Pas: ne parliamo con lo psichiatra Andrea Mazzeo

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di Maria Rosaria De Simone

Aumentano i casi di separazioni conflittuali tra coniugi e capita spesso di ascoltare storie assurde legate all’affidamento dei figli, che vengono allontanati dalle loro madri, in genere, in maniera coatta, con l’accusa di PAS.

Per capire il fenomeno incontriamo uno psichiatra, il dottor Andrea Mazzeo, che sta dedicando molta della sua attività e dei suoi studi a tale problematica.

Il dottor Mazzeo ha anche scritto il saggio “Psichiatria per tutti”, in ebook per la casa editrice Dante Alighieri, in cui affronta la questione.

Opera a Roma e a Lecce e viene interpellato come consulente di parte in situazioni che richiedono una valutazione psichiatrica.

Dottor Mazzeo, cosa è esattamente la PAS e perché trova tanti denigratori ed oppositori tra cui lei e tanti che invece la sostengono e la pubblicizzano?

L’acronimo PAS sta per ‘sindrome di alienazione genitoriale’, parental alienation syndrome in inglese. Secondo il medico che nel 1985 ha formulato questo concetto, il Dr, Richard Alan Gardner, la PAS “è un disturbo che insorge essenzialmente nel contesto di controversie per l’affidamento dei figli”. Il principale motivo di opposizione è proprio questo: una malattia, se di malattia si deve parlare, non può insorgere per una controversia giudiziaria. A onor di cronaca va precisato che il dr Gardner non era specialista né in psichiatria né in neuropsichiatria infantile né in medicina legale, non è mai stato docente alla Columbia University di New York dove era un volontario non retribuito (necrologio del New York Times); nel 1985, quando propose il concetto di PAS, i rapporti con l’università si interruppero (necrologio del The Indipendent – è un po’ macabra questa citazione dei necrologi ma sono le uniche notizie obiettive che si trovano in rete su Gardner). I motivi per i quali alcuni professionisti continuano a sostenere e pubblicizzare questo concetto non sono quindi di natura scientifica.

A livello internazionale è riconosciuta come patologia?

No, la PAS non ha mai avuto riconoscimenti scientifici e questo perché i suoi fautori non hanno mai prodotto studi scientifici seri e credibili. Non è mai stata presa in considerazione dalla psichiatria internazionale, non è mai stata inserita nelle due classificazioni internazionali delle malattie, il DSM, dell’Associazione psichiatrica americana, e l’ICD, dell’Organizzazione mondiale della sanità.

E a livello nazionale?

A livello nazionale abbiamo avuto lo scorso anno importanti dichiarazioni di autorevoli istituzioni sanitarie.

Il Ministero della salute si è pronunciato dichiarando che “Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine «disturbo», in linea con la comunità scientifica internazionale, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici.”

Anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici si è pronunciata dichiarando che “la cosiddetta PAS è priva di riconoscimenti ufficiali in assenza di evidenze scientifiche e non è codificata dai principali sistemi classificativi delle malattie DSM-IV e ICD-10, mancando allo stato attuale criteri diagnostici condivisi nell’ambito della comunità scientifica.”

Di analogo tenore le dichiarazioni del Presidente della Società italiana di psichiatria, prof. Claudio Mencacci, della Società italiana di pediatria e dell’Ordine degli psicologi della Regione Lazio.separati-genitori

Un punto fermo, un punto di non ritorno, sull’uso della PAS nelle controversie giudiziarie lo ha messo, a marzo di quest’anno, la Suprema Corte di Cassazione affermando il seguente principio giuridico: “Di certo non può ritenersi che, soprattutto in ambito giudiziario, possano adottarsi delle soluzioni prive del necessario conforto scientifico, come tali potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che le teorie ad esse sottese, non prudentemente e rigorosamente verificate, pretendono di scongiurare”.

Come ha conosciuto la tematica della PAS?

