venne premiato con il massimo premio dell’ Academy.<br />
Era il 1953 quando &#8216;<em>Vacanze Romane&#8217;</em> interpretato da Gregory Peck e Audrey Hepburn, vinse il premio come miglior costume. Il film fu un grande successo, la splendida Piazza di Spagna fu una delle scenografie naturali più famose del film. Roma, lentamente, diveniva lo scenario di una delle più importanti rivoluzioni cinematografiche mondiali. In questo periodo, due giovani registi, Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, progettavano nei caffè del centro un nuovo stile registico, basato sulla comunicazione delle emozioni in relazione a schemi strutturali innovativi.</p>
<p>Federico Fellini, negli anni cinquanta, produsse opere di altissimo livello come &#8216;<em>La strada&#8217;</em> del 1954,<strong> &#8217;</strong><em>Il Bidone&#8217;</em> del ‘55 e &#8216;<em>Le notti di Cabiria&#8217; </em>del ’56. Quattro anni più tardi creò il film &#8216;<em>La dolce vita&#8217;</em>, che divenne rapidamente il manifesto dell&#8217;epoca del cinema a Roma. Tra corse in macchina in via Veneto ed eccessi di ogni tipo, Roma viveva il fermento della creatività di registi come Fellini, Antonioni, Visconti. Nei bar della capitale si potevano scambiare commenti e pensieri con Pietro Germi oppure dialogare de &#8216;<em>Il Sorpasso&#8217;</em> con Dino Risi. Quegli anni furono terreno fertile per l’uscita de &#8216;<em>Le amiche&#8217;</em> di Michelangelo Antonioni, de<strong> &#8217;</strong><em>Il Grido&#8217;</em>, film intelligente e profondo, che preparò l’ingresso ad una delle trilogie più famose del cinema (&#8216;<em>La Notte&#8217;</em>, <em>&#8216;L’Avventura&#8217;</em> e <em>&#8216;L’Eclisse&#8217;</em>).<br />
Nel 1960 Dino Risi gira &#8216;<em>Il sorpasso&#8217;</em> con Vittorio Gassman, seguiva Pietro Germi con &#8216;<em>Divorzio all&#8217;italiana&#8217; e </em>Luchino Visconti con<strong> &#8217;</strong><em>Rocco e i suoi fratelli&#8217;</em><strong> </strong>.</p>
<p>Le sartorie romane come la <strong>Farani</strong>, utilizzata per i costumi dei film di Pier Paolo Pasolini, la <strong>Peruzzi, </strong>o la famosa <strong>Sartoria Tirelli</strong>, fornivano molti costumi per le produzioni di Hollywood e tutti i costumi per i film dei grandi registi dell&#8217;epoca del cinema nella capitale. Piero Tosi, costumista della sartoria Tirelli, disegnò molti abiti per i film di Luchino Visconti, tra i quali<em> &#8217;Il Gattopardo</em>&#8216;, &#8216;<em>Morte a Venezia&#8217;</em> e &#8216;<em>La caduta degli Dei&#8217;</em>. Sono stati numerosi i premi conquistati dai costumisti della Tirelli, tra cui molti Oscar.<br />
Potremmo citare: il premio consegnato a Danilo Donati per &#8216;<em>Casanova&#8217;</em> di Federico Fellini del 1976: nel 1981 vinse il premio Milena Canonero per i costumi di &#8216;<em>Momenti di gloria&#8217;</em> di Hugh Hudson: nel 1992 Gabriella Pescucci conquistò il riconoscimento per &#8216;<em>L’ età dell&#8217;innocenza&#8217;</em> di Martin Scorsese, e tanti altri.</p>
<p>Il costume è, sotto tutti i punti di vista, l&#8217;elemento fondamentale per la riuscita di un film. Un costumista deve lavorare al massimo delle<a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25700/cinema-storia-raccontata-nelle/maschera-1024x514-2" rel="attachment wp-att-25704"><img class="alignright size-large wp-image-25704" title="maschera-1024x514" src="/images/maschera-1024x5141-342x171.jpg" alt="maschera 1024x5141 342x171 Cinema, la storia raccontata nelle trame dei costumi " width="342" height="171" /></a> sue possibilità, altrimenti rischia di far naufragare l’intero lavoro. Nelle produzioni dei primi film in costume si commettevano molti errori, spesso, venivano dimenticati gli orologi ai polsi delle comparse, o gli abiti venivano cuciti con tessuti troppo moderni per l&#8217;epoca in cui era ambientato il film. Il risultato era più che discutibile. Oggi, errori di questo tipo non se ne commettono più, gli abiti e gli accessori vengono controllati accuratamente, più volte durante la lavorazione, ponendo molta attenzione al periodo storico e culturale.</p>
