Cibo, fumo e alcol in eccesso: le conseguenze della solitudine da isolamento

Il lockdown ha modificato la vita quotidiana di molti di noi.
Ma come ha inciso sui livelli di stress? A fornire una analisi dei cambiamenti alla routine nei mesi di isolamento forzato è il Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio afferente al Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1.

Sono stati somministrati ben oltre quattrocento questionari agli utenti nelle ultime due settimane della Fase 1, cioè quando la popolazione era sottoposta alle misure restrittive già da più di un mese.

Il team, guidato dalla Professoressa Maria Luisa Attilia, ha visto le dottoresse Gemma Battagliese e Roberta Ledda condurre un’indagine con utilizzando un questionario composto da oltre cento domande.
Questionario disponibile sul sito della ASL Roma 1 e promosso attraverso i canali social aziendali.

Dai dati si è scoperto che il 99% delle persone ha subito situazioni di stress in isolamento mentre il 10% ha sofferto perché si trovava in un luogo o con persone con cui non voleva stare.

Gli utenti che hanno risposto volontariamente sono prevalentemente donne (74%), con una età media di 41 anni e un titolo di studio superiore al diploma nel 66% dei casi. Il 95% del campione ha una occupazione, nella maggior parte dei casi il nucleo abitativo è composto da 2 o più persone prescindendo dal grado di parentela. Tra le fasce più colpite dalle conseguenze delle limitazioni il 12% vive da solo mentre il 56% si è dovuto confrontare con la didattica a distanza. Solo l’1% delle persone che hanno risposto riferiscono di non aver subito situazioni di stress dettate dai cambiamenti dello stile vita, mentre per tutti gli altri è stato individuato almeno 1 fattore stressogeno tra i 9 diversi ambiti indagati. In particolare nel 47,2% è stato riscontrato un solo fattore mentre nel restante 51,8% si arriva anche a 5 fattori contemporaneamente.

Contrariamente al sentore generale che riporta come unica fonte di preoccupazione quella economica, nel campione analizzato in pochi hanno subito variazioni delle condizioni lavorative e remunerative, facendo prevalere come maggiori fattori stressanti la mancanza di relazione sociale con i propri parenti e conoscenti (53%), i cambiamenti nelle attività quotidiane (68%) e, dato sicuramente allarmante dal punto di vista sociale, discomfort generato dall’essere costretti a vivere in un luogo dove non si vuole stare o con persone che aumentano il livello di stress (10%). “L’impatto dei fattori restrittivi e dei cambiamenti di vita sui livelli di stress sono stati misurati con strumenti psicometrici validati che hanno mostrato una percezione della tensione medio-alta ed alta nel 76% dei casi, con un aumento durante il lockdown di sintomatologia ansiosa, depressiva e post-traumatica, nonché disturbi legati alla sfera del sonno”, commenta Attilia. Non poteva mancare il focus circa gli stili di vita che evidenzia un aumento del peso corporeo, dell’assunzione di cibo (con comportamenti quali il binge eating ed il grazing) e craving con il conseguente aumento del consumo di fumo di sigaretta ed alcolici.

Lara Ferrara

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