Nel 2010 ho seguito come consulente di parte una vicenda separativa nella quale una, già affidata alla madre, rifiutava ogni rapporto con il padre da lei accusato di abusi sessuali. Nella consulenza d’ufficio, peraltro rettamente condotta, compariva a sorpresa, nelle conclusioni, questo concetto che durante lo svolgimento della consulenza non era mai stato nominato. Dovendo controdedurre e non avendo sino allora la più pallida idea di cosa fosse la PAS, pur lavorando nella psichiatria territoriale dal 1978, mi sono documentato scoprendo questo mondo alla rovescia; dico alla rovescia perché, in queste situazioni di rifiuto del rapporto con un genitore da parte di un figlio, nessuno pare chiedersi la cosa più logica, e cioè cosa è successo tra il figlio e il genitore rifiutato. Nella mente dei professionisti chiamati dal giudice a fornire le risposte di natura tecnica scatta come una sorta di corto circuito della logica per via del quale il motivo del rifiuto è sempre la manipolazione psicologica da parte dell’altro genitore, che loro chiamano appunto alienazione genitoriale; e questo a prescindere da ogni accertamento, da ogni test, da ogni valutazione psicologica. La ‘diagnosi’ è già pronta e servita prima ancora di iniziare le operazioni peritali, contenuta nelle relazioni dei servizi sociali o nelle memorie degli avvocati dei padri; la CTU ha solo la funzione di sancire con il timbro della ‘scienza’ ciò che è stato definito pregiudizialmente: il rifiuto è causato dalla manipolazione psicologica dell’altro genitore. Se a questo si aggiunge che un autorevole giudice minorile ha più volte proclamato in programmi televisivi e sui media che la PAS esiste e che i giudici sanno riconoscerla, si può comprendere perché questo concetto trova tanta accettazione. La vera manipolazione psicologica la compiono appunto i sostenitori della PAS con la loro propaganda.

Cosa l’ha convinto che la PAS non esiste come patologia?

Le ricerche che ho condotto a partire dal 2010: nessuna traccia di essa nelle due classificazioni ufficiali ma nemmeno in diversi testi e trattati di psichiatria che ho consultato. A questo punto ho cominciato a fare ricerche in internet, sia sul principale motore di ricerca ​sia su quelli più specialistici (Google-scholar e Google-books); nulla a parte alcuni articoli divulgativi che sembravano redatti col copia-incolla, cioè identici. Tra il materiale trovato mi ha interessato molto quello di un blog, ‘Velle est posse’, molto ben fatto e soprattutto documentato, con i link ai lavori originali; tra questi, fondamentale è stato un lavoro del 2008 di 3 medici spagnoli. Hanno cercato nelle principali banche dati mondiali di lavori scientifici articoli sulla PAS trovandone pochissimi. Questo cosa significa? Che la ricerca scientifica seria non se ne interessa, che il concetto non ha basi scientifiche. Nel corso del dibattito che si svolgeva su Facebook mi fu segnalato, da una madre separata, il libro di due psicologhe spagnole, Sonia Vaccaro e Consuelo Barea Payueta; lo acquistai immediatamente e così ho potuto documentarmi meglio. Il libro è stato poi tradotto in italiano e pubblicato da una casa editrice fiorentina, la EdIt, con il titolo “La presunta sindrome di alienazione parentale, uno strumento che perpetua il maltrattamento e la violenza”.

Perché molti nomi importanti della psichiatria italiana, anche docenti universitari, che lavorano ad ampio ritmo per i Tribunali e che dovrebbero essere riferimenti di bravura certa, appoggiano la PAS, anzi la incoraggiano nelle loro diagnosi, pur sapendo che non è riconosciuta nel DSM?

Devo risponderle con alcune citazioni.

La prima è un articolo pubblicato da psichiatri americani a gennaio 2013, dove testualmente si legge che “se si vuole comprendere il senso del sostegno alla teoria della PAS bisogna seguire la pista del denaro”; sono parole forti, ricordano addirittura un’analoga espressione del giudice Falcone sulla mafia, ma sostanzialmente è così.

