Jock Sturges, censurata la sua mostra con l’accusa di “pornografia”

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Censurata a Mosca l’esposizione fotografica Senza imbarazzo di Jock Sturges. A destare scandalo nella capitale russa alcuni ritratti di nudo, compresi quelli di adolescenti cresciuti in famiglie di naturisti. La polemica è stata scatenata da politici e attivisti conservatori. La mostra era stata inaugurata l’8 settembre presso il Lumiere Brothers Center for Photography, fino a quando un gruppo di nazionalisti lo scorso fine settimana ha picchettato il luogo che ospitava l’evento, impedendo l’entrata ai visitatori e costringendo gli organizzatori a chiudere i battenti.

L’ingresso era già vietato ai minori di 18 anni, proprio per non urtare la sensibilità di qualche visitatore. Ma non è bastato. Una nota fitness blogger, Lena Myro, in un post divenuto virale ha lanciato l’accusa di pedofilia, spianando la strada alla polemica. Secondo Yelena Mizulina, parlamentare famigerata per posizioni omofobe, anti-aborto e tradizionaliste, la mostra ha esposto materiale pedopornografico: per questo motivo ha chiesto l’incriminazione degli organizzatori. Un’indagine è stata disposta persino dal garante per i diritti dell’infanzia Anna Kuznetsova. Il culmine è stato la mobilitazione di un gruppo di giovani autoproclamati “Agenti della Russia” capeggiati da Anton Tsvetkov, membro della Camera Civica. Uno di costoro, entrato nello spazio espositivo fingendosi giornalista, ha spruzzato urina e acetone sulle foto incriminate, venendo quindi fermato dalla polizia.

Visto il clima di pesante intimidazione, dopo qualche ora di trattative, la curatrice della mostra e direttrice della galleria Nataliya Litvinskaya ha deciso di sospendere l’esposizione. Rammaricata, ha scritto su Facebook che “il nostro progetto su Jock Sturges si è ritrovato sotto i colpi della follia” e che “il nostro intento era quello di far conoscere questo autore a una società democratica e aperta, per dimostrare alla comunità artistica internazionale che questo Paese è pronto per essere un Paese normale”. Ci ha tenuto a specificare che tutte le modelle nude delle foto esposte a Mosca erano maggiorenni.

Il noto fotografo nato a New York si è detto “molto triste, perché Mosca si presenta come una città del XXI secolo”, spiegando il senso delle immagini: “si tratta di miei vicini, amici, fotografati in 40 anni”. Foto che sono state esposte in diversi paesi ormai senza destare le polemiche che hanno investito Mosca, ha spiegato su Ren Tv: “le gallerie e i musei di tutto il mondo non hanno visto alcun tipo di pornografia. Perché effettivamente non c’è”. Solo negli anni Novanta le sue foto avevano suscitato controversie negli Stati Uniti: nel 1990 agenti dell’FBI avevano perquisito il suo studio sequestrando del materiale, ma il gran giurì lo aveva scagionato da ogni accusa. Nel 1998 erano falliti i tentativi di classificare i suoi cataloghi The Last Day of Summer e Radiant Identities come pornografia infantile in Alabama e Tennessee, dopo proteste, danneggiamenti e boicottaggi da parte di attivisti scandalizzati.

Quello che succedeva una ventina d’anni fa nell’America profonda accade oggi in Russia. Una nazione dove la libertà artistica e di espressione viene ormai difesa solo da qualche eccentrico avanguardista o provocatore guardato con sospetto – si veda il caso delle Pussy Riot – e relegata nel silenzio e nell’autocensura da rumorosi fanatici, che godono di un clima di favore se non di impunità creato dal sistema di potere cementato dal presidente Vladimir Putin.

di Valentino Salvatore

Valentino Salvatore

Valentino Salvatore

Romano di primissima generazione. Pigro e irriverente. Appassionato di storia, letteratura fantastica, cinema e musica rock.

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