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Alzheimer: l’utilità della fisioterapia

La fisioterapia è fondamentale nel trattamento delle demenze, rallentando il declino cognitivo, potenziando le funzioni motorie residue con conseguente riduzione delle cadute e del processo peggiorativo della disabilità.

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa estremamente diffusa. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2020 sono state quasi 50 milioni le persone affette; in Italia ne sono colpite circa il 5% della popolazione con più di 60 anni.

Ogni persona affetta da questo tipo di demenza sviluppa sintomi differenti ed una progressione degli stessi variabile, riconducibile allo stato di salute della persona e allo stile di vita. I segni precoci più comuni sono la riduzione di memoria, la difficoltà nelle attività manuali di tutti i giorni e, gradualmente, l’incapacità di riconoscere familiari e persone che frequentano.

Vediamo più nello specifico quali sono i segnali che presentano i pazienti con morbo di Alzheimer:

  • Iniziano a dimenticare date o eventi importanti: necessitano sempre più di un supporto esterno, come l’uso di note di promemoria, o l’aiuto dei membri della famiglia;
  • Trovano difficoltà nella soluzione di problemi o nel programmare gesti o attività: riscontrano lentezza o perplessità nell’eseguire gesti di routine, faticano a gestire gli impegni lavorativi e a svolgere autonomamente attività quotidiane;
  • Mostrano disorientamento nello spazio e nel tempo: spesso non sanno dove si trovano o come sono arrivati in un determinato luogo; non riescono a percepire lo scandire del tempo e a collocarsi nel presente;
  • Possono presentare disturbi visuo-spaziali: affezioni visive legate alla profondità e ai rapporti di distanza fra gli oggetti e le persone, dispercezioni che creano disagio anche nelle attività motorie e di coordinazione;
  •  Manifestano difficoltà del linguaggio scritto e parlato: ripetizioni della stessa parola o porzione di parola, scelta della parola sbagliata o interruzione di un discorso senza ricordarne il senso, difficoltà della lettura;
  • Perdono oggetti;
  • Hanno scarsa capacità a ripercorrere i propri passi;
  • Iniziano a ridurre la capacità di giudizio e di processo decisionale: perdono l’attenzione al valore degli oggetti e del denaro, diventano noncuranti dell’igiene personale;
  • Palesano apatia e ritiro dal lavoro e dalle attività sociali: i cambiamenti che subiscono li portano a rinchiudersi sempre più nella loro “bolla” familiare o, ancor più ad isolarsi, sia perché non ricordano la loro stessa passione verso alcuni hobby sia perché rinunciano per evitare situazioni imbarazzanti in momenti di attività sociali;
  • Presentano cambiamenti dell’umore e della personalità: con l’avanzare della malattia si riscontrano stati di confusione e depressione, suscettibilità nei confronti delle persone familiari o meno; in ambienti o situazioni nuove, possono risultare sospettosi, spaventati, ansiosi, aggressivi verbalmente o fisicamente.

AlzheimerCome aiutare un nostro caro affetto dal morbo di Alzheimer

Possiamo comprendere come tutti i sintomi sopra riportati siano fortemente perturbanti la vita sociale e lavorativa di chi ne è affetto.

Se riscontriamo alcune di queste manifestazioni in noi o in un nostro caro, rivolgiamoci al nostro medico di fiducia che ci aiuterà a decidere se affidarci ai centri specializzati di diagnosi e cura U.V.A. (Unità di Valutazione Alzheimer).

Qualora fosse diagnosticata la presenza del morbo, bisognerà rivolgersi a figure professionali sanitarie per gestire le criticità e, soprattutto, per preparare familiari o caregiver a far fronte alle esigenze di una persona affetta da Alzheimer.

Figure sanitarie di riferimento diventano il medico (geriatra, psichiatra, neurologo), l’assistente sociale, l’infermiere, il fisioterapista, il logopedista, il terapista occupazionale e lo psicologo.

Tutte queste figure, con competenze specifiche differenti, aiutano il malato e la sua famiglia attraverso un piano terapeutico completo a livello farmacologico (in questi giorni si è parlato molto del nuovo farmaco Aducanumab che sembra avere la potenzialità di rallentare il decorso della malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali) e attraverso una rete di supporto.

Le attività possono svolgersi in condizione di ricovero nei casi molto gravi o di difficoltà gestionale della famiglia, ma, per la maggior parte dei casi, si predilige un supporto a domicilio.

Vi sono poi, sul territorio, i Centri Diurni: strutture aperte per circa 6-8 ore, dove si offrono servizi di natura socio-assistenziale e attività ricreative, permettendo al malato di rientrare nella propria abitazione.

Importante per un paziente con Alzheimer è svolgere attività piacevoli, attività ludiche e ricreative quali ascoltare musica, passeggiare, ballare, stare in compagnia (anche di bambini e di animali domestici), dipingere e stare all’aperto, assecondando le inclinazioni personali.

Il ruolo del fisioterapista

La fisioterapia è fondamentale nel trattamento delle demenze, rallentando il declino cognitivo, potenziando le funzioni motorie residue con conseguente riduzione delle cadute e del processo peggiorativo della disabilità.

L’ attività fisioterapica aiuta a migliorare l’umore, inibendo depressione, agitazione e aggressività, a ristabilire la qualità del sonno e a rigenerare il sistema cardiovascolare.

Fare esercizio e rimanere in forma permette di mantenere un certo grado di indipendenza e la possibilità di spostarsi autonomamente: gli esercizi proposti durante la fisioterapia hanno l’obiettivo di contrastare l’irrigidimento delle articolazioni, la diminuzione del tono muscolare e di dolori generalizzati.

Risulta importante far comprendere sia al paziente sia ai suoi familiari i benefici che si possono trarre dal movimento del corpo e dall’attività fisica. La riabilitazione, per essere più efficace, deve svolgersi a domicilio o in ambienti confortevoli capaci di stimolare una maggiore collaborazione del paziente e di attenuare gli stati di aggressività e di confusione mentale.

Il fisioterapista insegna e guida il paziente a muoversi e a spostarsi nello spazio circostante, si accerta che l’ambiente familiare sia sgombro da ostacoli e sicuro, suggerisce le modifiche necessarie per agevolare gli spostamenti, “educa” i caregiver a gestire correttamente i carichi da affrontare.

Il rapporto fisioterapista-paziente-familiari è fondamentale: stabilire una collaborazione efficace durante l’esecuzione delle attività di riabilitazione, fornire ai familiari strategie adeguate ad affrontare le conseguenze che un disturbo degenerativo porta in sé sono alla base di una buona riuscita della riabilitazione.

Varie possono essere le situazioni cliniche che potrebbero interferire con la riuscita dell’intervento riabilitativo, ma con la costanza, con un atteggiamento positivo e con una comunicazione efficace si possono raggiungere degli ottimi risultati: ciò non vuol dire guarigione totale, ma sicuramente miglioramento della qualità di vita sia del paziente sia dei familiari.

Di seguito si riportano alcuni link utili per approfondire gli argomenti trattati e per avere dei rifermenti di supporto ad un malato di Alzheimer:

https://www.alz.org/it/alzheimers-association-italia.asp

https://www.alzint.org/

http://www.alzheimer.it/

di Alessia Petri Alessia Petri*

*Dott.ssa in fisioterapia – Dott.ssa in Scienze della Riabilitazione
OMPT (Orthopaedic Manipulative Physical Therapists)

 

Foto di Gordon Johnson da Pixabay

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