C’è poi una recente esternazione su Facebook di un padre separato che ha inscenato una sua protesta personale contro quella che i sostenitori della PAS in Italia chiamano cattiva applicazione della legge 54, percorrendo l’Italia a piedi. A un certo punto del suo viaggio è venuto a trovarsi con scarsa liquidità e ha pubblicato un post urlando contro le maggiori associazioni di padri separati che non lo sostenevano e dicendo senza mezzi termini che la gente non ha idea dei soldi che girano in queste vicende e in queste associazioni. Ecco, ci piacerebbe saperlo; sono delle ONLUS non società per azioni.

Ultimo in ordine di tempo, ma non certo meno importante, tutt’altro, è un articolo pubblicato dal quotidiano online l’Opinione a firma dell’avv. Carlo Priolo, dal titolo “Psicologi, affari in nome del bambino”; l’avv. Priolo parla di un ‘comitato d’affari’, di ‘gentlemen’s agreement in danno delle vittime (donne e bambini) oggetto delle perizie’, e così via.

Potrebbe esistere comunque una forma alienante tra genitori e figli?

Mi vedo costretto a riprendere un’altra citazione; si tratta di un articolo del 1994 pubblicato dalla Loyola Law Review di Los Angeles a firma della d.ssa Cheri L. Wood, insigne giurista statunitense; la Wood afferma che la PAS  “è solo un termine dal suono stravagante per indicare qualcosa che tutti sanno da sempre – e cioè che alcuni genitori useranno i propri figli come armi per le loro guerre sull’affido”. Nulla di nuovo sotto il sole, come direbbe qualcuno; ma da qui a voler affibbiare ai bambini una malattia inesistente per dirimere la controversia sull’affido dei minori ce ne corre. Se i motivi alla base del rifiuto sono banali la cosa si risolve da sé, ma se i  motivi sono gravi non serviranno interventi, anche coercitivi, a far cambiare idea a quel bambino. Ciò che deve cambiare è il comportamento del genitore rifiutato. Ricordo il caso di una bambina di 11 anni che rimproverava al padre di aver commesso su di lei ‘atti impuri’ e che era anche disposta a ​perdonarlo purché le chiedesse scusa. I bambini sanno per istinto che hanno bisogno di entrambi i genitori, ma sanno anche che devono essere rispettati, e lo sanno senza bisogno di leggere convenzioni o altro.

Perché è la madre quella che è quasi sempre accusata di essere genitore alienante?

Questa è la teoria originale di Gardner; il 90% delle madri che si separano avrebbe questa malattia contro il 10% dei padri. Naturalmente, nessun dato epidemiologico a sostegno di questa tesi, e nessuna spiegazione scientifica; questa affermazione chiarisce che dietro la teoria della PAS c’è un grave pregiudizio di genere. Esistono, sì, malattie più frequenti nelle donne, prime fra tutte la depressione, ma questo è dimostrato da ricerche epidemiologiche a livello mondiale che confermano questo dato e da elementi scientifici quali, ad es. le variazioni ormonali, ma anche fattori psico-sociali legati ai tradizionali ruoli assegnati alla donna dagli stereotipi di genere. Dopo qualche anno Gardner disse che si era sbagliato e che la frequenza giusta era del 60% nelle madri e del 40% nei padri; anche questo fa capire come sia tutta un’invenzione. Le malattie vere non cambiano di frequenza nella popolazione così, da un anno all’altro e senza motivi scientifici che lo spieghino.

Perché se la PAS non esiste, come lei sostiene da tempo con una posizione chiara e ufficiale, molti bambini non desiderano incontrare uno dei due genitori?

I motivi del rifiuto vanno indagati caso per caso, non si può generalizzare, non esiste una ricetta unica; di solito un rifiuto tenace scaturisce da esperienze traumatiche del bambino, è da qui che bisogna partire, non escludendo a priori l’eventuale manipolazione psicologica del minore. Bisogna farlo con i piedi ben piantati per terra, senza pregiudizi o teorie preconfezionate. E se, dopo tutti gli accertamenti necessari e rettamente condotti, ci si trova di fronte alla manipolazione psicologica del minore, la cosa va immediatamente segnalata al giudice che adotterà le decisioni che il caso richiede; non compete certo ai tecnici suggerire al giudice provvedimenti coercitivi o altro.