<p>Carnevale è sicuramente la festa più colorata e pazza dell’anno e la scelta del costume da indossare è una vera e propria arte, specie per i più piccoli. Il cinema non fa eccezione e tra meno di una settimana verrà consegnato il premio Oscar per la categoria Migliori Costumi. Le nomination di quest&#8217;anno sono: Lisy Christl con &#8216;<em>Anonymous&#8217;</em>, Sandy Powell con &#8216;<em>Hugo Cabret&#8217;</em>, Michael O&#8217;Connor con &#8216;<em>Jane Eyre&#8217;</em> e Arianne Phillips con &#8216;<em>W.E. Edoardo e Wallis&#8217;.</em></p>
<p>Gli abiti, dunque, raccontano storie, contengono in sé passioni e ricordi, costruiscono una cartografia fatta di tessuti, di colori, di stili, depositati come una scrittura nell’archivio della memoria, una scrittura mobile, che modella il passato ma prefigura e figura anche il presente e il futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>On The Backs Of Angels: il ritorno dei Dream Theater</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 05:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura&Spettacolo]]></category>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefanino Benni Gli statunitensi Dream Theater nati nel 1985 a Boston, guidati come sempre dal cantante James LaBrie, sono la progressive metal band più amata e influente del panorama prog-metal. Rimasti celebri anche per le notevoli qualità dei componenti, quali il chitarrista John Petrucci, nel 2009 nominato come il &#8220;secondo miglior chitarrista metal di [...]]]></description>
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<p>di<strong> Stefanino Benni<br />
</strong></p>
<p>Gli statunitensi Dream Theater nati nel 1985 a Boston, guidati come sempre dal cantante James LaBrie, sono la progressive metal band più amata e influente del panorama prog-metal.</p>
<p>Rimasti celebri anche per le notevoli qualità dei componenti, quali il chitarrista John Petrucci, nel 2009 nominato come il &#8220;secondo miglior chitarrista metal di sempre&#8221;, Mike Portnoy vincitore di 23 premi della rivista Modern Drummer e inserito nella Rock Drummer Hall of Fame,  John Myung  votato come The Greatest Bassist of All Time in un sondaggio di MusicRadar nel settembre 2010.  Insomma dei numeri 1 che nel loro live al Mediolanum Forum di Milano ci hanno deliziato di uno spettacolo maestoso di Musica.  Dopotutto in questo particolare ambito musicale hanno venduto oltre 12 milioni di dischi facendosi conoscere a livello mondiale. Nel novembre 2010 la band è anche entrata a far parte della Long Island Music Hall of Fame.<a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25695/backs-angels-ritorno-dei-dream/ste_4401-copy" rel="attachment wp-att-25697"><img class="alignright size-large wp-image-25697" title="STE_4401 copy" src="/images/STE_4401-copy-342x232.jpg" alt="STE 4401 copy 342x232 On The Backs Of Angels: il ritorno dei Dream Theater" width="342" height="232" /></a></p>
<p>Il 4 luglio 2011 all&#8217;Ippodromo Delle Capannelle di Roma si è svolta la prima data di “A Dramatic Turn of Events Tour” dove si è potuta apprezzare la prima esibizione di Mike Mangini (nuovo batterista di origini italiane) con i Dream Theater.  Il nuovo album che ha dato il titolo al Tour è stato anticipato nel 2011 dal brano “On The Backs of Angels” poi diventata una bellissima videoclip.</p>
<p>In questo loro ritorno hanno miscelato con estrema maestria e particolarissima tecnica delle melodie epiche e strumentali con potenza hard, regalando delle sonorità che rendono le loro ballate metal, inconfondibili ed energiche…….intramontabili.  Hanno presentato i pezzi del loro ultimo album “A Dramatic Turn of Events”, riproponendo bellissimi brani tratti dai loro dischi più famosi, come “Words” del 1992, “Awake” del 1994,  “Scenes from a Memory” del 1999” e “Six Degrees of Inner Turbulence” del 2002”.</p>
