La fotografa Cecilia Luci ricostruisce paesaggi interiori nell’acqua al Macro di Roma

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Di Stefania Taruffi

Made in Water” è la seconda mostra personale di Cecilia Luci (Roma, 1970) in uno spazio pubblico (dopo quella presso la Galleria Civica di Spoleto nel 2012) e raccoglie gli esiti più recenti della sua ricerca artistica.
24 opere fotografiche nelle quali l’artista ricostruisce paesaggi interiori, combinando oggetti di uso quotidiano disposti in liquidi trasparenti come l’acqua, in un lavoro che unisce l’iconografia fotografica dell’artista, al tema della psicomagia, come forma alternativa di visione del reale.

Cecilia Luci

Cecilia Luci

Cecilia Luci ha scelto di operare tramite lo sguardo dell’obiettivo fotografico per permettere a ciò che si vive, ma difficilmente si ricorda, di trovare nuovamente una collocazione spazio temporale. Il dispositivo serve dunque come appunto visivo, come racconto diaristico in grado di riportare alla luce memorie, perdite, sensazioni ed emozioni spesso sopite dallo scorrere della vita. Proprio la costante elaborazione di tratti del proprio vissuto permette di modificare il sistema interno al ricordo stesso, quasi che lo ‘scatto meccanico’ della fotografia possa essere inteso come un riposizionatore di fatti, luoghi, persone, emozioni. Le sospensioni, i galleggiamenti, le trasposizioni di un intimo che si rivela e non si svela, si mostrano come la parafrasi di un’altra dimensione: lo statuto di un privato, di un personale che appare per l’artista come l’occasione di sondare i tratti incompiuti della propria esistenza, ma anche la possibilità di condurre l’esperienza dello spettatore nei meandri del proprio intimo. Il risultato è lo spostamento sensibile dell’atmosfera immaginaria trattenuta dallo stesso scatto fotografico.
La scelta di utilizzare l’acqua come filtro tra il reale e il surreale, sottolinea con maggiore forza la sospensione naturale degli oggetti immersi che si ritrovano, loro malgrado, ad assumere sembianze e simbolicità inaspettate e rinnovate. L’immagine ottenuta s’investe di un’ambientazione suggestiva in grado di definire un nuovo stato di contemplazione. In questo l’acqua, intesa come flusso energetico e primordiale, assume un ruolo fondamentale: l’ambivalenza delle varie parti tradotte nello scatto fotografico, determinano un cambiamento in divenire di un immaginario pulsante, ondeggiante.

"IO non sono più" 2013

“IO non sono più” 2013

Artista intenta a unire un personale immaginario visivo con un uso sapiente della macchina fotografica, Cecilia Luci, dopo aver abbandonato il tema della figura umana, ha intrapreso una ricerca mirata alla ricostruzione di paesaggi interiori attraverso la combinazione di oggetti di uso quotidiano disposti in liquidi trasparenti come l’acqua. Le geometrie astratte, o le inaspettate metamorfosi che avvengono durante queste combinazioni, danno vita a stranianti fotografie che fanno della trasparenza stessa una sorta di filtro psicologico e formale che ripara memorie e ricordi, spersonalizzandoli con un forte accento estetizzante.
Gli studi intrapresi da Cecilia Luci tra 2001 e 2005, prima con Alejandro Jodorowski e poi con Bert Hellinger e infine con Laura Quinti e Stefano Silvestri, collegano la sua iconografia al tema delle costellazioni familiari e della psicomagia come forme alternative di visione del reale, pronte poi a riattraversarlo con soluzioni differenti e metamorfiche.
Le 24 opere presentate in questa mostra provengono dall’ultima ricerca dell’artista sul filo fragile della memoria, sul destino disegnato per chi è in grado di leggerlo, sulla rottura come possibilità di ricostruzione, sul tempo come filtro di memorie e ricordi.

"In acqua" 2013

“In acqua” 2013

La Luci è un’artista classicamente attuale, metodica nel processo elaborativo, complessa nei contenuti simbolici, essenziale e profonda nei soggetti che sceglie e nei mondi che ci racconta. Le ambientazioni delle immagini sono così: liquide, mercuriali come scie acquatiche, evanescenti come nebbie compatte. Creano atmosfere dense che avvolgono lo sguardo, riportandolo a una visione ancestrale, istintiva, dentro l’energia fluttuante dei sensi.

La mostra è a cura dei critici Marco Tonelli e Fabiola Naldi
Catalogo bilingue a cura di De Luca Editori d’Arte, con testi introduttivi dei curatori.

Mostra: “Made in water”
Di Cecilia Luci
Apertura al pubblico: 13 giugno – 7 settembre 2014

MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma
Project Room 2 – via Nizza, 138

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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