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Viaggio surreale in un monastero reale

di Irene Bertoglio & Silvia Frazzetta

Per raggiungere il Monastero di Fonte Avellana (PU) la strada è irene Viaggio surreale in un monastero realeparticolarmente in salita, come predisponendo il visitatore in una condizione spirituale di ascesi e raccoglimento. Ed era esattamente con quest’animo che desideravamo accostarci a questa singolare esperienza, nell’intento di ritagliarci una giornata di intensa spiritualità, convinte di aver molto da attingere dalla testimonianza millenaria dei monaci benedettini camaldolesi.

Durante il viaggio discutevamo sull’inesorabile scristianizzazione del nostro continente, sulla confusione sempre più dilagante tra i giovani d’oggi nel discernere tra una seria proposta cattolica e le diverse versioni “fai-da-te” del cattolicesimo a buon mercato. Constatavamo, infatti, come sempre di più si stia diffondendo una cultura del “Christian salad“, ossia una tendenza a mescolare concetti estrapolati dalle più svariate filosofie e pseudoreligioni, in un’accozzaglia che di cristiano ha veramente ben poco.

E’ innegabile come in questi ultimi anni le correnti di pensiero orientaleggianti, come la New Age, esercitino forte attrattiva su moltissime persone, in particolare sui nostri coetanei e su coloro che ingenuamente si professano cattolici, ma che di fatto non comprendono l’inconciliabilità tra la Resurrezione e la reincarnazione.

Consapevoli dunque della prepotenza culturale di questo clima spirituale fuorviante, procedevamo impazienti ma rassicurate, nell’attesa di poter finalmente respirare a pieni polmoni un Cristianesimo vissuto e testimoniato nella piena inequivocabilità.

Giunte in cima, l’imponenza stessa del Monastero ci proponeva già una Bellezza altra; dall’alto dell’eremo la contemplazione visiva del paesaggio ci portava con naturalezza quasi inevitabile ad una corrispettiva contemplazione interiore: tutto conduceva a Lui. Beata ingenuità! Di lì a poco, infatti, le nostre aspettative crollavano impietosamente davanti alla sconcertante realtà…

Nella visita guidata eravamo venute al corrente del numero impressionante di manoscritti ospitati nel Monastero (35.000 libri circa), così, incuriosite, ci siamo dirette con fervente interesse verso la libreria interna, una sala di circa 5 mq, allestita con tre tavoli sui quali erano disposti in modo sparso i libri. Da subito siamo rimaste un po’ perplesse nel constatare la scarsità delle letture offerte, ma non fu di certo questo il motivo del nostro disappunto: insieme ai libri di orientamento cattolico erano infatti proposti al pubblico anche scritti di Confucio, di spiritualità dichiaratamente buddhista ecc.! Tra tutti, uno in particolare : “Yoga e meditazione per i cristiani“, scritto da un monaco benedettino! Appesa al muro, una bacheca esponeva cd-rom contenenti alcuni incontri tenutisi all’interno del Monastero: in prima fila la conferenza dal titolo “Il concetto del male nel Buddhismo“…

Di fronte a tutto ciò, aggiungere altre parole sembrerebbe superfluo, ma ci preme lanciare alcuni spunti di riflessione, affinché la nostra denuncia – che crediamo importante e condivisibile anche da chi, sconcertato come noi, é tornato a casa amareggiato – non rimanga una riflessione sterile e solitaria; sembra veramente assurdo dover spiegare un concetto che un tempo sarebbe stato lampante per chiunque, ossia il motivo per il quale nella libreria di un Monastero cattolico dovrebbero essere esposti solo libri cattolici, o per il quale, all’interno di un Monastero cattolico, dovrebbero essere organizzati e tenuti incontri di stampo cattolico.

Sarebbe un po’ come chiedersi stupidamente come mai, ai tempi dei primi cristiani, S. Pietro e S. Paolo testimoniassero il Risorto senza affiancarLo a qualche altra figura a Lui antitetica. A nostro parere, di fronte alla scoperta di un libro buddhista in un luogo simile, ciò che accomunerebbe un cattolico, un ateo o un buddhista, prima ancora di una qualsiasi riflessione razionale, sarebbe una reazione fisiologica di stupore: è palese per tutti che tale scritto stoni in un ambiente cattolico!

Parliamoci chiaro: qui non si tratta di voler discriminare altre religioni o, come in questo caso, altre filosofie, ma di esser coerenti innanazitutto in quanto cristiani, e poi, nel caso specifico, con la scelta precedentemente fatta di dedicare la propria vita alla testimonianza di Cristo: esiste un’abissale differenza tra l’accogliere l’altro e il fondersi con esso, esiste un’enorme differenza tra l’accogliere l’altro e il mettere sullo stesso piano (anzi, sullo stesso scaffale) Cristo e Buddha, esiste una sostanziale differenza tra l’accogliere gli altri e tradire Cristo per compiacerli.

Ma vogliamo essere ancora più concrete, nel caso un qualche relativista d.o.c. ci stesse leggendo: supponiamo il caso che un tal turista decidesse di visitare questo noto Monastero e che egli sia anche un credente non praticante, in dubbio sulla propria fede cattolica e anche facilmente influenzabile dal mondo New Age (caso decisamente verosimile).

Inoltre, ciò che enfatizza la gravità della situazione è che i monaci, eccetto rari casi, non possono incontrare le persone che visitano il Monastero, sicchè la loro unica via di comunicazione passa attraverso ciò che essi propongono negli empori monastici e nelle loro librerie. E questo la dice lunga sulla loro modalità di evangelizzazione…

Ci si chiede a questo punto – e non ci sembra di esagerare – se tra i monaci, nel segreto della propria cella, si preghi il Padre Nostro come Gesù comanda o se lo si reciti, Buddha docet, in posizione del loto.

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Mario Masi Pubblicato da su 31 ago 2010. Archiviato in In primo piano. Puoi essere avvertito di risposte a questo articolo con RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

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