<p>Particolari oltre che nella qualità della loro musica anche per i richiami e le simbologie, infatti  il simbolo del gruppo è lo stemma dell&#8217;anello di Maria Stuart di Scozia, di cui è raffigurata la sua iniziale (M), incastonata con quella di suo marito, Francesco II di Francia (phi greco Φ). Tra le altre simbologie, il cuore in fiamme, che compare su diverse copertine e richiama il Sacro Cuore di Cristo, e il filo spinato rappresentativo di difficoltà e gli ostacoli.  Come per le loro maestose ed eterne melodie progressive metal, dunque il cuore rappresenta forza e resistenza, mentre il fuoco ……… passione ed energia.</p>
<pre><span style="text-decoration: underline;">Organizzazione Evento: LiveNation</span></pre>
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		<title>La detrazione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 05:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[LifeMagazine]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marzia Santella Tempestata dagli spot sui parassiti, notiziari che sembrano interessarsi solo dei blitz della Guardia di Finanza oggi me ne sono andata dal parucchiere. Una dose industriale di giornali di pettegolezzi, e uno stato di rilassamento. Poi però nel momento del congedo soddisfatta e anelante per un caffè doppio: una fulminazione. Guardando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <span style="color: #000080;">Marzia Santella</span></p>
<p>Tempestata dagli spot sui parassiti, notiziari che sembrano interessarsi solo dei blitz della Guardia di Finanza oggi me ne sono andata dal parucchiere. Una dose industriale di giornali di pettegolezzi, e uno stato di rilassamento. Poi però nel momento del congedo soddisfatta e anelante per un caffè doppio: una fulminazione. Guardando la compilazione della ricevuta fiscale sono rimasta atterrita da un pensiero: Cosa me ne faccio della ricevuta se non la posso scaricare? A pensarci bene non si scarica quasi nulla. Qualche scheda carburante. Un ristorante, solo per certe categorie. Sarebbe utopia un mondo in cui si potesse avere una denuncia dei redditi che tenesse conto delle nostre spese? I costi per i figli, i libri, gli abiti , parruchiere ma anche week end benessere per allontanare lo stress ed essere piu&#8217; produttivi, l&#8217;auto non solo l&#8217;iva per gli  agenti  di commercio o pochi altri: anche il resto del mondo la usa per lavoro. Se sono un “privato” l&#8217;Iva me la mangio con qualche pomodorino.  Gli abiti ad esempio per chi, dai bancari, commessi, ed impiegati: tutti  coloro che, a contatto con il pubblico, devono mantenere un certo rigore anche <a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25691/la-detrazione/scontrino" rel="attachment wp-att-25692"><img class="alignright size-large wp-image-25692" title="scontrino" src="/images/scontrino-332x256.jpg" alt="scontrino 332x256 La detrazione" width="332" height="256" /></a>nell&#8217;abbigliamento non dovrebbero poter scaricare le spese del vestiario e le calzature? Un settore in crisi che avrebbe finalmente ossigeno. Gli  esempi non si sprecano e presumo che ad ognuno di voi ne vengano in mente altri.  Che meraviglia sarebbe una detrazione allargata a tutti. Non pretenderei soldi, ma magari sconti per gli ingressi nei musei, sconti sui carburanti saliti a prezzi osceni, e altre iniziative che lascerei immaginare ad un pool di persone professioniste. Oh si! L&#8217;economia cambierebbe! Se non per i rimborsi in sé,  anche per il fattore psicologico per cui mi viene riconosciuto che per il mio lavoro, fosse anche la casalinga o il grande imprenditore, merito dei benefici. Basta con il terrorismo mediatico che blocca ogni cosa. Servizi reali ma improntati all&#8217;ottimismo comporterebbero, ne sono certa, un cambiamento considerevole  nell&#8217;  atteggiamento  individuale  e di massa. Un bonus  sociale poi e darebbe un sorriso in questo momento di crisi profonda. Un riconoscimento per cui percepiremmo il  cambio di direzione.  