Secondo la sua esperienza, cosa accade nei Tribunali dei minori quando un consulente di parte (ctp), in genere quello del genitore accusato di violenze o un consulente del tribunale (ctu) emette una relazione in cui si prospettano tutti i sintomi della PAS?

La ‘terapia’ di questa presunta malattia, secondo le parole di Gardner, è il provvedimento del giudice per la collocazione del minore in una comunità dove sarà ‘de-programmato’, ‘resettato’, secondo le parole di molti CTU, la cosiddetta ‘terapia della minaccia’. Questa è un’assurdità.

In primo luogo, se la PAS è una malattia, le malattie non si curano con il provvedimento del giudice; se il rimedio proposto per curare questa presunta malattia è il provvedimento del giudice è evidente che non di malattia si tratta ma di altro, e lo ammettono loro stessi, implicitamente, proponendo la cosiddetta ‘terapia della minaccia’, che non è una terapia, medica o psicologica.

In secondo luogo, i cosiddetti sintomi della PAS non sono affatto sintomi in senso medico perché sintomo è ciò che fa soffrire, ciò che porta il paziente a consultare il medico; si tratta invece di descrizioni di comportamenti che non hanno valore di sintomo di malattia altrimenti dovremmo psichiatrizzare ogni comportamento umano.

Quali possono essere i danni che una sentenza di allontanamento dalla madre provocherebbe nei minori coinvolti?

Si tratta di un grosso trauma che può lasciare segni permanenti nella psiche di un bambino; vi è tutto un filone di ricerca in ambito psicologico sulla necessità di salvaguardare sempre, soprattutto nella prima infanzia, il legame con la figura di attaccamento principale per il bambino. Il distacco dalla madre nei primi 6-8 mesi causa quella che Spitz ha chiamato depressione anaclitica, una grave forma di deperimento psicofisico che può portare il bambino a morte; in epoca successiva, sino ai 36 mesi circa si svolgono nel bambino importanti processi psicologici, la fase di separazione-individuazione secondo la Mahler, e l’interferenza con questa fase può causare disturbi dello sviluppo; un distacco traumatico dalla figura di attaccamento principale è alla base di disturbi ansiosi e depressivi, quindi ogni intervento nell’infanzia deve essere fatto con molta cautela. Non voglio propugnare con questo il distacco dal padre poiché il rapporto col padre è altrettanto importante per lo sviluppo del bambino. Ma certi psicologi devono decidersi: se il bambino ha subito violenza o abusi sessuali dal padre cosa consigliano? Di favorire il rapporto con questo tipo di padre o di proteggere il bambino?

Quali i danni per un minore costretto ad incontrare in maniera coatta il genitore ritenuto violento?

In questo caso possono venire riattivate le memorie delle violenze subite, il famoso disturbo post-traumatico da stress; quindi ansia, fobie, disturbi del sonno, depressione.

Dottore, si sente solo in questa battaglia contro la PAS?

Non la definirei battaglia contro la PAS quanto piuttosto impegno, professionale e sociale, contro la malasanità e la malapsichiatria; si tratta quindi di un discorso più generale per riaffermare, nella professione, l’aderenza ai principi della cosiddetta evidenza scientifica (evidence based medicine ed evidence based psychiatry). Nel sociale è un impegno per una società meno violenta dell’attuale; non proteggere i bambini vittime di violenze o di abusi sessuali significa perpetuare il circuito della violenza e dell’abuso, che si propaga di generazione in generazione, come hanno dimostrato le ricerche della psicologa Alice Miller.

Cosa prova di fronte ai bambini che lei ritiene ingiustamente allontanati da quello che è considerato il genitore alienante, in genere la madre?

Il cosiddetto genitore alienante è in realtà il genitore protettivo per il minore; che sentimenti si possono provare di fronte a questa ingiustizia? Rabbia, certo, ma anche delusione per una giustizia minorile così poco attenta ai bisogni del minore.

