Lampedusa travolta dall’emergenza: oltre seimila immigrati sull’isola

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di Valentino Salvatore

L’onda araba lambisce la punta estrema dell’Italia. Da settimane infatti si susseguono gli sbarchi nella piccola isola di Lampedusa. Ad arrivare diverse carrette del mare e barconi, stipati di migranti clandestini che tentano la fortuna. Mentre il Nord Africa esce dal subbuglio dei mesi scorsi ma la guerra civile infuria in Libia, tantissimi colgono l’occasione per lasciare il proprio paese e avventurarsi in Europa. Punto di approdo quasi obbligato, sia per la vicinanza geografica ma anche per la ritrosia di Malta nell’accogliere profughi, è l’isoletta di Lampedusa. Più vicina alle coste tunisine che siciliane, vi convergono le navi in fuga da Tunisia e Libia.

In una cinquantina di giorni sono transitati almeno 21mila immigrati, l’isola si è trasformata di fatto in un campo profughi presto al collasso. L’ospitalità della gente del posto ha fatto spazio via via ad una generale esasperazione. Troppi sbarchi, tanto che gli immigrati sono diventati una presenza ingombrante e difficile da gestire. La gente non vuole che l’isola si trasformi in una specie di colonia per profughi, in modo da tenerli lontani dalla penisola. Perché sarebbe un colpo mortale per il turismo e in generale per l’economia di questa piccola isola che scarseggia di risorse ed è lontana da tutto. Intanto, il centro di accoglienza è esploso e gli ultimi arrivati devono dormire all’aperto. Condizioni difficili soprattutto per donne e bambini, che arrivano anche da paesi molto distanti: ci sono persino afghani ed eritrei. Le organizzazioni internazionali parlano di emergenza umanitaria e ci sarebbero rischi per le condizioni igienico-sanitarie. Il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha annunciato l’invio di ispettori per monitorare le condizioni precarie dell’isola. Le strade di Lampedusa infatti sono piene di tunisini, che hanno superato la popolazione autoctona. I servizi igienici non sono sufficienti e l’isola va diventando una sorta di pattumiera a cielo aperto.

Il sovraffollamento amplifica il disagio e iniziano i primi attriti. Si parla di un tentativo di furto in casa di un isolano, non ancora chiarito. Ma c’è anche qualche rissa tra gli stessi migranti, a causa dei ritardi o problemi nella distribuzione di aiuti. Si fa strada sottilmente il disagio sordo della popolazione. I commenti dei lampedusani sono emblematici: parlano spesso di quegli sconosciuti che gironzolano nella loro isola, agitandola dal suo stato sonnacchioso. Si sentono sotto assedio, non si è più sicuri a far girare i propri figli per le strade come accadeva prima. Inoltre, l’Italia è considerata oggi ancora più lontana, con le istituzioni che sembrano colte alla sprovvista e che comunque non riescono a gestire l’emergenza.

Si invoca l’aiuto dell’Europa nel gestire l’esodo “di proporzioni bibliche”, che appare restia a condividere i costi e fornisce il pretesto per la polemica anti-europeista. Inoltre, i politici si rimpallano responsabilità, con accuse reciproche. La Regione Sicilia e il sindaco di Lampedusa criticano il governo per l’incapacità di gestire l’emergenza, con toni tra l’apocalittico e il minaccioso. Il governo in bilico cerca di coinvolgere il più possibile le altre regioni per distribuire nei vari centri gli immigrati e allentare la pressione sull’isola. La Lega si chiama fuori e ribadisce di non voler accogliere profughi. Anzi, il leader della Lega Umberto Bossi taglia corto: la soluzione, in padano stretto ma facilmente comprensibile, è che gli immigrati se ne vadano föra da i ball. Diversi immigrati, trasferiti ad esempio nel campo di Manduria in Puglia, sono fuggiti scavalcando le recinzioni. Altri sono stati prontamente bloccati a Ventimiglia dalla gendarmeria francese, rigidissima nel respingere i clandestini. Perché tanti non puntano direttamente all’Italia, ma sono diretti in Francia per ricongiungersi con le proprie famiglie.

Intanto a Lampedusa persino l’acqua dolce scarseggia e gli aiuti arrivano lentamente, troppo lentamente. Gli isolani hanno inscenato forme di protesta per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, per quel poco che possono. Come il blocco del porto con una manciata di barchette di pescatori, capace però di tenere a bada per un po’ la flotta che portava il necessario per ampliare il campo di accoglienza. Altri cittadini si sono incatenati al molo e hanno tappezzato la zona di striscioni in cui gridano tutta la loro esasperazione. Non tanto contro gli immigrati, che vengono aiutati per quanto possibile anche dagli stessi lampedusani, quanto contro le istituzioni che non danno risposte soddisfacenti.

Proprio oggi è prevista la visita del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha già anticipato il suo piano. Svuotare l’isola dai clandestini con l’ausilio di alcune imbarcazioni, una militare e quattro traghetti. O quantomeno far tornare la situazione a livelli più accettabili. A Lampedusa ci sono almeno 6000 immigrati che aspettano un aiuto più sostanzioso. Ma soprattutto c’è una popolazione che non vuole sentirsi più abbandonata da un’Italia troppo distante. E che invoca soluzioni durature e non promesse – da marinaio, oseremmo dire, se l’ironia non fosse in questo caso di cattivo gusto.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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