Nel  nostro bel  Paese chi governa invece, che sia di destra , di sinistra o tecnico, copia sempre i sistemi vincenti e vigenti degli altri Stati però, chissà come mai,  sempre la metà che colpisce i cittadini.  Le opportunità positive  vanno sempre posticipate, ma per certe tasse ci sono approvazioni notturne con effetti retroattivi. Sono contenta per l&#8217;abbassamento dello spread, ma le emergenze sono nella vita reale con un &#8216;infinità di aziende che aducono alla Cassa Integrazione e nessuno ne fa parola. Sarebbe tempo di affrontare il problema e per una volta  copiare bene, si può?  Io mi limito a sognare &#8230;posso?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gavin Degraw esalta Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 19:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura&Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Serena De Angelis Gavin Degraw è arrivato a Roma, all&#8217;Orion Live Club di Ciampino.  Dopo l&#8217;uscita dell&#8217;album &#8220;Sweeter&#8221; nel 2011, il cantautore statunitense è partito con un tour che lo vedrà con il suo pianoforte sui palchi europei e americani, fino a fine marzo. I numerosi fan in attesa da ore, stipati davanti le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <span style="color: #000080;">Serena De Angelis</span></p>
<p>Gavin Degraw è arrivato a Roma, all&#8217;Orion Live Club di Ciampino.  Dopo l&#8217;uscita dell&#8217;album &#8220;Sweeter&#8221; nel 2011, il cantautore statunitense è partito con un tour che lo vedrà con il suo <a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25655/gavin-degraw-esalta-roma/gavin-degraw-23" rel="attachment wp-att-25688"><img class="alignright size-large wp-image-25688" title="Gavin-Degraw-23" src="/images/Gavin-Degraw-23-342x227.jpg" alt="Gavin Degraw 23 342x227 Gavin Degraw esalta Roma" width="342" height="227" /></a>pianoforte sui palchi europei e americani, fino a fine marzo.</p>
<p>I numerosi fan in attesa da ore, stipati davanti le transenne, sono stati accompagnati fino all&#8217;entrata di Gavin Degraw, dalla chitarra di Jack Caselli che ha fatto da spalla.  Quando i tecnici hanno liberato il palco per far entrare il famoso pianoforte che Gavin porta con sé in tutti i suoi concerti (non rinunciandoci neppure stavolta, nonostante il palco di dimensioni contenute), la folla è andata in delirio.</p>
<p>Gavin ha aperto il concerto con &#8220;Candy&#8221;, dal suo ultimo lavoro, proseguendo con il grande classico, &#8220;Chariot&#8221;, che ha mandato in estasi la folla urlante, e alternando per tutto il concerto brani nuovi e brani cari al suo pubblico, come &#8221; Follow through&#8221;.</p>

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		<title>Renato Dulbecco: morto lo &#8220;scienziato gentiluomo&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 21:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Milano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Milano Renato Dulbecco è morto oggi a La Jolla, in California, dove viveva con sua moglie. Il  22 febbraio avrebbe compiuto 98 anni.  Con la morte di Dulbecco, la comunità scientifica esprime in modo unanime un lutto che non riguarda, però, solo il mondo della scienza. Premio Nobel per la medicina nel 1975, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.italiamagazineonline.it/archives/25656/renato-dulbecco-morto-scienziato/renato-dulbecco_ansa_258" rel="attachment wp-att-25658"><img class="alignleft size-full wp-image-25658" src="/images/renato-dulbecco_ANSA_258.jpg" alt="renato dulbecco ANSA 258 Renato Dulbecco: morto lo scienziato gentiluomo" width="258" height="258" title="Renato Dulbecco: morto lo scienziato gentiluomo" /></a></strong></p>