Cosa bisogna fare perché la psichiatria ritorni scienza e i tribunali tornino a emettere sentenze dignitose verso i bambini e le madri?

Nei nostri gruppi, alcuni segreti perché altrimenti i tanti cyber-stalker che popolano il web non ci lasciano lavorare in pace, stiamo esaminando varie opzioni, da un protocollo per definire cosa il giudice deve chiedere ai consulenti tecnici e come i consulenti tecnici devono operare, a una modifica radicale della legge 54/2006 sull’affido condiviso, che è una vera iattura. I problemi cominciano già dalla tipologia dei quesiti posti dal giudice.

Dovrebbe essere vietata ogni indagine sulla personalità, o caratteristiche di personalità dei genitori; la capacità genitoriale non dev’essere valutata in base all’innalzamento di qualche punto alle scale dei test psicologici ma in maniera oggettiva, vedendo come cresce il bambino, il suo stato psico-fisico, il rendimento scolastico, la socializzazione, ecc. Se un genitore ha allevato bene il suo bambino mi pare evidente che ha una buona capacità genitoriale; quindi a che servono i test?

Poi, non dovrebbero essere ammessi quesiti che chiedono ai consulenti di risolvere problemi squisitamente giuridici, es. modalità di affidamento, diritto di visita del genitore non affidatario o non collocatario, ecc.

Ancora, introdurre nei processi minorili le stesse garanzie per la difesa dell’ordinamento giudiziario civile ordinario e penale, a partire dal diritto di difesa del genitore accusato fino all’obbligo di ascolto del minore. Rappresentatività reale del minore nel processo mediante un procuratore speciale che non sia nominato, però, dallo stesso giudice del processo ma dal giudice tutelare, per una maggiore garanzia di terzietà. Quindi di materiale sul quale lavorare ce n’è tanto.

Il fatto che lei sia un denigratore di questa patologia gli ha creato nemici?

Mah, più che nemici stupide denigrazioni, pagine Facebook nelle quali veniva storpiato il mio nome o addirittura pagine fake, secondo lo stile classico dei cyber-stalker che sono sul libro paga delle associazioni dei padri separati. Questi stalker sono poi padri rifiutati dai figli; credo che i loro figli abbiano tutte le ragioni di questo mondo per rifiutare tale tipologia di padri.

Come risponde loro?

Citando Dante: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa” …

Una domanda impertinente: pensa che potrebbe esserci la possibilità per lei di essere chiamato in un futuro prossimo come consulente del Tribunale? E se sì, questo potrebbe essere il sentore di un cambiamento negli ambienti dei Tribunali minorili?

No, guardi, ho il mio lavoro di psichiatra clinico che mi basta e avanza, come si dice; ho fatto alcune consulenze di parte, le faccio tuttora, ma per me sono assimilabili alle altre in campo assicurativo, risarcimento del danno psichico, ecc., non è un campo di interesse professionale specifico.

La mia ‘incursione’ in questo settore psico-giuridico non ha come obiettivo quello di accaparrarmi qualche consulenza in più ma quello più generale di far cambiare le regole di questo sistema perverso. Se si arriva alla CTU per verificare la PAS hanno già perso tutti, genitori e soprattutto  bambini, ma hanno perso anche la psicologia, costretta ad arrampicarsi sugli specchi, e la giustizia che per fare troppa giustizia si fa ingiusta. So di bambini sottoposti a più di una CTU, se la prima esclude la PAS ne viene richiesta una seconda; se il tribunale ordinario esclude la PAS si ricorre al tribunale dei minori, e così via: e poi incontri protetti, inserimenti in comunità. Ricordo una bambina di 10-11 anni che ha fatto 7-8 CTU, per non parlare di psicoterapie imposte, valutazioni psicologiche infinite, ecc.

