‘Radicanti’: Annamaria Scopa lambisce le radici della poesia

Annamaria Scopa
Annamaria Scopa

E’ nelle librerie la nuova raccolta di poesie per Annamaria Scopa, “Radicanti“. I versi strutturati in quattro sezioni, semi-infiorescenze, sequoie, radicanti, graminacee, testimoniano una natura che da scenario diventa corpo che ospita una proiezione poetica mai pacificata in cerca di una perenne rigenerazione.

Perché Radicanti? 

Un’amica a cui faccio leggere la raccolta mi dice: le tue poesie somigliano a dei radicanti e questa parola rimane ben impressa nella mia mente. Sì forse vogliono mettere radici dico, hanno il desiderio di restare di trovare la loro stabilità un po’ come me. Come saprai gli ormoni radicanti sono sostanze, spesso di sintesi chimica, appartenenti alla categoria dei fitormoni, atte a facilitare la riproduzione di radici da talee erbacee o legnose, nelle pratiche di giardinaggio. Così il titolo della raccolta nasce spontaneo, tutto torna: il mio rapporto con la natura, la circostanza per cui mi trovo a leggere nel periodo prima della pubblicazione Simone Weil che mi avvicina al suo pensiero e con cui trovo certe similitudini.

La mia poesia come dice bene Massimo Morasso che ne ha curato la prefazione “Lambisce il cuore profondo della metafora del radicamento alla quale affida il suo dettato. Ora si intenda: la verità personale che sta all’origine del ricorso a tale metafora non è soltanto una circostanza biografica – il vivere o l’aver vissuto in campagna a contatto con la natura e i suoi ritmi, l’esperienza sensuale, tattile-retinico-olfattiva, della ciclicità metamorfica delle piante e dei loro universi vegetali eccetera. È una verità radicalmente poetica…]”

Cosa è cambiato dopo il trasferimento dalla città alla campagna? Annamaria Scopa

La vicinanza con gli animali, la natura i suoi ritmi, mi hanno fatto ritrovare un equilibrio più che mai necessario in questo periodo storico dove tutto perde energia costruttiva, dove tutto vacilla e tende alla disumanizzazione. Anche semplicemente guardare un albero, i suoi cambiamenti, piantare un seme, mi rendono più libera e serena.

Poesia la metto nella lista della spesa tra le cose più impellenti, indispensabili così la porto al supermercato poi decido, la faccio da me! Ho qualche ingrediente si sa, viviamo tempi bui non ha pretese la mia poesia, contenta me. Ha semi, fiori mi riconosce” La poesia aiuta a sentirsi parte del mondo? A eludere la solitudine? 

Non lo so, forse in qualche caso si, la poesia può essere un potente mezzo per farci compagnia, per farci eludere la solitudine. La forte connessione emotiva di cui è capace, quel linguaggio evocativo fondamentale grazie al quale potersi catapultare nel proprio mondo interiore, è molto importante. Parlare con se stessi per parlare a tutti, è anche riconoscersi.

Mia madre aveva smarrito i suoi ultimi anni dentro un cappotto spento e si era sciolta come la neve. Senza forma il ricordo un rammendo d’edera vicino la tomba lontano la voce del vento. Un rosario di parole selvatiche in mezzo e non fece ritorno. Stanotte ho visto la punta del suo cuore.” La poesia può avere un valore terapeutico? Essere contemporaneamente amplificazione e catarsi? 

Per molti credo abbia un valore terapeutico, anche per me a volte, non sempre. Una sorta di catarsi, di liberazione. Anche se spesso è esplorazione, un tentativo di dare forma al ricordo, al dolore e alla fragilità dell’esistenza, è osservazione che non sempre offre risposte definitive. Montale considerava la poesia come un linguaggio acustico e visivo, un “terremoto verbale” diceva che non richiede decifrazione. Io la penso allo stesso modo.

In un tempo in cui “hanno smesso la pace” quanto è importante non perdere il proprio “chiama angeli“? 

Sono superstiziosa lo ammetto, fa un po’ parte della cultura in cui sono cresciuta. Mia nonna da bambina quando avevo mal di testa metteva in atto i suoi riti e io poi stavo bene. Credo nella vita serva anche un po’ di magia, dí soprannaturale qualche volta. Spesso crederci è fondamentale.

È il mio modo di proteggermi dalle brutture del mondo, sapere che c’è qualcosa, (anche solo un oggetto, un ‘chiama angeli’, perché io amo la figura dell’angelo) che infine ci salvi, qualcosa o qualcuno che non è di questa terra che mi aiuti a scacciare l’invisibile di cui ho spesso paura. Anche se oggi le brutture sono purtroppo sempre più reali e visibili da affrontare.

di Mario Masi

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