<p>di <strong><em>Marco Milano</em></strong></p>
<p><strong>Renato Dulbecco</strong> è morto oggi a La Jolla, in California, dove viveva con sua moglie. Il  22 febbraio avrebbe compiuto 98 anni.  Con la morte di Dulbecco, la comunità scientifica esprime in modo unanime un lutto che non riguarda, però, solo il mondo della scienza. Premio Nobel per la medicina nel 1975, Renato Dulbecco ha dato un contributo fondamentale nella lotta contro il cancro. Ma nella sua esperienza professionale ha saputo conquistare l&#8217;attenzione e l&#8217;affezione popolare, con le sole armi della modestia e cortesia. Comunicare la passione per il suo lavoro è stata, inoltre, una dote innata di divulgatore che ha aiutato diverse battaglie in favore della ricerca &#8211; celebre la sua partecipazione sul palco del Festival di Sanremo nel 1999.</p>
<p>Nato a Catanzaro nel 1914,  Dulbecco si laurea in medicina presso l’Università di Torino nel 1936 – tra i suoi compagni di studio ci son altri due futuri premi Nobel, <strong>Rita Levi Montalcini</strong> e <strong>Salvatore Luria</strong>. Dopo aver combattuto, come medico militare, in Francia e Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale, si trasferisce negli Stati Uniti su consiglio di Rita Levi Montalcini per lavorare con Salvatore Luria. Le sue ricerche vertono principalmente sui ‘batteriofagi’, riuscendo a decifrare i meccanismi di autoriparazione del Dna danneggiato da radiazioni  ultraviolette. Nel 1960 – già membro del <em>California Institute of Technology</em> – inizia il suo percorso di ricerca in oncologia e dei virus specifici, gli “oncogeni”, che causano tumori. Il riconoscimento del 1975 arriva per la scoperta che dimostra come il materiale genetico dei virus venga inglobato nel Dna della cellula ospite, diventando parte del genoma della cellula stessa: è nel Dna che bisogna cercare le chiavi per decifrare e combattere il cancro. Dal 1982 al 1992 ricopre la carica di Presidente del <em>Salk Institute di La Jolla</em>. La proposta di realizzare un progetto internazionale per mappare e sequenziale il genoma umano – realizzato poi con successo &#8211;  risale al 1986. In Italia, Dulbecco è poi ritornato per partecipare ad alcuni progetti con il <strong>Cnr</strong>. E’ proprio il neo presidente, il Prof.<strong> Luigi Nicolais</strong>, che esprime le condoglianze a nome del Consiglio Nazionale delle Ricerche: “<em>Con la morte di Renato Dulbecco   la comunità scientifica mondiale perde uno dei suoi più autorevoli testimoni. Curioso, rigoroso, ottimista, aperto ai giovani e all’integrazione fra saperi diversi, era riuscito, soprattutto attraverso il Progetto Genoma, ad avvicinare e a chiarire alla gente il ruolo e la funzione sociale del lavoro dello scienziato” “Dobbiamo impegnarci – </em>ha concluso Nicolais<em> &#8211; ciascuno per la propria parte, nelle nostre istituzioni, affinché questa sua lezione non vada dispersa. La sua attenzione verso i giovani e il senso che ha saputo dare al suo lavoro di scienziato devono trovare la loro continuità in tutti noi ricercatori.</em>”</p>
<p>Sebbene fosse cittadino americano dal 1953,  Renato Dulbecco ha lasciato in Italia un&#8217;eredità importante &#8211; nel 1987 diventa coordinatore italiano del Progetto Genoma. L&#8217;esperienza dello &#8220;scienziato gentiluomo&#8221; diventa oggi un ricordo prezioso, non solo per il nostro Paese e non solo per le sue  scoperte: l&#8217;umiltà, la coerenza professionale e l&#8217;interazione umana sul lavoro sono qualità a cui tutta la comunità di ricercatori guarda con ammirazione e ispirazione.</p>
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