Ma i padri che causano questa ulteriore violenza ai propri figli non si facciano illusioni, potranno vincere la battaglia contingente dell’affidamento ma perderanno per sempre i propri figli; tutti i genitori con un minimo di buon senso sanno che la maniera migliore per far odiare una cosa a un bambino è quella di imporgliela con la forza. So di ragazzi che hanno già detto ai propri padri che appena avranno compiuto i 18 anni cambieranno il cognome con quello della madre. Nel frattempo questi padri avranno arricchito le associazioni dei padri separati e i professionisti che vi orbitano intorno (parliamo di decine se non centinaia di migliaia di euro).

Come già scritto, la PAS è solo questo: una grande quantità di denaro che cambia proprietario.

Dottore, da dove nasce in lei questo amore per l’infanzia oltraggiata e violata e per le donne vittime di violenza? È un fatto legato alla sua educazione?

Nasce dal fatto che mi sembra davvero assurdo che ci sia ancora gente che nega quello che tutte le statistiche ci indicano come emergenza sociale, e cioè il fenomeno della violenza contro le donne, che nel caso dei minori si traduce in violenza assistita, quando non è proprio violenza diretta contro i minori o addirittura abusi sessuali. Negare l’evidenza non è segno di buona salute mentale. Ovviamente ci sono motivazioni più profonde, inconsce, a partire dall’amore che ciascuno ha, o dovrebbe avere, per il bambino che è in lui, per la propria infanzia, ecc. Certo, se uno ha avuto un’infanzia infelice farebbe bene a risolvere i suoi problemi prima di seminare infelicità.

Lei vive al Sud, ma lavora anche a Roma. Trova che ci siano differenze?

Non credo, certi fenomeni non sono specifici di determinate realtà ma ubiquitari.

Attraverso il nostro magazine cosa vorrebbe dire ai suoi colleghi psichiatri che si occupano di PAS?

Che si facciano un serio esame di coscienza; ma so già che non lo faranno. E allora siano gli Ordini professionali a essere più fermi nel sanzionare gli iscritti che debordano dalla corretta applicazione dei principi deontologici.

E cosa direbbe alle madri accusate di PAS, allontanate ingiustamente dai propri figli?

Ma anche ai padri, seppur raramente anche alcuni padri passano lo stesso calvario, ne ho seguito qualcuno; non è facile. Organizzarsi, non isolarsi, non restare soli, far conoscere il proprio dolore; ma senza facili strumentalizzazioni. Come si dice, la farina del diavolo …

 

 

 

 

 

 

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

5 Comments

  1. Mirella
    4 novembre 2013

    Tante madri allontanate dei figli sono state male consigliate da consulenti di parte che si prestano a tentare di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia. Fra i tanti assurdi negazionismi, il negazionismo di questo abuso sull’infanzia è uno dei più turpi

