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Società, pandemia e segregazione forzata

Arriva la terza fantomatica, attesa, terza ondata del picco pandemico. Quali sono le conseguenze per la nostra salute mentale?
Penso che siano già ben visibili senza essere nemmeno troppo pessimisti, tra i disturbi psicologici maggiormente lamentati ci sono ansia e panico, sintomatologia ossessivo-compulsiva, insonnia, problemi digestivi, oltre a sintomi depressivi e da stress post traumatico. Questi non sono solo la diretta conseguenza della pandemia, ma principalmente effetto dell’isolamento sociale prolungato.

L’uomo non è in grado di gestire a lungo la segregazione. Come dice il filosofo greco Aristotele, l’uomo è un “animale sociale”, assolutamente incapace di vivere isolato dagli altri, in quanto l’assenza di relazioni non permette lo sviluppo dell’identità personale e l’esercizio della ragione.

Ci si arrabbia con la gente che si riversa nelle strade, ma serve un po’ di comprensione, da parte di tutti: la natura stessa dell’essere umano è fortemente in antitesi con la situazione che stiamo vivendo. Anche se le ricerche mo­strano che il nutrirsi e il muoversi, oltre a rappresentare un importante presidio terapeutico, hanno un effetto molto benevolo sulla nostra psiche e sul nostro organismo.

Questo isolamento prolungato influisce negativamente sulla salute delle persone, andando ad alterarne i ritmi del sonno e dell’alimentazione, nonché riducendone le possibilità di movimento. Così facendo, vengono a deprimersi i naturali canali di espressione e piacere dell’uomo, con conseguente deflessione dello stato d’animo.
Inoltre, nel rispetto delle regole, abbiamo cominciato a comportarci “come se” chiunque potesse essere un potenziale pericolo per la nostra salute e per la salute dei nostri cari e, così facendo, ci siamo costruiti una nuova ed allarmante credenza.
Sempre di più persone quindi rifuggono le relazioni sociali, non più per imposizione, ma per scelta. Una decisione, inizialmente mossa dal timore di un nemico invisibile e dalla ormai totale incertezza su cosa sia giusto fare/non fare, dire/non dire, pensare/non pensare derivante dalle informazioni ambigue e contrastanti che riceviamo.

L’incertezza determina inoltre comportamenti che vanno progressivamente a sostituire la nostra vecchia visione del mondo e dei rapporti interpersonali.
Si assiste ad un deterioramento delle relazioni; e più che unire tutti sotto il grande arcobaleno dell’#andràtuttobene, stanno creando rivalità e fomentando discordie tra le persone.

“Divide et impera” (dividi e comanda) dicevano i latini, che già avevano sapientemente compreso come un’autorità, per controllare e governare un popolo, tenda a frammentarlo. Rabbia e nervosismi, inespressi e duraturi, si ritorcono contro noi stessi con risvolti depressivi o problemi psicosomatici.

Ci tocca così trascorrere insolite quantità di tempo insieme in spazi ristretti e spesso inadatti allo scopo accresce il rischio di conflitti e violenza domestica. La Cina ha registrato un importante aumento di separazioni e divorzi, eventi particolarmente stressanti, che possono portare, specialmente tra i più sensibile, a sviluppare problemi mentali, in primis depressione.

L’isolamento sociale prolungato genera, di contro, profonda solitudine in coloro che vivono soli o non possono contare su una rete sociale adeguata, aumentando così la probabilità che emergano sintomi depressivi.
A tutto ciò si aggiunge l’impatto devastante e comprensibile delle preoccupazioni legate ai problemi economici e alla perdita di un proprio caro.
Diversamente dai comuni e ineliminabili momenti di crisi che caratterizzano l’esistenza di ognuno di noi, i quali, seppur destabilizzanti, rappresentano un’occasione unica e fondamentale di rivisitazione delle personali strategie di gestione dei problemi, in questo periodo le persone sperimentano impotenza, vulnerabilità e sensazione di perdita di controllo sulla propria vita come risposta a qualcosa di indeterminato, nel tempo e nello spazio.

Qualcuno si mostrerà più resistente rispetto ad altri, e potrà contare sulla presenza di maggiori risorse personali, sociali, ed economiche ma tutti accuseremo l’impatto di questa rivoluzione sul nostro modo di vivere e relazionarci, sulla nostra salute fisica e psicologica.
Sentirsi sicuri e protetti è una delle esigenze primarie fondamentali nell’essere umano per potersi muovere liberamente nel mondo circostante, così come la sensazione di avere il controllo sugli eventi della propria vita.

Questa pandemia porterà inevitabilmente a ridefinire i nostri modi relazionali, che non saranno più basati sulla vicinanza ma sulla distanza. Il contatto fisico verrà sostituito da una condivisione negoziata, mentre la digitalizzazione delle vite, già avviata con l’avvento dei social media, della tecnologia e della realtà virtuale, verrà ulteriormente enfatizzata, grazie alla legittimazione medico-scientifica.
Abbandonare l’idea che “tutto tornerà come prima” e affrontare i cambiamenti in atto con flessibilità.
I messaggi allarmistici, quali l’enfasi sugli aspetti negativi della pandemia (numero di malati gravi o decessi) più che su quelli positivi (numero dei guariti), l’abuso di espressioni allarmistiche («morte anche tra i giovani!»), racconti ricchi di dettagli personali sulle vittime, sono controproducenti quanto gli eccessivi richiami alla positività e all’ottimismo, i quali, di contro, producono un effetto paradossale: non riuscendo ad essere positivi a comando, le persone possono angosciarsi e deprimersi ancora di più, oppure sviluppare incomprensione e diffidenza.
In un clima di incertezza e paura è fondamentale che vengano fornite informazioni chiare e precise sul problema e sulla gestione dell’emergenza.

di Lara Ferrara

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