  2. 5 novembre 2013

    A proposito del caso giudiziario a cui Mazzeo si riferisce (la celebre vicenda di Cittadella in cui fu verificata una manipolazione gigantesca agita dalla madre sul figlio, così alienandogli la figura paterna), è curioso che sia terminata con la decadenza della madre dalla potestà sul figlio e l’affido dello stesso al padre, che naturalmente permette senza problemi i rapporti madre-figlio così come stabiliti dall’Autorità Giudiziaria.
    Inutile aggiungere che la letteratura scientifica, nazionale e internazionale, sull’alienazione parentale sia amplissima. Per rimanere al solo Belpaese, rimando a studi, ricerche e dichiarazioni dei proff. Gulotta, Cavedon, Camerini e dell’intera Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che ha argomentato più volte sul tema ed ha anche commentato il suddetto caso di Cittadella con un Comunicato ufficiale (http://www.sinpia.eu/atom/allegato/1063.pdf).
    Naturalmente si tratta di fonti ben meno autorevoli dell’esimio Mazzeo, che pure non è il solo ad organizzare da anni stucchevoli crociate contro un’evidenza scientifica ormai unanimemente (dalla Scienza) riconosciuta.
    La scorsa legislatura l’on. Borghesi (IdV), sempre e ancora a proposito del piccolo di Cittadella, ebbe a presentare un’Interrogazione parlamentare al Ministero della Salute, chiedendo sanzioni per i medici che si trovassero a diagnosticare l’alienazione. Gli rispose l’allora Sottosegretario del suddetto Ministero, prof. Cardinale: «In merito alle iniziative per verificare il ricorso diagnostico alla sindrome PAS da parte di alcuni medici nel nostro Paese, è opportuno rilevare che tale aspetto rientra nell’ambito delle competenze professionali e della coscienza del medico curante». E a chiosa: «Se posso, poi, alla fine della risposta ufficiale esprimere una mia valutazione, come medico e cittadino, credo che provvedimenti si dovrebbero prendere contro alcuni genitori che si vedono strappati i figli e non intervengono in maniera brutale». Parlava mica dei genitori alienati messi ingiustamente ai margini della vita dei rispettivi figli da ex coniugi manipolatori?
    Ma il Borghesi non si scoraggiò e ripropose la stessa Interrogazione al Ministero della Giustizia. Gli rispose l’allora Sottosegretario, dott. Gullo, che si riportò alle parole del prof. Cardinale e spiegò all’infaticabile onorevole (peraltro un economista senza alcuna competenza in materia medico-scientifica, giova rammentarlo) che «spettano al Ministro della Giustizia l’organizzazione ed il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, dovendosi riservare l’eventuale esercizio dell’azione disciplinare ai casi tassativamente previsti dalla legge, tra i quali vanno annoverati quelli relativi all’abnormità della decisione assunta dal magistrato o della sua macroscopica violazione di legge». Ma tra i quali non vanno annoverate le disposizioni del giudice a tutela del figlio contro l’alienazione di uno dei suoi genitori.
    Al povero Borghesi non rimase che ritirare la propria interrogazione.

  3. Sergio da Taranto
    7 novembre 2013

    Non mi meraviglio affato che l’Italia vada a rotoli con “professionisti” come Andrea Mazzeo.
    La Pas non è certo una malattia come non lo è lo stalking e tutti giocano sul riconoscimento scentifico da parte del DSM. Il DSM non riconosce nemmeno l’appendicite o la scarlatina….questo non significa che non esistono…La PAS esiste, vine esercitata dal genitore prevalente e sottovalutata da quelli che si fanno chiamare esperti….certo, una malattia non è.

  4. 20 novembre 2013

    @ Sean Nevola: in nessun punto della mia intervista faccio riferimento all’ormai abusato caso di Cittadella, ne desumo che lei stia rispondendo a un’altra intervista, che forse è nella sua mente, ma non a questa. Visto poi che si spende per dimostrare la non competenza dell’On. Borghesi sul tema (si tratta sempre e comunque di un docente universitario che nella sua funzione politica ha chiesto dei chiarimenti al Ministro della Salute) può esplicitare ai lettori quali siano le sue competenze picologico-giuridiche, la sua formazione accademica? Parla di evidenze scientifiche ma ne deduco che lei non abbia la più pallida idea di cosa sia un’evidenza scientifica e di come il procedimento scientifico giunga a formare le proprie evidenze. Come ho già avuto modo di dire, ho analizzato molto di quello che è stato scritto sulla PAS dai professionisti da lei citati e ho trovato solo articoli nei quali vengono ripetuti gli stessi concetti fino alla noia, articoli quasi identici, fatti appunto col copia-incolla; non è così che si fa la scienza, non è una questione di quantità ma di qualità.

    @ Sergio(Presumo Nardelli) da Taranto. Quando si fanno affermazioni come le sue, e cioè che io sarei un professionista per colpa del quale sta andando a rotoli l’italia, bisogna metterci la faccia e il nome. Le chiedo, dunque, di qualificarsi perché lei possa spiegare il suo commento diffamatorio e le sue motivazioni di fronte a un tribunale.

  5. Anna
    25 novembre 2013

    Da ex bambina che ha subito alienazione parentale, mi rattrista molto leggere articoli come questi…credo che solo chi ha passato certe cose sulla propria pelle possa realmente capire….

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